Dopo il passato pericolo di vita per Noemi “ci aspetta ora tutta la riabilitazione, sarà un periodo non facile per lei e per tutti noi della famiglia ma ce la faremo”. Lo afferma Immacolata Molino, la nonna di Noemi, la bimba di 3 anni ferita ai polmoni lo scorso 3 maggio nel corso di una sparatoria in Piazza Nazionale a Napoli. La donna ha raccontato il suo stato d’animo in un incontro con la stampa nello studio dell’avvocato napoletano Angelo Pisani. “Io psicologicamente – ha detto – sono a pezzi, cerco di farmi forza ma è difficile. Quando mi hanno ricoverata sono praticamente scappata dall’ospedale. Avevo il pensiero di mia nipote e non potevo rimanere lì a letto, i medici si sono messi a gridare quando mi sono alzata e vestita ma non potevo restare”. Al termine dell’incontro, Pisani ha sottolineato che “serve un intervento statale serio, un fondo per le vittime di questi episodi che sia di facile accesibilità. E poi serve il daspo, una sorta di esilio a vita per chi si macchia di crimini contro bambini, assalti a ospedali, reati orribili che non rendono degni di vivere in territorio civile”. All’incontro anche il consigliere regionale Francesco Borrelli che ha ricordato l’istituzione di una raccolta fondo per la famiglia di Noemi: “E’ l’unica iniziativa concordata con la famiglia – ha detto – che ha aperto un conto tracciabile per aiutare una famiglia non per le cure a Noemi ma perché tutta la famiglia non sta lavorando per assistere Noemi. Non esiste un aiuto di Stato per chi si salva dagli spari camorra, se muori vieni aiutato, se sopravvivi non ci sono sostegni”. Diciassette giorni da incubo per lei, per papà e mamma, per medici e infermieri della Rianimazione dell’ospedale pediatrico Santobono di Napoli, una delle strutture del Sud più all’avanguardia nella cura dei bambini. Noemi, 4 anni compiuti il 13 maggio scorso, mentre era ancora assistita dall’ossigeno nella respirazione, è anche il simbolo di una città che non si piega alla camorra. Tutto il Paese ha trattenuto il respiro mentre lentamente le sue condizioni di salute miglioravano, fino al bollettino di oggi che indica che la strada verso la sua guarigione è ora in discesa. La piccola arriva in pronto soccorso nel tardo pomeriggio del 3 maggio. Era con la nonna e la madre in piazza Nazionale, al bar a prendere un gelato, quando un sicario, poi identificato e arrestato, Armando Del Re, spara contro un pregiudicato, e i proiettili di rimbalzo la feriscono, così come colpiscono la nonna. In un primo momento la bimba sembra colpita solo di striscio, ma i medici, subito dopo il ricovero, si accorgono che la pallottola le ha perforato un polmone, ormai collassato, e danneggiato l’altro. Riescono a stabilizzarne le condizioni, poi l’attesa per un delicato intervento. L’equipe di chirurgia entra in sala operatoria alle 21, e ne esce a mezzanotte passata, senza poter sciogliere la prognosi. Noemi in coma farmacologico, può respirare solo attraverso le macchine, i polmoni sono danneggiati. Il proiettile che l’ha trapassata è un calibro 9 full metal jacket, rivestito di teflon per essere più veloce e mortale, un proiettile per armi da guerra. L’indignazione della città è forte. Il 6 maggio in centinaia sfilano in corteo a piazza Nazionale per dire ‘no’ alla violenza e alla camorra, e tra loro c’è anche Antonio Piccirillo, figlio di Rosario, il boss della Torretta, e che ha voltato le spalle alla camorra. A trovare i genitori della piccola in ospedale vanno il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini; il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella; il vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, con il ministro della Salute, Giulia Grillo; l’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe; il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, due volte. E sono decine i cittadini che lasciano davanti al cancello del Santobono biglietti, peluche, fiori per Noemi, e a migliaia il 9 maggio si radunano al Palapartenope per una veglia di preghiera per lei. Il 10 maggio la svolta, nelle indagini e nelle condizioni di salute della piccola. Mentre le forze dell’ordine portano in carcere Armando Del Re e Antonio, il fratello 18enne suo complice, lei apre gli occhi e viene estubata. Con lo sguardo cerca la madre, le sue bambole, il conforto del padre. I medici sono cautamente ottimisti, c’é ancora bisogno di ossigeno, un polmone non funziona ancora bene, infezioni e complicanze sono dietro l’angolo. La prognosi resta riservata, ma i bollettini medici da giornalieri diventano meno frequenti, prima ogni 48 ore, poi ogni 72 ore. Oggi quello più atteso: Noemi è fuori pericolo.
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