Castellammare di Stabia. Sulla questione del rilancio dello stabilimento Fincantieri c’è un’altra ipotesi che sembrerebbe prendere forma che è quella dello spostamento del cantiere verso il mare e ciò consentirebbe di ormeggiare le navi da crociera nella parte dello stabilimento dove attualmente c’è lo scalo a mare. Un’ idea che parte da lontano, precisamente nel 2011 quando era ancora in progettazione il bacino di costruzione.
Non ne sono convinti gli operai. “Vogliono ampliare il porto? Lo facciano dice Santorelli “Ma non devono toccare un centimetro quadrato dell’aria Fincantieri. Secondo gli operai, che ben conoscono le possibilità di una riorganizzazione del complesso, il tutto comporterebbe difficoltà nello spostare i blocchi di nave da un punto all’altro e complicanze nella pitturazione degli scafi. Per non parlare della questione gru.
Pannullo è il primo cittadino di una città in cui Fincantieri è l’unica realtà industriale rimasta in piedi.
E pensa di risolvere i problemi di Castellammare con il turismo? conclude Santorelli – In passato amministrazioni come quella di Bassolino hanno voluto guardare solo al turismo e al terziario avanzato come i centri commerciali di lusso. E non è stato prodotto nulla”. Fincantieri, dal canto suo, vorrebbe mettere “alla porta” lo stabilimento stabiese, al di la della storia cantieristica che può raccontare.
La politica, invece, crede nel rilancio. Una sorta di sfida con l’azienda leader in Europa per la cantieristica. Nella serata di lunedì, al Circolo Nautico Stabia, si è tenuto un dibattito organizzato dal direttivo presieduto da Roberto Afeltra, il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Tirreno Centrale, Pietro Spirito, è stato molto chiaro: è stato tracciato un percorso per portare lo stabilimento Fincantieri fuori dal guado.
L’intervento di Spirito è arrivato nell’ambito di una serata tutta dedicata al futuro del porto di Castellammare, il terzo scalo campano. Castellammare non vuole un ruolo di secondo livello dall’ Autorità di sistema portuale del Mare Tirreno Centrale. La città delle acque, insieme a Napoli e Salerno, vuole contribuire a completare l’offerta portuale campana, avendo il terzo porto più grande.
Quella di lunedì è stata anche l’occasione per ricordare, ancora una volta, la tradizione marinara della città, ricordata dal comandante della Capitaneria di porto Guglielmo Cassone, dall’ex direttore marittimo della Campania Domenico Picone e dall’ex sindaco Antonio Polito. E non è mancato il riferimento al varo della Amerigo Vespucci.
Castellammare non ha mai rinunciato al mare, lo dimostra Marina di Stabia e lo Stabia Main Port. Certo si è perso del tempo, molto, ma si può ancora recuperare. Sicuramente non ritorneremo ai numeri del passato, ma sarà comunque un’occasione di sviluppo con sbocchi occupazionali non immaginabili.
”Dobbiamo disegnare – ha detto Spirito – ruoli e funzioni dei tre porti campani in medio termine. Dobbiamo proiettare l’industria portuale nella nuova dimensione 4.0. Non c’è porto che non abbia un settore industriale. E non avrebbe futuro un porto senza un settore industriale. Tra novembre e dicembre ci sarà la conferenza Stato-Regioni per investire i 300 milioni di euro messi a disposizione dal ministero delle Infrastrutture per il rinnovo del parco traghetti. La Regione è disponibile a finanziare il prototipo da utilizzare per rinnovare tutta la flotta che opera in Campania. È necessario migliorare i collegamenti per i passeggeri, visto che abbiamo cifre da record su questo fronte”. Il lavoro dei piccoli traghetti, secondo l’ex sindaco Salvatore Vozza, rischia di minare del tutto la possibilità di avere un bacino di costruzione, l’unica vera infrastruttura che può portare il cantiere fuori dal guado. Ma Spirito rassicura dicendo che ” l’una cosa non esclude l’altra, perché in Europa manca un polo specializzato nella costruzione di piccoli traghetti’’.
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