carabiniere ucciso: trovata l’arma del delitto ma le versioni dei due americani sono discordanti



E’ stato firmato il decreto di fermo per Gabriel ed Elder Finnegan Lee i due giovani turisti americani accusati di aver assassinato a Roma la notte scorsa il vice brigadiere dei carabinieri di 35 anni originario di Somma Vesuviana, Mario Cerciello Rega. Gli investigatori hanno trovato anche l’arma del delitto. Si tratta di un coltello che era nascosto nella stanza dell’Hotel a 4 stelle dove alloggiavano. Invece in una fioriera fuori all’hotel è stato trovato il borsello rubato al pusher che li aveva truffati. I due hanno ammesso gli addebiti ma le due versioni sono contrastanti. A colpire il vice brigadiere è stato Elder Lee, il suo amico invece ha raccontato di non essere a conoscenza che Lee avesse un coltello con se. Il giovane voleva un grammo di cocaina del pusher per restituirgli lo zaino rubato. I due temevano una nuova truffa dal pusher che poco prima gli aveva dato dell’aspirina invece della pagata. Ma sull’occultamento dell’arma la versione dei due americani è discordante. Il giovane assassino ha riconosciuto come suo il coltello mostrato in foto dagli investigatori. è accusato di concorso in omicidio perché ha bloccato l’altro carabiniere Varriale che cercava di soccorrere il suo collega. Sono stati posti in isolamento nel carcere di Regina Coeli. Entrambi sono accusati di omicidio aggravato in concorso e tentata estorsione. I due , uno di 19 anni  e l’altro di 20  sono stati individuati grazie alle immagini delle telecamere di video sorveglianza e alle testimonianze di chi ha assistito all’aggressione. Oltre al coltello di notevoli dimensioni sporco di sangue, nascosto dietro a un pannello del soffitto, sono stati trovati anche i vestiti indossati durante l’aggressione.  Da quanto emerge dalle tre pagine del decreto di fermo firmato dal pubblico ministero Maria Sabina Calabretta e dal procuratore aggiunto Nunzia D’Elia la ricostruzione della storia è minuziosa. Le imputazioni per entrambi sono omicidio e tentata estorsione perché dopo essersi impossessati di uno zainetto di proprietà di Sergio Brugiatelli, ”con la minaccia di non restituire altrimenti quanto sottratto, contattati telefonicamente, formulavano una richiesta di una ricompensa di 100 euro ed un grammo di cocaina”. Secondo la ricostruzione della Procura, dopo aver stabilito un appuntamento in zona Prati per la riconsegna dello zainetto rubato, ”raggiunto il luogo concordato e avvicinatisi i due carabinieri Mario Rega Cerciello e Andrea Varriale in borghese allertati da Brugiatelli, nonostante i due militari si fossero qualificati come appartenenti all’Arma dei Carabinieri, dapprima ingaggiavano una colluttazione, Cerciello con Elder e Varriale Andrea con Hjorth” dopodiché Elder – si legge ancora nel decreto – colpiva con ”numerosi fendenti il Cerciello” colpendolo ”in zone vitali” tanto che a seguito dei fendenti inferti ”il carabiniere Cerciello decedeva presso il pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito”. Dopo l’aggressione entrambi i responsabili scappavano ”incuranti delle condizioni del Cerciello, esanime’. Gli indizi di colpevolezza, raccolti dai carabinieri sono ‘gravi e concordanti’ e si avvalgono di numerose testimonianze.
Nel decreto di fermo per i due cittadini americani decisive si sono rivelate le dichiarazioni del derubato del borsello Sergio Brugiatelli – agli arresti domiciliari – la relazione del carabiniere sopravvissuto, i ricordi del portiere d’albergo dove la coppia alloggiava e, soprattutto, le dichiarazioni del facchino dello stesso hotel presente ‘intorno alle 2,45 presso tale struttura” che ha decritto ”l’abbigliamento di uno dei ragazzi e il passo veloce col quale è entrato nell’albergo’. Ulteriori riscontri alla tesi della Procura arrivano da ‘esiti certi delle ricognizioni fotografiche sia del carabiniere Varriale, del derubato Sergio Brugiatelli e di altri’. Ma ad incastrare i due ragazzi statunitensi ‘numerosi oggetti di assoluto interesse investigativo’ sia nella stanza dell’hotel in Prati ‘dove è stata rinvenuta l’arma’ sia ‘nelle vicinanze della scena del delitto dove all’esterno dell’albergo è stato ritrovato lo zainetto oggetto di ai danni del Brugiatelli occultati in una fioriera nei pressi e riconosciuto proprio da Brugiatelli’. Il coltello è stato trovato nella stanza dell’hotel, riconosciuta da Elder come propria ‘e l’ha indicata come arma del delitto’ e comunque difficilmente non notata dall’amico che però ha negato la circostanza. I due ragazzi, inoltre, vengono incastrati dalle telecamere non durante i fatti dell’omicidio ma ‘nella fase preliminare’, ovvero in piazza Mastai dove è avvenuto il furto e nell’hotel di Prati dove i due vengono visti entrare e uscire nell’ora del delitto. Anche il riscontro dei tabulati e delle celle telefoniche sugli apparecchi cellulari per la procura aggrava la posizione di Elder e di Natale.

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