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Napoli, supermarket della droga in casa: arrestato narcos nigeriano

Napoli– Un vero e proprio “supermarket” dello stupefacente nascosto tra le mura domestiche. È quanto hanno scoperto gli agenti della Polizia di Stato nella notte, arrestando un 32enne di origine nigeriana, già noto alle forze dell’ordine e irregolare sul territorio nazionale, con l’accusa di detenzione illecita di droga ai fini di spaccio.

Il controllo e la scoperta

L’intervento è scattato nel corso di un servizio di controllo del territorio da parte degli agenti dei Commissariati Vicaria-Mercato e Vasto-Arenaccia. In transito in vico Guardia, i poliziotti hanno notato l’uomo aggirarsi con atteggiamento sospetto. Fermato per un controllo, è stato trovato in possesso di tre involucri di eroina.

Da qui, il sospetto che potesse detenere altra sostanza stupefacente ha spinto gli agenti ad estendere la perquisizione alla sua abitazione.

Il deposito di stupefacenti

All’interno dell’appartamento, la scoperta di un ingente quantitativo di droga: 165 involucri di eroina per un peso complessivo di circa 1,6 chilogrammi, 35 pasticche di MDMA, altri 20 grammi di eroina, circa 5 grammi di cocaina, oltre a quattro buste contenenti complessivamente 1,2 chilogrammi di marijuana e 65 grammi di hashish.

Sequestrati anche circa 7mila euro in contanti, suddivisi in banconote di vario taglio, e diverso materiale utilizzato per il confezionamento delle dosi.

Per l’uomo sono scattate le manette. Le indagini proseguono per ricostruire la filiera dello spaccio: gli inquirenti puntano ora a individuare i fornitori, il giro di clienti e l’eventuale rete criminale per conto della quale il 32enne custodiva e distribuiva la droga.

Montesarchio, fuga dalla polizia: assolto in Tribunale

Montesarchio– Un inseguimento a forte velocità, manovre pericolose tra le strade del centro cittadino, il rifiuto di fermarsi all’alt delle forze dell’ordine. Eppure, per il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, non si tratta di resistenza a pubblico ufficiale. Assolto N. D. L., 32 anni, originario di Montesarchio.

La ricostruzione dell’accusa

Secondo quanto contestato, il giovane era alla guida di un veicolo quando, in località San Felice a Cancello, ha ignorato l’alt imposto dagli agenti. Invece di fermarsi, ha proseguito la marcia ad alta velocità, compiendo manovre spericolate che – secondo la Procura – avrebbero messo a serio rischio l’incolumità dei poliziotti e degli altri utenti della strada.

Per questi fatti, l’accusa aveva chiesto una condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale.

La svolta in aula

A ribaltare il quadro ci ha pensato l’Avvocato Vittorio Fucci, difensore del 32enne. Le sue tesi hanno convinto i giudici sanniti, che hanno emesso una sentenza di assoluzione.

Il Tribunale ha infatti stabilito che la condotta del giovane non integra gli estremi del reato contestato. Una decisione che chiude il caso senza alcuna responsabilità penale per l’indagato.

Cioccolato marcio e vermi nelle uova di Pasqua: studenti finiscono all’ospedale. Chiusa azienda in Irpinia

Scoppia un grave caso di contaminazione alimentare in provincia di Avellino. Alcuni studenti napoletani, in gita scolastica in un’azienda dolciaria della Valle Caudina, hanno acquistato e consumato uova di Pasqua all’interno delle quali hanno trovato vermi. La scoperta ha innescato una catena di denunce da parte di genitori e dirigenti scolastici.

Intervento di Nas e Asl: azienda chiusa

Sul posto sono intervenuti immediatamente i tecnici dell’Asl e i Carabinieri del Nas, che hanno riscontrato gravi violazioni delle norme igienico-sanitarie. L’azienda è stata chiusa. Durante i controlli, sono stati sequestrati anche altri prodotti alimentari privi di tracciabilità. Sono in corso analisi sui lotti contaminati per risalire all’origine dei parassiti.

«Febbre alta e vomito», genitori in rivolta

Nonostante la chiusura della fabbrica, continuano ad arrivare segnalazioni al deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli. «Abbiamo bambini con febbre alta e vomito – raccontano i genitori – molti non si sono accorti subito che il cioccolato era andato a male e lo hanno mangiato». Le famiglie chiedono controlli capillari e interventi urgenti.

Borrelli: «Tolleranza zero, subito richiami e sanzioni pesanti»

«Parliamo di un episodio gravissimo che ha messo a rischio la salute di decine di ragazzi – dichiara Borrelli –. Nonostante la chiusura, continuano ad arrivarci segnalazioni di prodotti sospetti e di ragazzi che stanno male. Bisogna attivare immediatamente richiami su larga scala e procedere con sanzioni pesantissime. Non si può giocare con la salute dei cittadini, soprattutto quando si tratta di bambini. Servono tolleranza zero e controlli serrati su tutta la filiera alimentare».

Santa Maria Capua Vetere, furto al supermercato Lidl: arrestato un 27enne

Furto aggravato in un supermercato del centro di Santa Maria Capua Vetere, dove i carabinieri della Sezione Radiomobile della locale Compagnia hanno arrestato un 27enne, originario della Libia e residente in città.

Secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, l’uomo avrebbe sottratto diversa merce, compresi generi alimentari, per un valore complessivo superiore ai 100 euro all’interno del punto vendita Lidl.

L’intervento dei carabinieri

A far scattare l’allarme è stato il direttore dell’esercizio commerciale, che ha segnalato l’episodio ai carabinieri. I militari sono intervenuti in tempi rapidi e hanno avviato subito gli accertamenti per risalire al presunto responsabile.
Le verifiche eseguite nell’immediatezza dei fatti hanno permesso di identificare il 27enne, poi rintracciato presso la propria abitazione.

Refurtiva recuperata

Durante il controllo nell’abitazione, l’uomo è stato trovato ancora in possesso della merce sottratta. La refurtiva è stata interamente recuperata e restituita all’avente diritto.
Al termine delle formalità di rito, il 27enne è stato arrestato e sottoposto ai domiciliari, in attesa del giudizio con rito direttissimo.

De Bruyne: «Scudetto? Dipende dall’Inter. Il nostro vero traguardo è la Champions»

Napoli – Il destino tricolore ha le tinte nerazzurre, ma il Napoli non ha alcuna intenzione di abbassare la guardia o disperdere energie mentali. Kevin De Bruyne, faro del centrocampo azzurro, non si nasconde dietro false illusioni e, in una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport, traccia il bilancio di una stagione vissuta sulle montagne russe. La rincorsa per la vetta resta aperta, ma la matematica e la logica impongono un forte pragmatismo alla truppa partenopea.

La rimonta e l’ostacolo infortuni

“Se l’Inter le vincerà tutte, diventerà campione”, sentenzia lucidamente il fuoriclasse belga. L’imperativo categorico per il Napoli resta quello di blindare un posto nell’Europa che conta. Il distacco dalla vetta si è dimezzato, passando da un preoccupante meno 14 all’attuale meno 7, un recupero che testimonia la ritrovata solidità del gruppo.

“Nel calcio tutto può cambiare in fretta, ma noi dobbiamo pensare esclusivamente a vincere le nostre partite senza dipendere dagli altri”, ammonisce De Bruyne. A frenare le ambizioni assolute degli azzurri, secondo il centrocampista, è stata una fase centrale di stagione martoriata dall’infermeria piena, che ha fatto perdere punti pesanti e impedito alla squadra di esprimere il suo miglior calcio con continuità.

L’arte dell’assist e la normalità del campione

In campo come nella vita privata, l’approccio di De Bruyne si conferma essenziale e misurato. L’assenza di reti su azione non rappresenta affatto un cruccio per chi ha fatto dell’ultimo passaggio un vero e proprio marchio di fabbrica: “Non mi pesa non aver segnato su azione. Per me è importante creare occasioni e fare assist”.

Lontano da ogni forma di divismo, si definisce “solo un buon giocatore” e non un talento speciale. Una normalità orgogliosamente rivendicata anche tra le mura domestiche, dove veste i panni di un padre “a volte rigido”, perennemente in equilibrio tra i ritmi frenetici del calcio giocato e la volontà di lasciare ai figli la massima libertà di scelta per il loro futuro.

Il duello con Modric e il legame con Napoli

Il calendario offre ora il big match contro il Milan, una sfida dal peso specifico enorme per le gerarchie della zona Champions. Sarà anche l’occasione per incrociare i tacchetti con Luka Modric, a cui De Bruyne riserva un tributo d’eccezione: “È uno dei migliori centrocampisti degli ultimi vent’anni, un giocatore e una persona fantastica”.

Infine, uno sguardo al futuro, che per il momento resta saldamente ancorato all’ombra del Vesuvio. Nessuna ansia di programmazione, ma la chiara volontà di vivere il presente: “A Napoli sto bene, voglio godermi il momento e continuare a giocare al massimo livello. Quando smetterò, mi dedicherò alla famiglia, poi si vedrà”. Una chiosa da leader silenzioso, concreto e sempre concentrato sul rettangolo verde.

Camorra, la Cassazione manda in carcere Verdoliva e salva Katia Scelzo dopo una battaglia legale di 6 mesi

Una vicenda giudiziaria lunga e articolata si è chiusa ieri pomeriggio con la pronuncia della Corte di Cassazione, che ha scritto l’ultimo capitolo di un procedimento avviato oltre sei mesi fa dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

Al centro dell’inchiesta, un gruppo di sei indagati per i quali il sostituto procuratore della DDA, Giuseppe Cimmarotta, aveva avanzato richiesta di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere. Si tratta di Vincenzo D’Alessandro, Giuseppe Oscurato, Vincenzo Spista e Michele Abruzzese — tutti già ristretti per altri titoli di reato — ai quali si aggiungevano Luciano Verdoliva e Katia Scelzo, all’epoca liberi.

Il GIP di Napoli, tuttavia, aveva respinto in prima battuta le istanze del pubblico ministero, aprendo così la strada ai successivi gradi di impugnazione. La Procura aveva deciso di non fermarsi, portando la battaglia fino al Palazzaccio romano per ottenere quanto ritenuto necessario ai fini investigativi.

La Cassazione decide: carcere per Verdoliva, libera la Scelzo

Il verdetto della Suprema Corte è arrivato inesorabile, ma solo parzialmente favorevole all’accusa. Per Luciano Verdoliva i giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso presentato dalla difesa, accogliendo contestualmente l’appello del PM e disponendo quindi la custodia cautelare in carcere.

Destino opposto, invece, per Katia Scelzo: la donna resta libera grazie al lavoro della penalista stabiese Olga Coda, che è riuscita a dimostrare in ogni sede giudiziaria la carenza dei presupposti cautelari nei confronti della sua assistita. Una difesa efficace, costruita grado per grado, che ha convinto tanto i giudici di merito quanto quelli di legittimità.

Agguato in pieno giorno a Mugnano: 26enne ferito a colpi di pistola

Attimi di paura a Mugnano di Napoli, dove intorno alle 12:30 sono stati esplosi colpi d’arma da fuoco in Corso Italia, all’altezza del civico 23.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Marano di Napoli, allertati da alcune segnalazioni dei residenti che avevano udito gli spari.

Secondo una prima ricostruzione, un uomo a bordo di una moto di grossa cilindrata avrebbe affiancato un’auto aprendo il fuoco almeno una volta contro il veicolo.

Ferito un 26enne di Melito

All’interno dell’auto si trovava un 26enne di Melito, già noto alle forze dell’ordine. Il giovane è stato colpito alla gamba sinistra.

Subito dopo l’agguato è stato soccorso e trasferito al pronto soccorso dell’ospedale di Giugliano in Campania. Le sue condizioni non sono gravi: non è in pericolo di vita.

Nessun bossolo trovato

I militari dell’Arma hanno effettuato i primi rilievi nell’area dell’agguato, ma sull’asfalto non sono stati rinvenuti bossoli.

Gli investigatori stanno ora lavorando per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti, individuare il responsabile e chiarire la matrice dell’episodio, al momento ancora da accertare.

Dallo sfarzo di Vietri alle sbarre: il like fatale che ha incastrato Roberto Mazzarella

Napoli – A guidare gli investigatori non sono state solo le soffiate, ma un meticoloso monitoraggio dei profili social dei familiari e dei flussi di denaro che alimentavano la sua latitanza dorata.

Sullo sfondo, un cold case di 24 anni fa: l’omicidio dell’innocente Antonio Maione, ucciso per una vendetta trasversale che non ha mai dimenticato il sangue dei Mazzarella.

La latitanza di Roberto Mazzarella non è finita in un bunker sotterraneo o in un tugurio della periferia est di Napoli. È finita tra il profumo dei limoni della Costiera e l’azzurro del mare di Vietri.

Il boss, 48 anni, erede di una delle dinastie criminali più potenti e ramificate del Mezzogiorno, si preparava a festeggiare la Pasqua con la famiglia. Non sapeva che ogni scatto su Instagram, ogni “storia” pubblicata dai parenti e ogni movimento bancario dei suoi affetti più cari era diventato un tassello del mosaico che i Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli stavano componendo da mesi.

La trappola digitale: i “like” che portano in Costiera

Gli inquirenti della DDA lo sapevano: un uomo come Roberto Mazzarella non può stare troppo lontano dai suoi figli e dalla moglie. Ed è proprio sul web che è iniziata la caccia. Gli uomini dell’Arma hanno setacciato i social network, analizzando tag, riflessi nelle foto e geolocalizzazioni sospette.

Un monitoraggio asettico ma implacabile, incrociato con l’analisi dei flussi economici: conti correnti “chiacchierati” che si svuotavano in prossimità della provincia di Salerno. Quando i militari hanno individuato il lussuoso resort di Vietri, hanno capito che il pesce era in rete. Il blitz è scattato nel cuore della notte, ponendo fine a una fuga iniziata nel gennaio 2025, quando Mazzarella era svanito nel nulla poco prima di un ordine di carcerazione.

Il fantasma del padre e la “sentenza” del 2000

Per capire chi è Roberto Mazzarella, bisogna tornare al 15 dicembre del 2000. Quel giorno, a San Giovanni a Teduccio, viene ucciso Salvatore Mazzarella, padre di Roberto e figura di spicco del clan. La reazione della famiglia non si fece attendere, ma fu di una crudeltà atroce.

Non potendo arrivare subito a Ivan Maione (ritenuto l’esecutore dell’omicidio del patriarca), i vertici del clan emisero una “sentenza di morte” contro il fratello, Antonio Maione. Antonio era un innocente, un ragazzo che con il “sistema” non aveva nulla a che fare. Fu giustiziato sotto casa solo per il cognome che portava. Roberto Mazzarella è accusato di essere stato tra gli organizzatori di quella spedizione punitiva, un atto dovuto per “onorare” la memoria del padre in quella logica criminale che non prevede perdono.

Dalle scarpe di lusso alla cella di Poggioreale

Durante la perquisizione nella suite, i Carabinieri hanno trovato quello che si addice a un boss di alto rango: orologi d’oro, vestiti griffati e circa 20mila euro in contanti, il “pocket money” per una vacanza che doveva restare segreta. Roberto Mazzarella non ha opposto resistenza. Ha guardato i militari, ha capito che il gioco era finito. Con lui finisce (per ora) l’egemonia di un capo che aveva saputo mantenere i contatti con i “colonnelli” di San Giovanni e dell’area vesuviana, nonostante la pressione costante dello Stato.

Il Clan Mazzarella: un impero tra Napoli e la provincia

La storia criminale di Roberto si intreccia con quella di un clan che per decenni ha sfidato l’Alleanza di Secondigliano. Dai traffici nel Porto di Napoli alle estorsioni nel centro storico, fino al controllo del mercato del falso e della droga.

I Mazzarella, legati storicamente ai Zaza, sono una holding del crimine capace di rigenerarsi dopo ogni arresto. Ma questa volta, il colpo è durissimo: la cattura di Roberto, inserito dal Viminale tra i latitanti di massima pericolosità, disarticola la linea di comando in un momento di forte tensione tra i gruppi criminali dell’area est.

Il Prefetto: «Lo Stato c’è»

Il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha espresso il suo plauso per l’operazione: «Un successo investigativo che restituisce fiducia ai cittadini. Assicurare alla giustizia un individuo di tale spessore criminale è la dimostrazione che non esistono zone franche». Ora per il boss si aprono le porte del carcere, mentre gli inquirenti passano al setaccio i telefoni e i pizzini trovati nel resort, a caccia della rete di fiancheggiatori che ha coperto la sua latitanza dorata.

Disastro ambientale a Capaccio Paestum: sigilli a un’azienda bufalina

Capaccio Paestum – Il pugno duro dell’amministrazione comunale contro i reati ambientali segna un nuovo, importante punto a favore della tutela del territorio. In località Gromola, un’operazione congiunta della Polizia Locale e dei nuclei di vigilanza ambientale ha portato al sequestro preventivo di un’area di circa 10.000 metri quadrati riconducibile a un’importante azienda zootecnica bufalina.

L’ispezione e il blitz

L’indagine, fortemente voluta dalla giunta guidata dal sindaco Gaetano Paolino, è scattata nell’ambito di un piano straordinario di monitoraggio ambientale. Gli agenti della Polizia Locale, coordinati dal comandante Antonio Rinaldi, hanno setacciato l’intera tenuta — che ospita circa 300 capi di bestiame — con il supporto tecnico delle Guardie volontarie del WWF Italia e dei volontari del N.O.E.T.A.A.

Il sopralluogo ha fatto emergere uno scenario preoccupante: vasche di contenimento sature, paddock non a norma e impianti di convogliamento dei liquami gravemente compromessi.

Falde acquifere a rischio

Il cuore dell’accusa riguarda la gestione dei reflui bufalini. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, le irregolarità riscontrate avrebbero causato un concreto pericolo di contaminazione delle falde acquifere e un diffuso inquinamento delle acque superficiali. Un sistema di smaltimento carente o del tutto assente che trasformava i residui organici dell’allevamento in un rischio biologico per l’ecosistema locale.

Denunce e provvedimenti

Le conseguenze legali dell’operazione sono pesanti. Il fondo è stato posto sotto sequestro penale immediato. I capi d’imputazione contestati vanno dallo scarico non autorizzato di reflui alla gestione illecita di rifiuti, fino al reato di inquinamento ambientale.

Il bilancio giudiziario vede: due legali rappresentanti e la società titolare deferiti alla Procura della Repubblica di Salerno:quattro comproprietari denunciati a piede libero per concorso nei reati ambientali.

L’operazione conferma la linea della “tolleranza zero” adottata dal comune di Capaccio Paestum per preservare la salubrità di un’area a forte vocazione turistica e agricola di pregio.

Maxi sequestro di cocaina in Irpinia: arrestato corriere con tre chili di droga

Avellino – Un colpo durissimo al mercato dello spaccio locale è stato messo a segno dalle Fiamme Gialle ad Ariano Irpino. Durante un servizio di controllo del territorio, i militari della Compagnia locale hanno intercettato un’auto sospetta, procedendo a una perquisizione che ha portato alla scoperta di un ingente carico di droga: ben 3,3 chilogrammi di cocaina purissima.

Il fiuto di Jacqueline e Nastasia

A rendere possibile il ritrovamento sono state Jacqueline e Nastasia, due pastori tedeschi grigioni delle unità cinofile del Gruppo Pronto Impiego di Napoli. Nonostante il carico fosse stato occultato con estrema cura all’interno dell’abitacolo, il fiuto dei due cani poliziotto ha permesso di individuare i panetti di stupefacente in pochi minuti.

Secondo le prime ricostruzioni, la cocaina era destinata a rifornire le piazze di spaccio della zona, dove avrebbe fruttato centinaia di migliaia di euro.

Sequestro e arresto

Oltre alla droga, i finanzieri hanno posto sotto sequestro il veicolo utilizzato per il trasporto e lo smartphone dell’uomo alla guida. Il conducente è stato arrestato in flagranza di reato con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L’operazione conferma l’alto livello di attenzione delle autorità nel contrasto ai traffici illeciti che attraversano il territorio irpino.

Caso Caliendo, il legale della famiglia attacca Oppido: Diffamazione, pronta querela

Napoli – Si accende lo scontro legale attorno alla morte del piccolo Domenico Caliendo, deceduto all’ospedale Ospedale Monaldi di Napoli in seguito a un trapianto di cuore non riuscito.

L’avvocato Francesco Petruzzi, che rappresenta la famiglia del bambino, respinge con fermezza le dichiarazioni attribuite al medico Guido Oppido, definendole “diffamatorie”. In particolare, il legale contesta l’ipotesi secondo cui Patrizia Mercolino avrebbe fornito informazioni non veritiere ai magistrati in merito alla comunicazione con i familiari.

“Non consentirò ulteriori attacchi”

Petruzzi chiarisce la propria posizione con parole nette: pur riconoscendo al medico la libertà di difesa, non intende tollerare accuse rivolte alla sua assistita.
Secondo il legale, Oppido avrebbe sostenuto che alcune figure dell’équipe — tra cui perfusionista e anestesista — avrebbero alterato dati nelle cartelle cliniche. Ma il punto più critico riguarda, per Petruzzi, le dichiarazioni su Mercolino, accusata di aver riferito il falso agli inquirenti circa il livello di informazione fornito alla famiglia.

Annunciata querela per diffamazione

L’avvocato annuncia ora un passo formale: una querela per diffamazione a mezzo stampa che sarà depositata nei prossimi giorni. “Martedì presenterò denuncia”, spiega Petruzzi, con l’obiettivo di chiarire definitivamente i contorni della vicenda. Una questione che, sottolinea, esce dall’ambito deontologico e civile per approdare a quello penale, aprendo un nuovo fronte giudiziario nel caso.

Un caso ancora aperto

La vicenda resta al centro dell’attenzione giudiziaria e mediatica, con numerosi punti ancora da chiarire, tra responsabilità mediche, gestione delle informazioni e ricostruzione delle fasi che hanno preceduto il tragico esito dell’intervento.

Bullismo per due anni contro una coetanea: quattordicenne ammonita dal Questore

Caserta – Per circa due anni avrebbe perseguitato una coetanea con comportamenti aggressivi, minacce, offese e atti discriminatori, arrivando anche alle aggressioni fisiche. Per questo una ragazzina di 14 anni di Caserta è stata raggiunta da un provvedimento di ammonimento del Questore, notificato dalla Polizia di Stato.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la giovane si sarebbe resa protagonista di una lunga serie di episodi di bullismo ai danni di un’altra minorenne. Le condotte vessatorie sarebbero avvenute sia di persona sia attraverso strumenti telematici, con messaggi e comportamenti molesti che nel tempo hanno creato un clima di forte pressione sulla vittima.

Lesioni lievi e forte stato di ansia per la vittima

In alcune occasioni le intimidazioni sarebbero sfociate anche in aggressioni fisiche, che hanno provocato lesioni giudicate guaribili in pochi giorni. Tuttavia, oltre ai danni fisici, gli episodi avrebbero avuto conseguenze più profonde sul piano psicologico.

La ragazza presa di mira, infatti, avrebbe sviluppato uno stato di ansia e paura, tale da mettere a rischio il suo equilibrio emotivo e il benessere mentale.

Alla fine la minorenne ha deciso di chiedere aiuto rivolgendosi alla Polizia.

L’ammonimento del Questore

Dopo gli accertamenti del caso, gli agenti hanno convocato in Questura la presunta responsabile degli episodi di bullismo insieme a uno dei genitori. In quella sede le è stato notificato l’ammonimento del Questore, un provvedimento amministrativo utilizzato nei casi di atti persecutori, con l’obiettivo di interrompere tempestivamente comportamenti violenti o intimidatori.

Alla quattordicenne è stato inoltre consigliato un percorso di recupero presso un centro specializzato, dove potrà essere seguita da un’équipe di psicologi ed educatori.

Supporto anche per la ragazza vittima

Parallelamente, alle forze dell’ordine hanno proposto anche alla giovane vittima degli atti di bullismo la possibilità di ricevere assistenza psicologica in un centro specializzato, per affrontare e superare le conseguenze di quanto subito.

Indagini su altri minori coinvolti

Nel frattempo proseguono gli approfondimenti degli investigatori per chiarire l’eventuale coinvolgimento di altri minori. Secondo le prime verifiche, alcuni ragazzi sarebbero stati presenti in diverse occasioni durante gli episodi di bullismo. Gli accertamenti sono in corso per definire eventuali responsabilità.

Dolci di Pasqua e denti dei bambini: i consigli della dentista pediatrica

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La Pasqua è senza dubbio una delle feste più amate dai bambini. Tra uova di cioccolato, colombe e dolci della tradizione, le tavole si riempiono di zuccheri e momenti di convivialità. Un periodo di gioia, certo, ma anche una fase in cui è facile esagerare con i dolci, con possibili conseguenze per la salute dei denti dei più piccoli.

Durante le festività pasquali, infatti, aumenta la frequenza con cui i bambini consumano zuccheri: non solo a fine pasto, ma anche durante la giornata, magari con snack continui tra un gioco e l’altro. Questa esposizione prolungata agli zuccheri può favorire la comparsa di carie, perché i batteri presenti nella bocca trasformano gli zuccheri in acidi che attaccano lo smalto dentale.

Ma è davvero necessario rinunciare ai dolci di Pasqua? Assolutamente no. Il segreto, come spesso accade, è l’equilibrio.

Dolci sì, ma con attenzione

Il cioccolato, protagonista indiscusso della Pasqua, può essere consumato senza sensi di colpa, purché con moderazione. Gli esperti consigliano di non eccedere nelle quantità e di preferire il consumo durante i pasti principali, evitando di “sgranocchiare” continuamente durante la giornata.

Inoltre, non tutti i dolci sono uguali: quelli appiccicosi o molto duri tendono a rimanere più a lungo sui denti o a essere consumati lentamente, aumentando il rischio di danni, mentre il cioccolato è generalmente più facile da rimuovere.

L’importanza delle buone abitudini

Durante le feste, mantenere una corretta igiene orale diventa ancora più importante. Lavare i denti dopo aver mangiato dolci, limitare gli zuccheri fuori pasto e alternare snack più sani sono piccole abitudini che fanno una grande differenza nella prevenzione delle carie.

Anche l’organizzazione dei pasti gioca un ruolo fondamentale: concentrare il consumo di dolci in momenti precisi della giornata aiuta a ridurre la frequenza di esposizione agli zuccheri e protegge lo smalto dentale.

I consigli della Dott.ssa Alessia Polverino

Abbiamo chiesto alla Dott.ssa Alessia Polverino, dentista pediatrica del Centro Smile Dental, qualche consiglio pratico per aiutare le mamme a gestire al meglio il rapporto tra bambini e dolci durante la Pasqua.

Dottoressa, i bambini devono rinunciare alle uova di Pasqua?
“Assolutamente no, la Pasqua è un momento di festa e i dolci fanno parte della tradizione. L’importante è non esagerare e gestire bene i momenti di consumo.”

Qual è l’errore più comune che vede nei bambini durante le feste?
“Il consumo continuo di zuccheri durante la giornata: piccoli assaggi frequenti sono più dannosi di una porzione consumata in un momento preciso.”

Meglio cioccolato o caramelle?
“Meglio il cioccolato, soprattutto quello semplice. Le caramelle, soprattutto quelle appiccicose, restano più a lungo sui denti.”

Un consiglio pratico per le mamme?
“Stabilire delle regole: dolci solo dopo i pasti e poi subito lavare i denti. È una routine semplice ma molto efficace.”

C’è un gesto fondamentale da non dimenticare?
“L’igiene orale serale: lavare bene i denti prima di andare a dormire è il momento più importante della giornata.”

Pasqua sì, ma con il sorriso

Educare i bambini a un rapporto equilibrato con i dolci è possibile, anche durante le feste. Non si tratta di eliminare il piacere, ma di insegnare buone abitudini che li accompagneranno nel tempo.

Perché la vera sorpresa di Pasqua, in fondo, è un sorriso sano.

 Luciano Carotenuto

Rapina turista a Porta Nolana: tunisino inseguito e arrestato, 2 agenti e un turista in ospedale

Napoli – Un pomeriggio di ordinaria follia si è trasformato in un inseguimento ad alta tensione tra i vicoli del centro storico. È successo ieri nei pressi di Porta Nolana, dove un cittadino tunisino di 30 anni, irregolare sul territorio nazionale, è stato arrestato in flagranza di reato dopo aver rapinato una coppia di turisti provenienti da Roma.

La violenza in pochi secondi

Secondo una prima ricostruzione della Polizia Locale, l’aggressione è avvenuta in pieno giorno. L’uomo si è avvicinato alla coppia e, con un gesto secco e violento, ha strappato lo smartphone dalle mani del turista. Il colpo è stato tanto improvviso quanto brutale: la vittima ha riportato lesioni giudicate guaribili in cinque giorni.

Fuga a piedi e intervento della pattuglia

Il malvivente ha tentato subito la fuga, ma non ha fatto i conti con la reazione della compagna del turista e di alcuni passanti, che si sono lanciati all’inseguimento. A pochi metri di distanza, una pattuglia della Polizia Locale ha intercettato la scena, trasformando la corsa in un vero e proprio inseguimento a piedi tra le strade affollate del quartiere.

Colluttazione e feriti

Quando gli agenti sono riusciti a raggiungere il rapinatore, la situazione è degenerata. Il 30enne ha opposto una resistenza decisa, dando vita a una colluttazione prima di essere bloccato e ammanettato. Il bilancio dello scontro è pesante: due vigili urbani hanno riportato lesioni, con una prognosi di sette giorni ciascuno.

Un passato da criminale seriale

L’identificazione dell’arrestato ha rivelato un profilo giudiziario già fitto di ombre. Inizialmente, l’uomo ha fornito false generalità, ma i controlli hanno presto svelato la verità: numerosi precedenti penali per furto, furto aggravato, rapina, rapina impropria, violazione di domicilio, resistenza a pubblico ufficiale e rissa.

Non solo. Il tunisino era già destinatario di un ordine di allontanamento emesso dal questore di Potenza e di un decreto di espulsione firmato dal Prefetto di Napoli. Un’ordinanza che, evidentemente, non era mai stata eseguita.

In manette, destinazione Poggioreale

Al termine delle formalità, l’uomo è stato accompagnato nella casa circondariale di Poggioreale, dove resterà a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’episodio riaccende i riflettori sulla sicurezza nel centro storico e sulla gestione dei soggetti irregolari con precedenti specifici, ancora una volta protagonisti di violenze ai danni dei turisti.

Arresto del boss Mazzarella in Costiera Amalfitana: il comandante dei Carabinieri «Fiero di voi»«

Napoli — È arrivato nella notte, senza opporre resistenza, l’arresto di Roberto Mazzarella, 48 anni, ritenuto l’attuale capo dell’omonimo clan camorristico egemone a Napoli e provincia e inserito nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità del Viminale.

I carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Napoli, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, lo hanno localizzato in una villa di pregio a Vietri sul Mare, sulla Costiera Amalfitana, dove il boss si era rifugiato insieme alla moglie e ai figli in prossimità delle festività pasquali.

Nel resort di lusso sono stati sequestrati circa 20mila euro in contanti, orologi di valore, documenti falsi, cellulari e appunti riconducibili a una possibile contabilità del clan.Mazzarella era latitante dal 28 gennaio 2025, sfuggito a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati gravi, tra cui omicidio aggravato dal metodo mafioso.Poco dopo l’operazione, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, generale Salvatore Luongo, ha voluto esprimere personalmente il suo apprezzamento ai militari coinvolti.

In un messaggio diretto ha dichiarato:«Ci tenevo particolarmente a farvi i miei complimenti per l’operazione che avete compiuto. Si tratta di un risultato operativo di livello che serve principalmente per alimentare la filiera della fiducia che dobbiamo sempre avere da parte dei cittadini. Posso solo dirvi che sono orgoglioso e fiero di carabinieri come voi. Grazie di cuore per quello che fate e per come lo fate».

Parole che sottolineano il valore non solo repressivo, ma anche simbolico dell’intervento: un segnale forte di presenza dello Stato in un territorio storicamente segnato dalla criminalità organizzata.L’operazione rappresenta l’esito di un’indagine durata circa un anno e arriva come un nuovo colpo alla camorra napoletana, in un momento in cui le forze dell’ordine continuano a stringere il cerchio sui vertici dei clan più pericolosi.

Catturato il boss latitante Roberto Mazzarella: era in un resort a Vietri sul Mare

Vietri sul Mare– Il silenzio della notte in Costiera Amalfitana è stato interrotto dal rumore coordinato degli scarponi dei militari e dal rombo di una motovedetta che sbarrava ogni via di fuga via mare.

Finisce così, in una villa di pregio a Vietri sul Mare, la latitanza di Roberto Mazzarella, 48 anni, figura di vertice dell’omonimo cartello criminale che da decenni tiene in scacco i quartieri di Napoli Est e buona parte della provincia.

La cattura: il blitz tra le onde e i monti

L’operazione, scattata nelle prime ore del mattino, è stata un manuale di coordinamento interforze. Gli uomini del Nucleo Investigativo di Napoli, coordinati dalla DDA partenopea, hanno circondato il resort dove il boss si rifugiava.

Per non lasciare nulla al caso, sono stati mobilitati i militari dello Squadrone “Cacciatori di Calabria” e le aliquote di primo intervento (Api). Mentre a terra il cerchio si chiudeva, una motovedetta della Capitaneria di porto di Salerno monitorava le acque antistanti la villa, prevenendo eventuali tentativi di fuga via mare, un classico dei “top player” della criminalità organizzata.

Mazzarella, classe 1978, non ha opposto resistenza. Quando i carabinieri hanno fatto irruzione, l’uomo era in compagnia della moglie e dei due figli. Una resa silenziosa, quella del boss, che chiude un capitolo aperto il 28 gennaio 2025, giorno in cui si era reso irreperibile per sfuggire a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Le accuse: sangue e strategia mafiosa

Sul capo di Roberto Mazzarella pende l’accusa più pesante: omicidio aggravato dal metodo mafioso. Secondo gli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia, il boss sarebbe il mandante o l’esecutore di un grave fatto di sangue legato alla gestione degli affari illeciti del clan.

Il profilo di Mazzarella è quello di un criminale di “serie A”, come definito recentemente dal procuratore Nicola Gratteri in riferimento al clan di appartenenza. L’organizzazione, storicamente contrapposta all’Alleanza di Secondigliano, è riuscita a rigenerarsi nonostante i numerosi colpi inferti dallo Stato, estendendo i propri tentacoli non solo sul traffico di stupefacenti ed estorsioni, ma anche su sofisticate truffe informatiche e phishing, come emerso dalle recenti indagini di marzo 2026.

Il “tesoro” della villa: contanti e manoscritti

La perquisizione nel rifugio di lusso ha confermato l’elevato tenore di vita garantito dalla latitanza: i militari hanno rinvenuto 3 orologi di lusso, circa 20mila euro in contanti e documenti falsi pronti all’uso.

Ma l’elemento più prezioso per gli inquirenti è rappresentato da alcuni manoscritti ritrovati nel resort. Si tratterebbe di una vera e propria “contabilità del clan”, appunti che riportano cifre, nomi e flussi di denaro riconducibili alle attività illecite sul territorio partenopeo.

Questi documenti sono ora al vaglio degli esperti del Nucleo Investigativo e potrebbero aprire nuovi scenari investigativi sugli attuali assetti della camorra napoletana e sui fiancheggiatori che hanno garantito a Mazzarella una latitanza dorata tra i profumi della Costiera.

Scafati, arrestato con 5 chili di droga: Angelo Sorrentino va subito ai domiciliari

Scafati – Un alt ignorato, lo stridore degli pneumatici e una fuga disperata che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia. Si è conclusa davanti ai giudici, con un inaspettato ribaltamento di fronte, la vicenda giudiziaria di Angelo Sorrentino, il pluripregiudicato scafatese protagonista di un inseguimento ad alta tensione tra i vicoli e le arterie cittadine di Cava de’ Tirreni.

Nonostante il pesante carico di droga rinvenuto, l’uomo ha lasciato il carcere per far ritorno a casa in regime di arresti domiciliari.

La folle corsa sulla Yaris

Tutto ha avuto inizio durante un ordinario servizio di controllo del territorio. Alla vista della paletta alzata dalle forze dell’ordine, Sorrentino, che si trovava alla guida di una Toyota Yaris, ha scelto la via del rischio: ha premuto sull’acceleratore dando il via a una gimkana mozzafiato nel traffico.

Manovre azzardate, sorpassi al limite e curve affrontate a velocità folle hanno tenuto col fiato sospeso i passanti, fino a quando il conducente, sentendosi braccato, ha abbandonato il veicolo per tentare un ultimo, inutile scatto a piedi. I poliziotti lo hanno raggiunto e bloccato in pochi istanti.

Il “tesoro” nel pacco: 5 kg di hashish

Una volta messo alle strette, lo scafatese – uscito dal penitenziario solo da poche settimane – ha ceduto, indicando agli agenti il luogo dove aveva tentato di occultare un voluminoso involucro durante la fuga

. All’interno, i poliziotti hanno rinvenuto quasi cinque chilogrammi di hashish, già suddivisi in panetti pronti per essere immessi nelle piazze di spaccio della zona. Un carico che, secondo le stime degli inquirenti, avrebbe fruttato sul mercato circa 150.000 euro.

Il verdetto: cade l’aggravante

Il quadro accusatorio sembrava blindato, tanto che il Pubblico Ministero, durante la sua requisitoria, aveva invocato una condanna esemplare a quattro anni e otto mesi di reclusione, pesando anche sulla recidiva dell’imputato.

Tuttavia, in aula, la strategia difensiva curata dall’avvocato Gennaro De Gennaro ha scardinato l’impalcatura della Procura. La difesa è riuscita a ottenere il riconoscimento delle attenuanti e, soprattutto, l’esclusione dell’aggravante dell’ingente quantità, punto cardine per la determinazione della pena.

Dai cancelli al regime domiciliare

L’esito del giudizio ha ribaltato le aspettative: la pena è stata rideterminata in due anni e quattro mesi di reclusione, di fatto dimezzando la richiesta dell’accusa. In virtù del nuovo computo della condanna, il giudice ha disposto l’immediata scarcerazione di Sorrentino, concedendogli la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari. Si chiude così, con un colpo di scena procedurale, la cronaca di una fuga che sembrava destinata a riportare lo scafatese dietro le sbarre per lungo tempo.

Napoli, crollano i furti in casa: è inversione di tendenza

Napoli – Napoli inverte la rotta e prova a scuotersi di dosso l’etichetta di città insicura. I dati consolidati del primo semestre 2025 tracciano un quadro rassicurante per il capoluogo campano e la sua provincia: i reati predatori, in particolare furti e rapine nelle abitazioni, hanno subito una drastica flessione.

Un risultato che il Prefetto Michele di Bari accoglie con soddisfazione, leggendovi il segno tangibile di un sistema di controllo del territorio che finalmente sta dando i suoi frutti.

Il confronto con il passato e con il Nord

Dopo un triennio segnato da numeri preoccupanti, i primi sei mesi dell’anno indicano una rottura col passato. Non si tratta di una fluttuazione statistica isolata, ma di un trend che affonda le radici già nel 2024.

Secondo le analisi prefettizie, infatti, Napoli sta mostrando una capacità di resilienza e miglioramento superiore a quella di molte grandi aree metropolitane del Centro-Nord, contesti spesso ritenuti più sicuri ma che, nell’ultimo anno, hanno faticato più della città partenopea a contenere la criminalità diffusa.

La ricetta del Prefetto: prevenzione e partecipazione

Dietro i numeri c’è il coordinamento serrato tra le diverse Forze dell’Ordine, ma per il Prefetto la battaglia non si vince solo con le pattuglie in strada. Il focus resta sulla “prevenzione partecipata”.

“La collaborazione tra istituzioni e cittadini è il pilastro su cui costruire la sicurezza del futuro”, ha sottolineato Di Bari.

L’obiettivo è ora colmare quel solco, spesso profondo, che separa la sicurezza reale (certificata dai dati) dalla percezione soggettiva di chi vive nei quartieri. La sfida istituzionale dei prossimi mesi sarà chiara: trasformare le statistiche positive in una rinnovata serenità quotidiana per le famiglie tra le mura di casa.

Pasqua 2026, Napoli sul podio delle mete più cercate dagli italiani

Napoli conquista il podio delle destinazioni più cercate dagli italiani per le vacanze di Pasqua 2026. Secondo la classifica elaborata da Holidu, uno dei principali portali europei di prenotazione di case e appartamenti vacanza, la città partenopea si piazza al terzo posto assoluto, accanto a grandi capitali del turismo internazionale come Parigi e Barcellona.

Davanti a tutti c’è Roma, che torna in vetta alla graduatoria con un prezzo medio di 255 euro a notte, mentre Parigi scivola al secondo posto con una media di 365 euro. Subito dietro, sul terzo gradino del podio, compare Napoli, con un costo medio decisamente più contenuto: 143 euro a notte.

Un risultato che conferma l’attrattività turistica della città, capace di competere con le principali destinazioni europee grazie al suo patrimonio storico, culturale e gastronomico.

Podio internazionale: Roma, Parigi e Napoli

La classifica delle mete più cercate per Pasqua mostra un mix tra grandi città d’arte italiane e capitali europee.

A chiudere la top 5 troviamo Barcellona, quarta con un prezzo medio di 353 euro a notte, e Firenze, quinta con 262 euro.

Subito dopo compaiono Torino, sesta con una media di 136 euro, e Livigno, settima, seguita da Bari. Nella parte finale della top ten figurano Palermo, nona con 122 euro a notte, e Milano, decima con una media di 286 euro.

Il dato più significativo è proprio la presenza di Napoli tra le prime tre destinazioni europee ricercate per il ponte pasquale, davanti a molte città tradizionalmente considerate mete turistiche di primo piano.

Campania tra le regioni più presenti

La Campania si conferma una delle regioni più attrattive per i viaggiatori italiani. Oltre al terzo posto di Napoli, compaiono in classifica anche Paestum e Salerno, rispettivamente in 23ª e 24ª posizione.

La regione più rappresentata nella top 30 è però la Puglia, con quattro località: Bari (8ª), Taranto (14ª), Alberobello (20ª) e Monopoli (29ª).

Due destinazioni ciascuna invece per Toscana, Sicilia, Liguria, Emilia-Romagna e Veneto, segno di un turismo diffuso che attraversa tutto il Paese.

Prezzi: Napoli tra le grandi mete più accessibili

Un altro elemento che spinge Napoli sul podio delle preferenze è il rapporto tra attrattività e prezzi. Con una media di 143 euro a notte, la città risulta molto più economica rispetto alle altre grandi destinazioni europee presenti in classifica.

Tra le mete più convenienti spiccano Taranto, la più economica in assoluto con 91 euro a notte, seguita da Paestum (112), Palermo (122), Alghero (123) e Salerno (128).

All’estremo opposto ci sono invece le destinazioni più costose: Parigi guida la classifica con 365 euro a notte, seguita da Barcellona e Siviglia (353), Londra (304) e Milano (286).

Vacanze di Pasqua: gli italiani scelgono soprattutto l’Italia

La fotografia delle ricerche conferma anche una forte preferenza per le destinazioni nazionali. Su 30 mete più cercate, ben 23 si trovano in Italia, mentre solo sette sono all’estero.

Tra queste domina la Spagna, con quattro città presenti: Barcellona, Valencia, Siviglia e Madrid. Seguono le destinazioni francesi, con Parigi e Nizza, e Londra nel Regno Unito.

Una tendenza che conferma come molti italiani preferiscano trascorrere il lungo weekend pasquale tra città d’arte, mare e borghi storici del Paese, concedendosi al massimo brevi fughe nelle grandi capitali europee.

La classifica completa: https://www.holidu.it/casa-vacanze/europa#vacanze-pasqua

Giugliano, operaio «in nero» era anche sorvegliato speciale: arrestato 47enne

Controlli di routine che portano a una scoperta inattesa. Accade a Giugliano in Campania, in via Innamorati, dove i Carabinieri della sezione radiomobile della locale Compagnia si sono recati presso un appartamento per verificare la posizione di una persona agli arresti domiciliari.

All’interno dell’abitazione, oltre al soggetto sottoposto alla misura cautelare, i militari hanno trovato anche un operaio impegnato in alcuni lavori di ristrutturazione, in particolare interventi in cartongesso. Una presenza che, almeno inizialmente, non ha destato particolari sospetti.

I sospetti sull’operaio

A insospettire i Carabinieri è stato però l’atteggiamento dell’uomo, apparso fin da subito evasivo e restio al contatto visivo. Fermato per un controllo, l’operaio ha fornito generalità che non è stato in grado di confermare con un documento di identità.
Un dettaglio che ha spinto i militari ad approfondire gli accertamenti.

La vera identità e l’arresto

Dai controlli è emersa la reale identità dell’uomo: si tratta di Ettore Velotti, 47enne originario di Poggioreale, già noto alle forze dell’ordine.
Sul suo conto gravava una misura di sorveglianza speciale con obbligo di dimora nel comune di residenza, prescrizione che stava chiaramente violando trovandosi a Giugliano.

Per il 47enne sono quindi scattate le manette. Dovrà rispondere sia della violazione delle prescrizioni imposte sia del reato di false generalità. Attualmente si trova in attesa di giudizio.