‘Mio padre affetto da gravi problemi al cuore, voglio portare io le medicine in carcere’. L’appello del figlio di un detenuto

“Non chiedo che mio padre torni in libertà, ma voglio che riceva tutte le cure necessarie alla sua patologia”. E’ l’appello lanciato da Michele Pellegrino, figlio di Antonio Pellegrino, 67 anni di Maddaloni, detenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere dove deve scontare altri sei anni degli otto ai quali è stato condannato. Antonio […]

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“Non chiedo che mio padre torni in libertà, ma voglio che riceva tutte le cure necessarie alla sua patologia”. E’ l’appello lanciato da Michele Pellegrino, figlio di Antonio Pellegrino, 67 anni di Maddaloni, detenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere dove deve scontare altri sei anni degli otto ai quali è stato condannato. Antonio Pellegrino è affetto da severa disfunzione ventricolare sinistra e malattia coronarica multi vasale così come riscontrato dal referto medico del 10 dicembre scorso dell’ospedale di Sessa Aurunca dove è stato ricoverato.Per rimanere in vita Pellegrino è costretto a prendere 15 medicine al giorno così come prescritto dal referto di dicembre.Secondo quanto racconta il figlio, non sempre al padre vengono dati tutti i farmaci di cui ha bisogno perché non a disposizione della struttura penitenziaria. “Mi sono offerto di portare io quei medicinali per permettere a mio padre di poter essere curato, ma non mi è stato consentito di recapitarglieli. Ogni giorno vado fuori al carcere di Santa Maria per accertarmi delle condizioni di papà”.I problemi di Antonio Pellegrino sono cominciati quattro mesi fa. “Stava male, ma nessuno si è accorto della situazione – ha raccontato il figlio – un giorno non si è presentato al colloquio con noi familiari perché si era sentito male e, allora, ho ottenuto che fosse portato in ospedale per le cure. Nel corso del percorso dal carcere all’ospedale mio padre ha avuto un infarto. Le sue condizioni non erano compatibili con quelle della struttura detentiva e, infatti, mio padre è rimasto ricoverato per venti giorni, al termine dei quali, è tornato in carcere. Come è possibile leggere dai referti, mio padre dovrebbe essere costantemente sotto controllo, ma, purtroppo, non lo è. Mi appello a tutti affinché mio padre riceva le cure che deve avere, ci sia un monitoraggio costante e, laddove la struttura penitenziaria non riesce a garantire i medicinali necessari, venga permesso a noi familiari di poterli portare. Non chiediamo nulla più nulla meno che rispettare quelli che sono i diritti di essere umano di mio padre”.

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