MalaUmbra Teatro presenta “Storie di ordinaria maternità”, un progetto dramaturgico di Carmela De Marte, Maddalena Vantaggi e Miriam Giunea con brani tratti dal blog “C’era una vodka” di Lucrezia Sarnari per la regia di Carmela De Marte e Maddalena Vantaggi, con Carmela De Marte e Emanuela Filippelli.
In scena il 12 e il 13 novembre alle ore 21 alla Casa della Musica (via Corrado Barbagallo, 115) di Napoli.
L’appuntamento è inserito all’interno della programmazione della rassegna “Controvento Under 35”.
“Storie di ordinaria maternità” racconta l’esperienza della gravidanza e della maternità di Carmela De Marte e Maddalena Vantaggi rispettivamente autrici e attrici della Compagnia MalaUmbra Teatro, il cui universo viene evocato con un racconto semplice ed essenziale, fatto di immagini e movimento.
La struttura drammaturgica si compone di scene dalle strutture indipendente che scandiscono il trascorrere del tempo: dalla scoperta di aspettare un bambino al momento in cui si ritorna a casa dopo il parto con l’inserimento di frammenti di umanità evocati dal racconto e materializzati sulla scena.
Il racconto si sviluppa attraverso un punto di vista femminile che inizialmente tende a conformarsi nella figura stereotipata della mamma, ma verso la quale, sin da subito, mostra segni di ribellione che cresceranno durante lo spettacolo fino a sfociare nel finale nel completo rifiuto per affermare che “non esistono regole. Che ognuna è madre a suo modo”.
La gravidanza rappresenta per ogni donna un evento assolutamente speciale. Un essere umano si sviluppa e cresce attraverso un altro essere umano per poi nascere. Diventare mamma, perciò, è un’esperienza emozionale, fisica e mentale, fortissima. Durante i nove mesi di gravidanza la vita di una donna cambia. Muta il corpo, ma mutano anche la psiche e la vita quotidiana. E ci sono degli aspetti che fino a quando non si vivono, non si immaginano.
Ci hanno abituati a vivere quest’evento come l’unico miracolo che completa realmente la donna, ma io non mi sono sentita così. La felicità della scoperta ha lasciato subito il posto al terrore, all’ansia, alla paura di come questo bambino avrebbe stravolto la mia vita, privata e professionale. Poi è sopraggiunta la vergogna, si, vergogna per la mancanza del sentimento di euforia che avrei dovuto provare e perché ero spiazzata nel provare questi sentimenti di cui mai nessuno mi aveva parlato.
Cosa avevo che non andava?
Perché io non avevo gli occhi a cuoricino e la gioia infinita che tante donne provavano?
Dov’erano quelle come me?
Per non parlare poi della maternità! La mancanza di sonno, il dolore dell’allattamento unito a quello dei punti dovuti al parto, i consigli non richiesti che ti fanno sentire sempre inadeguata, le mille persone che senza il minimo rispetto ti piombano in casa e che ti costringono a convenevoli di riti mentre vorresti solo urlare e tornare a letto per dormire tre settimane di seguito!
Perché nessuno mi aveva mai parlato di tutto questo? e soprattutto, Ero l’unica?
Queste domande, questi sentimenti e queste emozioni sono state l’incipit che hanno fatto sorgere in me l’idea di dar voce, attraverso il linguaggio teatrale, a questo turbinio emotivo.
Lo spettacolo affronta con ironia i tabù della gravidanza e della maternità, senza edulcorazioni, con un linguaggio schietto e sincero racconto la mia storia che è anche la storia di tante altre donne, nella speranza di poter rendere più “umana” quest’esperienza troppa divinizzata. Le parole dette sulla scena non vogliono essere un atto d’accusa o un giudizio, ma una confessione senza filtri che troverà consensi, ma anche critiche.
Il gioco vale la candela.
La scelta registica mira a sottolineare, con semplicità, l’ironia del testo la cui forza sempre si accompagna ad un distacco dalla realtà che diventa misura di sicurezza.
Sulla scena viene raccontata la “trasformazione” che affronta la protagonista in un dialogo a più voci con tutte le figure che ruotano attorno alla donna in gravidanza prima e alla neo mamma poi la quale non ha timore di andare contro corrente, di mostrarsi nel suo non essere “lamammaperfetta”, curata nel fisico, mai stanca e senza un accenno di occhiaie che la società di oggi continua a propinarci come esempio e modello da seguire in barba al vero cambiamento che avviene nelle donne che diventano madri.
Lo spettacolo ci porta in una realtà che spesso viene nascosta perché fonte di vergogna e di imbarazzo, una realtà fatta di paure, di frustrazioni, di titubanze alimentate dai commenti e dai consigli non richiesti di tutte quelle persone che si arrogano il diritto di conoscere il mondo della maternità.
Questa confessione a cuore aperto è un monito pacato e brillante, rivolto a una società facile al giudizio e tanto cieca da non accorgersi che le mamme hanno bisogno di cure e di attenzioni esattamente come i figli che mettono al mondo. Una società troppo impegnata a disegnare delle super donne per capire che il passo verso la fragilità è breve e che la gioia della maternità passa attraverso un’altalena di sensazioni e stati d’animo difficile da decodificare. (Carmela de Marte)
‘Storie di ordinaria maternità’, l’esperienza della gravidanza in scena alla Casa della Musica il 12 e il 13 novembre
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