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Caserta e Provincia

Camorra: 3 secoli e mezzo di carcere per i clan di Mondragone

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Oltre 350 anni di carcere complessivi. Questa la pena inflitta dalla Corte d’Appello di Napoli nei confronti di 39 persone accusate a vario titolo di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, tentato omicidio in concorso, detenzione e porto illegale di armi da fuoco e ricettazione tutti aggravati dal metodo mafioso ed in particolare per il di .
ECCO TUTTE LE CONDANNE
Carolina Aversano 1 anno e 9 mesi
Antonio Buonocore 14 anni
Marianna Cairo 8 anni
Costantino Cardillo 13 anni e 4 mesi
Nino Capaldo 9 anni e 4 mesi
Adriano Cecoro 11 anni e 4 mesi
Cosimo Ceraldi 6 anni e 4 mesi
Antonio Cerbone 2 anni e 10 mesi
Salvatore De Crescenzo 17 anni e 9 mesi
Giuseppe De Filippis 14 anni
Antonio De Lucia 12 anni e 4 mesi
Francesco De Rosa 11 anni e 1 mese
Antonietta Di Meo 1 anno e 9 mesi
Francesco Fiorino 10 anni e 4 mesi
Annunziata Gagliardi 11 anni e 8 mesi
Raffaele Gagliardi 17 anni e 9 mesi
Antonio Gallo 7 anni e 6 mesi
Giuseppe Galluccio 8 anni e 2 mesi
Francesco Guglielmo 10 anni e 4 mesi
Francesco Mercolino 10 anni e 4 mesi
Mario Messina 9 anni e 8 mesi
Antonio Neri 16 anni
Alberto Pacifico 13 anni e 2 mesi
Achille Pagliuca 14 anni e 4 mesi
Alessandro Sbordone 14 anni e 4 mesi
Fernanda Palumbo 1 anno e 9 mesi
Ciro Ranucci 15 anni
Maria Alessandra Paola Razzino 6 anni e 2 mesi
Francesco Junior Romano 9 anni
Salvatore Sabatino 8 anni e 8 mesi
Pasquale Tagliaferri 10 anni e 8 mesi
Antonio Veneziano 8 anni
Carlo Antonio Vento 9 anni e 4 mesi
Luca Volente 7 anni e 2 mesi
Federica Chiariello assolta
Mario Fargnoli assolto
Pietro Valente 2 anni e 8 mesi
Agostino De Lucia 4 anni e 8 mesi
Laura Longobardi 4 anni

Gustavo Gentile

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Campania

Anello si incastra al dito, ‘salvato’ dai vigili del fuoco

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Si e’ recato all’ospedale di Caserta per un anello in acciaio che teneva all’indice e che non voleva assolutamente sfilarsi, tanto che il dito iniziava a gonfiarsi e a fargli male, perche’ l’afflusso di sangue era bloccato.

Ma al nosocomio casertano non sono riusciti a levarglielo, e cosi’ sono dovuti intervenire i vigili del fuoco di Caserta, che hanno tagliato l’oggetto incastrato con dei piccoli attrezzi da taglio in loro dotazione. Ci sono voluti tempo e pazienza, ma alla fine l’anello e’ stato tolto e il malcapitato se l’e’ cavata con tanto spavento e un po’ di dolore.

 

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Campania

Non è il cognome ad identificare una persona. assolto imprenditore di Marcianise

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La vicenda trattata nel procedimento penale tenutosi innanzi al tribunale di S. Maria c.v. risale a circa tre anni orsono.

Belforte giuseppe, noto imprenditore di Marcianise  operante nel campo degli infissi e carpenteria metallica aveva eseguito, per conto dell’impresa incaricata del restauro di un immobile sito in Gaeta, dei lavori in ferro ed alluminio .
Il proprietario dell’immobile, aveva lamentato delle difformità tra quanto eseguito e quanto da lui richiesto e, pertanto, unitamente al titolare della impresa committente, aveva chiesto un incontro presso la ditta del B.. All’incontro, stando al racconto della p.o., la discussione sarebbe degenerata e il B. lo avrebbe colpito tanto da procurargli lesioni guaribili in oltre 40 giorni. Dal canto suo, il B., presentava querela riferendo di essere stato lui, nell’occasione, vittima di minacce ed aggressione.
Purtroppo, la Procura, senza verificare chi fosse B. G. ( onesto lavoratore )  e senza alcun approfondimento investigativo,  solo per avere un cognome “pesante”, non lo riteneva credibile e, pertanto, richiedeva l’archiviazione per il procedimento instauratosi a seguito della querela sporta dal B.. Solo il cognome era bastato a sostenere che non era possibile che fosse stato lui la vittima e non il carnefice.
 A tale richiesta il B., tramite il suo legale, avvocato Salvatore GIONTI, presentava opposizione ed il gip, accogliendo le argomentazioni della difesa, chiedeva alla Procura di svolgere le indagini che non erano state fatte. All’esito di queste ultime, la Procura, si determinava a chiedere il rinvio a giudizio dell’imputato. Giudizio, ancora pendente.
Contestualmente, proseguiva il giudizio a carico del B. per lesioni gravi, con la testimonianza della presunta p.o., dell’imputato e dei testi indicati a difesa ed, oggi, a chiusura di una corposa attività dibattimentale il giudice, accogliendo le argomentazioni degli avvocati Salvatore GIONTI e Romolo VIGNOLA, che hanno evidenziato tutte le lacune di fatto e giuridiche della vicenda, ha assolto B. da tutte le accuse a suo carico.
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