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Monte Terminio, tre alpinisti bloccati in parete salvati all’alba dal Soccorso Alpino

La notte sul Monte Terminio si è trasformata in un’operazione di soccorso lunga, complessa e segnata da condizioni proibitive. Tre alpinisti, rimasti bloccati sulle pareti del versante nei pressi del vallone Matrunolo dopo tre calate su corda, sono stati recuperati all’alba dal Soccorso Alpino e Speleologico della Campania. Il gruppo, in difficoltà e impossibilitato a proseguire, ha lanciato l’allarme grazie all’app GeoResq, che ha permesso la geolocalizzazione precisa e l’attivazione immediata del Cnsas.

Due squadre di tecnici si sono mosse verso Campolaspierto, dove è stato allestito il campo base. Nel frattempo è stato richiesto il supporto dell’Aeronautica Militare, che ha inviato un HH139 decollato da Pratica di Mare. Il velivolo ha imbarcato un tecnico del Cnsas per un primo sorvolo, ma il forte vento ha reso impossibile un recupero diretto in parete.

La soluzione è stata portare in quota due squadre miste del Cnsas e del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, una in elicottero e una via terra. Anche questo secondo tentativo è stato sospeso a causa dell’ulteriore peggioramento del meteo, rendendo inevitabile attendere l’arrivo delle prime luci del giorno.

All’alba, una delle squadre è riuscita a raggiungere la vetta e a intercettare i tre alpinisti, che fortunatamente non presentavano problematiche sanitarie. Dopo averli messi in sicurezza, le operazioni di recupero si sono concluse con il rientro al campo base. L’intervento ha visto la presenza anche dei Vigili del fuoco e dei Carabinieri della stazione di Serino, coordinati in un’azione che ha impedito che una notte di paura si trasformasse in tragedia.

Piedimonte Matese, denuncia choc: uomo indagato per maltrattamenti e stalking in famiglia

A Piedimonte Matese la quiete domestica si è trasformata in un percorso di paura e resistenza che solo ieri, 16 novembre, ha trovato voce nella denuncia presentata da una donna del posto ai Carabinieri della Stazione locale. Il racconto, carico di tensione e segnato da emozioni trattenute per troppo tempo, ha portato al deferimento in stato di libertà di un uomo del luogo, accusato di maltrattamenti contro familiari o conviventi e atti persecutori, nell’ambito delle procedure previste dal Codice Rosso.

La donna, già impegnata in un difficile percorso di separazione, ha descritto un ambiente familiare diventato ostile, segnato da controlli ossessivi, intimidazioni e un clima costante di sopraffazione. Alcuni episodi, riferiti ai militari, si sarebbero consumati anche davanti ai due figli minori, aggravando un quadro già delicato. Nonostante la gravità delle tensioni vissute, fino a quel momento non aveva chiesto il supporto di centri antiviolenza, scegliendo invece di rivolgersi direttamente alle forze dell’ordine dopo l’ennesima situazione ritenuta ormai intollerabile.

L’uomo, già noto alle autorità, è ora sotto esame sia dell’autorità giudiziaria ordinaria sia della Procura per i Minorenni, immediatamente informate dai Carabinieri. In attesa delle decisioni che saranno adottate, è stata predisposta una vigilanza radiocollegata nei pressi dell’abitazione della donna, così da garantirle una protezione costante e visibile.

Maradona, l’ex moglie e le figlie in aula: “Diffamate da accuse infondate dell’ex manager”

A Roma, nell’aula del processo che vede imputato l’ex manager Stefano Ceci per diffamazione aggravata, si è consumato un nuovo capitolo della lunga e dolorosa vicenda che continua a orbitare attorno al nome di Diego Armando Maradona. L’ex moglie del campione, Claudia Villafañe, e le figlie Dalma e Giannina hanno raccontato al giudice il peso delle parole pronunciate da Ceci nell’intervista del 30 ottobre 2021, rilasciata nel pieno delle controversie sui diritti d’immagine del Pibe de Oro.

Secondo le tre donne, quelle frasi non sono solo inesatte, ma dannose, “terribili”, capaci di riaprire ferite che non hanno mai smesso di sanguinare. Villafañe, assistita dall’avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, ha spiegato come ogni affermazione che la riguardi venga immediatamente rilanciata in tutto il mondo, amplificando la sofferenza e gettando ombre sul ruolo della famiglia nella vita del campione. Ha respinto con decisione l’idea di aver sottratto cimeli appartenuti a Maradona, ricordando che, dopo la separazione, quegli oggetti rimasero nella sua abitazione e che un giudice argentino li riconobbe come propri.

L’intervista al centro del processo contiene parole pesanti: Ceci definì “parassiti” coloro che avrebbero sfruttato Maradona da vivo e che, secondo lui, avrebbero continuato a farlo dopo la morte. A ciò si aggiungeva il racconto di un Diego costretto a cambiare più volte casa “per poi andare a morire nella giungla”. Dichiarazioni che, a giudizio della famiglia, non trovano riscontro e che dipingono una realtà distorta degli ultimi anni del campione.

Dalma e Giannina, intervenute anche loro in aula, hanno spiegato come, subito dopo la morte del padre, scoprirono l’esistenza di un contratto tra Maradona e Ceci sui diritti d’immagine. L’ex manager sostenne di aver accantonato somme destinate agli eredi, somme che però – hanno dichiarato – non sono mai arrivate. Una mancanza che alimenta ancora oggi sospetti, tensioni e una guerra legale in continua evoluzione.

Abodi difende la Nazionale: “Speranza Mondiali viva, ma il calcio ha sacrificato il talento”

ROMA – La notte in cui l’Italia ha incassato un altro pesante schiaffo, stavolta dalla Norvegia, si è portata dietro il contrasto tra l’euforia per il trionfo di Jannik Sinner e l’ennesima caduta della Nazionale. Andrea Abodi, ministro per lo Sport e per i Giovani, ha provato a tenere insieme i due mondi, parlando di “sentimenti differenti”, ma senza risparmiare una lettura amara delle fragilità del calcio italiano.

A ‘Radio Anch’io Sport’, Abodi ha definito “più che dignitoso” il primo tempo degli azzurri a Milano, ricordando che la qualificazione ai Mondiali resta possibile e va alimentata con fiducia e lucidità. Ma la delusione, amplificata da un 4-1 incassato in casa e dalle aspettative di un Paese che canta ancora “Un amore così grande”, ha lasciato un segno profondo. “Quando si perde così – ha detto – è chiaro che ci si senta traditi”.

Il ministro ha confermato la volontà di organizzare uno stage a febbraio, convinto che un accordo si troverà: “È interesse comune portare l’Italia ai Mondiali, ma spesso siamo noi i primi a metterci i bastoni tra le ruote”. Da qui lo sguardo più ampio, quello verso un sistema che negli ultimi vent’anni, secondo Abodi, ha fatto scelte sbagliate.

“Nel calcio – ha affermato – è stato sacrificato il talento. Le altre discipline dimostrano che l’Italia produce ancora eccellenze, mentre il nostro sport più popolare fatica a valorizzare i giovani. In Serie A viene dato troppo poco spazio agli italiani, mentre altrove emergono ventenni come Nusa e Bobb, che con il pallone hanno un rapporto che noi fatichiamo a ricostruire”. Un problema strutturale, che per il ministro chiama un ripensamento del modello tecnico, oltre alla capacità di proteggere il presente senza rinunciare a progettare il futuro.

Camorra, latitante del clan Cesarano arrestato in provincia di Pisa

Pisa – È stato rintracciato e arrestato nel Pisano dai carabinieri Francesco Corbelli, 37 anni, originario di Castellammare di Stabia e residente da tempo a Santa Maria a Monte, in. provincia di Pisa.

L’uomo, ritenuto appartenente al clan camorristico Cesarano, è stato trasferito nel carcere di Pisa dove dovrà scontare una pena residua di 3 anni, 8 mesi e 6 giorni di reclusione.

Corbelli era destinatario di un ordine di carcerazione emesso dalla procura generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Napoli. La condanna riguarda gravi reati di criminalità organizzata: associazione di tipo mafioso con uso di armi, commessa tra il 2020 e il 2023 nei territori di Castellammare di Stabia e Pompei, e concorso in estorsione avvenuto nel luglio 2021 sempre a Castellammare di Stabia.

Secondo gli inquirenti, il 37enne faceva parte del gruppo del clan Cesarano che, in quegli anni, avrebbe imposto una serie di estorsioni a commercianti e imprenditori dell’area stabiese, sottoposti a richieste di denaro e pressioni finalizzate al controllo del territorio e delle attività economiche. Il clan, da tempo nel mirino della magistratura antimafia, è considerato uno dei gruppi storicamente radicati nell’area vesuviana.

Corbelli, che risultava residente a Santa Maria a Monte, è stato localizzato e bloccato dai carabinieri dopo specifiche attività di monitoraggio e controllo sul territorio.

L’uomo è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria e dovrà scontare in carcere la pena residua stabilita dal provvedimento esecutivo emesso a Napoli.

Conte rientra a Napoli e riapre il dialogo con la squadra a Castel Volturno

NAPOLI – Antonio Conte è tornato a Castel Volturno. Dopo la settimana trascorsa nella sua casa di Torino, concessa dal club come pausa di decompressione, il tecnico ha ripreso in mano l’allenamento odierno e ha immediatamente avviato un confronto con il gruppo.

Il Napoli non vince da tre partite e la sosta per le Nazionali diventa così l’occasione per ripartire senza rinvii, attraversando a muso duro i nodi che hanno frenato la squadra nelle ultime uscite. Al suo ritorno, Conte ha incontrato i giocatori rimasti a Castel Volturno e proseguirà il dialogo nei prossimi giorni, quando rientreranno anche i nazionali.

L’obiettivo è rimettere ordine, ricostruire certezze e dare una scossa prima della ripresa del campionato. Fonti interne non escludono che, una volta riunito l’intero gruppo, possa intervenire anche Aurelio De Laurentiis. Il presidente, nei giorni scorsi, ha confermato piena fiducia nel tecnico, blindandone la permanenza e ribadendo l’esigenza di un percorso condiviso per uscire dalla fase complicata.

Napoli, ruba bici elettrica in piazza Garibaldi: inseguito e arrestato

Napoli – Furto lampo e inseguimento nella serata di ieri a Napoli, con epilogo in via Poerio dove la Polizia di Stato ha bloccato un 26enne marocchino già noto alle forze dell’ordine. L’uomo è stato arrestato per furto aggravato e resistenza a Pubblico Ufficiale dopo aver rubato una bicicletta elettrica in piazza Garibaldi.

L’operazione è scattata quando gli agenti del Commissariato Vicaria-Mercato, impegnati nel servizio di controllo del territorio, hanno notato un ciclista sfrecciare contromano in via Poerio a velocità sostenuta. Il comportamento sospetto non è sfuggito ai poliziotti: alla vista della volante, il conducente ha accelerato bruscamente nel tentativo di seminare gli agenti.

Ne è nato un breve ma concitato inseguimento per le strade del quartiere. I poliziotti sono riusciti a raggiungerlo e, dopo una colluttazione, a immobilizzarlo. L’uomo ha opposto resistenza fisica prima di essere definitivamente bloccato.

Gli accertamenti immediati hanno permesso di ricostruire la dinamica del furto. Il 26enne aveva rubato la bicicletta elettrica pochi minuti prima in piazza Garibaldi, dopo aver forzato e danneggiato la catena di sicurezza che la proteggeva. Un’azione rapida che però non gli ha garantito l’impunità.

La bicicletta è stata immediatamente restituita al legittimo proprietario, mentre per il ladro sono scattate le manette. L’arresto rappresenta l’ennesimo intervento delle forze dell’ordine nella zona della stazione centrale, area particolarmente monitorata per contrastare i furti di biciclette e mezzi elettrici, sempre più diffusi nel capoluogo campano.

Blitz antidroga a Scampia: arrestato 31enne di Villaricca

Napoli  – Un’operazione lampo della Polizia di Stato ha smantellato un tentativo di spaccio nel cuore di Scampia, uno dei rioni più segnati dalla lotta alla criminalità organizzata. Nel primo pomeriggio di ieri, agenti della Squadra Mobile di Napoli e del Commissariato Scampia, impegnati in servizi di controllo mirati, hanno intercettato un’auto sospetta in via Labriola, trasformando una routine di pattugliamento in un inseguimento che ha portato all’arresto di un 31enne di Villaricca.

Tutto è iniziato quando i poliziotti, durante un giro di perlustrazione, hanno avvistato un veicolo con due occupanti che si dirigeva verso un parco condominiale. I due soggetti, visibilmente nervosi, sono entrati nel parco per poi uscirne di fretta, attirando l’attenzione degli agenti. Insospettiti dal loro comportamento elusivo – un classico segnale di attività illecite in un’area ad alta densità di spaccio – gli investigatori hanno deciso di intervenire immediatamente.

Poco distante, in via Galimberti, l’auto è stata bloccata. La perquisizione ha rivelato il bottino: una busta contenente 14 involucri di cocaina, per un peso totale di circa 110 grammi, pronti per essere immessi sul mercato nero. Il 31enne, identificato come il principale responsabile, è stato arrestato sul posto per detenzione illecita di sostanza stupefacente ai sensi dell’articolo 73 del DPR 309/1990. L’altro occupante dell’auto è stato invece identificato e rilasciato in attesa di ulteriori accertamenti.

Il sospettato è stato condotto presso il carcere di Poggioreale, in attesa del rito per direttissima previsto per oggi. Le indagini proseguono per verificare eventuali complici o canali di approvvigionamento più ampi.

Secondigliano, colpo al bar nella notte: arrestato 34enne

Napoli – Nella mattinata dell’8 novembre gli agenti della Polizia di Stato hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un 34enne napoletano, pluripregiudicato e con precedenti specifici, ritenuto gravemente indiziato del furto aggravato avvenuto a Secondigliano nelle scorse settimane.

Il provvedimento è stato emesso dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura partenopea, al termine di un’attività investigativa condotta dal Commissariato Secondigliano.

L’episodio contestato risale alla notte del 4 ottobre, quando, all’esterno di un bar lungo corso Secondigliano, il presunto autore avrebbe aperto la portiera dell’auto di un cliente impossessandosi di una borsa contenente una somma di denaro definita “ingente” dagli investigatori. Un’azione fulminea, ripresa però da alcune telecamere di sorveglianza della zona.

Proprio le immagini hanno fornito ai poliziotti i primi elementi utili per avviare un lavoro d’indagine sul territorio che, passo dopo passo, ha permesso di risalire all’identità del presunto responsabile. Raccolti gli indizi, la Procura ha chiesto e ottenuto la misura cautelare in carcere.

Le indagini non sono chiuse: la Polizia sta infatti proseguendo con accertamenti e verifiche per individuare eventuali complici che avrebbero aiutato il ladro.

 

Castel Volturno, minacce di morte al segretario PD: “Toglilo o te la facciamo pagare”

Castel Volturno – Un post sui social che denuncia un presunto abuso di minorenni per fini elettorali si trasforma in un incubo di minacce. È quanto sta vivendo Alessandro Buffardi, segretario del PD di Castelvolturno, che ha ricevuto “messaggi gravissimi” dopo aver alzato il velo su un episodio accaduto domenica durante l’inaugurazione di un centro sportivo dei padri comboniani.

Secondo quanto ricostruito, alcune studentesse della locale scuola alberghiera, impegnate nell’accoglienza all’evento pubblico, sarebbero state dirottate a distribuire volantini per Angela Cortese, assessora e candidata di Forza Italia alle Regionali in Campania.

La segnalazione era partita dal coordinatore provinciale del M5S a Caserta, Giuseppe Buompane, che aveva puntato il dito contro lo “scandaloso” uso politico di uno spazio educativo.Il sindaco Pasquale Marrandino, presente all’inaugurazione con altri membri dell’assemblea comunale, ha replicato seccamente: “Ho bloccato immediatamente il volantinaggio, durato solo pochi secondi.

I ragazzi erano sostenitori della candidata e hanno sbagliato: li ho ripresi sul momento”. Ma per il deputato PD Stefano Graziano, l’episodio è “un’ennesima strumentalizzazione indecente della destra, che trasforma un evento pubblico in campagna elettorale sfruttando giovani studenti ignari”.

Le minacce a Buffardi sarebbero arrivate proprio dopo la pubblicazione del post, con toni che il partito definisce “pesanti e intimidatori”, finalizzati a “zittirlo e costringerlo a cancellare tutto”. Graziano, esprimendo piena solidarietà al collega, non ha dubbi: “La destra non perde occasione per piegare spazi educativi a piazze elettorali. Le studentesse, probabilmente ingannate in buona fede, meritano scuse e protezione.

Ad Alessandro dico: continua senza paura, non ti lasceremo solo”.La Procura di Santa Maria Capua Vetere starebbe valutando di aprire un fascicolo sulle minacce, mentre il PD locale annuncia una denuncia formale. In un territorio già segnato da tensioni camorristiche e politiche, l’episodio riaccende i riflettori su come la campagna elettorale campana stia scivolando verso derive pericolose.

Maxi furto con “Spaccata al Magazzino Louis Vuitton di Roma

Roma – Nel buio della notte, il lusso romano subisce un colpo da maestro. Tre malviventi a volto coperto hanno sfondato con un’auto-ariete la vetrata di un magazzino Louis Vuitton in Via Mario dei Fiori, all’angolo con la mitica Via dei Condotti, zona blindata dal traffico di turisti e dalle luci dei negozi di alta moda.

L’assalto, avvenuto intorno all’1:30, non ha risparmiato danni: saracinesca divelta, allarme urlante e un bottino di borse, accessori e capi esclusivi stimato in centinaia di migliaia di euro.

La tecnica della “spaccata” è tornata a far parlare di sé in pieno centro storico, dove la sicurezza sembrava inattaccabile. I tre uomini, agendo con precisione chirurgica, hanno usato un’autovettura come ariete per creare un varco nel deposito, non nella boutique principale ma in un magazzino strategico per lo stoccaggio della merce di alta gamma.

Il piano suggerisce ore di pianificazione: l’impatto ha generato un boato che ha attivato l’allarme, ma i ladri hanno avuto il tempo di razziare e dileguarsi nel labirinto delle viuzze prima che le volanti della polizia arrivassero sul posto.

L’operazione è stata fulminea, durata appena pochi minuti in un’area satura di telecamere pubbliche e private. Secondo le prime ricostruzioni degli investigatori, i banditi hanno parcheggiato l’auto non lontano, l’hanno lanciata contro la struttura con violenza calcolata e sono entrati di corsa.

Una volta dentro, hanno svuotato scaffali di articoli di lusso – borse iconiche, portafogli in pelle pregiata e abbigliamento su misura – prima di sparire a piedi o su un mezzo secondario, svanendo nel traffico notturno del Tridente.

Gli agenti del Distretto Ponte Milvio e la Polizia Scientifica sono intervenuti tempestivamente per i rilievi: impronte, frammenti di vetro e tracce di pneumatici ora al vaglio. Il valore esatto del furto è in fase di quantificazione, ma fonti investigative parlano di un “colpo grosso” che potrebbe superare i 500mila euro, data la natura del deposito. Non si esclude un legame con bande organizzate specializzate in furti di lusso, forse con ricettatori già attivi sul mercato nero.

La zona di Via dei Condotti e Via Mario dei Fiori è un fortino di videosorveglianza, con occhi elettronici che coprono ogni angolo. Gli inquirenti contano su queste registrazioni per identificare i volti coperti – magari tramite movenze o dettagli del veicolo – e ricostruire la fuga. “È un episodio che mina la percezione di sicurezza nel cuore del lusso romano”, commenta un portavoce della questura, sottolineando l’impegno per stringere la morsa.

Intanto, Louis Vuitton valuta i danni e rafforza le misure di sicurezza, mentre la città si interroga su come proteggere i suoi tesori dal genio criminale. Le indagini proseguono senza sosta, con la promessa di un arresto imminente.

Napoli, dall’autopsia la verità sulla morte di Nunzia Cappitelli

Napoli -E’ stata programmata per mercoledì l’autopsia sul corpo di Nunzia Cappitelli, la 51enne trovata senza vita venerdì sera nella sua abitazione a Marianella.

Nel frattempo proseguono senza sosta le indagini della squadra mobiledi Napoli.Ma solo l’accertamento sul corpo potrà dare una spinta alle indagini. In quella circostanza si potrà capire qualocs di più sul decesso.

La donna presentava una ferita alla testa che ora gli inquirenti stanno cercando di ricondurre a una dinamica precisa: incidente domestico, malore improvviso o gesto violento?

La Squadra Mobile di Napoli, coordinata dal dirigente Giovanni Leuci, ha intensificato gli accertamenti nelle ultime ore. Il pm Antonella Serio della Procura partenopea ha aperto un fascicolo sul caso e disposto l’autopsia, l’unico esame in grado di chiarire con certezza l’origine della lesione mortale.

Due denunce per stalking nel passato della vittima

Un elemento inquietante emerge dalle indagini: Nunzia aveva presentato due denunce per stalking contro altrettanti uomini. Il primo è proprio il giovane che venerdì ha lanciato l’allarme dopo aver scoperto il corpo. Il secondo è una persona meno giovane che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe assunto comportamenti ossessivi nei confronti della donna.

Entrambi sono stati ascoltati dalla polizia insieme ad altri conoscenti ritenuti informati sui fatti. Proprio queste denunce mantengono aperta l’ipotesi del femminicidio, anche se al momento gli accertamenti della scientifica nell’appartamento e le prime analisi del medico legale sul cadavere non forniscono riscontri in questa direzione.

L’attività social sotto la lente degli inquirenti

Gli investigatori stanno passando al setaccio anche il profilo TikTok di Nunzia, dove la 51enne era particolarmente attiva. I contenuti pubblicati sulla piattaforma potrebbero rivelare dettagli utili sulla sua vita privata, le sue frequentazioni e eventuali situazioni di tensione nei giorni precedenti la morte.

Per ora la pista privilegiata resta quella della morte accidentale: un malore improvviso o una caduta potrebbero aver provocato la fatale ferita alla testa. Tuttavia, solo l’autopsia dirà se quella lesione è compatibile con un trauma da caduta o se invece sia stata causata da un colpo inferto con un oggetto contundente.

Napoli, furto sventato da Peppe Di Napoli: “Vergognatevi, siete rimasti indietro”

Napoli– Tentativo di furto, l’ennesimo, ai danni della celebre pescheria di Peppe Di Napoli. Questa volta, però, i malviventi hanno trovato pane per i loro denti. Un avanzatissimo sistema di sicurezza, installato di recente, ha ripreso ogni istante del tentato colpo, mettendo in fuga il ladro e consegnando preziose immagini alle forze dell’ordine.

L’episodio si è consumato nel cuore della notte, quando un individuo ha provato a forzare l’ingresso del locale, approfittando dell’oscurità e dell’assenza di passanti. Ciò che il ladro non poteva sapere, però, è che l’imprenditore e popolare tiktoker aveva da poco dotato la sua attività di un sistema di allarme di ultima generazione, con telecamere a circuito chiuso capaci di funzionare anche in assenza di corrente elettrica grazie a batterie autonome.

Lo sfogo social e l’appello

A dare la notizia è stato lo stesso Peppe Di Napoli con un video-denuncia pubblicato sui suoi canali social, dove è seguito da centinaia di migliaia di persone. Nelle immagini si vede chiaramente il malvivente all’opera, ignaro di essere ripreso.

“Siete rimasti un pochino indietro perché con le nuove tecnologie siamo all’avanguardia! Vergognatevi!”, ha scritto Di Napoli, mostrando con orgoglio l’efficacia del suo investimento.

Le registrazioni sono ora al vaglio degli investigatori per identificare il responsabile. L’episodio è diventato per il tiktoker anche l’occasione per lanciare un appello ai colleghi commercianti, spesso vittime di episodi simili: “Investite in sicurezza, è diventata indispensabile per difendere i nostri sacrifici”. Un monito che sottolinea la crescente necessità per le attività commerciali di proteggersi dalla microcriminalità.

La camorra e l’accordo del silenzio: politica, voti e affari del clan Russo nell’Agro Nolano

La maxioperazione della Direzione distrettuale Antimafia, che ha portato all’arresto di 44 persone, non ha solo scoperchiato reati ed episodi di intimidazione. Ha mostrato il funzionamento di una camorra che aveva imparato a parlare poco e a incidere molto, usando metodi più eleganti, quasi “manageriali”, senza rinunciare — quando serviva — alla forza del controllo psicologico.

Nelle 461 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Isabella Iaselli, su richiesta dei pm Henry John Woodcock e Vincenzo Toscano si racconto di come nei comuni di Nola, Ciccianoe Casamarciano si muoveva un sistema accurato, invisibile, calibrato.

Un sistema in cui il clan Russo di Nola, storico gruppo camorristico della zona, aveva costruito una rete di influenza capace di arrivare nei comuni, negli uffici tecnici, nelle campagne elettorali, fin dentro ai suggerimenti di compravendita dei terreni legati alla Curia.

Gli indagati sono 62 e tra essi ci sono anche esponenti di spicco del clan Licciardi della Masseria Cardone di Secondigliano, storicamente legati ai Russo-

 I voti che non si regalano mai

La storia parte da lontano, da un patto silenzioso che, secondo gli inquirenti, avrebbe condizionato le ultime tornate elettorali di Cicciano e Casamarciano. Un patto mai scritto e mai dichiarato. Ma sufficiente a decidere la formazione di una parte dei consigli comunali.

Come spiegato dal maggiore Andrea Coratza, comandante del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna:“Alcuni candidati che avevano accettato l’accordo economico col clan in cambio di voti… sono stati eletti”.

La logica era semplice: gli aspiranti consiglieri — anche di diversi schieramenti — avrebbero accettato l’appoggio elettorale dei Russo.

Nessun incontro diretto con i vertici. Nessuna foto. Nessuna stretta di mano rischiosa.
Tutto passava attraverso intermediari fidati, uomini di territorio, persone “di mezzo” che sapevano come calibrare promesse e richieste.

Un’intercettazione raccolta dagli investigatori descrive bene il clima: “Quelli là devono ricordare chi gli ha fatto prendere i voti… poi quando serve una mano ce la devono dare, senza storie”.

Non necessariamente favori illegali. A volte bastava un accesso facilitato, una pratica che “scorreva” un po’ più veloce, una disponibilità a non ostacolare certi progetti.

Il risultato?

A Cicciano, alcuni di quei candidati risultarono eletti nella maggioranza.

A Casamarciano, altri entrarono all’opposizione.

Il clan non aveva colore politico. Aveva interessi.

Il potere della parola sussurrata

Il vero volto del controllo emerge nella storia dell’ingegnere, dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Nola. Una donna abituata a decifrare carte, permessi edilizi, vincoli urbanistici. Una professionista che, un giorno, si ritrova davanti un ex consigliere comunale, oggi ai domiciliari, che secondo l’accusa parlava per conto del clan.

L’uomo non urlava. Non minacciava. Non mostrava armi. Eppure le sue parole pesavano come un macigno.”Stai attenta a quello che fai…” La frase è finita agli atti dell’indagine.
Le era stata rivolta per “consigliarle” — così disse lui — di gestire in modo più morbido alcune pratiche edilizie che, guarda caso, risultavano di interesse dei Russo.

L’ingegnere ebbe il coraggio di denunciare. L’unica denuncia arrivata in tutta l’inchiesta. Il maggiore Coratza lo ha detto chiaramente: “In un territorio apparentemente tranquillo nessun imprenditore ha denunciato estorsioni… Il clan si stava ripulendo, alzando il livello con attività più raffinate”. La minaccia non era più la pallottola. Era la frase detta con un mezzo sorriso.

La nuova camorra: laureata, elegante, invisibile

Il clan Russo non è solo storia di violenza. È, soprattutto oggi, storia di trasformazione.Una parte dell’organizzazione — quella più anziana — resta legata alle logiche tradizionali: controllo del territorio, estorsioni classiche, presenza fisica.

Ma una nuova parte, guidata dal giovane laureato in ingegneria, Mihele Russo, 44 anni detto “Michelino”, figlio di Russo Salvatore Andrea, condannato all’ergastolo insieme con l’altro storico fondatore del clan, Russo Pasquale, padre di Russo Antonio cl. 79, stava cambiando paradigma. Non più richieste esplicite di denaro. Non più minacce dirette agli imprenditori.

Il nuovo metodo era più sottile: l’ingegnere veniva assunto da uno studio professionale, entrava nelle relazioni commerciali, imponeva consulenze, progetti, intermediazioni.

Come racconta una conversazione captata dagli inquirenti: «Se passa lui nei lavori, tutti stanno più tranquilli… sanno chi è». Non c’era bisogno di spiegare altro.
Il cognome faceva da biglietto da visita.

Gli imprenditori accettavano. Non perché intimiditi, almeno non apertamente, ma perché in un territorio così valeva la regola non scritta: meglio avere il clan dalla propria parte che contro.

 La Curia e il terreno “indirizzato”

L’inchiesta tocca perfino il mondo ecclesiastico, attraverso un episodio significativo.
Un dipendente legato alla Curia di Nola, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe consigliato la vendita di un terreno a una società gradita al clan, orientando la trattativa.

Un episodio che non configura una complicità diretta della Curia, ma che mostra come la rete dei Russo fosse capace di posare la sua mano anche in luoghi insospettabili.

Come ha dichiarato il maggiore Coratza:“Anche la Curia, indirettamente, ha fatto le spese dei metodi del clan.”Un altro tassello di un potere silenzioso, sotterraneo, ma capace di arrivare ovunque.

Le parole dei comandi dell’Arma

Il generale Biagio Storniolo, comandante provinciale dei Carabinieri di Napoli, sintetizza così l’intero impianto investigativo:

“È una camorra che controlla tutte le attività sul territorio. Che si infiltra nell’imprenditoria, nel tessuto economico, nel ramo immobiliare, nelle compravendite, nel gioco d’azzardo. Una camorra che cresce.”

Il tenente colonnello Paolo Leoncini, comandante del Gruppo di Castello di Cisterna, aggiunge un dettaglio importante:“Abbiamo visto una camorra evoluta, capace di operare con metodi raffinati. Le indagini hanno richiesto tecnologie informatiche avanzate.”

Gli investigatori hanno infatti messo insieme intercettazioni, monitoraggi digitali, incroci di dati sui movimenti economici, analisi di telefonate e incontri. Una fotografia moderna di una mafia moderna.

Un territorio che tace: la forza dell’auto-censura

La domanda finale è forse la più amara:Perché nessuno denunciava?Gli inquirenti lo spiegano in modo lucido: Il clan non chiedeva più il pizzo plateale. Non metteva bombe. Non menava le mani.Offriva “soluzioni”, “intermediazioni”, “aiuti”.

E così si creava un equilibrio perverso: gli imprenditori accettavano, i professionisti evitavano rotture, gli amministratori cercavano “collaborazioni utili”, tutti pensavano di non star facendo nulla di grave.

Ma era proprio quel silenzio ad alimentare il potere.Nell’Agro nolano della camorra moderna nessuno si considerava vittima. Ed è così che si diventa complici senza accorgersene.

Oggi, dopo le 44 misure cautelari, la rete dei Russo ha subito un colpo durissimo.
Ma le indagini raccontano una realtà che non scompare con gli arresti.

La camorra che non spara, che non urla, che non si impone con la violenza ma con la convenienza, è molto più difficile da sradicare.Il vero campo di battaglia, ora, è la capacità delle istituzioni e dei cittadini di non tornare al silenzio.

Perché l’Agro nolano, sotto la sua calma apparente, ha dimostrato una cosa: a volte il pericolo più grande non è il clan che minaccia, ma quello che sussurra.

Elenco Indagati (Misure Diverse dagli Arresti Domiciliari)

ABBATIELLO Paolo, nato a Napoli il 08.05.1966

ALLA Endri, nato a Tirana (Albania) il 22.09.1999

ALFIERI Andrea, nato a San Gennaro V.no (Na) il 04.02.1970

AMBROSINO Antonio, nato a Vico Equense (Na) il 27.10.1967

AMMIRATI Mario, nato a Nola (Na) il 12.11.1990

BARBARINO Aniello, nato a Roccarainola (Na) il 08.01.1969

BARBARINO Sabato, nato a Napoli il 12.06.1990

BIANCARDI Pasqualino, Nola (Na) il 15.07.1973

BIONDI Antonietta, nata a Pomigliano d’Arco (NA) il 04.04.1991

BOLOGNINO Giovanni, San Paolo Bel Sito (Na) il 02.02.1977

BUONOCORE Salvatore, nato a Napoli il 16.06.1980

CARANDENTE SICCO Francesco, nato a Napoli il 18.03.1988

CARELLA Luigi, nato a Napoli il 30.07.1972

CARELLA Francesco Pio, nato a Napoli il 03.01.2002

CAVA Salvatore, nato a Nola il 23.05.1984

CAVEZZA Domenico, nato a Nola (Na) il 09.10.1991

COPPOLA Gennaro, nato a S. Giuseppe V.no (Na) il 29.09.1988

COSTANZO Pasquale, nato a Napoli il 10.07.1992

COSTANZO Salvatore, nato a Napoli il 03.08.1975

DI TELLA Giuseppe, nato a Capua (CE) il 12.02.1971

DE CAPUA Sebastiano, nato a Camposano (Na) il 25.05.1957

DE LUCIA Giacomo, nato ad Ottaviano (Na) il 08.03.1974

D’ELIA Sabato, nato a Napoli il 05.11.1991

DELLA Pietra Leonardo, nato a San Paolo Bel Sito (Na) il 22.04.1988

DE MARIA Giovanni, nato a Napoli 18.03.1993

ESPOSITO Felice, nato a Nola (Na) il 21.10.1984

GALLUCCI Antonio, nato a Nola (Na) il 10.03.1957

GALLUCCI Leonardo, nato a Nola (Na) il 19.01.1986

LICCIARDI Antonio, nato a Napoli il 10/02/1995

LICCIARDI Gennaro, nate a Napoli il 11.03.1990

LOMBARDI Rosina, nata a Nola (Na) il 26.06.1984

MAIELLO Mario, nato a Castellammare di Stabia (Na) il 11.12.1984

MATURO Francesco, nato a San Giuseppe V.no (Na) il 22.05.1970

MAZZOLA Giovanni, nato ad Atripalda (AV) il 22.08.1987

MOCCIA Antonio, nato a Cercola (Na) il 20.01.1983

NAPPI Gennaro, nato a San Giuseppe V.no (Na) il 21.11.196

PARISI Giuseppe, nato a Napoli il 22.07.1970

PEZONE ALESSIO, nato a Napoli il 28.03.2000

ROMANO Giovanni, nato a Napoli il 23.06.1976

RUSSO Antonio, nato a San Gennaro V.no (Na) il 01.01.1979

RUSSO Michele, nato ad Avellino il 24.05.1981

RUSSO Paolino Felice, nato a S. Paolo Bel Sito (Na) il 25.04.1980

SAPIO Salvatore, nato a Napoli il 17.12.1978

SCALA Attilio, nato a San Paolo Bel Sito (Na) il 19.10.1979

SICONDOLFI Carmine, nato a Nola (Na) il 13.03.1973

SILVANO Domenico, nato a Pomigliano D’Arco (Na) il 09.08.1975

STEFANILE Giuseppe, nato a Napoli il 07.12.1964

TUFANO Francesco, nato a S. Giuseppe V.no (Na) il 07.01.1985

VAIANO Paolino, nato a S. Gennaro V.no (Na) il 10.11.1985

ZOPPINO Fabio, nato a Napoli il 03.03.1980

ZOPPINO Ferdinando, nato a Napoli il 01.09.1978

Arresti Domiciliari

BERNARDO Antonio, nato a Maddaloni (Ce) il 22.12.1972

CACCAVALE Giuseppe, nato a Cicciano (Na) il 29.02.1956

CAMERLINGO Salvatore, nato a Napoli il 26.09.1975

FICO Santo, nato a Cercola (NA) il 18.08.75

FURINO Umberto, nato a Nola (NA) il 14.11.1969

IOVINO Michele, nato ad Avellino il 04.06.1974

LANZARA Giovanni, nato a Nola (Na) il 23.10.1957

MANZI Andrea, nato a Casamarciano (NA) il 17.08.1960

MASCOLO Carlo, nato Cicciano (Na) il 20.12.1955

NAPOLITANO Antonio, nato ad Avellino il 19.01.1982

NAPOLITANO Daniele, nato ad Avellino il 30.09.1983

 

Napoli, infermiera schiaffeggiata al Triage dell’ospedale San Paolo

Napoli – Ennesimo, grave episodio di violenza si è consumato nelle corsie del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Paolo di Fuorigrotta. Un’infermiera impegnata nelle delicate attività di triage è stata schiaffeggiata al volto da una paziente, un atto che si materializza nel “solito scenario frutto di un corto circuito tra intolleranza e violenza,” come denunciato dagli operatori.

Il brutale episodio è avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri. Come racconta Manuel Ruggiero, medico del 118 e curatore della pagina Facebook Nessuno Tocchi Ippocrate, l’infermiera è stata colpita “intorno alle 19:30” da “una donna sulla quarantina, presumibilmente tossicodipendente, che avrebbe dichiarato di essere in crisi di astinenza.”

L’aggressione è stata descritta come “senza alcun apparente motivo” mentre l’operatrice sanitaria stava assistendo un’altra paziente. La vittima ha immediatamente allertato le forze dell’ordine e, dopo il referto, le sono stati assegnati tre giorni di prognosi.

Il gesto, compiuto presumibilmente in un contesto di disagio e dipendenza, riaccende il dibattito sulla natura di questi atti. Lo psicologo e psicoterapeuta Giuseppe Errico, presidente dell’Istituto di Psicologia e Ricerche Socio-Sanitarie, invita a non derubricare frettolosamente questi casi all’ambito psichiatrico.

“Molti di questi casi vengono erroneamente rubricati all’ambito psichiatrico solo perché messe in atto da soggetti con problemi comportamentali o uso e abuso di sostanze stupefacenti,” spiega Errico.

“L’elemento chiave di cui tenere conto è il disturbo antisociale della personalità che non è necessariamente correlato ad un’alterazione di tipo psichiatrico. Le tendenze alla violenza sono piuttosto il frutto di comportamenti delinquenziali che vanno inquadrati a 360 gradi tenendo ovviamente conto del retaggio di provenienza e della sua storia personale.”

L’aggressione al San Paolo non è un caso isolato, ma una triste tappa di una scia di violenza che affligge il personale sanitario. Quella di ieri è l’aggressione n. 46 del 2025 su un totale di 60 episodi contati tra le ASL Napoli 1 e Napoli 2 dall’inizio dell’anno.

C’è, tuttavia, un timido segnale di miglioramento rispetto al 2024, un calo attribuito soprattutto alla recente istituzione di drappelli di polizia attivati nei principali pronto soccorso di Napoli, incluso il San Paolo, per iniziativa del Ministero degli Interni. Nonostante le misure di sicurezza, il dramma quotidiano degli operatori sanitari resta un’emergenza costante che richiede risposte più incisive.

Ambulanza intrappolata nel “mercato della monnezza”: Napoli ostaggio dei mercatini abusivi

A Napoli il fenomeno dei cosiddetti “mercatini della monnezza” continua a crescere senza freni, trasformando strade e marciapiedi in vere e proprie aree di vendita abusiva. Nonostante gli interventi delle Forze dell’Ordine, il commercio irregolare resta un’emergenza quotidiana, soprattutto nel centro storico, dove ordine pubblico e sicurezza passano spesso in secondo piano.

L’episodio più grave si è verificato in Via Pasquale Stanislao Mancini, nel cuore del quartiere Maddalena: un’ambulanza del 118 dell’ASL Napoli 1 Centro è rimasta bloccata nel traffico generato dal mercatino abusivo, tra folla accalcata, merce sparsa sull’asfalto e veicoli non autorizzati.

“Non possiamo camminare sui marciapiedi, né parcheggiare per rientrare a casa. Anche dopo diverse segnalazioni, nessuno è intervenuto”, ha raccontato un residente esasperato.

Via Rosaroll e Via Mancini: due strade simbolo di un fenomeno dilagante

Le proteste arrivano anche da Via Rosaroll, dove ogni fine settimana i marciapiedi vengono occupati da banchi improvvisati e oggetti recuperati dai rifiuti. Una situazione che degrada quotidianamente un’area vicina a Porta Capuana, una delle principali porte d’accesso turistiche della città.

Il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, rilancia l’allarme parlando di un problema che “si sta trasformando in un’emergenza sociale”.

“L’immagine dell’ambulanza intrappolata nel caos del mercatino di Via Mancini è la prova di come l’illegalità diffusa stia calpestando ogni regola, fino a impedire interventi di soccorso vitali”, denuncia Borrelli. “Questi mercatini crescono come funghi: da Via Rosaroll a Via Mancini, fino ad altre zone sensibili della città. Non possiamo più ignorare un fenomeno che mina la sicurezza e la vivibilità dei residenti.”

Il parlamentare aggiunge di essersi recato personalmente sul posto per chiedere l’intervento della Polizia Locale: “L’intervento, quando c’è, spesso funziona. Ma senza controlli costanti il problema si riforma nel giro di poche ore.”

“Servono misure strutturali e un presidio fisso”. Per Borrelli non bastano più operazioni sporadiche:“Occorrono controlli continui, dissuasori, telecamere e soprattutto un presidio fisso nelle aree più colpite. La salute e la sicurezza dei cittadini non possono essere ostacolate dall’illegalità.”

Il caso dell’ambulanza bloccata diventa così il simbolo di una città che chiede interventi concreti e duraturi, affinché le strade tornino ad essere vivibili e, soprattutto, sicure.

Allerta Gialla in Campania, attesi nubifragi per 24 ore: rischio frane e allagamenti

Napoli– Una perturbazione intensa si prepara a colpire la Campania. La Protezione Civile regionale ha dichiarato lo stato di allerta meteo di livello Giallo, valido da mezzanotte di oggi, lunedì 17 novembre, e per le successive 24 ore, fino alle 23:59 di domani, martedì 18 novembre.

Il maltempo, che secondo le valutazioni del Centro Funzionale potrebbe assumere i caratteri del rovescio o del temporale, minaccia di scaricare precipitazioni anche molto intense su vaste porzioni del territorio. L’allerta, di criticità idrogeologica, riguarda quasi tutta la regione, ad eccezione di Alta Irpina, Sannio e Tanagro.

I rischi per il territorio
Le conseguenze al suolo, come segnalato in una nota della Protezione Civile, potrebbero essere significative. Lo scenario prevede:

Possibili allagamenti in aree urbane e non.
Un repentino innalzamento dei livelli dei corsi d’acqua.
Scorrimento di acqua lungo le strade, con pericolo per la viabilità.
Frane e caduta massi dai versanti più instabili.
Le misure di emergenza

Alla luce della previsione, la Protezione Civile ha diramato una circolare a tutti i Comuni coinvolti, ordinando l’attivazione immediata dei COC (Centri Operativi Comunali). Le amministrazioni sono chiamate a mettere in campo “tutte le misure strutturali e non strutturali” per prevenire e mitigare i fenomeni, in linea con i piani di emergenza locali. Particolare attenzione dovrà essere riservata al monitoraggio del verde pubblico – per prevenire la caduta di alberi o rami – e all’ascolto costante degli aggiornamenti dalla Sala Operativa Regionale.

Con un’allerta di questa portata, la macchina dei soccorsi e della prevenzione è già in moto, mentre i cittadini sono invitati alla massima prudenza per l’intera giornata di martedì.

Napoli, morto il giovane calciatore Umberto Catanzaro ferito il 15 settembre ai Quartieri Spagnoli

Napoli – È morto nella notte, nel reparto di rianimazione dell’ospedale Pellegrini, il giovane Umberto Catanzaro, nato a Napoli il 9 ottobre 2002. Il ragazzo, che giocava a calcio a livello dilettantistico, era rimasto gravemente ferito in un agguato a colpi d’arma da fuoco lo scorso 15 settembre nei Quartieri Spagnoli.

Questa mattina i carabinieri della Compagnia Napoli Centro sono intervenuti al pronto soccorso del Pellegrini per constatare il decesso del 22enne, che da quel giorno non si era mai ripreso dalle lesioni riportate.

La salma è stata posta sotto sequestro su disposizione dell’autorità giudiziaria, in attesa dell’autopsia che dovrà accertare con precisione le cause della morte e collegarle alle ferite d’arma da fuoco subite durante l’agguato.

Secondo quanto emerso dalle indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e dalla Procura per i minorenni, il vero obiettivo dei killer non era Catanzaro. Il giovane si sarebbe trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, trasformandosi in una vittima innocente di una regolazione di conti nato all’ijterno della cosca del boss Salvatore Percich che voleva punire il fidanzato della figlia, reo di aver diffuso dei filmati hor della ragazza.

Le attività investigative dei carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia Napoli Centro hanno portato già il 19 ottobre all’esecuzione di quattro fermi di indiziato di delitto e di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dalla DDA e dalla Procura minorile, nei confronti di cinque persone ritenute coinvolte nell’agguato. Tra gli arrestati figura appunto anche il boss Percich, considerato il mandante e3d esecutore, insieme ai suoi complici.

Gli inquirenti contestano agli indagati, a vario titolo, i reati di tentato omicidio poi aggravato dal decesso della vittima, detenzione e porto illegale di arma da sparo, nonché l’aggravante mafiosa. Con la morte di Umberto Catanzaro, il quadro accusatorio, già definito grave al momento dei fermi,  ora si aggrava ulteriormente per tutti.

 

Camorra, il patto tra i Russo e i Licciardi che fa tremare Napoli: 44 arresti

Una vasta operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha scosso le fondamenta della criminalità organizzata campana, portando all’esecuzione di 44 ordinanze di custodia cautelare (34 in carcere e 10 ai domiciliari).

L’indagine, condotta dai Carabinieri del Gruppo di Castello di Cisterna e del Comando Provinciale di Napoli, ha svelato una pericolosa e rinnovata alleanza tra lo storico clan Russo di Nola e i Licciardi, una delle colonne portanti della potente Alleanza di Secondigliano. Al centro del patto, la gestione capillare delle scommesse illegali e un’inquietante infiltrazione nel tessuto politico locale.

Politica nel mirino: voti in cambio di favori

Le ramificazioni dell’inchiesta si estendono fino a toccare il mondo della politica. Tra gli arrestati figura infatti un candidato alle elezioni amministrative di Monteforte Irpino (Avellino), accusato di gestire un centro scommesse per conto del clan.

Ma non è tutto: le indagini hanno fatto luce su presunti accordi siglati tra esponenti della maggioranza a Cicciano e dell’opposizione a Casamarciano con il clan Russo, finalizzati a procacciare voti in cambio di favori. L’accusa, pesantissima, è quella di scambio elettorale politico-mafioso.

Un’alleanza “Allarmante”: le parole di Gratteri

A definire “allarmante” il quadro emerso è stato il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri. “Questa indagine è importante e difficile”, ha dichiarato in conferenza stampa, “perché dimostra come, dopo anni, il clan Russo sia nuovamente collegato ai Licciardi. Si apre uno scenario nuovo nelle dinamiche e nel livello qualitativo delle mafie”.

Secondo Gratteri, questa alleanza smentisce l’idea di una camorra frammentata e disorganizzata. “All’improvviso vediamo i Licciardi che si rivolgono ai Russo, e questo è un dato tanto importante quanto preoccupante, che ci riporta alla memoria le guerre che hanno insanguinato la provincia di Napoli con centinaia di morti l’anno”.

Il racket delle scommesse

Il motore economico della nuova alleanza era la gestione dell’esercizio abusivo di giochi e scommesse online, un business estremamente redditizio. Le accuse contestate a vario titolo agli indagati sono gravissime: si va dall’associazione di tipo mafioso all’estorsione e tentata estorsione, aggravate dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare l’attività dei clan Russo e Licciardi.

Il lavoro investigativo è stato coordinato, oltre che da Gratteri, dal procuratore aggiunto Sergio Ferrigno e dal sostituto Henry John Woodcock, e ha visto l’impegno sul campo degli uomini del colonnello Paolo Leoncini, del maggiore Andrea Coratza e del generale Biagio Storniolo.

 

La nuova emergenza riciclaggio: in Campania boom di criptovalute. Stravolto il mercato della criminalità

Napoli  – La lotta alla criminalità finanziaria in Italia segna un punto di non ritorno, e il cuore di questa rivoluzione è la Campania. I “panni sporchi” della Camorra e della criminalità organizzata hanno dismesso i borsoni pieni di contante per abbracciare l’anonimato e la velocità delle criptovalute, trasformando la regione nel nuovo epicentro del riciclaggio digitale.

Il quadro emerge in modo drammatico dall’ultimo “Quaderno dell’antiriciclaggio” pubblicato dalla UIF (Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia), che analizza il primo semestre del 2025. I dati svelano un trend che è molto più di un campanello d’allarme: è il segnale che il crimine ha superato la vigilanza tradizionale.

Cripto contro contante: il sorpasso epocale

Per decenni, il contante è stato il re incontrastato del riciclaggio. Oggi, quel primato è stato frantumato.

Le operazioni sospette (SOS) legate alle cripto-attività hanno quasi raddoppiato nel primo semestre 2025, toccando una cifra impressionante: oltre 3,4 miliardi di euro di valore segnalato.

Il dato più sconvolgente, che indica il cambio di strategia del crimine, è il confronto con le forme tradizionali:

Criptovalute: Rappresentano il 7,0% del totale delle Segnalazioni di Operazioni Sospette (SOS).

Contante: Ccrolla al 3,4% del totale.

Il riciclaggio si è spostato irrevocabilmente dagli sportelli fisici alle blockchain e ai wallet digitali, offrendo pseudo-anonimato e velocità transfrontaliera istantanea, strumenti perfetti per chi opera fuori dalla legalità.

 La Campania è la “zona rossa” del rischio

Se a livello nazionale l’allarme è alto, sul fronte territoriale la situazione è esplosiva in Campania.

La regione emerge con forza come l’area con l’incremento più significativo di attività sospette. Le operazioni richieste o eseguite sul territorio sono passate da 7.146 a 10.439 SOS, registrando un balzo del 15,6%. A livello provinciale, Napoli si posiziona tra le città italiane a più elevata densità di rischio, confermando la concentrazione della criminalità finanziaria in aree ad alta presenza di organizzazioni criminali.

Il boom delle cripto, unito al quasi raddoppio delle segnalazioni connesse all’estero, evidenzia che la criminalità campana sta sfruttando la dimensione transnazionale e digitale per nascondere i propri profitti.

La sfida del futuro: non più banche, ma blockchain

La crescita generale delle segnalazioni, che sono aumentate del 15,6% in un anno, è trainata in parte da Banche e Poste, ma l’incremento più dirompente proviene dai prestatori di servizi per le cripto-attività (CASP). Le loro segnalazioni sono passate da 1.353 a 2.675 in un solo semestre, un aumento netto del 97,7%.

Il sistema sta reagendo, ma con lentezza. Mentre notai e banche sono rapidi nell’inoltrare le segnalazioni (11 e 24 giorni in media), gli operatori cripto hanno un tempo mediano di 78 giorni. Una latenza che, nel mondo velocissimo delle criptovalute, può permettere ai fondi illeciti di sparire nel nulla digitale.

La battaglia contro il riciclaggio si gioca ora su un campo di gioco completamente nuovo: non più solo arginare il contante, ma governare un ecosistema digitale complesso e senza confini. L’efficacia futura dipenderà dalla capacità di investigatori e operatori di adeguarsi alla velocità dell’innovazione tecnologica che la criminalità, in Campania e altrove, ha già saputo sfruttare a proprio vantaggio.

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