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Sapri, confessa l’anziano che ha ucciso la moglie: “E’ partito un colpo mentre pulivo la pistola”

Sapri. Confessa l’anziano che ha ucciso la moglie Antonietta Ciancio. Gabriele Milito, 75 anni, rintracciato in una località campestre in provincia di Potenza ha raccontato ai carabinieri della Compagnia di Sapri e al magistrato che l’uccisione è stata accidentale ed è avvenuta ieri pomeriggio, mentre era intento a maneggiare una pistola per pulirla. Il ritrovamento del corpo della donna, 69 anni, è avvenuto oggi pomeriggio a seguito di una segnalazione al 112 della nipote della donna che non riusciva a mettersi in contatto con la zia. I militari della compagnia di Sapri hanno trovato la donna nella sua camera da letto. Nel frattempo hanno avviato le ricerche del marito, 75enne, che era scomparso. L’uomo è stato rintracciato a Rivello in provincia di Potenza.
Interrogato dal magistrato e dai carabinieri, l’anziano ha ammesso di essere l’autore dell’omicidio, riferendo agli inquirenti che, nella giornata di ieri, mente era intento a maneggiare una pistola regolarmente detenuta, sarebbe partito accidentalmente un colpo, che avrebbe attinto mortalmente la moglie alla nuca. Milito, ragioniere in pensione, sarebbe apparso in stato di shock, fornendo spiegazioni confuse sull’accaduto e sui motivi della sua fuga. La coppia, che ha due figli, era molto nota e stimata a Sapri: i due anziani coniugi venivano visti spesso passeggiare insieme sul lungomare, e i conoscenti li descrivono come persone legate e tranquille. Il piccolo centro costiero ai confini tra Campania e Basilicata reagisce con incredulità e dolore alla notizia. Nelle menti di tutti torna il dolore per un’altra morte di una donna avvenuta alcuni anni fa nella vicina Vibonati: il 30 novembre 2014 Pierangela Gareffa fu uccisa dal marito con una coltellata. Nel luglio scorso è stata inaugurata una panchina rossa in sua memoria.
Dopo l’interrogatorio, l’uomo è stato sottoposto a fermo del pubblico ministero per omicidio volontario e trasferito nel carcere di Potenza. Sul posto sono presenti i Carabinieri della Sezione Investigazioni Scientifiche del Comando Provinciale di Salerno che stanno eseguendo il sopralluogo sulla scena del crimine, i cui esiti, unitamente a quelli dell’autopsia che sarà eseguita nei prossimi giorni, dovranno chiarire la dinamica del delitto. Le indagini sono coordinate dalla Procura della Repubblica di Lagonegro e dal pm Vittorio Russo. Antonietta Ciancio, insegnante in pensione, potrebbe essere morta già da alcuni giorni e non ieri come ha sostenuto il marito. Il suo corpo, infatti era in avanzato stato di decomposizione. Non è escluso che la morte possa risalire a sabato.

 

Juventus: Higuain, il killer del campionato

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La metafora utilizzata calza a pennello con il suo gol, decisivo per la corsa scudetto. La rete del 2-3 all’Inter di Gonzalo Higuain e’ stata “una mazzata al campionato. Era fondamentale battere i nerazzurri, negli ultimi minuti sapevamo che quelli erano istanti fondamentali per noi e per lo scudetto”. Gol arrivato in extremis dopo la grande paura, ma proprio per questo indicatore, secondo il ‘Pipita’, della forza morale dei bianconeri: “Piu’ che la forza fisica, contano l’amore proprio, la voglia di vincere e di essere un gruppo”. Ancora una volta una rete decisiva di Higuain, autore del gol partita all’andata con il Napoli, la vittoria della consapevolezza, oltre che della rete che ha dato il via alla rimonta di Wembley contro il Tottenham. Istinto e la capacita’ di farsi trovare al posto giusto per sfruttare tutto il suo talento in zona gol: “La sentivo – e’ l’ammissione del centravanti argentino -, quando sei davvero convinto di te stesso, quello che immagini poi si puo’ realizzare”. Per i bianconeri arriva l’ultimo sforzo, le tre partite di campionato fondamentali per mettere in cassaforte il settimo scudetto e la finale di Coppa Italia contro il Milan. “Mancano quattro partite affinche’ questa sia una grande stagione: le vogliamo vincere tutte, ed e’ proprio l’unione fra noi l’ingrediente che ci puo’ permettere di raggiungere i nostri obiettivi. Non tutte le partite sono uguali, queste hanno un peso differente dalle prime uscite del campionato”. Il primo ostacolo in ordine di tempo e’ in programma sabato all’Allianz Stadium, contro un Bologna che al campionato non ha piu’ nulla da chiedere: “Anche contro il Bologna i tifosi ci saranno vicini e sapranno farci sentire tutto il loro appoggio, trasformando lo Stadio in una bolgia”. Un supporto fondamentale, visto che in difesa manchera’ ancora l’infortunato Chiellini, a centrocampo la squalifica di Pjanic togliera’ fosforo e in attacco Mandzukic e’ ancora in forte dubbio dopo il fallo di Vecino costatogli 10 punti di sutura.

Riciclavano i soldi del clan a Montecatini, condannati due albergatori

Montecatini Terme. Riciclavano in Toscana i soldi del clan Formicola di San Giovanni a Teduccio: condanna bis per due albergatori  campani. Francesco Rastelli e la moglie Laura Abagnale, sono stati condannati rispettivamente a 4 anni e 3 mesi di reclusione e a 2 anni e 10 mesi dalla corte di appello di Firenze, in un processo che li vedeva imputati con le accuse di aver riciclato e impiegato denaro proveniente dal clan camorristico Formicola attraverso l’attività di tre alberghi da loro gestiti a Montecatini Terme. Nei loro confronti è stato disposto anche il sequestro di beni per 936mila euro. I due erano stati arrestati nel settembre del 2007 nell’ambito delle indagini condotte dal gico della guardia di finanza di Firenze e coordinate dalla Dda fiorentina, che poi hanno portato al processo di primo grado davanti al tribunale di Pistoia, conclusosi nel 2015 con un’assoluzione con la formula ‘perche’ il fatto non sussiste’. I giudici di primo grado accolsero la tesi della difesa, secondo la quale Rastelli e la moglie non avrebbero riciclato il denaro dei Formicola, ma sarebbero stati a loro volta vittime di usura da parte del clan camorristico. Nei giorni scorsi la condanna, inflitta dalla seconda sezione penale della corte di appello del capoluogo toscano. Per l’accusa la coppia avrebbe riciclato in Toscana denaro sporco riconducibile al clan Formicola, usando in particolare le società di tre alberghi di Montecatini (Le Fonti, I Medici e Hotel Granduca), per ripulire proventi di usura, spaccio di droga e altro. In base agli accertamenti condotti dalla gdf, tra il 2003 e il 2005 la coppia di imprenditori, avrebbe riciclato circa 90mila euro e reimpiegato denaro di provenienza illecita per 250mila euro. In particolare, gli imprenditori avrebbero riciclato il denaro attraverso il cambio con denaro contante degli assegni ricevuti dal clan.

Appropriazione indebita: chiuse le indagini sugli ex vertici della Cisl Campania

Appropriazione indebita. Con questa accusa il pm Giuseppe Cimmarotta ha chiuso le indagini e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per Lina Lucci e Salvatore Denza, rispettivamente ex segretario della Cisl Campania e funzionario amministrativo dell’organizzazione sindacale. In particolare, a Lucci e’ contestata l’utilizzo indebito di 206mila euro del sindacato, una cui parte fu utilizzata per l’affitto di un appartamento e una parte per pagare incarichi presso Fondi interprofessionali e spese varie in un negozio del centro di Napoli. Denza, invece, e’ indagato per una appropriazione ma di 172mila euro per incarichi svolti presso Fondi ed altri soggetti rientranti nelle attivita’ e nelle funzioni di sindacato. “Oggi finalmente ho contezza, nel dettaglio, delle accuse che mi vengono mosse a mio avviso pretestuose e destituite di ogni fondamento, oltre che profondamente ingiuste. Conto di riuscire a chiarire le mie ragioni gia’ di fronte al pubblico ministero” dice Lina Lucci, ex segretario generale della Cisl campana, in una dichiarazione. “Prendo atto che gia’ in questa fase sono notevolmente ridimensionati gli addebiti a mio carico – aggiunge – laddove gli accertamenti svolti autonomamente dal pm hanno evidenziato importanti responsabilita’ di altri per importi, questi si’, molto rilevanti. La Procura ha anche effettuato indagini patrimoniali e da queste sono emersi dati che qualcuno dovra’ pur giustificare”. “Io – lo ribadisco ancora una volta – non ho mai preso un euro senza autorizzazione dei vertici dell’organizzazione e non ho mai sottratto alcunche’. La verita’ piano piano sta emergendo. E’ solo questione di tempo” conclude Lina Lucci.

Napoli, stesa all’Arenella: colpito un 46enne

Ancora una sparatoria a Napoli. Questa volta i colpi di pistola hanno ferito un uomo, Giuseppe Stefanelli, 46 anni. Un proiettile lo ha colpito alla gamba mentre era davanti a un garage in salita Arenella, nella zona collinare di Napoli. Sono in corso indagini da parte dei carabinieri per cercare di ricostruire con precisione la dinamica e il movente. Da quanto si apprende, il raid aveva proprio come obiettivo l’uomo che ha pero’ escluso con gli investigatori di aver ricevuto minacce o di aver problemi con qualcuno della zona. I carabinieri stanno indagando nella vita privata dell’uomo e stanno verificando anche le sue frequentazioni. I militari stanno anche passando al setaccio le immagini delle telecamere in zona per verificare se vi siano frame utili alle indagini e a risalire all’identità di chi ha fatto fuoco.

Giallo a Sapri, trovato cadavere di un’anziana: fermato il marito

Il cadavere di una donna di 69 anni, insegnante in pensione, e’ stato trovato in una abitazione  al corso Garibaldi  nel centro di Sapri. Nell’ambito delle indagini i carabinieri hanno rintracciato e fermato il marito della donna a Lagonegro. L’uomo e’ attualmente interrogato dai militari e dal pm di turno. L’insegnante e’ morta per un colpo di pistola alla testa. Il decesso risalirebbe a qualche giorno fa: a dare l’allarme sono stati i familiari dell’anziana, che non avevano piu’ sue notizie. Da un primo esame emerge che la vittima ha una ferita da colpo d’arma da fuoco alla testa. Non si esclude che il delitto risalga a qualche giorno fa. I carabinieri di Sapri hanno gia’ fermato e arrestato il marito della donna, rintracciato nei pressi di Lagonegro. I carabinieri, coordinati dal procuratore della Repubblica di Lagonegro, Vittorio Russo, lo stanno interrogando in caserma e ci sono forti sospetti che sia stato lui l’autore del delitto. L’allarme e’ scattato intorno alle 16, dopo una segnalazione ai carabinieri che a quel punto, insieme ai vigili del fuoco, hanno fatto irruzione nella casa, ritrovando il cadavere della donna. Sul posto e’ intervenuto quindi il medico legale per un esame esterno del cadavere, mentre nelle prossime ore verra’ eseguito l’esame autoptico. Anche per stabilire la data esatta del decesso. 

Napoli, la favola di Giulia: studentessa down laureata con 110 e lode

Si e’ laureata a marzo in scienze politiche con 110 e lode: la vicenda di Giulia Sauro, 33enne napoletana affetta da sindrome di down, finisce sotto i riflettori della cronaca dopo gli incontri che la neolaureata ha avuto nei giorni scorsi con il sindaco Luigi de Magistris e oggi con il presidente della Regione Vincenzo De Luca. Il governatore la definisce “un esempio di intelligenza, forza di volonta’ e coraggio”, mentre il sindaco sottolinea che quello di Giulia e’ “il terzo caso in Italia di persona down ad ottenere il titolo accademico”. Giulia ha conseguito la laurea all’Universita’ Orientale di Napoli, con una tesi sulla Rivoluzione Francese, relatore lo storico Luigi Mascilli Migliorini. A sostenerla nel suo percorso e’ stato lo Sportello orientamento disabili dell’Orientale: attraverso il progetto “Tutorato alla pari” ha ottenuto tra l’altro una borsa di studio. “Un risultato straordinario”, lo definisce il sindaco. “Giulia e’ una ragazza straordinaria, e’ stato bellissimo incontrarla insieme ai suoi genitori”, scrive De Luca su Facebook. Dopo essersi diplomata, Giulia intendeva a tutti i costi conseguire la laurea. Un percorso non facile, iniziato dieci anni fa con l’iscrizione allo Sportello orientamento disabili ma fondamentali sono stati anche il sostegno della famiglia e la determinazione della stessa ragazza. Poi la scelta di iniziare un corso di laurea triennale sugli studi europei, e gli esami superati trascorrendo lunghe giornate sui libri, con l’incoraggiamento costante dei docenti, dei compagni di universita’ e dei genitori che non hanno mai smesso di credere nel suo sogno. “Sono emozionato. Per Giulia e’ stato un bellissimo traguardo che ha raggiunto grazie alla sua determinazione” spiega Achille Sauro, il papa’ di Giulia. Un percorso di studi universitario, quello compiuto da Giulia, che la sua famiglia “ha seguito con attenzione” ma che – precisa il papa’ – e’ stato possibile “anche grazie alla grande disponibilita’ dell’ateneo” e all’apposito sportello per gli studenti che hanno una diversa abilita’. Lo sportello, come riferisce il delegato Giuseppe D’Alessandro, docente di Storia della filosofia, ha lavorato per dare una risposta a circa 120 studenti con una diversa abilita’. Ora Giulia sta leggendo con attenzione le notizie sulla rete che riguardano il conseguimento del titolo accademico. “La nostra speranza e’ quella che possa trovare un’occupazione – conclude il padre – non per una questione economica ma per dare un senso all’impegno che Giulia ha profuso in questi anni”.

Napoli, ladro di auto di Scampia ricercato: bloccato dalla polizia a Castel Volturno

Nel primo pomeriggio odierno gli uomini del Commissariato Scampia hanno arrestato, in Castel Volturno, località Pineta Mare, nei pressi di via Delle Camelie, RUFFO Michele, 42enne napoletano, latitante, pregiudicato per reati contro il patrimonio e la persona, destinatario di provvedimento di carcerazione emesso dall’Ufficio di Sorveglianza di Napoli, destinatario della pena di anni tre e mesi sei di reclusione.Nel pomeriggio del 28 Febbraio gli agenti del Commissariato Scampia, insieme agli agenti del Commissariato Secondigliano, erano giunti in via Emilio Scaglione, al fine di eseguire decreto di sospensione della misura alternativa della detenzione domiciliare, emesso dal Tribunale di Sorveglianza di Napoli in data 27.02.2018, con ripristino della custodia carceraria, nei confronti del 42enne, ivi residente e domiciliato.

Nel corso delle operazioni finalizzate alla traduzione, il RUFFO, costantemente sorvegliato dagli agenti, improvvisamente aveva colpito con un pugno un agente, lanciandosi da una finestra ubicata nella camera da letto dell’abitazione, sita al primo piano dello stabile, riuscendo, di conseguenza, a sottrarsi alla cattura.Analogamente nel corso delle ininterrotte ricerche attivate per la cattura, il Ruffo ha provocato, nel corso della latitanza, lesioni guaribili in giorni 7 ad un altro poliziotto, che lo aveva intercettato, in data 5 Aprile, libero dal servizio, in Cardito, alla via Giacomo Matteotti, non riuscendo però a bloccarlo dopo aver ingaggiato con lo stesso una colluttazione.La cattura odierna costituisce il risultato di attività di una complessa attività di indagine, che ha consentito ai poliziotto di intercettare il latitante in località Pinera Mare, dove l’uomo si nascondeva in una villetta sita in via Delle Camelie.RUFFO Michele, esperto nei furti di autovetture in vari quartieri napoletani, nascondeva varie centraline elettroniche per l’asportazione di auto munite di sistemi di allarme codificati, nonché attrezzi finalizzati allo scasso. Il tutto è stato debitamente sequestrato.

Perde la vita nel carcere di Poggioreale un detenuto di 44 anni

Un detenuto di 44 anni è morto questo pomeriggio nel carcere Poggioreale di Napoli. A dare la notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il cui segretario generale Donato Capece proprio in mattinata aveva visitato il carcere napoletano. Emilio Fattorello, segretario nazionale SAPPE per la Campania, ricostruisce i drammatici momenti: “Oggi verso le ore 15,30 un detenuto muore per morte naturale. S.A. nato a Napoli il 29 maggio 1974, definitivo con fine pena al 18/06/2025 affetto da HIV conclamata giunto a Poggioreale dal C.P. di Secondigliano proprio per cure. Nel pomeriggio di oggi un peggioramento repentino delle sue critiche condizioni di salute lo hanno portato alla morte. A nulla sono valsi i tentativi di rianimazione posti in essere dai sanitari dell’Istituto coadiuvati da quelli del 118 giunti sul posto per il trasporto in Ospedale. Ancora un evento critico con epilogo drammatico nel Carcere più affollato d’Italia che vede oggi superare i 2300 detenuti con un sovraffollamento di 1000 unità a fronte di gravi carenze organiche della Polizia Penitenziaria”. “La situazione nelle carceri resta allarmante: altro che emergenza superata”,commenta Donato Capece, segretario generale SAPPE, “dal punto di vista sanitario è semplicemente terrificante: secondo recenti studi di settore è stato accertato che almeno una patologia è presente nel 60-80% dei detenuti. Questo significa che almeno due detenuti su tre sono malati. Tra le malattie più frequenti quelle infettive, che interessano il 48% dei presenti. A seguire i disturbi psichiatrici (32%), le malattie osteoarticolari (17%), quelle cardiovascolari (16%), problemi metabolici (11%) e dermatologici (10%)”. ì

L’arte della cartapesta in mostra a Nola

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È in preparazione a Nola una mostra di opere di cartapesta, l’evento assume un’importanza straordinaria poiché sono rare le esposizioni di questa particolare espressione d’arte.
L’esposizione più importante di questo genere risale al 2008, fu allestita a Milano presso il Museo diocesano. La mostra: “La scultura in cartapesta- Sansovino, Bernini e i Maestri leccesi tra tecnica e artificio”, sancì la rilevanza della cartapesta nell’arte e nel corso dei secoli. Per la prima volta si “affrontava un argomento poco studiato e valorizzato, ma di grandissima importanza storica attraverso una cinquantina di opere dal Rinascimento ai nostri giorni”. Il dibattito che ne derivò, sfatò il preconcetto che la povertà della materia producesse un’aridità artistica e indusse la letteratura d’arte a un esame radicale dei giudizi. La cartapesta, da genere umile e dimenticato, fu finalmente collocata e apprezzata tra le altre espressioni d’arte. Purtroppo da questa data in poi, si sono succedute soltanto modeste iniziative.
La mostra a Nola, programmata per il mese di giugno, a cavallo della festività di San Paolino e la consueta  Festa dei Gigli, potrebbe assumere una rilevanza nazionale ed è, come ha dichiarato l’avvocato Raffaele Soprano, presidente dell’associazione MU.S.A.: “L’incontro tra MU.S.A. ed Ezio Flammia, ha prodotto il progetto, condiviso dal direttore del Museo Archeologico locale, Giacomo Franzese, di istituire in maniera stabile, presso il museo da lui diretto, una sezione dedicata alla cartapesta in tal modo esaltando e valorizzando un’antica tradizione locale. Si tratta di un progetto di alto profilo culturale – ha proseguito Soprano – che si intende condividere con le istituzioni locali e le associazioni culturali del territorio nella consapevolezza che attraverso il recupero della lavorazione della cartapesta può costituire, per il nostro territorio un nuovo indotto lavorativo ed economico come, del resto, è accaduto per la città di Lecce”.
Nola, come Lecce, vanta una tradizione della lavorazione della cartapesta, sicuramente da più di due secoli, incentrata sulla “Festa dei Gigli” e che ha ottenuto successi straordinari sino al riconoscimento dell’Unesco quale patrimonio orale e immateriale dell’umanità. Opere di cartapesta di questa tradizione potranno avere una degna collocazione provvisoria nel Museo Archeologico e in futuro nella sede definitiva del Museo della Cartapesta.   Sicuramente l’iniziativa per gli obiettivi che si prefigge sarà attrattiva per altri progetti che daranno visibilità alla città, nota anche per aver dato i natali a Giordano Bruno.
Merito dell’iniziativa è da attribuire all’associazione MU.S.A e al direttore Giacomo Franzese. Le opere di artisti cartapestai di fama nazionale saranno esposte – nella diroccata chiesa di S.Maria la Nova.  In un settore della mostra, dedicato alla tradizione locale, saranno esposti alcuni pregevoli rivestimenti dei Gigli di Nola, risalenti agli anni 40 e 50.
La ricerca delle opere da esporre sarà curata dal maestro, Ezio Flammia, uno dei maggiori studiosi ed esperti nazionali in tema di lavorazione e storia della cartapesta, e dal maestro Vittorio Avella, socio fondatore di MU.S.A. Gli allestimenti saranno invece coordinati dall’architetto Maurizio Barbato (socio fondatore e segretario di MU.S.A).

Napoli: si parla anche di Ancelotti

I segnali di una mini-rivoluzione ci sono tutti: c’è un tecnico che non ha ancora accettato la proposta di rinnovo formulata ormai da mesi (Maurizio Sarri), c’è una squadra che ad inizio anno si era compattata per l’obiettivo scudetto, quasi sfumato, e che inizia poco a poco a perdere pezzi (vedi Pepe Reina) e c’è un presidente che non ama restare sulle spine, ed è già proiettato al futuro del proprio club (Aurelio De Laurentis). Tre indizi che fanno riflettere, e che portano a credere che per molti questa sarà l’ultima stagione con il club partenopeo.VERSO LONDRA – “Resterò solo se avrò la certezza di poter far felici i tifosi”, aveva detto qualche settimana fa Maurizio Sarri sul suo addio, un’ipotesi che in queste settimane si fa sempre più insistente. Tutta ‘colpa’ del corteggiamento di una big come il Chelsea, con il patron Abramovic pronto ad affidargli le chiavi del progetto blues al posto di Antonio Conte. La tentazione è forte, specie per uno come Sarri che è arrivato tardi nel calcio che conta e ora vuole raccogliere i frutti (meritati) del lavoro sul campo. “Nel prossimo contratto voglio arricchirmi”, disse qualche tempo fa il toscano, con De Laurentiis che sta tentando in tutti i modi di trattenerlo alla base con un contratto importante (da 3.5 milioni a stagione), ma la sensazione è che a fine stagione le loro strade siano comunque destinate a separarsi.HYSAJ E KALIDOU – E come già accaduto ad Empoli, in caso di approdo a Londra Sarri potrebbe decidere di portar con sé un paio di calciatori azzurri e farne i nuovi pilastri del Chelsea che verrà. I principali indiziati sono Hysaj, Jorginho e soprattutto Kalidou Koulibaly, da tempo nel mirino dei blues e obiettivo numero uno per la prossima sessione di mercato. Tutti e tre hanno una valutazione elevata (30 milioni per il terzino albanese, tra i 40 e i 50 per il regista e oltre 70 invece per il senegalese) e difficilmente il Napoli li lascerà partire tutti, molto dipenderà dalle reali offerte che arriveranno sul tavolo del ds Giuntoli, ma soprattutto da chi sarà il prossimo tecnico dei partenopei.POST SARRI – Ed eccolo, dunque, il vero interrogativo per il futuro: a chi affidare le chiavi del progetto Napoli? Se si volesse proseguire nel solco di Sarri la scelta più logica sarebbe quella di Giampaolo, perfetto conoscitore degli schemi del toscano (specie quelli difensivi), un nome già sondato da De Laurentiis con il presidente della Sampdoria Ferrero. Eppure in queste ore circolano due alternative illustri che stuzzicano la fantasia dei tifosi: il primo è il ritorno di Rafa Benitez, che stando ai tabloid inglesi avrebbe già fatto il nome di David Luiz per la difesa in caso di partenza di Koulibaly; il secondo è Carlo Ancelotti, alla ricerca di un nuovo club dopo aver rifiutato la panchina dell’Italia. 58 anni per entrambi, si tratta di due nomi dal pedigree internazionale, due allenatori desiderosi di una nuova avventura stimolante dopo le esperienze complicate a Newcastle e Monaco di Baviera. Rafa e Carletto: che si nasconda tra questi due il nuovo allenatore del Napoli? Staremo a vedere, Maurizio Sarri permettendo.

Delitto Vassallo, la nuova pista investigativa e la ‘strana presenza’ di tanti carabinieri in quei giorni

Il pm della Dda di Napoli Mariella Di Mauro, che in questi giorni sta svolgendo una inchiesta su un narcotraffico, e il suo collega della procura di Salerno Marco Colamonici, titolare dell’inchiesta sull’omicidio del sindaco di Pollica Angelo Vassallo, si sono incontrati oggi per uno scambio di informazioni relativo all’acquisizione di elementi utili per le rispettive indagini. L’iniziativa e’ scaturita dall’arresto, nell’ambito dell’inchiesta su un clan dedito al traffico di droga, del brigadiere dei carabinieri Lazzaro Cioffi, accusato di aver avuto un ruolo di primo piano nell’organizzazione. Il nome di Cioffi spunto’ negli atti di indagini svolti sull’omicidio di Vassallo: un testimone riferi’ della sua presunta presenza nella zona nei giorni dell’omicidio ma tale circostanza non risulto’ confermata dagli approfondimenti investigativi (Cioffi in ogni caso non e’ stato mai indagato nell’ambito dell’inchiesta sul delitto del sindaco). Secondo questa pista investigativa – che in assenza di riscontri fu archiviata negli anni scorsi a Salerno – il sindaco sarebbe stato ucciso per il suo impegno nella lotta allo spaccio nel suo territorio e per aver scoperto un giro di droga sulla costa cilentana. Nell’inchiesta della Dda di Napoli sono indagati anche altri tre carabinieri (nei confronti dei quali si ipotizzano omissioni e rivelazione di segreti) che appartenevano allo stesso reparto di Cioffi, alla caserma di Castello di Cisterna, e che a quanto si e’ appreso sono stati di recente trasferiti in seguito al loro coinvolgimento nell’inchiesta. Ma nelle ultime settimane sembrano essere tornati alla ribalta alcuni personaggi e alcuni esponenti dell’arma dei carabinieri su cui si è già indagato negli anni scorsi senza mai trovare però riscontri. In quel periodo, Acciaroli, come del resto tutto il Cilento in maniera particolare in estate, era molto frequentato anche da camorristi, pentiti veri e falsi pentiti, e quindi anche da forze dell’ordine che li controllavano. Il lavoro degli investigatori ora è andare a ritroso nel tempo e magari rileggere informative che all’epoca non furono tenute in considerazione perchè si preferì privilegiare la pista di Bruno Damiani. Ora qualcosa di nuovo e di sospetto sembra emergere dal passato.

‘La camorra ad Arzano non esiste’ e si scatena la bagarre sui social

Arzano. Ad Arzano la camorra non esiste, e la camorra ringrazia. E’scontro a distanza tra siti social e profili Facebook. Sta scatenando una serie di polemiche l’analisi cruda evidenziata da un mensile locale sulla propria pagina social in merito ad un articolo di carta stampata inerente la presenza dei clan sul territorio di Arzano. Situazione territoriale complessa corroborata in questi mesi da ordinanze di arresto che hanno svelato omicidi eccellenti ed estorsioni, in una cittadina già sciolta per camorra nel 2008 e nel 2015. Secondo l’autorevole mensile, vi “sarebbe nuovo fango gettato a piene mani su Arzano” in quanto l’articolo de quo, dal titolo “Clan decapitato nessun “vuoto”: le donne saldamente al comando”, non sarebbe altro che un collage di alcuni passaggi di cronaca giudiziaria “copiati” da altre testate. Sempre l’estensore, nel chiudere l’analisi a tratti incomprensibile, ribadisce che : “La nostra città non è la Svizzera, ma neanche la “Gomorra” che si vuol far apparire. A chi giova questo?”. Una polemica che ha scatenato le ire di cittadini e la gioia di diversi supporter di una parte e dell’altra e che ha visto alcuni denunciati per attività commerciali abusive e soggetti ritenuti vicini ai clan Moccia e del cosiddetto cartello della “167”, plaudire. Sicuramente non era minimamente nelle intenzioni il voler sollevare claque di soggetti “ambigui” essendo la pagina social “aperta al pubblico”. Non si son o nemmeno fatte attendere le risposte dai vari profili in cui alcuni giornalisti hanno affermato che: ” la camorra ad Arzano è fantasma come negli occhi di tanti ipocriti…non vedo, non sento, non parlo”. Ma in effetti, non esiste cosa più pericolosa e dannosa per un paese ad alta densità criminale e corruttiva che ha visto finire agli arresti funzionari, dipendenti comunali e sindaci; far trasparire che ad Arzano la camorra esiste, non comanda, non gestisce affari illeciti, non brucia auto (ma quando lo fa lo fa solo con incendi divampati per caso) e determinato, così come apparso in alcune interrogazioni parlamentari, anche l’elezione presunta di qualche consigliere comunale. Peccato però, che tra tante analisi, le uniche frasi “scritte” nell’articolo e utilizzate per concludere il lungo excursus “Fango gettato a piene mani”, sia copiata pari pari (ma forse sarà solo un caso) dall’articolo di giornale “Eurosport” pubblicato il 10/07/2006, e citata anche nell’articolo “Lotta Partigiana di chi desiderava giustizia e libertà” a firma di Giuseppe Licandro. Evidentemente per un momento c’è chi ha creduto di essere anche lui parte della “resistenza”. In questo caso contro la verità giudiziaria.

Raffele Desiani

PLAYOUTS. Cuore Napoli Basket, il presidente Ruggiero: ”Al PalaBanca prestazione indegna, domani la musica deve essere diversa”

Il presidente del Cuore Napoli Basket, Ciro Ruggiero, non ha digerito la sconfitta maturata domenica scorsa in gara uno del primo turno playouts al PalaBanca contro l’Assigeco Piacenza (99-66 il finale ndr). In tal senso, il massimo esponente della dirigenza napoletana ha rilasciato importanti dichiarazioni in vista di gara due, in programma domani sera alle ore 21 al PalaBarbuto, invitando tutti gli appassionati partenopei a gremite gli spalti dell’impianto di Fuorigrotta:

”Cari tifosi, ormai avete imparato a conoscermi, io non mi nascondo mai dietro un dito e sono sempre sincero con voi. Ho voluto aspettare a scrivere per far passare la rabbia, ma la rabbia non è passata. La nostra prestazione di domenica è stata indegna di un palcoscenico sportivo come la serie A2. E’ successo di tutto in questa stagione ma noi come società abbiamo sempre tenuto la barra dritta, abbiamo rispettato ogni scadenza e ogni adempimento burocratico ed economico. So bene come voi che abbiamo commesso tanti errori nella formazione della squadra ma come società siamo stati un esempio di correttezza e buona gestione. In settimana ero stato chiaro coi ragazzi e con lo staff tecnico, insieme ai tifosi che sono venuti a trovarci al Palabarbuto, avevo chiesto di dare il 101%. La risposta è stata a dir poco deludente, da parte di tutti. Non ci sono più prove di appello. Giovedì in casa nostra la musica deve essere diversa. La deludente prestazione della squadra in gara-1 contro Piacenza – pur avendo aperto una ferita nei cuori di chi ogni giorno dà il massimo per portare in alto il nome di Napoli – non ha infranto in alcun modo quel sogno che si chiama “salvezza”. La salvezza voglio conquistarla sul campo. Così come noi abbiamo dato tutto quello che potevamo nella gestione della società anche i giocatori e i tecnici devono darlo in campo, sputare l’anima per 40 minuti e guadagnarsi la maglia che indossano: la città che rappresentano e gli applausi dei tifosi che certamente verranno a sostenerci, dovranno essere benzina al motore della passione e del senso di appartenenza ad una terra magnifica. I bilanci, di tutto, li faremo, poi, a fine anno. Racconterò dalla A alla Z tutto quello che ci è successo e le difficoltà che, da soli, abbiamo dovuto affrontare. Napoli è sentimento, Napoli è unione. Napoli è il sacrificio quotidiano che ogni napoletano fa per realizzare i propri sogni. Abbiamo perso solo una battaglia, ma non la guerra. Noi ci crediamo e ci crederemo fino a quando la palla rotolerà sul parquet. Ci vediamo domani sera, il vostro presidente-tifoso Ciro Ruggiero”.

Mario Miccio

Napoli, il sindaco prima contestato poi in giro nel ‘Bronx’ promette impegni per San Giovanni. IL VIDEO

Napoli. E’ stato prima contestato e poi “costretto” af are un giro nel degrado del Bronx di Taverna del Ferro a  San Giovanni a Teduccio. Il sindaco Luigi de Magistris ieri aveva fatto tappa nel quartiere per l’inaugurazione della strada intitolata aSacco e Vanzetti – due anarchici italiani arrestati, processati e uccisi ingiustamente nel 1927 con l’accusa di omicidio.  Prima che la lapide venisse scoperta c’è stata una forte contestazione da parte di numerosi cittadini del rione. “Dimissioni, dimissioni”, hanno gridato e poi “Vogliamo dignità per il quartiere, ci siamo pentiti di averti votato”. Una signora ha spiegato: “Topi, spazzatura, qui fa schifo, non ne possiamo più, Vogliamo stare puliti, è un nostro diritto Vogliamo la nostra dignità”. Poi dopo la cerimonia il giro nel Bronx accompagnato dai cittadini e la promessa ad avere un incontro la prossima settimana per mettere al centro della discussione i problemi del Quartiere. I video delle contestazioni e del giro nel Bronx sono stati postati sui social e hanno ricevuto tantissime condivisioni e anche molti commenti. I cittadini ora restano in attesa del sindaco e degli impegni promessi.

 

Napoli, il Sappe: ‘Accuse ingiuste agli agenti del carcere di Poggioreale’

”Sono qui a Poggioreale per portare la mia solidarietà e vicinanza al personale di Polizia Penitenziaria che svolge quotidianamente il servizio con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità in un contesto assai complicato”. Lo ha detto Donato Capece, segretario del Sappe, Sindacato di polizia penitenziaria, che ha visitato a Napoli il carcere di Poggioreale, dopo l’esposto in Procura sul caso del detenuto Roberto Leva, 50 anni, che dal 27 aprile scorso è ricoverato in coma farmacologico al reparto di terapia intensiva dell’Ospedale San Paolo. “La Polizia penitenziaria che lavora nel carcere di Poggioreale, 700 Agenti per 2.300 detenuti, è formata da persone che, nonostante l’insostenibile, pericoloso e stressante lavoro, credono nella propria professione, che hanno valori radicati e un forte senso d’identità e d’orgoglio, e che ogni giorno fanno tutto quanto è nelle loro possibilità per gestire gli eventi critici”, assicura Capece. L’impegno del Sappe “è sempre stato ed è quello di rendere il carcere una ‘casa di vetro’, un luogo trasparente dove la società civile può e deve vedere ‘chiaro’, perché nulla abbiamo da nascondere e anzi questo permetterà di far apprezzare il prezioso e fondamentale, ma ancora sconosciuto, lavoro svolto quotidianamente, con professionalità, abnegazione e umanità dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria”. Riferendosi al caso specifico del detenuto ricoverato, Capece ricorda che si tratta di “un soggetto epilettico che presenta ecchimosi a seguito delle cadute provocate dalla sua patologia sanitaria. Per questo confidiamo, e come sempre, nell’operato della Magistratura perché, ripeto, siamo sereni e tranquilli rispetto alle gravi accuse che vengono rivolte agli uomini del Corpo”. A Poggioreale “si è contato il più alto numero di atti di autolesionismo (290) della Campania penitenziaria, il maggior numero di tentati suicidi (17) sventati in tempo dagli uomini della Polizia Penitenziaria, sotto organico ed il record regionale di colluttazioni (492). Per questo davvero non si comprende quale sia il senso di voler delegittimare il ruolo e la funzione della Polizia penitenziaria di Poggioreale” che, conclude Capece “non ha nulla ha da nascondere e opera quotidianamente con professionalità e umanità. Per questo attendiamo sereni gli accertamenti della magistratura”. 

Giallo ai Parioli, trovato cadavere con la scritta sul corpo: “Mi hai lasciata sola, mi vendicherò”

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Giallo nel quartiere romano dei Parioli dove un 22enne è stato trovato morto in casa dai genitori. Sul petto aveva scritto in lettere rosse “Mi hai lasciata sola, mi vendicherò”.È successo nella tarda mattinata del primo maggio, in viale di Villa Grazioli: a trovare il ragazzo, nella camera in cui aveva dormito, i genitori che agli agenti hanno raccontato che era rientrato la sera prima in casa con la fidanzata. I due giovani, entrambi con problemi di droga, si erano conosciuti in una comunità di recupero per tossicodipendenti. Quando i genitori hanno trovato il figlio per lui non c’era già più nulla da fare, ogni tentativo di rianimarlo è stato vano, e della ragazza non c’era traccia.Rintracciata dagli inquirenti, la ragazza è stata sentita, prima di essere formalmente indagata, nel tentativo di ricostruire quell’ultima sera insieme trascorsa insieme alla vittima.La storia d’amore dei due giovani era stata segnata da droga e alcol fin dall’inizio, quando avevano condiviso l’esperienza delle comunità senza però riuscire ad uscire dall’incubo della dipendenza.Non è chiaro se i due siano stati insieme fino al malore di lui, né se sia stata la giovane a scrivere sul corpo del ragazzo, e per quale motivo. Nessun segno di violenza sul cadavere, e sarà l’autopsia, eseguita presso l’Istituto di medicina legale de La Sapienza, ad appurare le cause della morte: se emergesse un decesso per overdose, il reato contestato nel fascicolo passerebbe dall’omicidio colposo alla ‘morte come conseguenza di altro delitto’.I due potrebbero aver consumato insieme droghe, o metadone visto che erano seguiti da un Sert. Su questo punto saranno gli esami tossicologici ad accertare le sostanze assunte dal giovane nelle sue ultime ore di vita.A coordinare le indagini della squadra mobile di Roma, il procuratore aggiunto Nunzia D’Elia e il pm Mario Dovinola.

Napoli, poliziotto libero dal servizio blocca scippatore minorenne

Napoli. Ieri pomeriggio un agente della Polizia di Stato, in forza all’Ufficio Prevenzione Generale, libero dal servizio, ha arrestato A.F. 17enne di Napoli per il reato di rapina impropria.L’agente mentre passeggiava con i familiari in Piazza Garibaldi, ha notato uno scooter a forte velocità inseguito da un uomo che ha afferrato il passeggero rallentandone la corsa e fermandolo.La persona ha cercato di attirare l’attenzione dei passanti gridando che era stata appena scippata una collana d’oro alla donna con cui era in compagnia.Il poliziotto prontamente è intervenuto bloccando il 17enne e avvisando immediatamente la sala operativa per l’invio di una volante sul posto.Il conducente è riuscito a far perdere le proprie tracce lasciando lo scooter.Uno dei familiari è stato costretto a ricorrere alle cure mediche riportando lesioni guaribili in 20 giorni.Lo scooter e il cellulare del 17enne sono stati sequestrati dagli uomini dell’UPG.  Il giovane scippatore è stato arrestato e condotto presso il Centro di Prima Accoglienza di Napoli al Viale Colle Aminei.

IDROSCALO 93 chiude la rassegna del Teatro Civico 14 di Caserta con uno spettacolo scritto da Mario Gelardi

Sabato 05 (ore 21.00) e domenica 06 (ore 19.00) maggio, IDROSCALO 93 chiude la stagione teatrale 2017/2018 del Teatro Civico 14 di Caserta. Lo spettacolo, scritto da Mario Gelardi, racconta le oscure vicende giudiziarie seguite alla tragica morte del grande poeta italiano che, dopo quasi 42 anni, non sono ancora giunte a fare chiarezza su quello che è un vero e proprio mistero italiano. La regia dello spettacolo è affidata a Ivan Castiglione, che è anche interprete insieme a Riccardo Ciccarelli.
IDROSCALO 93 è il frutto della collaborazione tra Mario Gelardi e Carla Benedetti, docente dell’Università di Pisa, i quali hanno avuto la possibilità di lavorare sui materiali di tutta l’inchiesta sulla morte di Enrico Mattei, condotta dal giudice di Pavia, Vincenzo Calia. Nel 2002 il giudice Vincenzo Calia, che conduceva da anni l’inchiesta sulla morte del presidente dell’Eni, Enrico Mattei, allegò agli atti della sua lunga istruttoria alcune pagine di Petrolio, il libro di Pasolini pubblicato postumo. Che rapporto c’è tra il delitto Mattei e quello di Pier Paolo Pasolini? Che cosa sapeva Pasolini sulla morte di Mattei? Che cosa rivelano gli appunti di Petrolio che il giudice Calia allega agli atti processuali dell’inchiesta sulla scomparsa del presidente dell’ENI? Si percorre un filo rosso, quello dei delitti-incidenti che hanno caratterizzato troppe volte la storia del nostro paese. In scena un narratore, vero esploratore nel mondo di Pasolini: il suo pensiero e la sua ricerca si incarnano in un’altra figura, quella di Giuseppe Pelosi, un ragazzo che appare, in un primo momento, timido ed impaurito, per diventare, in seguito, spavaldo e sicuro di sé. Il nostro narratore mette ordine nella “pratica Pasolini” che, una volta chiusa, viene riaperta dopo trent’anni da un giudice di Pavia, che riporta alcune sconcertanti ipotesi. Una storia possibile, circostanziata, che lega due personalità che hanno contraddistinto il secondo dopoguerra italiano: Enrico Mattei e Pier Paolo Pasolini. La storia di un dopoguerra che sembra non finire mai.
In scena un uomo, vero esploratore nel mondo di Pasolini: il suo pensiero e la sua ricerca si incarnano in un’altra figura, quella di Giuseppe Pelosi, un ragazzo che appare, in un primo momento, timido ed impaurito, per diventare, in seguito, spavaldo e sicuro di sé. Il nostro narratore mette ordine nella “pratica Pasolini” che, una volta chiusa, viene riaperta dopo trent’anni da un giudice di Pavia, che riporta alcune sconcertanti ipotesi. Una storia possibile, circostanziata, che lega due personalità che hanno contraddistinto il secondo dopoguerra italiano: Enrico Mattei e Pier Paolo Pasolini. La storia di un dopoguerra che sembra non finire mai. – si legge nella nota dell’autore.
Una storia che inizia da lontano, la nostra. Comincia ad Ostia, il due novembre 1975, quando in uno squallido campetto, adiacente ad una baraccopoli, viene trovato il cadavere martoriato di Pier Paolo Pasolini.
Del suo assassinio viene accusato un diciassettenne borgataro, Giuseppe Pelosi. Un delitto tra “froci”, lasciano intendere gli inquirenti. Pasolini è stato ucciso da un giovane sbandato che lo scrittore aveva “rimorchiato” e con il quale si era appartato in cerca di sesso. Tutto chiaro, allora. Pasolini è rimasto vittima dei suoi vizi e delle sue “immorali” manie.
Ma è davvero tutto così lineare? Nei mesi immediatamente successivi alla sua morte, una campagna stampa cerca di dimostrare che Pasolini è stato ucciso non solo dal minorenne Pelosi, ma anche da altre persone che erano con lui quella notte, altri borgatari, forse legati al mondo della malavita, forse a gruppi neo-fascisti. Una banda pronta a punire “il frocio” Pasolini.
Pier Paolo Pasolini non piaceva a nessuno e, soprattutto, non piaceva quello che negli ultimi tempi scriveva. Non piaceva alla sinistra, perché battagliava contro il 1968, contro le femministe, l’aborto e la disobbedienza. Non piaceva alla destra, perché le sue dichiarazioni si accompagnavano ad un’argomentazione per loro sconcertante. La sua morte è stata, per molti, una vera liberazione!
Il regista Ivan Castiglione, come si legge dalla sua nota, ha voluto “rappresentare il mondo artistico di Pasolini attraverso frammenti delle sue opere, della sua poesia, dei suoi film. Ho voluto raccontare la sua sensibilità come intellettuale, come artista, come uomo, tramite la musica, il gioco, la fantasia e tutto quello che il “teatro” mi suggeriva. Ecco che accanto al raggelante racconto delle ambigue sentenze giudiziarie, che archiviavano la “pratica Pasolini”, c’è un attore che interpreta Giuseppe Pelosi e, ancora, un attore che canta, il brano “Che cosa sono le nuvole”, performance di danza e situazioni comiche.”
Un continuo alternarsi in un ritmo serrato, per ripercorrere tutta le assurdità di quella dannata notte del 2 novembre del 1975, per interrogarsi e, forse, darsi delle risposte, sulla nuova possibile interpretazione della morte di uno dei più grandi poeti del secolo scorso.
Per info e prenotazioni: 0823 441399 – info@teatrocivico14.it – www.teatrocivico14.org

Torre del Greco, piange Teresa Trematerra

 

Torre del Greco piange la scomparsa di Teresa Trematerra, 28 anni, dipendente di un noto brand della moda femminile e degli articoli per la casa morta  stanotte in un incidente stradale avvenuto lungo l’autostrada A16 Napoli-Canosa. L’auto sulla quale viaggiava la 29enne originaria di Torre del Greco, una Ford Fiesta, é andata a sbattere contro un muro tra gli svincoli di Baiano e Tufino in direzione Napoli. L’incidente che si e’ verificato intorno all’una della notte scorsa é stato fatale per la giovane donna, morta prima che arrivassero i soccorsi allertati da alcuni automobilisti di passaggio. Un dramma forte per la famiglia Trematerra che qualche anno fa aveva perso un altro figlio, Domenico, deceduto a causa di un incidente ferroviario. Secondo le prime ipotesi degli investigatori, l’impatto potrebbe essere stato causato da una perdita di controllo della vettura dovuta a un colpo di sonno o a un malore.