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Coronavirus, a Napoli ora sono in reparto i pazienti trattati con Tocilizumab

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A Napoli, entrambi i pazienti trattati con il Tocilizumab non hanno più bisogno di ventilazione, sono stati estubati ieri e sono passati in reparto. Una buona notizia che arriva dall’ospedale Cotugno dopo il trattamento al quale sono stati sottoposti il 7 marzo scorso. Migliorano, dunque, le condizioni dei due contagiati dal Covid-19 nel primo giorno di sperimentazioni dopo l’ok da parte dell’Aifa e del Comitato etico dello Spallanzani. Sono soprattutto gli ospedali del Nord Italia a chiedere all’Istituto Pascale di Napoli di trattare con il Tocilizumab i pazienti affetti da polmonite da Covid 19. Le richieste di entrare nel protocollo sono centinaia e crescono di minuto in minuto. “E’ lì che l’emergenza è più forte”, ha detto Marilina Piccirillo, medico oncologo del Pascale che, da quando il suo collega Paolo Ascierto ha avuto l’intuizione di usare il Tocilizumab, già conosciuto per l’artrite reumatoide e gli effetti collaterali dell’immunoterapia, contro le complicanze del Covid 19, è al lavoro per mettere in piedi la sperimentazione. E’ lei che, dopo aver scritto il protocollo di ricerca insieme con i colleghi che compongono il comitato scientifico dello studio; gestisce il sistema della raccolta dati. E’ da queste stanze del secondo piano del day hospital che, in stretta collaborazione con Aifa, si analizzano i dati e, col tempo, si capirà quali pazienti avranno maggiore beneficio dalla cura.

“L’obiettivo dello studio – ha continuato la ricercatrice Marilina Piccirillo – è di ridurre la mortalità a un mese. Il Tocilizumab viene somministrato ai pazienti ricoverati per polmonite da Covid. In particolare, nello studio di fase due, il trattamento viene somministrato a pazienti con stadio di malattia abbastanza iniziale, vale a dire: non intubati o intubati da massimo 24 ore. Mentre nell’osservazionale verranno trattati anche i pazienti intubati da più di 24 ore. Alla fine della fase 2, in ogni modo tutti i pazienti potranno essere inseriti nella coorte osservazionale”. “Il farmaco – ha spiegato Piccirillo – si somministra in vena al massimo per due volte, a distanza di 12 ore”.

 

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