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Sant’Antimo, uccise la moglie in una lite, l’avvocato: ‘Non fu volontario’

Sant’Antimo: uccise la moglie con il colpo di pistola al termine di una lite in auto, la procura di napoli ha chiesto l’ergastolo, il suo difensore ha sostenuto la tesi della non volontarietà del colpo […]
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Sant’Antimo: uccise la moglie con il colpo di pistola al termine di una lite in auto, la procura di napoli ha chiesto l’ergastolo, il suo difensore ha sostenuto la tesi della non volontarietà del colpo di pistola.  “Non era sua intenzione ucciderla, non voleva. E’ partito un colpo di pistola. E’ stata una disgrazia e pertanto chiedo che sia condannato per omicidio volontario”. Questa in sintesi l’arringa dell’avvocato di Carmine D’Aponte, Antonio Verde, accusato di aver ucciso sua moglie, Stefania Formicola, con un colpo di pistola a Sant’Antimo il 16 ottobre del 2016. Lo stesso imputato aveva dichiarato di non aver avuto mai l’intenzione di ucciderla, ma che “la pistola era nella mia tasca perche’ temevo che i miei suoceri volessero uccidermi”. Il pubblico ministero della Procura di Napoli Nord Fabio Sozio ha chiesto l’ergastolo e ha gia’ ottenuto la revoca della patria potesta’ dei due bambini della coppia, affidati ai nonni materni che si sono costituti parte civile assistiti dagli avvocati Raffaele Chiummariello e Libera Cesino. Tra i due coniugi c’erano stati molti momenti di tensione e la ragazza aveva deciso di lasciare la casa che avevano preso assieme e ritornare con i genitori fino all’appuntamento ‘trappola’. ‘Scendi, ti devo parlare e dobbiamo chiarire una volta per tutte’. Ma D’Aponte girava armato e dopo un litigio violento estrasse la pistola e fece fuoco mirando allo stomaco. Fu arrestato poche ore dopo. Gli investigatori trovarono anche un diario della vittima nel quale questa raccontava le violenze che subiva dal marito e in un passaggio si appellava ai suoi genitori, implorandoli di prendersi cura dei suoi figli se le fosse accaduto qualcosa. Un presagio che fu ricordato anche durante l’omelia del prete nel rione Don Guanella a Miano, dove la donna era nata e cresciuta fino al matrimonio. La sentenza e’ prevista per il 12 febbraio prossimo.

Redazione Cronache
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