Era consapevole di essere finita nel mirino degli investigatori dopo lāinterrogatorio preventivo e per questo aveva lasciato Napoli, tentando di far perdere le proprie tracce.
Ma la fuga non le ĆØ servita: ĆØ stata rintracciata e bloccata a Livorno dagli agenti della Polizia di Stato proprio mentre stava per mettere a segno lāennesima truffa ai danni di unāanziana.
Ć uno dei passaggi che emergono dallāarticolata indagine condotta dalla Squadra Mobile di Napoli, coordinata dalla Procura partenopea, che ha portato allo smantellamento di una organizzazione criminale specializzata nelle truffe agli anziani, capace di colpire in mezza Italia con bottini anche di decine di migliaia di euro.
Sette le persone finite in carcere, quattro quelle raggiunte dalla misura dellāobbligo di dimora a Napoli. In totale sono undici gli indagati, tra cui anche un minorenne, per il quale procede separatamente la Procura per i minorenni.
Le vittime: anziane sole, spesso vedove
Nel mirino del gruppo finivano soprattutto donne anziane, sole, in alcuni casi vedove. Un bersaglio scelto con freddezza, come emerge dalle intercettazioni: persone da āfar piangereā, da mettere sotto pressione emotiva, inducendole a consegnare tutto ciò che avevano in casa.
Contanti, gioielli, monili in oro, ma anche oggetti dal valore simbolico altissimo: in più di un episodio, infatti, sono state sottratte persino le medaglie di merito conferite ai mariti defunti, appartenenti alle forze dellāordine o alle forze armate.
Il copione era sempre lo stesso. Una telefonata a casa della vittima, con un interlocutore che si presentava come avvocato, maresciallo dei carabinieri o appartenente alle forze dellāordine. Dallāaltra parte della cornetta veniva raccontato un grave incidente stradale, un arresto imminente, una situazione drammatica che coinvolgeva figli o nipoti. Lāunica via dāuscita: pagare subito, in contanti o preziosi, per evitare il carcere al familiare.
I ācavalliniā e la pressione psicologica
A entrare materialmente in azione erano i cosiddetti ācavalliniā, uomini e donne ā in alcuni casi anche minorenni ā incaricati di raggiungere le abitazioni delle vittime per ritirare il bottino. Dopo il colpo, la truffa non finiva lƬ: le vittime venivano tempestivamente richiamate più volte per impedir loro di contattare familiari o amici e rallentare cosƬ lāallarme alle forze dellāordine.
Dalle intercettazioni emerge la spregiudicatezza dei telefonisti, che invitavano i complici a āprendere tutto quello che potevanoā. In alcuni casi il bottino superava abbondantemente le decine di migliaia di euro.
Lāorganizzazione e i ruoli
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della sezione āReati contro il patrimonioā della Squadra Mobile, coordinati dal vice questore Iannotta, al vertice dellāorganizzazione cāerano Luigi Sades, 25 anni, del Pallonetto di Santa Lucia, e Francesco Mangiacapra, 25 anni, di Ponticelli. Sarebbero stati loro i promotori e organizzatori del gruppo. In particolare, Sades avrebbe contattato Mangiacapra per strutturare lāorganizzazione mentre si trovava agli arresti domiciliari.
La base operativa era a Napoli, ma con una strategia ben precisa: evitare il più possibile di colpire in città . Agendo lontano da casa, tra Piemonte, Toscana, Marche e Puglia, il gruppo contava di ridurre il rischio di essere riconosciuto e fermato.
Accanto ai promotori operavano donne con ruoli di coordinamento e azione: Stefania Romano, Lucia Esposito, Immacolata DāAlessandro, Anna Canneva, Mariarca Caprio e Maria Ricciardi. A supporto logistico cāerano anche gli autisti, tra cui Enrico Forte, Salvatore Lanza e Nicola Cristiano, incaricati delle trasferte, spesso lunghe centinaia di chilometri.
Per le missioni fuori Napoli, lāorganizzazione provvedeva a tutto: auto a noleggio, carburante, alberghi e persino schede telefoniche, reperite tramite extracomunitari, per rendere più difficile lāidentificazione dei telefonisti.
Nove episodi ricostruiti
Sono nove le truffe documentate dagli investigatori, avvenute a partire dal dicembre 2024. Le vittime risiedevano nelle province di Alessandria, Verbania, Pistoia, Lucca, Pesaro Urbino, Ancona e Lecce. Lāindagine ha preso avvio nel settembre del 2024 con lāarresto in flagranza di Luigi Gallozzi, fermato a Matera.
Particolarmente significativi gli episodi avvenuti nelle Marche. Quattro truffe, tutte con la tecnica del finto maresciallo dei carabinieri, hanno riguardato donne anziane a Fano, Falconara Marittima, Amandola e Fossombrone.
Lā11 dicembre 2024, a Fano, una 72enne ĆØ stata contattata al telefono e convinta che il marito fosse rimasto coinvolto in un grave incidente: per evitare lāarresto, ha consegnato 110 grammi dāoro. Il 27 dicembre, a Falconara, una 77enne ha ceduto oro e monili dopo aver creduto che il figlio rischiasse il carcere. Il 30 dicembre ĆØ toccato a una donna di Amandola, raggirata con la falsa notizia di un incidente della sorella. Il 4 gennaio 2025, infine, una tentata truffa ai danni di unā84enne a Fossombrone non ĆØ andata a buon fine.
Indagini ancora in corso
Le indagini non sono concluse. La Squadra Mobile di Napoli teme che il numero reale delle vittime sia molto più alto. Molti anziani, dopo essersi resi conto di essere stati truffati, avrebbero scelto di non denunciare per vergogna, lasciando numerosi episodi sommersi.
Per tutti gli indagati vale, come previsto dalla legge, la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva. Ma il quadro delineato dallāinchiesta restituisce lāimmagine di una macchina criminale ben organizzata, capace di sfruttare fragilitĆ e solitudine per trasformarle in un lucroso business.
(nella foto da sinistra Francesco Mangacapra, Luigi Sades, Enrico Forte, Lucia Esposito, Anna Canneva e Immacolata D’Alessandro)