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Estrazioni del lotto e 10 e Lotto: il 52 si prende la scena

Un’estrazione che non passa inosservata quella del Lotto e del 10eLotto di oggi, segnata da numeri che ritornano con insistenza e da incroci capaci di accendere l’attenzione degli appassionati. A rubare la scena è senza dubbio il 52, vero protagonista di giornata: presente su più ruote del Lotto, scelto come Numero Oro e addirittura Doppio Oro insieme al 39 nel 10eLotto.

I numeri che fanno rumore

Il 52 compare a Bari, Milano e Venezia, ma anche nella combinazione vincente del 10eLotto, confermandosi uno dei numeri più “caldi” dell’estrazione. Non è da meno il 60, che esce su Torino, Venezia e Nazionale, mentre il 39 collega idealmente Bari e Napoli, rafforzando la sensazione di un’estrazione particolarmente intrecciata.

Anche il 68 si fa notare, presente a Cagliari e Milano, oltre a rientrare tra i numeri vincenti del 10eLotto. Segnali che gli appassionati sanno leggere bene, soprattutto in ottica di prossimi colpi.

Le estrazioni del Lotto – tutte le ruote

BARI: 52 – 39 – 59 – 58 – 24
CAGLIARI: 44 – 68 – 16 – 75 – 03
FIRENZE: 50 – 78 – 23 – 66 – 67
GENOVA: 32 – 76 – 48 – 64 – 01
MILANO: 68 – 80 – 19 – 52 – 05
NAPOLI: 39 – 38 – 65 – 83 – 53
PALERMO: 23 – 14 – 55 – 61 – 69
ROMA: 28 – 06 – 05 – 14 – 44
TORINO: 03 – 26 – 60 – 27 – 63
VENEZIA: 60 – 52 – 21 – 43 – 10
NAZIONALE: 84 – 63 – 60 – 18 – 66

10eLotto: la combinazione vincente

Numeri estratti:
03 – 06 – 14 – 16 – 23 – 26 – 28 – 32 – 38 – 39 –
44 – 48 – 50 – 52 – 59 – 60 – 68 – 76 – 78 – 80

Numero Oro: 52
Doppio Oro: 52 – 39

Uno sguardo all’estrazione

L’equilibrio tra numeri alti e bassi, le ripetizioni su più ruote e il collegamento diretto tra Lotto e 10eLotto rendono questa estrazione particolarmente interessante. Il 52, affiancato dal 39, potrebbe continuare a far parlare di sé anche nei prossimi concorsi, mentre il 60 si conferma un numero da tenere d’occhio.

Un’estrazione che lascia spazio alla curiosità e, per molti, anche alla speranza che questi segnali possano trasformarsi presto in fortuna concreta.

Corruzione in atti giudiziari, assolto il giudice Capuano

Roma – La Corte d’Appello di Roma, quarta sezione penale, ha assolto con formula piena il giudice Alberto Capuano, imputato per sei episodi di corruzione in atti giudiziari. La stessa decisione è stata pronunciata nei confronti degli altri imputati, tra cui l’imprenditore Antonio Di Dio, difeso dagli avvocati Marco Campora e Nello Cozzolino.

La sentenza pone fine a una complessa e lunga vicenda giudiziaria iniziata nel 2019, quando Capuano, allora giudice del Tribunale di Napoli in servizio presso la sezione distaccata di Ischia, fu arrestato e successivamente condannato in primo e secondo grado.

Un esito ribaltato dalla Corte di Cassazione, che, accogliendo le argomentazioni dei difensori Alfonso Furgiuele e Alfredo Sorge, annullò le precedenti condanne disponendo il rinvio a una diversa sezione della Corte d’Appello di Roma.

Nel nuovo giudizio di rinvio, i giudici hanno ora pronunciato l’assoluzione piena, riconoscendo l’insussistenza delle accuse. Con Capuano sono stati assolti anche Valentino Cassini e Giuseppe Liccardo, coinvolti nel medesimo procedimento.

I legali del magistrato hanno espresso soddisfazione per l’esito finale del processo. «Al termine di un percorso doloroso e travagliato – hanno dichiarato Furgiuele e Sorge – è stata finalmente riconosciuta l’innocenza del giudice Capuano». Analogo il commento dei difensori dell’imprenditore Di Dio, che hanno parlato di una «vicenda giudiziaria tormentata e ingiusta» conclusasi con il pieno proscioglimento dei loro assistiti.

Pozzuoli, il sindaco Manzoni presenta la nuova Giunta

Il sindaco di Pozzuoli, Luigi Manzoni, vara la nuova Giunta comunale e rilancia l’azione amministrativa in una fase delicata ma decisiva per il futuro della città. Maria Magliulo viene confermata vicesindaca con le deleghe alle Attività produttive e al Turismo, mentre l’Esecutivo mantiene una forte linea di continuità su bilancio, ambiente, istruzione, cultura, urbanistica e mobilità. Accanto alle conferme, entrano in squadra nuove figure chiamate a rafforzare settori strategici come lavori pubblici, politiche sociali e politiche giovanili.

La nuova Giunta nasce con il sostegno del cosiddetto Campo Largo, che riunisce forze politiche e civiche a livello locale, provinciale e regionale. Un passaggio che Manzoni definisce centrale per affrontare le sfide in corso. “Questa Giunta è chiamata a una grande sfida: portare a compimento le azioni programmatiche già avviate e fondamentali per il rilancio della città”.

Il sindaco indica con chiarezza la rotta. “Pozzuoli rappresenta una delle città più importanti della Regione e attraversa un momento difficile legato al bradisismo”. Una criticità che convive con nuove prospettive. “Nel contempo è interessata da straordinarie opportunità di rilancio economico e sociale, a partire dal forte interesse di investitori sul territorio”.

Manzoni rivendica un metodo e una priorità politica. “Intendiamo andare avanti con impegno e senso del dovere, anteponendo gli interessi della città rispetto a quelli, seppur legittimi, delle singole forze politiche”. E lancia un messaggio di apertura. “Restiamo aperti al confronto e al coinvolgimento di tutte le forze che vogliono lavorare per il bene della nostra Pozzuoli”.

Nel 2025 morte in strada 414 persone senza dimora: “Una strage invisibile”

Nel 2025 in Italia sono morte in strada 414 persone senza dimora. Un numero che non fa rumore, ma che racconta una strage continua e silenziosa. Il dato emerge dal dossier “La strage invisibile”, realizzato dall’Osservatorio fio.PSD, che dal 2020 monitora i decessi delle persone prive di un alloggio adeguato e ricostruisce un fenomeno ormai stabilizzato su valori superiori alle quattrocento vittime l’anno.

Non si tratta di morti legate esclusivamente alle emergenze climatiche. Il report colloca questi decessi dentro una dinamica costante, che attraversa tutto l’anno. Nel 2025 oltre metà delle morti si concentra tra inverno e primavera, ma il flusso non si interrompe mai. “La strada amplifica vulnerabilità che in altre condizioni non sarebbero letali” è il messaggio centrale che emerge dall’analisi dell’Osservatorio.

Le vittime sono in larga maggioranza uomini e spesso stranieri. L’età media di chi muore senza dimora è di poco superiore ai 46 anni, un dato che evidenzia una drastica riduzione dell’aspettativa di vita se confrontata con quella della popolazione italiana generale, che supera gli 81 anni. “Si muore giovani, si muore ovunque, si muore in silenzio” è la fotografia che restituisce il dossier, sottolineando come la permanenza in strada rappresenti un fattore di rischio estremo e costante.

La geografia delle morti mostra un’Italia spaccata ma accomunata dallo stesso fenomeno. Il Nord resta l’area più colpita, ma il dato più significativo riguarda la diffusione capillare dei decessi anche fuori dalle grandi città. “Il 40,5% delle morti avviene nelle città metropolitane, ma la maggioranza si registra nelle province e nei centri medio-piccoli”, evidenzia il report, che parla di 235 Comuni coinvolti su tutto il territorio nazionale.

I luoghi dei decessi raccontano condizioni di vita estreme. La strada, i parchi, i ripari di fortuna, le baracche, i corsi d’acqua, le stazioni, fino al carcere e agli ospedali diventano spazi in cui la marginalità si trasforma in rischio mortale. Le cause principali sono legate a malori improvvisi e malattie, ma una quota altissima riguarda eventi traumatici, aggressioni, incidenti e suicidi. “La percentuale di morti per cause esterne tra le persone senza dimora è dieci volte superiore a quella della popolazione generale”, sottolinea il confronto con i dati Istat.

Nelle conclusioni il quadro viene definito “profondamente allarmante”. La morte delle persone senza dimora non è un’eccezione, ma un fenomeno strutturale, continuo e diffuso. “Non basta rispondere alle emergenze stagionali” avverte l’Osservatorio, indicando come centrali la mancanza di accesso alle cure sanitarie, l’isolamento sociale, l’insicurezza e soprattutto l’assenza di soluzioni abitative stabili e dignitose. Senza un cambio di paradigma, la strage invisibile è destinata a continuare.

Salerno, quattro rapine in poche ore: arrestato un minorenne

Quattro rapine in poche ore, tutte nel cuore di Salerno, fino all’arresto all’alba. La Polizia ha fermato un minorenne ritenuto responsabile di una serie di colpi messi a segno tra piazza della Concordia e il lungomare Trieste. L’allarme scatta intorno alle cinque del mattino, quando un uomo chiama il numero di emergenza dopo aver sorpreso un giovane mentre rovistava nella sua auto parcheggiata. Il finestrino lato conducente è infranto e dal veicolo sparisce un portamonete.

Scoperto, il ragazzo estrae un coltello e pretende altro denaro. La vittima riesce a prendere tempo, sale in macchina con la scusa di recuperare i soldi e si allontana, mettendosi in salvo e avvertendo la polizia. Ma la scia di violenza non si ferma. Sempre armato di coltello, il giovane mette a segno altre tre rapine in rapida successione. A farne le spese è prima un anziano, derubato del telefono cellulare, poi un ragazzo in attesa dell’autobus, costretto a consegnare il portafogli, infine un passante sul lungomare Trieste, minacciato mentre utilizza il bancomat.

Le urla di una delle vittime attirano una volante dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della Questura di Salerno. Gli agenti intervengono e, dopo una breve colluttazione, riescono a bloccare il giovane. In supporto arriva anche una pattuglia dell’Esercito impiegata nell’operazione “Strade Sicure”. Il fermato viene identificato come un minorenne di nazionalità egiziana, in possesso di permesso di soggiorno, che si era allontanato nelle ore precedenti da una struttura di accoglienza.

La perquisizione conferma la pericolosità della situazione. Il ragazzo viene trovato con un coltellino, un coltello da cucina e parte della refurtiva sottratta alle prime vittime. Il pubblico ministero dispone l’accompagnamento del minore in un Centro di prima accoglienza, in attesa dell’udienza di convalida.

Napoli, Manfredi rilancia sulla sicurezza: “Attive 1.200 telecamere, altre 350 in arrivo”

Napoli rafforza la rete della videosorveglianza e rivendica i risultati ottenuti sul fronte della sicurezza urbana. “Nel Comune di Napoli abbiamo 1.200 telecamere attive, al momento il 95% funziona”. Gaetano Manfredi fa il punto al termine del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica riunito a Caivano alla presenza del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Il messaggio è chiaro. “Il tema non è metterle, ma garantire la manutenzione e l’alimentazione elettrica, che nel passato non era stato garantito”.

Il sindaco sottolinea l’efficacia concreta del sistema. “Negli ultimi casi di cronaca i colpevoli sono stati tutti identificati con le nostre telecamere”, compreso l’episodio del ferimento del fratello dell’allenatore del Cagliari Fabio Pisacane nei Quartieri Spagnoli. Un dato che rafforza la strategia dell’amministrazione comunale e apre alla fase successiva. “Abbiamo una gara aggiudicata per 350 nuove telecamere che verranno installate nei prossimi mesi”.

Lo sguardo va oltre l’immediato. “Se avremo nuove risorse faremo un nuovo piano di ampliamento in altri quartieri”. Manfredi chiarisce che non si tratta di un’operazione semplice. “Mettere telecamere non è una cosa banale, significa garantirne il collegamento con la sala operativa in tempo reale. È un’infrastruttura tecnologica molto impegnativa che richiede un’interazione forte con il Ministero dell’Interno, perché la progettazione la fanno loro”.

Il giudizio resta positivo. “Mi sembra che su questo si stiano facendo passi in avanti importanti”. E la convinzione è netta. “Io credo molto nella videosorveglianza come strumento di deterrenza ma anche come strumento di accertamento dei reati”.

A Caserta l’addio a monsignor Nogaro sulle note di ‘Bella Ciao’. E i migranti portano la bara

“Bella Ciao” risuona sul sagrato del Duomo di Caserta mentre la bara di monsignor Raffaele Nogaro lascia la cattedrale portata a spalla dai migranti. È l’ultimo saluto al vescovo emerito morto a 92 anni, l’uomo che ha scelto di stare con gli ultimi e di camminare accanto a loro fino alla fine. Non un gesto folcloristico, ma un segno preciso, politico nel senso più alto del termine, capace di raccontare una vita spesa senza mediazioni accanto ai poveri, ai fragili, agli invisibili.

“Oggi la nostra assemblea è avvolta da un silenzio che non è assenza, ma ascolto. È il silenzio che si fa quando passa un profeta”. Le parole del cardinale di Napoli, don Mimmo Battaglia, scandiscono una celebrazione che diventa memoria viva. “È il silenzio che la terra assume quando una voce, che per anni ha gridato nel deserto, torna a Dio, non per lasciarci, ma per continuare ad abitare nel nostro cuore, nella nostra coscienza con una forza maggiore, amplificata dallo Spirito”.

“Oggi la Chiesa affida al Padre un uomo che il Vangelo non lo ha spiegato soltanto: lo ha abitato. Fino in fondo. Senza ridurlo, senza proteggerlo, senza addomesticarlo”. È il ritratto di un pastore che non ha mai cercato riparo nelle convenienze. “In questa terra ha incrociato volti feriti, storie spezzate, esistenze rese fragili dalla violenza e dall’abbandono”. Camorra, illegalità, sfruttamento, giovani senza futuro e migranti senza nome non sono stati sfondi lontani, ma carne viva. “Davanti a questi volti non è passato oltre. Si è fermato”.

“Non ha scelto il silenzio prudente, quello che tutela la tranquillità e salva le apparenze. Ha scelto la parola evangelica”. Una parola netta, scomoda. “Non nasceva dall’ideologia, ma dalla compassione; non accusava per schieramento, ma denunciava per amore”. Anche la lotta alla camorra trova qui la sua radice. “Non nasceva dal gusto del conflitto né dal desiderio di contrapposizione. Nasceva dalla convinzione profonda che il Vangelo è incompatibile con la violenza, con la paura, con ogni forma di dominio sull’altro”.

“È per questo che ci ha messo la faccia, quando si trattava di difendere don Peppe Diana in vita e di custodirne poi la memoria”. Parole che restituiscono il senso di un episcopato vissuto senza compromessi, fino all’ultimo saluto affidato a chi, per monsignor Nogaro, non è mai stato ai margini.

Lazio, Lotito punge Raspadori: “Non è Maradona…”

Nel giorno in cui la Lazio celebra 126 anni di storia, Claudio Lotito sceglie Villa Borghese e il Parco dei Daini per ribadire concetti chiari e lanciare messaggi che vanno oltre la ricorrenza. Il presidente biancoceleste affronta senza filtri i temi più caldi, a partire dal mercato e dal nome di Giacomo Raspadori, accostato al club e ormai vicino alla Roma. “Raspadori è stato contattato, ma ha rifiutato. Non è Maradona, ha sempre giocato poco e vedremo se sarà meglio il nostro attaccante o lui”.

Una frase che pesa e che chiarisce la posizione della società, reduce dalle cessioni di Castellanos e Guendouzi e dagli arrivi di Ratkov e Taylor. Lotito rivendica il controllo totale sulle scelte. “Arriverà quello che decido che deve arrivare. Io non devo accontentare nessuno. La società è rappresentata dal proprietario che elargisce le risorse, da un direttore sportivo e da un allenatore. Faremo quello che serve”.

Il presidente insiste sul modello Lazio e sulla programmazione. “La squadra la allestisce la società, l’allenatore chiede i profili necessari. Nella Lazio c’è programmazione, le persone che vogliono restare rimangono, a quelle che vogliono andare via lo permettiamo. Stiamo cercando di investire sui giovani, Sarri è un fuoriclasse da questo punto di vista”.

Non solo campo e mercato. Lotito guarda anche al futuro strutturale del club e della città. “Stiamo lavorando per lo stadio Flaminio, speriamo di coronare questo sogno, siamo alle battute finali per la presentazione della documentazione”. Il discorso si fa più personale e identitario. “Sento la responsabilità di un secolo di storia, sono il presidente più longevo della Lazio e spero di ripercorrere le orme di alcuni miei illustri predecessori. Il calcio non è solo risultato sportivo ed economico, vogliamo essere un punto di riferimento per la città ed educare i giovani ai valori di un tempo”.

Manna non ci sta: “Napoli-Verona? Arbitro mal condizionato dal VAR, così si falsano le partite”

NAPOLI. “Stiamo vivendo un momento storico non felice per le vicende arbitrali, è evidente che ci sono problemi oggettivi che stanno caratterizzando questo campionato”. Giovanni Manna non usa giri di parole e dopo Napoli-Verona punta il dito contro un sistema che, invece di aiutare, continua a creare polemiche. “Quello che è successo a noi è sotto gli occhi di tutti: l’arbitro ha fatto una buona gara, ma è stato condizionato in modo negativo dal VAR”.

Il direttore sportivo del Napoli – intervenuto a Radio CRC – ribadisce un concetto chiave, condiviso da molti addetti ai lavori. “Abbiamo sempre sperato e pensato che il VAR potesse essere un ausilio per gli arbitri, ma in questo momento li sta penalizzando. Dopo revisioni così lunghe non riuscire a prendere una decisione corretta e condizionare l’andamento della partita non è ammissibile”. Una critica che va oltre l’episodio del Maradona. “Faccio riferimento a quanto successo a noi mercoledì, ma anche a quello che accade in altri campi e per altre squadre”.

Il messaggio all’Aia è diretto. “Anche noi addetti ai lavori dobbiamo fare un ragionamento su quello che sta succedendo e su come poter migliorare questa situazione. Oggi viviamo un periodo non positivo”. Poi il campo, il pareggio con il Verona e la sensazione di un’occasione persa. “Ci siamo arrivati da un periodo estremamente positivo, con partite giocate molto bene. Può starci un primo tempo meno energico, ma la squadra ha reagito, non voleva perdere e ha pareggiato. Per me, però, abbiamo perso due punti per la dinamica della partita”.

Manna difende il gruppo e guarda avanti. “Il gruppo ha sempre reagito e lavorato in modo corretto, facendo sempre grandi prestazioni”. Lo sguardo si sposta su San Siro e sulla sfida con l’Inter. “Affrontiamo un avversario molto forte che vive il momento migliore della stagione. Sarà una partita complicata, ma sono sicuro che ci faremo trovare pronti”. Nessuna fuga in avanti sul titolo. “Non è una partita chiave per lo scudetto, ma è importante come tutte, perché tutte valgono tre punti. Dobbiamo restare concentrati sui nostri obiettivi e non farci condizionare da fattori esterni”.

Spari a Pontecagnano, fermato il presunto responsabile: trovate armi clandestine e droga

Pontecagnano– È stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto l’uomo ritenuto responsabile del tentato omicidio avvenuto lo scorso 9 dicembre a Pontecagnano Faiano. Il provvedimento, emesso dalla Procura della Repubblica di Salerno, è stato eseguito dai carabinieri della Compagnia di Battipaglia al termine di un’attività investigativa che ha consentito di ricostruire le fasi dell’agguato.

Secondo quanto emerso dalle indagini, coordinate dall’autorità giudiziaria, l’indagato – per motivi ancora in fase di accertamento – avrebbe esploso diversi colpi di arma da fuoco all’indirizzo di un’altra persona, mettendone gravemente a rischio la vita. L’episodio aveva destato forte allarme nella zona, dando il via a immediati approfondimenti investigativi.

Nel corso delle operazioni di esecuzione del decreto di fermo, i militari dell’Arma hanno rinvenuto e sequestrato circa 2,5 grammi di hashish, un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento dello stupefacente. Ma soprattutto, all’interno di una borsa, sono state trovate due armi da fuoco: una pistola semiautomatica e un revolver, entrambe con matricola abrasa e pronte all’uso.

Alla luce di quanto emerso, oltre al fermo per tentato omicidio, l’uomo è stato anche arrestato in flagranza di reato per detenzione e ricettazione di armi clandestine. La sua posizione è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria, che prosegue gli accertamenti per chiarire il movente e verificare eventuali collegamenti con altri episodi criminali avvenuti sul territorio.

Pomigliano sotto assedio, scoppia la rivolta: “Bombe come in guerra, città nel mirino”

Pomigliano – Un boato come quello di un ordigno bellico ha squarciato la notte tra mercoledì e giovedì, svegliando di soprassalto l’intero quartiere. Alle 3.30 una bomba ad altissimo potenziale è stata fatta detonare contro la filiale BNL tra via Passariello e via Semola. Solo per puro caso non ci sono state vittime in una zona densamente abitata.

Secondo le prime ricostruzioni dei Carabinieri, intervenuti immediatamente sul posto, ignoti hanno sfondato la vetrina dell’istituto di credito facendo irruzione all’interno e piazzando l’esplosivo per far saltare i bancomat. La deflagrazione è stata devastante: la parte anteriore della banca completamente distrutta, gravi danni strutturali all’edificio. I malviventi però non sono riusciti nel loro intento, lasciando sul posto gli sportelli automatici.

Prefetto convoca tavolo d’emergenza

La gravità dell’episodio ha spinto il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, a convocare d’urgenza il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. La riunione straordinaria si è tenuta oggi alle 13.00 presso il Palazzo Municipale di Pomigliano d’Arco. Il Prefetto ha contattato telefonicamente in mattinata il Sindaco Raffaele Russo, annunciando la convocazione per valutare misure di rafforzamento delle attività di prevenzione e controllo sul territorio.

Il primo cittadino ha espresso ringraziamento per la tempestività dell’intervento, sottolineando come il Comitato rappresenti “una risposta concreta alle preoccupazioni espresse dalla cittadinanza dopo il grave episodio”.

Escalation senza controllo

L’assalto si inserisce in una spirale ormai fuori controllo di attacchi a banche e uffici postali nell’intera provincia di Napoli. A Pomigliano, solo poche settimane fa, era stato scoperto un tunnel sotterraneo già operativo nei pressi di un istituto di credito. La stessa filiale BNL era già stata presa di mira in passato. Una vera emergenza di ordine pubblico che investe la Città Metropolitana.

La protesta di AVS: “Come in un paese in guerra”

Proprio sul luogo dell’esplosione, il gruppo di Alleanza Verdi-Sinistra di Pomigliano d’Arco ha promosso una manifestazione di protesta contro le bombe e la criminalità, con la partecipazione di numerosi residenti. Presenti il deputato Francesco Emilio Borrelli, il rappresentante territoriale AVS Carmine D’Onofrio, Rosario Pugliese dell’esecutivo regionale di Europa Verde e Alessandro Cannavacciuolo.

“Qui è stata utilizzata una bomba a tritolo, ad altissimo potenziale, che poteva fare una strage per rubare appena 2.500 euro”, ha dichiarato Borrelli. “Dobbiamo protestare contro le bombe come se fossimo in un paese in guerra. E lo facciamo anche contro un’amministrazione comunale che continua a negare o minimizzare il problema”.

Accuse al sindaco: “Disinteresse totale”

Nel mirino degli attivisti le scelte amministrative e l’atteggiamento del primo cittadino. “Il sindaco di Pomigliano, che in passato ha sostenuto che ‘la camorra qui non esiste’, oggi appare totalmente disinteressato alla sicurezza e alla legalità”, ha proseguito Borrelli. “Hanno cacciato un comandante della Polizia Municipale che era un argine contro la criminalità e ne hanno cambiati 7 in pochi anni. Un disastro. Il sindaco ha minimizzato anche questo episodio, salvo poi accettare la convocazione del tavolo convocato dal Prefetto che ringraziamo per la sua solerzia”.

Duro anche l’intervento di D’Onofrio: “Siamo di fronte a una escalation di violenza senza precedenti. L’assalto alla banca rappresenta il punto più alto di una spirale criminale che sta soffocando Pomigliano”.

“Pomigliano sta affondando e per fermare tutto questo dobbiamo metterci tutti la faccia. A partire da chi governa la città”, hanno concluso i manifestanti. Intanto i cittadini chiedono una cosa semplice e fondamentale: vivere in un territorio sicuro.

Truffano anziana a Siena: arrestati due napoletani

Siena – Si è conclusa con un doppio arresto l’ennesima truffa del cosiddetto falso incidente ai danni di una persona anziana. Nel tardo pomeriggio di giovedì 8 gennaio i carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Siena hanno fermato due uomini, entrambi residenti in provincia di Napoli, colti in flagranza subito dopo aver raggirato una donna di 83 anni.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i due avevano messo in atto una delle tecniche più diffuse nel panorama delle truffe agli anziani. Uno di loro, fingendosi un carabiniere, aveva contattato telefonicamente la vittima sostenendo che un veicolo a lei intestato fosse stato coinvolto in un grave incidente stradale.

Per evitare presunte conseguenze legali, l’anziana era stata indotta a consegnare denaro e gioielli a un sedicente perito incaricato di risolvere la situazione.

Grazie a una serie di segnalazioni giunte al numero di emergenza, i militari hanno avviato immediatamente le ricerche, riuscendo a intercettare l’autovettura dei sospetti subito dopo la consegna del bottino. All’interno del veicolo sono stati trovati 300 euro in contanti e monili in oro per un valore complessivo stimato in circa 5.000 euro.

L’intera refurtiva è stata recuperata e restituita alla vittima, mentre i due truffatori sono stati arrestati e trasferiti nel carcere di Siena, dove restano a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa dell’udienza di convalida.

Pompei: scarichi illeciti nel Sarno: scatta il sequestro per il caseificio «La Ciliegina»

Pompei– Non si ferma l’offensiva contro l’inquinamento del bacino del Sarno. Nell’ambito di una vasta operazione di monitoraggio ambientale, gli agenti dell’USES (Unità Speciale Emergenza Sarno) della Polizia Metropolitana di Napoli hanno posto sotto sequestro il laboratorio-opificio “La Ciliegina srl”, noto centro di produzione lattiero-casearia situato nel comune di Pompei.

Il “trucco” dell’elettropompa

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, ha portato alla luce un collaudato sistema di smaltimento illegale. Durante l’ispezione, condotta insieme ai tecnici della GORI, è stato accertato che una parte consistente delle acque di processo — derivanti dalla trasformazione del latte — veniva convogliata in una vasca interrata nascosta.

Da qui, grazie all’ausilio di una elettropompa attivata all’occorrenza, i reflui venivano immessi direttamente nella rete fognaria pubblica, aggirando ogni sistema di depurazione e, soprattutto, in totale assenza delle autorizzazioni previste dal Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006).

Sigilli e carenze sanitarie

Per impedire che il reato venisse reiterato, le forze dell’ordine hanno proceduto al sequestro preventivo di:

L’intero laboratorio di produzione;

Le griglie di raccolta e le due vasche di accumulo;

L’elettropompa utilizzata per lo sversamento.

Il quadro degradante è stato completato dall’intervento del personale dell’ASL competente (U.O.P.). Gli ispettori sanitari hanno infatti riscontrato gravi carenze igienico-sanitarie all’interno della struttura, imponendo prescrizioni immediate per il ripristino dei luoghi a tutela della salute pubblica.

Il Patto per il Sarno

L’intervento dell’8 gennaio non è un episodio isolato, ma rappresenta uno dei primi frutti del nuovo Protocollo d’intesa siglato il 17 dicembre scorso. L’accordo unisce le Procure di Torre Annunziata, Nocera Inferiore e Avellino, insieme ad ARPAC e forze di Polizia, in una “task force” permanente dedicata alla repressione dei crimini ambientali che soffocano il fiume Sarno e i suoi affluenti.

L’attività investigativa prosegue ora per accertare ulteriori responsabilità e monitorare altri siti industriali lungo l’asse del fiume, segnando un netto cambio di passo nella tutela del territorio campano.

L’Associazione Livatino scrive ai Prefetti: «Pronti a chiedere la Commissione d’accesso a Terracina e Napoli»

Terracina – Un appello formale per attivare gli strumenti di prevenzione antimafia prima che il condizionamento diventi strutturale. L’Associazione “Rosario Livatino”, presieduta da Nicola Morra, ha depositato una articolata istanza ai Prefetti di Latina e Napoli chiedendo un intervento amministrativo d’urgenza a tutela dell’economia legale e dell’integrità delle istituzioni locali.

La segnalazione prende le mosse da recenti risultanze giudiziarie che – secondo l’Associazione – delineano un rischio concreto di infiltrazioni camorristiche in settori strategici del tessuto economico, in particolare ristorazione, edilizia e commercio. Da qui la richiesta di applicare l’articolo 89-bis del Codice Antimafia, che consente al Prefetto di adottare interdittive anche nei confronti di attività soggette a Segnalazione certificata di inizio attività (Scia), qualora emergano elementi sintomatici di contiguità con la criminalità organizzata.

Il passaggio più delicato dell’istanza riguarda la tenuta degli apparati amministrativi locali. L’Associazione sottolinea che, qualora gli accertamenti prefettizi dovessero confermare la presenza e l’operatività di assetti imprenditoriali riconducibili ai clan, si renderebbe necessaria l’attivazione dei poteri ispettivi previsti dall’articolo 143 del Testo unico degli enti locali.

«Se le evidenze di inquinamento economico troveranno riscontro nelle verifiche – spiega il direttivo – chiederemo ufficialmente l’insediamento di una Commissione d’accesso per accertare eventuali condizionamenti, omissioni o inerzie da parte degli enti locali nella vigilanza e nel rilascio dei titoli autorizzativi. La protezione della pubblica amministrazione deve essere assoluta e preventiva».

L’iniziativa si fonda anche sulla consolidata giurisprudenza del Consiglio di Stato, che riconosce alla prevenzione antimafia una funzione cautelare basata sulla cosiddetta “probabilità cruciale” di infiltrazione. L’obiettivo dichiarato è sottrarre il mercato locale al controllo dei capitali illeciti, garantendo sicurezza ai cittadini e tutela alle imprese sane.

«È fondamentale intervenire prima che il condizionamento diventi irreversibile – ribadiscono i rappresentanti dell’Associazione –. Chiediamo allo Stato di esercitare pienamente i propri poteri di vigilanza affinché le istituzioni locali restino impermeabili agli interessi dei clan».

L’Associazione “Rosario Livatino” ha infine annunciato che continuerà a monitorare l’evoluzione delle vicende, offrendo collaborazione agli organi competenti per prevenire ogni forma di infiltrazione mafiosa nella gestione della cosa pubblica.

 P.B.

Francesca Marini omaggia i grandi della musica con “Il mio canto libero”

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Napoli – Un viaggio emotivo tra le note che hanno segnato la storia della canzone d’autore. È questo il cuore di “Il mio canto libero”, il recital che vedrà protagonista Francesca Marini domenica 11 gennaio 2026 alle ore 18.00 al Teatro CortéSe dei Colli Aminei (Viale del Capricorno 4).

L’evento, inserito nella VII Stagione Teatrale organizzata dall’Ente A.R.T.I. Teatro e Musica APS con direzione organizzativa di Anna Sciotti e consulenza artistica di Giuseppe Giorgio, conferma la vocazione del piccolo teatro napoletano per la musica di qualità e le sue contaminazioni più raffinate.

Scritto e diretto da Roberto Criscuolo, lo spettacolo è un omaggio appassionato ai maestri che hanno ispirato il percorso artistico di Francesca Marini. Da Pino Daniele a Mina, da Lucio Battisti a Ivano Fossati, passando per Fabrizio De André, Lucio Dalla e Franco Battiato, fino alle icone internazionali come Édith Piaf e Amália Rodrigues: un repertorio vasto e variegato, interpretato con rispetto, personalità e profonda intensità emotiva.

Arricchito dai contributi video di Vincentart, “Il mio canto libero” trasforma il palcoscenico in un intreccio di immagini, suoni e ricordi, dove il canto diventa confessione e la musica un dialogo intimo con il pubblico.

Non una semplice rivisitazione, ma una restituzione autentica di emozioni, in cui parola, voce e visione si fondono in un’esperienza totale.Francesca Marini, attrice e cantante di rara sensibilità, porta in scena l’anima della grande canzone, napoletana e non solo, in uno spettacolo che promette di toccare le corde più profonde degli spettatori.

Per informazioni e prenotazioni: Teatro CortéSe, Napoli – Colli Aminei. Un appuntamento da non perdere per gli amanti della musica d’autore.

Maltempo in arrivo: allerta gialla in Campania da stanotte a domani sera

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Napoli – La Protezione Civile della Regione Campania ha diramato un avviso di allerta gialla per maltempo, valido dalla mezzanotte di oggi fino alle 20 di domani, sabato 10 gennaio. L’allarme scatta in risposta alle previsioni del Centro Funzionale, che anticipano temporali intensi e venti forti con possibili impatti sul territorio.

L’allerta per criticità idrogeologica di livello giallo, legata ai temporali, colpisce in particolare la fascia costiera campana. Le zone più a rischio sono la 1 (Piana campana, Napoli, isole e area vesuviana), la 3 (Penisola Sorrentina-Amalfitana, Monti di Sarno e Picentini), la 5 (Tusciano e Alto Sele), la 6 (Piana del Sele e Alto Cilento) e l’8 (Basso Cilento).

Qui sono attese precipitazioni sparse, a carattere di rovescio o temporale intenso, con pericoli concreti come allagamenti, inondazioni dei fiumi, scorrimenti d’acqua sulle strade, collegate a malfunzionamenti dei sistemi di scarico, nonché caduta di massi e frane.

Parallelamente, un’allerta per venti forti o molto forti e mare agitato interessa l’intera Campania. I venti soffieranno da Ovest con raffiche, ruotando progressivamente da Nord-Ovest, mentre il mare sarà agitato o molto agitato lungo le coste esposte, con rischio di mareggiate.

La Protezione Civile raccomanda alle autorità competenti di attivare immediatamente i Centri Operativi Comunali (Coc), adottando misure per mitigare i rischi idrogeologici, gli effetti dei venti e del moto ondoso. “Monitorate la tenuta del verde pubblico e delle strutture esposte”, si legge nella nota ufficiale, per evitare danni e garantire la sicurezza dei cittadini.

Follia al Vomero: aggredisce gli agenti in via Tito Angelini, arrestato 45enne

Napoli – Serata di violenza nel cuore del quartiere Vomero, dove un uomo di 45 anni è finito in manette con le accuse di minacce, lesioni e resistenza a Pubblico Ufficiale. L’episodio è avvenuto nei pressi di via Tito Angelini, zona solitamente frequentata per il belvedere della Certosa di San Martino, trasformata per una sera in teatro di un’accesa colluttazione.

L’allarme è scattato a seguito di una segnalazione giunta alla Sala Operativa, che indicava la presenza di un soggetto in forte stato di alterazione. Quando gli agenti del Commissariato Vomero sono intervenuti sul posto per riportare la calma, la situazione è degenerata rapidamente: alla vista delle divise, il 45enne ha iniziato a inveire pesantemente contro i poliziotti, scagliandosi fisicamente verso di loro.

Il fermo non è stato semplice. Gli operatori sono riusciti a bloccare l’aggressore solo con estrema difficoltà, ma la furia dell’uomo non si è placata nemmeno una volta giunti negli uffici di polizia. Anche all’interno del Commissariato, il 45enne ha proseguito nella sua condotta violenta, aggredendo nuovamente gli agenti prima di essere definitivamente messo in sicurezza.

Per l’indagato sono scattate immediatamente le manette. L’operazione si inserisce nel quadro dei servizi di controllo del territorio intensificati nelle zone collinari per garantire la sicurezza pubblica.

Doveri per Inter-Napoli: designazione pesante, San Siro si accende già fuori dal campo

Sarà Daniele Doveri a tenere in mano il fischietto di Inter-Napoli, il piatto forte della 20ª giornata di Serie A, in programma domenica 11 gennaio alle 20.45 a San Siro. Per il match del Meazza la designazione non passa inosservata: è un arbitro di esperienza, ma è anche un nome che negli ultimi tempi è finito dentro più di una discussione per episodi contestati.

Nelle altre gare di cartello del turno, Fiorentina-Milan è stata assegnata a Massa, mentre Juventus-Cremonese sarà diretta da Feliciani.

Doveri: precedenti e polemiche con Napoli e Inter

Doveri ha incrociato il Napoli 41 volte in carriera (22 vittorie, 12 pareggi, 7 sconfitte) e l’Inter 38 volte (16 vittorie, 12 pareggi, 10 sconfitte). Incroci diretti tra Napoli e Inter diretti da lui: cinque, con una vittoria per parte e tre pareggi, e “un rigore a testa” assegnato nei precedenti complessivi.

Il punto caldo, per l’ambiente azzurro, resta Napoli-Inter dell’1 marzo 2025 (finita 1-1), partita che lasciò strascichi: il Napoli protestò per una mano in area Inter di Dumfries su tiro di McTominay non sanzionata con il rigore. Nella stessa gara, anche l’Inter si lamentò per un contatto in area Napoli (McTominay-Dumfries) ritenuto da Simone Inzaghi da calcio di rigore, ma non concesso.

Sui “precedenti” specifici citati in questi giorni: la prima Napoli-Inter diretta da Doveri viene indicata a maggio 2019 (vittoria Napoli 4-1) e un altro incrocio a gennaio 2020 (vittoria Inter 1-3). Inoltre i tre incroci successivi (al Maradona) sono terminati tutti 1-1, alimentando un contorno di episodi e discussioni che oggi rende la designazione particolarmente sensibile.

Queste le designazioni arbitrali per la 20ma giornata della Serie A di calcio.

Como-Bologna (sabato 10/01, ore 15.00): Abisso di Palermo (Berti-Scarpa/IV: Di Marco; var: Mazzoleni, avar: Marini).

Udinese-Pisa (sabato 10/01, ore 15.00): Ayroldi di Molfetta (M.Rossi-Zezza/IV: Bonacina; var: Camplone, avar: Fabbri).

Roma-Sassuolo (sabato 10/01, ore 18.00): Marcenaro di Genoa (Mondin-Monaco/IV: Marchetti; var: Maggioni, var: Di Bello).

Atalanta-Torino (sabato 10/01, ore 20.45): Fourneau di Roma 1 (Bahri-Ceolin/IV: Galipò; var: Di Paolo, avar: Mariani).

Lecce-Parma (domenica 11/01, ore 12.30): Marinelli di Tivoli (Bindoni-Tegoni/IV: Zufferli; var: Marini, avar: Mariani).

Fiorentina-Milan (domenica 11/01, ore 15.00): Massa di Imperia (Meli-Costanzo/IV: Rapuano; var: Maresca, avar: Chiffi).

Verona-Lazio (domenica 11/01, ore 18.00): Guida di Torre Annunziata (Mastrodonato-Bianchini/IV: Arena; var: Meraviglia, avar: Fabbri).

Inter-Napoli (domenica 11/01, ore 20.45): Doveri di Roma 1 (Alassio-Colarossi/IV: Colombo; var: Di Bello, avar: Di Paolo).

Genoa-Cagliari (lunedì 12/01, ore 18.30): La Penna di Roma 1 (Laudato-Ceccon/IV: Sacchi; var: Nasca, avar: Maresca).

Juventus-Cremonese (lunedì 12/01, ore 20.45): Feliciani di Teramo (L.Rossi-Barone/IV: Calzavara; var: Gariglio, avar: Chiffi).

 

Maddaloni, coca e armi in auto: 56enne arrestato

La Polizia di Stato di Caserta ha arrestato un uomo di 56 anni, originario di Maddaloni, con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente, porto di oggetti atti ad offendere e resistenza a pubblico ufficiale.

L’intervento è scattato durante i controlli ordinari del territorio eseguiti dagli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Maddaloni. I poliziotti hanno notato l’uomo — già conosciuto per precedenti — fermo in una zona del centro cittadino, a bordo di un’auto con il motore acceso, come se fosse in attesa.

Alla vista della pattuglia, secondo quanto ricostruito, il 56enne avrebbe provato a disfarsi di un involucro bianco. Il pacchetto è stato recuperato dagli agenti e, stando agli accertamenti, conteneva circa 20 grammi di cocaina.

A quel punto la perquisizione è stata estesa al veicolo. Durante le operazioni l’uomo avrebbe opposto resistenza, tanto da rendere necessario l’arrivo di un secondo equipaggio in supporto. Nell’auto sono stati trovati un manganello metallico, un coltello a serramanico e diversi telefoni cellulari: tutto è stato sequestrato.

Dopo l’arresto, al termine delle formalità di rito, l’uomo è stato sottoposto agli arresti domiciliari.

Sanità in crisi, la UIL a Fico: «Subito nuove assunzioni. Usi le norme nazionali per assumere e stabilizzare»

Napoli – Un appello urgente al presidente della Regione Campania, Roberto Fico, perché sblocchi immediatamente le assunzioni e le stabilizzazioni nel Servizio Sanitario Regionale, utilizzando le nuove norme nazionali. A lanciarlo sono UIL Campania e UIL FPL Napoli e Campania, che chiedono un confronto istituzionale per scongiurare il collasso dei servizi.

Il segretario generale della UIL Campania, Giovanni Sgambati, e i commissari della UIL FPL, Ciro Chietti e Pietro Bardoscia, hanno inviato una lettera a Fico – che ha trattenuto per sé la delega alla Sanità – e alla Direzione Generale Tutela della Salute. La richiesta è di agire senza perdere altro tempo.

La carenza di personale, definita “strutturale”, sta minando la qualità dell’assistenza, allungando le liste d’attesa e violando i tempi di erogazione delle prestazioni. Una situazione che, denunciano i sindacati, grava anche sulle condizioni di lavoro del personale in servizio, costretto a turni “massacranti”.

La soluzione, secondo la UIL, è nelle nuove leggi. “Le recenti disposizioni della Legge di Bilancio 2026 e del Decreto Milleproroghe offrono finalmente strumenti straordinari per invertire la rotta”, spiegano Sgambati, Chietti e Bardoscia. La normativa autorizza infatti le Regioni ad assumere a tempo indeterminato in deroga ai vincoli di spesa, con una copertura finanziaria di 450 milioni di euro annui fino al 2028. Inoltre, potenzia i percorsi di stabilizzazione del precariato, con la possibilità di programmare assunzioni entro il 31 dicembre 2026.

Per i dirigenti sindacali, è il momento di “cogliere le opportunità”. Chiedono quindi a Fico di avviare subito un tavolo di confronto per due obiettivi concreti: adeguare il tetto di spesa per il personale alle nuove facoltà riconosciute dalla legge, e valorizzare i percorsi di stabilizzazione. Nel dettaglio, sollecitano le aziende sanitarie a mappare tutto il precariato che maturerà i requisiti entro fine anno e a definire i Piani Triennali dei Fabbisogni di Personale 2025/2027, tenendo conto degli incrementi possibili.

“Solo rafforzando gli organici in modo stabile – concludono – si possono garantire servizi migliori ai cittadini, tempi di attesa dignitosi e condizioni di lavoro sostenibili per gli operatori, tutelandone la salute”. La palla ora passa alla Regione.