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Far West a Castellammare, il sindaco in controtendenza: ‘Città sicura’

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Castellammare. Un tuffo nel passato che preoccupa chi ha vissuto gli anni in cui si sparava il giorno prima e pure l’altro. Il timore, invece, di chi quegli anni li ha vissuti solo nei racconti dei 40-50enni e che sembrano riproporsi ancora una volta. E’ questo il sentimento comune che, alla luce degli ultimi accadimenti in città, provano gli stabiesi. E l’allarme è alto. Sono cinque i raid in poco più di un anno. Un dato raccapricciante, triste, che fa riflettere. Una riflessione seria e profonda. Puntare il dito alla ricerca dei colpevoli non risolverà il problema. C’è chi però ha una precisa responsabilità nei confronti di un degrado senza precedenti, in primis la politica.
A distanza di 30 anni ancora una volta per uscire di casa bisogna stare attenti, evitare di frequentare dei luoghi. Un vero e proprio decalogo per le tante brave persone che non vogliono problemi e non vogliono trovarsi in particolari situazioni. Negli ultimi 13 mesi le sparatorie in città, soprattutto al centro, sono state tante, troppe tanto da superare la media di qualsiasi comune italiano. Per il sindaco Tony Pannullo però non bisogna allarmarsi più di tanto: “I due eventi incresciosi che si sono verificati nell’ultima settimana non cambiano il livello di attenzione, sempre altissimo, da parte delle istituzioni nei confronti della criminalità – dice il primo cittadino. Ancora una volta il sindaco minimizza sulla questione sicurezza, affermando che Castellammare è una città sicura. Eppure i fatti di cronaca raccontano altro, raccontano di una città in cui si scende tranquillamente armati di coltelli e pistole, una città in cui si può liberamente cacciare un’ arma, nel cuore della notte e nei luoghi della movida, e sparare. Sparare per uccidere e lo si può fare in modo indisturbato. Così come avvenuto sabato scorso. Fortunatamente la vittima, colpita all’addome, è riuscita a cavarsela. Pare non si tratta di fatti legati alla camorra ma a questioni personali tra giovanissimi che si risolvono con pistole. Nell’ultimo anno, si è sparato per una ragazza contesa alla sagra del carciofo al rione Annunziatella, in quella circostanza il piombo colpì anche persone “estranee” ai fatti. Si è sparato per vendicare una liti tra giovanissimi in villa comunale, si è sparato per una truffa assicurativa, si è sparato ancora l’altra notte per motivi ancora da verificare ma che rimandano con molta probabilità a questioni, ancora una volta, personali. Intanto il Primo Cittadino cerca di rassicurare tutti ed elogia le forze dell’ordine per l’encomiabile lavoro che svolgono. “In ogni caso, garantisco agli stabiesi che il nostro livello di attenzione sul tema della sicurezza non varia in base agli eventi, ma resta sempre elevato – afferma. Evitiamo di farci del male da soli parlando di una città meno sicura”. Sulla questione è intervenuto anche l’ex vice sindaco Andrea di Martino che ha affidato il suo pensiero in un lungo post su Facebook. Tra le righe si legge la preoccupazione di un padre che ha figli che frequentano e vivono la città. “Non amo la parola emergenza, ma si tratta dei nostri figli, potrebbe accadere in ogni istante ad ognuno di loro, per sbaglio, o per aver incrociato lo sguardo di un coetaneo senza scrupoli. Mi sembra che ci siano tutti gli ingredienti per essere allarmati – scrive. Le forze dell’ordine stanno facendo tantissimo. Ognuno di questi episodi ha trovato un nome ed un cognome. Un responsabile e anche la ricostruzione del clima da branco in cui questi eventi delittuosi son maturati. Ma le forze dell’ordine non bastano, esse intervengono quando è tardi, quando la vita di un giovane già è stata messa in pericolo[…]Gli episodi non sono pochi e nell’ultimo ci stava per scappare il morto. La testa sotto la sabbia non serve. Serve mobilitarsi e fare il proprio dovere. A partire dalla costruzione di un esercito di assistenti sociali che a Castellammare non c’è. Una sola assistente sociale stanca e sola, innanzi a ciò che sta accadendo in città è di certo una grave emergenza”.

Emilio D’Averio

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