Cavaliere
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Castellammare. È stata fissata per martedì prossimo l’udienza del tribunale del Riesame chiamato a decidere in merito ai ricorsi presentati dai legali del noto imprenditore stabiese Adolfo Greco e Giovanni Cesarano, detto “Nicola”. Entrambi erano stati arrestati nell’operazione Olimpo di due settimane fa insieme ai vertici dei clan D’Alessandro ( con gli arresti domiciliari a  Teresa Martone, vedova del defunto padrino Michele) e quelli deli clan Cesarano e Afeltra-Di Martino. Contro la misura cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Napoli, Tommaso Perrella, gli avvocati di Greco e Cesarano avevano presentato l’istanza al Riesame immediatamente, ottenendo così la fissazione dell’udienza per martedì prossimo. Ma nelle prossime ore si attende la fissazione delle udienze per tutti gli altri arrestati. Le udienze dovrebbero tenersi comunque tutte entro Natale. Il Tribunale sarà chiamato a confermare o meno le misure cautelari.
Restano sempre latitanti invece i due boss Antonio Di Martino figlio di Leonardo o’ lione e Raffaele Afeltra, o’ burraccione. Intanto dall’inchiesta e dall’ordinanza emergono altre accuse nei confronti dell’imprenditore Greco. Come quelle del super pentito del clan D’Alessandro, Renato Cavaliere. Il killer reo confesso, del consigliere comunale del Pd, Gino Tommasino, in una delle sue prime deposizioni datata 9 luglio del 2015 ha raccontato: “Greco Adolfo mi è stato presentato da Verdoliva Luciano. Io sono andato con Verdoliva Luciano all’ingrosso dove Greco faceva yogurt e latte. L’ingrosso di Greco Adolfo si trovava ai confini tra Castellammare di Stabia e Ponte Persica. Verdoliva Luciano mi ha spiegato che Greco Adolfo era stato indagato per il castello di Cutolo ed era molto amico del padre Verdoliva Giuseppe. In precedenza a tenere i contatti con Greco Adolfo era stato Verdoliva Giuseppe, al quale Greco dava i soldi per il clan. Io e Verdoliva Luciano abbiamo raggiunto la struttura di Greco Adolfo, che si trovava forse a via Schito e comunque tra Ponte Persica e via Schito, con una motocicletta. Siamo entrati e abbiamo parlato a Greco Adolfo nel suo ufficio. Ricordo che, all’epoca, Greco Adolfo aveva i capelli neri ed era scuro di carnagione. Verdoliva Luciano mi ha presentato a Greco Adolfo dicendo che io ero il cumpariello di Luigino D’Alessandro e che a Castellammare di Stabia c’ero io. Greco Adolfo mi ha allora chiesto che cosa poteva fare per il clan ed io gli ho risposto che, se faceva qualche lavoro a Castellammare di Stabia, doveva portare i soldi al clan. Greco Adolfo mi ha assicurato che era a disposizione e mi ha detto che però dovevamo evitare di incontrarci e che io dovevo evitare di andare da lui nella sua struttura, perché potevo essere visto dai suoi operai. Greco Adolfo mi ha detto che il tramite tra noi doveva essere Verdoliva Luciano. Infatti Verdoliva Luciano, ai confini con Ponte Persica, che era zona dei Cesarano, aveva l’appoggio dei fratelli, soprannominati Pezze ‘n culo, che avevano una concessionaria di automobili nella via Schito. Dopo una settimana, Verdoliva Luciano mi ha detto che aveva un appuntamento con Greco Adolfo e, successivamente, mi ha comunicato che Greco gli aveva mandato ventimila euro. Diecimila euro abbiamo deciso di dividerli tra di noi, il cognato D’Agostino Massimo, Belviso Francesco e Guerriero Vincenzo. Ricordo che abbiamo preso mille e cinquecento euro per ciascuno. Diecimila euro li abbiamo mandati alle palazzine e a Partoria e, quindi, alla famiglia di D’Alessandro Michele ed alla famiglia di D’Alessandro Luigi senior, come del resto veniva fatto per tutte le estorsioni. Il mio primo incontro con Greco Adolfo è avvenuto certamente dopo l’omicidio di Verdoliva Giuseppe e dopo la mia scarcerazione del 2006.
Dopo la consegna dei ventimila euro, io ho fermato un lavoro che era in corso in via Tavernola in un palazzo vicino all’abitazione di Romano Catello, un po’ più avanti. Il lavoro consisteva nella demolizione e nella ricostruzione del palazzo. Io sono andato sul cantiere e ho parlato con gli operai, ai quali ho chiesto chi stava facendo il lavoro. Gli operai mi hanno risposto che a fare il lavoro era don Adolfo Greco, che abitava proprio di fronte a quel palazzo. Io sono andato da Verdoliva Luciano e gli ho detto che, mandandoci ventimila euro, Greco Adolfo ci aveva mandato soltanto gli spiccioli. Il lavoro di via Tavernola infatti era molto grosso. Io ho chiesto a Verdoliva Luciano di fare l’imbasciata a Greco Adolfo per comunicargli che doveva mandare i soldi. Verdoliva Luciano è stato poi arrestato. Fino al momento dell’arresto di Verdoliva, Greco Adolfo non aveva mandato i soldi. Io per due o tre giorni ho dormito a casa di Romano Catello per vedere a che ora Greco Adolfo usciva di casa. Ho così accertato che Greco Adolfo usciva di casa verso le 6,30 del mattino e che ad aspettarlo fuori casa c’era un suo autista. Sono quindi sceso da casa di Romano Catello e ho fermato Greco Adolfo sotto la sua abitazione, mentre stava uscendo la mattina. Io ero armato. Io ho detto a Greco Adolfo che stavo aspettando proprio lui e che non doveva impaurirsi. Ho anche detto a Greco Adolfo di fermare il suo autista, facendogli capire che altrimenti gli avrei sparato. Ho quindi chiesto a Greco Adolfo di chi era il palazzo e Greco mi ha risposto che era una cosa della sua famiglia. Io gli ho detto che doveva comunque mandare i soldi a Scanzano. Greco Adolfo mi ha risposto che lui aveva mandato i ventimila euro ed io gli ho detto che doveva dare il 5% sulla struttura e gli ho dato quarantotto ore di tempo per mandare i soldi. Gli ho detto che doveva mandare cinquantamila euro. Durante quell’incontro ho anche detto a Greco Adolfo che, se stava facendo altri lavori, doveva dirmelo. Greco Adolfo mi ha assicurato che avrebbe mandato da me un operaio a Scanzano per consegnarmi il denaro. Poiché non si è presentato nessuno, io ho detto a Romano Catello che dovevamo incendiare la macchina di Greco Adolfo. Romano Catello mi ha detto che Greco Adolfo posava l’Audi di colore grigio metallizzato chiaro del figlio in un garage che si trovava subito dopo l’ingresso di via Tavernola. Questo garage, dove c’erano pure un meccanico ed un lavaggio, era proprio collegato all’abitazione di Greco Adolfo. La sera Romano Catello ha scavalcato il muretto e con la benzina ha bruciato più macchine, che si trovavano all’interno di quel garage. Io ho assistito alla scena da casa di Romano Catello. Da casa di Romano Catello ho visto anche l’intervento dei vigili del fuoco. Dopo l’incendio Greco Adolfo si è rivolto a Vitiello Antonio, che praticava molto Ponte Persica e che conosceva Greco. Vitiello Antonio mi ha infatti chiamato e mi ha detto che, dopo l’incendio, Greco Adolfo si era rivolto a lui dicendogli di essere preoccupato per il figlio. Io ho detto a Vitiello Antonio che Greco Adolfo doveva portare i soldi. Greco Adolfo ha poi consegnato cinquantamila euro a Vitiello Antonio, che mi ha dato trentamila euro che io ho a mia volta consegnato a Belviso Francesco per dividerli tra le palazzine e Partoria…”.

5. continua


Di La Redazione



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