

Roma. L’indagine Consip porta con sé una nuova grana giudiziaria per quattro esponenti di spicco dell’Arma tra i quali c’è l’ex comandante generale Tullio Del Sette, i cui legali hanno ricevuto oggi l’avviso di chiusura dell’indagine a suo carico per rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento. La chiusura dell’indagine sulla centrale acquisti della pubblica amministrazione crea imbarazzo nell’istituzione che già soffre il contraccolpo delle inchieste sulla morte di Stefano Cucchi, con cinque carabinieri imputati nel processo bis e almeno altrettanti iscritti nel fascicolo nato dalle dichiarazioni in aula del carabiniere Francesco Di Sano e legato alle presunte bugie orchestrate dopo la morte del giovane.In questo clima, la chiusura dell’indagine Consip dà la stura a nuove polemiche su alcuni esponenti dell’Arma. Tra le sette persone che rischiano il processo, oltre a Del Sette e Emanuele Saltalamacchia, indagato per favoreggiamento, ci sono anche Gianpaolo Scafarto e Alessandro Sessa, i due ufficiali che all’epoca dei fatti contestati erano di stanza nel Noe, responsabile delle indagini. Scafarto risponde di tre episodi di falso, due di rivelazione di segreto d’ufficio e una di depistaggio, in concorso con l’ex colonnello Sessa: secondo il capo d’imputazione, avrebbe rivelato al quotidiano ‘Il Fatto’ notizie coperte da segreto, mentre le accuse di falso derivano dall’aver alterato, in più punti, l’informativa sulla quale della quale si basavano buona parte delle accuse a Tiziano Renzi, padre dell’ex premier. Inoltre su richiesta di Sessa, si legge nell’avviso di conclusione indagini, “al fine di non rendere possibile ricostruire le chat whatsapp, provvedeva a disinstallare sul cellulare di Sessa l’applicazione”. Il generale Saltalamacchia secondo quanto detto dall’ex ad di Consip Luigi Marroni le cui dichiarazioni fecero partire l’inchiesta, avrebbe rivelato a lui informazioni riservate sull’indagine in corso. Mentre il generale Del Sette è indagato perché tirato in ballo dall’allora presidente Consip Luigi Ferrara al quale avrebbe fatto sapere che c’era un’indagine in corso sull’imprenditore Alfredo Romeo.
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