

Venerdì 30 novembre alle ore 18.00 presso la Casa Internazionale delle Donne – Sala Simonetta Tosi (Via della Lungara 19) – a Roma si presenta il volume Blu oltremare di Anna Mozzi. Dialoga con l’autrice Angelo Giuseppe Pizza. Letture di Sista Bramini. Viola e canto di Camilla Dell’Agnola. Introduce l’antropologa Alexandra Rendhell. “Blu oltremare” è l’interessante libro della psicologa-psicoterapeuta Anna Mozzi, edito da Apeiron (pp. 75, euro 12.50), con prefazione di Angelo Giuseppe Pizza, curatore dell’opera. Dedicato ai dispersi in mare e ispirato alle diatomee, è composto da trenta straordinarie poesie accompagnate dai disegni originali ed esclusivi dell’artista Francesca Bartalini. Nell’attenta analisi introspettiva che emerge dalla lettura dei trenta componimenti poetici, il mare assurge a simbolo di annichilimento rispetto ai dispersi che lo affrontano per raggiungere mete più favorevoli di vita, ma l’ispirazione è rivolta per l’intera raccolta, alle diatomee, disegnate per l’occasione dalla Bartalini, per il loro significato di rinnovamento. “Le poesie – chiarisce l’autrice casertana – nascono proprio da un ossimoro fondamentale: il mare come vita e morte, bellezza e tragedia, luce accolta e luce smarrita, indifferenza e pietà, ma la quintessenza si concentra nella bellezza delle diatomee, che sono microalghe unicellulari di silicea resistenza, presenti in tutti gli ambienti acquatici naturali, con oltre 200.000 specie, che ricoprono un importantissimo ruolo ecologico, poiché contribuiscono all’assorbimento dell’anidride carbonica”. La diatomea simbolo di rigenerazione? Sì, conferma la Mozzi, la diatomea è monade di leibniziana memoria, mandala, tassello di un universale mosaico, simbolo di Palingenesi, perché “la bellezza salverà il mondo”, come diceva Dostoevskij, purché la sappiamo tutelare! “Ma anche la sofferenza, purché la sdoganiamo, la decriptiamo, la derubrichiamo, la doniamo come testimonianza, – continua l’autrice – perché è dimensione profonda, personale, ma così personale da assurgere a una straordinaria valenza politica per coltivare il diritto alla speranza collettiva, che è ingrediente indispensabile per vivere”. La speranza, per l’autrice, è dunque le via regia per una palingenesi, per affrancarsi, per riscattarsi. La speranza come l’ultimo baluardo dell’umanità? È così per la Mozzi, dato che “noi umani dobbiamo tendere ad un itinerario di perfezionamento ad infinitum, attraverso l’experire”.
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