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Ex Ilva propone 4700 esuberi: si va allo scontro. Patuanelli e i sindacati respingono la proposta

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Quasi cinquemila esuberi da qui al 2023, per l’esattezza 4700: basta questa cifra per considerare il nuovo piano industriale presentato oggi da Arcelor-Mittal al tavolo con governo e sindacati una sorta di pietra tombale sul futuro dello stabilimento ex Ilva di Taranto. Un piano che parla di 2891 licenziamenti già nel corso del 2020, a fronte di un aumento della produzione da 4,5 a 6 milioni di tonnellate di acciaio, a cui andrebbero ad aggiungersene altri 1800 esuberi nel successivo triennio, Il tutto, come ha spiegato l’ad di Mittal Italia Lucia Morselli, per far fronte al miliardo di euro di uscite registrate dall’azienda nel 2019. Bastano praticamente solo questi pochi dati a rendere funereo il clima al ministero dello Sviluppo economico, e a interrompere prematuramente il tavolo convocato dal ministro Stefano Patuanelli, che non ricorre a giri di parole: “Sono deluso, l’azienda invece di fare un passo avanti ha fatto qualche passo indietro: questa non è l’idea che ha il Governo”. Idee diverse sia sugli esuberi che sulla produzione, che secondo gli accordi originari doveva attestarsi sugli 8 milioni di tonnellate. Quello dei sindacati è un coro univoco, tanto che lo sciopero generale è già fissato per il 10 dicembre, dieci giorni prima del giorno in cui le parti, in mancanza di un accordo, si ritroveranno davanti al Tribunale. Per Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil, “questo piano fa carta straccia del contratto di assegnazione e dell’accordo sindacale. L’accordo del 6 settembre del 2018 prevede zero esuberi anche attraverso la clausola di salvaguardia. E il piano presentato dall’azienda significa la chiusura progressiva dell’ex Ilva. Il Governo che ha respinto la proposta di ArcelorMittal, si è impegnato a presentare un documento in tempi brevi”. Intanto, immediata arriva la stoccata del leader della Lega Mattel al governo: “Mentre Conte bugiardo va in gita a Londra, in Italia altri 4700 operai dell’Ilva rischiano il licenziamento. Per il bene dei cittadini italiani mi auguro che questo governo tolga il disturbo il prima possibile”.

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Coronavirus: la mascherina riduce del 77% il rischio contagio

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coronavirus mascherina

Coronavirus: la mascherina riduce del 77% il rischio contagio. Efficaci anche distanziamento (-85%) e igiene mani (-66%).

 

Il distanziamento sociale, l’igiene delle mani e la mascherina sono efficaci nel ridurre il rischio di contagio quando si viene a contatto con una persona positiva al Sars-Cov-2. Lo afferma uno studio della Mahidol University di Bangkok e dell’universita’ di Oxford presentato alla conferenza Escmid della Societa’ Europea di Microbiologia, che ha stimato la riduzione del rischio di ognuno di questi tre interventi.

La ricerca e’ stata condotta su 211 casi confermati, tutti asintomatici, e 839 controlli che invece non hanno avuto una diagnosi di Covid-19, trovati grazie al contact tracing soprattutto di tre grandi cluster in nightclub, in uno stadio di boxe e in un palazzo di uffici governativi, con interviste sulle abitudini all’uso delle precauzioni consigliate. Dallo studio e’ emerso che le persone che avevano indossato la mascherina per tutto il tempo del contatto con un caso positivo avevano un rischio minore del 77% rispetto a chi non l’aveva, mantenere almeno un metro di distanza riduce invece il rischio dell’85%, mentre il lavaggio frequente delle mani riduce le infezioni del 66%.

“Questo risultato – scrivono gli autori – sono coerenti con le indicazioni di indossare la mascherina, lavarsi le mani e praticare il distanziamento per proteggersi dall’infezione”.

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