

foto archivio
Il sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe, comunica che “ieri, venerdi’ 17 agosto, nel carcere di Taranto un detenuto di circa 40 anni, di origini tarantine e in attesa di giudizio per reati contro il patrimonio, si e’ impiccato verso le ore 14 nella propria stanza, approfittando del fatto che gli altri ospiti erano fuori per l’ora d’aria”. “Da mesi – evidenzia il sindacato – denunciamo la grave situazione di sovraffollamento del carcere di Taranto, forse il piu’ frequentato della nazione”, a cui “fa da contraltare il minor organico di polizia penitenziaria che non consente di controllare e gestire nulla”. Il Sappe sottolinea che la “sezione” in cui era detenuto l’uomo che si e’ suicidato e’ “una delle piu’ affollate” con “oltre 65 detenuti”. In questa sezione, evidenzia il sindacato, “un agente da solo percorre decine di chilometri al giorno andando su e’ giu’ per una serie di incombenze a partire dalle docce”. “Eppure – prosegue il sindacato – nonostante questo incessante e massacrante lavoro, l’agente di servizio nella sezione ha avuto la percezione che qualcosa di grave stesse accadendo” e “nonostante fosse da solo, con grande coraggio, ha aperto la stanza e si e’ catapultato nel bagno dove ha trovato il detenuto con un cappio al collo, ricavato da un lenzuolo ben legato alle grate della finestra”. “Non era ancora morto – conclude il sindacato – ed il poliziotto con grande sangue freddo lo ha liberato per praticargli il massaggio cardiaco, lanciando nel contempo l’allarme. Purtroppo tutto cio’ non e’ servito a nulla”.
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