La Suprema Corte – I sezione penale, presieduta dal dott. Bonito e che ha visto come relatrice la dott.ssa Boni – nonostante la richiesta di inammissibilità invocata dal Procuratore Generale dott. Gaeta, ha annullato nei confronti dell’imprenditore Vincenzo Martino la sentenza di condanna per il delitto di partecipazione alla associazione camorristica denominata clan De Rosa, operante i Qualiano.
Nei primi due gradi di giudizio l’imprenditore era stato condannato ad anni sei e mesi otto di reclusione per aver messo a disposizione del reggente del gruppo malavitoso operante in Qualiano, Pasquale Di Palma, i locali della sua officina, utilizzati per riunioni con gli adepti.
Ciò nonostante, l ‘avv. Dario Vannetiello, difensore dell’imprenditore, ha evidenziato con successo che la motivazione assunta dalla Corte di Appello era inidonea.
Pertanto, dovrà procedersi ad un nuovo giudizio innanzi alla Corte di Appello di Napoli; mentre è divenuta irrevocabile nei confronti di Martino la condanna per violazione alla disciplina degli stupefacenti.
Con la medesima sentenza, la Corte di Cassazione ha anche annullato la sentenza di anni quattro di reclusione emessa nei confronti di Mascolo Giuseppe, difeso dall’avv. Claudio Davino, imputato per il quale dovrà analogamente procedersi ad un nuovo giudizio innanzi alla Corte partenopea.
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