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Ridurre gli sprechi alimentari in Campania: idee pratiche per riutilizzare la panna montata in eccesso

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Lo spreco alimentare è una questione sempre più rilevante anche nelle famiglie campane, dove la cucina casalinga resta un pilastro della vita quotidiana. Tra gli alimenti che più spesso finiscono inutilizzati ci sono i prodotti freschi, come la panna montata avanzata dopo dolci, feste o ricorrenze. Comprendere come riutilizzarla in modo sicuro e creativo permette di ridurre gli sprechi e valorizzare le risorse già presenti in casa. In questo contesto, l’informazione pratica gioca un ruolo fondamentale.

Panna montata avanzata: perché non va sprecata

La panna montata, se conservata correttamente, può essere riutilizzata entro un breve periodo senza compromettere qualità e sicurezza. Molti consumatori la considerano un prodotto “usa e getta”, ma in realtà può diventare un ingrediente versatile. Riutilizzarla significa non solo risparmiare, ma anche sperimentare nuove preparazioni dolci e salate. Una maggiore consapevolezza domestica contribuisce a un approccio più sostenibile all’alimentazione.

Dalla cucina di casa alla filiera alimentare

Il tema del riutilizzo degli alimenti si inserisce in una riflessione più ampia che riguarda l’intera filiera, dalla produzione al consumo finale. Anche strumenti e forniture utilizzati in ambito professionale stanno diventando più accessibili e conosciuti dal grande pubblico. In questo scenario, realtà specializzate come quelle che operano nel settore delle diventa distributore Exotic Whip rappresentano un esempio di come l’innovazione alimentare possa dialogare con le esigenze quotidiane, mantenendo standard di sicurezza e qualità.

Idee dolci per riutilizzare la panna montata

Uno dei modi più semplici per sfruttare la panna avanzata è inserirla in preparazioni dolci veloci. Non è necessario essere pasticceri esperti per ottenere buoni risultati. Con pochi ingredienti, la panna può trasformarsi in nuove ricette da colazione o dessert.

Alcune soluzioni pratiche includono:

  • Farcitura per torte semplici o crostate già cotte
  • Aggiunta a macedonie di frutta fresca di stagione
  • Base per mousse rapide con cioccolato o caffè
  • Accompagnamento per biscotti secchi o dolci tradizionali

Queste opzioni consentono di consumare il prodotto in tempi brevi, evitando il deterioramento.

Utilizzi salati meno conosciuti

Sebbene sia più comune l’uso dolce, la panna montata può trovare spazio anche in ricette salate, se non zuccherata. In piccole quantità, può arricchire piatti semplici, donando cremosità e gusto. È importante abbinarla correttamente per non alterare l’equilibrio della ricetta.

Esempi di utilizzo includono:

  • Mantecatura finale di risotti delicati
  • Aggiunta a vellutate di verdure
  • Base per salse leggere da accompagnare a piatti di pesce
  • Supporto per ripieni morbidi di torte salate

L’uso consapevole permette di sperimentare senza eccessi.

Conservazione corretta e sicurezza alimentare

Uno degli aspetti più importanti riguarda la conservazione della panna montata avanzata. La sicurezza alimentare deve rimanere una priorità, soprattutto in un contesto domestico. La panna va sempre riposta in frigorifero, in un contenitore ermetico, e consumata entro 24-48 ore.

Di seguito una tabella riepilogativa utile:

Aspetto Indicazione consigliata
Temperatura di conservazione 0–4 °C
Contenitore Ermetico e pulito
Tempo massimo di utilizzo 48 ore
Odore o colore alterato Da non consumare

Seguire queste semplici regole riduce il rischio di contaminazioni.

Educazione alimentare e attenzione allo spreco

Ridurre lo spreco non è solo una questione economica, ma anche culturale. In Campania, dove la tradizione gastronomica è profondamente radicata, recuperare e valorizzare gli ingredienti è parte della storia culinaria locale. Trasmettere queste buone pratiche anche alle nuove generazioni aiuta a creare maggiore responsabilità verso il cibo. L’informazione resta uno strumento essenziale per diffondere comportamenti più sostenibili.

Un approccio pratico e consapevole in cucina

Integrare il riutilizzo della panna montata nella routine domestica non richiede grandi cambiamenti, ma solo un po’ di attenzione e creatività. Ogni piccolo gesto contribuisce a ridurre gli sprechi e a dare nuovo valore agli alimenti. In un periodo in cui il costo della vita e l’attenzione alla sostenibilità sono temi centrali, anche le scelte quotidiane in cucina assumono un significato più ampio.

 

Napoli, sparatoria di piazza Carolina: si è costituito Jhonny Percich

Napoli – Si è costituito nella notte nel carcere di Secondigliano, a Napoli, Jhonny Percich, per l’anagrafe Vincenzo Giovanni Percich Lucci, 19 anni uno dei tre maggiorenni indagati per la sparatoria avvenuta in zona Chiaia tra l’11 e il 12 dicembre scorsi, nel pieno della movida cittadina.

Il giovane era destinatario di un decreto di fermo emesso nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli e dalla Procura per i minorenni.

Gli inquirenti hanno reso noto che lo scorso 10 gennaio la polizia aveva già eseguito sette provvedimenti di fermo nei confronti di altrettanti indagati: quattro minorenni e tre maggiorenni. Tutti sono accusati, in concorso tra loro, di tentato omicidio e di porto e detenzione illegale di armi da fuoco, con l’aggravante delle modalità mafiose.

Uno dei quattro minorenni risulta tuttora irreperibile. In carcere ci sono da tre giorni oltre ai tre minorenni anche i due maggiorenni Carlo Forte, amico e sodale di Percich e il rivale Mario Pugillo.

Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile, hanno permesso di ricostruire l’episodio grazie anche alle immagini dei sistemi di videosorveglianza. Secondo quanto accertato, un gruppo di giovani provenienti dai Quartieri Spagnoli avrebbe aperto il fuoco contro alcuni coetanei appartenenti a un gruppo del Pallonetto di Santa Lucia, in piazza Carolina, nel cuore di Napoli.

Gli spari, esplosi ad altezza d’uomo, avevano — secondo gli investigatori — una chiara finalità omicidiaria. Alla prima raffica avrebbe fatto seguito una reazione armata da parte dell’altro gruppo, con colpi esplosi durante la fuga a scopo intimidatorio.

L’episodio si inserisce in un più ampio quadro di contrasti tra bande giovanili legate a diversi quartieri limitrofi del centro cittadino.

Nella giornata di ieri il giudice ha convalidato i fermi di due maggiorenni e di tre minorenni arrestati, disponendo per i primi la custodia cautelare in carcere e per i secondi la detenzione in un istituto penale per minorenni.

Le indagini sono coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia e dalla Procura per i minorenni di Napoli. Gli investigatori della Squadra Mobile, con il supporto dei commissariati San Ferdinando e Montecalvario, contestano a vario titolo i reati di tentato omicidio, porto e detenzione di arma da fuoco in concorso, con l’aggravante delle modalità mafiose.

La dinamica: due gruppi e la raffica in mezzo alla folla

La ricostruzione investigativa parla di un conflitto tra giovanissimi legati a zone diverse del centro storico: da un lato ragazzi provenienti dai Quartieri Spagnoli, dall’altro coetanei ritenuti riferibili all’area del Pallonetto di Santa Lucia.

In piazza Carolina, in una fascia oraria in cui l’area era ancora frequentata, sarebbero partiti i primi colpi “ad altezza d’uomo”, con un’intenzione definita dagli inquirenti come chiaramente omicidiaria. Alla raffica sarebbe seguita la risposta armata del gruppo rivale, con ulteriori esplosioni di colpi anche nelle fasi successive.

Le telecamere di videosorveglianza, secondo la Polizia, avrebbero permesso di ricostruire l’intera sequenza e di identificare i giovani ritenuti “gravemente indiziati”. L’episodio viene inquadrato in una catena di tensioni tra gruppi criminali giovanili che gravitano su quartieri differenti ma limitrofi, un fenomeno che negli ultimi mesi ha rialzato il livello di allarme nel centro cittadino.

Il ricorso annunciato: “Non c’è certezza nelle immagini”

Sul fronte difensivo, l’avvocato Giuseppe De Gregorio ha annunciato ricorso al Tribunale del Riesame per uno dei minorenni coinvolti. Secondo quanto riferito dal legale, il fermo non sarebbe stato convalidato dal gip dei minorenni, ma il ragazzo sarebbe stato comunque sottoposto a misura cautelare in istituto penale minorile in attesa di ulteriori chiarimenti.

La difesa contesta la tenuta del quadro indiziario fondato sui frame di videosorveglianza: nella ricostruzione, sostiene De Gregorio, si parlerebbe di “verosimiglianza” e non di certezza.

Al minorenne assistito viene contestato, in particolare, il concorso nei reati di porto e detenzione di arma. L’inchiesta, intanto, prosegue per definire ruoli e responsabilità individuali e per chiarire la sequenza completa degli spari, compresi quelli esplosi successivamente verso l’area dei Quartieri Spagnoli e l’episodio, emerso nelle informative, dei colpi contro l’abitazione di un diciottenne ritenuto coinvolto.

 

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The Jackal al Nest: confessioni, risate e sold out per “Una serata al Nest con…”

Napoli -Domenica 18 gennaio, alle ore 18, il Nest accoglie uno degli appuntamenti più attesi della sua stagione culturale: “Una serata al Nest con…”, format ormai diventato un punto di riferimento, che negli anni ha portato sul palco artisti di rilievo internazionale. Protagonisti dell’incontro saranno The Jackal, il collettivo comico napoletano che ha rivoluzionato il linguaggio della comicità italiana tra web, televisione e cinema.

Attraverso racconti, aneddoti personali e le domande dei #GiovaniONest, Fabio Balsamo, Gianluca Fru e Ciro Priello metteranno momentaneamente da parte i panni dell’attore per lasciarsi andare a una conversazione sincera e intensa, ripercorrendo le tappe fondamentali della loro carriera e svelando aspetti inediti della loro vita professionale e privata. Lo spettacolo ha registrato il tutto esaurito a poche ore dall’annuncio, confermando il forte legame tra il gruppo e il pubblico.

Dalla rete al piccolo schermo, una storia di successo

The Jackal raggiungono la popolarità grazie a “Lost in Google”, prima web-serie interattiva, e soprattutto con i video cult “Gli effetti di Gomorra sulla gente”, capaci di superare i 10 milioni di visualizzazioni su YouTube. La parodia intelligente e la satira sottile diventano presto il loro marchio di fabbrica.

Nel 2017 arriva il debutto cinematografico con Addio Fottuti Musi Verdi, diretto da Francesco Ebbasta e prodotto da Cattleya. Il sodalizio con Ebbasta prosegue nel 2021 con Generazione 56K, la prima serie Netflix del gruppo, che vede Fru e Fabio come co-protagonisti.

Tra i format più iconici spicca Il Divano Sanremo, nato nel 2019 e diventato un vero e proprio fenomeno mediatico: una settimana di commenti al Festival della Canzone Italiana, tra ironia e ospiti illustri. Durante la pandemia, The Jackal raccontano l’emergenza con il programma Tanto non uscivo lo stesso su RaiPlay e con il video per ActionAid Le cose che non ci hanno detto sulla quarantena.

Negli anni, il gruppo amplia il proprio raggio d’azione puntando su contenuti cross-mediali: dai social ai podcast, con Tutto Sanremo ma dura meno e Biscottis: storie dell’internet, fino a Twitch con LaLa Live. Nel 2021 arrivano anche alla telecronaca con Europei a Casa The Jackal su RaiPlay, commentando le partite di Euro 2020.

Il percorso si arricchisce con la pubblicazione del libro Non siamo mai stati bravi a giocare a pallone. Così abbiamo aperto un canale YouTube (Rizzoli), e con la consacrazione televisiva: Fabio e Ciro conducono Name That Tune e The Floor, mentre Fru e Aurora partecipano a Pechino Express e conducono Italia’s Got Talent.

Nel 2023 debutta su Prime Video Pesci Piccoli – Un’agenzia, molte idee, poco budget, prima serie scritta e prodotta dal collettivo, seguita nel 2025 dalla seconda stagione. Lo sguardo è già rivolto al futuro: nella primavera 2026 The Jackal torneranno in prima serata su Rai2 con Stasera a letto tardi, nuovo programma che li vedrà per la prima volta tutti e quattro alla conduzione.

Al Nest, intanto, li attende un pubblico pronto ad ascoltare la loro storia, questa volta senza filtri.

Aversa, 13enne ucciso a coltellate: dopo 13 anni assolto l’unico imputato

Si chiude dopo quasi tredici anni una delle vicende giudiziarie più dolorose e controverse del territorio casertano. La Corte di Appello di Napoli ha assolto l’unico imputato per l’omicidio di Emanuele Di Caterino, il 13enne ucciso a coltellate il 7 aprile del 2013 ad Aversa, durante una lite tra ragazzi poco più che adolescenti.

L’imputato, oggi 29enne ma all’epoca dei fatti ancora minorenne, era accusato di aver colpito mortalmente il giovane al culmine di un alterco scoppiato in strada. Una tragedia che sconvolse la comunità aversana e aprì un lungo e complesso iter giudiziario, segnato da sentenze contrastanti, rinvii e nuovi giudizi.

Nel corso degli anni il procedimento ha attraversato diversi gradi di giudizio, con una prima condanna, successive impugnazioni e un nuovo processo d’appello disposto per rivalutare la dinamica dei fatti e la posizione dell’imputato. Al centro del dibattimento, la ricostruzione della rissa e la valutazione della responsabilità penale in un contesto di violenza improvvisa tra giovanissimi.

Nell’ultima udienza, il sostituto procuratore generale aveva chiesto l’assoluzione, ritenendo che l’accoltellamento fosse avvenuto in una situazione di legittima difesa. Una tesi accolta dai giudici della Corte di Appello di Napoli, che hanno assolto l’imputato, mettendo così la parola fine a un procedimento durato oltre un decennio.

Alla lettura del dispositivo, in aula si è consumato un momento di forte tensione. La madre di Emanuele Di Caterino, distrutta dal dolore e dalla rabbia, ha urlato “vergogna” rivolgendosi ai giudici. Un grido che ha riassunto la sofferenza di una famiglia che, dopo tredici anni di attesa, vede chiudersi il processo senza una condanna.

Con questa sentenza cala definitivamente il sipario giudiziario su una tragedia che resta, comunque, una ferita aperta nella memoria della città di Aversa.

Tutto come previsto: Antonio Conte squalificato per due giornate

Napoli– Non ci sarà Antonio Conte in panchina per i prossimi due turni di campionato. Il Giudice Sportivo ha usato il pugno di ferro contro l’allenatore del Napoli, squalificato per due giornate a seguito del referto incandescente arrivato dopo la sfida contro l’Inter, prima gara del girone di ritorno. Oltre allo stop forzato, il tecnico dovrà versare un’ammenda di 15mila euro.

I fatti e le motivazioni Il nervosismo è esploso al 26’ della ripresa. Secondo quanto riportato nella decisione ufficiale, Conte avrebbe rivolto espressioni ingiuriose verso gli ufficiali di gara, scatenando l’inevitabile cartellino rosso.

Tuttavia, è ciò che è accaduto dopo l’espulsione ad aver aggravato la sanzione: il tecnico ha calciato via un pallone in segno di plateale protesta prima di dirigersi con “fare intimidatorio” a stretto contatto con il Quarto Ufficiale.

Il caos nel tunnel La sfuriata non si è esaurita sul rettangolo verde. Il comunicato sottolinea come l’intervento dei dirigenti azzurri sia stato necessario per allontanare l’allenatore dal campo.

La tensione è poi proseguita nel tunnel degli spogliatoi dove, sotto gli occhi dei collaboratori della Procura Federale, Conte avrebbe reiterato gli insulti nei confronti dell’intera squadra arbitrale.

Un’assenza pesante per il Napoli, che dovrà fare a meno del suo leader carismatico nel cuore del girone di ritorno.

Sorrento, aggredisce la compagna: 26enne arrestato grazie all’aiuto dei cittadini

Sorrento – Una notte di violenza e concitazione nel cuore di Sorrento si è conclusa con l’arresto di un 26enne di Meta, accusato di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Il bilancio parla di un militare ferito e di un intervento provvidenziale da parte di alcuni civili, che non sono rimasti a guardare davanti all’aggressione in corso.

L’aggressione e il tentativo di fuga

L’episodio è avvenuto durante un servizio di pattugliamento dei Carabinieri della Compagnia locale. Mentre percorrevano la centralissima Piazza Angelina Lauro, i militari hanno notato un uomo in evidente stato di alterazione, verosimilmente sotto l’effetto dell’alcol. Il giovane stava urlando con violenza contro la propria compagna, una ragazza di soli 18 anni, strattonandola con forza davanti ai passanti.

Alla vista dell’uniforme, il 26enne non ha accennato a calmarsi, decidendo invece di darsi alla fuga a piedi per le vie limitrofe. Una corsa durata pochi istanti: i Carabinieri lo hanno raggiunto rapidamente, ma il giovane ha reagito con estrema aggressività per evitare le manette.

La colluttazione e il supporto dei passanti

Ne è nata una dura colluttazione, durante la quale il 26enne ha tentato di divincolarsi colpendogli agenti. In questo frangente è emerso il senso civico di alcuni cittadini presenti in piazza, che sono intervenuti fisicamente a supporto dei militari per aiutare a immobilizzare il giovane.

Grazie alla manovra congiunta, l’uomo è stato finalmente bloccato e tratto in arresto. Ad avere la peggio è stato uno dei Carabinieri, che ha riportato lesioni giudicate guaribili con una prognosi di cinque giorni.

Il risvolto amaro

Nonostante la violenza subita e lo spavento, la giovanissima compagna dell’aggressore ha scelto, per il momento, di non sporgere denuncia contro il 26enne. L’arrestato resta ora a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per rispondere della violenza esercitata contro le forze dell’ordine.

Cartella clinica truccata dopo la morte di Francesca: Procura chiede 5 anni per il patron della Pineta Grande

Santa Maria Capua Vetere – Cinque anni di reclusione. È questa la richiesta formulata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di Vincenzo Schiavone, noto imprenditore della sanità campana e patron del “Pineta Grande Hospital” di Castel Volturno.

Al centro della requisitoria dei pubblici ministeri Giacomo Urbano e Gerardina Cozzolino, pronunciata questa mattina in aula, c’è l’accusa di aver orchestrato la falsificazione della cartella clinica di Francesca Oliva, la 29enne di Gricignano d’Aversa morta nel maggio 2014 per una setticemia fulminante dopo aver dato alla luce tre gemelli.

Una tragedia che scosse l’intera comunità: insieme alla madre morirono anche due dei neonati, un maschietto e una femminuccia; sopravvisse solo la terza bambina. Ma oggi, a distanza di quasi dodici anni, l’attenzione della magistratura si concentra su ciò che accadde dopo quel drammatico decesso tra le mura della clinica domiziana.

Le richieste di condanna

La scure della Procura non si è abbattuta solo su Schiavone. I pm hanno invocato pene severe anche per i tre medici accusati di complicità nel falso ideologico: 3 anni e 6 mesi per Gabriele Vallefuoco e Giuseppe Delle Donne, e 3 anni per Stefano Palmieri. Una linea dura, condivisa anche dall’avvocato di parte civile Raffaele Costanzo, che assiste i familiari della vittima, i quali chiedono giustizia da oltre un decennio.

Il “giallo” dell’antibiotico fantasma

Il cuore dell’accusa risiede in una presunta, maldestra operazione di “maquillage” sanitario. Secondo gli esiti delle indagini, la cartella clinica di Francesca Oliva sarebbe stata alterata successivamente alla morte per costruire una difesa a posteriori.

Nello specifico, sarebbe stata inserita la somministrazione di un antibiotico ad ampio spettro che, secondo gli inquirenti, non fu mai realmente iniettato alla paziente. Non solo: dal documento sarebbero stati deliberatamente cancellati riferimenti cruciali al malessere generale che la donna lamentava prima del tracollo.

L’iter giudiziario

Questo processo per falso nasce come costola del procedimento principale per omicidio colposo, conclusosi nell’ottobre 2021 con un verdetto che fece discutere: l’assoluzione di 14 medici (tra personale del Pineta Grande e dell’ospedale di Giugliano, da dove la donna proveniva).

In quella sede, il tribunale presieduto da Roberta Carotenuto stabilì che gli errori fatali furono commessi dal ginecologo di fiducia della donna, Sabatino Russo, deceduto però nel 2017 e quindi non giudicabile.

Tuttavia, se la responsabilità medica diretta fu esclusa per gli imputati, restò in piedi l’ipotesi del depistaggio documentale. Un’accusa che oggi vede alla sbarra i vertici della struttura. Stralciata, invece, la posizione di due tecnici informatici della clinica, Gianluca Salvatore Russo e Giorgio Conte, per un difetto di notifica.

Si tornerà in aula il prossimo 23 febbraio, quando la parola passerà alle difese per le arringhe finali, ultimo atto prima della sentenza.

Malore fatale al Molo Beverello: muore un clochard nel terminal aliscafi

Napoli – Un uomo è stato trovato morto nella serata di ieri all’interno del terminal degli aliscafi del Molo Beverello, principale hub dei collegamenti marittimi veloci della città. Secondo una prima ricostruzione, il decesso sarebbe stato provocato da un malore improvviso.

La vittima, un senzatetto che frequentava abitualmente la struttura, si sarebbe accasciata intorno alle 20.30 nei pressi delle biglietterie delle compagnie di navigazione. Alcuni presenti, notando l’uomo a terra privo di sensi, hanno immediatamente allertato i soccorsi.

Sul posto sono intervenuti gli operatori del 118, che hanno tentato a lungo le manovre di rianimazione, senza però riuscire a salvargli la vita. L’uomo è deceduto prima del trasporto in ospedale.

Secondo le testimonianze raccolte, si tratterebbe di un cittadino italiano di circa 65 anni, noto nell’area portuale perché solito trovare riparo all’interno del terminal. Le cause esatte del decesso sono riconducibili, al momento, a un malore di natura improvvisa.

Guiness Travel inaugura 2026: nuove partenze con accompagnatore, roadshow e vantaggi a chi prenota in anticipo

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L’inizio del 2026 segna un momento estremamente positivo per Guiness Travel. Il tour operator, specializzato nei viaggi organizzati con accompagnatore in partenza dall’Italia, ha registrato segnali di mercato incoraggianti già dai primi mesi dell’anno.

Questi risultati sono il frutto di una strategia di consolidamento ben definita, che punta sull’ampliamento delle operazioni, su una presenza capillare sul territorio e su politiche commerciali pensate per tutelare i viaggiatori e semplificare il lavoro delle agenzie di viaggio.

L’espansione delle partenze dagli aeroporti italiani

Uno dei punti cardine della nuova programmazione è la scelta di aumentare significativamente i collegamenti aerei. Guiness Travel ha esteso le partenze con accompagnatore includendo un numero maggiore di scali italiani: Milano, Venezia, Bologna, Napoli, Bari, Catania, Palermo e Cagliari.

Questa decisione nasce dalla volontà di rispondere a una precisa richiesta del mercato, ovvero rendere l’esperienza di viaggio più comoda e accessibile sin dall’inizio, evitando ai clienti lunghi trasferimenti verso gli hub principali. Nonostante la moltiplicazione dei punti di partenza, il tour operator garantisce la presenza dell’accompagnatore dall’Italia anche dagli aeroporti alternativi, mantenendo inalterati gli alti standard di assistenza e qualità che contraddistinguono il brand.

Il tour sul territorio e il dialogo con le agenzie

Parallelamente all’espansione operativa, il 2026 vede il ritorno a pieno regime del roadshow “Ci vediamo da te“. L’iniziativa, che ha già riscosso grande successo, prevede oltre cento tappe in tutta Italia.

Il format è stato ideato per mantenere un contatto diretto e costante con le agenzie di viaggio, andando oltre la classica presentazione del catalogo. Si tratta, infatti, di un’occasione di confronto e ascolto, utile per condividere strategie e rafforzare una collaborazione fondata sulla relazione personale e sulla prossimità.

I tre pilastri per la sicurezza e l’assistenza

Per l’anno in corso, Guiness Travel ha introdotto un ulteriore step strategico volto a offrire maggiori garanzie ai passeggeri e a semplificare l’operatività delle agenzie. Questo approccio si basa su tre elementi fondamentali.

Il primo è il potenziamento della polizza assicurativa, ora tra le più complete sul mercato: oltre a un massimale che arriva fino a 100.000 euro e una franchigia al 15%, il prezzo base del pacchetto include ora l’annullamento e l’interruzione del viaggio per qualsiasi motivo, compresi gli eventi di forza maggiore. Questo aiuta a tutelare maggiormente il viaggiatore e a eliminare possibili problematiche pre-partenza e in corso di viaggio.

Il secondo elemento è la gestione operativa attiva 24 ore su 24. L’accompagnatore presente in loco è costantemente supportato dallo staff remoto, permettendo la risoluzione tempestiva di eventuali imprevisti direttamente durante il tour, garantendo continuità nell’esperienza di viaggio e costanza nella qualità del servizio.

Infine, il terzo elemento riguarda la gestione delle controversie post-viaggio: l’azienda punta alla prevenzione, cercando di intervenire durante il soggiorno stesso. Nel caso eccezionale in cui emergano criticità documentate al rientro, è previsto un approccio da parte di Guiness Travel orientato alla conciliazione immediata.

Il successo delle prenotazioni anticipate

Dal punto di vista commerciale, il primo trimestre dell’anno ha evidenziato una forte accelerazione delle vendite, trainata dalla formulaUltra Prenota Prima“.

Questa promozione, valida per chi prenota entro il 28 febbraio, si conferma uno strumento molto efficace per incentivare gli acquisti e per far risparmiare i viaggiatori.

Per i viaggi in partenza ad aprile, la formula permette di bloccare il prezzo evitando rischi di adeguamenti valutari o aumenti delle tasse aeroportuali, offrendo inoltre riduzioni basate sul valore del viaggio. Per le partenze da maggio in poi, a questi vantaggi si somma un extra bonus per ogni persona.

Si tratta di una politica che premia la pianificazione anticipata, garantendo trasparenza e protezione del budget in un contesto di mercato che richiede sempre maggiore chiarezza.

Guiness Travel S.P.A.

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Via Ignazio Pettinengo 72 – 00159 ROMA

Tel. 06-43253593

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Napoli, i ladri seriali volevano colpire le ville di Fendi e del Governatore della Banca d’Italia

L’inchiesta della Procura di Napoli Nord sulle sette bande di ladri seriali che ha portato in carcere 38 persone ricostruisce la rete criminale composta dai sette sodalizi interconnessi, specializzati in furti in abitazione, ricettazione e truffe agli anziani. Monitoraggi, intercettazioni e pedinamenti hanno portato al blitz che si è consumato all’alba di oggi,

Un’indagine lunga sedici mesi: denunce, intercettazioni e pedinamenti

È partita da una singola denuncia, quella presentata il 16 giugno 2023 da una donna, vittima di un furto nella sua abitazione di Casoria, l’imponente inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli Nord e condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Napoli.

Da quel primo episodio, apparentemente isolato, gli investigatori hanno iniziato a intravedere un disegno più ampio: modalità operative ricorrenti, telefoni “dedicati”, spostamenti sospetti e una rete di soggetti che si muovevano con ruoli ben definiti.

Tra giugno 2023 e ottobre 2024 sono stati monitorati 50 soggetti e 18 veicoli. Le attività investigative hanno incluso 82 intercettazioni telefoniche, 47 acquisizioni di traffico telefonico e telematico, tre intercettazioni ambientali (tra veicoli e abitazioni), tre servizi di intercettazione telematica, due osservazioni da remoto con telecamere e 20 servizi di osservazione, controllo e pedinamento. Cinque i veicoli sottoposti a sequestro probatorio.

L’analisi incrociata di tabulati, conversazioni e immagini di videosorveglianza ha consentito agli inquirenti di attribuire ogni singolo episodio delittuoso a specifici gruppi criminali, rivelando l’esistenza di sette sodalizi autonomi ma permeabili tra loro, capaci di collaborare o scambiarsi uomini e informazioni a seconda delle occasioni.

Elemento centrale dell’indagine è stato l’uso sistematico di telefoni cellulari di vecchia generazione, spesso Nokia GSM, con SIM intestate a cittadini stranieri inesistenti. Un vero e proprio “circuito chiuso” di comunicazione, pensato per eludere controlli e infezioni da spyware.

I sopralluoghi a Fregene: ville eccellenti nel mirino

Nel corso delle indagini è emerso anche un inquietante capitolo laziale. Una delle batterie, riconducibile al gruppo guidato da Alfredo Massimo, si era spinta fino a Fregene, sul litorale romano, dove sorgono alcune delle ville più lussuose d’Italia. Tra gli obiettivi attenzionati figuravano le residenze della famiglia Fendi e quella del Governatore della Banca d’Italia.

I sopralluoghi, effettuati sia di giorno che di notte, avevano però convinto i ladri a desistere: sistemi di sicurezza avanzati, vigilanza e difficoltà logistiche avevano reso i colpi troppo rischiosi. Un dettaglio che restituisce, tuttavia, la misura dell’ambizione criminale dei gruppi e della loro capacità di pianificare colpi di alto profilo.

1) Il gruppo di Pasquale Caiazza: la batteria “familiare”

A capo del primo sodalizio individuato c’è Pasquale Caiazza, affiancato stabilmente dal padre Mauro Caiazza, detto “Maurizio”, e dal cugino acquisito Dario Marra, soprannominato “Tigre”. Un gruppo a forte connotazione familiare, rodato e particolarmente attivo.

Alle loro attività ha preso parte, in più occasioni, anche Alfredo Massimo, pur mantenendo una propria autonomia operativa. Proprio questa batteria è ritenuta responsabile del furto ai danni di Rosa Tucci, episodio che ha dato origine all’intera indagine.

Gli investigatori sono riusciti a collocare con certezza Caiazza, Marra e Massimo a Casoria il giorno del colpo, grazie all’incrocio tra tabulati telefonici e dati di localizzazione. La perizia criminale del gruppo è emersa anche nel furto del 14 novembre 2023 a Portici, in casa di Elena Dandolo: nonostante la foratura di una ruota dell’auto usata per il colpo, una Fiat Bravo, i ladri riuscirono ad asportare una cassaforte con 25mila euro in contanti.

La batteria Caiazza era in grado di commettere più furti nella stessa giornata, cambiando frequentemente SIM per depistare le indagini. I monili rubati finivano poi sul mercato nero attraverso Alessandro Russo, ricettatore di riferimento.

2) Il gruppo di Alfredo Massimo, detto “’o Gemello”

Figura centrale dell’intera inchiesta è Alfredo Massimo, detto “’o Gemello”, personaggio noto nell’ambiente criminale. Da dicembre 2023 ha iniziato a operare in autonomia con i figli Vincenzo e Alessandro Massimo e il nipote Emanuele Marotta.

Il suo gruppo si distingueva per un modus operandi più aggressivo: sopralluoghi notturni, spesso effettuati dallo stesso Massimo in solitaria, e una rete di “basisti” pronti a segnalare obiettivi appetibili. Tra questi Vincenzo Moccia, detto “Bambulella”, e Carmine Di Napoli.

Massimo veniva contattato anche da altri soggetti, come Michele Esposito, che gli indicava abitazioni e attività commerciali vulnerabili, notate durante il suo lavoro di rider. Il raggio d’azione del gruppo si estendeva ben oltre Napoli, arrivando fino a Benevento e al Lazio.

È in questo contesto che emerge il contatto con Silvio De Cubellis, pregiudicato trapiantato in provincia di Roma, che avrebbe ingaggiato Massimo per un colpo a Fregene. Un progetto abortito, ma che rivela l’alto livello delle mire criminali.

3) Il gruppo di Salvatore Di Napoli, detto “’o Nanuccio”

Il terzo sodalizio ruotava attorno a Salvatore Di Napoli, detto “’o Nanuccio”. Con lui operavano la compagna Sara Marino, il nipote Ciro Talotti, il genero Ivan Sperati e, in alcune fasi, lo stesso Alfredo Massimo.

L’arresto di Talotti, avvenuto il 9 novembre 2023 ad Angri, ha segnato un punto di svolta, incrinando gli equilibri interni. I rapporti tra Di Napoli e Massimo si sono progressivamente deteriorati, soprattutto per divergenze sulle modalità operative. Da qui la scelta di Di Napoli di affidarsi maggiormente al genero Sperati.

Il gruppo ha operato soprattutto tra la provincia sud di Napoli, il confine con Salerno, l’area vesuviana e l’agro aversano, utilizzando sistematicamente utenze Lycamobile intestate a prestanome inesistenti.

4) Il gruppo di Ciro Fabiano: gli specialisti delle serrature

All’inizio del 2024 Massimo ha valutato una collaborazione con il gruppo guidato da Ciro Fabiano, affiancato da Enrico Parisi e Maurizio Cangiano. Una batteria nota per l’elevata specializzazione nell’apertura di serrature europee di ultima generazione.

Dopo alcuni sopralluoghi congiunti, Massimo ha però preferito sfilarsi, rifiutando un ruolo secondario. Il gruppo Fabiano ha continuato a operare tra Napoli, Avellino, Benevento e, infine, Frosinone, dove è stato arrestato il 22 febbraio 2024.

Anche in questo caso, i monili rubati venivano ceduti a Alessandro Russo o alla gioielleria Gallotti del Borgo Orefici di Napoli.

5) I gruppi di Giuseppe Grammatico e Gennaro Rizzo

L’inchiesta ha poi fatto luce su altri due sodalizi. Il primo, guidato da Giuseppe Grammatico, era attivo sia nei furti in abitazione sia nelle truffe dello “specchietto” ai danni di anziani. Fondamentale per ricostruirne la struttura è stato il ritrovamento del cellulare “da lavoro” smarrito durante un furto.

Il secondo gruppo faceva capo a Gennaro Rizzo, che continuava a delinquere nonostante fosse agli arresti domiciliari, violando ripetutamente le prescrizioni. Con lui operavano Roberto Micillo e Paolo Monaco.

6) Il nuovo gruppo di Dario Marra

Sfuggito all’arresto dell’8 febbraio 2024, Dario Marra ha rapidamente riorganizzato una nuova batteria criminale nel Rione Traiano, coinvolgendo Lucio Russo, Salvatore Autiero e Aniello Di Napoli.

Marra ha continuato a utilizzare lo stesso telefono già intercettato in passato, permettendo ai carabinieri di ricostruire anche questa nuova rete. Tra i soggetti coinvolti anche Gennaro Guarracino e Maria Pia Iovine, protagonisti di almeno tre colpi prima dell’arresto.

L’elenco completo degli indagati

 

Giuseppe Agerola, nato a Napoli l’11 gennaio 1983;

Salvatore Autiero, nato a Napoli il 23 dicembre 1982;

Antonietta Caiazza, nata a Napoli il 17 gennaio 1968;

Mauro Caiazza, nato a Napoli il 21 marzo 1971;

Pasquale Caiazza, nato a Pollena Trocchia (Napoli) il 26 luglio 1994;

Maurizio Cangiano, nato a Mugnano di Napoli il 23 febbraio 1982;

Salvatore Cangiano, nato a Napoli il 26 aprile 1973;

Luigi Cavuoto, nato a Napoli il 28 giugno 1975;

Antonio Corduas, nato a Napoli il 1° ottobre 1990;

Aniello Di Napoli, nato a Napoli il 26 dicembre 1988;

Carmine Di Napoli, nato a Napoli il 26 gennaio 1956;

Salvatore Di Napoli, nato a Napoli il 28 ottobre 1960;

Michele Esposito, nato a Napoli il 6 gennaio 1984;

Ciro Fabiano, nato a Napoli il 20 luglio 1958;

Gennaro Grammatico, nato a Napoli il 5 dicembre 1981;

Giuseppe Grammatico, nato a Napoli il 4 febbraio 1977;

Gennaro Guarracino, nato a Napoli l’11 marzo 1978;

Maria Pia Iovine, nata a Napoli il 7 novembre 1998;

Antonio Leporanico, nato a Napoli l’8 marzo 1949;

Pasquale Maglione, nato a Napoli il 16 febbraio 1977;

Sara Marino, nata a Napoli il 3 marzo 1981;

Emanuele Marotta, nato a Napoli il 30 luglio 1993;

Dario Marra, nato a Napoli il 19 novembre 1987;

Alessandro Massimo, nato a Napoli il 6 settembre 1996;

Alfredo Massimo, nato a Napoli il 10 gennaio 1966;

Vincenzo Massimo, nato a Napoli il 9 maggio 1991;

Angelo Michelini, nato a Napoli il 31 gennaio 1988;

Roberto Micillo, nato a Napoli il 13 ottobre 1996;

Maurizio Minichini, nato a Napoli il 4 dicembre 1975;

Vincenzo Moccia, nato a Napoli il 19 ottobre 1975;

Paolo Monaco, nato a Napoli il 31 maggio 1964;

Enrico Parisi, nato a Napoli il 7 dicembre 1988;

Pasquale Pisa, nato a Napoli il 13 settembre 1992;

Gennaro Rizzo, nato a Napoli l’11 settembre 1980;

Alessandro Russo, nato a Napoli l’8 agosto 1990;

Lucio Russo, nato a Napoli il 21 aprile 1971;

Ivan Sperati, nato a Napoli il 21 giugno 1983;

Ciro Talotti, nato a Napoli il 2 febbraio 1983.

Precipita in un dirupo sul Monte Taburno nel Beneventano, muore in ospedale un 78enne

Si è spento in ospedale il settantottenne di Cautano, in provincia di Benevento, precipitato in un dirupo sul Monte Taburno durante una passeggiata. L’uomo era stato soccorso nella giornata di ieri dai Vigili del Fuoco e dal personale del 118, intervenuti in una zona particolarmente impervia che ha reso complesse le operazioni di recupero.

Dopo essere stato individuato e tratto in salvo, l’anziano era stato trasportato in serata all’ospedale di Benevento in condizioni gravissime. Nonostante i tentativi dei medici, è deceduto a causa delle ferite riportate nella caduta.

A far scattare l’allarme erano stati i familiari, preoccupati per il mancato rientro dell’uomo, uscito per una passeggiata sul massiccio del Taburno. Le ricerche si sono concluse con il ritrovamento nel dirupo, trasformando una giornata all’aria aperta in una tragedia.

Operata al seno cantando Vasco: la musica entra in sala operatoria al Policlinico Federico II

Il silenzio ovattato della sala operatoria lascia spazio alle note di Vita spericolata. Succede al Policlinico Federico II di Napoli, dove una paziente affronta un intervento per la rimozione di un tumore al seno cantando Vasco Rossi mentre i chirurghi lavorano. La scena, diventata virale sui social, è stata condivisa da Tommaso Pellegrino, chirurgo salernitano in servizio alla Breast Unit dell’azienda ospedaliero-universitaria partenopea.

Dietro quelle immagini non c’è solo un momento emotivamente potente, ma un preciso modello di cura. Alla base c’è un approccio moderno e ormai internazionale al trattamento delle patologie mammarie, che riduce al minimo l’invasività anestesiologica. Le pazienti, infatti, non vengono quasi più intubate, con un abbattimento significativo dei rischi chirurgici e un maggiore controllo dello stato emotivo durante l’intervento.

La musica diventa così uno strumento terapeutico vero e proprio. Creare un clima disteso in sala operatoria aiuta la paziente ad affrontare l’operazione con maggiore serenità e, come confermano diverse evidenze scientifiche, uno stato d’animo meno ansioso influisce positivamente anche sull’efficacia delle cure. Non è un dettaglio, ma parte integrante del percorso clinico.

Pellegrino racconta con soddisfazione l’esperienza maturata alla Breast Unit del Federico II, dove grazie alla collaborazione con gli anestesisti sono stati eseguiti più interventi con pazienti sveglie e coscienti. In sottofondo, spesso, musica italiana. E tra tutti, Vasco Rossi. Perché anche in sala operatoria, a volte, una canzone può fare la differenza.

Salerno, scacciacani modificata e munizioni: arrestato un uomo

È stato arrestato a Salerno un uomo sorpreso in possesso di una pistola scacciacani modificata e perfettamente funzionante, oltre al relativo munizionamento. L’operazione è stata condotta dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Salerno nel corso di un servizio di controllo del territorio finalizzato alla prevenzione e alla repressione dei reati.

Durante una perquisizione, i militari hanno rinvenuto nella disponibilità dell’indagato l’arma alterata, trasformata in un mezzo potenzialmente letale, insieme a munizioni calibro 380. Il possesso dell’arma e dei proiettili ha fatto scattare immediatamente l’arresto con l’accusa di detenzione abusiva di armi e munizioni.

L’arma e il munizionamento sono stati posti sotto sequestro per i successivi accertamenti tecnici. L’intervento rientra nell’attività di presidio del territorio messa in campo dall’Arma per contrastare il fenomeno della circolazione illegale di armi, spesso al centro di episodi di violenza urbana.

Scambiò una gravidanza per lombosciatalgia, medico condannato: “La paziente poteva essere salvata”

Anna Siena poteva essere salvata. È questo il punto fermo messo nero su bianco nella sentenza con cui il giudice monocratico del Tribunale di Napoli, Filippo Potaturo, ha condannato a due anni di reclusione il medico che la visitò all’ospedale Vecchio Pellegrini, diagnosticandole una lombosciatalgia invece di riconoscere una gravidanza in corso. Una diagnosi errata che si rivelò fatale.

La donna, 36 anni, si era recata al pronto soccorso accusando forti dolori addominali. Non sapeva di essere incinta, si trattava di una gravidanza criptica, una condizione rara ma non eccezionale. Anche i sanitari non si accorsero della presenza del feto, che risultò già morto. A determinare quei dolori, come emerso dagli accertamenti successivi, erano proprio le gravi complicanze legate alla ritenzione del feto in utero.

Dopo la visita, ad Anna Siena vennero prescritti soltanto antidolorifici e fu dimessa. Tre giorni dopo, il 18 gennaio 2019, smise di respirare. L’autopsia ha chiarito che la morte sopraggiunse a causa di uno shock emorragico dovuto a una sindrome da coagulazione intravascolare disseminata, una condizione direttamente collegata alla ritenzione del feto morto.

Secondo il medico legale che ha eseguito l’esame autoptico, la donna avrebbe avuto concrete possibilità di sopravvivenza se fosse stata sottoposta a una visita adeguata e ad accertamenti approfonditi già al primo accesso in ospedale. Una valutazione condivisa dalla Procura di Napoli, che ha sostenuto l’accusa nel processo per omicidio e lesioni colpose, ottenendo la condanna del sanitario.

Nel procedimento giudiziario la famiglia di Anna Siena è stata assistita dagli avvocati Sergio e Angelo Pisani. “Spero che questa sentenza serva a salvare altre vite”, ha dichiarato l’avvocato Sergio Pisani, sottolineando come i casi di gravidanza criptica siano più frequenti di quanto comunemente si pensi e richiedano un’attenzione clinica maggiore.

Raspadori, arriva il colpo di scena: no a Roma e Napoli, ha scelto l’Atalanta

Giacomo Raspadori è pronto a tornare in Italia, ma non vestirà né la maglia della Roma né quella del Napoli. Secondo le indiscrezioni di mercato raccolte da Sky Sport, l’attaccante ha scelto l’Atalanta, che nelle ultime ore avrebbe accelerato in maniera decisiva per riportarlo in Serie A.

La società bergamasca avrebbe presentato all’Atletico Madrid un’offerta da 22 milioni di euro più bonus, una proposta ritenuta competitiva e capace di superare i tentativi di inserimento delle altre pretendenti. Una mossa che conferma la strategia aggressiva della Dea sul mercato e la volontà di rinforzare il reparto offensivo con un profilo già collaudato nel campionato italiano.

Per Raspadori si profila così un ritorno in Serie A sotto la guida di Palladino, in un contesto tecnico considerato ideale per valorizzare le sue caratteristiche. Restano da definire gli ultimi dettagli dell’operazione, ma la direzione appare ormai tracciata, con l’Atalanta pronta a chiudere uno dei colpi più interessanti di questa sessione di mercato.

Napoli Corso Umberto, il «Rettifilo» della paura: scippi e fughe nei vicoli nonostante gli arresti

Napoli– Non è solo una questione di buio o di ore tarde. Il Corso Umberto I, lo storico “Rettifilo” che collega la Stazione Centrale a Piazza Borsa, si conferma uno dei teatri più critici per la sicurezza urbana cittadina.

L’ultimo episodio, avvenuto ieri sera intorno alle 20:00 all’angolo con via Lorenzo Fazzini, è solo la punta di un iceberg fatto di furti con destrezza e rapine violente che si ripetono ciclicamente, alimentando un senso di insicurezza tra residenti e turisti.

L’ultimo episodio: caccia al ladro tra le telecamere

Una ragazza di 28 anni è stata l’ultima vittima di questo schema ormai consolidato. Mentre passeggiava, è stata puntata da un individuo che, con una mossa fulminea, le ha strappato lo smartphone dalle mani.

Pochi istanti e il malvivente è sparito nel nulla, sfruttando la fitta rete di vicoli laterali che intersecano il Corso e offrono facili vie di fuga, rendendo estremamente complesso l’inseguimento immediato.

Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Compagnia Napoli Stella, che hanno immediatamente avviato le indagini e acquisito le immagini dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati della zona per dare un volto all’aggressore.

Una “Terra di Mezzo” presidiata ma vulnerabile

Nonostante la presenza costante delle forze dell’ordine e i numerosi arresti messi a segno da Polizia e Carabinieri (spesso operativi anche in borghese), il fenomeno non accenna a placarsi. La dinamica appare tristemente ripetitiva:

Target: Passanti distratti o giovani con lo smartphone in mano.

Esecutori: Spesso cittadini extracomunitari che gravitano nell’area della Ferrovia.

Modus Operandi: Aggressione rapida e “tuffo” nei vicoli del centro storico, dove il dedalo urbano rende difficile il pattugliamento motorizzato.

La sfida della sicurezza

Il problema non sembra risiedere nella mancanza di repressione — le manette scattano con frequenza quotidiana — quanto nella capillarità di un fenomeno che vede nei vicoli adiacenti al Corso un rifugio sicuro.

Mentre le indagini sull’ultimo scippo proseguono, resta aperto il dibattito su come blindare un’area che, nonostante il suo valore commerciale e turistico, continua a mostrare il fianco a una microcriminalità predatoria sempre più sfacciata.

La bidella «pendolare» Napoli-Milano arrestata per stalking Giusy Giugliano

Dalla storia diventata virale al tribunale: dopo il licenziamento nella scuola di Caivano, l’ex collaboratrice scolastica avrebbe tempestato di messaggi la dirigente. Misure violate e poi l’arresto: due mesi a Secondigliano, ora è ai domiciliari.

La sua storia era diventata un caso nazionale: la bidella campana che raccontava di viaggiare ogni giorno tra Napoli e Milano per andare a lavoro. Oggi, però, quel racconto torna al centro delle cronache per un motivo completamente diverso. Giuseppina “Giusy” Giugliano sarebbe stata arrestata con l’accusa di stalking.

A denunciarla, secondo quanto riportato da Fanpage, sarebbe stata Eugenia Carfora, la dirigente scolastica di Caivano a cui la Rai ha dedicato una serie tv in onda in questi giorni.

Dal “pendolarismo” al trasferimento a Caivano

Giusy Giugliano lavorava al liceo Boccioni di Milano e, stando al racconto che l’aveva resa nota al grande pubblico, rientrava ogni sera a Napoli perché più conveniente dormire dai genitori. Nel 2024 avrebbe lasciato quell’impiego, ottenendo un posto proprio a Caivano, nella scuola diretta da Carfora.

Ma il rapporto di lavoro non sarebbe decollato. Poco dopo l’assunzione, alla collaboratrice scolastica viene contestata un’assenza prolungata e non giustificata. Parte la procedura disciplinare, arriva il licenziamento e il provvedimento viene poi confermato in primo grado dal tribunale.

I messaggi, la denuncia e l’arresto

Dopo il licenziamento, la vicenda avrebbe preso una piega inattesa: Giugliano avrebbe iniziato a inviare messaggi insistenti alla scuola e alla preside. Carfora presenta denuncia per stalking.

Scattano misure restrittive, ma — sempre secondo la ricostruzione riportata — le violazioni aumentano fino all’arresto. L’ex bidella finisce nel carcere di Secondigliano, dove resta due mesi, prima di ottenere i domiciliari. Ora è in attesa dell’esito del processo, previsto a breve.

Ponticelli, scuola senza bagni, mamme in presidio: «Così lo Stato abbandona i bambini di periferia»

Napoli  – Una scuola “occupata” per disperazione. È la scelta di un gruppo di mamme dell’Istituto Comprensivo Eduardo De Filippo, nel quartiere Ponticelli di Napoli, che nella notte hanno dormito all’interno del plesso scolastico. U

n gesto estremo per denunciare la chiusura della scuola da quasi un mese: da qui, il 19 dicembre, 350 alunni – tra cui 35 con disabilità grave – non mettono più piede perché tutti i bagni sono fuori uso.

La protesta e l’appello al ministro

“Serve ridare dignità ai bambini di questo quartiere”, spiegano le madri in presidio. “Affrontiamo i disagi dell’occupazione per tutelare i nostri figli. La scuola è la base di tutto”. A loro si unisce il corpo docente, che in una lettera accorata e pubblica ha interpellato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Non una semplice segnalazione, ma “un appello nato dall’urgenza e dall’esasperazione”.

Gli insegnanti sottolineano di operare “in un contesto tra i più fragili della periferia napoletana”, dove la scuola rappresenta “l’unica presenza stabile dello Stato, l’ultimo baluardo contro marginalità e criminalità”. E ricordano con orgoglio un traguardo raggiunto nonostante tutto: “Negli ultimi tre anni siamo riusciti ad azzerare la dispersione scolastica”.

Il paradosso dell’edificio fantasma

A rendere la situazione “paradossale e grave”, come scrivono i docenti, è la presenza, nello stesso stabile diviso da un corridoio, di un edificio gemello: ristrutturato con 1,2 milioni di euro di fondi Pnrr, completato da oltre un anno, dotato di aule e servizi nuovi, ma mai consegnato alla scuola. “Il primo piano è formalmente destinato a noi, ma la consegna non è avvenuta”, denunciano. Intanto, gli alunni restano a casa o frequentano aule con umidità e intonaco deteriorato.

La dirigente Concetta Stramacchia aveva segnalato i gravissimi problemi idraulici già da novembre. L’assessore comunale Maura Striano assicura: “Sto seguendo la vicenda, c’è stato un primo intervento ma sono emerse altre criticità. L’impegno è trovare risorse per un secondo intervento”. Quanto all’edificio ristrutturato, “dopo il collaudo valuteremo una temporanea messa a disposizione”.

“Qui lo Stato rischia di abdicare”

La lettera degli insegnanti è un atto d’accusa netto: “Non siamo di fronte a un’emergenza imprevedibile, ma alle conseguenze di un’inerzia amministrativa”. E lanciano un monito: “Al Parco Conocal lo Stato rischia di abdicare. Abbiamo costruito relazioni e fiducia restando sul campo quando sarebbe stato più facile andarsene. Ora, scelte irresponsabili stanno smantellando questo lavoro”.

Chiedono l’“assegnazione istantanea” degli spazi già pronti e il ripristino della piena funzionalità del plesso storico. E concludono con un invito diretto al ministro: “La invitiamo a venire di persona per constatare. Noi continueremo a insegnare come atto di resistenza civile, ma non saremo complici silenziosi di questo smantellamento”.

Maxi operazione dei carabinieri contro una rete di ladri seriali: 38 arresti tra Napoli e Roma

Furti in casa e truffe agli anziani: sgominata una rete criminale, 38 arresti tra Campania e Lazio.

All’alba di oggi i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 38 persone, ritenute gravemente indiziate di far parte di un’associazione per delinquere specializzata in furti in abitazione, ricettazione e truffe aggravate ai danni di vittime in condizioni di minorata difesa.

Il provvedimento è stato emesso dal GIP del Tribunale di Napoli Nord su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli Nord e conta complessivamente 65 capi d’imputazione.

L’indagine, coordinata dalla Procura e sviluppata tra giugno 2023 e ottobre 2024, ha preso le mosse da un furto in appartamento avvenuto a Casoria. Da quell’episodio gli investigatori hanno ricostruito un quadro criminale ben più ampio, mettendo a sistema oltre 100 notizie di reato per furti commessi con modalità analoghe, emerse dalle denunce presentate alle diverse forze dell’ordine sul territorio.

Le attività investigative, condotte anche con l’ausilio di intercettazioni e altri strumenti tecnici, hanno permesso di individuare sette distinti gruppi criminali, tra loro permeabili, di matrice prevalentemente familiare.

I colpi in Campania anche in provincia di Frosinone e Roma

Le bande operavano in maniera stabile e organizzata non solo nelle province di Napoli, Caserta, Benevento, Salerno e Avellino, ma anche fuori regione, tra le province di Frosinone e Roma.

Nel complesso sono stati ricostruiti circa 150 episodi delittuosi: 40 furti in abitazione portati a termine, 3 tentati, 92 tentativi non riusciti, 8 episodi di ricettazione e 3 truffe messe in atto con la cosiddetta “tecnica dello specchietto”. Il profitto complessivo stimato ammonta a circa 105 mila euro, tra denaro contante, gioielli, monili in oro e argento e oggetti preziosi.

I ladri agivano con modalità collaudate. Due o tre vedette restavano all’esterno degli edifici per segnalare eventuali movimenti sospetti, mentre gli esecutori si introducevano negli appartamenti utilizzando chiavi alterate o universali, in grado di aprire qualsiasi tipo di serratura.

Quando necessario, le casseforti venivano letteralmente sradicate dagli alloggi con l’uso di un flessibile. La fuga avveniva a bordo di auto dotate di doppi fondi e vani nascosti per occultare attrezzi e refurtiva. In alcuni casi i componenti delle bande si travestivano da rider di note società di consegna a domicilio per non destare sospetti.

Secondo quanto emerso dalle indagini, ogni gruppo era in grado di pianificare ed eseguire anche decine di furti al giorno, preceduti da accurati sopralluoghi per individuare le vittime e studiarne le abitudini.

In manette anche il ricettatore di fiducia della banda

I gioielli e gli orologi di valore venivano poi rapidamente monetizzati, nel giro di poche ore, attraverso un ricettatore di fiducia che, dalla propria abitazione, gestiva un vero e proprio mercato nero dell’oro e dell’argento, con quotazioni aggiornate quotidianamente.

Non mancavano le truffe ai danni di persone anziane, prese di mira mentre viaggiavano sole in auto: con la “tecnica dello specchietto” le vittime venivano indotte a credere di aver causato un incidente e costrette a consegnare denaro contante per risarcimenti inesistenti.

Nel corso dell’attività investigativa 13 persone sono state arrestate in flagranza di reato, altre 9 denunciate a piede libero. I militari sono riusciti anche a recuperare refurtiva per un valore complessivo di circa 30 mila euro.

Napoli, studente Erasmus aggredito e rapinato in Corso Umberto

Napoli – Non si ferma l’allarme sicurezza nelle arterie principali del capoluogo campano. L’ultimo episodio di cronaca vede come protagonista, suo malgrado, uno studente tedesco di 22 anni, in città per il progetto di scambio universitario Erasmus.

Secondo una prima ricostruzione, il giovane stava passeggiando lungo Corso Umberto I intorno alle ore 22:00 quando è stato puntato da due individui. L’approccio è stato fulmineo e violento: i malviventi lo hanno aggredito fisicamente per strappargli il portafogli, contenente appena 30 euro, prima di dileguarsi tra i vicoli adiacenti.

I soccorsi e le indagini

Subito dopo l’aggressione, il 22enne è stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Pellegrini. I medici, dopo aver prestato le cure necessarie per le contusioni riportate durante la colluttazione, hanno dimesso il ragazzo con una prognosi di 10 giorni.

Sul caso sono ora al lavoro i Carabinieri della stazione San Giuseppe e i militari della Compagnia Napoli Centro. Gli inquirenti stanno vagliando le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona per identificare i responsabili e ricostruire l’esatta dinamica di un raid avvenuto in una zona solitamente molto frequentata da residenti e turisti.

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