Carabiniere ucciso, la famiglia di uno dei due americani arriverà a Roma. Si diradano le ombre sull’operazione in cui è morto Mario Cerciello

Roma. La famiglia di uno dei ragazzi americani, Finnegan Lee Elder, arrestato per l’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega esprime vicinanza ai familiari del carabiniere e annunciano il loro arrivo a Roma. In una nota i Finnegan annunciano che intendono recarsi “presto” a Roma e stanno ancora raccogliendo le informazioni perché “c’è ancora molto” che non sanno. “Abbiamo appreso questa mattina che le autorità italiane hanno permesso al console degli Stati Uniti a Roma di visitare Finnegan per breve tempo”, si legge in una nota diramata dalla famiglia. “Continuiamo a raccogliere fatti sul suo caso attraverso i suoi rappresentanti legali. Nel frattempo siamo grati che gli siano state fornite cure mediche”. “C’è ancora molto che non sappiamo ancora e vi aggiorneremo non appena ci vengano fornite nuove informazioni. Abbiamo in programma di viaggiare presto a Roma”. “Come sempre, i nostri cuori vanno alla famiglia e agli amici dell’ufficiale Rega che hanno sofferto una perdita inimmaginabile”.
Intanto dopo la convalida dell’arresto dei due ragazzi gli inquirenti mettono insieme i tasselli per ricostruire cosa è accaduto la sera del 26 luglio scorso. Si prova anche a fare chiarezza sulla dinamica di quanto accaduto visto che fino ad ora non sono mancate le ombre e gli interrogativi sul perchè i due militari fossero in abiti civili e perchè non abbiano sparato dopo l’aggressione.
I carabinieri Mario Rega Cerciello e Andrea Varriale furono chiamati a intervenire per “il cavallo di ritorno” proprio perché erano di pattuglia in abiti civili, dunque non con i colori di istituto: una macchina senza insegne e senza sirena, niente divise e armi in vista, tutto per non dare nell’occhio. Il loro compito, la notte tra giovedì e venerdì, era quello di presentarsi all’appuntamento con i due americani al posto del derubato Sergio Brugiatelli, al quale avevano chiesto soldi e droga in cambio dello zaino rubato. Si fossero presentati in uniforme, l’operazione sarebbe stata a rischio perché i ladri alla vista di una gazzella del 112 sarebbero scappati, e il piano sarebbe saltato e con quello l’eventuale fermo dei due estorsori. Poi le cose sono andate diversamente ma solo una macchina “civile” poteva fare quella operazione.
L’aggressione è stata immediata, nel momento in cui i due militari si sono qualificati. Il vicebrigadiere è stato colpito ripetutamente all’addome ancora prima che potesse azzardare un disperato tentativo di difendersi. “Fermati, siamo carabinieri, basta!” ha provato a gridare la vittima prima di accasciarsi a terra. I due aggressori, hanno fatto intendere, che pensavano fossero due loschi personaggi mandati dal derubato per vendicarsi dell’affronto e recuperare il borsello. Quando i carabinieri si sono avvicinati gli sono saltati addosso, è stata una frazione di secondo. Era buio, i due americani hanno approfittato dell’effetto sorpresa, e nella scazzottata non sono riusciti a far reagire i carabinieri. Quando la rissa è finita Varriale ha pensato a soccorrere il collega colpito da 11 coltellate anziché rincorrere e sparare al buio contro i due aggressori in fuga.
All’inizio era stata diffusa la notizia che ad uccidere Mario Cerciello Rega erano stati dei maghrebini a indurre in errore i militari che stavano conducendo le indagini era stato proprio Sergio Brugiatelli, vittima del furto e della tentata estorsione da parte dei ragazzi americani, che aveva indicato i due in fuga dopo l’omicidio come cittadini nord africani. Quando li incontra per lo stupefacente ricorda il loro accento inglese, ma poi – lontano dal luogo del delitto e fermo accanto all’auto dei militari – vedendoli fuggire con il cappuccio della felpa ben calzato, nella notte, non si sa se li confonde o meno, ma parla di maghrebini e così li descriverà ai carabinieri anche se in un secondo momento parlerà di cittadini dall’accento inglese. A complicare le ricerche sui maghrebini forse anche la confusione dovuta alla presenza di un cittadino egiziano, tale Tamer, che parlerà di Brugiatelli ai carabinieri (aveva notato Brugiatelli mentre spingeva la sua bicicletta e parlava con due ragazzi con l’accento inglese). Quando 2 dei 4 carabinieri, in sella al motorino, rincorrono i fuggiaschi, vengono avvicinati da una persona con un cappello in testa e sopratutto da un altro soggetto con i cappelli ricci “dall’accento chiaramente straniero del Nord Africa”. Quindi tutti questi dettagli, nella fasi convulse delle indagini prima della droga e poi dell’omicidio, portano a diramare ricerche su soggetti maghrebini. Quando dopo il delitto la verità viene a galla, i carabinieri impiegano pochissimo tempo per trovare i presunti assassini immortalati da diverse telecamere.
Sono state anche ricostruite le fasi antecedenti il delitto, quando Cerciello Rega e Varriale hanno incontrato per la prima volta Brugiatelli, due ore prima. I carabinieri Varriale e Rega vengono chiamati in piazza Mastai da 4 colleghi che, liberi dal servizio, hanno visto alcune persone muoversi con fare sospetto. Salgono su un motorino e provano a inseguire quelle persone. Provano a fermare Brugiatelli, poi lo spacciatore, quindi Natale Hjorth, l’americano che viene accompagnato a comprare lo stupefacente e che viene sorpreso a raccogliere un involucro da terra, che spiegherà essere Bentelan prima di consegnarlo al militare. Brugiatelli che presto verrà indagato per spaccio insieme al pusher, non è un informatore e lo dimostrerà nel colloquio con la centrale operativa del 112. In questa vicenda è semplicemente una vittima di furto prima e di tentata estorsione poi. Che non ha droga con sè, e per questo indicherà ai due americani l’amico spacciatore, ma soprattutto vuole riprendersi il suo cellulare al quale i due americani rispondono, decisi a fargli pagare non solo l’acquisto mancato ma anche la truffa della tachipirina spacciata al posto della cocaina.

Redazione
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