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Torre Annunziata, droga occultata tra doppi fondi e intercapedini: fiuto di Naja smaschera spacciatore

Torre Annunziata – Il fiuto infallibile del cane antidroga Naja ha fatto fallire il piano di un 37enne di Torre Annunziata, che aveva nascosto marijuana e hashish in nascondigli artigianali creati all’interno del proprio appartamento.

L’uomo è finito in manette con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.L’arresto è scattato nel corso di un vasto servizio straordinario di controllo del territorio disposto dalla Questura di Napoli, con un’operazione interforze che ha coinvolto Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza.

Particolare attenzione è stata riservata ai quartieri più sensibili: Annunziata, Poverelli, Penniniello e Provolera.Gli agenti del Commissariato locale, supportati dal Reparto Prevenzione Crimine Campania e da un’unità cinofila dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, hanno perquisito l’abitazione del 37enne – già noto alle forze dell’ordine per precedenti specifici in materia di droga.

Grazie all’intervento di Naja, il pastore tedesco specializzato nella ricerca di stupefacenti, sono stati scoperti nascondigli realizzati ad arte: doppi fondi e intercapedini dove erano occultati dieci involucri di marijuana (circa 800 grammi complessivi), due panetti e un pezzo di hashish (circa 300 grammi totali), un bilancino di precisione, materiale per il confezionamento e 2.300 euro in contanti di vario taglio, ritenuti provento dell’attività illecita.

Contestualmente, nel corso dello stesso dispositivo di controllo – che ha portato all’identificazione di 320 persone (di cui 78 con precedenti), al controllo di 150 veicoli (tre sequestrati amministrativamente), a 45 sanzioni al Codice della Strada, al controllo di otto esercizi commerciali e di 24 soggetti sottoposti a misure restrittive – si è verificato un secondo episodio significativo.Una pattuglia ha notato un’auto il cui conducente, alla vista delle forze dell’ordine, ha accelerato nel tentativo di sottrarsi al controllo nonostante l’intimazione di alt.

Ne è nato un breve inseguimento con manovre pericolose per la circolazione. Il veicolo è stato infine bloccato: al volante c’era un 40enne di Castellammare di Stabia, arrestato per resistenza a pubblico ufficiale.L’operazione conferma l’intensificazione dei servizi “ad alto impatto” nella zona oplontina, finalizzati a contrastare microcriminalità e spaccio di sostanze stupefacenti nei quartieri più a rischio. Entrambi gli arrestati sono a disposizione dell’autorità giudiziaria per le fasi successive: convalida e giudizio.

Aggressione nella villa comunale, due uomini arrestati a Sant’Antimo

Dall’affidamento ai servizi sociali alla custodia cautelare in carcere. È il percorso giudiziario che ha riportato dietro le sbarre due uomini di 36 e 38 anni arrestati dai Carabinieri della Tenenza di Sant’Antimo, in esecuzione di un’ordinanza emessa dall’Ufficio di sorveglianza del Tribunale di Napoli. I due erano già sottoposti a una misura alternativa, ma il beneficio è stato revocato dopo una nuova e grave vicenda di violenza.

Il provvedimento scaturisce dalle indagini avviate dai militari dell’Arma in seguito alla denuncia presentata da un 34enne, vittima di un’aggressione avvenuta nella notte tra il 4 e il 5 gennaio all’interno della villa comunale di Sant’Antimo. Un episodio che ha fatto scattare immediatamente gli accertamenti e che ha portato l’autorità giudiziaria a ritenere incompatibile la permanenza dei due indagati nel circuito delle misure alternative.

Alla luce degli elementi raccolti, il Tribunale di Napoli ha disposto la sostituzione dell’affidamento in prova con la custodia cautelare in carcere. I Carabinieri hanno quindi dato esecuzione all’ordinanza, accompagnando i due uomini presso un istituto penitenziario, dove resteranno a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Responsabilità sanitaria, condanna per l’Asl Napoli 1: maxi risarcimento ai familiari di un paziente

Una grave e colpevole sottovalutazione del quadro cardiologico di un paziente è costata una condanna da circa 600mila euro all’Asl Napoli 1 Centro. A stabilirlo è stato il Tribunale, che ha riconosciuto la responsabilità sanitaria per il decesso di un uomo ricoverato in un noto ospedale napoletano e ha disposto il risarcimento in favore della moglie e del figlio.

La vicenda ha origine dal ricovero del paziente al Pronto soccorso dopo una caduta accidentale in casa, che aveva provocato una lesione ossea. L’uomo era affetto da importanti patologie cardiache croniche, da tempo però stabilizzate e compensate da terapie adeguate, tali da garantirgli un equilibrio clinico. Nonostante questo quadro noto, l’assistenza sanitaria si è concentrata esclusivamente sull’aspetto ortopedico, trascurando in modo ingiustificato le condizioni cardiologiche.

Il paziente è stato ricoverato in un reparto ritenuto non idoneo alla complessità delle sue condizioni generali e non ha ricevuto le cure specialistiche necessarie. Questa omissione ha determinato un progressivo peggioramento dello stato di salute, fino allo scompenso cardiaco fatale che ha portato al decesso. A sostenere e dimostrare la ricostruzione dei fatti sono stati gli avvocati dello Studio Associati Maior, Pierlorenzo Catalano, Michele Francesco Sorrentino e Filippo Castaldo, affiancati dal medico legale Marcello Lorello.

Nel corso del giudizio, il Collegio dei consulenti tecnici d’ufficio nominato dal Tribunale ha confermato integralmente le tesi difensive, accertando gravi profili di responsabilità sanitaria legati a una errata gestione clinica e a macroscopiche omissioni assistenziali. Nonostante l’esito peritale nettamente sfavorevole, l’Asl Napoli 1 Centro non ha avviato alcun tentativo di accordo transattivo.

Il Tribunale ha quindi pronunciato sentenza di condanna, riconoscendo ai familiari sia il danno da perdita del rapporto parentale sia il danno catastrofale, legato alla lucida consapevolezza del paziente di andare incontro alla morte in una condizione di sofferenza, agonia e assenza di adeguata assistenza sanitaria. “Questa sentenza riafferma un principio fondamentale: il paziente deve essere valutato nella sua globalità e non per singoli frammenti clinici”, hanno dichiarato gli avvocati dello Studio Associati Maior, sottolineando come la decisione restituisca giustizia alla famiglia e richiami le strutture sanitarie al rispetto dei più elementari doveri di cura e vigilanza.

Coppa Italia, ufficiale il programma dei quarti di finale: date e orari

La Coppa Italia entra nella sua fase più calda e la Lega Serie A ha ufficializzato il programma dei quarti di finale, in attesa dell’ultimo ottavo che completerà il tabellone. Fiorentina-Como, in programma il 27 gennaio alle 21, deciderà l’avversaria del Napoli, già qualificato tra le migliori otto.

Il primo appuntamento è fissato per il 4 febbraio alle 21 con Inter-Torino, che si disputerà eccezionalmente a Monza. Il giorno successivo, il 5 febbraio sempre in notturna, sarà la volta di Atalanta-Juventus, sfida di altissimo livello che mette di fronte due squadre abituate a puntare in alto anche in Coppa. Il 10 febbraio toccherà al Napoli, impegnato alle 21 contro la vincente di Fiorentina-Como, mentre l’ultimo quarto di finale andrà in scena l’11 febbraio con Bologna-Lazio, ancora una volta in orario serale.

Un calendario serrato e carico di tensione, che promette spettacolo e confronti diretti tra grandi protagoniste del calcio italiano, con la Coppa Italia pronta a regalare verdetti pesanti in vista delle semifinali.

Serie A, ufficiali anticipi e posticipi: date e orari della 23ª e 24ª giornata

La Lega Serie A ha ufficializzato date e orari della ventitreesima e della ventiquattresima giornata di campionato, delineando un calendario fitto che accompagnerà il torneo tra la fine di gennaio e i primi giorni di febbraio. Confermato anche il rinvio di Milan-Como, che verrà recuperata alla prima data utile.

La ventitreesima giornata si apre venerdì 30 gennaio alle 20.45 con Lazio-Genoa. Il sabato propone un pomeriggio intenso che parte alle 15 con Pisa-Sassuolo, prosegue alle 18 con Napoli-Fiorentina e si chiude alle 20.45 con Cagliari-Verona. Domenica 1 febbraio si entra nel vivo con Torino-Lecce alle 12.30, Como-Atalanta alle 15, Cremonese-Inter alle 18 e Parma-Juventus alle 20.45. Il turno si completa lunedì 2 febbraio alle 20.45 con Udinese-Roma, mentre martedì 3 febbraio, sempre in serata, è in programma Bologna-Milan.

La ventiquattresima giornata prende il via venerdì 6 febbraio alle 20.45 con Verona-Pisa. Sabato 7 febbraio spazio a Genoa-Napoli alle 18 e Fiorentina-Torino alle 20.45. Domenica 8 febbraio si apre con Bologna-Parma alle 12.30, seguita da Lecce-Udinese alle 15, Sassuolo-Inter alle 18 e Juventus-Lazio alle 20.45. Chiusura affidata al lunedì, con Atalanta-Cremonese alle 18.30 e Roma-Cagliari alle 20.45.

Napoli, arrestato in aeroporto l’ultimo latitante della sparatoria di piazza Carolina

Napoli – L’ultimo dei latitanti della sanguinosa sparatoria di piazza Carolina è stato arrestato ieri sera all’aeroporto di Capodichino.

Si tratta di un minorenne, prelevato dagli agenti della Polizia di Stato al suo rientro da un viaggio in Spagna, su cui pendeva un fermo per tentato omicidio aggravato.

Il provvedimento, emesso su delega del Procuratore della Repubblica per i Minorenni di Napoli, è l’esito delle indagini coordinate dalle Procure Minorile e Antimafia e condotte dalla Squadra Mobile, insieme ai commissariati San Ferdinando e Montecalvario.

L’indagato, insieme ad altri, è ritenuto responsabile della sparatoria avvenuta nel cuore della città nella notte tra l’11 e il 12 dicembre scorso.

Secondo le ricostruzioni, un gruppo di giovanissimi provenienti dai Quartieri Spagnoli aprì il fuoco, “ad altezza d’uomo”, contro alcuni coetanei riferibili al rione Pallonetto di Santa Lucia, con l’evidente intenzione di uccidere. Oltre al tentato omicidio in concorso, al ragazzo viene contestato il porto e la detenzione illegale di arma, entrambi i reati aggravati dalla modalità mafiosa.

 

Sanità, la Campania resta indietro: 13esima in Italia per i livelli essenziali di assistenza

La Campania supera l’esame dei livelli essenziali di assistenza, ma resta nelle retrovie della sanità italiana. È adempiente secondo il nuovo sistema di garanzia, come solo altre dodici regioni e province autonome, ma si colloca al tredicesimo posto su ventuno nella graduatoria nazionale dei Lea. A certificarlo sono i dati del 2023, gli ultimi disponibili, presentati dal presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, nel corso di un’audizione in commissione Affari costituzionali del Senato dedicata al disegno di legge sui livelli essenziali delle prestazioni.

Il punteggio complessivo della Campania si ferma a quota 206, ben al di sotto della media nazionale che si attesta a 226 e molto distante dalle regioni di testa. Un risultato che fotografa una sanità capace di garantire i servizi minimi, ma ancora in difficoltà sul piano dell’equità e della qualità complessiva dell’assistenza. Un divario che, secondo Gimbe, rischia di diventare strutturale se il percorso dell’autonomia differenziata dovesse procedere senza correttivi.

“ I livelli essenziali delle prestazioni non coincidono con i livelli essenziali di assistenza, né sul piano normativo né su quello sostanziale”, ha sottolineato Cartabellotta davanti ai senatori. “La scelta del Governo di equipararli ha il chiaro obiettivo di accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata, che rischia di diventare un moltiplicatore di diseguaglianze”. Un passaggio che, secondo il presidente di Gimbe, potrebbe cristallizzare per legge differenze regionali già oggi inaccettabili, penalizzando ulteriormente il Mezzogiorno e aumentando la mobilità sanitaria verso il Nord.

Nel dettaglio, la Campania mostra criticità soprattutto nell’area della prevenzione, dove il distacco dai territori più virtuosi resta ampio, ma evidenzia limiti anche nell’assistenza distrettuale e in quella ospedaliera. Un quadro complessivo che racconta di una regione in affanno rispetto agli standard più elevati del Servizio sanitario nazionale, pur riuscendo a restare sopra la soglia minima di adempienza.

Il messaggio che arriva dal Senato è chiaro: senza una definizione rigorosa e uniforme dei Lep sanitari, il rischio è quello di consolidare un sistema a più velocità, nel quale il luogo di residenza continua a determinare l’accesso e la qualità delle cure.

Violenze in carcere, l’ex ispettore in aula: “A Santa Maria Capua Vetere fu un inferno”

“Un caos totale, un inferno”. Così Raffaele Piccolo, ispettore della polizia penitenziaria oggi in pensione, ha descritto in aula il carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020, il giorno della violenta perquisizione nel reparto Nilo che si trasformò in una spedizione punitiva ai danni di centinaia di detenuti. Parole pronunciate durante il maxi-processo in corso davanti al tribunale sammaritano, che vede 105 imputati e che si avvia verso la fase decisiva.

Quel giorno, in pieno lockdown per l’emergenza Covid, quasi trecento agenti entrarono in azione e, secondo l’accusa, si resero responsabili di pestaggi e violenze su un numero analogo di detenuti. Piccolo fu tra coloro che guidarono il gruppo dei quaranta agenti interni incaricati di avviare la perquisizione nelle celle della terza sezione del reparto Nilo. In aula ha raccontato un contesto completamente fuori controllo, segnato dalla presenza massiccia di agenti arrivati da altri istituti.

“Gli esterni non rispondevano a nessuno, erano autonomi”, ha detto Piccolo, indicando come principali responsabili dei pestaggi i poliziotti provenienti da fuori, in particolare dalle carceri di Secondigliano e Avellino. Agenti che, come mostrano i video acquisiti agli atti, indossavano quasi tutti la tenuta antisommossa, con caschi, mascherine e manganelli, dando alla scena un clima che lo stesso imputato ha definito “da resa dei conti”.

La testimonianza dell’ex ispettore ricalca quella già resa da altri colleghi presenti in servizio quel giorno, compreso l’allora comandante della polizia penitenziaria Gaetano Manganelli, che hanno puntato il dito contro i reparti esterni. Ma Piccolo ha anche ammesso che le responsabilità non furono esclusivamente di chi venne da fuori. “Anche tra i miei uomini qualcuno si fece trasportare dagli esterni”, ha affermato, riconoscendo che vi furono agenti interni che commisero violenze ai danni dei detenuti.

Nel clima teso che si respira in aula, la sua deposizione ha contribuito ad alimentare l’immagine di una giornata segnata da una frattura profonda all’interno dello stesso corpo della polizia penitenziaria, tra chi tentava di mantenere un controllo e chi, secondo le accuse, agì senza ordini e senza freni. Un quadro che rende ancora più drammatico uno dei capitoli più bui della storia recente del sistema carcerario italiano.

Accesso a Medicina, dossier choc alla Camera: “Sistema pieno di falle”

L’accesso ai corsi di Medicina e Chirurgia “non può essere una lotteria” e il sistema attuale “mostra tutte le sue falle”. È una denuncia dura e documentata quella contenuta nel dossier presentato alla Camera dei deputati dal Comitato Medicina Senza Filtri, che riunisce associazioni studentesche, realtà formative, i Radicali Italiani e lo Studio Legale Leone-Fell & C. Un atto che segna l’avvio del Tour dei Diritti, una mobilitazione nazionale che parte oggi da Napoli, alle 15, all’Hotel Ramada.

La scelta del capoluogo campano non è casuale. Proprio in alcune sedi del Sud, tra cui Napoli, l’analisi dei dati post-graduatoria evidenzierebbe concentrazioni anomale di punteggi molto elevati, mentre in altre aree del Paese la distribuzione appare più coerente con una selezione realmente competitiva. Un elemento che, secondo il Comitato, non può essere ignorato e che si inserisce in un quadro già segnato da irregolarità e sospetti.

Al centro del dossier anche i risultati di un sondaggio nazionale condotto tra studenti, che restituisce un’immagine preoccupante della didattica universitaria: programmi sovradimensionati rispetto al tempo disponibile, metodologie poco variabili, carenza di spazi e servizi. Ma soprattutto emerge l’impatto sulla salute psico-fisica degli studenti, con livelli elevatissimi di stress, difficoltà nella gestione della vita quotidiana e un senso costante di incertezza sul futuro.

Il Comitato punta il dito anche contro segnalazioni di prove violate, controlli assenti o insufficienti, diffusione in tempo reale di domande e immagini dei test, anomalie statistiche nella graduatoria nazionale e regole cambiate a selezione conclusa. Particolarmente contestata è la recente decisione del Ministero di intervenire con una sanatoria per coprire i posti rimasti vacanti, consentendo l’ammissione anche a candidati che non avevano raggiunto la soglia minima prevista. “Non è una soluzione, ma l’ennesimo strappo alle regole”, afferma il Comitato, parlando di una scelta che “viola la legge, discrimina chi ha rispettato le regole e certifica il fallimento di un sistema nato male e gestito peggio”.

Sulla stessa linea gli avvocati Francesco Leone e Simona Fell, fondatori dello studio legale che affianca l’iniziativa: “Il decreto legislativo è chiaro: senza il raggiungimento della soglia minima non si accede alla graduatoria. Cambiare le regole dopo lo svolgimento delle prove è vietato in qualsiasi selezione pubblica”. Secondo i legali, le violazioni riscontrate rendono inevitabile il ricorso alle vie giudiziarie, anche alla luce di ulteriori profili di illegittimità, come la possibile violazione dell’anonimato e le anomalie emerse dopo la pubblicazione delle graduatorie.

“Quello che portiamo nelle piazze non è una protesta, ma una ricostruzione documentata di ciò che è accaduto”, sottolinea ancora il Comitato. “Dati statistici, testimonianze degli studenti e decisioni ministeriali raccontano un sistema opaco, diseguale e profondamente ingiusto. Quando i punteggi più alti si concentrano sempre nelle stesse sedi, non ci si può voltare dall’altra parte”.

Durante gli incontri del Tour dei Diritti vengono illustrate le criticità del semestre filtro, le irregolarità nello svolgimento delle prove, le distorsioni della graduatoria nazionale e le conseguenze concrete per migliaia di studenti rimasti esclusi. Le azioni legali sono già partite e, nei primi giorni, hanno coinvolto oltre mille studenti, un numero destinato a crescere rapidamente.

Angelo Napolitano sigillato dalla Finanza: «Supereremo anche questa». Tre punti vendita restano aperti

Napoli – “Supereremo anche questa”. Con un video su TikTok, l’imprenditore Angelo Napolitano ha commentato il provvedimento della Guardia di Finanza che ha disposto la chiusura temporanea delle sue attività commerciali.

I sigilli sono scattati nell’ambito di un’indagine per fatture false ed evasione dell’Iva, ma l’imprenditore assicura che l’attività proseguirà in altre sedi.

Tre punti vendita operativi

Nel messaggio social, Napolitano ha rassicurato i clienti: “Abbiamo avuto una chiusura di 15 giorni ma restiamo a completa disposizione per acquisti o altro”. L’imprenditore ha indicato tre punti vendita ancora operativi: Cardito, il Cis di Nola e una nuova sede a Casalnuovo che sarà attiva da domani.

L’intervento della Finanza

La Guardia di Finanza ha apposto i sigilli alle attività commerciali nell’ambito di un’indagine per irregolarità fiscali. Le ipotesi di reato contestate riguardano l’utilizzo di fatture false e l’evasione dell’imposta sul valore aggiunto. Il provvedimento prevede una sospensione dell’attività di 15 giorni.

La strategia dell’imprenditore

Nonostante il sequestro, Napolitano ha scelto di comunicare direttamente con i clienti attraverso i social network, mantenendo un tono ottimista e annunciando la continuità operativa in altre sedi. “Dobbiamo aspettare 15 giorni. Supereremo anche questa”, ha concluso nel video pubblicato su TikTok.

Incendio nel condominio, salvati dai balconi un’anziana e quattro bambini

Paura a Eboli, nel Salernitano, per un incendio divampato in uno stabile di via don Romolo Murri. Le fiamme si sono sviluppate nel sottoscala del condominio, sprigionando una densa nube di fumo che ha rapidamente invaso il vano scale e alcuni appartamenti.

A lanciare l’allarme sono stati gli stessi residenti, che hanno notato il rogo e hanno contattato i vigili del fuoco del distaccamento di Eboli, intervenuti con un’autoscala e un’autobotte.

Una volta entrati nello stabile, i pompieri hanno accertato che a bruciare era un cumulo di materiale vario, tra plastica e gomma, con la presenza di bombole di GPL: queste ultime sono state immediatamente rimosse e raffreddate per evitare esplosioni.

Durante le operazioni di spegnimento, i soccorritori hanno individuato all’ultimo piano un’anziana allettata e quattro bambini, rimasti bloccati a causa del fumo. Il salvataggio è avvenuto dai balconi, con il recupero in sicurezza delle persone poi affidate alle cure dei sanitari.

La situazione è apparsa da subito critica per l’elevata concentrazione di fumi tossici, aggravata dall’apertura delle porte degli appartamenti. Tutti i residenti coinvolti sono stati trasportati negli ospedali della zona per accertamenti: alcuni di loro sono stati trasferiti anche a Napoli per le conseguenze dell’inalazione dei fumi.

Sul posto, oltre ai vigili del fuoco, sono intervenuti i sanitari del 118, le forze dell’ordine e il sindaco di Eboli, che ha seguito da vicino le operazioni di soccorso.

Un modo semplice per tenere con sé video e audio trovati online

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Succede più spesso di quanto si pensi. Stai scorrendo online e trovi un video che ti colpisce, una spiegazione utile o una clip che vorresti rivedere con calma. Magari sei di fretta, oppure sai già che più tardi non avrai connessione. In quei momenti nasce il bisogno di salvare il contenuto, senza complicazioni e senza dover installare nulla.

Esistono strumenti online pensati proprio per questo. Soluzioni che permettono di trasformare un semplice link in un file pronto da usare, direttamente dal browser. Niente registrazioni, niente passaggi confusi. Solo un processo naturale, pensato per adattarsi al modo in cui le persone usano davvero internet ogni giorno.

Perché questi strumenti sono diventati così comuni

Uno dei motivi principali è la libertà che offrono. Libertà di guardare un video quando vuoi, anche senza rete. Libertà di ascoltare un audio mentre fai altro. Libertà di non dipendere sempre da una piattaforma o da una connessione stabile.

Molti utenti apprezzano il fatto che tutto avvenga in pochi istanti. Copi un link, lo incolli e il contenuto diventa tuo, pronto per essere usato quando serve. Non serve essere esperti di tecnologia. È un approccio diretto, che si adatta bene alla vita quotidiana.

Salvare video da YouTube senza complicare le cose

YouTube è una fonte enorme di contenuti. Tutorial, lezioni, interviste, intrattenimento. A volte però guardare tutto in streaming non è l’ideale. Per questo motivo, la possibilità di scarica video youtube diventa particolarmente utile.

Salvare un video permette di rivederlo con calma, senza interruzioni, magari durante un viaggio o in un momento in cui la connessione non è disponibile. Il processo è lineare e non richiede passaggi inutili, lasciando spazio solo a ciò che conta davvero, cioè il contenuto.

Quando l’audio è tutto ciò che serve

Ci sono situazioni in cui il video passa in secondo piano. Una conversazione interessante, un discorso motivazionale. In questi casi, poter scaricare mp3 da youtube è una soluzione pratica e naturale.

Convertire un video in audio permette di ascoltare i contenuti preferiti mentre si cammina, si lavora o ci si rilassa. È un modo semplice per creare una raccolta personale di file audio, sempre disponibili sul proprio dispositivo, senza dover cercare di nuovo lo stesso contenuto online.

Dare valore anche ai contenuti brevi

I video brevi fanno ormai parte della routine digitale. Sono rapidi, diretti e spesso racchiudono idee interessanti in pochi secondi. La possibilità di scarica shorts da youtube consente di conservare questi momenti senza perderli nel flusso continuo dei contenuti online.

Che si tratti di un’idea creativa, di un consiglio veloce o di qualcosa che ti ha fatto sorridere, salvare questi clip rende più facile tornarci quando vuoi, senza doverli cercare di nuovo.

Un solo spazio per contenuti provenienti da più piattaforme

Un aspetto molto apprezzato di questi strumenti è la loro versatilità. Non sono legati a una sola piattaforma, ma permettono di gestire video e audio provenienti da diversi siti e social network. Questo riduce la necessità di usare soluzioni diverse per ogni fonte.

Il risultato è un’esperienza più ordinata e coerente. Tutto avviene nello stesso modo, indipendentemente da dove proviene il contenuto, rendendo il processo più fluido e meno dispersivo.

Nessuna installazione, meno pensieri

Il fatto che tutto funzioni online fa davvero la differenza. Non serve installare applicazioni, né preoccuparsi di aggiornamenti o compatibilità. Basta aprire il browser, incollare il link e procedere.

Questo rende lo strumento accessibile praticamente a chiunque, da qualsiasi dispositivo. Inoltre, non essendo richiesti account o dati personali, l’esperienza risulta più leggera e discreta.

Un aiuto concreto nella gestione dei contenuti digitali

Alla fine, strumenti di questo tipo diventano parte della vita digitale quotidiana. Aiutano a organizzare meglio ciò che si trova online, offrono maggiore controllo sui contenuti e permettono di usarli secondo i propri ritmi.

Che si tratti di video lunghi, audio da ascoltare in mobilità o clip brevi da conservare, la possibilità di salvarli in modo semplice rende l’esperienza online più libera e personale. L’importante, come sempre, è utilizzare questi strumenti in modo consapevole, rispettando i diritti e le regole delle piattaforme da cui provengono i contenuti.

 

Napolitano Store, nuovo blitz della Finanza: chiusi i negozi tra Napoli e Casalnuovo

Napoli – La Guardia di Finanza ha eseguito un nuovo e più incisivo sequestro nei confronti della società che gestisce i negozi Napolitano Store, operativa nel commercio di elettrodomestici e smartphone tra Napoli e Casalnuovo.

I militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria hanno posto sotto sigilli l’intero compendio aziendale di Angelo Napolitano, attivissimo tiktoker e noto per le sue amicizie con Rita De Crescenzo, su disposizione del gip di Nola, su richiesta della Procura, bloccando di fatto ogni attività commerciale.

Si tratta di un ulteriore sviluppo dell’inchiesta che già lo scorso 17 settembre aveva portato a un maxi sequestro da 5,7 milioni di euro, comprendente anche uno yacht di 16,5 metri, provvedimento poi confermato dal Tribunale del Riesame. Secondo gli inquirenti, nonostante quel primo intervento, la società avrebbe continuato a mettere in atto lo stesso schema fraudolento.

Al centro dell’indagine c’è una sistematica frode all’Iva, realizzata attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti nei confronti di società “cartiere”, prive di dipendenti e di reale operatività, utilizzate per aggirare il fisco e abbattere il carico tributario. In questo modo l’azienda avrebbe potuto immettere sul mercato grandi quantitativi di smartphone di ultima generazione venduti “in nero” a prezzi nettamente inferiori a quelli ufficiali.

I clienti, secondo quanto ricostruito dalla Finanza, erano obbligati a pagare in contanti e ricevevano una sorta di “bolletta” priva di valore fiscale, molto simile a uno scontrino. Il documento, prodotto con un software gestionale interno, riportava però il codice IMEI del dispositivo, consentendo all’azienda di giustificare l’uscita della merce dal magazzino, monitorare le vendite e garantire l’eventuale sostituzione dei prodotti.

La società, fortemente attiva sui social network con una comunicazione aggressiva e quotidiana, ha registrato negli ultimi anni una crescita ritenuta dagli investigatori esponenziale e anomala: il fatturato è passato dai 2,2 milioni di euro del 2017 ai 20,8 milioni del 2023.

Il titolare dell’azienda, Angelo Napolitano, era già finito sotto i riflettori anche per la sua presenza in un video, girato l’8 agosto dello scorso anno all’interno del Consiglio regionale della Campania insieme alla tiktoker Rita De Crescenzo, nell’ufficio dell’allora consigliere Pasquale Di Fenza, con l’esibizione della bandiera italiana e l’Inno di Mameli in sottofondo.

In questa nuova fase dell’indagine, il gip non ha disposto la nomina di un amministratore giudiziario. I due store sono stati affidati a custodi incaricati della sorveglianza, al fine di impedire la sottrazione dei beni. Le attività di vendita sono completamente sospese e i negozi di Napoli e Casalnuovo restano chiusi al pubblico.

Campi Flegrei, la terra torna a tremare: sciame sismico in corso a Pozzuoli

Napoli – Nuova mattinata di apprensione nell’area flegrea. A partire dalle ore 9:03 di oggi, mercoledì 14 gennaio 2026, l’Osservatorio Vesuviano ha segnalato l’inizio di un nuovo sciame sismico che sta interessando la zona dei Campi Flegrei, con epicentro localizzato nel territorio di Pozzuoli.

L’attività sismica ha fatto registrare due eventi principali a distanza ravvicinata: alle ore 9:04: Una prima scossa di magnitudo 2.2. A seguire un secondo evento, più intenso, di magnitudo 2.5 della scala Richter.

Le scosse, sebbene di moderata entità, sono state distintamente avvertite dalla popolazione locale e in alcuni quartieri della zona occidentale di Napoli, alimentando il consueto clima di allerta legato al fenomeno del bradisismo.

La risposta delle autorità L’amministrazione comunale di Pozzuoli è intervenuta tempestivamente con una nota diffusa tramite i canali social per rassicurare i cittadini e fornire aggiornamenti.

«L’Amministrazione Comunale, insieme alla Protezione Civile di Pozzuoli, sta seguendo da vicino l’evolversi dello sciame in atto», si legge nel comunicato.

Le autorità restano in costante contatto con l’Osservatorio Vesuviano per monitorare i parametri geofisici dell’area. Al momento non si segnalano danni a persone o cose, ma la sorveglianza resta massima fino alla conclusione del fenomeno.

Il baby rapinatore di Melito tradito dal cognome su un etichetta del giubbotto

Giugliano –  La gioavne età nonostante la spiccata capacità a delinquere e ela sua indole violenta gli hanno tirato un brutto scherzo. Il giovane rapinatore 15enne di Giugliano arrestato stamane dai carabinieri per una rapina compiuta il 2 dicembre scorso ai danni di un supermercato di Melito, ha commesso un errore da principiante che hanno permesso ai militari di arrivare alla sua identificazione in tempi brevi.

Dopo la rapina, infatti e durante la fuga, il 15enne si è disfatto di un giubbotto. Fin qui nulla di strano. Lo fanno in tanti per eliminare eventuali identificazione attraverso i vestiti. M ail giovane rapinatore aveva dimenticato che all’interno vi era ancora l’etichetta di una lavanderia nella quale forse sua mamma aveva portato l’indumento con il cognome del giovane.

Una imprudenza che è risultata rilevante per la sua identificazione. Per lui – che è un incensurato – si sono aperte le porte della comunità di recupero. Ad eseguire il provvedimento, scaturito da una richiesta della Procura dei Minorenni, i carabinieri della sezione radiomobile della compagnia di Giugliano in Campania.

Grazie all’analisi dei sistemi di videosorveglianza presenti e ad alcuni testimoni, i militari hanno ricostruito che quella sera l’indagato – assieme ad un complice in corso di identificazione – avrebbe minacciato la cassiera di un supermercato di Melito di Napoli, strada Provinciale, facendosi consegnare l’incasso di 1600 euro per poi dileguarsi in sella a uno scooter.

Assalto notturno alla banca Credem di Cicciano: banditi in fuga dopo l’allarme fumogeno

Cicciano – Ancora un attacco a un istituto di credito nel Napoletano, in un momento in cui l’intero territorio regionale è attraversato da una preoccupante escalation di colpi ai danni delle banche.

Nella notte, intorno alle 3.30, i carabinieri della sezione radiomobile della Compagnia di Nola sono intervenuti in via Nola 68, a Cicciano, per un tentato furto agli sportelli della banca Credem.

Secondo una prima ricostruzione, ignoti a bordo di un’autovettura avrebbero utilizzato il veicolo come ariete, procedendo in retromarcia per infrangere la vetrata dell’ingresso dell’istituto. L’obiettivo sarebbe stato quello di raggiungere gli sportelli automatici, ma l’attivazione del sistema di sicurezza ha fatto fallire il blitz.

L’allarme fumogeno, entrato immediatamente in funzione, ha saturato i locali costringendo i malviventi ad abbandonare l’azione e a dileguarsi prima dell’arrivo delle pattuglie. Nessuna persona è rimasta ferita e, al momento, non si registrano ammanchi di denaro.

I carabinieri hanno avviato le indagini per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto e risalire agli autori del raid, anche attraverso l’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza.

Ancora un assalto a un istituto bancario

L’episodio si inserisce in una serie di assalti simili che, nelle ultime settimane, stanno interessando diversi comuni della Campania, alimentando l’allarme sulla sicurezza degli istituti bancari e delle aree urbane nelle ore notturne.

La mamma di Emanuele Di Caterino: «Mio figlio è stato ucciso e noi siamo stati abbandonati dallo Stato»

Napoli -«Oggi sono una mamma orfana. Abbandonata dallo Stato e dalla giustizia», dice con la voce spezzata ma senza perdere compostezza. «So bene che nessuna sentenza potrà mai restituirmi il mio Emanuele, ma dai giudici mi sarei aspettata altre decisioni. Di certo non l’ennesima assoluzione».

Pochi minuti dopo la lettura del dispositivo, Amalia entra in lacrime nell’aula 314. Non riesce più a restare in silenzio. «La giustizia esce sconfitta», urla davanti a toghe e avvocati. È il punto di rottura di una lunga odissea giudiziaria che non ha mai portato a una condanna definitiva.

«In tutti questi anni ho sempre avuto rispetto per i giudici e per le istituzioni», racconta. «Ma questa volta non ce l’ho fatta. Al presidente vorrei fare una sola domanda: chi ha ucciso mio figlio?».

Tredici anni di processi non sono bastati a dare una risposta. «Me lo chiedo ogni notte e questa cosa mi toglie il sonno», confessa. «Ho scritto anche al ministro della Giustizia Carlo Nordio perché si accendesse un riflettore su questa vicenda. I referti medici parlano chiaro: Emanuele è stato colpito alle spalle, ucciso senza neppure accorgersi di ciò che stava accadendo».

Emanuele stava tornando a casa. Non conosceva il suo aggressore, non aveva avuto litigi, non c’erano precedenti. «Ricordo la sua voce al telefono mentre moriva», dice la madre. «Non ha avuto il tempo di capire nulla».

In un Paese che continua a contare vittime sempre più giovani, spesso armate e spietate, Amalia Iorio sente il dovere di rivolgersi direttamente ai ragazzi. Il suo è un appello che nasce dal dolore:
«Ai giovani vorrei dire di deporre coltelli e pistole. Non fate più soffrire le mamme come me. Noi siamo orfane e anche abbandonate dallo Stato. Vivete la vita a pieno, perché è il dono più prezioso che avete».

Il ricordo del figlio è luminoso, lontano anni luce dalla violenza che lo ha strappato alla vita. «Emanuele era un ragazzo puro, viveva nella luce», racconta. «Studiava al liceo, amava studiare e sognava di iscriversi a Ingegneria, magari in un’altra città. Aveva la testa sulle spalle. Anche quella sera era uscito con serenità. Il lunedì aveva un compito di matematica e pensava solo a quello».

Poi una frase che pesa come una sentenza morale: «Chi lo ha ucciso dovrà guardarsi le mani per tutta la vita. Quelle stesse mani con cui ha tolto la vita a mio figlio».

Oggi Amalia è una donna spezzata, ma non vinta. «Il mio cuore è spaccato», ammette. «Ho però altri tre figli che devo proteggere. Non mi sono incattivita. Amo stare tra i ragazzi perché loro sono la nostra vita».

Resta l’amarezza per una giustizia che, dice, «non è uguale per tutti». Ma anche la gratitudine per chi non l’ha mai lasciata sola. «Non dimenticherò mai i pullman arrivati per i funerali di Emanuele, né la lettera di Papa Francesco che mi invitò a un’udienza privata, scrivendomi quanto lo avesse colpito il suo viso pulito».

Da quel dolore è nata anche una promessa: «Ho fondato un’associazione che porta il nome di Emanuele. Con questo progetto continuerò a far vivere il suo ricordo».
Perché, anche se la giustizia degli uomini ha assolto, una madre continua a chiedere verità. E a pretendere che nessun’altra debba dire: «Mio figlio è stato ucciso e noi siamo stati abbandonati dallo Stato».

Pericolo faida a Ponticelli dopo l’agguato a Roberto Nambuletto

Napoli – Il silenzio irreale che aveva avvolto le strade di Ponticelli negli ultimi mesi è stato spezzato dal rumore secco dei proiettili. In questo inizio di 2026, la tregua apparente che faceva sperare in una pacificazione forzata si è rivelata per quello che era: una pausa tecnica per riorganizzare le file.

Ieri sera, il sangue è tornato a bagnare l’asfalto di Napoli Est, riportando d’attualità lo spettro della faida decennale che oppone i “Bodo” ai “Fraulella”.

Erano da poco passate le ore serali quando Roberto Nambuletto, 23 anni e un curriculum criminale già segnato da reati contro il patrimonio, si è presentato al pronto soccorso dell’ospedale Villa Betania. Il proiettile, che lo ha centrato al polpaccio destro, non ha leso arterie vitali, permettendogli di essere dimesso poche ore dopo.

Ai carabinieri che lo hanno interrogato, Nambuletto ha servito la solita, scarna versione di circostanza: «Ero in viale Califano con un’amica, ho sentito degli spari e poi il bruciore alla gamba». Nessun dettaglio sul commando, nessun volto, nessuna targa. Il “muro di gomma” dell’omertà è già alzato.

Il legame con i De Micco

Nonostante l’assenza di precedenti per associazione mafiosa, il profilo di Nambuletto scotta. Gli ambienti investigativi lo indicano come un soggetto molto vicino ai vertici del clan De Micco, i cosiddetti “Bodo”. Ed è proprio qui che l’indagine si allarga: colpire Nambuletto significa mandare un messaggio diretto ai reggenti di via Santa Maria del Pozzo.

Se inizialmente le prime ipotesi puntavano al cartello De Luca Bossa-Minichini, nelle ultime ore gli analisti dell’Antimafia stanno virando con decisione verso una ripresa delle ostilità con i D’Amico, la storica compagine del rione Conocal.

La rivalità tra i De Micco e i D’Amico non è mai stata realmente sopita; è un conflitto generazionale, fatto di sangue e vendette incrociate, che dal 2012 periodicamente insanguina la periferia orientale.

Questo ferimento “di avvertimento” potrebbe essere il prologo di una nuova stagione di fuoco. Un proiettile alla gamba, nella grammatica della camorra, non è quasi mai un errore di mira, ma una sentenza di sfratto o un ultimatum. Se i D’Amico hanno deciso di rialzare la testa per riconquistare le piazze di spaccio sottratte dai “Bodo”, Napoli Est si prepara a vivere un inverno caldissimo.

Casoria, scoperto maxi deposito di sigarette di contrabbando: sequestrate due tonnellate e mezzo di «bionde»

Un deposito anonimo, in una strada come tante dell’hinterland a nord di Napoli, si è rivelato uno snodo cruciale del contrabbando di sigarette.

A Casoria i Carabinieri hanno sequestrato 1 milione e 850 mila sigarette, pari a 92.500 pacchetti, per un peso complessivo di 2 tonnellate e 457 chilogrammi: una quantità che, per dare l’idea, equivale a un furgone carico fino all’orlo o a una barca di nove metri.

Il sequestro è avvenuto in via Enrico De Nicola, dove i militari della stazione di Casoria erano intervenuti per un sopralluogo legato a un tentato furto. Ma dietro una porta che sembrava dover raccontare una storia di scasso, i Carabinieri hanno trovato ben altro: centinaia di scatoloni di “bionde” di contrabbando, impilate e pronte per essere distribuite.

In tutto otto bancali allineati, come in un magazzino logistico, destinati a rifornire il vasto mercato nero che continua a prosperare tra Napoli e provincia.

Il blitz di Casoria si inserisce in un quadro più ampio che nel 2025 ha visto le forze dell’ordine impegnate in una vera e propria offensiva contro il traffico di tabacchi lavorati esteri. Da Napoli centro fino all’area nord e alla fascia costiera, i sequestri si sono moltiplicati nel corso dell’anno, con migliaia di stecche intercettate tra depositi clandestini, furgoni e magazzini improvvisati. Un flusso illecito che continua a garantire profitti milionari alle organizzazioni criminali e a sottrarre risorse all’erario.

Tutto il materiale rinvenuto a Casoria è stato posto sotto sequestro. Le indagini ora puntano a ricostruire la filiera, per capire da dove arrivassero le sigarette e a chi fossero destinate. L’obiettivo è risalire ai canali di approvvigionamento e ai terminali della distribuzione, in un territorio che resta uno dei principali hub del contrabbando di sigarette in Italia

I sequestri principali del 2025

Sequestro di 1,2 tonnellate di sigarette a Napoli
Nel marzo 2025 la Guardia di Finanza ha sequestrato complessivamente 1,2 tonnellate di sigarette di contrabbando nella zona industriale di Napoli. In un furgone gli agenti hanno trovato circa 400 kg di “bionde” e, nella perquisizione di un deposito, altri 800 kg. Il conducente, un uomo di 51 anni, è stato arrestato in flagranza e successivamente processato.

Sequestro di sigarette e tabacco al Capodichino durante controlli doganali
Nel corso del 2025, le autorità doganali e la Guardia di Finanza all’aeroporto di Napoli Capodichino hanno intensificato i controlli sui traffici illeciti. Oltre 150 kg di tabacco di contrabbando e una parte di sigarette sono stati sequestrati nel corso delle operazioni anti-traffico su passeggeri in transito.

Sequestro di 249 kg di sigarette di contrabbando con 20 denunce
In una serie di 134 interventi tra Napoli e provincia, le forze dell’ordine hanno sequestrato 249 chili di sigarette di contrabbando nell’ambito di controlli più ampi su traffici illeciti. Nel corso di queste operazioni una persona è stata arrestata e altre venti denunciate.

Maxi indagine a Nola contro il contrabbando di tabacco e contraffazione
Nel novembre 2025 la Guardia di Finanza di Napoli ha sgominato una rete criminale con base nell’area nolana dedita al contrabbando di tabacco e alla falsificazione di marchi di sigarette. Tre persone sono state poste agli arresti domiciliari su ordinanza della DDA di Napoli.

Sequestro di oltre 50 kg di sigarette con arresto in centro città
All’inizio del 2025, controlli nei pressi di Piazza Garibaldi hanno portato al sequestro di oltre 50 kg di sigarette di contrabbando, con un arresto in flagranza mentre il soggetto trasportava sigarette “cheap white” senza etichette conformi.

Giugliano, baby rapinatore in azione: a 15 anni assalta supermercato. Incastrato dalle telecamere

Giugliano -La serata del 2 dicembre scorso sembrava una come tante presso il supermercato sulla Strada Provinciale a Melito di Napoli, finché due individui in sella a uno scooter non hanno fatto irruzione.

Pistola in pugno (o presunta tale) e volto coperto, hanno minacciato la cassiera terrorizzandola davanti ai clienti, per poi fuggire con un bottino di 1.600 euro. Un’azione rapida, violenta, che portava la firma di professionisti, o almeno così sembrava.

Le indagini dei Carabinieri della sezione radiomobile di Giugliano hanno però svelato una realtà diversa e molto più amara: dietro quel casco si nascondeva un ragazzino di soli 15 anni.

Le indagini e l’arresto

I militari, coordinati dalla Procura per i Minorenni di Napoli, hanno setacciato ogni frame dei sistemi di videosorveglianza della zona. L’analisi incrociata dei filmati e le testimonianze raccolte hanno permesso di stringere il cerchio attorno al 15enne giuglianese, fino a quel momento incensurato.

Il GIP del Tribunale per i minorenni ha quindi emesso un’ordinanza cautelare di collocamento in comunità, eseguita nelle scorse ore. Mentre il giovane affronta le prime conseguenze legali, prosegue la caccia al complice che quella sera guidava lo scooter.

Criminalità giovanile: un’emergenza fuori controllo

Questo arresto è solo l’ultimo tassello di un mosaico inquietante che vede Napoli e la sua provincia soffocare sotto una nuova “emergenza criminalità giovanile”. Non si tratta più solo di baby-gang che agiscono per noia o vandalismo, ma di giovanissimi che entrano nel mondo del crimine predatorio con una spavalderia preoccupante.

Il passaggio dal muretto sotto casa all’assalto a mano armata nei supermercati sembra essere diventato brevissimo.

Giugliano e Melito diventano così lo specchio di un fallimento sociale dove il confine tra “ragazzata” e carriera criminale si dissolve. La facilità con cui un quindicenne incensurato riesce a reperire mezzi e coraggio per compiere una rapina evidenzia un’assenza di filtri educativi e una permeabilità culturale ai modelli malavitosi che richiede risposte che vadano ben oltre la pur necessaria repressione delle forze dell’ordine.

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