Imprenditori collusi con i Casalesi. E’ questo lo scenario di una indagine della polizia a Caserta, su delega della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che ha portato all’arresto di Armando Diana, 77 anni, e di Antonio e Nicola Diana, entrambi 51enni, che devono rispondere di concorso esterno all’associazione a delinquere di stampo mafioso e per gli inquirenti sono imprenditori legati alla fazione Zagaria. L’inchiesta, attraverso le dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, ha permesso di ricostruire l’esistenza di un rapporto operativo tra il mondo dell’imprenditoria e la cosca, un patto criminale stretto che avrebbe consentito agli imprenditori di godere di una protezione e di una tranquillità di azione tali da permettere agli stessi di raggiungere, nell’area territoriale di competenza del clan, una posizione privilegiata. In cambio, secondo le risultanze investigative, il clan avrebbe ottenuto dai Diana “prestazioni di servizi e utilità”, dicono i pm, quali il cambio assegni e la consegna sistematica di cospicue somme di denaro necessarie ad alimentare le casse dell’organizzazione camorristica. Eseguito anche un decreto di sequestro preventivo di tutte le società , tuttora attive, a loro riconducibili, tra cui società di produzione e lavorazione materiali plastici, società immobiliari, ditte di imballaggi, esercizi commerciali, società di vendita veicoli industriali, società agricole, dislocate nell’agro aversano, nel centro cittadino casertano e a Napoli e Milano.I tre imprenditori originari di Casapesenna , ovvero Armando Diana e i nipoti Antonio e Nicola Diana, quest’ultimi figli di Mario, ucciso 30 anni fa dalla camorra e ritenuto vittima innocente, fino ad oggi erano considerati imprenditori anti-clan, tanto da aver creato una fondazione che organizza eventi anti-camorra
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