Una madre di quattro figli sparisce facendo perdere le sue tracce. Si tratta di una donna di quarantacinque anni della provincia di Salerno che durante il matrimonio, ha intrattenuto diverse relazioni extraconiugali e che non si è mai interessata dei propri figli di cui tre molto piccoli. Inoltre, la donna, scappata con un altro uomo, ha continuato ad incassare gli assegni assistenziali erogati dal’Inps per il mantenimento della prole.
“È sparita facendo perdere le proprie tracce, durante il matrimonio ha intessuto costantemente relazioni extraconiugali e non si è mai interessata dei propri bambini”: sono proprio le motivazioni con cui i giudici del tribunale per i minori di Salerno (presidente relatore Pasquale Andria, a latere Giancarlo D’Avino e Daniela Grimaldi) le hanno revocato la potestà genitoriale.
Il provvedimento dei giudici accoglie, quindi, il ricorso avanzato dal padre dei ragazzini che aveva chiesto l’affido esclusivo della prole anche in considerazione del fatto che, da quando la moglie è andata via, i bimbi vivono con lui che, senza un lavoro, si arrangia come può per provvedere al loro mantenimento.
Ma la donna è anche sotto processo preso il Tribunale di Salerno per appropriazione indebita e abbandono di minori.
Secondo le accuse infatti la donna avrebbe continuato a prelevare mensilmente gli assegni erogati dall’Inps per il mantenimento dei figli tenendo per sé l’intera somma e non corrispondendo nemmeno un centesimo ai ragazzi
Sparisce con l’amante ma continua a incassare l’assegno di mantenimento dei figli: processo alla mamma
Riccanza 2, la nuova stagione della serie tv sui giovani ricchi italiani
Arriva da oggi, su Mtv e in esclusiva sul canale 133 di Sky, #Riccanza 2, la nuova e inedita stagione del docu-reality sui giovani ricchi italiani.
Martedì 28 novembre, alle 22.50, e sarà disponibile anche su Sky On Demand, Sky Go e Now Tv. In questa nuova edizione, ad alcuni dei volti più amati della prima stagione dello show, si aggiungeranno tre “nuovi ricchi” pronti a condividere la loro lussuosa quotidianità tra auto costose, feste esclusive e viaggi nelle mete turistiche più mondane. Ritroveremo quindi Elettra, Tommaso, Farid e Anna che ci mostreranno cosa è cambiato dopo la prima stagione di #Riccanza e come prosegue la loro vita all’insegna del lusso.
Inoltre, conosceremo Jessica, Matteo e Alex, le new entry di #Riccanza 2, che porteranno una ventata di novità: con Jessica, nipote dell’ultimo imperatore di Etiopia, e Matteo, giovane italo americano di base a Roma, il mondo di #Riccanza, infatti, si allargherà anche alla Capitale; inoltre, con Alex, imprenditore di successo nel mondo del luxury jewels, scopriremo il mondo dei diamanti.
Benevento: De Zerbi non s’arrende ancora
Casertana: è tempo di volti nuovi
Volti nuovi in rossoblù. Questo pomeriggio primo allenamento con la maglia della Casertana per Massimo Sammartino. Il terzino sinistro, cresciuto dalle giovanili della Roma, è stato svincolato quest’estate dalla società capitolina dopo due stagioni di prestito alla Pistoiese e non aveva ancora trovato squadra. Nello Martone ha pensato a lui per tamponare, nell’immediato, la carenza di difensori di sinistra acuita dall’infortunio occorso a Iacopo Galli. Le condizioni del ginocchio del calciatore ex Crotone sono meno gravi del previsto, sabato è arrivato allo stadio con il tutore e senza stampelle e, camminando, mostrava di aver conservato una buona mobilità del ginocchio. Però difficilmente Galli tornerà a disposizione prima della lunga sosta invernale e il tecnico D’Angelo, in sala stampa dopo la gara contro il Rende, ha ammesso per la prima volte che in fase difensiva Ferrara non offre sufficienti garanzie, pur rimanendo un buon tornante per la mediana. Per la verità si era intuito visto che l’esterno ex primavera dell’Inter è stato quasi sempre impiegato da quinto di centrocampo e che dopo l’infortunio di Galli la squadra è tornata a schierarsi con il 3-5-2, come del resto faceva nel periodo in cui è mancato il terzino destro designato D’Anna. Ecco il perché dell’arrivo di Sammartino. Il 22enne terzino verrà valutato dallo staff tecnico in questi giorni, poi la società deciderà se ingaggiarlo o meno. Dopo l’ingaggio di Gragnaniello (che proverà a colmare il vuoto lasciato dal deludente Benassi) quello di Sammartino sarebbe il secondo movimento in entrata di una Casertana ormai consapevole di dover intervenire sul mercato per riparare agli errori commessi in estate. Sul taccuino del consulente Martone ci sono appuntati tre ruoli in particolare: un terzino sinistro (indipendentemente dall’ingaggio di Sammartino) un centrocampista di qualità in grado di coprire più ruoli e un centravanti di peso. Soprattutto su quest’ultimo ruolo la Casertana vuole andare sul sicuro puntando su un calciatore subito pronto a fare la differenza. Sul taccuino di Martone era finito Grandolfo del Bassano ma la pista è tramontata perché nel weekend il possente attaccante ha riportato la rottura del legamento crociato. Via un nome avanti con il prossimo perché di certo alla Casertana sanno di aver bisogno di un attaccante che segni, aiuti la squadra a salire e apra spazi nelle difese avversarie per facilitare gli inserimenti di Alfageme che negli spazi è mortifero. Nelle prossime ore Martone potrebbe mettere a disposizione di D’Angelo Antonio Meola, 27enne esterno destro di difesa, nelle ultime due stagioni a Matera.
Salernitana: parte l’operazione riscatto
La Salernitana ha dato il via, ieri, all’operazione riscatto. Ritrovarsi per la ripresa degli allenamenti (assente Mantovani per l’impegno con la nazionale di B, oggi di scena a Pordenone con la Russia) dopo una sconfitta è stata una sensazione insolita per i granata, che, prima di cadere al Tombolato di Cittadella, avevano messo insieme dodici risultati utili di fila. Dalla sconfitta di Carpi era partita una striscia positiva che ha portato in dote venti punti e ora Bollini si augura che la ripartenza della sua squadra sia proficua e immediata così come quella seguita al primo passo falso stagionale. Per questo il tecnico di Poggio Rusco ha evitato di concedere troppe attenuanti ai suoi, ponendo l’attenzione non tanto sulle assenze cui, ormai, ha fatto il callo quanto su ciò che non ha funzionato. Squadra poco aggressiva e troppo rinunciataria, un altro gol sugli sviluppi di palla inattiva incassato, senza dimenticare che anche sulla rete di Litteri c’è stata più di qualche omissione difensiva. E ancora: là davanti si è costruito poco perché gli attaccanti non sono riusciti quasi mai a tenere palla favorendo gli inserimenti dei compagni. Una giornata storta, ma anche una sconfitta che può diventare salutare perché a Cittadella, al di là delle assenze e di un po’ di stanchezza, la Salernitana non è stata quella delle precedenti partite. Può capitare, certo, ma l’importante è voltare subito pagina perché la classifica è corta e non consente troppe pause. A Brescia, sabato prossimo, bisognerà avere un atteggiamento più deciso per tornare a far punti e muovere la classifica. Più attenta in difesa, più incisiva in avanti: la Salernitana dovrà compiere un ulteriore salto di qualità visto che da troppo tempo non mantiene la sua porta inviolata mentre nelle ultime due partite i suoi attaccanti non hanno lasciato il segno. Se a Cesena, prima del definitivo pareggio di Ricci, erano stati Rodriguez e Bocalon a tenere a galla la squadra, nelle ultime due gare gli attaccanti sono rimasti all’asciutto. Contro la Cremonese è andato in gol Ricci, mentre a Cittadella è stato Pucino a realizzare il gol del momentaneo pareggio. Un centrocampista e un difensore sono finiti sul tabellino dei marcatori e se ciò, da un lato, è positivo perché rivela una pluralità di soluzioni realizzative, dall’altro, però, non può celare le difficoltà delle punte che hanno tirato poco verso la porta. Forse, questo è stato dovuto a un calo dei rifornimenti perché il centrocampo non ha impostato con la consueta lucidità e qualità e l’assenza di Sprocati non ha garantito quell’apporto in termini di imprevedibilità negli ultimi trenta metri che in altre occasioni era risultato decisivo.
Avellino: ripartire con stimoli giusti
Ripartire e, possibilmente, farlo in fretta. Il calo dell’Avellino di Walter Novellino sta prendendo una brutta piega che rischia di compromettere quanto di buono fatto ad inizio stagione. I lupi non riescono più a mordere. Dati alla mano, la vittoria manca da ben cinque gare, nelle quali l’Avellino ha ottenuto il magro bottino di tre punti, frutto di tre pareggi e due sconfitte. Contro il Carpi urge invertire la rotta, lo sa bene il presidente Walter Taccone, che per l’occasione ha deciso di dimezzare i prezzi dei biglietti, ne è altrettanto consapevole Walter Novellino che, ieri pomeriggio, prima della seduta pomeridiana, ha cercato di farlo capire anche ai suoi ragazzi attraverso il consueto discorso della ripresa. Nella seduta di ieri, i calciatori scesi in campo, hanno sostenuto un leggero lavoro defaticante, mentre il resto della squadra si è sottoposto ad una serie di esercitazioni. Uno contro uno, due contro due, partitella ad un tocco. Il tutto per cercare di non commettere più l’errore che ha portato al secondo gol del Palermo. Innanzitutto perché bisogna far circolare palla velocemente e non tergiversare come invece ha fatto Moretti, poi essere maggiormente determinati nelle chiusure. Oltre alle assenze dei cosiddetti lungodegenti, Pecorini, Rizzato, Gavazzi, Morosini e Lasik, ieri pomeriggio non hanno preso parte alla seduta di ripresa Angelo D’Angelo e Fabrizio Paghera, entrambi in permesso. La novità certa che riguarderà la gara contro il Carpi, sarà il rientro di Francesco Di Tacchio dalla squalifica. Senza l’ex centrocampista del Pisa, la mediana biancoverde è apparsa poco strutturata in confronto a quella del Palermo. Il suo impiego, quasi sicuramente al posto di Paghera, ridarà quindi quello scudo, davanti alla difesa, che contro la formazione siciliana è mancato. Ma quella del centrocampista pugliese potrebbe non essere l’unica novità. Sono continuamente in ballottaggio, infatti, i due portieri.
Uccise e bruciò la sua amante: i figli della vittima inchiodano l’assassino
Chi uccise Maria Ricco, originaria di Santa Teca di Montecorvino, trovata carbonizzata nella sua automobile parcheggiata in una zona fuori mano di Pontecagnano Faiano,la conosceva bene. Sapeva le sue abitudini e sapeva come muoversi anche nella sua casa. E’ quanto è emerso dal processo che si sta celebrando davanti al Tribunale di Salerno e che vede come imputato il suo amante Sergio Avigliano, imputato con l’accusa di omicidio e distruzione di cadavere.
Il corpo di Maria Ricco, 53 anni fu trovato nel luglio del 2012 fu trovato nella sua Hyundai I10, rinvenuta carbonizzata nella campagna sotto l’abitato di Faiano dove pare che la bracciante di Santa Tecla si incontrasse di solito con il 50enne. Nell’abitacolo c’erano una bombola di gpl vuota e le cornici in cui la donna conservava le foto dei due figli. Si pensò dal principio a un suicidio ma l’ipotesi fu subito accantonata e la presenza della bombola (non esplosa) fu considerata una messinscena dell’assassino. La vettura con all’interno il corpo senza vita della 53enne sarebbe stata bruciata pochi giorni dopo l’omicidio, per far sparire le tracce.
La carcassa del veicolo fu notata da un olivicoltore in fondo a un viottolo di campagna in località Cavaliere, al confine tra Pontecagnano e Montecorvino Pugliano. Era in una strada percorsa solo dai proprietari dei fondi e delimitata da una sbarra chiusa con il catenaccio, un tracciato sterrato e cieco che finisce sull’argine del torrente Acqua Fetente. nel corso dell’udienza sono stati sciolti anche i dubbi su una possibile responsabilità del marito che all’epoca dei fatti era fuori per lavoro e a dimostrarlo, oltre il racconto dei figli, ci sono anche alcune bolle di accompagnamento da lui stesse prodotte.
Nell’auto di Maria Ricco fu ritrovato un unico mazzo di chiavi: quello di casa della figlia. Avrebbe dovuto avere, invece, anche quelle di casa sua. L’assassino, dunque, staccò uno dei due mazzi ben sapendo quale fosse quello di casa della vittima per usarle, forse, e poi farle sparire. E sempre da casa della vittima sarebbe sparito, esattamente dal cortile, che non era chiuso a chiave, una bombola di gas vecchia e arrugginita, forse quella trovata nell’auto della donna. Ma non solo. Il letto di Maria era stato rifatto in maniera diversa dal solito: il copriletto sarebbe stato ripiegato sotto al materasso senza lenzuolo e al contrario.
Questi e altri dettagli sono emersi nel corso delle testimonianze in aula dei figli e del marito di Maria Ricco, interrogati dal pm Roberto Penna. Il figlio di Maria, ha ricostruito le ultime ore di vita della madre. Assieme al padre hanno spiegato ai giudici della terza sezione penale quanto era accaduto nei giorni precedenti, quando il marito della Ricco scoprì la sua relazione con Avigliano. Hanno detto che lui improvvisamente era sparito, che loro andarono anche a casa sua e lui si fece negare, che la moglie disse che era scocciato per problemi legati al lavoro.
Camorra, maxi blitz a Ponticelli: 23 arresti nel clan De Micco
Dalle prime ore dell’alba, la Squadra Mobile di Napoli con la collaborazione del Commissariato P.S. di Ponticelli sta eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le indagini preliminari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di 23 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, omicidio, estorsione, detenzione e porto illegale di armi, ricettazione e incendio, con l’aggravante prevista dall’art.7 L.203/91.
Le indagini, coordinate dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno consentito di ricostruire l’ascesa del clan De Micco, un tempo costola del clan Cuccaro, che, a decorrere dalla fine del 2012, si è imposto nel quartiere dei Ponticelli quale organizzazione criminale autonoma, dotata di tutte le caratteristiche di un associazione di stampo camorristico, quale la struttura gerarchica, il controllo del territorio, la gestione delle piazze di spaccio e le attività estorsive.
Le indagini hanno consentito di ricostruire il contesto criminale in cui è maturato l’omicidio di SOLLA Salvatore e il tentato omicidio di ARDU Giovanni, avvenuti il 23 dicembre 2016, individuando i mandanti e gli autori materiali.
L’agguato si colloca, come documentato dalle attività investigative, nell’ambito di un contrasto tra il clan De Micco e SOLLA Salvatore, ex affiliato al clan Sarno ,che era intenzionato a gestire autonomamente un apiazza di spaccio nel quartiere di Ponticelli, disconoscendo di fatto l’egemonia di predetto clan.
Nel corso dell’articolata attività investigativa sono state sequestrate alcune armi e diverso munizionamento tra cui due pistole mitragliatrici, 1 fucile a canne mozzate calibro 12, 1 pistola calibro 9.
Mafia, corruzione negli appalti dei rifiuti: arrestati boss, imprenditori e anche un giornalista nel Catanese
Imprenditori, funzionari amministrativi e elementi di vertice dei clan “Cappello” e “Laudani” di Catania, e perfino un giornalista locale coinvolti nella illecita gestione della raccolta dei rifiuti, nei comuni di Trecastagni, Misterbianco e Aci Catena, con diramazioni nella Sicilia Orientale. Sono questi i destinatari di una ordinanza di custodia cautelare decisa dal tribunale di Catania su richiesta della Direzione Investigativa Antimafia del capoluogo etneo.
Gli uomini della Dia stanno sequestrando le società per un valore complessivo di 30 milioni di euro. Ulteriori dettagli dell’operazione saranno forniti nel corso della conferenza stampa che si terrà, alle ore 10.30, nella sala conferenze della Procura della Repubblica di Catania, alla presenza del Procuratore Carmelo Zuccaro e del Direttore della D.I.A. Gen. Governale.
Napoli, agguato fallito a Forcella: la vittima si rifugia in un portone
Agguato mancato a Forcella l’altro pomeriggio. E’ accaduto in vicoletto San Giorgio ai Mannesi, a pochi passi da via Vicaria Vecchia. Tre killer armati di pistola hanno fatto fuoco a ripetizione contro la vittima designata. Ma l’uomo è riuscito a schivare i proiettili infilandosi in un portone chiudendolo.
A quel punto i tre sicari hanno preferito darsi alla fuga. la polizia arrivata sul posto avvertita dagli abitanti della zona attraverso una telefonata anonima ha recuperato sul posto ben dieci bossoli calibro 9×19. La vittima mancata, un incensurato che abita nella zona e che non ha alcun contatto con la criminalità organizzata, è stata ascoltata a lungo in Questura. Ha riferito di non conoscere ne le persone che hanno tentato di ucciderlo ne il motivo.
Gli investigatori non escludono un scambio di persona. Ma il volume di fuoco elevato non lascia spazio a dubbi. L’uomo è scampato di certo a un agguato mortale. Gli inquirenti stanno scavando nei suoi contatti e anche nel suo passato. Hanno ascoltato anche alcuni familiari. Nei prossimi giorni saranno riascoltati così come le persone che lo conoscono. Si stanno battendo tutte le piste. Non si esclude ne quella personale ne quella che la vittima mancata abbia potuto vedere qualcosa che non dovere e quindi un testimone scomodo da eliminare. Forcella negli ultimi mesi è diventata di nuovo teatro di stese e mancati agguati da parte di esponenti del clan Mazzarella che stanno cercando di imporsi nella zona. N
on a caso pochi giorni prima del mancato agguato dell’altro pomeriggio due colpi di pistola erano stati esplosi tra via Vicaria Vecchia e vico dei Zuroli, nei pressi dell’abitazione di alcuni pregiudicati riconducibili ai Giuliano. Vicoletto San Giorgio ai Mannesi dista appena una ventina di metri.
Camorra, duplice omicidio della faida del rione Sanità: 20 anni ai due killer
Venti anni di carcere per Nicola Torino e Nicola Di Febbraro, i due ex ras del rione Sanità erano accusati di essere i killer di Ciro Daniele e Ciro Scarallo, uccisi l’1 dicembre del 2006. La condanna è arrivata al termine di un processo che si è celebrato con il rito abbreviato. Per Torino e Di Febbraro è caduta l’aggravante della premeditazione e per questo sono riusciti ad evitare l’ergastolo. La pubblica accusa aveva chiesto infatti il massimo della pena.
Il mandante fu Salvatore Torino, il vecchio boss pentito da anni. Mentre a sparare contro i due affiliati al clan Misso sarebbero stati il figlio Nicola e Nicola Di Febbraro con l’aiuto di Nicola Sequino, accusato soltanto di aver fornito loro la pistola utilizzata per l’agguato. Un contributo importante all’inchiesta è stato dato proprio dal boss pentito, soprannominato “Totoriello” e “Totore o’ gassusaro”, che ha puntato l’indice contro se stesso e i complici.
Le vittime erano contigue ai nemici di camorra, ma non furono scelte in base a un criterio preciso: in sostanza, i due Ciro furono i primi che i killer si trovarono a portata di pistola nella spasmodica ricerca di vendetta.
Il movente dell’agguato, costato la vita a Ciro Daniele e a Ciro Scarallo era lo stesso della faida scoppiata due giorni prima con l’omicidio di Antonio Colucci, vicino ai Torino: i contrasti sulla spartizione dei proventi dal traffico di droga e dalle estorsioni. Ciro Scarallo e Ciro Daniele furono sorpresi dai sicari mentre viaggiavano su uno scooter in via Sanità.
Serie D: il ritorno del dottor Vitter
Pasquale Vitter, dottore nella vita normale e mister nei ritagli di tempo, torna ad allenare. Dopo Sarno, ecco una nuova chance in Serie D. Va alla Frattese, prende il posto di Peviani, che a sua volta aveva preso il posto di Chiaiese.
Verso Napoli-Juve: ecco Dybala e Hasmik ma anche Mertens
Lega Serie A: Vegas verso la presidenza
Figc: Carraro fa finalmente largo ai giovani…
Il giallo: la scomparsa di La Rosa, ex calciatore
L’ultima volta che lo hanno visto era il 14 novembre, ha detto che avrebbe incontrato un amico in zona Quarto Oggiaro, nella periferia nord di Milano. ma era tranquillo. Dalla voce e dall’espressione non c’era nulla che potesse far trasparire paura o tensione. Da quel giorno pero’ nessuno ha piu’ notizie di Andrea La Rosa, ex calciatore di 35 anni sparito nel nulla da Brugherio (Monza e Brianza) e ora al centro delle indagini dei carabinieri del nucleo investigativo dei carabinieri. Ufficialmente si lavora per la scomparsa ma dopo due settimane le speranze di ritrovarlo vivo sono sempre piu’ esili e si fa strada l’ipotesi dell’omicidio. Gli investigatori mantengono strettissimo riserbo, continuano a ripetere che “tutte le piste sono aperte” ma non possono nascondere che hanno elementi importanti da analizzare. La famiglia osserva tutto con attenzione e grande dignita’, chi si e’ azzardato a fare condoglianze premature e’ stato allontanato in malo modo. La Rosa e’ descritto da tutti come “un bravo ragazzo, una persona con una vita specchiata e sempre nelle regole, dentro e fuori dal campo”, eppure alcuni conoscenti si lanciano in congetture che gettano un’ombra sulle sue attivita’ e arrivano a parlare di una questione di soldi da risolvere. I dettagli, per ora, sono gossip di quartiere che i carabinieri si tengono ben lontani dal confermare o smentire. La posizione sul caso La Rosa e’ “silenzio”. Il 35enne ha un passato nel mondo delle vendite e del marketing, ha anche lavorato per Publitalia80, attivita’ proseguita in parallelo alla grande passione per il calcio. Nel 2006 ha trascorso alcuni mesi in Svezia per seguire uno stage per il Milan, successivamente ha continuato con alcune squadre in serie C. Appesi gli scarpini ha indossato la giacca da dirigente e anche in quel caso ha ottenuto dei buoni risultati. E’ stato direttore sportivo della Cinisellese e del Desio, al momento della scomparsa ricopriva lo stesso incarico per il Brugherio 1968, una societa’ della Brianza che gioca in Eccellenza. L’ultimo incontro pubblico e’ avvenuto proprio nella sede della squadra per la presentazione del nuovo allenatore Marco El Sheikh. Poi e’ stato silenzio. Il cellulare e’ spento da giorni, l’auto che guidava e’ sparita nel nulla, non risultano prelievi bancomat o transazioni, tantomeno passaggi alle frontiere. La Rosa e’ stato risucchiato in un buco nero e il timore di tanti e’ che non torni piu’ indietro.
Le imbattute: il record di Napoli e Inter
Money Gate: il Catanzaro rischia la retrocessione
Koulibaly: “Vogliamo vincere”
Benevento: al peggio non c’è fine
Il Benevento perde per 1-0 contro l’Atalanta la sua 14esima gara di fila in serie A nel posticipo di stasera. Un successo, quello degli orobici maturato solo nel finale di gara. I tre punti mancavano in Serie A dal 25 ottobre scorso e la vittoria ha permesso di agganciare il Torino a quota 19 punti, al decimo posto in classifica. Bella in coppa, un po’ meno quest’anno in campionato, la squadra di Gasperini stasera si e’ rituffata in clima italiano dopo la scorpacciata di gol in casa dell’Everton (5-1) e proprio la brillante prova in terra inglese ha spinto il tecnico di Grugliasco a confermare nove undicesimi delle formazione scesa in campo dal primo minuto in Europa League. Un Benevento volenteroso, invece, ha cercato invano i suoi primi punti e anche stasera allo Stadio Atleti Azzurri d’Italia ha confermato soprattutto in fase difensiva quanto di buono aveva mostrato nelle precedenti prove piu’ recenti contro Juventus e Sassuolo, ma e’ mancato ancora una volta in zona gol anche se per poco non sono stati proprio i giallorossi di Roberto De Zerbi a sbloccare la sfida con la piu’ grossa occasione del primo tempo, al 40′, quando Armenteros, con un grande stacco su cross dalla destra di Venuti, ha scaldato le mani di Berisha. Prima e dopo e’ stata l’Atalanta a condurre le danze e a provarci con una serie di giocate pericolose: l’azione migliore e’ stata il tiro-cross di Gomez non agganciato dal danese Cornelius probabilmente in posizione irregolare.



