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La stessa settima sezione della Cassazione ha confermato il no all'aumento della durata dei colloqui fra Nicola Schiavone ed i congiunti. In questo caso vi era stata una diversa interpretazione della norma, in quanto il Magistrato di Sorveglianza prima e poi il Tribunale dell'Aquila avevano ritenuto sussistere tale possibilità esclusivamente quando non era stato fruito dal detenuto il colloquio nella settimana precedente. Avverso l'ordinanza Schiavone aveva proposto ricorso personalmente, deducendo l'erronea applicazione di legge e la mancanza di motivazione: in particolare era stato eccepito come la motivazione dell'ordinanza fosse apparente e che soprattutto, utilizzando una interpretazione discutibile, finiva per restringere i diritti del detenuto a mantenere i colloqui. In entrambi i casi, quindi, ricorso inammissibile e condanna al pagamento di duemila euro alla cassa delle ammende.
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