AGGIORNAMENTO : 7 Febbraio 2026 - 21:55
13.1 C
Napoli
AGGIORNAMENTO : 7 Febbraio 2026 - 21:55
13.1 C
Napoli
Home Blog Pagina 6

Napoli, via alla riqualificazione del Centro Direzionale: primo ok da 1,3 milioni

Prende ufficialmente forma il grande piano di riqualificazione del Centro Direzionale di Napoli. La Giunta comunale, su proposta del sindaco Gaetano Manfredi e della vicesindaca con delega all’Urbanistica Laura Lieto, ha approvato in linea tecnica il Documento di Indirizzo alla Progettazione, atto che segna l’avvio della strategia complessiva di rilancio di una delle aree più strategiche e allo stesso tempo più problematiche della città.

Il primo passo concreto riguarda la riqualificazione dei sistemi di risalita, per un importo di un milione e 310mila euro interamente finanziato attraverso mutui della Banca Europea per gli Investimenti. Si tratta di un intervento considerato prioritario perché punta a rendere nuovamente efficienti e sicuri i collegamenti verticali tra i diversi livelli del complesso, oggi spesso percepiti come poco funzionali e in alcuni casi in stato di evidente degrado.

Ma l’operazione non si ferma qui. Il documento approvato delinea un programma ben più ampio, con un valore stimato di circa 80 milioni di euro, che punta a ridisegnare il volto del Centro Direzionale trasformandolo in una vera polarità urbana, più attrattiva, vivibile e sostenibile. L’obiettivo è superare l’immagine di quartiere isolato, frequentato quasi esclusivamente negli orari d’ufficio, per integrarlo pienamente nel tessuto cittadino.

Il piano prevede un profondo restyling delle strutture esistenti, a partire dai blocchi di risalita e dalle pensiline, insieme a un’importante opera di riqualificazione di strade e parcheggi. Grande attenzione sarà riservata anche al verde e alla gestione delle acque, con interventi pensati per aumentare le aree verdi di prossimità e migliorare la sostenibilità ambientale dell’intero comparto. Non mancheranno lavori sulle pavimentazioni e sull’arredo urbano, oltre alla creazione di nuovi accessi pedonali e al potenziamento dei sistemi di sicurezza, anche attraverso varchi controllati e telecamere.

La visione dell’amministrazione è chiara: ridurre i consumi energetici, favorire la mobilità pedonale e ciclabile e connettere meglio il Centro Direzionale con il resto della città, anche grazie all’integrazione con la nuova stazione della Linea 1 della metropolitana. Una trasformazione che punta a cambiare radicalmente la percezione dell’area, rendendola non solo un distretto di uffici, ma un luogo urbano vivo, accessibile e sicuro.

«Con questo provvedimento diamo il via a una trasformazione profonda e necessaria di uno dei nodi nevralgici della nostra città. Il Centro Direzionale non deve più essere percepito come un’isola staccata dal contesto urbano, ma come un quartiere vitale, sicuro e accessibile», ha commentato la vicesindaca Laura Lieto, sottolineando la portata strategica dell’intervento.

Napoli, omicidio di Jlenia Musella: il fratello ha detto la verità?

Napoli – È una corsa contro il tempo e contro i dubbi quella che stanno affrontando gli inquirenti per ricostruire gli ultimi istanti di vita di Jlenia Musella, la 22enne uccisa a Napoli dal fratello Giuseppe.

La giornata di domani, venerdì 6 febbraio, segnerà uno snodo fondamentale nell’inchiesta: sono previsti sia l’udienza di convalida del fermo che il conferimento dell’incarico per l’autopsia. L’obiettivo della Procura è uno solo: capire se il 28enne ha detto tutta la verità.

Il giallo della dinamica: coltello lanciato o fendente ravvicinato?

Al centro delle verifiche c’è la dinamica esatta del delitto, che presenta punti ancora oscuri rispetto alla confessione resa dall’indagato. Giuseppe Musella ha dichiarato di aver lanciato il coltello da cucina da una distanza di circa otto metri, colpendo fortuitamente la sorella alla schiena.

Una versione che gli investigatori vogliono verificare con estremo rigore scientifico. L’autopsia sarà determinante per stabilire se la profondità e l’angolazione della ferita siano compatibili con un lancio da quella distanza o se, come si sospetta, l’uomo impugnasse l’arma quando ha colpito Jlenia. La traiettoria della lama racconterà se si è trattato di un gesto d’impeto a distanza o di un’aggressione ravvicinata.

La lite per il cane e le verifiche sull’animale

Sotto la lente d’ingrandimento c’è anche il movente, scaturito da un contesto di quotidianità stravolta. Secondo il racconto del fratello, la lite sarebbe esplosa a causa del cagnolino di casa, a cui Giuseppe è legatissimo. L’animale avrebbe fatto i bisogni sul divano, scatenando la rabbia di Jlenia che avrebbe sferrato un calcio alla bestiola.

Anche su questo dettaglio, apparentemente marginale ma centrale per il movente, verranno effettuati accertamenti. Gli inquirenti verificheranno se sul cane siano presenti segni di percosse compatibili con il calcio raccontato da Giuseppe nelle sue dichiarazioni confessorie in Questura. Un dettaglio che serve a pesare la credibilità complessiva del racconto dell’indagato.

L’iter giudiziario: dalla “Fasce Deboli” alla difesa

Intanto la macchina della giustizia avanza veloce. Il fascicolo, inizialmente aperto dal pm Ciro Capasso che ha emesso il decreto di fermo per omicidio volontario aggravato, è confluito alla IV Sezione della Procura di Napoli (“Fasce deboli”), coordinata dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone.

Domani si terrà l’udienza di convalida davanti al GIP. Subito dopo, verrà conferito l’incarico al medico legale per l’esame autoptico. A tutte le operazioni peritali assisterà anche un consulente di parte nominato dall’avvocato Andrea Fabbozzo, difensore di Giuseppe Musella, per garantire il pieno contraddittorio in questa fase delicatissima delle indagini.

Nuova ondata di maltempo in arrivo: allerta gialla da stanotte in Campania

Napoli – Una nuova perturbazione si prepara a colpire la Campania. La Protezione Civile regionale ha diramato un’allerta meteo di livello giallo, valida dalle 00:00 di questa notte e per le successive 24 ore. Sul territorio è atteso un peggioramento con precipitazioni diffuse, venti sostenuti e mare agitato, con possibili ripercussioni al suolo.

L’avviso prevede sull’intera regione precipitazioni sparse, che nella prima parte della giornata potranno assumere carattere di rovescio o isolato temporale, anche di moderata intensità. I venti saranno da sud-ovest, localmente forti, con possibili raffiche.

La mareggiata è un altro elemento di criticità. Il mare sarà agitato, con possibili mareggiate lungo i litorali maggiormente esposti alla forza dei venti sudoccidentali, con rischi per le coste.

La Protezione Civile elenca una serie di possibili effetti derivanti dall’intenso fenomeno atmosferico. Tra i principali:

Allagamenti e ruscellamento: possibili allagamenti di locali interrati e al piano terra, scorrimento delle acque sulle strade e criticità nei sistemi di smaltimento delle acque piovane.

Piene dei corsi d’acqua: possibile innalzamento repentino dei livelli dei fiumi, con rischio di esondazione nelle aree limitrofe, anche per criticità locali.

Dissesto idrogeologico: a causa dei terreni saturi d’acqua, non sono esclusi fenomeni franosi e cadute massi in più zone del territorio regionale, soprattutto nelle aree più fragili.
L’invito alle autorità locali e alla popolazione è di osservare la massima cautela, prestare attenzione agli aggiornamenti e seguire le indicazioni delle autorità di protezione civile.

Napoli, crollano pannelli al liceo Genovesi: paura tra gli studenti

Preoccupazione al liceo classico “Antonio Genovesi”, in Piazza del Gesù, nel centro storico di Napoli. Secondo segnalazioni arrivate da studenti e familiari, negli ultimi giorni, in concomitanza con le piogge, al terzo piano dell’edificio si sarebbero verificati distacchi e crolli di pannelli dal soffitto, con cadute nell’area dei banchi e conseguenti timori per la sicurezza durante le lezioni.

“Quando piove si staccano i pannelli”

A raccogliere e rilanciare la denuncia è il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, che riferisce il contenuto di un messaggio ricevuto da uno studente: “Abbiamo paura a stare in classe.

Quando piove, i pannelli si staccano. Il preside ci ha risposto che non può fare altro che applicare una guaina liquida, ma intanto ci fa restare in aula con il rischio che qualcosa ci cada in testa”.

Una preoccupazione che, sempre secondo quanto riportato, viene condivisa anche dai familiari degli studenti, che chiedono interventi urgenti e risolutivi per evitare ulteriori cedimenti.

La posizione di Borrelli: “Sicurezza priorità assoluta”

“È inaccettabile che in una scuola del centro storico di Napoli, un’eccellenza come il Genovesi, si debba convivere con il rischio di crolli ogni volta che cade un po’ d’acqua”, dichiara Borrelli. “La sicurezza degli studenti e del personale scolastico deve essere la priorità assoluta, non un optional da gestire con soluzioni di fortuna”.

“Se un’aula è inagibile, va chiusa”

Il deputato sollecita un sopralluogo e misure immediate: “Non aspetteremo che accada un guaio serio per intervenire. Chi gestisce l’edilizia scolastica deve uscire dagli uffici e venire a vedere in che condizioni studiano i nostri ragazzi. Se un’aula è inagibile, va chiusa e messa in sicurezza, non si può sperare nella fortuna”.

Gomorra – Le origini: scocca l’ora della resa dei conti. Domani il gran finale del prequel su Sky

Roma– Lealtà messe a dura prova, sogni che si infrangono contro la realtà del marciapiede e un destino che sembra ormai scritto col sangue. Domani, venerdì 6 febbraio, cala il sipario su Gomorra – Le origini, la serie Sky Original prodotta da Sky Studios e Cattleya che ha raccontato la genesi del mito criminale creato da Roberto Saviano. L’attesissimo finale di stagione sarà disponibile in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW.

Pietro e la scelta definitiva

Al centro dell’ultimo atto troviamo un giovanissimo Pietro Savastano (interpretato da Luca Lubrano) sospeso tra il desiderio di un futuro con la sua Imma e la violenza del mondo a cui ha scelto di appartenere.

La trama si infittisce quando Angelo ‘A Sirena subisce un attacco devastante: accecato dal desiderio di vendetta, Angelo cercherà un alleato improbabile, ma il fallimento del suo piano costringerà Pietro a una scelta drammatica per salvargli la vita. Nel frattempo, nell’ombra, ‘O Paisano muove l’ultima pedina di una strategia volta a scardinare i vecchi equilibri della camorra.

La perdita dell’innocenza in una Napoli che cambia

Più che un semplice crime drama, questa serie ha rappresentato un viaggio nella “perdita dell’innocenza”. Il racconto ci riporta indietro negli anni in cui Pietro non era ancora il boss temuto di Secondigliano, ma un ragazzo spinto da ambizioni troppo grandi e travolto da un amore folle per Imma (Tullia Venezia).

Sullo sfondo, una Napoli in piena trasformazione: quella povera e polverosa del contrabbando di sigarette, ignara che di lì a poco l’arrivo dell’eroina avrebbe cambiato per sempre il volto della criminalità organizzata.

Un cast di volti nuovi guidati da Marco D’Amore

Il progetto ha visto il ritorno di un pilastro della saga: Marco D’Amore. L’indimenticabile Ciro Di Marzio ha vestito qui i panni di supervisore artistico, co-sceneggiatore e regista dei primi quattro episodi, lasciando poi il testimone a Francesco Ghiaccio per il gran finale.

Il successo della serie poggia anche su un cast di giovani talenti e caratteristi di spessore: da Francesco Pellegrino (Angelo) a Flavio Furno (‘O Paisano), fino alla toccante interpretazione di Fabiola Balestriere nel ruolo di una giovane Annalisa Magliocca, destinata a diventare la spietata “Scianel”. Insieme a loro, una folla di comprimari che restituisce l’immagine di un’intera generazione “mangiata” dalla strada.

Un successo internazionale

Nata dalla penna di Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e dello stesso Roberto Saviano, Gomorra – Le origini segue le orme della “serie madre”, capace di conquistare il pubblico in oltre 190 territori. Con questo finale, il cerchio si chiude, svelando le radici profonde di un male che ha segnato la storia della serialità televisiva italiana e internazionale.

Agguato ad Arzano, il Prefetto dispone controlli rafforzati

Un nuovo episodio di violenza ha scosso Arzano nella serata di ieri, quando due persone a bordo di un’automobile sono state affiancate da un altro veicolo dal quale sono partiti diversi colpi di pistola.

Il bilancio è drammatico: una vittima e un ferito grave. L’agguato, avvenuto in pieno centro abitato, riaccende i riflettori sulla sicurezza nell’area a nord di Napoli.

La risposta della Prefettura

Il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha condannato fermamente l’accaduto e ha disposto immediate misure di contrasto. In una nota ufficiale, la Prefettura ha annunciato un rafforzamento dei controlli mirati nell’intera zona di Arzano e nei comuni limitrofi, con un’intensificazione della presenza delle Forze dell’ordine sul territorio.

“Particolare attenzione sarà riservata all’area attraverso controlli che saranno ulteriormente potenziati”, si legge nel comunicato della Prefettura, che sottolinea la volontà di garantire la sicurezza dei cittadini e di contrastare ogni forma di illegalità.

Istituzioni vicine al territorio

Il Prefetto ha evidenziato la necessità di una presenza costante delle Forze di polizia per aumentare la percezione della vicinanza istituzionale alla popolazione e alle amministrazioni locali. L’obiettivo è duplice: monitorare capillarmente il territorio e prevenire nuovi episodi criminosi.

La vicenda sarà approfondita nel corso di un prossimo Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, dove verranno definite ulteriori strategie di contrasto alla criminalità nell’area nord di Napoli.

Castel Volturno, blitz antidroga al Royal Residence: tre giovani denunciati

Castel Volturno – Nuovo colpo allo spaccio nella problematica area di Pinetamare. I Carabinieri del Reparto Territoriale di Mondragone hanno denunciato a piede libero tre giovani, di età compresa tra i 21 e i 28 anni, sorpresi con una consistente quantità di stupefacenti già pronti per la vendita all’interno del complesso residenziale “Royal Residence”.

L’intervento è scattato dopo un’attenta attività di osservazione e pedinamento condotta dai militari dell’Arma. Una volta acquisiti elementi sufficienti, i Carabinieri hanno fatto irruzione nell’appartamento di uno dei tre soggetti – già noto alle forze dell’ordine – trovandovi anche un 21enne con precedenti specifici.

La perquisizione domiciliare ha permesso di scoprire e sequestrare diverse dosi preconfezionate di crack, cocaina, marijuana e hashish, per un peso complessivo superiore ai 40 grammi. Insieme alla droga, i militari hanno rinvenuto e posto sotto sequestro 1.050 euro in contanti, ritenuti provento diretto dell’attività illecita di spaccio.

Al termine degli accertamenti i tre giovani – tutti residenti nella zona o nelle immediate vicinanze – sono stati deferiti in stato di libertà alla competente autorità giudiziaria con l’accusa di produzione, detenzione ai fini di spaccio e spaccio di sostanze stupefacenti.

L’operazione conferma l’impegno costante dei Carabinieri nel contrasto al traffico di droga a Castel Volturno, area più volte finita al centro di indagini per la presenza di piazze di spaccio organizzate, come dimostrato dalle recenti maxi-inchieste che hanno coinvolto proprio il “Royal Residence” e altre strutture del litorale domitio.Le indagini proseguono per verificare eventuali collegamenti con reti più strutturate e per identificare altri soggetti coinvolti nella filiera dello smercio.

Barra blindata dalla Polizia di Stato: 54 identificati e un veicolo sequestrato

L’intensificazione dei servizi predisposti dalla Questura di Napoli ha interessato ieri il quartiere Barra, con un’ampia operazione di controllo del territorio. Nel corso dell’attività, coordinata dal Commissariato San Giovanni – Barra, sono stati impiegati personale della Polizia di Stato, il Reparto Prevenzione Crimine Campania e gli equipaggi dei Nibbio dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico.

Durante il servizio straordinario, gli agenti hanno proceduto all’identificazione di 54 persone, di cui 10 con precedenti di polizia. Sono stati inoltre controllati 28 veicoli: uno è stato sottoposto a sequestro amministrativo, mentre sono state contestate 5 violazioni al Codice della Strada.

Vergara: «La maglia azzurra non pesa. Gioco per la mia gente»

Napoli – «Io non sento il peso della maglia azzurra: gioco per la mia gente». Antonio Vergara si racconta ai microfoni di Radio CRC, emittente partner della SSC Napoli, mostrando personalità e attaccamento ai colori azzurri. Un legame forte con la tifoseria, che per il giovane attaccante rappresenta una spinta decisiva: «I tifosi per noi fanno davvero la differenza».

L’emozione dei primi gol

Vergara ripercorre anche i momenti più significativi della sua stagione, a partire dalle prime reti segnate. «Dedicare il primo gol? Non ci ho pensato, ero solo felice», spiega. Il riferimento è alla prima marcatura con il Chelsea, arrivata quasi a sorpresa: «È stato inaspettato anche per me, dalle foto si vede che la mia faccia era incredula».

Diverso il sapore del secondo gol, realizzato contro la Fiorentina: «Quello lo dedico a tutto lo stadio e a chi era lì ad esultare con me. È stato ancora più bello perché abbiamo vinto».

Gli idoli e l’esempio di Zielinski

Sul piano dei modelli calcistici, Vergara non ha dubbi: «Il mio idolo è sempre stato Messi». Ma crescendo, l’attenzione si è spostata anche su chi ha vestito la sua stessa maglia: «Quando mi allenavo con la prima squadra del Napoli mi è sempre piaciuto Piotr Zielinski. Era bello da vedere: stop di tacco a seguire, sembravano giocate conosciute a memoria, eppure riusciva sempre a sfuggire agli avversari. Un giocatore fortissimo».

Il ruolo e il lavoro con Conte

Quanto alla sua collocazione in campo, l’attaccante partenopeo rivendica duttilità e spirito di sacrificio: «In questi anni ho sempre giocato sulla trequarti, è il ruolo in cui riesco ad esprimermi meglio. Ma ho fatto anche la mezzala, il quinto, l’esterno: un po’ di tutto».

Fondamentale, infine, il lavoro quotidiano con Antonio Conte: «Mi sento sicuramente migliorato allenandomi con lui. Lavoriamo tantissimo sull’aspetto tattico, davvero tanto. Il mister ci chiede di aiutarci l’uno con l’altro e io cerco sempre di farlo: se mi chiede di raddoppiare, ci provo».

Un messaggio chiaro, quello di Vergara: disponibilità, identità e un legame profondo con Napoli e la sua gente.

Napoli, agente «forestiero» blocca borseggiatore alla Stazione Centrale

Non ha perso tempo il borseggiatore, un 35enne algerino già noto alle forze dell’ordine. Ieri, nell’area antistante la Stazione Centrale di Napoli, ha approfittato di un attimo di distrazione di un viaggiatore seduto e ha fatto sparire il suo borsello.

L’occhio vigile dell’agente “in borghese”

A osservare la scena, con la tipica prontezza d’animo, era un poliziotto della Questura di Livorno, momentaneamente libero dal servizio e presente in città per motivi personali. Mentre il ladro si dava alla fuga, l’agente non ha esitato un secondo.

Il blitz in collaborazione con la Polfer
L’agente ha immediatamente allertato e poi collaborato con gli operatori del Compartimento Polizia Ferroviaria per la Campania, impegnati nel dispositivo “Stazioni Sicure”. Insieme hanno raggiunto il fuggitivo, riuscendo a bloccarlo dopo un breve ma concitato inseguimento.

Il 35enne è stato tratto in arresto per i reati di furto con destrezza e resistenza a Pubblico Ufficiale. La refurtiva, sottratta pochi minuti prima, è stata prontamente recuperata e restituita al legittimo proprietario, che ha così evitato di subire conseguenze più gravi dal furto.

Capri si prepara all’assalto turistico: cantieri aperti sull’isola azzurra

L’iconica piazzetta di Capri è insolitamente vuota: pochi tavoli, poche sedie, turisti infagottati che si contano sulle dita di una mano. Il tempo incerto, però, gioca a favore dell’isola azzurra, che ne approfitta per rifarsi il look in vista della bella stagione.

Le strade, prese d’assalto in estate, sono semideserte: c’è chi ritinteggia la facciata del proprio b&b, chi fa inventario nei negozi pronti a brillare nel periodo d’oro dello shopping internazionale, chi – come i tecnici comunali – sistema impianti e sottoservizi davanti ai grandi alberghi che profumano di dolce vita.

Prenotazioni boom, estate anticipata in arrivo

Il trend delle prenotazioni fa presagire un’estate che partirà col botto già dalla domenica delle Palme, il 28 marzo. Tanto vale farsi trovare pronti. Le vie capresi si trasformano in mini-cantieri: si parte dalla ripavimentazione di piazza Diaz, nei pressi della biglietteria della funicolare, fino al terrazzo belvedere, dove in un solo sguardo puoi abbracciare l’intero golfo di Napoli e il Vesuvio.

Sicurezza al primo posto: transenne sul belvedere

C’era il rischio di infiltrazioni nella stazione sottostante e il Comune di Capri ha voluto agire subito, transennando il salotto all’aperto più ammirato del Mediterraneo. Obiettivo: renderlo più bello e sicuro per i milioni di visitatori in arrivo. L’isola azzurra si prepara a splendere, ancora una volta.

Tragedia ad Agropoli: l’auto vola nel vuoto e piomba in un parcheggio, morto un 80enne

Agropoli – Una mattinata di ordinaria quotidianità si è trasformata in tragedia a pochi passi dall’Istituto Clinico Mediterraneo. In via Giambattista Vico, un’auto con a bordo una coppia di anziani è precipitata nel vuoto dopo un volo di diversi metri, terminando la sua corsa in un parcheggio privato sottostante. Per il conducente, un uomo di oltre ottant’anni originario di Santa Maria di Castellabate, non c’è stato nulla da fare.

La dinamica dello schianto

Secondo le prime ricostruzioni effettuate dalle forze dell’ordine, il veicolo procedeva lungo la carreggiata quando, improvvisamente, ha sfondato la ringhiera di protezione e la recinzione interna. Dopo il salto nel vuoto, l’auto si è schiantata violentemente contro una vettura in sosta nel piazzale privato. L’impatto è stato fatale per l’anziano conducente, spirato immediatamente tra le lamiere. La moglie, seduta al suo fianco, è stata estratta viva dai soccorritori: nonostante le gravi ferite riportate, la donna era cosciente al momento del trasporto d’urgenza in ospedale.

Soccorsi e messa in sicurezza

Sul luogo del sinistro sono intervenuti tempestivamente i sanitari del 118 e i Vigili del Fuoco, il cui lavoro è stato fondamentale per liberare i corpi dall’abitacolo accartocciato. L’incidente ha causato anche la rottura di alcune tubature del gas nell’area del parcheggio, rendendo necessario l’intervento dei tecnici per la messa in sicurezza della zona. Gli agenti della Polizia Municipale e i Carabinieri della Compagnia di Agropoli hanno effettuato i rilievi per determinare le cause del volo fatale.

Ipotesi malore e caos viabilità

L’ombra di un malore improvviso è la pista principale battuta dagli inquirenti: l’ottantenne potrebbe aver perso i sensi proprio mentre transitava nei pressi della clinica, perdendo totalmente il controllo del mezzo. Le indagini sono tuttora in corso per escludere eventuali guasti meccanici. Pesanti le ripercussioni sulla circolazione: il traffico in via Pio X è rimasto completamente paralizzato per ore, per consentire le operazioni di soccorso e la rimozione dei detriti.

Napoli, abbattuto il pino secolare di via Netti

Stamattina, dopo sei mesi di contrasti tra privati cittadini intenzionati all’abbattimento e associazioni ambientaliste decise a difenderlo, è stato abbattuto il pino novantenne di via Netti. All’operazione hanno partecipato Polizia, Carabinieri, Polizia Municipale, Digos e Guardia di Finanza, in un dispiegamento di forze che ha richiamato ironiche paragoni con unità speciali.

Il nullaosta comunale e le polemiche sulla perizia

L’Amministrazione Comunale ha autorizzato l’intervento basandosi esclusivamente su una perizia di parte prodotta dai privati, negando a cittadini e associazioni la possibilità di presentare una controperizia per verificare le condizioni dell’albero.

Il consigliere comunale emerito Carmine Attanasio, da sempre impegnato nella tutela del verde pubblico, ha espresso amarezza in una nota. “Ho collaborato con l’Amministrazione su molte iniziative a difesa del patrimonio arboreo della città”, ha dichiarato, annunciando di cessare la sua disponibilità collaborativa. “Questa Giunta è sostenuta da finti ambientalisti: se volevano, potevano finanziare una controperizia o creare un problema politico, come facevo io da consigliere per spingere l’Ente a investire poche migliaia di euro”.

Il trauma di via Aniello Falcone e la paura dei dirigenti

Attanasio ha collegato l’episodio alla tragedia del 2013, quando Cristina Alongi morì sotto un albero crollato in via Aniello Falcone, evento che portò i dirigenti comunali sotto processo. Da allora, secondo il consigliere emerito, i funzionari evitano rischi giudiziari optando per abbattimenti preventivi, come accaduto in passato a Posillipo con la rimozione di quasi tutti gli alberi del quartiere, inclusi quelli sani.

Il depauperamento del verde cittadino

“È stato immotivatamente ucciso un pino sano, diritto e rigoglioso”, ha concluso Attanasio, puntando il dito contro i costi di manutenzione evasi dai privati. L’episodio, a suo dire, impoverisce il patrimonio arboreo di Napoli, con responsabilità che ricadranno sulle generazioni future per i danni ambientali accumulati negli ultimi settant’anni.

Accoltella l’ex compagna dopo una lite e tenta il suicidio: arrestato 33enne

È accusato di tentato femminicidio il 33enne arrestato dalla Polizia di Stato a Castel Volturno, nel Casertano, dopo aver accoltellato la sua ex compagna al termine di una lite. I fatti sono avvenuti nella serata di ieri, in zona Ischitella, dove gli agenti sono intervenuti in seguito alla richiesta di soccorso di un’ambulanza.

All’arrivo sul posto, i poliziotti hanno trovato una giovane donna di 24 anni, gravemente ferita da arma da taglio, nei pressi di un’auto ferma sul ciglio della strada.

La donna operata: non è in pericolo di vita

La vittima è stata immediatamente trasportata al Pineta Grande Hospital di Castel Volturno e ricoverata in codice rosso. Sottoposta a un intervento chirurgico d’urgenza, non sarebbe in pericolo di vita.

Secondo quanto emerso dalle indagini, l’uomo avrebbe colpito la ragazza più volte con un coltello da cucina, al culmine di una discussione legata alla fine della loro relazione, che il 33enne non avrebbe accettato.

Il tentativo di suicidio e l’arresto

Dopo l’aggressione, l’uomo si sarebbe autoinflitto una coltellata allo sterno, probabilmente nel tentativo di togliersi la vita. Medicato dal personale sanitario, è stato poi condotto al commissariato di Castel Volturno, dove è stato arrestato.
L’uomo è stato quindi trasferito nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Le indagini e l’impegno contro la violenza di genere

Le indagini sono state condotte dalla Squadra Mobile di Caserta e dal commissariato di Castel Volturno. Parallelamente all’attività repressiva, la Polizia di Stato prosegue le iniziative della campagna permanente “…Questo non è amore”, finalizzata alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere.

In particolare, la misura dell’ammonimento del Questore si conferma uno strumento efficace di tutela delle vittime di stalking e violenza domestica: secondo i dati del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, la provincia di Caserta registra uno dei più bassi tassi di recidiva a livello nazionale dopo l’adozione del provvedimento.

Napoli, incastrato il truffatore dei nonni

Rieti – Non c’è limite alla creatività del crimine, specialmente quando punta alla vulnerabilità degli anziani. Ma questa volta, la recita del “finto Carabiniere” è finita con una denuncia a piede libero.

I Carabinieri dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Cittaducale hanno infatti chiuso il cerchio su un 46enne di origini campane, già noto alle autorità, ritenuto il responsabile di una serie seriale di truffe telefoniche che ha attraversato il Centro Italia.

L’inizio della fine: l’errore ad Antrodoco

Tutto ha avuto inizio nel novembre del 2025. Ad Antrodoco, una donna è stata raggiunta dalla solita, drammatica telefonata: un sedicente militare la informava che il figlio era finito in “gravi guai giudiziari”. La soluzione? Pagare subito per evitare il carcere.

Sotto shock, la vittima ha consegnato 800 euro in contanti e diversi gioielli a un complice presentatosi alla porta poco dopo. Quello che il truffatore non aveva previsto, però, è stata la velocità della risposta investigativa. Grazie a un’analisi meticolosa delle tracce lasciate e alla denuncia immediata, i Carabinieri sono riusciti a dare un volto e un nome al presunto autore.

Un sistema ben oliato da 50mila euro

L’indagine, tuttavia, non si è fermata al singolo episodio reatino. Scavando nei tabulati e incrociando i dati con altre stazioni dell’Arma, è emerso un quadro ben più vasto e inquietante. Tra agosto e ottobre 2025, il 46enne avrebbe colpito altre sette volte, muovendosi come un fantasma tra le province di: Siena, Terni,Latina

Le vittime prescelte avevano un’età compresa tra i 55 e gli 89 anni. Il modus operandi restava identico: pressione psicologica, senso d’urgenza e la divisa (falsa) usata come scudo per estorcere denaro. In pochi mesi, l’uomo è riuscito a accumulare un tesoretto illecito stimato intorno ai 53.000 euro.

La difesa dell’Arma contro i “falsi colleghi”

L’operazione dei Carabinieri di Cittaducale non è solo un successo investigativo, ma un monito per la cittadinanza. Le forze dell’ordine ribadiscono che nessun Carabiniere o poliziotto chiederà mai denaro o monili per risolvere pendenze giudiziarie.

L’invito resta quello di diffidare dalle richieste improvvise di beni preziosi e di contattare immediatamente il 112 al minimo sospetto. Per il 46enne campano, intanto, la carriera da “attore del crimine” si ferma davanti ai giudici con l’accusa di truffa aggravata.

Furto di farmaci oncologici da 350mila euro: arrestati 3 napoletani

Il colpo avvenne nella notte del 27 marzo 2025 presso la farmacia ospedaliera di Castelnuovo Garfagnana, in provincia di Lucca. I malviventi, ritenuti esperti in furti mirati, trafugando farmaci oncologici di alto valore, il cui bottino è stato stimato complessivamente in circa 350.000 euro.

Le indagini sono partite immediatamente dopo il fatto, con i carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Castelnuovo Garfagnana che hanno avviato un’attenta attività investigativa, concentrata su spostamenti sospetti, tracce digitali e immagini di video sorveglianza.

Tre arresti tra Napoli, Avellino e il carcere di Poggioreale

I militari sono riusciti a ricostruire i movimenti dei sospettati in diverse zone del territorio nazionale, grazie anche all’analisi dei filmati che mostravano le autovetture utilizzate e i tratti somatici degli autori del furto.

Nel corso delle operazioni sono stati arrestati tre uomini tra i49 e i 60 anni, tutti pregiudicati e residenti nel Napoletano. Uno di loro, già ricercato da circa un anno per altri reati, è stato rintracciato ad Ariano Irpino (Avellino); un secondo è stato fermato presso la propria abitazione a Napoli. Il terzo ha ricevuto la notifica del provvedimento direttamente nel carcere di Poggioreale, a Napoli, dove già si trovava detenuto per altri fatti.

Il presunto ricettatore: un egiziano in provincia di Lodi

Le indagini hanno consentito anche di individuare il presunto ricettatore dei farmaci rubati: un cittadino egiziano di 51 anni, residente in provincia di Lodi, già noto alle forze dell’ordine per reati analoghi. Sul suo conto è stata aperta una specifica posizione per il ruolo sospettato nella ricettazione dei medicinali oncologici.

Il datato coordinato dei carabinieri ha così permesso di chiudere il cerchio sul furto alla farmacia ospedaliera, con l’individuazione sia dei responsabili materiali del colpo sia della presunta filiera di smaltimento dei farmaci.

Scampia, i pentiti raccontano la nuova reggenza dello Chalet Bakù tra faide, alleanze e «passaggi di consegne»

Napoli – Per anni lo Chalet Bakù di Scampia è stato uno dei punti nevralgici dello spaccio nell’area nord di Napoli. Una piazza storica, contesa e strategica, che – come ricostruito nell’ordinanza cautelare firmata dal gip Gabriella Logozzo del Tribunale di Napoli, su richiesta della DDA – è stata teatro di un vero e proprio ribaltamento di potere interno al clan, culminato con l’ascesa dei fratelli Raia, legati al cartello degli Amato-Pagano.

A raccontarlo, con dovizia di particolari, sono le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Luigi Rignante e Salvatore Roselli, confluite nelle oltre 300 pagine del provvedimento che ha portato, nelle ultime ore, all’arresto di 15 esponenti del clan familiare.

Prima dei Raia: il controllo dei Notturmo sul Bakù

Secondo quanto riferito da Luigi Rignante, prima del ritorno in libertà dei fratelli Raia lo Chalet Bakù era saldamente nelle mani di Raffaele Notturmo, fratello di Vincenzo e Gennaro.

«Prima dell’ascesa dei Raia – racconta Rignante – era lui ad avere il comando dello Chalet Bakù, nel 2017».

Un controllo che però inizia a incrinarsi tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, quando dal carcere tornano Costantino, Patrizio, Francesco e Antonio Raia. In una prima fase, spiega il collaboratore, si tenta una coabitazione forzata:
i due gruppi si dividono i lotti della piazza di spaccio, il T/A (lato via Ghisleri) ai Raia e il T/B (lato via Fratelli Cervi) ai Notturmo.

Il litigio, l’isolamento e la caduta di Raffaele Notturmo

Il punto di rottura arriva presto. Secondo Rignante, il conflitto nasce dalla gestione ritenuta fallimentare di Nicola Notturmo, figlio di Raffaele, poi ucciso.

«I Raia addebitavano a Raffaele Notturmo il fatto che il figlio Nicola aveva gestito male gli affari del clan e non aveva nemmeno mantenuto i carcerati».

Un’accusa pesantissima nel linguaggio camorristico. Da quel momento, la situazione precipita: i Raia, forti del sostegno degli Amato-Pagano e degli Abbinante, si prendono tutto.

Raffaele Notturmo viene progressivamente emarginato, fino a essere, di fatto, confinato in casa.Il collaboratore descrive un ridimensionamento netto, quasi fisico: “Notturno non ha più nessun ruolo”, fino a essere “confinato a casa” e a non scendere più, “temendo ritorsioni da parte dei Raia”. È la fotografia di un capo scalzato e lasciato senza protezioni, in un contesto in cui la perdita di potere equivale, spesso, a perdere anche la libertà di movimento. Un equilibrio fragile, destinato a durare pochi mesi.

“I Raia fanno parte della famiglia”

A spiegare il peso dei Raia nello scacchiere criminale è ancora Rignante, che riferisce confidenze ricevute da Raffaele Abbinante.«Una volta mi disse espressamente che i fratelli Raia facevano parte della famiglia e che io dovevo stare a loro disposizione per qualsiasi cosa».

Un’investitura chiara, che certifica l’inserimento dei Raia nel sistema di alleanze riconducibile agli Amato-Pagano. Nel memoriale depositato nel settembre 2021, Rignante arriva a ricostruire l’organigramma completo delle piazze di spaccio di Scampia, collocando lo Chalet Bakù tra quelle centrali e indicando, in ordine gerarchico, i nomi degli uomini operativi.

Il “passaggio di consegne coatto”

Nel memoriale depositato nel 2021, Rignante insiste sul tema dell’“organico” delle piazze e degli avvicendamenti gestionali: parla di un “passaggio di consegne coatto” dai Notturno ai Raia e descrive i Raia come “famiglia molto numerosa”, “avvantaggiata pure della spalla forte degli Abbinante”, cementata – a suo dire – da un matrimonio che avrebbe trasformato Raffaele Abbinante in parente acquisito dei Raia, rafforzando l’asse sul territorio.

«Nel 2018-2019 iniziarono a saltare gli equilibri nella famiglia Notturmo – scrive – con l’uscita dal carcere dei fratelli Raia, famiglia molto numerosa e forte anche dell’appoggio degli Abbinante».

I Raia contestano apertamente a Notturmo non solo la cattiva gestione degli affari, ma anche uno stile di vita ritenuto incompatibile con le regole del clan. «Non manteneva i carcerati mentre il figlio viveva negli eccessi».Alla fine, il verdetto arriva da tutti i clan dell’area:«I Raia, appoggiati dagli Abbinante e con il via libera degli Amato-Pagano, riuscirono a prendersi l’intero rione».

“Oggi tutto lo Chalet Bakù è sotto i Raia”

È qui che il collaboratore alza ulteriormente i toni, consegnando una definizione che gli atti riportano testualmente: “Per cui oggi tutto lo Chalet Baku è indiscussamente sotto la reggenza dei folli Raia”. E scandisce la catena di comando: prima Costantino e Patrizio, poi – dopo gli arresti – “la reggenza è passata a Ciccio Raia”.

.Prima Costantino e Patrizio, poi – dopo il loro arresto – Francesco Raia, detto Ciccio. Un controllo garantito anche dalla piena saldatura con gli Abbinante. «Fummo informati che noi degli Abbinante eravamo un tutt’uno con i Raia, pronti a metterci a disposizione in tutto e per tutto».

Il racconto di Roselli: “Notturmo doveva essere eliminato”

A rafforzare la ricostruzione è il racconto di Salvatore Roselli, che colloca i fatti tra il 2018 e il 2019.«I Raia e Armando Ciccarelli erano subentrati a Raffaele Notturmo sullo Chalet Bakù».

Il motivo è sempre lo stesso: Notturmo non manteneva i detenuti, aveva avuto comportamenti ritenuti offensivi verso i Raia e gli Abbinante, e si era attirato l’ostilità del cartello.«Per questo – dice Roselli – gli Amato-Pagano decisero di metterlo da parte».

Il rischio, però, era l’omicidio. Un’ipotesi concreta, che Roselli dice di aver scongiurato personalmente.«Sono stato io a intercedere perché non lo uccidessero, spiegando che Enzo Notturmo avrebbe potuto pentirsi e inguaiarmi».

Autonomi ma alleati: il patto con gli Amato-Pagano

Roselli tratteggia anche i rapporti economici e di alleanza: i Raia “erano autonomi, pur se affiliati”. In pratica, secondo il collaboratore, non avrebbero pagato “quote” agli Amato-Pagano, ma sarebbero stati alleati: “se avevamo un problema, loro ci supportavano e viceversa”.

Due obblighi, però, restano sul tavolo: “Avevano l’impegno di mantenere Enzo Notturno” e “tendenzialmente dovevano comprare la droga dagli Amato-Pagano”, pur con margini per rifornirsi altrove. È un racconto che restituisce una filiera flessibile ma controllata: autonomia operativa, fedeltà nei momenti decisivi e rispetto delle “spese” dei detenuti come banco di prova della tenuta del sistema.

Gli arresti del 2020 e il dopo: debiti e nuove reggenze

Roselli colloca nel 2020 – “durante il COVID” – l’arresto di Patrizio e Costantino Raia, insieme a quello di Armando Ciccarelli, in un blitz antidroga. Da quel momento, sempre secondo la sua versione, rimane “solo Francesco Raia” a reggere fino a un ulteriore arresto.

Nel vuoto, subentrerebbero “Diano Luigi detto Cicciotto”, “De Cicco Alessandro” e “Diano Gennaro”, che – sostiene Roselli – “hanno tolto le mesate ai Raia, e si sono messi loro”. La notizia, dice, gli arriva dal carcere tramite il figlio Fulvio, con il corollario di una voce pesante: “Si diceva che Ciccio Raia aveva lasciato molti debiti”.

E c’è anche l’eco di una frattura interna raccontata in modo quasi confidenziale: Patrizio Raia gli avrebbe scritto lamentando che, “per stare a sentire a me”, i Raia “erano stati cacciati dallo Chalet Baku”, soppiantati dai nuovi referenti. Una lettera dettata – riferisce Roselli – a un detenuto in cella con lui, in un intreccio da “radio carcere” che gli atti riportano con nomi e circostanze.

Bakù e Oasi: la piazza che si sposta

Nell’ordinanza, la Dda valorizza anche un aspetto logistico: Roselli spiega che il business principale del gruppo sarebbero state le piazze “remunerative e storiche” dello Chalet Bakù (Lotto T) e dell’Oasi del Buon Pastore (Lotto R). Quest’ultima, “di fatto”, sarebbe stata “sempre chiusa”, ma pronta a riattivarsi come valvola di sfogo: “in caso di serrati controlli delle forze dell’ordine, la piazza del Baku veniva spostata nell’Oasi”.

È un dettaglio che, letto in chiave investigativa, dà la misura della capacità di adattamento: non solo chi comanda, ma dove si sposta il comando quando arrivano pattuglie, controlli e pressione del territorio.

Il legame personale: “Volle pagargli il funerale”

Tra le righe più singolari, Roselli inserisce un episodio che mira a certificare la prossimità con Francesco Raia: quando il 18 dicembre 2021 morì la madre del collaboratore (lui era detenuto), “Francesco Raia volle pagargli il funerale”. Un gesto che, nel racconto, vale come prova di un rapporto stretto e di una disponibilità economica riconducibile – secondo l’impianto accusatorio – ai proventi del gruppo.

(Nella foto da sinistra in alto Costantino, Antonio, Francesco, Giovanni,Patrizio e Pasqualina Raia; in basso invece sempre da sinistra Vincenzo, Raffaele, Gennaro e Nicola Notturno e poi i due pentiti Luigi Rignante e Salvatore Roselli)

 

Morti sul lavoro, nel 2025 oltre mille vittime: edilizia e trasporti i settori più colpiti

Il 2025 si chiude con un bilancio che pesa come un macigno sul mondo del lavoro: 1.093 vittime complessive, tre in più rispetto all’anno precedente. Di queste, 798 hanno perso la vita mentre stavano lavorando e 295 lungo il tragitto tra casa e posto di lavoro. Numeri che, al di là della sostanziale stabilità rispetto al 2024, confermano una tragedia continua e diffusa, con settori e territori che restano drammaticamente esposti.

A delineare il quadro è l’ultima indagine dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega. «Il 2025 si chiude con numeri che ci ricordano quanto sia fondamentale mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Le 1.093 vittime totali, di cui 798 in occasione di lavoro, confermano che ci sono settori, come l’edilizia, le attività manifatturiere e i trasporti e magazzinaggio, in cui le fragilità della sicurezza restano evidenti. Sebbene rispetto al 2024 si registri un aumento di 3 vittime, questa “stabilità” non può farci abbassare la guardia: ogni numero rappresenta una vita persa e sottolinea quanto sia fondamentale continuare a investire in prevenzione e cultura della sicurezza», commenta l’ingegner Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio.

La mappa del rischio evidenzia criticità soprattutto al Sud. Alcune regioni presentano un’incidenza di mortalità sul lavoro ben superiore alla media nazionale, segnale di condizioni operative e controlli che necessitano di interventi mirati. In termini assoluti, la Lombardia guida la classifica per numero di vittime in occasione di lavoro, seguita da Campania, Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte e Sicilia, a dimostrazione di come il fenomeno attraversi l’intero Paese, senza risparmiare le aree a più alta industrializzazione.

Il settore delle costruzioni si conferma il più colpito, seguito dalle attività manifatturiere e dal comparto dei trasporti e magazzinaggio. Ambiti in cui il rischio resta strutturalmente elevato e dove formazione, prevenzione e controlli continuano a rappresentare un nodo cruciale. Anche il commercio figura tra i comparti con un numero significativo di decessi.

L’analisi per età mostra un dato particolarmente allarmante: l’incidenza più alta si registra tra i lavoratori over 65, seguiti dalla fascia tra i 55 e i 64 anni. Proprio quest’ultima, però, è quella che conta il maggior numero assoluto di vittime. Segnali che parlano di una forza lavoro che invecchia e che spesso resta impiegata in mansioni ad alto rischio.

Preoccupa anche l’andamento che riguarda le donne. Nel 2025 sono state 98 le lavoratrici che hanno perso la vita, con un aumento delle vittime negli incidenti avvenuti nel percorso casa-lavoro. Un fronte, quello degli infortuni in itinere, che continua a crescere e che richiama l’attenzione sulla sicurezza della mobilità legata al lavoro.

Ancora più marcata la vulnerabilità dei lavoratori stranieri. Una vittima su quattro non è italiana e il rischio di morte sul lavoro per questa componente risulta più che doppio rispetto a quello dei colleghi italiani. Un divario che evidenzia condizioni occupazionali spesso più precarie e una maggiore esposizione a mansioni pericolose.

Anche la distribuzione settimanale degli incidenti racconta qualcosa: il lunedì e il venerdì risultano i giorni con il maggior numero di infortuni mortali, quasi a incorniciare in modo tragico l’inizio e la fine della settimana lavorativa. Intanto crescono anche le denunce complessive di infortunio, segnale di un fenomeno che resta diffuso e che richiede interventi strutturali.

Insetti nei pasti alla scuola di San Sebastiano al Vesuvio, nuove segnalazioni dopo la riapertura della mensa

Non si spegne la polemica sul servizio di refezione scolastica del plesso “Raffaele Capasso” di San Sebastiano al Vesuvio, tornato al centro dell’attenzione dopo nuove segnalazioni di insetti trovati nei piatti destinati agli alunni. L’episodio riaccende la preoccupazione delle famiglie, già scosse da quanto accaduto lo scorso 23 gennaio, quando in alcune portate servite a una quinta elementare erano stati rinvenuti insetti, presumibilmente coleotteri.

Dopo quell’episodio il servizio era stato sospeso in via precauzionale e sottoposto a controlli da parte dell’Asl e dei Nas. La mensa ha ripreso regolarmente l’attività il 3 febbraio, ma secondo quanto riferito da diversi genitori il problema si sarebbe ripresentato in altre classi, facendo crollare la fiducia nel servizio. Molte famiglie, per timore, avrebbero scelto di mandare i figli a scuola con il pranzo da casa, pur continuando a pagare la refezione.

A portare il caso all’attenzione pubblica è stato un gruppo di genitori che si è rivolto al deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli. «Hanno pulito tutto prima dell’arrivo dei controlli e la ditta è risultata a norma, ma appena ripartiti abbiamo avuto nuovi casi di insetti» raccontano alcune mamme, denunciando una situazione che definiscono inaccettabile.

Nel mirino finisce la società incaricata del servizio, la G.F.I. Food Srl, collegata anche al marchio S.I.e.m., su cui circolano in rete recensioni e testimonianze critiche da parte di utenti ed ex dipendenti. Si parla di presunte carenze igieniche e di una gestione delle procedure di sicurezza alimentare ritenuta inadeguata, elementi che ora potrebbero finire al vaglio degli organi di controllo.

«Quello che sta accadendo a San Sebastiano al Vesuvio è una vergogna che non può essere archiviata con una semplice pulizia superficiale» afferma Borrelli. «Le foto che ho ricevuto parlano chiaro: insetti nei piatti di bambini piccoli. È assurdo che, dopo una settimana di stop, si verifichino gli stessi identici problemi. I controlli devono essere serrati e, se necessario, effettuati a sorpresa, non quando tutto è stato già “lucidato” per l’occasione».

Il parlamentare annuncia ulteriori iniziative. «Ho già provveduto a inoltrare una nuova segnalazione ufficiale ad Asl e Nas chiedendo una verifica straordinaria non solo sulla mensa scolastica, ma su tutta la filiera produttiva della ditta. Se una società non è in grado di garantire standard igienici minimi e la sicurezza alimentare dei nostri figli, l’appalto deve essere revocato immediatamente. Non faremo sconti a chi lucra sulla salute dei più piccoli».

Banconote false in un negozio di Montoro, un arresto e due denunce

Hanno provato a mettere in circolazione banconote false in un esercizio commerciale di Montoro, in provincia di Avellino, ma il tentativo è stato bloccato dalla prontezza della titolare del negozio e dal rapido intervento dei Carabinieri. Il bilancio dell’operazione è di un arresto e due denunce a piede libero con l’accusa di spendita e introduzione nello Stato di monete falsificate.

I tre, secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, si sarebbero presentati alla cassa tentando di pagare con banconote da 50 euro contraffatte. La commerciante, insospettita dall’aspetto del denaro, ha reagito immediatamente, riuscendo a prendere tempo e a far scattare l’allarme. L’arrivo dei Carabinieri ha impedito che la truffa andasse a segno.

Durante la successiva perquisizione, i militari hanno rinvenuto e sequestrato ulteriori banconote false per un totale di 950 euro. Oltre al denaro contraffatto, sono stati trovati anche attrezzi da scasso e chiavi alterate, elementi che hanno aggravato la posizione degli indagati e che ora saranno oggetto di ulteriori accertamenti investigativi.

Per un 40enne residente ad Altavilla Irpina sono scattate le manette e il trasferimento in carcere, mentre gli altri due coinvolti, un uomo e una donna residenti in provincia di Napoli, sono stati denunciati in stato di libertà. Le indagini proseguono per chiarire l’eventuale provenienza delle banconote false e verificare possibili collegamenti con altri episodi simili avvenuti sul territorio.

Ad is loading…
Ad is loading…