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Museo di Pietrarsa, record assoluto: 250mila visitatori nel 2025

Napoli – Il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa chiude il 2025 con un trionfo: oltre 250mila visitatori, di cui circa 80mila stranieri da tutto il mondo. Un risultato record per il polo strategico del Gruppo FS Italiane, situato tra Napoli e Portici, che custodisce una collezione unica di locomotive e carrozze d’epoca.

Dicembre si conferma il mese top, grazie alla settima edizione dei mercatini di Natale: qui si sono registrate 102mila presenze, spinte da iniziative collaterali e attività speciali che hanno reso l’evento più accattivante che mai.

Il treno resta il mezzo principe per raggiungere il sito, con il Regionale di Trenitalia e il Pietrarsa Express – treno storico promosso dalla Regione Campania – che facilitano l’accesso. Un successo che avvicina sempre più pubblico alla storia ferroviaria, confermando Pietrarsa come gioiello culturale della Campania

Lotto e 10eLotto, bottino da record in Campania: oltre 106mila euro a Napoli

Napoli -La Campania torna a brillare sotto la fortuna del Lotto. Nelle ultime due estrazioni di venerdì 9 e sabato 10 gennaio, la regione si è aggiudicata un bottino da oltre 190mila euro, con il colpo più grosso realizzato proprio a Napoli.

Secondo quanto riferito da Agipronews, nel concorso di sabato un giocatore ha centrato un terno e tre ambi sulla ruota partenopea, incassando una vincita di oltre 106mila euro in un punto vendita di Via Emanuele De Deo. Si tratta della terza vincita più alta registrata finora nel 2026.

Non finisce qui: sempre sabato, sempre a Via Emanuele De Deo, un altro giocatore ha centrato un terno da 22.500 euro, mentre altri due colpi da oltre 10mila e 9mila euro sono stati registrati rispettivamente in Via Giulio Palermo e in Via della Stadera. Nell’estrazione di venerdì, invece, la fortuna ha baciato anche Casoria, in provincia di Napoli, dove un terno su tutte le ruote ha regalato tre premi da 13.500 euro ciascuno in Via Pareda.

Nel complesso, l’ultimo concorso del Lotto ha distribuito premi per 8,3 milioni di euro, portando il totale dei premi assegnati dal primo dell’anno a 37,9 milioni.

10eLotto, Campania ancora in vetta

Anche il 10eLotto ha regalato grandi soddisfazioni alla Campania. Nei concorsi di venerdì e sabato, sono stati vinti oltre 80mila euro tra città e provincia. A Napoli, in via Montevergine, sono stati centrati tre “9” da 20mila euro ciascuno. Altri colpi da record sono stati registrati ad Arzano, in via Casandrino, e a Maddaloni, in provincia di Caserta, in via Carmignano, sempre con premi da 20mila euro.

A Benevento, in via Don Luigi Sturzo, un giocatore si è aggiudicato il 3 Oro da 8mila euro, mentre a Pompei, in provincia di Napoli, un 1 Oro sulla Strada Statale 145 ha fruttato 6.300 euro. Infine, a Velino, in provincia di Salerno, in via Verduzio, è stato centrato il 6 Oro da 6.250 euro.

A livello nazionale, l’ultimo concorso del 10eLotto ha distribuito premi che si avvicinano ai 14 milioni di euro, con un totale di 124,8 milioni di euro assegnati dall’inizio dell’anno.

Aggressione a Casal di Principe: uomo in stato di alterazione si scaglia contro la polizia

Casal di Principe – Un intervento della Polizia di Stato è sfociato in una violenta colluttazione a Casal di Principe, nel Casertano, con un agente ferito e un uomo di origine nigeriana denunciato a piede libero.

Tutto è iniziato lunedì 12 gennaio 2026 intorno alle ore 12, quando al Numero Unico di Emergenza 112 è giunta una segnalazione: una persona in evidente stato di alterazione si trovava in strada, comportandosi in modo anomalo.

Sul posto sono intervenuti gli agenti del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Casal di Principe. Giunti in via [luogo non specificato nel testo originale], hanno individuato l’uomo – un cittadino nigeriano – mentre simulava esercizi fisici in mezzo alla carreggiata, in condizioni di evidente squilibrio.

Alla vista delle divise, l’uomo ha perso il controllo: ha iniziato a dimenarsi violentemente, inveendo contro i poliziotti e scagliandosi verso di loro. Ne è nata una breve ma concitata colluttazione durante la quale uno degli agenti è caduto a terra, riportando una contusione al ginocchio e la frattura di un dito della mano. Le lesioni hanno richiesto cure mediche immediate.

Nonostante la resistenza opposta, gli operatori sono riusciti a bloccare e immobilizzare l’aggressore. La perquisizione personale ha poi permesso di rinvenire e sequestrare dieci involucri contenenti hashish per un peso complessivo di circa 40 grammi – sostanza ritenuta destinata allo spaccio – oltre a un tirapugni in metallo e tre coltelli privi di manico, tutti considerati oggetti atti ad offendere.

Al termine degli accertamenti l’uomo è stato denunciato in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria per i reati di resistenza a pubblico ufficiale, detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio e possesso ingiustificato di oggetti atti ad offendere.L’episodio si inserisce nel più ampio contesto di controlli del territorio condotti dalla Polizia di Stato nel Casertano, finalizzati a contrastare fenomeni di degrado urbano, spaccio di sostanze stupefacenti e possesso abusivo di armi bianche. L’agente ferito è attualmente in prognosi riservata per le cure del caso.

Carceri napoletane, l’allarme di Ciambriello: «Sanità al collasso tra Poggioreale e Secondigliano»

Napoli – Un medico per più padiglioni, specialisti introvabili e reparti di eccellenza sbarrati. Il sistema sanitario all’interno degli istituti penitenziari di Poggioreale e Secondigliano è ormai vicino al punto di rottura.

A lanciare l’allarme è Samuele Ciambriello, Garante campano dei detenuti e Portavoce della Conferenza nazionale, che ha inviato una dura nota al Direttore Generale della ASL Napoli 1, Gaetano Gubitosa, chiedendo un intervento strutturale immediato per quello che definisce un “sacrificio del diritto alla salute” garantito dalla Costituzione.

Il paradosso del centro dialisi e i costi dei trasferimenti

Il punto più critico riguarda il centro di dialisi di Poggioreale. Nonostante sia considerato un fiore all’occhiello della sanità penitenziaria, la struttura risulta chiusa dalla scorsa estate.

Una paralisi che non solo lede la continuità terapeutica dei pazienti, ma genera un enorme aggravio di costi e rischi per la sicurezza: ogni detenuto deve essere scortato negli ospedali cittadini tre o quattro volte a settimana, impegnando per ogni singolo spostamento fino a quattro agenti di Polizia Penitenziaria.

“Diagnostica e attività clinica devono procedere insieme,” incalza Ciambriello, che si oppone con forza anche alla possibile chiusura del laboratorio di analisi interno, fondamentale per gestire i sessanta pazienti del centro clinico.

Corsie deserte e assenza di specialisti

La carenza di organico è definita “cronica”. Mancano figure chiave come cardiologi e ortopedici, mentre il servizio di radiologia funziona a singhiozzo. La denuncia del Garante punta il dito anche sulla fuga di personale: molti medici assunti per le carceri sarebbero stati trasferiti altrove, lasciando un solo camice bianco a coprire più padiglioni contemporaneamente.

A questo si aggiunge l’assenza, dallo scorso settembre, di un coordinatore infermieristico, figura essenziale per la distribuzione delle terapie che, stando alla nota, non sempre avviene negli orari prescritti.

Weekend di isolamento: il rischio suicidi

L’appello più accorato riguarda però la salute mentale. Il sabato e la domenica, le carceri napoletane restano prive di psicologi della ASL. “Proprio nei giorni più difficili mancano le figure che effettuano i colloqui con i nuovi giunti e attuano le strategie di prevenzione del suicidio”, spiega Ciambriello. Il Garante chiede che la presenza di supporto psicologico sia garantita sette giorni su sette per evitare “conseguenze gravi e irreversibili”.

Tra le richieste urgenti inviate ai vertici della sanità locale figurano anche l’attivazione di piccoli interventi di chirurgia ambulatoriale e la ripartenza della fisiochineterapia, indispensabile per i percorsi riabilitativi dei detenuti, in un contesto dove il disagio fisico e psichico continua a crescere nel silenzio delle istituzioni.

De Bruyne rompe il silenzio: «Sto bene al Napoli e voglio tornare al top per il Mondiale»

Kevin De Bruyne ha deciso di parlare. E non è un dettaglio. Il giorno dopo il pareggio del Napoli a San Siro contro l’Inter, il centrocampista belga ha rotto il silenzio per mettere un punto fermo alle voci che nelle ultime settimane avevano iniziato a circolare con insistenza: un presunto disinteresse verso le vicende sportive del Napoli e addirittura l’ipotesi di una cessione in un club arabo già nel mercato di gennaio.

Lo ha fatto dal Belgio, a Middelkerke, durante la cerimonia della Scarpa d’Oro che lo ha visto entrare nella Hall of Fame del calcio belga. Un contesto celebrativo, ma anche l’occasione giusta per ribadire pubblicamente la propria linea: De Bruyne è concentrato sul recupero e sul Napoli, perché solo tornando a competere ai massimi livelli potrà presentarsi al Mondiale nelle condizioni che un campione del suo calibro pretende.

Il belga è fermo dallo scorso 25 ottobre, quando si infortunò durante Napoli-Inter dell’andata, dopo aver segnato su rigore. Da allora Antonio Conte ha dovuto rinunciare al suo uomo chiave, ma il percorso di recupero sta procedendo secondo i piani.

«Domani farò una Tac, la riabilitazione sta andando molto bene. Spero di poter ricominciare presto a correre», ha spiegato De Bruyne. «L’operazione era necessaria, ora sono completamente concentrato su questo percorso. Sono contento di come stanno andando le cose, non potrei chiedere di meglio».

Al centro di tutto c’è il Mondiale della prossima estate. Un obiettivo che passa inevitabilmente da una cosa sola: il ritorno in campo ad altissimo livello con la maglia del Napoli. «Spero di tornare al top per il Mondiale, nelle migliori condizioni possibili», ha ribadito, sgombrando il campo dall’idea di una fase finale di carriera vissuta lontano dal grande calcio.

Non a caso, quando gli è stato chiesto di un possibile rientro in Belgio, la risposta è stata netta: «Se mai dovessi tornare, sarebbe per divertirmi e stare vicino casa. Ma al momento non è nei miei pensieri. Voglio ancora mettermi alla prova e scoprire i miei limiti. Sono contento adesso al Napoli».

Parole che suonano come una smentita diretta alle letture strumentali delle ultime settimane. De Bruyne non sta pensando a una fuga dorata in Arabia né a un disimpegno progressivo: il suo presente è Napoli, e il suo futuro immediato passa da una sola traiettoria possibile, quella che porta dal rientro in campo all’obiettivo più grande, il Mondiale.

Per un campione della sua statura, l’unica strada è continuare a giocare — e a competere — dove il livello è più alto.

Salerno, il centrosinistra blinda Palazzo Sant’Agostino: il PD fa il pieno di seggi

Salerno – Il verdetto delle urne per il rinnovo del Consiglio Provinciale di Salerno non lascia spazio a dubbi: il centrosinistra si conferma forza egemone nel territorio.

Le elezioni di domenica 11 gennaio, che hanno visto la partecipazione di sindaci e amministratori locali della provincia, hanno sancito una netta vittoria per la coalizione a trazione dem, permettendo al centrosinistra di mantenere saldamente la guida dell’ente di Palazzo Sant’Agostino.

La spinta del Partito Democratico e delle liste civiche

Il vero trionfatore della tornata elettorale è il Partito Democratico, capace di strappare ben sette seggi. Tra gli eletti figurano nomi di peso del panorama amministrativo locale: Giovanni Guzzo, Giuseppe Lanzara, Annarita Ferrara, Giorgio Marchese, Francesco Morra, Massimo Loviso e Roberto Antonio Mutalipassi.

Accanto al PD, si conferma solido il fronte legato al governatore campano: la lista deluchiana “A Testa Alta” porta in Consiglio due rappresentanti, Giuseppe Arena e Michele Ciliberti. Risultato positivo anche per l’alleanza “Avanti Salerno – PSI”, che ottiene due seggi con Davide Zecca ed Elio Guadagno. Completa il quadro della maggioranza Rosario Carione, eletto con la lista “Civiche in rete”, il laboratorio politico che ha visto correre insieme Azione, Movimento 5 Stelle e Italia Viva.

Un centrodestra ridimensionato

Sul fronte opposto, il centrodestra esce dalla consultazione con una rappresentanza ridotta ai minimi termini, fermandosi a soli quattro eletti. Fratelli d’Italia conquista due seggi, che saranno occupati da Antonio Somma e Modesto Del Mastro. La lista unitaria che accorpava Forza Italia, Lega e Noi Moderati non riesce a sfondare, portando a casa i restanti due scranni con Pasquale Aliberti e Giustina Galluzzo.

Il voto di domenica conferma due trend politici chiari nel Salernitano:

La tenuta del “modello Salerno”: Il centrosinistra, pur nelle sue diverse articolazioni (dal PD ai civici fino all’area deluchiana), dimostra una capacità di sintesi e una rete territoriale ancora difficilmente scardinabile.

Il limite del Centrodestra: Nonostante il governo nazionale, la coalizione di centrodestra fatica a tradurre il consenso politico in voti ponderati tra gli amministratori locali, restando in una posizione di netta minoranza nell’assemblea provinciale.

Con questa nuova geografia consiliare, la Provincia di Salerno si appresta ad affrontare le sfide del 2026 — dalla gestione dei fondi PNRR alla manutenzione stradale ed edilizia scolastica — con una maggioranza ampia e politicamente omogenea.

Napoli, spaccio a Porta Capuana: 31enne arrestato dopo un inseguimento

Napoli – Non si ferma l’offensiva della Questura di Napoli contro il traffico di stupefacenti nei quartieri a ridosso della Stazione Centrale. Nella serata di ieri, gli uomini della Polizia di Stato hanno tratto in arresto un cittadino nigeriano di 31 anni, già noto alle forze dell’ordine, con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio, lesioni e resistenza a Pubblico Ufficiale.

L’operazione è scattata durante un servizio di pattugliamento ordinario in via Cesare Rosaroll. Gli agenti del Commissariato Vasto-Arenaccia hanno sorpreso l’uomo mentre scambiava un involucro con una banconota con un acquirente, il quale è riuscito a dileguarsi rapidamente tra i vicoli della zona.

Alla vista della volante, il 31enne ha tentato la fuga a piedi, dando vita a un breve ma concitato inseguimento. Una volta raggiunto, l’indagato ha opposto una strenua resistenza, ingaggiando una colluttazione con i poliziotti nel tentativo di evitare le manette.

Dopo averlo immobilizzato, gli agenti hanno proceduto alla perquisizione personale, rinvenendo:

18 involucri contenenti eroina;

40 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività illecita.

Il 31enne, che annovera precedenti specifici per reati della stessa natura, è stato condotto presso gli uffici del Commissariato e arrestato in attesa di rito direttissimo. L’intervento rientra nel piano di controlli straordinari disposti per contrastare il degrado e l’illegalità diffusa nell’area di Porta Capuana.

Fincantieri, Base Popolare incalza l’amministrazione: «Serve subito un Consiglio comunale»

Base Popolare Democratici e Progressisti rompe gli indugi e porta in Consiglio comunale la vertenza Fincantieri. È stata protocollata questa mattina dal consigliere Maurizio Apuzzo una richiesta formale, indirizzata al sindaco e al presidente del Consiglio, per la convocazione urgente dei capigruppo finalizzata a promuovere un Consiglio comunale monotematico sul futuro dello stabilimento di Castellammare.

«La discussione non è più rinviabile», afferma Apuzzo, che motiva l’iniziativa richiamando l’appello lanciato dalle organizzazioni sindacali al termine dell’incontro svoltosi a Roma tra l’amministratore delegato di Fincantieri, Pier Roberto Folgiero, e i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm sui contenuti del nuovo Piano industriale 2026-2030.

Secondo il consigliere di Base Popolare, le preoccupazioni espresse dai sindacati non possono essere ignorate, in particolare quelle relative agli investimenti necessari per rendere competitivo il cantiere di Castellammare. «Le infrastrutture dello stabilimento – sottolinea – non sono oggi adeguate a sostenere i nuovi carichi di lavoro previsti dal piano industriale».

Apuzzo ricorda inoltre che la questione non è nuova nell’agenda politica locale. «Il 9 luglio scorso ho presentato un’interrogazione per conoscere quali iniziative l’amministrazione intendesse assumere, d’intesa con le organizzazioni sindacali, per definire in tempi brevi progetto, obiettivi e investimenti necessari a garantire una prospettiva al nostro cantiere. Da allora sono trascorsi sei mesi senza alcuna risposta».

Da qui la richiesta di accelerare. «Alla luce dell’appello dei sindacati e del silenzio dell’amministrazione, non è più possibile rinviare il confronto – conclude Apuzzo –. Castellammare è l’unica realtà rimasta indietro rispetto alle trasformazioni e agli investimenti che Fincantieri ha realizzato negli altri stabilimenti».

Tullio De Piscopo festeggia 80 anni a teatro: nel 2026 il tour che ripercorre una vita in musica

Tullio De Piscopo compirà 80 anni il 24 febbraio 2026 e ha scelto di festeggiare come ha sempre fatto: dal vivo, sul palco, con il suo pubblico. Nasce così “80 Tullio – The Last Tour… Nun ’o saccio!”, un viaggio musicale che attraversa decenni di storia italiana e internazionale, tra ritmo, memoria e quella libertà sonora che ha reso De Piscopo un punto di riferimento assoluto.

Il tour teatrale, prodotto da CE Agency e JM Production Booking Agency, prenderà il via in primavera e toccherà alcune delle principali città italiane, da Napoli a Roma, da Milano a Torino, passando per il Sud che ha segnato profondamente la sua identità artistica. Un ritorno dal vivo che non ha il sapore dell’addio, ma quello di una festa consapevole, intensa, carica di emozione.

In scaletta non mancheranno i brani che hanno attraversato le generazioni, da “Andamento lento” a “E allora e allora”, da “Primavera (Stop Bajon)” a “Libertango”, insieme a incursioni nel jazz, nel pop e nelle collaborazioni d’autore che hanno reso la sua carriera unica. Per De Piscopo il concerto resta una necessità vitale, una linfa che negli ultimi vent’anni lo ha spinto a non allontanarsi mai dal contatto diretto con il pubblico, tra club e teatri.

Accanto alla musica, il tour sarà anche un racconto personale. Un percorso di ricordi e di omaggi agli artisti che hanno segnato la sua vita, a partire da Pino Daniele, legato a lui da una fratellanza artistica e umana che ha cambiato il suono di Napoli, passando per James Senese, compagno di avventure musicali, fino ad Astor Piazzolla, maestro capace di ridefinire il ritmo stesso del mondo. Un filo rosso che attraversa una carriera costruita sull’incontro e sul dialogo tra linguaggi diversi.

Nel corso degli anni, De Piscopo ha condiviso il palco e lo studio con alcune delle figure più importanti della musica italiana e mondiale, lasciando un segno trasversale che va ben oltre i confini di genere. “80 Tullio – The Last Tour… Nun ’o saccio!” diventa così molto più di un concerto: è una dichiarazione d’amore per la musica dal vivo, un saluto affettuoso, ma non rassegnato, a chi lo ha seguito per tutta la vita.

A rendere ancora più speciale questo periodo arriverà anche “80 Tullio”, un cofanetto celebrativo in vinile che ripercorre la sua carriera, con una tiratura speciale in edizione oro autografata. Un oggetto pensato per chi ha vissuto quegli anni e per chi li ha scoperti dopo, a conferma di un’eredità che continua a parlare al presente.

Il 2025 si è intanto chiuso con un riconoscimento simbolico e istituzionale: il premio come Ambasciatore delle “100 Eccellenze Italiane nel mondo”, consegnato a Palazzo Madama. Un sigillo che certifica una carriera fatta di talento, passione e identità, portata sui palchi di tutto il mondo senza mai perdere autenticità. I biglietti per il tour sono già disponibili nei principali circuiti di prevendita. Partner ufficiale dell’evento è Radio LatteMiele.

Gaiola, ambientalisti all’attacco del Tar: ricorso al Consiglio di Stato per salvare l’area marina protetta

Napoli, 12 gennaio 2025 – Dal Tar Campania una decisione sbagliata e contraria alla Costituzione. Nella battaglia per tutelare il Parco Sommerso di Gaiola, Marevivo, Greenpeace Italia e Delegazione Marevivo Campania non si arrendono e decidono di rivolgersi in appello al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar Campania che, lo scorso 6 novembre, ha respinto il ricorso contro il progetto di Invitalia “Infrastrutture, Reti idriche, Trasportistiche ed Energetiche dell’area del sito di interesse nazionale di Bagnoli Coroglio”. Una sentenza che, secondo le Associazioni ambientaliste, è in contrasto con i principi della Costituzione a tutela dell’ambiente poiché trascura le pesanti ripercussioni ambientali del progetto nell’Area Marina Protetta: ecosistemi di altissimo valore ecologico, che la normativa nazionale e internazionale impongono di preservare, sono in serio pericolo.

Il progetto di riconfigurazione della rete fognaria del SIN Bagnoli-Coroglio prevede, infatti, di far confluire tutti gli scarichi di piena del bacino idrografico occidentale di Napoli proprio all’interno della Zona Speciale di Conservazione Europea IT8030041 “Fondali marini di Gaiola e Nisida” della Rete Natura 2000, raddoppiando gli scarichi sulla battigia e potenziandoli sui fondali. Soluzione cui si è opposto anche l’ente Parco, da sempre in prima linea per la chiusura dello scarico di troppopieno già esistente. Tuttavia, la sentenza del Tar Campania ha avallato l’ipotesi che il potenziamento delle reti fognarie possa contribuire a ridurre gli sversamenti e a migliorare la qualità delle acque marine, escludendo a priori il rischio di ulteriori danni ambientali. Il progetto di Invitalia, nella tesi del primo Giudice, infatti, non comporterà lo sversamento in mare di “rifiuti”, in quanto le acque reflue che fuoriusciranno dal bypass non costituiscono tecnicamente “rifiuti”. Un’impostazione che, secondo Marevivo e Greenpeace Italia, minimizza criticità concrete e apre interrogativi inquietanti sulla reale tutela del mare e dei suoi habitat più vulnerabili.

Secondo Marevivo e Greenpeace Italia, il Tar Campania si è limitato a verificare la regolarità delle procedure amministrative, ma è evidente che il nodo centrale della vicenda – quello ambientale – è stato sostanzialmente ignorato. È indispensabile un approfondimento serio, indipendente e trasparente sui potenziali impatti dell’opera sulla biodiversità marina in un’area di straordinario pregio naturalistico, che interessa sia l’Area Marina Protetta “Parco Sommerso di Gaiola” sia la Zona Speciale di Conservazione IT8030041 “Fondali Marini di Gaiola e Nisida” della Rete Natura 2000.

In particolare, come spiega nel ricorso il legale delle due associazioni ambientaliste, vi è stata una violazione del decreto interministeriale 7.8.2002 istitutivo del parco sommerso della Gaiola, che all’art.4 stabilisce espressamente che sono vietate: «l’alterazione con qualunque mezzo dell’ambiente geofisico e delle caratteristiche biochimiche dell’acqua, la discarica di rifiuti solidi o liquidi». Oltretutto, fa notare il legale: “è incontestato tra le parti che il progetto di Invitalia sarà, nella migliore delle ipotesi, solo migliorativo e non risolutivo del problema dell’inquinamento delle acque della Gaiola”.

“Il tratto di mare che separa la Gaiola dall’Isola di Nisida accoglie habitat marini di grande valore, unici nel contesto costiero urbano, come i tre ampi banchi di coralligeno, una delle comunità biologiche più importanti del Mediterraneo, e la Posidonia oceanica, entrambi tutelati dalla Direttiva Habitat e dalla Convenzione di Barcellona. Eppure, non sono stati effettuati studi adeguati sull’impatto che questi nuovi scarichi potrebbero avere sulla biodiversità esistente, né sono state proposte soluzioni alternative valide” dichiara Rosalba Giugni, presidente Fondazione Marevivo.

“Invece di proteggere un’area marina preziosa come quella di Gaiola, si decide di sacrificarla per un progetto mal scritto che non prevede nessuna tutela per il mare protetto di Napoli. Per l’ennesima volta il mare è considerato un habitat di serie B in Italia, dove le aree marine protette sono poche e troppo piccole, non possiamo permettere che si proceda in questa direzione” dichiara Valentina Di Miccoli, responsabile mare di Greenpeace Italia.

“Il ricorso al Consiglio di Stato è un atto dovuto, un atto di amore e responsabilità per il nostro mare e la nostra terra. Quello che è mancato nella progettazione degli interventi del Programma di Risanamento Ambientale e di rigenerazione Urbana (PRARU) e in tutte le fasi successive. Doveva e poteva essere la grande occasione per il riscatto definitivo del Mare di Napoli, così non è stato” aggiunge Maurizio Simeone, Direttore dell’Area Marina Protetta Parco Sommerso di Gaiola.

“Tutelare un’area marina protetta è un dovere non solo etico ma legale – chiarisce Alfonso Pecoraro Scanio, presidente Fondazione Univerde. – E l’azione per impedire sversamenti serve anche ad evitare la procedura di infrazione comunitaria a carico dell’Italia. Sarebbe utile che lo Stato, in autotutela amministrativa, cambiasse immediatamente il progetto direzionando tutti gli scarichi verso il depuratore di Cuma”. 

Nei mesi scorsi, la lunga campagna portata avanti da Marevivo e Greenpeace Italia per difendere l’ultimo paradiso di Napoli ha raccolto un consenso ampio e trasversale: personalità pubbliche, professionisti, cittadini, il mondo scientifico e culturale, insieme a 16 associazioni ambientaliste riunite nel Coordinamento Tutela Mare “Chi Tene o’ Mare”, hanno contestato con forza il Piano di Invitalia. Una mobilitazione senza precedenti, che ha visto schierarsi anche i miticoltori dell’area e numerose realtà autorevoli – tra cui Fondazione UniVerde, Confcommercio-Imprese per l’Italia, l’Associazione Studi Ornitologici Italia Meridionale e l’Associazione Premio GreenCare – tutte firmatarie dell’atto di intervento ad adiuvandum a sostegno del ricorso al Tar Campania. Eppure, tutto questo non è bastato. Purtroppo, è rimasta inascoltata anche la volontà espressa dal Consiglio Regionale della Campania che, definendo “nefasto” il PRARU, aveva approvato all’unanimità la mozione contraria presentata dall’ ex consigliera Roberta Gaeta. Un segnale politico inequivocabile, totalmente ignorato insieme con le voci dei territori e alle evidenze ambientali.

Occorre, infine, notare che la sentenza impugnata non tiene conto che il Testo Unico Ambientale definisce “inquinamento”: «l’introduzione diretta o indiretta, a seguito di attività umana, di sostanze, vibrazioni, calore o rumore o più in generale di agenti fisici o chimici, nell’aria, nell’acqua o nel suolo, che potrebbero nuocere alla salute umana o alla qualità dell’ambiente, causare il deterioramento dei beni materiali, oppure danni o perturbazioni a valori ricreativi dell’ambiente o ad altri suoi legittimi usi» come si legge nel ricorso presentato al Consiglio di Stato.

La decisione del Tar Campania contrasta anche con l’evoluzione culturale e legislativa degli ultimi cinquanta anni che ha portato il legislatore a inserire nei principi fondamentali della Costituzione “la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”.

Corrado e Camilla Tedeschi al Bracco con “Partenza in salita”

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Al Teatro Bracco di via Tarsia la stagione prosegue nel segno della drammaturgia intelligente e dell’ironia che graffia, con “Partenza in salita” di Gianni Clementi, commedia acuta e sorprendentemente tenera, affidata all’interpretazione di Corrado Tedeschi e di Camilla Tedeschi, diretti da Marco Rampoldi insieme allo stesso Tedeschi.

Lo spettacolo andrà in scena, nel teatro guidato con sensibilità da Caterina De Santis, da giovedì 15 a domenica 18 gennaio (giovedì e venerdì ore 21.00, sabato ore 19.30, domenica ore 18.30). Clementi costruisce un congegno teatrale solo in apparenza leggero, partendo da una situazione universalmente condivisa: la famigerata partenza in salita, incubo di ogni neopatentato.

Ma il teatro, si sa, ama le metafore, e qui quella automobilistica diventa immediatamente esistenziale. Perché se non è facile coordinare frizione, acceleratore e sangue freddo, ancor più complesso è affrontare il mare aperto della vita quando si hanno appena diciotto anni e il futuro bussa con impazienza.

A complicare il percorso c’è un padre che si improvvisa istruttore di guida: ansioso, autoritario, immaturo quanto basta per trasformare una semplice lezione in un campo minato emotivo. Ne nasce un duello generazionale serrato, fatto di battute, silenzi, nervi scoperti e improvvise confessioni, dove l’automobile diventa uno spazio chiuso e rivelatore, una sorta di cabina di verità in movimento (o meglio, spesso ferma).

L’ora di guida si trasforma così nell’occasione, forse irripetibile, per guardarsi davvero, per dirsi ciò che non si è mai avuto il coraggio di ammettere. Tra risate e momenti di disarmante autenticità, “Partenza in salita” accompagna lo spettatore in un viaggio che diverte e commuove, ricordandoci che crescere, come guidare, richiede equilibrio, ascolto e la capacità di non spegnere il motore proprio sul punto più ripido del cammino.

Riciclaggio e false fatture, sequestro da oltre un milione: cinque indagati tra Napoli e Benevento

Un sequestro preventivo da quasi un milione e duecentomila euro è stato eseguito dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Benevento nei confronti di cinque persone, tutte residenti in provincia di Napoli, ritenute responsabili a vario titolo di riciclaggio, autoriciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Il provvedimento è stato disposto dal gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere su richiesta della Procura della Repubblica guidata da Pierpaolo Bruni.

L’indagine prende le mosse da una serie di accertamenti mirati sui rapporti economici di una ditta individuale con sede a Napoli, attiva nella commercializzazione dei rottami di metallo. Gli investigatori hanno puntato l’attenzione su un conto corrente caratterizzato da una movimentazione anomala: accrediti di importo rilevante, con cadenza periodica, seguiti sistematicamente da prelievi in contanti effettuati allo sportello in diverse località della Campania.

Secondo quanto emerso nella fase iniziale delle indagini preliminari, la ditta avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti con l’obiettivo di riciclare proventi illeciti legati a un indebito risparmio d’imposta ottenuto dalla società cliente, operante nello stesso settore. Le operazioni finanziarie, formalmente inquadrate come normali transazioni commerciali, avrebbero avuto la funzione di conferire una parvenza di regolarità a rapporti economici che, in realtà, sarebbero stati strumentali alla ripulitura del denaro.

Il sequestro, per un valore complessivo di 1.197.605,80 euro, rappresenta l’esito di un’attività investigativa coordinata dalla Procura sammaritana e condotta dalla Guardia di Finanza di Benevento, che continua a indagare per delineare con maggiore precisione ruoli e responsabilità all’interno del presunto sistema fraudolento.

Inter-Napoli, Bianchi sulla sfuriata di Conte: “Nostra educazione era diversa, ma certi momenti vanno capiti”

Ottavio Bianchi guarda Inter-Napoli con l’occhio di chi ha vissuto il calcio ad altissimo livello e non ha bisogno di edulcorare i giudizi. Il 2-2 di San Siro lo convince. “Mi sono divertito, mi è piaciuta. È stata una partita intensa e corretta, con un buon ritmo, quasi da calcio inglese”. Da osservatore esterno, spiega, lo spettacolo è stato di quelli veri, anche se in panchina probabilmente nessuno dei due allenatori è uscito completamente soddisfatto. “Sono molto esigenti, è normale”.

Il rammarico, secondo l’allenatore del primo scudetto del Napoli, pesa soprattutto sull’Inter. “Farsi raggiungere così, per due volte, non fa piacere”. Ma la lettura non si ferma lì. “Di fronte avevano una squadra ben organizzata. Il Napoli si è comportato proprio da grande squadra. Recuperare due volte a San Siro in quella maniera non è da tutti”. Una promozione piena, rafforzata dall’elogio a Scott McTominay, protagonista assoluto della serata. “Da tempo non si vedeva un giocatore così. Una volta a Coverciano si diceva giocatore universale, uno che interpreta tutte le fasi della partita. Avrebbe giocato anche nel mio Napoli di Maradona. Uno così gioca ovunque”.

Bianchi affronta anche il tema più discusso del post partita, la sfuriata di Antonio Conte. “La nostra educazione era diversa, ma bisogna accettare certi momenti. L’allenatore in panchina si sente solo”. Una difesa netta, pur nella distanza caratteriale. “Io mi comportavo in maniera completamente diversa, ma certi atteggiamenti sono giustificabili. Dipende dal temperamento”.

Lo sguardo dell’ex tecnico si allarga poi al calcio italiano nel suo insieme, con toni decisamente più duri. Sul rifiuto allo stage della Nazionale in vista dei playoff non fa sconti. “Poi non lamentiamoci se i risultati sono quelli che sono. Già due volte non siamo andati ai Mondiali, non vorrei che fosse la terza. Sarebbe una cosa gravissima”. Il problema, per Bianchi, è strutturale. “Ci sono squadre con dieci stranieri e un italiano. Bisogna avere buonsenso e creare giocatori nei vivai. Se non andiamo ai Mondiali, non possiamo parlare di scandalo”.

Il discorso si chiude con una riflessione simbolica sul Como, oggi squadra internazionale. “Mi fa piacere per Como, lì ho vissuto belle soddisfazioni, ma è completamente diverso da allora. Oggi è una multinazionale, la prendiamo per quello che è”. E il giudizio finale è netto. “Se devo vedere gli stranieri, mi guardo la Premier o la Liga. Se trovo una squadra con molti italiani, quella la guardo volentieri”.

Smantellata la banda dei cavalli di ritorno: 8 arresti

Nelle prime ore di oggi, 12 gennaio 2026, i Carabinieri della Compagnia di Castello di Cisterna  hanno eseguito un’importante operazione anticrimine, dando attuazione a otto misure cautelari disposte dal GIP del Tribunale di Nola su richiesta della locale Procura della Repubblica.

L’indagine, coordinata dal Procuratore di Nola e condotta dalla Sezione Operativa di Castello di Cisterna, ha portato alla luce e documentato la fitta attività di un’associazione a delinquere specializzata in furti di autovetture e nella successiva richiesta di un riscatto per la loro restituzione, la cosiddetta tecnica del “cavallo di ritorno”.

Nel mirino della giustizia sono finite otto persone, ritenute gravemente indiziate di associazione per delinquere finalizzata a furti ed estorsioni. Per quattro di loro il GIP ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, mentre per le altre quattro sono stati disposti gli arresti domiciliari.

L’attività investigativa, partita da numerose denunce di furto, ha permesso di ricostruire un quadro operativo articolato. Secondo gli accusatori, il sodalizio criminale avrebbe messo a segno ben 56 furti di automobili.

In sei casi, i ladri sarebbero passati alla fase successiva del loro “business”, contattando i proprietari delle vetture per estorcere denaro in cambio della loro restituzione: tre tentativi di estorsione e tre andati a buon fine.

Le indagini hanno avuto un impulso decisivo con l’arresto in flagranza di quattro persone, colte durante un furto. Le successive attività di perquisizione e monitoraggio hanno portato al rinvenimento di sette autovetture rubate, già “riciclate” con targhe clonate, e all’individuazione di officine meccaniche ritenute “compiacenti” e dedite al riciclaggio e alla ricettazione delle auto rubate o delle loro parti.

Un dato che desta particolare allarme, emerso dalle indagini, riguarda la scelta delle vittime: molte delle auto sottratte dall’associazione erano infatti parcheggiate nelle vicinanze dell’ospedale di Nola e in una clinica medica di Ottaviano, ed erano proprietà di persone sottoposte a lunghe cure.

Luoghi che dovrebbe essere sinonimo di sicurezza e dove i proprietari, spesso parenti di pazienti o operatori sanitari, sono più vulnerabili e distratti.

L’operazione di questa mattina rappresenta un colpo significativo a un fenomeno criminoso particolarmente odioso, che unisce al danno materiale del furto l’aggressione psicologica ed economica dell’estorsione, sfruttando il legame affettivo e di necessità che le persone hanno con il proprio mezzo di trasporto.

Napoli, addio a Luigi Nicolais: scienziato prestato alla politica che guidò il CNR e l’innovazione italiana

Napoli – Il mondo della scienza e quello della politica italiana perdono uno dei loro interpreti più autorevoli e poliedrici. All’età di 83 anni si è spento Luigi Nicolais, figura cardine che ha saputo coniugare la rigorosa ricerca accademica con l’impegno civile ai massimi livelli dello Stato.

Ingegnere chimico di fama internazionale e professore emerito dell’Università Federico II di Napoli, Nicolais lascia un vuoto incolmabile in quel delicato punto d’incontro tra laboratorio e gestione della cosa pubblica.

Una carriera tra molecole e riforme

Luigi Nicolais non è stato solo un uomo di numeri e formule. Il suo percorso istituzionale lo ha visto protagonista della stagione del governo Prodi II, dove ha ricoperto l’incarico di Ministro per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione. La sua missione era chiara: modernizzare la macchina statale attraverso la lente dell’efficienza tecnologica.

La sua dedizione alla scienza ha trovato la massima espressione nella presidenza del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), guidato dal 2012 al 2016. In quegli anni, Nicolais si è speso per rimettere la ricerca al centro dell’agenda politica, consapevole che il futuro del Paese dipendesse dalla capacità di innovare.

Le tappe di un impegno costante:
Accademia: Docente di spicco alla Federico II di Napoli, mentore per generazioni di ricercatori.

Regione Campania: Assessore nella giunta Bassolino (2000-2005), dove ha gettato le basi per i distretti tecnologici regionali.

Parlamento: Deputato dal 2008 al 2012, portando le istanze della comunità scientifica tra i banchi di Montecitorio.

Anni recenti: Consigliere per la ricerca del Ministero dell’Università, mantenendo un ruolo attivo fino all’ultimo.

Il cordoglio delle istituzioni

La notizia della sua scomparsa ha suscitato profonda commozione in tutto l’arco costituzionale. La Ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, lo ha ricordato con parole di grande stima, sottolineando non solo il valore professionale, ma anche quello umano.

“Ci mancheranno il suo talento e la sua intelligenza senza tempo, ma anche la sua rara gentilezza. Luigi Nicolais è stato uno scienziato straordinario che ha saputo rappresentare al meglio l’Italia negli organismi europei per l’innovazione.” — Anna Maria Bernini, Ministra dell’Università e della Ricerca

Anche il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, ha voluto rendere omaggio al professore, definendolo “un vero esempio di politica fatta al servizio della società”, ricordando come Nicolais fosse un punto di riferimento non solo per i colleghi, ma soprattutto per gli studenti.

L’eredità scientifica e umana
Nicolais non è stato solo un burocrate o un politico di carriera, ma un pioniere nella scienza dei materiali. Le sue ricerche hanno contribuito a posizionare l’Italia in segmenti d’eccellenza globale, dimostrando che l’innovazione non è un concetto astratto, ma un processo che richiede visione, pazienza e, come lui stesso amava ricordare, “passione e fantasia”.

Con la sua scomparsa, Napoli perde uno dei suoi figli più illustri e il Paese un servitore dello Stato che ha sempre creduto che il progresso, per essere tale, debba essere guidato dalla competenza e dall’umanità.

Terra dei Fuochi, stop alla filiera degli scarti tessili: sequestrate sei fabbriche e una discarica abusiva

Caivano – Un sistema “ben collaudato” per soffocare il territorio sotto una montagna di scarti tessili. È quanto emerso dall’ultima operazione della Procura di Napoli Nord, che all’alba di oggi ha dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo d’urgenza.

Nel mirino degli inquirenti è finita un’intera filiera illegale che partiva dai tavoli da taglio di sei opifici e terminava nelle campagne di Caivano, trasformate in una discarica a cielo aperto.

La ricostruzione della filiera sporca

L’indagine, coordinata dalla Procura e condotta dai Carabinieri del NIPAAF di Napoli insieme ai militari di Caivano, ha utilizzato tecnologie avanzate per monitorare i movimenti sospetti. Grazie all’uso di droni, sistemi di geolocalizzazione satellitare e l’analisi minuziosa delle telecamere di videosorveglianza, gli investigatori hanno ricostruito il percorso dei rifiuti a ritroso.

Al vertice della piramide figurano sei opifici industriali situati tra Sant’Arpino, Grumo Nevano e Frattaminore. I gestori di queste attività, invece di smaltire regolarmente gli scarti di lavorazione tramite canali certificati, si affidavano a un intermediario italiano senza alcuna autorizzazione ambientale.

Quest’ultimo prelevava i rifiuti direttamente nelle fabbriche per poi trasportarli in un “punto di stoccaggio intermedio”: un seminterrato a Grumo Nevano.

Il trasbordo e l’abbandono ai Regi Lagni

Nel seminterrato avveniva la seconda fase dell’illecito. Qui, con la complicità di due cittadini di nazionalità rumena, i sacchi venivano trasbordati su altri veicoli pronti per la fase finale: l’abbandono definitivo. Il luogo prediletto per lo sversamento era la Strada Vicinale dei Regi Lagni a Caivano.

In almeno sette occasioni documentate, sono stati scaricati circa 200 sacchi di nylon di enormi dimensioni, contenenti scarti tessili che hanno generato una vera e propria discarica abusiva, contribuendo al degrado di un’area già pesantemente colpita dal fenomeno dei roghi e degli sversamenti illegali.

Il bilancio del blitz

Il provvedimento eseguito oggi dai Carabinieri (con il supporto dei nuclei di Caserta e dell’Ispettorato del Lavoro) ha portato al sequestro di:

6 opifici tessili produttori dei rifiuti;

2 veicoli utilizzati per il trasporto illecito;

1 locale seminterrato adibito a stoccaggio e trasbordo.

Oltre ai reati ambientali, i militari hanno avviato verifiche approfondite sulla sicurezza e l’igiene nei luoghi di lavoro all’interno delle fabbriche sequestrate. L’ufficio di Procura ha già trasmesso la richiesta di convalida al GIP del Tribunale di Napoli Nord.

Per gli indagati vige la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, ma il colpo inflitto al sistema di smaltimento illegale nell’area a nord di Napoli resta di estrema rilevanza per la tutela del territorio.

Macerata Campania, l’incubo non finisce: 42enne viola i divieti e aggredisce l’ex moglie

Macerata Campania– Le misure cautelari non sono bastate a fermarlo, né il dispositivo elettronico alla caviglia è riuscito a dissuaderlo. È una notte di paura quella vissuta a Macerata Campania, dove la spirale della violenza di genere ha rischiato di aggiungere un altro tragico capitolo alle cronache locali.

I Carabinieri della stazione locale hanno tratto in arresto un 42enne del posto, accusato di aver violato flagrantemente i provvedimenti a tutela della sua ex moglie e di averla aggredita fisicamente.

La violazione dei divieti

L’uomo non era un volto nuovo per le forze dell’ordine, né la situazione familiare era sconosciuta agli inquirenti. Sul 42enne pendevano già misure restrittive severe: l’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.

Per garantire il rispetto di queste disposizioni, l’autorità giudiziaria aveva disposto anche l’applicazione del braccialetto elettronico. Inoltre, l’uomo era sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, un quadro che delinea una pericolosità sociale già acclarata.

La dinamica dell’aggressione

Nonostante questo “cordone di sicurezza” giudiziario, nel corso della notte l’indagato ha deciso di infrangere ogni prescrizione. Secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, l’uomo si è recato dalla ex coniuge. L’incontro, lungi dall’essere pacifico, è degenerato rapidamente in violenza fisica.

Non sono ancora stati resi noti i dettagli sulle condizioni di salute della donna, ma l’azione dell’uomo conferma la difficoltà, spesso riscontrata, nel contenere soggetti determinati a reiterare comportamenti violenti nonostante i monitoraggi elettronici.

L’intervento e l’arresto

Provvidenziale è stato l’intervento dei Carabinieri della stazione di Macerata Campania. I militari, allertati della situazione, sono giunti tempestivamente sul posto riuscendo a bloccare l’aggressore prima che la situazione potesse precipitare ulteriormente.

L’uomo è stato immediatamente dichiarato in arresto per la violazione dei provvedimenti. Su disposizione del Magistrato di turno, il 42enne è stato sottoposto al regime degli arresti domiciliari, in attesa di comparire davanti al giudice per il rito direttissimo che si terrà nelle prossime ore.

Resta alta l’attenzione degli investigatori per garantire la sicurezza della vittima, in un territorio, quello del casertano, dove l’Arma è costantemente impegnata nel contrasto ai reati da “codice rosso”.

Incendio doloso a Monte di Procida: auto date alle fiamme, 40enne ai domiciliari

Monte di Procida – I Carabinieri della locale Stazione hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di un 40enne del posto, ritenuto gravemente indiziato di incendio doloso di autovetture.
Il provvedimento, emesso su delega della Procura della Repubblica di Napoli, arriva al termine di un’articolata indagine coordinata dalla magistratura inquirente. L’episodio contestato risale alla notte del 10 ottobre, quando – in una via del centro abitato – un’autovettura regolarmente parcheggiata è stata intenzionalmente data alle fiamme.
Il rogo, propagatosi con rapidità, ha coinvolto altri veicoli vicini, creando una situazione di concreto pericolo per la pubblica incolumità e per le abitazioni limitrofe.Gli investigatori hanno ricostruito i fatti partendo dalle immagini dei sistemi di videosorveglianza installati nella zona, integrate da riscontri testimoniali e da un accurato monitoraggio dei movimenti dell’indagato prima e dopo l’evento criminoso.
Il quadro indiziario emerso – giudicato grave, preciso e concordante dal gip – ha portato all’emissione della misura cautelare.L’uomo, residente a Monte di Procida, è ora ristretto in regime di domiciliari in attesa dello sviluppo delle indagini preliminari.Si ricorda che, come per ogni procedimento penale in fase di indagine, la persona sottoposta alla misura resta da considerarsi presunta innocente fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

Scopri il corso Entity Framework: scegli il percorso giusto per te

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Cosa ti offre davvero un corso Entity Framework? Spoiler: più di quanto pensi

Parliamoci chiaro: chi si approccia a un corso Entity Framework spesso parte con un’idea un po’ riduttiva. “Imparerò a gestire database con .NET, punto.” Ma la realtà è ben più ricca. Questi corsi non si limitano a insegnarti i concetti base del mapping o delle query LINQ. Ti aiutano a ragionare da sviluppatore moderno, pronto a gestire scenari reali dove performance, pulizia del codice e manutenibilità sono al centro.

Un corso Entity Framework fatto bene ti apre la mente, ti introduce ai concetti chiave dell’ORM di casa Microsoft, ma soprattutto ti insegna a scrivere codice che parla con i database senza inciampare in mille problemi. Si va dalla teoria all’applicazione concreta, passando per pattern, casi d’uso ed errori comuni da evitare. Quello che ricevi è un bagaglio che va oltre la libreria in sé: è una marcia in più nel tuo profilo da dev.

Dove trovare i migliori corsi Entity Framework: online, in aula o on demand?

La domanda è più che lecita: oggi il mercato dei corsi Entity Framework è vasto, frammentato e pieno di opzioni. Ma non tutte sono adatte a ogni tipo di studente. Se cerchi flessibilità totale, gli online self-paced fanno per te. Se invece hai bisogno del contatto umano, meglio puntare su corsi in aula o in live streaming con tutor.

Le piattaforme online ti permettono di apprendere a tuo ritmo, in qualsiasi momento, anche dal divano. Perfette se hai un lavoro, un progetto o una vita piena. I corsi in aula, invece, ti danno il confronto diretto, la possibilità di fare domande dal vivo, e spesso anche l’energia del gruppo. E poi ci sono i corsi on demand con supporto, una via di mezzo che può fare la differenza. Il punto è capire dove ti trovi meglio, perché il miglior corso Entity Framework non è quello più costoso, ma quello che si adatta a te.

Come scegliere un corso Entity Framework senza impazzire tra mille opzioni

Spoiler: non esiste il corso perfetto, ma esiste quello giusto per te. Scegliere un corso Entity Framework può sembrare un’impresa, soprattutto se non hai ben chiari i tuoi obiettivi. Vuoi solo imparare a usarlo per un progetto? O vuoi inserirlo nel tuo bagaglio professionale per ambire a un ruolo da dev backend .NET?

La chiave è leggere tra le righe: guarda i programmi, verifica che si parli anche di best practices, che ci sia un focus sulla pratica e non solo sulla teoria. Controlla se si usano versioni aggiornate del framework e se vengono trattati argomenti come Entity Framework Core, performance tuning e migrazioni. Occhio anche all’insegnante: la sua esperienza reale conta eccome. Alla fine, un corso Entity Framework che ti guida in modo chiaro, pratico e concreto è quello che ti farà davvero crescere.

Quando è il momento giusto per iniziare un corso Entity Framework? Subito o mai?

Aspettare il momento perfetto è spesso solo un modo elegante per rimandare. La verità è che, se stai pensando di fare un corso Entity Framework, probabilmente sei già pronto. Che tu stia iniziando con .NET o che tu voglia semplicemente approfondire la gestione dei dati, non esiste un prima o un dopo ideale. C’è solo il tuo adesso.

Iniziare ora ti permette di salire di livello in tempi brevi. Ti accorgerai che molti concetti diventano più chiari man mano che li usi. E più aspetti, più ti troverai a dover colmare gap tecnici che altri già hanno superato. Il corso Entity Framework, se ben strutturato, ti accompagna passo passo e ti dà subito strumenti utilizzabili sul campo. Meglio partire, inciampare, correggere, che restare fermi. Anche perché nel tech chi si ferma è perduto.

Perché un corso Entity Framework può svoltarti la carriera (anche se sei junior)

Non è un’esagerazione: un corso Entity Framework può fare la differenza tra restare in un ruolo base e iniziare a crescere. Perché? Perché chi sa maneggiare bene un ORM come EF ha un vantaggio competitivo. Le aziende cercano sviluppatori che sappiano gestire il rapporto tra codice e database in modo pulito, scalabile, performante.

Anche se sei junior, avere nel tuo bagaglio un corso Entity Framework ti dà credibilità. Dimostra che sai usare strumenti professionali, che hai investito nella tua formazione e che sei pronto a lavorare su progetti veri. Non si tratta solo di sapere dove mettere un DbSet, ma di capire quando usare lazy loading, come gestire le relazioni e come evitare query inefficienti. Tutti skill che fanno gola a chi assume.

Corso Entity Framework: 5 cose da sapere prima di iscriverti

Prima di cliccare su “acquista”, ci sono alcune cose che è bene avere chiare. Un corso Entity Framework, per quanto utile, richiede un minimo di base: conoscere C#, avere confidenza con SQL, e possibilmente aver già messo mano a progetti .NET. Senza questi elementi, rischi di perdere il filo.

Seconda cosa: non tutti i corsi parlano la stessa lingua. Alcuni sono pensati per chi lavora già nel settore, altri sono più introduttivi. Serve quindi capire il proprio livello. Terzo punto: la pratica. Teoria sì, ma il valore vero lo trovi quando il corso Entity Framework ti mette davanti a casi reali. Quarto: il supporto. Meglio un corso con forum, gruppo o feedback diretto. Ultimo punto? Verifica che il contenuto sia aggiornato. Entity Framework evolve, e tu vuoi essere al passo.

Il tuo corso Entity Framework? Scoprilo con Sviluppatore Migliore

Se sei arrivato fin qui, vuol dire che l’idea di seguire un corso Entity Framework ti stuzzica davvero. E allora perché non partire col piede giusto? Su Sviluppatore Migliore trovi un approccio chiaro, onesto, senza fronzoli. L’obiettivo non è venderti promesse, ma aiutarti a orientarti.

Qui si parla la lingua degli sviluppatori. Nessun tecnicismo inutile, nessuna fuffa motivazionale. Solo informazioni vere, consigli utili e un punto di partenza solido per scegliere consapevolmente il tuo corso Entity Framework. Dai un’occhiata: potresti trovare esattamente ciò che cercavi, anche se ancora non lo sapevi.

Napoli, tentano di incendiare portone dove vive uno dei giovani fermati per accoltellamento di Bruno Petrone

Napoli – Un tentativo di incendio doloso è stato registrato nella notte a Napoli, dove ignoti hanno cercato di appiccare le fiamme al portone d’ingresso di un’abitazione.

Nel palazzo vive la famiglia di uno dei giovani coinvolti nel ferimento di Bruno Petrone, il calciatore 18enne accoltellato nella notte tra il 26 e il 27 dicembre in via Bisignano, nel quartiere Chiaia, nel cuore della movida cittadina.

Il giovane atleta, colpito durante una lite, è stato dimesso dall’ospedale solo pochi giorni fa dopo le cure ricevute. E ieri è andato insieme con la mamma ad assistere alla partita dell’Angri, la squadra di Eccellenza nella quale milita.

Sull’accoltellamento, al termine di indagini coordinate dalla Procura di Napoli, i carabinieri hanno fermato quattro ragazzi e denunciato un quinto. Tra i fermati figura anche uno dei residenti dell’abitazione presa di mira nel tentato incendio.

Per i quattro giovani il giudice per le indagini preliminari ha disposto la misura cautelare in carcere con l’accusa di tentato omicidio. Gli investigatori stanno ora verificando se il gesto intimidatorio avvenuto nella notte sia direttamente collegato alla vicenda dell’accoltellamento o se si tratti di un episodio autonomo.