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Il summit di camorra a casa del boss Salvatore D’Amico ‘o pirata che scongiurò la guerra di famiglia

Napoli – C’è stato un momento, tra le strade di cemento e i rioni popolari di Napoli Est, in cui il fantasma di una nuova e sanguinosa guerra di camorra ha rischiato di materializzarsi. Un conflitto senza quartiere, innescato dalla più antica delle leggi criminali: la vendetta.

Tutto ruota attorno all’omicidio di Antonio Maione e a una scia di sangue che minacciava di travolgere la generazione successiva.

Oggi, i contorni di quell’abisso sfiorato emergono nitidi dalle carte dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Nicola Marrone. Un documento che ha messo fine alla latitanza del boss Roberto Mazzarella, ricercato per oltre un anno e catturato alla vigilia di Pasqua tra i lussi di un resort a Vietri sul mare.

Ma più che la cronaca di un arresto, l’ordinanza è una spietata radiografia delle dinamiche criminali di San Giovanni a Teduccio, raccontata in presa diretta da chi, di quel sistema, faceva parte: i collaboratori di giustizia.

Il summit a casa del “Pirata”: la paura e la mediazione

È il 14 dicembre 2023 quando il pentito Umberto D’Amico, ex esponente di spicco del cartello D’Amico-Mazzarella,  e figlio di Luigi ‘o lione si siede davanti ai magistrati per ricostruire i giorni ad altissima tensione della primavera del 2018. L’innesco della potenziale mattanza è il terrore di un giovane: Gabriele Amodio, figlio di Clemente (ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio Maione). Gabriele sa di avere gli occhi addosso, sa che il figlio della vittima, Emanuele, affiancato dall’amico Alessio Bossis (poi ucciso a Volla nel 2022), lo sta braccando per pareggiare i conti.

Per evitare un bagno di sangue che avrebbe attirato l’attenzione delle forze dell’ordine e destabilizzato gli affari, i vertici del clan convocano un summit d’urgenza. Teatro dell’incontro è l’abitazione in Via Nuova Villa 159, roccaforte di Salvatore D’Amico, il famigerato boss noto negli ambienti criminali come “il pirata”.

“Noi, gruppo D’Amico/Mazzarella, mettemmo pace in una situazione pericolosa”, racconta a verbale Umberto D’Amico. “Venne da noi Gabriele, il figlio di Clemente Amodio. Ci disse che aveva capito che il figlio di Maione Antonio e Bossis Alessio volevano ucciderlo per vendicarsi. Convocammo presso la casa di D’Amico Salvatore ‘il pirata’, Maione Vincenza – sorella del defunto Antonio – e De Stefano Luisa per risolvere la questione”.

La scena descritta è degna della migliore cinematografia di genere, ma è cruda realtà. Da una parte i colonnelli del clan, dall’altra le donne della famiglia Maione. I ragazzi vengono tenuti fuori dalla stanza. A condurre le trattative è “il pirata”.

“Mio zio fece presente alle due donne che non aveva senso che venisse ucciso il figlio di Clemente Amodio perché lui era giovane e non c’entrava nulla con l’omicidio commesso dal padre”, prosegue il pentito. “Disse frasi del tipo: ‘Le cose dei grandi rimangono cose dei grandi, che c’entrano i ragazzi con queste cose? Al limite, aspettate che esce dal carcere Clemente e prendetevela con lui!’. Le due donne immediatamente si dissero d’accordo senza fare questioni”.

La stretta di mano negata e le confessioni in carcere

Raggiunto l’accordo tra gli adulti, vengono fatti entrare i giovani. È il momento di sancire la “pax mafiosa”. Salvatore D’Amico è perentorio: “Dobbiamo levare questo bordello da mezzo” intima ai ragazzi, ribadendo che Gabriele, all’epoca dei fatti di sangue, era solo un bambino. Viene chiesto loro di stringersi la mano. Ma l’odio non si cancella con un ordine.

“Ricordo perfettamente che il figlio del Maione non volle dare la mano a Gabriele Amodio, anche se assicurò che la questione era chiusa. Disse: ‘La cosa finisce qua’, e poi rivolgendosi a D’Amico Salvatore aggiunse: ‘La mano non gliela voglio dare perché suo padre ha ucciso mio padre'”.

Le confessioni dietro le sbarre e il patto di sangue

Quella pax mafiosa, imposta per evitare un bagno di sangue tra ragazzini, diventa vanto per i vertici del clan. Nel maggio 2019, nel carcere di Secondigliano, le celle sono aperte. Umberto D’Amico è recluso insieme allo zio “il pirata” e, per una casualità dovuta a un permesso, c’è anche Clemente Amodio, trasferito temporaneamente dalla Sardegna.

“Mio zio raccontò al Clemente che aveva ‘apparato’ una situazione rischiosa per il figlio,” continua D’Amico. “Gli disse: ‘Tuo figlio ha rischiato di morire per causa tua, perché tu hai ucciso Antonio Maione e il figlio voleva fare male a Gabriele’. Lui ci ringraziò e non disse altro.”

Ma perché Clemente Amodio aveva ucciso Antonio Maione? La risposta, per gli inquirenti, risiede in una vecchia sentenza del 2009 e nelle intercettazioni ambientali. Amodio, descritto univocamente dai testimoni oculari del delitto come “o’ luongo” (l’alto), non era un semplice affiliato.

Era l’uomo di strettissima fiducia di Roberto Mazzarella, destinatario delle estorsioni (“mesate”) e negoziatore per il traffico di droga. Il suo movente per entrare nel clan era viscerale: vendicare la morte di Salvatore Mazzarella. Un legame a doppio filo che lo rende il braccio armato perfetto per il vertice.

I mandanti e i killer: la verità della “Pazzignana”

Il cerchio si chiude di recente. È il 17 settembre 2024 quando Luisa De Stefano, esponente di spicco dell’alleanza De Luca Bossa-Minichini e cugina della vittima, depone nel processo a suo carico. La “pazzignana”, già condannata a 14 anni con le attenuanti per la collaborazione, squarcia definitivamente il velo sull’agguato avvenuto nella salumeria Zaccaro.

Il suo racconto è crudo e va dritto al cuore della struttura di comando: “Ho saputo dei responsabili dell’omicidio dopo poco da mia zia Maria Rosaria, madre di Antonio, che a sua volta lo ha appreso dai vertici del clan Sarno. Mia zia mi riferì che Clemente Amodio ha agito d’accordo, anzi, su ordine di Roberto Mazzarella per vendicare la morte del padre di quest’ultimo.”

La dinamica ricostruita dalla donna, confermata dai testimoni presenti nel locale al momento dell’esecuzione, è da manuale del sicariato.

“I ragazzi presenti in salumeria ci dissero che arrivarono due motorini con a bordo due persone ciascuno. Riconobbero Clemente Amodio a bordo di un motorino, guidato da Demetrio Zamberletto. Per quello che mi hanno riferito, Demetrio, mentre Clemente entrava per sparare, bloccava la porta secondaria dall’esterno per impedire la fuga.”

Sui mandanti, la De Stefano non ha dubbi. Nonostante la statura criminale di Mazzarella, la donna precisa le gerarchie di quell’azione di fuoco:

“Escludo che tra gli autori materiali vi fosse Roberto Mazzarella. Lui ha avuto il ruolo del mandante. Dissi a mio figlio che Roberto Mazzarella era il mandante dell’omicidio.”

Oggi, con Mazzarella dietro le sbarre dopo la fuga interrotta nel lusso della costiera amalfitana e i vertici di fuoco smascherati dalle dichiarazioni incrociate, l’ordinanza del gip cristallizza la fine di un’era per la camorra di San Giovanni a Teduccio. Restano le carte processuali: freddi resoconti di padri che ordinano la morte, figli che cercano vendetta, e madri costrette ad accettare accordi pur di non dover piangere altre bare.

(nella foto da sinistra Il boss Salvatore D’Amico ‘o pirata,  Luisa De Stefano ‘ a pazzignana, Vincenza Maione, Gabriele Amodio, Roberto Mazzarella e il pentito Umbero D’Amico)

 

Napoli: tra bellezza turistica e caos urbano

Un’estate di afflusso

Napoli vive un periodo unico, con un afflusso di turisti senza precedenti che affolla le sue strade e ne celebra la bellezza. Le giornate soleggiate animano il lungomare, creando un panorama idilliaco per i visitatori. Tuttavia, questo fenomeno porta con sé anche sfide e difficoltà che necessitano di una gestione adeguata.

I disordini tra cultura e confusione

La presenza massiccia di turisti ha messo in evidenza problematiche come la sosta selvaggia. Un recente episodio ha mostrato un bus carico di turisti bloccato lungo il lungomare da un’auto in divieto di sosta, costringendo l’intervento del carro attrezzi. Questo evento non è un caso isolato, ma un segnale delle tensioni tra il desiderio di esplorare e la necessità di mantenere ordine nelle nostre strade.

La sfida della gestione urbana

In un contesto di crescente afflusso turistico, la città deve ripensare le proprie strategie di gestione urbana. Le forze dell’ordine stanno intensificando i controlli per garantire un equilibrio tra vivacità e sicurezza, ma è necessario che anche i cittadini e i visitatori facciano la loro parte, rispettando le regole e contribuendo a un ambiente più armonioso.

Verso un futuro sostenibile

Napoli è una galleria a cielo aperto di arte, cultura e tradizioni. Il suo fascino è innegabile, ma come possiamo preservarlo di fronte a un turismo in rapida espansione? La risposta potrebbe risiedere nella collaborazione tra istituzioni e comunità. Dobbiamo chiederci: come possiamo migliorare la qualità della vita per i napoletani e allo stesso tempo offrire un’esperienza indimenticabile ai turisti?

La Questione di Domenico Caliendo: Potere e Giustizia in Gioco

Tensione Crescente nel Caso Caliendo

La vicenda di Domenico Caliendo continua a far parlare di sé, con l’attenzione mediatica e il dibattito pubblico che crescono esponenzialmente. La tensione si alza ulteriormente a seguito dello scambio di accuse tra l’avvocato della famiglia Caliendo, Marco Petruzzi, e il suo collega, Sergio Pisani. Le parole di Petruzzi, che parla di tentativi di zittirlo, pongono in evidenza le difficoltà e le insidie che possono caratterizzare i casi che toccano poteri forti.

Accuse di Silenziamento e la Ricerca della Verità

Il legale di Caliendo ha espresso preoccupazione per l’intensificarsi delle pressioni a cui è sottoposto, affermando di trovarsi di fronte a forze che cercano di deviare il corso della giustizia. Queste dichiarazioni, se da un lato alimentano il dibattito sulla questione della libertà di espressione e sulla trasparenza della giustizia, dall’altro creano un clima di sfiducia e sospetto nei confronti delle istituzioni.

Un Appello alla Vigilanza e alla Solidarietà

In un contesto in cui i diritti di individui come Domenico sono in gioco, è fondamentale che la società civile non resti in silenzio. La solidarietà verso la famiglia Caliendo deve essere una priorità collettiva, affinché i diritti di ogni cittadino vengano difesi e rispettati. Le istituzioni, dal canto loro, devono dimostrare di essere in grado di garantire un processo equo e privo di influenze esterne.

La situazione di Domenico Caliendo non è solo la storia di un individuo in cerca di giustizia, ma è anche un termometro di come la nostra società affronta le pressioni e le minacce alla libertà. Ci chiediamo: fino a che punto siamo disposti a lottare per garantire che la verità emerga e che la giustizia trionfi, a prescindere dalle forze che cercano di opporsi? La risposta, come sempre, parte dalla nostra comunanza e solidarietà.

Antonio Conte: La Rivoluzione a Sorpresa nella Nazionale Italiana

La Nazionale Italiana si trova di fronte a una svolta decisiva. Con il ritorno di Antonio Conte alla guida tecnica, si accende una scintilla di speranza nei cuori dei tifosi che desiderano un riscatto dopo le recenti delusioni. Conte, noto per il suo approccio grintoso e strategico, ha dimostrato in passato di poter portare le squadre al successo, e il suo arrivo potrebbe rappresentare un cambio di passo significativo per gli Azzurri.

Le Sfide da Affrontare

Tuttavia, il cammino verso il recupero non sarà semplice. La Nazionale deve affrontare una serie di sfide, sia tecniche che morali. Il distacco dai vertici del calcio europeo è evidente, e solo un lavoro meticoloso e appassionato potrà riportare l’Italia là dove merita. Conte avrà il compito non solo di selezionare i migliori talenti, ma anche di ricostruire un sentimento di unità e orgoglio nazionale.

Le Conseguenze di un Rinnovo

La scelta di Conte non è solo una questione sportiva; implica anche conseguenze significative a livello sociale e mediatico. La figura del CT suscita aspettative elevate, e il risultato degli allenamenti e delle partite sarà sotto l’occhio del ciclone. In un contesto di tensione e aspettativa, ogni passo falso potrebbe avere ripercussioni pesanti sulla fiducia in tutto il sistema calcistico italiano.

Un Futuro da Costruire

La strada da percorrere è lunga, ma il potenziale è innegabile. La Nazionale ha a disposizione un pool di giovani talenti che, guidati da un leader carismatico come Conte, potrebbe sorprendere in futuro. Ma la domanda resta: riuscirà Conte a regalare agli italiani quella gioia e quell’orgoglio che ci si aspetta dalla Nazionale?

Pasqua di controlli tra Castellammare, Sant’Antonio Abate e Santa Maria La Carità: 2 arresti e 3 denunce

Controlli serrati dei carabinieri nel giorno di Pasqua tra Castellammare di Stabia, Sant’Antonio Abate e Santa Maria La Carità. Il bilancio dell’operazione parla di due arresti, tre denunce, otto persone segnalate per uso personale di sostanze stupefacenti e numerose sanzioni per violazioni al Codice della strada.

Due arresti

A Castellammare di Stabia i militari hanno eseguito un ordine di carcerazione nei confronti di un 34enne del posto, ritenuto responsabile del reato di minaccia per fatti risalenti al 2016. L’uomo è stato sottoposto agli arresti domiciliari.

A Sant’Antonio Abate, invece, i carabinieri hanno arrestato un 24enne trovato in possesso, nel corso di una perquisizione, di hashish, marijuana e cocaina già suddivise in dosi. Sequestrati anche denaro contante e materiale per il confezionamento della droga. Anche per lui sono scattati i domiciliari, in attesa di giudizio.

Denunce e accertamenti

Nel corso dei controlli sono state denunciate tre persone. Due dovranno rispondere di detenzione di droga ai fini di spaccio.

Un’ulteriore denuncia ha riguardato una persona identificata al termine di attività investigative e ritenuta responsabile del lancio di oggetti in campo durante una partita di calcio dilettantistica disputata lo scorso febbraio.

Otto segnalazioni per droga

Otto persone sono state segnalate alla Prefettura quali assuntori di sostanze stupefacenti per uso personale, a conferma di un’attività di presidio del territorio concentrata anche sul fronte del consumo di droga.

I controlli sulle strade

Non sono mancati i controlli alla circolazione stradale. I carabinieri hanno ispezionato 75 veicoli e identificato complessivamente 169 persone.

Sono state contestate 15 contravvenzioni per violazioni al Codice della strada. Tra le infrazioni più frequenti figurano la mancata revisione dei veicoli e la circolazione senza assicurazione. Accertati anche casi di guida senza patente, utilizzo del cellulare al volante e mancato uso delle cinture di sicurezza.

Accoltellato nella notte tra Sant’Antimo e Aversa: 43enne finisce in ospedale

Paura tra Sant’Antimo e Aversa dove, nella notte, un uomo è rimasto ferito dopo essere stato colpito con un’arma da taglio. Questa mattina, intorno alle 8, i carabinieri della sezione Radiomobile della compagnia di Giugliano in Campania sono intervenuti presso l’ospedale di Aversa dopo la segnalazione dell’arrivo di una persona ferita all’addome.

A ricorrere alle cure dei sanitari è stato un 43enne residente a Gricignano di Aversa, già noto alle forze dell’ordine.

La lite nella notte

Secondo una prima ricostruzione, ancora in fase di verifica da parte degli investigatori, l’uomo sarebbe stato aggredito durante la notte mentre si trovava nelle strade di Sant’Antimo.

Il 43enne avrebbe avuto una lite con uno sconosciuto che, al culmine della discussione, lo avrebbe colpito due volte all’addome con un’arma da taglio, per poi dileguarsi.

Trasportato in ospedale, l’uomo è stato medicato dai sanitari: le sue condizioni non destano preoccupazione e non sarebbe in pericolo di vita.

Sull’episodio sono in corso le indagini dei carabinieri, impegnati a ricostruire con precisione la dinamica dell’aggressione e a verificare la versione dei fatti emersa finora, oltre a identificare il responsabile del ferimento.

Napoli, stretta sulla movida tra Vomero e Arenella: arresti e denunce

Napoli -Tolleranza zero e controlli a tappeto nei quartieri della movida partenopea. Nel mirino dei Carabinieri della Compagnia Napoli Vomero sono finite le strade a cavallo tra il Vomero e l’Arenella, teatro di una vasta operazione notturna volta a contrastare l’illegalità diffusa legata alla movida del fine settimana.

Arresti e fughe spericolate

Le maglie dei posti di blocco si sono strette intorno a un uomo classe 1977, arrestato in esecuzione di un provvedimento per pene concorrenti emesso dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura di Napoli.

Il 47enne, che deve scontare una pena residua di oltre un anno di reclusione, è stato immediatamente trasferito in carcere. Momenti di tensione si sono registrati poco dopo, quando due giovanissimi di 16 e 17 anni hanno forzato l’alt intimato dalle pattuglie. I due minorenni si sono dati a una fuga spericolata a bordo dei loro scooter, ma sono stati rintracciati e denunciati a piede libero.

La piaga della sosta illecita

La lente dei militari non ha risparmiato il racket della sosta. Durante il blitz, due persone sono state sorprese nuovamente a esercitare l’attività di parcheggiatore abusivo. Per entrambi è scattata la denuncia, aggravata dal fatto che stessero già violando il Dacur (Divieto di Accesso alle Aree Urbane) a cui erano sottoposti.

Sul fronte del contrasto al consumo di stupefacenti, otto ragazzi sono finiti nei guai: trovati in possesso di modiche quantità di hashish e marijuana, sono stati segnalati alla Prefettura in qualità di assuntori.

Bilancio e sicurezza stradale

Il dispiegamento di forze ha garantito un presidio massiccio del territorio: il bilancio finale conta 137 persone identificate e 55 veicoli ispezionati. Sul versante della sicurezza stradale, il setaccio delle pattuglie si è tradotto in 18 pesanti sanzioni per violazioni al Codice della Strada e nel sequestro amministrativo di tre scooter risultati irregolari.

Ischia, incendio sul Monte Epomeo: scatta il piano di emergenza

Un incendio è divampato nella serata di ieri sul Monte Epomeo, sull’isola di Ischia, facendo scattare immediatamente le procedure di emergenza e l’attivazione del Centro Coordinamento Soccorsi da parte della Prefettura di Napoli.

Il rogo si è sviluppato con due distinti fronti di fuoco. Uno dei due ha raggiunto un’area nelle vicinanze di un’abitazione privata, fortunatamente disabitata, mentre l’altro si è propagato quasi interamente nella vegetazione che ricopre il versante del monte.

Attivato il Centro Coordinamento Soccorsi

Nella stessa serata il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha disposto l’immediata attivazione del Ccs, che si è riunito intorno alle 22 per coordinare le operazioni di monitoraggio e di eventuale intervento.

All’incontro hanno preso parte il sindaco del comune di Serrara Fontana, insieme ai rappresentanti della SORU, delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco e della Croce Rossa Italiana.

In via precauzionale la Prefettura ha disposto la vigilanza e la cinturazione dell’area interessata dalle fiamme, con pattugliamenti delle forze dell’ordine per garantire la sicurezza dei residenti e prevenire eventuali rischi qualora il fuoco dovesse avvicinarsi alle zone abitate.

La situazione è stata seguita costantemente anche dal Centro operativo comunale (Coc) attivato presso il Comune di Serrara Fontana, in collegamento con il Centro Coordinamento Soccorsi. Le autorità continuano a monitorare l’evoluzione del rogo e le condizioni dell’area interessata dall’incendio.

L’ex pentito Misso: «Roberto Mazzarella ha ucciso una sola volta»

La corsa del boss Roberto Mazzarella è finita alla vigilia di Pasqua, tra i comfort di un resort di lusso a Vietri sul Mare. Mentre si apprestava a festeggiare con la sua famiglia, per il capoclan sono scattate le manette.

Un arresto eccellente, frutto di un’ordinanza cautelare firmata il 20 gennaio dell’anno scorso dal gip Nicola Marrone. Un provvedimento che affonda le sue radici in un passato di sangue e faide, svelando i retroscena di un delitto freddo e spietato: l’omicidio di Antonio Maione, trucidato nel dicembre del 2000 all’interno di una salumeria a San Giovanni a Teduccio.

A rompere il muro di omertà su quell’agguato, a sette anni di distanza, era stato il primo collaboratore di giustizia a puntare il dito contro gli autori materiali: Giuseppe Misso.

Le alleanze criminali e il ruolo di “Peppe” Misso

Nipote dello storico boss del Rione Sanità, Giuseppe Missi (noto come “‘o nasone”), il pentito assume un ruolo di vertice nel 2004. Uscito dal carcere, diventa uno dei reggenti dell’omonimo clan, storicamente alleato proprio dei Mazzarella.

Una ragnatela di connivenze e scambi di informazioni criminali che gli ha permesso di conoscere i segreti più inconfessabili delle cosche alleate e avversarie, scenari oggi cristallizzati in sentenze passate in giudicato. Nelle sue deposizioni del maggio 2007, Misso non ha dubbi e ridisegna la mappa del terrore della zona orientale.

“Una spietata vendetta trasversale”

Il movente dell’agguato a San Giovanni a Teduccio è tra i più classici e cruenti della camorra: la legge del taglione. Interrogato dai magistrati, Misso ricostruisce le responsabilità dell’ex alleato con parole inequivocabili:

“L’unico fatto di sangue di cui Roberto Mazzarella si è reso autore personalmente, insieme a Clemente Amodio, è l’omicidio del fratello di Ivan Maione”, mette a verbale il pentito. “Si trattò di una vendetta trasversale, giacché Ivan Maione aveva ucciso, insieme a Ciro Rinaldi, Salvatore Mazzarella, padre di Roberto”.

Ma come faceva il reggente della Sanità a conoscere i dettagli così intimi di un omicidio consumato mentre lui si trovava dietro le sbarre? È lo stesso collaboratore a spiegarne i contorni ai magistrati:

“Questo omicidio è stato commesso a San Giovanni, allorché io mi trovavo in carcere. Come ho già spiegato, quando sono uscito nel 2004 sono stato ragguagliato nel dettaglio di tutte le dinamiche criminali dei nostri alleati e dei nostri avversari. Avevo infatti la necessità di avere informazioni aggiornate giacché avrei occupato nuovamente la mia posizione apicale, subordinata solo a mio zio Giuseppe. Ne parlai con mio cugino Michelangelo Mazza, con Edoardo Bove e con mio fratello Emiliano Zapata”.

Le confidenze nel carcere di Secondigliano

A chiudere il cerchio accusatorio c’è un ulteriore dettaglio, un inquietante retroscena emerso nel successivo interrogatorio dell’agosto 2007. Misso racconta di aver appreso della genesi originaria della faida direttamente dalla voce di uno dei protagonisti, il killer del capostipite dei Mazzarella, durante un periodo di detenzione comune.

“Fu proprio Ivan Maione, durante un periodo di comune detenzione a Secondigliano, a raccontarmi i fatti”, spiega Misso ai pm. “Mi disse che Ciro Rinaldi, detto ‘My Way’, rimproverava sempre ai fratelli di non aver assunto alcuna iniziativa dopo l’omicidio di Antonio Rinaldi. Così, quasi a voler dimostrare come ci si dovesse invece comportare, Rinaldi prese l’iniziativa, portò con sé Ivan Maione e uccisero Salvatore Mazzarella”.

Una catena di sangue inarrestabile, un botta e risposta a colpi di piombo che porterà alla ritorsione fatale: “Ciò, d’altra parte, spiega il motivo per cui Roberto Mazzarella, insieme a Clemente Amodio, ucciderà poi per rappresaglia il fratello di Ivan Maione”, conclude il collaboratore.

Pasqua di sangue a Ischitella: 20enne di Casoria accoltellato all’esterno di una discoteca

Castel Volturno– Una serata di festa che si trasforma in un incubo di violenza. È questo il drammatico bilancio di quanto accaduto ieri sera, domenica di Pasqua, sul litorale domizio.

Un ragazzo di circa 20 anni originario di Casoria è stato accoltellato all’esterno del locale notturno La Selvetta situato a Ischitella, frazione del comune di Castel Volturno, in un episodio che riaccende i fari sul tema della sicurezza legata alla movida.

La lite in fila

Secondo le prime ricostruzioni operate dalle forze dell’ordine, la tragedia si è sfiorata mentre decine di ragazzi erano in attesa del proprio turno per accedere al party organizzato per la festività pasquale. Per motivi ancora al vaglio degli inquirenti, è scoppiato un violento alterco culminato nell’aggressione a mano armata.

Intervento tempestivo e arresto dell’aggressore da parte della polizia

Il peggio è stato evitato grazie al pronto intervento delle forze dell’ordine giunte sul posto. Muovendosi tempestivamente e raccogliendo le prime testimonianze a caldo, gli agenti di polizia sono riusciti a individuare e bloccare il presunto responsabile prima che potesse darsi alla fuga.

Ora si sta cercando di chiarire se i due giovani avessero dei precedenti dissapori  o se la rissa sia scoppiata in maniera del tutto estemporanea, alimentata dalla tensione e dalla calca all’ingresso della discoteca.

Drammatiche, invece, le fasi del primo soccorso sanitario. L’enorme afflusso di auto legato alla movida e alle festività ha letteralmente paralizzato la viabilità sul lungomare domizio. La confusione generale e il traffico bloccato hanno ostacolato pesantemente l’arrivo a sirene spiegate delle ambulanze del 118, rendendo le operazioni di soccorso più difficili e ritardando l’intervento medico per il giovane ferito.

 

Oroscopo di lunedì 6 aprile 2026 a cura di Paolo Tedesco

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Buongiorno cari amici, eccoci a questo lunedì 6 aprile. Il cielo di oggi risente ancora del passaggio di Giove in Gemelli, che ci spinge a socializzare e a mettere in discussione le nostre vecchie certezze, mentre Saturno in Ariete ci ricorda che la pazienza è la virtù dei forti. Prepariamoci a una settimana intensa.

♈ ARIETE (21 marzo – 19 aprile)

  • Amore: Giornata di riflessione. Saturno nel tuo segno ti chiede di essere adulto nelle relazioni. Se sei in coppia, evita la solita impulsività: ascolta prima di parlare.

  • Lavoro: Carichi pesanti, ma senti che il riconoscimento è vicino. Non mollare, oggi un piccolo dettaglio risolve un problema in sospeso.

  • Salute: Energia alta, ma nervi a fior di pelle. Concediti una pausa a metà pomeriggio per ricaricare.

  • Finanze: Spesa sotto controllo. Nessuna spesa impulsiva per il weekend, meglio rimandare.

  • Consiglio del giorno: “Non sfidare il mondo, sfida i tuoi limiti. La vera vittoria è su chi eri ieri.”

♉ TORO (20 aprile – 20 maggio)

  • Amore: Mercurio favorisce gli scambi leggeri. Una conversazione con un amico o una amica potrebbe trasformarsi in qualcosa di più se sai cogliere i segnali.

  • Lavoro: Ottimo per la comunicazione. Se hai riunioni o call, la tua voce sarà ascoltata con attenzione. Firmare contratti è favorito.

  • Salute: L’equilibrio mentale regge bene, ma non saltare i pasti. L’ansia da prestazione lavorativa è in agguato.

  • Finanze: Piccola entrata inaspettata da una collaborazione o un rimborso.

  • Consiglio del giorno: “Il nuovo non entra se la porta è chiusa. Apri la tua mente, e il mondo entrerà con doni inaspettati.”

♊ GEMELLI (21 maggio – 20 giugno)

  • Amore: Sei magnetico oggi, attiri sguardi e attenzioni. I single potrebbero ricevere una dichiarazione inaspettata già in mattinata.

  • Lavoro: Giove nel tuo segno fino a maggio ti regala una visibilità incredibile. Un’idea che avevi messo da tempo nel cassetto oggi trova il suo momento.

  • Salute: Mente iperattiva, occhi stanchi. Stacca lo schermo ogni ora per un paio di minuti.

  • Finanze: Momento positivo per chiedere un aumento o avviare un progetto a pagamento.

  • Consiglio del giorno: “Sii come l’acqua: scorri, adattati, ma sappi dove stai costruendo la tua diga per accumulare forza.”

♋ CANCRO (21 giugno – 22 luglio)

  • Amore: Hai bisogno di rassicurazioni. Chiedi al partner un gesto concreto, non solo parole. I single sono attratti da persone mature e stabili.

  • Lavoro: La tua empatia è un’arma in più. Riesci a mediare una lite in ufficio o a gestire un cliente arrabbiato con estrema facilità.

  • Salute: Attenzione ai liquidi e al gonfiore. Bevi molta acqua e riduci il sale.

  • Finanze: Pensavi a una spesa per la casa? Oggi è il giorno giusto per iniziare a fare preventivi.

  • Consiglio del giorno: “La tua forza è la tenerezza. Non temere di mostrarla. È il tuo scudo e la tua via per la prosperità.”

♌ LEONE (23 luglio – 22 agosto)

  • Amore: Serata perfetta per un uscita di gruppo. L’amore nasce dove meno te lo aspetti, forse tra i tuoi amici di sempre.

  • Lavoro: Lavoro di squadra fondamentale. Se hai bisogno di una mano, chiedi oggi: i colleghi sono disposti ad aiutarti.

  • Salute: Cuore e circolazione sotto osservazione. Evita sforzi eccessivi in palestra, meglio un’attività aerobica leggera.

  • Finanze: Tentazione di spendere per un capo firmato per apparire. Resisti, risparmia per qualcosa di più utile.

  • Consiglio del giorno: “Il sole splende per tutti, ma riscalda chi è in contatto con gli altri. Condividi il tuo fuoco.”

♍ VERGINE (23 agosto – 22 settembre)

  • Amore: La tua pignoleria potrebbe creare un piccolo attrito. Lascia perdere i dettagli e guarda il quadro generale, ne vale della serenità.

  • Lavoro: Anno cruciale per la carriera. Oggi potresti ricevere la proposta che aspettavi, anche se comporta più responsabilità.

  • Salute: Lo stress da prestazione è alto. Yoga o respirazione profonda prima di dormire per sciogliere la tensione.

  • Finanze: Stabilità in vista. Un piccolo extra ti ripaga delle ultime fatiche. Mettilo da parte.

  • Consiglio del giorno: “La perfezione non è un punto di arrivo, ma la direzione del viaggio. Apprezza il percorso.”

♎ BILANCIA (23 settembre – 22 ottobre)

  • Amore: Le eclissi del 2026 stanno rivoluzionando il tuo mondo relazionale. Oggi senti il bisogno di definire cosa vuoi veramente da chi hai accanto.

  • Lavoro: Ottimo per contatti con l’estero o per studi legali. Se aspetti una risposta da un avvocato o un’università, potrebbe arrivare oggi.

  • Salute: Cerca l’armonia. Se hai trascurato il corpo, inizia oggi una piccola routine.

  • Finanze: Movimenti in arrivo. Potresti saldare un debito o ricevere una cifra che aspettavi da tempo.

  • Consiglio del giorno: “Non puoi compiacere tutti. Piacere a te stesso, onestamente, è il primo passo per attrarre relazioni giuste.”

♏ SCORPIONE (23 ottobre – 21 novembre)

  • Amore: Passione e mistero fanno la loro parte. Sei affascinante, ma non giocare troppo con i sentimenti altrui se non sei sicuro.

  • Lavoro: Intuizione alle stelle. Segui il tuo istinto su un affare o una trattativa. Oggi il tuo “sesto senso” professionale non sbaglia un colpo.

  • Salute: Energia rigenerativa. Ottimo per iniziare una terapia disintossicante o una nuova dieta.

  • Finanze: Gestione di risorse condivise. Attento ai conti in comune, c’è chi potrebbe “dimenticarsi” di pagare la sua parte.

  • Consiglio del giorno: “La crisalide non è una prigione, è un laboratorio alchemico. Abbraccia il buio in cui ti trasformi.”

♐ SAGITTARIO (22 novembre – 21 dicembre)

  • Amore: Giove regala scintille. I single hanno un incontro interessante oggi pomeriggio in un luogo affollato (supermercato o palestra).

  • Lavoro: Una partnership nata oggi potrebbe cambiare il tuo anno. Apri gli occhi su chi ti si presenta come “socio ideale”.

  • Salute: Il buon umore è la tua miglior medicina. Organizza una cena con amici per stasera.

  • Finanze: Attenzione alle spese per viaggi futuri. Non prenotare nulla senza leggere la stampa piccola.

  • Consiglio del giorno: “L’altro è lo specchio in cui vedi parti di te. Scegli specchi che ti mostrino il tuo potenziale, non le tue paure.”

♑ CAPRICORNO (22 dicembre – 19 gennaio)

  • Amore: Sei concentrato sul lavoro, rischi di sembrare distante. Dedica 10 minuti di qualità al partner, bastano per rassicurarlo.

  • Lavoro: Anno di routine, ma oggi c’è una svolta. Un piccolo intoppo mattutino si trasforma in un’opportunità se sei flessibile.

  • Salute: Attenzione alle ossa e alle articolazioni. Se hai dolori alla schiena, non rimandare la visita dal posturologo.

  • Finanze: Risparmio al primo posto. Oggi non comprare nulla d’impulso, domani avrai le idee più chiare.

  • Consiglio del giorno: “La montagna si scala un passo alla volta. Non guardare la cima, guarda dove metti i piedi.”

♒ ACQUARIO (20 gennaio – 18 febbraio)

  • Amore: Originalità vincente. Invece del solito aperitivo, proponi un’uscita alternativa. Chi ti piace apprezzerà la tua creatività.

  • Lavoro: Innovazione e tecnologia sono le tue ali. Un software nuovo o un approccio social ti fa risparmiare ore di lavoro.

  • Salute: Stanchezza mentale. Hai bisogno di staccare la spina dalla routine. Un bagno caldo o un libro fantasy per staccare.

  • Finanze: Guadagni legati all’innovazione. Un lavoretto online o un progetto digitale può portarti un extra inaspettato.

  • Consiglio del giorno: “L’unicità non è un difetto, è il tuo marchio di fabbrica. Non uniformarti, distinguiti.”

♓ PESCI (19 febbraio – 20 marzo)

  • Amore: La Luna favorisce l’intimità e le coccole. Se sei single, qualcuno del passato potrebbe farsi risentire. Ascolta, ma con cautela.

  • Lavoro: La creatività è al massimo. Se lavori nell’arte, nella musica o nella comunicazione, oggi produci cose eccellenti.

  • Salute: Il contatto con l’acqua ti rigenera. Una nuotata o anche solo una doccia lunga per scaricare le tensioni.

  • Finanze: Investimenti emotivi? No. Oggi tieni i soldi al sicuro, sei troppo suggestionabile per fare scelte razionali.

  • Consiglio del giorno: “La tua anima vede ciò che gli occhi non vedono. Fidati delle tue correnti, ma tieni il timone saldo.”

Cosa ci riservano le stelle lunedì 6 aprile 2026?

Cari amici, oggi il cielo ci regala una giornata di transizione. Da un lato, l’energia di Giove in Gemelli ci spinge a voler essere ovunque, a fare mille cose, a parlare con tutti. Dall’altro lato, la presenza severa di Saturno in Ariete ci mette in guardia: non possiamo sprecare energie. L’errore più comune di questo lunedì sarà la dispersione.

Il mio consiglio per attraversare al meglio questa giornata è: fate una cosa alla volta. Non rispondete al telefono mentre guidate, non mangiate alla scrivania mentre lavorate. La qualità della vostra attenzione determinerà la qualità dei risultati. I segni d’acqua (Cancro, Scorpione, Pesci) sentiranno particolarmente il bisogno di proteggersi, mentre quelli di fuoco (Ariete, Leone, Sagittario) dovranno canalizzare l’impulsività in azioni concrete.

In sostanza, il lunedì sarà produttivo per chi saprà ascoltare più che parlare. Le stelle ci offrono l’occasione per fare chiarezza, ma sta a noi non farci distrarre dal rumore di fondo. Buon inizio di settimana a tutti!

Tragedia sfiorata a Ischia: fuochi d’artificio sulla folla, sette feriti a Lacco Ameno

Lacco Ameno– Quella che doveva essere una serena giornata di celebrazioni pasquali si è improvvisamente trasformata in un pomeriggio di paura sull’Isola Verde. Sette persone sono rimaste ferite a causa della ricaduta di materiale pirotecnico acceso in mezzo alla folla, sfiorando una vera e propria tragedia nel cuore di Lacco Ameno.

Panico durante la “Corsa dell’Angelo”

Il dramma si è consumato nel pomeriggio, nel pieno dei festeggiamenti pasquali in una gremita Piazza Restituta. L’incidente è avvenuto in concomitanza con la tradizionale “Corsa dell’Angelo”, uno degli eventi più sentiti dalla comunità locale.

Secondo le prime ricostruzioni, l’accensione di alcuni fuochi d’artificio – regolarmente previsti dal programma della manifestazione – ha generato un’imprevista e pericolosa “pioggia” di frammenti incandescenti in fase di ricaduta. Il materiale ha centrato in pieno alcuni dei presenti, scatenando attimi di panico e confusione tra la folla.

La corsa in ospedale e le condizioni dei feriti

Senza attendere l’intervento delle ambulanze, le sette persone colpite si sono recate autonomamente al pronto soccorso del vicino ospedale “Rizzoli”. Fortunatamente, i medici hanno escluso il peggio: i pazienti sono stati tutti prontamente assistiti e medicati per bruciature di lieve entità.

Nessuno versa in gravi condizioni, anche se lo spavento è stato tanto, specialmente per il ferimento di una bambina piccola. Di seguito il bollettino medico e le prognosi stilate dai sanitari:

Bambina di 9 anni (classe 2017): 5 giorni di prognosi

Donna di 36 anni (classe 1990): 5 giorni di prognosi

Donna di 50 anni (classe 1976): 5 giorni di prognosi

Donna di 50 anni (classe 1976): 2 giorni di prognosi

Ragazzo di 18 anni (classe 2008): 1 giorno di prognosi

Uomo di 49 anni (classe 1977): medicato e dimesso (0 giorni)

Uomo di 48 anni (classe 1978): medicato e dimesso (0 giorni)

Spetterà ora alle autorità competenti fare piena luce sulla dinamica dell’incidente, per comprendere se vi siano state falle nelle misure di sicurezza dell’area di sparo e prevenire in futuro simili episodi durante le feste patronali.

Polla, colpo con esplosivo al bancomat la notte di Pasqua: banditi in fuga con la cassa

Paura nella notte di Pasqua a Polla, nel Salernitano, dove una banda di malviventi ha assaltato un bancomat facendolo esplodere. Il colpo è stato messo a segno ai danni dello sportello automatico di un istituto del gruppo Mediocredito Centrale, situato lungo la strada principale del centro abitato.

Secondo una prima ricostruzione, i ladri avrebbero agito utilizzando la cosiddetta tecnica della marmotta, inserendo l’esplosivo all’interno dell’Atm per forzarlo e impossessarsi del denaro contenuto nella cassaforte.

Due violente detonazioni hanno squarciato il silenzio della notte, svegliando i residenti della zona e seminando allarme tra le abitazioni vicine.

Dopo aver prelevato il denaro e portato via la cassa, i componenti della banda si sono allontanati rapidamente, riuscendo a far perdere le proprie tracce prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Sala Consilina, che hanno eseguito i rilievi e avviato le indagini per ricostruire l’esatta dinamica dell’assalto e risalire agli autori del furto.

Napoli, addio alla pm antimafia Enza Marra: sequestrò i Van Gogh al narcos Imperiale

Napoli – È morta dopo una lunga malattia Vincenza Marra, per tutti “Enza”, magistrata antimafia tra le figure più esperte e rispettate della Procura della Repubblica di Napoli. Aveva affrontato la malattia con coraggio e dignità, continuando a rappresentare un punto di riferimento per colleghi e collaboratori.

Entrata in magistratura nel 1992, Marra ha trascorso l’intera carriera negli uffici giudiziari partenopei, distinguendosi per competenza e rigore nelle indagini più complesse.

Il sequestro dei Van Gogh e le indagini sui narcos

Il suo nome è legato in particolare a una delle operazioni più rilevanti degli ultimi anni: il sequestro di due preziosissimi dipinti di Vincent Van Gogh, finiti nelle mani del narcotrafficante internazionale Raffaele Imperiale.

Un’azione investigativa di alto profilo che contribuì a restituire al patrimonio artistico mondiale opere di inestimabile valore, sottratte ai circuiti criminali.

Esperta di misure di prevenzione

Nel corso della sua carriera, Enza Marra si era affermata come una delle principali esperte di misure di prevenzione, ambito cruciale nella lotta alla criminalità organizzata.
Numerose le inchieste coordinate sul traffico di sostanze stupefacenti, con particolare attenzione ai clan dell’area nord di Napoli, da quelli riconducibili ai Di Lauro fino agli Scissionisti.

Il cordoglio della Procura

La sua scomparsa lascia un vuoto profondo negli uffici giudiziari napoletani. Colleghi e personale della Procura si sono stretti attorno alla famiglia, ricordandone le qualità professionali e umane.

I funerali a Piedigrotta

I funerali si terranno domani, lunedì 6 aprile, alle ore 10.30, nella chiesa di Santa Maria in Piazza Piedigrotta, a Napoli.

Vitulazio, colpo doppio al supermercato: fermata coppia di rom

Vitulazio – Avevano appena messo a segno un furto al “Conad” e stavano già saccheggiando un altro supermercato, quando i Carabinieri della Sezione Radiomobile di Capua li hanno sorpresi e arrestati. A finire in manette un 31enne e una 25enne, entrambi di etnia rom e residenti a Napoli, accusati di furto aggravato in flagranza di reato.

La fuga e l’auto con targa bulgara

Tutto è partito da una segnalazione alla Centrale Operativa: un uomo e una donna, appena usciti dal “Conad” di Vitulazio con merce rubata, si erano dileguati a bordo di una BMW nera con targa bulgara. I militari hanno subito setacciato la zona, individuando il veicolo parcheggiato in una strada secondaria, nei pressi di un altro punto vendita: il “Decò Maxistore”.

Il secondo colpo in diretta

A questo punto, i Carabinieri hanno organizzato un servizio di osservazione. Poco dopo, i due sospettati sono usciti dal secondo supermercato e, mentre si dirigevano verso l’auto, sono stati bloccati.

Refurtiva da 800 euro e arresti domiciliari

La perquisizione ha dato esito positivo: nell’auto sono stati trovati alimentari e cosmetici per circa 500 euro, rubati al “Conad”. Nella giacca della 25enne, invece, nascosti altri prodotti cosmetici del valore di 300 euro, appena asportati dal “Decò Maxistore”.

Tutta la merce è stata recuperata e restituita ai gestori dei due supermercati, che hanno riconosciuto i ladri e presentato denuncia. Gli arrestati sono stati sottoposti ai domiciliari in attesa del rito direttissimo.

Pasqua, la rabbia dei tassisti: «Città paralizzata, manca un piano»

Le festività di Pasqua e Pasquetta 2026 si confermano un incubo per la viabilità cittadina, riproponendo scenari di caos ormai cronici.

A lanciare l’allarme è il Comitato Tassisti di Base, che denuncia una situazione critica e del tutto priva di gestione da parte dell’amministrazione comunale. Fin dalle 12:00, la città ha subito una vera e propria paralisi del traffico, trasformando le arterie principali in un ingorgo a cielo aperto. Il centro storico è stato preso d’assalto non solo dall’enorme mole di visitatori, ma soprattutto da veicoli in sosta vietata e da un flusso incontrollato di pullman turistici.

Questa totale assenza di coordinamento ha congestionato la circolazione, bloccando cittadini e turisti in code chilometriche.

Il falso mito delle auto bianche introvabili

Il collasso della mobilità ha inevitabilmente travolto il trasporto pubblico su gomma, scatenando le consuete lamentele dell’utenza per la difficoltà di trovare vetture disponibili. Tuttavia, il direttivo del Comitato ci tiene a smontare immediatamente questa narrativa, definendola una percezione distorta dei fatti.

Il problema, denunciano i conducenti, non risiede in una fantomatica carenza di auto, ma nell’impossibilità fisica di operare con efficienza. I taxi sono regolarmente in servizio e presenti sulle strade, ma restano letteralmente intrappolati nel traffico cittadino. Senza corsie preferenziali libere e in assenza di una viabilità scorrevole, il servizio viene di fatto neutralizzato.

L’ombra delle vecchie mobilitazioni

Il malcontento esploso in queste ore non è un fulmine a ciel sereno, ma si innesta sul solco delle tensioni e delle storiche proteste che hanno già visto i tassisti sul piede di guerra negli anni passati. Nonostante gli scioperi e le precedenti manifestazioni che paralizzarono snodi cruciali della città, l’amministrazione continua a ignorare la necessità di un piano traffico adeguato a una metropoli a forte vocazione turistica.

Le richieste di un confronto concreto tra le istituzioni e gli operatori del settore continuano a cadere nel vuoto. Di fronte a questo immobilismo, i lavoratori rinnovano l’ultimatum al Comune, chiedendo interventi strutturali e tempestivi per evitare nuovi disservizi e il riaccendersi di mobilitazioni di piazza.

Caso Caliendo, il legale della famiglia attacca: «Sto toccando poteri forti, vogliono zittirmi»

Napoli – «Mi vogliono zittire». È lo sfogo dell’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo Domenico Caliendo, intervenuto nella polemica che negli ultimi giorni lo vede al centro di un duro confronto con alcuni colleghi.

Secondo Petruzzi, sarebbe in atto un tentativo di metterlo sotto pressione dopo le sue dichiarazioni alla stampa sul caso. «Sto toccando poteri forti», afferma il legale, sostenendo che qualcuno starebbe chiedendo addirittura la sua sospensione dall’attività professionale con l’obiettivo di privarlo del mandato difensivo.

L’avvocato parla anche della possibilità che l’ordine professionale possa notificargli a breve un esposto disciplinare.

«Colleghi incitati sui social»

Petruzzi punta il dito contro alcuni colleghi. «Un gruppo di avvocati, incitati da un post pubblicato dall’avvocato Sergio Pisani, sta cercando di diffamarmi e di intimorirmi», sostiene il penalista.

Secondo la sua ricostruzione, l’iniziativa avrebbe lo scopo di scoraggiarlo dal continuare a rilasciare dichiarazioni ai giornalisti sulla vicenda giudiziaria.

«Mi prospettano l’eventualità di un intervento disciplinare se continuerò a parlare con la stampa», aggiunge.

«L’opinione pubblica ha diritto di sapere»

Nonostante le polemiche, Petruzzi assicura che non cambierà linea. «Io non mi fermo. L’Italia ha diritto di conoscere la verità», afferma.

Il legale precisa che le informazioni di cui parla sarebbero contenute in atti giudiziari non sottoposti a sequestro. «Sono i giornalisti che cercano me, non il contrario», sottolinea.

Petruzzi rivendica inoltre il diritto degli avvocati a commentare pubblicamente le vicende processuali, citando casi mediatici ancora al centro del dibattito: «Dopo vent’anni si parla ancora del caso di Garlasco e i colleghi coinvolti continuano a farlo liberamente anche in televisione».

«Chiedo solo giustizia per Domenico»

Il penalista respinge infine ogni accusa e ribadisce il proprio obiettivo: «Chiedo soltanto giustizia per Domenico e mi limito a rappresentare le mie tesi difensive a chi me lo chiede».

Quindi l’auspicio conclusivo: «Mi auguro che nessuno tenti di trascinare questa difesa e quella degli indagati in vane istanze disciplinari».

Far West a Fuorigrotta: 15enne pestato dal branco prima di Pasqua

Napoli – Doveva essere il sabato dell’entusiasmo, quello dei preparativi per la prima Pasquetta da trascorrere con gli amici. Si è trasformato in un incubo di sangue e violenza per Antonio, un 15enne aggredito brutalmente da un branco di coetanei in viale Lepanto, nel cuore del quartiere Fuorigrotta.

Il ragazzo si trova ora ricoverato all’ospedale San Paolo con una frattura scomposta al setto nasale: martedì i medici decideranno se sottoporlo a un delicato intervento chirurgico.

L’agguato dopo la spesa

La dinamica, ricostruita grazie alla denuncia dei familiari, ricalca il copione delle più spietate baby gang. Antonio e un amico sono all’interno di un supermercato per acquistare bibite e cibo per il lunedì in Albis quando vengono puntati da un gruppo di giovanissimi.

Dalle provocazioni verbali per futili motivi si passa rapidamente alla tensione. Antonio reagisce infastidito, scambia qualche parola e crede che la questione sia chiusa lì.

Invece, il branco lo aspetta fuori. All’uscita dal negozio scatta l’inseguimento: in cinque si scagliano contro il 15enne nei pressi di un McDonald’s, colpendolo con ferocia inaudita. Solo l’intervento tempestivo delle guardie giurate del fast food evita conseguenze potenzialmente fatali, mettendo in fuga gli aggressori.

«A un centimetro dalla tragedia»

«Siamo stati fortunati», racconta il padre della vittima al deputato Francesco Emilio Borrelli (Alleanza Verdi-Sinistra) e a Rosario Pugliese di Europa Verde, accorsi sul luogo dell’aggressione. «I medici sono stati chiari: se quel pugno avesse centrato la tempia invece del naso, mio figlio ora sarebbe in coma. È stato un pestaggio brutale, lo hanno inseguito per punirlo».

Il racconto del genitore si fa amaro quando descrive l’atteggiamento dei familiari degli aggressori: «Il padre di uno di quei ragazzi, invece di sincerarsi delle condizioni di mio figlio o portarlo in ospedale, è tornato sul posto solo per cercare gli occhiali che il figlio aveva perso durante il pestaggio. Mi chiedo cosa insegnino queste persone ai propri figli».

La denuncia politica: «Belve addestrate»

Duro l’affondo di Borrelli e Pugliese, che da mesi segnalano l’esplosione di criminalità minorile nell’area dello stadio Maradona. «Ci troviamo di fronte a belve addestrate alla violenza da genitori che si sentono deresponsabilizzati», dichiarano i rappresentanti di Europa Verde.

Secondo gli esponenti politici, l’uso probabile di tirapugni e la sistematicità delle aggressioni indicano un salto di qualità nella violenza urbana. «Confidavamo in un gesto di responsabilità, che i genitori accompagnassero i figli al Commissariato San Paolo per costituirsi.

Invece abbiamo assistito al cinismo di chi cerca un paio di occhiali sopra il sangue di un quindicenne. Serve una riflessione profonda e un controllo serrato sul ruolo educativo di queste famiglie».

L’ombra del «Principe» su San Giovanni: così Roberto Mazzarella vendicò il padre in una salumeria

Il cerchio si è chiuso ieri, tra le pieghe dorate della Costiera Amalfitana, dove la fuga di Roberto Mazzarella è terminata sotto il peso di manette che tintinnano da oltre vent’anni. Ma per capire la caratura criminale dell’uomo arrestato ieri, bisogna riavvolgere il nastro della memoria nera di Napoli fino al 15 dicembre del 2000.

Bisogna entrare in una salumeria del Corso San Giovanni a Teduccio, tra l’odore di provola e il fumo degli spini, dove un ragazzo di vent’anni, Antonio Maione, stava mangiando un panino prima che il piombo dei Mazzarella lo trasformasse in un bersaglio della “vendetta trasversale”.

L’ordinanza cautelare firmata dal GIP Nicola Marrone è un trattato di antropologia criminale che seziona uno dei delitti più feroci dell’area orientale. Un delitto che oggi, con l’arresto del boss e del suo fedelissimo Clemente Amodio, trova finalmente una verità processuale solida, cementata dalle dichiarazioni incrociate dei nuovi “cantanti” della camorra: Antonio Costabile, Tommaso Schisa e Umberto D’Amico.

Una “preda facile” tra pane e mortadella

Antonio Maione non era un boss. Era il fratello di Ivan Maione, l’uomo che aveva osato uccidere Salvatore Mazzarella, padre di Roberto. Per i codici d’onore distorti del clan, quel debito di sangue andava riscosso. E Antonio era, come dicono i pentiti nelle carte del GIP, una “preda facile”.

Quel pomeriggio di dicembre, Antonio viene attirato in trappola. Qualcuno che considerava amico lo invita a San Giovanni “per un regalo” o forse solo per fumare insieme. Si ritrovano nella salumeria. Sono in sei, tutti giovani. Antonio sta mangiando un panino con mortadella e mozzarella. Non sa che fuori, su un Gilera Runner 180, il destino ha già acceso il motore.

Il racconto del killer: “Roberto sparò il primo colpo, poi Clemente lo finì”

Il passaggio cruciale dell’inchiesta risiede nelle dichiarazioni di Antonio Costabile, alias “il Cerrano”. Costabile riferisce quanto appreso da Domenico Russo, detto “Mimmoletto”, testimone oculare (e sospettato “filatore”) che si trovava accanto alla vittima al momento degli spari.

Ecco il racconto vivido e terribile dell’agguato che Costabile rende ai magistrati della DDA, riportato nell’ordinanza in discorso diretto:

“Mimmoletto mi disse che aveva assistito all’omicidio di Maione Antonio in quanto si trovava insieme a lui al momento dell’agguato… Mi raccontò di aver visto Mazzarella Roberto e Clemente Amodio sparare. Mimmoletto stava con Antonio Maione nella salumeria a comprare un panino.

Ad un certo punto sono entrati Roberto Mazzarella e Amodio Clemente con parte del viso coperto e gli occhi scoperti, senza casco. Roberto Mazzarella impugnava una pistola e sparò il primo colpo contro Maione colpendolo al petto. Poi si avvicinò Clemente, tolse la pistola da mano a Roberto Mazzarella e sparò altri colpi per finirlo. Mentre Clemente sparava, Mimmoletto si era già rifugiato dietro al bancone della salumeria… Roberto Mazzarella aveva un berretto, ma aveva il volto solo parzialmente coperto; secondo il Russo voleva farsi riconoscere.”

Un dettaglio, quest’ultimo, che descrive la ferocia simbolica del boss: non bastava uccidere, bisognava che la vittima, negli ultimi istanti di vita, sapesse chi stava compiendo la vendetta per conto della famiglia Mazzarella.

La vendetta della “Pazzignana”: l’auto contro il killer

Le indagini del GIP Marrone non si fermano alla dinamica balistica. Emergono dettagli su come la famiglia Maione abbia tentato per anni di vendicarsi. Tommaso Schisa, figlio di Luisa De Stefano (esponente di spicco delle “Pazzignane”), racconta un episodio singolare che conferma quanto il nome di Clemente Amodio fosse già impresso nel libro nero del quartiere.

Sua madre, Luisa, incrociò per caso Amodio in strada a San Giovanni pochi mesi dopo il delitto. Non avendo una pistola, usò l’auto: “Mia madre mi ha raccontato che lo ha investito con la macchina, una Lancia Elefantino verde acqua, lo ha alzato in aria mentre era sul motorino”. Un gesto di rabbia impotente che precedette anni di appostamenti armati davanti al cimitero di San Giovanni, dove i Maione speravano di intercettare il fratello di Amodio per “pareggiare i conti”.

Il “Pirata” e il patto in carcere

Un altro tassello fondamentale arriva da Umberto D’Amico, esponente del clan omonimo (articolazione dei Mazzarella). D’Amico racconta di un incontro avvenuto nel 2019 nel carcere di Secondigliano, dove lo zio, Salvatore D’Amico detto “il Pirata”, rinfacciò quasi con orgoglio ad Amodio di aver salvato suo figlio Gabriele dalle mire vendicative dei Maione.

“Tuo figlio ha rischiato di morire per causa tua, perché tu hai ucciso Antonio Maione”, avrebbe detto il Pirata ad Amodio. Quest’ultimo, secondo il verbale, non negò. Si limitò a ringraziare. Un silenzio-assenso che per il GIP Marrone vale quanto una confessione stragiudiziale.

La doppia firma del clan: vendetta e controllo del territorio

Perché uccidere Antonio Maione oltre alla vendetta per il padre del boss? L’ordinanza esplora una seconda pista: il controllo del territorio. Antonio Maione, pur non essendo un affiliato di rango, era diventato un soggetto “scomodo” nel quartiere.

Consumatore di cobret e dedito a piccole rapine proprio a San Giovanni, la roccaforte dei Mazzarella, Maione stava violando la “sacra” regola del clan: non si commettono reati comuni in casa del padrone senza autorizzazione.

L’omicidio, dunque, ebbe una doppia valenza: lavare il sangue con il sangue e ribadire che a San Giovanni a Teduccio nulla si muoveva senza il consenso di Roberto Mazzarella. Un’egemonia che ieri, tra le bellezze della costiera, ha subito l’ennesimo, definitivo colpo dello Stato.

Pistola carica nascosta in un mattone: il blitz dei carabinieri a Poggioreale

Napoli– Una luce accesa in un portone spalancato, nel cuore del Rione Villa, è stata la traccia che ha portato i Carabinieri della Compagnia di Poggioreale a scoprire uno dei tanti segreti della periferia orientale.

Quello che doveva essere un normale servizio di pattugliamento si è trasformato in un sequestro d’arma che conferma la tensione latente nei rioni popolari della città.

Il ritrovamento: l’arma pronta all’uso

L’intuizione dei militari è scattata durante l’ispezione di un edificio apparentemente deserto. Spingendosi nei seminterrati del complesso, i Carabinieri hanno rintracciato un nascondiglio ricavato all’interno di un mattone forato.

Lì, protetta dall’umidità delle mura, giaceva una pistola con matricola abrasa, un’arma “clandestina” e potenzialmente letale, già rifornita con 7 proiettili nel caricatore. Il sequestro impedisce che l’arma possa essere utilizzata in nuovi fatti di sangue, mentre ora la scientifica lavorerà per capire se sia stata già impiegata in recenti agguati.

Droga e relitti: la via Crisconio come deposito

Il controllo a tappeto si è poi spostato in via Crisconio, dove il degrado urbano diventa spesso complice della criminalità. Una vecchia Fiat 126 fuori uso, abbandonata al bordo della strada, è stata identificata come un probabile deposito mobile. All’interno del relitto, i militari hanno rinvenuto una busta contenente 200 grammi di marijuana, pronta per essere suddivisa in dosi e immessa nelle piazze di spaccio della zona.

Sicurezza stradale e microcriminalità

Oltre ai sequestri di armi e droga, l’operazione ha mirato a ripristinare la legalità quotidiana in un’area ad alta densità criminale. In via Bartolo Longo, i Carabinieri hanno intercettato un 76enne che si aggirava con fare circospetto tra le auto in sosta. L’uomo, denunciato per porto abusivo di armi e oggetti atti ad offendere, nascondeva addosso un vero e proprio kit da scasso: due coltelli, forbici, una lima e una chiave a brugola.

Sul fronte del codice della strada, i controlli hanno portato alla denuncia di un 31enne, sorpreso per la seconda volta in due anni alla guida senza patente, a testimonianza di una sfida alle regole che resta difficile da sradicare.

Stangata ai commercianti: igiene e furto di energia

L’intervento dello Stato ha toccato anche il tessuto commerciale di San Giovanni a Teduccio. Qui, il titolare di un minimarket è stato denunciato per furto aggravato: i tecnici dell’Enel hanno infatti accertato la manomissione del contatore per sottrarre energia elettrica alla rete pubblica.

Parallelamente, la collaborazione con l’Asl di Napoli ha portato a verifiche igienico-sanitarie in quattro tra bar e ristoranti. Le irregolarità riscontrate sono state pesanti: cinque sanzioni amministrative per un valore totale di 33mila euro, un segnale forte contro chi opera nell’illegalità a danno della salute dei cittadini.

Il Bilancio Finale

L’operazione si chiude con numeri che raccontano una pressione costante sul territorio:

71 persone identificate;

34 veicoli controllati;

3 persone denunciate a piede libero;

6 giovani segnalati come assuntori di stupefacenti.