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Nola in ansia per Davide Mansi: il calciatore operato d’urgenza per aneurisma cerebrale

Una città intera col fiato sospeso, un’intera tifoseria stretta nel silenzio e nella speranza. A Nola è il momento dell’attesa e del sostegno: Davide Mansi, difensore del Nola 1925, è stato sottoposto ieri a un delicatissimo intervento chirurgico per un aneurisma cerebrale. Tutto è cominciato con un malessere generale, poi i controlli e il ricovero immediato presso l’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno. Il tempo di capire la gravità della situazione e si è reso necessario l’intervento d’urgenza.

Fortunatamente, come fa sapere lo stesso club bianconero, l’operazione è riuscita. Ora per Mansi comincia il percorso più difficile: la riabilitazione, il recupero, la lenta risalita per tornare alla vita di prima e – si spera – anche al calcio giocato. Ma non è solo. Attorno a lui si è stretto un muro di affetto e vicinanza: la famiglia, la compagna, gli amici, e soprattutto i tifosi del Nola, che oggi più che mai sentono quel numero 5 sulla maglia come un simbolo di lotta, resistenza, speranza.

Il messaggio del club è chiaro: “Siamo sicuri che ogni tifoso bianconero è ora al suo fianco, così come lo sarà il Nola 1925 in questa fase delicata e in futuro”. In campo si combatte per tre punti, nella vita per molto di più. E Nola, oggi, è tutta dalla parte del suo guerriero.

Reggio Calabria, sacerdote arrestato per abusi su minore

Un sacerdote è finito in manette a Reggio Calabria con l’accusa di violenza sessuale aggravata su un minore. I carabinieri della compagnia reggina lo hanno arrestato in provincia di Cosenza eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip.

La vicenda, ricostruita attraverso un’indagine coordinata dalla Procura, riporta alla luce una storia di abusi iniziata nel 2015, quando la vittima aveva appena 16 anni, e proseguita fino al 2020, ben oltre la maggiore età del ragazzo.

La trappola nella parrocchia

Tutto sarebbe nato all’interno di una comunità parrocchiale di Reggio Calabria, dove il giovane – proveniente da una situazione familiare difficile – partecipava alle attività pastorali organizzate proprio dal sacerdote oggi arrestato.

Secondo gli investigatori, l’uomo avrebbeapprofittato del suo ruolo per instaurare con il ragazzo un rapporto sempre più ambiguo, fatto prima di attenzioni e adulazioni, poi di violenze vere e proprie, consumate in luoghi appartati della struttura religiosa.

Quello che colpisce, nella ricostruzione dei carabinieri, è il metodo manipolatorio usato dal sacerdote: avrebbe legato a sé la vittima sul piano spirituale ed emotivo, facendole credere di essere il suo unico punto di riferimento. Un controllo psicologico talmente forte da spingersi, secondo le indagini, a impartire una benedizione dopo gli abusi, chiedendo “perdono” per quanto accaduto.

Il silenzio della vittima

Il ragazzo, pur vivendo con sofferenza e disagio ciò che subiva, faticava a ribellarsi, imprigionato in un senso di soggezione verso quella che considerava una guida spirituale. Temeva, soprattutto, di perdere il legame con la comunità parrocchiana, unico ambiente in cui si sentiva accettato. Una paura che il sacerdote avrebbe saputo sfruttare, rendendolo incapace di denunciare gli abusi.

Gli abusi continuano, nonostante il trasferimento

Anche dopo il trasferimento in una parrocchia della provincia di Cosenza, il sacerdote avrebbe continuato a lavorare a stretto contatto con minori, alimentando i timori degli investigatori su possibili altre vittime.

Ora l’uomo è in carcere, a disposizione della giustizia. Ma la domanda che resta è: quanti altri casi simili sono ancora sepolti nel silenzio?

 

Cappella Cangiani prega per i tre operai morti: “Non si può morire di lavoro”

Nel cuore di Napoli, dove il dolore si fa voce e la rabbia assume il volto del silenzio, la comunità di Cappella Cangiani si ritrova questa sera in piazzetta Pica per una veglia carica di significato. È il luogo della tragedia, quello dove tre operai hanno perso la vita venerdì scorso durante l’ennesima strage sul lavoro, e lì si eleveranno le preghiere del Rosario in loro suffragio, guidate dai sacerdoti del quinto Decanato dell’arcidiocesi partenopea.

Non sarà una semplice funzione religiosa, ma un momento collettivo di cordoglio e denuncia. Durante la veglia sarà letto anche un messaggio del cardinale Mimmo Battaglia, assente fisicamente perché impegnato a Roma per il Giubileo dei Giovani, ma presente con il cuore in una Napoli che piange e pretende giustizia.

Il dolore si intreccia alla rabbia. Rabbia di chi non accetta che la vita di un lavoratore possa essere barattata per il risparmio di pochi. Rabbia dei sindacati, che non si limitano alle parole. La Uil Campania e la Feneal Uil regionale hanno annunciato la volontà di costituirsi parte civile nel processo che seguirà alla tragedia: un atto deciso contro quella che definiscono “l’ingordigia del profitto a discapito della sicurezza”.

“Non possiamo girarci dall’altra parte – affermano con forza Giovanni Sgambati e Andrea Lanzetta – perché questa non è fatalità, è colpa. È dovere nostro e della Uil nazionale dare battaglia, stare accanto alle famiglie ora e anche domani, offrendo supporto concreto e legale”. Napoli si raccoglie attorno alle sue vittime e grida, anche nel silenzio di una piazza, che morire di lavoro è inaccettabile.

Cilento Etno Festival, la cantante israeliana Noa ferma il concerto durante le campane per la pace a Gaza

Nel silenzio di una sera d’estate, tra le colline del Cilento, la musica si è fermata. Sabato, durante il suo concerto al Cilento Etno Festival, l’artista israeliana Noa ha sospeso la propria esibizione per lasciare spazio al suono delle campane.

Rintocchi che, da nord a sud, hanno attraversato l’Italia per dire basta alla guerra, in una mobilitazione nazionale per Gaza. E in quel momento, a Torre Orsaia, la scena è diventata testimonianza.

La voce di Noa si è fatta silenzio. Le mani abbassate, gli occhi chiusi. Nessuna nota, nessun applauso. Solo rispetto, ascolto e un messaggio che ha toccato ogni angolo della piazza. “La musica unisce, ma oggi il silenzio dice ancora di più. Siamo tutti chiamati a dire basta.” Poche parole, cariche di verità, di una potenza che va oltre ogni spartito.

Il pubblico, emozionato e composto, ha capito subito che non si trattava di una pausa. Era un momento condiviso, di coscienza e di umanità, che ha trasformato un festival in un rito collettivo di consapevolezza. In tempi segnati da lacerazioni e conflitti, anche una serata musicale può diventare spazio politico, gesto di resistenza, atto di speranza.

Frattaminore, la Caffetteria Lucale derubata per la terza volta: “Sempre la stessa banda, nessuno ci protegge”

Non è solo un bar, è un presidio di comunità, un pezzo di vita quotidiana. Ma a Frattaminore, nel cuore della provincia nord di Napoli, anche il lavoro onesto viene preso a mazzate. È successo di nuovo alla Caffetteria Lucale: per la terza volta in meno di un anno, i titolari si sono ritrovati a fare i conti con le vetrine sfondate, i cassetti svuotati e la sensazione di essere soli, indifesi, abbandonati.

Le modalità sono identiche a quelle già viste: auto rubata, targa cambiata, arrivo in piena notte, colpo secco alla vetrina e razzia in pochi minuti. Le telecamere di sorveglianza, ormai quasi un rituale, riprendono tutto. Ma la banda resta sempre fuori dalla portata della legge. E mentre i ladri tornano indisturbati, i gestori affondano nella frustrazione: “Non ne possiamo più – racconta la titolare – ogni volta portano via non solo denaro e merce, ma mesi di lavoro e dignità. La nostra giornata inizia alle cinque del mattino e si chiude, se va bene, alle otto e mezza di sera. E ogni volta dobbiamo ricominciare da capo”.

Il grido d’allarme è stato raccolto ancora una volta dal deputato Francesco Emilio Borrelli, che ha ricevuto immagini e video dell’ultimo furto e rilancia l’allarme: “Questa criminalità agisce sentendosi intoccabile. Colpisce con la stessa macchina, negli stessi orari e negli stessi quartieri. Serve una risposta chiara e immediata dello Stato. I commercianti non possono restare in balia dell’illegalità”.

Al suo fianco anche Agostino Galiero, coportavoce provinciale di Europa Verde, che chiede “un presidio stabile e più pattuglie sul territorio, non solo promesse da campagna elettorale”. E Borrelli annuncia: “Ho sollecitato un tavolo urgente per la sicurezza nell’area nord di Napoli. Non possiamo assistere passivamente a questo sfacelo”.

Tragedia Funivia del Faito, la fune si spezzò per mancata manutenzione

Castellammare – La fune traente potrebbe essere stata letteralmente *strappata* dalla testa fusa, con conseguente danneggiamento di una puleggia, divelta nella stazione a monte.

Un cedimento devastante che, secondo le prime risultanze degli accertamenti tecnici irripetibili, avrebbe provocato il crollo della cabina della Funivia del Monte Faito, costato la vita a quattro persone e il ferimento grave di un altro passeggero, nel tragico incidente dello scorso 17 aprile.

È questo uno dei primi riscontri emersi dai sopralluoghi tecnici eseguiti tra venerdì e sabato nell’ambito dell’incidente probatorio disposto dal gip del Tribunale di Torre Annunziata, Luisa Crasta, su richiesta delle difese di alcuni degli indagati.

Le operazioni, iniziate con oltre un mese di ritardo rispetto alla nomina dei periti, si sono svolte nelle due stazioni dell’impianto – ancora sotto sequestro – e nella zona impervia dove giacciono i rottami della cabina precipitata lungo il pendio della montagna.

Il procedimento, coordinato dalla Procura di Torre Annunziata con il procuratore Nunzio Fragliasso, l’aggiunto Giovanni Cilenti e i sostituti Giuliano Schioppi e Alessandra Riccio, vede 26 indagati tra cui dirigenti dell’EAV (Ente Autonomo Volturno), ente gestore dell’impianto. Le accuse ipotizzate vanno dal disastro colposo all’omicidio colposo, fino alle lesioni colpose.

Sotto accusa la manutenzione

Nel mirino degli inquirenti vi sono le operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria, ma anche i controlli periodici sull’impianto. Secondo le prime verifiche, gravi carenze e superficialità nei controlli potrebbero aver compromesso la sicurezza della funivia.

Il cavo intrecciato in acciaio si sarebbe strappato dalla testa fusa, causando a sua volta la distruzione della puleggia superiore e rendendo inevitabile la caduta della cabina.

A condurre gli accertamenti è un collegio peritale di altissimo profilo: Antonio Formisano, ingegnere strutturista e docente della Federico II, e Paolo Pennacchi, ingegnere meccanico del Politecnico di Milano, affiancati dai consulenti della Procura Nicola Augenti e Renato Esposito, oltre a una ventina di tecnici nominati dalle difese e dalle parti offese. Tra queste, la famiglia Suliman, che ha affidato l’incarico all’ingegnere Fabrizio Pellegrino, per il tramite dell’avvocato Hilarry Sedu.

Il relitto sarà rimosso

Dopo le ispezioni nelle due stazioni e la verifica dei primi reperti – tra cui la testa fusa danneggiata e la puleggia compromessa – ieri si è svolto un terzo sopralluogo nel punto dove la cabina si è schiantata. L’area è talmente impervia da rendere necessario il trasporto dei consulenti in gruppi di tre, con l’ausilio dei vigili del fuoco e con tecniche di imbracatura.

Nei prossimi giorni il relitto della cabina sarà rimosso con l’ausilio di un elicottero e trasportato in un deposito giudiziario, dove proseguiranno gli esami tecnici. Le perizie saranno decisive per chiarire dinamiche e responsabilità di una tragedia che, a quanto emerge, avrebbe potuto essere evitata con una più attenta e rigorosa manutenzione dell’impianto.

Torre del Greco, picchia la compagna: arrestato 32enne

Torre del Greco – Non si ferma la scia di violenza contro le donne, un fenomeno che, nonostante arresti, denunce e appelli, continua a segnare tragicamente la cronaca.

Questa notte, i carabinieri della sezione radiomobile di Torre del Greco hanno arrestato un 32enne del posto, già noto alle forze dell’ordine, con le accuse di atti persecutori e percosse ai danni della sua ex compagna.

L’allarme è scattato grazie a una chiamata al 112. I militari sono intervenuti in un’abitazione già nota per precedenti segnalazioni, dove l’uomo aveva atteso il rientro della donna per aggredirla.

La donna è stata aggredita sull’uscio di casa

Prima insulti, poi una violenta escalation: il 32enne l’ha colpita ripetutamente con schiaffi e pugni al volto, minacciandola ancora una volta, come già fatto in passato, persino di darle fuoco. Solo l’arrivo tempestivo dei carabinieri ha evitato il peggio, bloccando l’aggressore prima che potesse entrare in casa.

L’uomo è stato arrestato e trasferito in carcere, in attesa di giudizio. Questo ennesimo episodio sottolinea la drammatica persistenza della violenza di genere, un’emergenza che continua a richiedere interventi decisi e una maggiore sensibilizzazione per spezzare un ciclo di abusi che non accenna a diminuire.

Dalla Turchia confermano: Osimhen al Galatasaray, al Napoli andranno 80 milioni

Sta per calare il sipario sulla lunga telenovela di mercato che ha tenuto con il fiato sospeso i tifosi del Napoli: secondo quanto riportato dalla stampa turca, Victor Osimhen è a un passo dal trasferimento al Galatasaray.

Dopo settimane di trattative serrate, i due club – il Napoli e la società di Istanbul – avrebbero trovato l’intesa definitiva sulla base di un’operazione complessiva da circa 80 milioni di euro: 35 milioni versati subito, altri 40 milioni in due tranche garantite da fideiussione bancaria, oltre a 5 milioni di bonus legati al rendimento.

A sbloccare definitivamente la trattativa, nelle ultime ore, sarebbe stato l’accordo raggiunto anche tra i dirigenti del Galatasaray e l’attaccante nigeriano, che avrebbe dato il suo assenso al trasferimento. Per Osimhen si tratterebbe di un addio dopo quattro stagioni in maglia azzurra, culminate con lo scudetto del 2023 e con il titolo di capocannoniere in Serie A.

L’annuncio ufficiale, salvo sorprese dell’ultima ora, potrebbe arrivare nei prossimi giorni.

Presunta estorsione a Raoul Bova, Monzino: “Non sono indagato”

Federico Monzino, erede della nota famiglia legata al mondo della nautica e già fondatrice del colosso Standa, prende le distanze dalle accuse che lo vorrebbero coinvolto nella vicenda degli audio privati di Raoul Bova e della modella Martina Ceretti.

In una story su Instagram, Monzino – considerato una sorta di PR non ufficiale dell’ambiente vip milanese e conoscente della modella – ha voluto chiarire la sua posizione: “Non sono indagato, ma persona informata sui fatti, come Corona e Martina”, scrive, aggiungendo di aver già allertato i suoi legali su quanto pubblicato dai giornali.

La dinamica del caso

La vicenda è esplosa il 21 luglio, quando Fabrizio Corona – già condannato in passato per estorsioni – ha pubblicato alcuni audio intimi tra Bova e la 23enne Ceretti nel suo podcast Falsissimo. Subito dopo, la procura di Roma ha aperto un’inchiesta per tentata estorsione* affidata alla polizia postale e coordinata dalla pm Eliana Dolce.

Secondo le prime ricostruzioni, Monzino avrebbe inviato i file audio a Corona e, in precedenza, avrebbe mandato alcuni SMS all’attore, contenenti quelli che Bova ha denunciato come veri e propri tentativi di ricatto. Gli investigatori hanno sequestrato anche il cellulare della modella, primo destinatario di quelle registrazioni, e stanno analizzando il traffico telefonico per capire esattamente come siano finiti in rete.

Le reazioni dei legali

La vita privata di Bova è finita sotto i riflettori, con strascichi anche nella sua relazione con Rocío Muñoz Morales, madre delle sue due figlie. Il legale dell’attore, David Leggi, ha dichiarato che i due “sono separati di fatto da tempo” e si alternano nell’accudimento delle bambine, aggiungendo che sono in corso accertamenti sulla diffusione illecita del materiale.

Ma il legale di Rocío, Antonio Conte, ha ribattuto secco: “È falso che ci sia una separazione di fatto”, ha detto, sottolineando che la sua cliente ha appreso la notizia dai media ed è sconcertata. “La priorità è proteggere le bambine da questo scandalo”, ha aggiunto.

Corona, per ora, non è indagato, ma i pm valutano l’ipotesi di ricettazione. Intanto, i fan e i social si interrogano su quella che era stata definita una “relazione già finita” tra Bova e la Ceretti – chiusa, forse, proprio a causa della fuoriuscita degli audio.

Una storia che mescola gossip, presunti ricatti e battaglie legali, e che sembra destinata a far discutere ancora a lungo.

Pozzuoli, invasione di blatte nella casa popolare: anziani invalidi costretti a lasciare la casa

Pozzuoli – Un’invasione di blatte ha reso inagibile un appartamento popolare di via Alfonso Gatto a Monterusciello, abitato da una coppia di coniugi ottantenni, entrambi invalidi.

Gli anziani, impossibilitati a restare tra le mura infestate, sono stati costretti a trasferirsi temporaneamente dai figli. Nonostante due disinfestazioni eseguite a proprie spese, per un totale di circa 300 euro, il problema non è stato risolto.

“Le blatte sono ovunque, centinaia, non possiamo nemmeno entrare in casa”, scrivono i due in una segnalazione indirizzata al deputato Francesco Emilio Borrelli (Alleanza Verdi–Sinistra), a cui hanno inviato anche immagini e video dell’infestazione. Da parte dell’Asl di Pozzuoli, al momento, nessuna risposta, nonostante la denuncia formale presentata dai coniugi.

A rilanciare l’allarme è stato lo stesso Borrelli, che ha chiesto un intervento immediato:
“Le immagini ricevute sono raccapriccianti. Occorre agire subito: la casa va disinfestata e restituita ai legittimi inquilini, che sono soggetti fragili. La mancata risposta dell’Asl è inaccettabile”, ha dichiarato il deputato.

“Il rischio – ha aggiunto – è che l’infestazione si estenda agli appartamenti confinanti, dato che le pareti divisorie possono agevolare il passaggio degli insetti. L’edilizia popolare deve garantire standard minimi di vivibilità: è necessario attivare un piano di manutenzione periodica. Mi aspetto un’azione concreta e rapida dall’Asl locale”.

La vicenda dei due anziani si inserisce in un quadro più ampio di emergenze sanitarie e sociali legate al degrado delle case popolari in alcune aree periferiche della provincia di Napoli. Una situazione che, ancora una volta, mette in evidenza le criticità dei servizi pubblici e la fragilità di fasce deboli della popolazione spesso lasciate senza tutela.

Ercolano, si schianta con lo scooter: muore 27enne

Ercolano – Un’altra vita spezzata sulle strade della provincia di Napoli. Questa notte, un giovane di 27 anni ha perso la vita in un drammatico incidente stradale a Ercolano.

Il ragazzo, residente in città, era passeggero su uno scooter guidato da un amico di 26 anni quando, per cause ancora in fase di accertamento, il conducente ha perso il controllo del mezzo in corso Italia, finendo contro alcune auto parcheggiate.

Nonostante il rapido intervento dei soccorsi, il 27enne è stato trasportato d’urgenza all’Ospedale del Mare, dove purtroppo è deceduto a causa delle gravi lesioni riportate. I carabinieri della sezione radiomobile di Torre del Greco sono al lavoro per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente, che si aggiunge alla tragica lista di vittime della strada nella zona.

Nel 2025, secondo i dati Istat, la regione Campania ha registrato un preoccupante numero di morti per incidenti stradali, con Napoli e la sua provincia che continuano a pagare un pesante tributo in termini di vite umane. Purtroppo, le strade della Campania non smettono di essere teatro di tragedie come quella di questa notte, alimentando il bisogno urgente di maggiore sicurezza e sensibilizzazione.

San Giorgio, per 5 anni sotto il giogo dell’usura: “Mi avevano portato via tutto, persino la dignità”

San Giorgio a Cremano -Era iniziato tutto con un prestito di soli 1.500 euro, una cifra che sembrava affrontabile.

Oggi, dopo cinque anni di soprusi, quel gesto di solidarietà si è trasformato in un incubo che ha rischiato di distruggere la vita di un 36enne operatore della Croce Rossa di San Giovanni a Teduccio.

La sua storia è l’emblema di come l’usura possa annientare una persona, pezzo dopo pezzo, fino a lasciarla senza più nulla.

I carabinieri della compagnia di Poggioreale, intervenuti dopo una sofferta chiamata al 112 da parte del padre della vittima, hanno ricostruito una vicenda che sembra uscita da un film dell’orrore.

Vincenzo Siano, 46enne di Portici già noto alle forze dell’ordine, e sua moglie Giuseppina Mennella, 42enne, avevano creato attorno alla vittima una ragnatela di debiti e minacce che si era progressivamente stretta attorno a lui come un cappio.

“Prima erano 60 euro, poi 100, poi siamo arrivati a 6.000”  ha raccontato agli investigatori. Ma la vera tragedia è iniziata quando la vittima non è stata più in grado di pagare.

È a quel punto che i due presunti usurai hanno cominciato a pretendere sempre di più: prima i bancomat collegati ai conti dove arrivavano lo stipendio dell’uomo, la liquidazione della madre e la pensione del padre. Poi le chiavi di un appartamento di famiglia. Infine l’automobile.

E’ stato il padre della vittima a chiamare i carabinieri

La svolta è arrivata nella notte tra sabato e domenica, quando il padre della vittima, resosi conto dello stato di prostrazione in cui versava il figlio, ha deciso di chiamare i carabinieri. Gli uomini dell’Arma hanno ascoltato il racconto straziante di un uomo che per anni aveva subito minacce e vessazioni, al punto da consegnare tutto ciò che possedeva pur di placare l’ira dei suoi aguzzini.

L’intervento delle forze dell’ordine è stato rapido ed efficace. Nel giro di poche ore sono stati recuperati i soldi che una complice 28enne stava per consegnare agli usurai, sono stati bloccati Siano e la moglie mentre viaggiavano sull’auto sottratta alla vittima, e durante le perquisizioni sono emersi documenti agghiaccianti: carte di credito, bancomat e persino l’atto di proprietà di un immobile che, seppur formalmente intestato alla vittima, era di fatto nelle mani dei due arrestati.

Quello che colpisce di questa storia, oltre alla sua drammaticità, è il metodo sistematico utilizzato dai presunti usurai. Secondo gli investigatori,

Siano avrebbe inventato di sana pianta un “terzo creditore” inesistente, solo per giustificare nuovi prestiti e alimentare la spirale del debito. Una strategia calcolata che ha trasformato quel iniziale prestito di 1.500 euro in un mostro inestinguibile.

Ora che i due sono in carcere con l’accusa di estorsione aggravata, la vittima può finalmente riprendersi la sua vita. Ma la ferita di questi cinque anni di soprusi rimarrà a lungo. La sua storia però serve da monito: l’usura è un pericolo sempre in agguato, che spesso si presenta con il volto rassicurante di un aiuto economico, per poi trasformarsi in una trappola senza via d’uscita.

Camorra, la faida Mazzarella-Alleanza e i 20 omicidi del 1997

La faida tra i Mazzarella e i loro rivali, in primo luogo la consorteria dell’Alleanza di Secondigliano, è stata scandita da episodi di violenza efferata, attentati mirati e omicidi che negli anni hanno ridisegnato la mappa criminale di Napoli.

Nonostante avessero una solida caratura criminale, appoggi di spessore e legami di parentela con i Contini, la loro presenza nel Mercato non era tollerata dai Mazzarella, che pretendevano il controllo esclusivo delle attività illecite.

Il conflitto non nasce per vendetta né per onore, ma per soldi, controllo e soprattutto droga. I Mazzarella, inizialmente alleati dei Licciardi, sono considerati parte integrante del cartello dell’Alleanza. Ma come spesso accade in camorra, le alleanze durano finché non c’è da spartirsi un bottino più grande.

Uno dei primi segnali di rottura arriva con l’omicidio di Pasquale Riccio, uomo vicino al clan Licciardi, ucciso nel 1995 proprio nel quartiere Mercato. È una dichiarazione di guerra, anche se nessuno la proclama ufficialmente. Da quel momento, Napoli inizia a essere divisa in due: da una parte l’Alleanza, con la sua struttura quasi militare, dall’altra il gruppo Mazzarella, più disordinato ma feroce, pronto a tutto pur di affermare la propria supremazia.

Nel 1996, il sangue scorre di nuovo: Giuseppe Testa, ras della zona di San Giovanni legato ai Mazzarella, viene freddato da un commando in sella a una moto. È la risposta all’arroganza dei fratelli Vincenzo e Gennaro, che ormai trattano direttamente con gli uomini del cartello di Cali e hanno estromesso i Licciardi da diverse piazze nella periferia orientale.

Intanto i Contini, capeggiati da Edoardo Contini “’o romano”, si muovono nell’ombra: preferiscono non esporsi, ma finanziano azioni e danno protezione logistica agli alleati. In questo periodo nascono le prime “alleanze trasversali”: i Mazzarella si avvicinano a vecchie famiglie criminali del centro storico, come i Giuliano, che pure sono in fase di declino, e ad alcuni elementi della criminalità stabiese e vesuviana, in chiave anti-Alleanza.

 I venti omicidi del 1997

Il 1997 segna un’escalation: Napoli vive una stagione di agguati quasi quotidiani. Nella sola area tra Gianturco, via Marina e San Giovanni si contano più di venti omicidi legati al controllo delle piazze di cocaina. Molte vittime non sono boss o ras, ma giovani pusher o gregari che pagano con la vita un cambiamento di schieramento o un’informazione passata alla parte sbagliata.

Tra il 1997 e il 1998, i Mazzarella inaugurarono una nuova stagione di sangue nella storia della camorra napoletana, dando avvio a una feroce guerra contro l’Alleanza di Secondigliano. Un conflitto che ridisegnò gli equilibri criminali in città, ma che vide Gennaro Mazzarella, vertice storico del clan, mantenere un profilo defilato. Il suo obiettivo non era lo scontro frontale, bensì il consolidamento del potere sul territorio del Mercato, roccaforte strategica per i traffici illeciti.

In quegli anni, Gennaro Mazzarella poté contare sul sostegno dei figli Franco e Ciro e sui legami con i Licciardi della Masseria Cardone, famiglia fondatrice proprio della consorteria che il clan stava sfidando. Ma fu soprattutto attraverso il traffico internazionale di stupefacenti, con consistenti importazioni dalla Spagna, che i Mazzarella riuscirono ad accumulare un’enorme forza economica.

Gennaro Mazzarella arrestato in Spagna nel 1999

L’ascesa del clan non subì una battuta d’arresto neppure dopo il primo arresto di Gennaro Mazzarella, avvenuto nel 1999 in Spagna e seguito dall’estradizione in Italia. Dopo un periodo di detenzione durato fino al novembre del 2001, Gennaro tornò in libertà ma fu nuovamente arrestato il 20 marzo 2003.

La sua cattura definitiva non compromise però l’organizzazione: i figli Franco e Ciro presero le redini del clan, superando un iniziale momento di incertezza e rafforzando la leadership dopo un breve riavvicinamento allo zio Vincenzo.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini dei magistrati e delle forze dell’ordine le dinamiche criminali dei Mazzarella si intrecciarono in quegli anni con una rete di alleanze e contrasti strategici.

Particolarmente solido fu il patto con il clan Misso, raccontato dal collaboratore di giustizia Michelangelo Mazza. Un’intesa fondata non solo sulla contiguità territoriale – i Misso controllavano la Sanità, via Duomo, parte di Forcella, Materdei, le Fontanelle, Foria e piazza Cavour – ma anche su convergenze di interessi.

L’uscita dal carcere di Giuseppe Misso nel 1999

Nel 1999, quando Giuseppe Misso, detto ’o nasone, uscì dal carcere, si trovò a condividere con i Mazzarella (e con i Sarno) un comune nemico: l’Alleanza di Secondigliano, e in particolare i Licciardi, i Contini e i Lo Russo.

Proprio i Contini, secondo quanto riferito dal pentito Mazza, erano già da tempo in guerra con i Mazzarella: uno scontro sanguinoso che aveva visto, in passato, l’uccisione del padre di Gennaro. Solo in seguito si giunse a un fragile accordo con l’Alleanza.

Un altro fronte caldo fu quello del quartiere Mercato, dove i Mazzarella dovettero fare i conti con la famiglia rivale dei Mauro, detti “Alesi”. Secondo le testimonianze dei pentiti Capuozzo Francesco, Mazza Michelangelo, Misso Emiliano Zapata, Misso Giuseppe e Giuliano Salvatore, i Mauro vantavano una solida reputazione criminale, radicata soprattutto nel contrabbando e nelle estorsioni.

Pur legati da vincoli di parentela con i Contini, i Mauro mantenevano buoni rapporti con i clan egemoni del centro città, tra cui i fratelli Giuliano di Forcella e lo stesso Vincenzo Mazzarella, che avevano aiutato in occasione di un delicato intervento al fegato.

Ma la coabitazione tra i due gruppi non era destinata a durare. Con l’ascesa dei Mazzarella, i Mauro non poterono più operare in autonomia: le regole del sistema criminale imponevano la subordinazione al clan dominante. Una presenza, quella degli Alesi, considerata troppo ingombrante e perciò mal tollerata dai nuovi padroni del Mercato.

Nel quartiere Mercato si vive sotto assedio. I Mazzarella si fortificano nei palazzi tra vico Soprammuro e Forcella, impiantano telecamere, vedette e circuiti di sorveglianza. Rispondono colpo su colpo. La guerra è ormai aperta, e coinvolge anche la polizia e i carabinieri, che iniziano a scoprire arsenali, bunker e nascondigli. Ma la faida è appena cominciata.

Scontro con i Mauro e attentati nel 2002

Nel maggio 2002 esplode lo scontro tra i Mazzarella e la famiglia Mauro “Alesi”, storicamente attiva al Mercato. Durante una sparatoria a Piazza Mercato (18 maggio), rimangono feriti un affiliato dei Mazzarella, Francesco Ramaglia, e un minore, Ciro Mauro (nipote dei Mauro).

.Quella stessa notte vengono appiccati due incendi: in via Cristofaro Marino e in via del Macello in garage riconducibili ai Mauro/Ferrone. Il Tribunale ritiene Gennaro Mazzarella mandante di questi atti ritorsivi .

Ritorno dei Mauro e nuovo confronto (2004‑2005)

Dopo essere stati estromessi dal Mercato, i Mauro tentano di riprendere terreno nel Pallonetto di Santa Lucia. Scattano di nuovo scontri tra i gruppi; ruota una mediazione di pace con i Misso per contenere l’espansione incontrollata dei Mazzarella nel centro città .

In questo contesto si consumano due omicidi chiave:

Franco Ferrone

, ucciso il 3 febbraio 2004 nel suo garage Mercato — collegato ai Mauro come cugino di Ciro Mauro.

Antonio Scafaro detto “Pippetta”, assassinato il 6 marzo 2005 sotto una pioggia di 17 proiettili nella zona del Mercato, atto che stabilisce l’egemonia dei Mazzarella su quella fascia cittadina secondo i collaboratori di giustizia.

I Conflitti con il Clan Caldarelli (2004-2005)

In questo periodo si registrarono contrasti anche con il clan Caldarelli, egemone nella limitrofa zona delle Case Nuove. Nonostante il forte legame tra i Caldarelli e Vincenzo Mazzarella, i nipoti Franco e Ciro mal digerivano questa vicinanza, desiderosi di espandere il loro controllo sul territorio confinante. Tuttavia, l’opposizione dello zio impedì la loro acquisizione.

3.continua

(bella foto da sinistra Gennaro Mazzarella, Vincenzo Mazzarella, Ciro Mazzarella, Franco Mazzarella, Giuseppe Misso, Luigi Giuliano; in basso sempre da sinistra Eduardo Contini, Ciro Mauro, Gennaro Licciardi, Raffaele Caldarelli e Vincenzo Caldarelli)

Inferno Secondigliano: 7 agenti penitenziari feriti in un’aggressione

Napoli – L’ennesima, grave aggressione avvenuta ieri all’interno del carcere di Secondigliano, dove sette agenti di Polizia Penitenziaria sono rimasti feriti a seguito della furia di un detenuto, ha scatenato un vero e proprio vespaio di polemiche sulla gestione delle carceri italiane.

Le organizzazioni sindacali, ancora una volta, puntano il dito contro il sovraffollamento, la cronica carenza di personale e la mancanza di strumenti adeguati, esprimendo solidarietà agli agenti e chiedendo interventi immediati e strutturali.

La brutale aggressione nel reparto accettazione

Secondo quanto ricostruito dai sindacati, la violenza si è scatenata nel Reparto Accettazione del Centro Penitenziario di Secondigliano. Al momento dell’apertura della cella per consentire al detenuto, di origine italiana, di accedere al passeggio, quest’ultimo ha colpito violentemente un agente con un pugno al volto.

Gli altri sei colleghi, intervenuti immediatamente in soccorso, sono stati anch’essi aggrediti nel corso della colluttazione. Tutti e sette gli agenti hanno riportato ferite di diversa entità – tra cui la rottura di una mano e denti rotti con prognosi tra i 20 e i 30 giorni – e sono stati trasportati d’urgenza all’ospedale Cardarelli di Napoli per le cure del caso. La prontezza e la professionalità degli agenti, sottolineano i sindacati, hanno evitato che la situazione degenerasse ulteriormente.

Si.N.A.P.Pe: “Non è più un episodio isolato, il sistema sta collassando”

Luigi Vargas, Segretario Generale Aggiunto del Si.N.A.P.Pe, ha dichiarato con fermezza: “Ciò che è accaduto oggi a Secondigliano non può più essere rubricato come ‘episodio isolato’. È la diretta conseguenza di un sistema penitenziario che sta progressivamente collassando sotto il peso della carenza di personale, dell’assenza di strumenti operativi adeguati e di una pericolosa sottovalutazione delle condizioni di lavoro del Corpo di Polizia Penitenziaria. Settimana dopo settimana contiamo colleghi feriti, ma l’Amministrazione sembra aver smarrito il senso dell’emergenza. Il Si.N.A.P.Pe non resterà in silenzio”.

Anche il Segretario Nazionale Pasquale Gallo ha rincarato la dose: “Siamo stanchi di parole di circostanza e solidarietà di rito. Oggi chiediamo con forza al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e al Ministero della Giustizia azioni concrete e immediate: dotazione di strumenti di dissuasione non letali come il taser, rinforzi di organico, revisione dei modelli custodiali, formazione mirata per la gestione di soggetti particolarmente aggressivi. Non possiamo accettare che l’uniforme venga calpestata nella quotidiana indifferenza istituzionale. La Polizia Penitenziaria merita rispetto, sicurezza e dignità.”

OSAPP: “Condizioni di lavoro insostenibili, chiediamo interventi a Ministro e Governo”

Vincenzo Palmieri, segretario regionale dell’OSAPP (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria), ha sottolineato come la grave situazione vissuta accenda i riflettori su una realtà sempre più preoccupante: il crescente numero di eventi critici e di aggressioni all’interno degli istituti penitenziari, in particolare quelli della regione Campania.

Palmieri ha evidenziato che le “condizioni lavorative dei poliziotti penitenziari sono da tempo insostenibili”, ribadendo che “il sistema è in uno stato di perenne emergenza e occorrono interventi urgenti e strutturali che restituiscano dignità alla Polizia Penitenziaria stanca di subire quotidianamente gratuite violenze”.

Il segretario dell’OSAPP ha inoltre rimarcato che, se gli agenti fossero stati adeguatamente preparati a fronteggiare tali situazioni, i gravi danni subiti avrebbero potuto essere evitati, lanciando un appello diretto al Ministro Nordio e al Capo del Governo Meloni affinché “lo scempio della Polizia Penitenziaria nelle carceri e in particolare nei penitenziari campani abbia a cessare”.

CON.SI.PE: “Sistema al collasso, servono misure urgenti e risolutive”

Anche la CON.SI.PE. – Confederazione Sindacati Penitenziari, per voce del Vicepresidente Luigi Castaldo, del Dirigente Nazionale Vincenzo Santoriello e del Dirigente Regionale Faraldo Bruno, ha espresso “massima preoccupazione e il più fermo sdegno” per l’aggressione. La confederazione ha ribadito che tali fatti “non possono più essere considerati eventi isolati, bensì rappresentino il chiaro sintomo di un sistema penitenziario al collasso, afflitto da carenze strutturali, insufficienza cronica di personale, inadeguatezza delle dotazioni e gravi criticità nella gestione della sicurezza”.

Luigi Castaldo e Vincenzo Santoriello hanno dichiarato: “L’aggressione di oggi è l’ulteriore dimostrazione di una condizione lavorativa divenuta ormai insostenibile. La quotidiana esposizione a rischi elevatissimi, in assenza di adeguate misure di prevenzione e tutela, non può più essere accettata. È necessario un immediato cambio di passo: non bastano più le parole di circostanza, servono interventi concreti, sistemici e non emergenziali”.

Faraldo Bruno ha aggiunto: “Il Centro Penitenziario di Secondigliano rappresenta una realtà particolarmente complessa, caratterizzata da una promiscuità eccezionale di soggetti criminali. In un contesto già difficile, le elevate temperature estive contribuiscono ulteriormente ad aumentare le tensioni. È ormai indispensabile valutare l’applicazione di normative più rigide e realmente deterrenti, in grado di contrastare con efficacia episodi di violenza che, troppo spesso, vedono come vittima il poliziotto penitenziario di turno. Non possiamo più tollerare che la divisa venga quotidianamente oltraggiata nell’indifferenza generale.”

La CON.SI.PE. ha quindi rivolto un pressante appello al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e al Ministero della Giustizia, affinché vengano adottate misure urgenti e risolutive per garantire sicurezza, dignità e professionalità al Corpo di Polizia Penitenziaria.

Alla deriva su un pedalò, salvati tre giovani al largo di Ischia

Ischia– Momenti di paura al largo della spiaggia della Mandra, dove tre giovani sono stati tratti in salvo dopo essere finiti alla deriva su un pedalò. Provvidenziale l’intervento della Guardia Costiera, che ha notato in tempo la situazione di emergenza.

I ragazzi avevano noleggiato il pedalò a breve distanza dal borgo di Ischia Ponte, ma le forti raffiche di vento li hanno rapidamente spinti al largo, impedendo loro di rientrare verso la riva.

Un gommone della Capitaneria di Porto di Ischia, in transito nella zona, ha avvistato l’imbarcazione in difficoltà e ha dato immediatamente il via alle operazioni di soccorso. Alle attività ha preso parte anche una cooperativa locale di barcaioli, che ha agganciato e trainato il pedalò fino a riva, mettendo in salvo i tre giovani.

Sul posto sono intervenuti anche gli acquascooter della Polizia di Stato, che hanno garantito la sicurezza dell’area durante le fasi del salvataggio. Nessuno dei ragazzi ha riportato ferite.

Oroscopo del 28 luglio 2025 segno per segno

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Ecco le previsioni astrali segno per segno per una giornata sotto il segno delle trasformazioni*

**♈ ARIETE (21/3 – 19/4)**

**Amore:** La Luna in Scorpione accende la passione – single, un incontro bruciante potrebbe capitarvi. Coppie: attenzione ai gelosie.
**Lavoro:** Marte favorevole, ottimo per chiudere affari.
**Salute:** Energia a mille, ma non strafare.
**Finanze:** Investimenti rischosi? Meglio aspettare.

**♉ TORO (20/4 – 20/5)**

**Amore:** Venere in Leone vi rende irresistibili – serata perfetta per un appuntamento.
**Lavoro:** Riconoscimento in arrivo dopo settimane di impegno.
**Salute:** Attenzione a dolori muscolari.
**Finanze:** Piccola vincita o regalo inaspettato.

**♊ GEMELLI (21/5 – 20/6)**

**Amore:** Mercurio retrogrado – meglio evitare discussioni inutili.
**Lavoro:** Errori di comunicazione in agguato, rileggi tutto.
**Salute:** Stress mentale, fai una pausa.
**Finanze:** Niente acquisti impulsivi oggi.

**♋ CANCRO (21/6 – 22/7)**

**Amore:** Emozioni in tempesta – cerca dialogo col partner.
**Lavoro:** Intuito al top, segui il tuo istinto.
**Salute:** Cura l’idratazione e il riposo.
**Finanze:** Spese familiari impreviste.

**♌ LEONE (23/7 – 22/8)**

**Amore:** Sole nel tuo segno ti illumina – sei al centro dell’attenzione!
**Lavoro:** Momento d’oro per progetti creativi.
**Salute:** Attenzione a scottature.
**Finanze:** Splurge su qualcosa che ti fa felice.

**♍ VERGINE (23/8 – 22/9)**

**Amore:** Praticità prima di tutto – niente romanticismi oggi.
**Lavoro:** Ottimo per organizzare e sistemare cose arretrate.
**Salute:** Mal di schiena? Stretching aiuterebbe.
**Finanze:** Risparmi in crescita, ma niente scommesse.

**♎ BILANCIA (23/9 – 22/10)**

**Amore:** Luna in Scorpione può portare tensioni – cerca compromessi.
**Lavoro:** Collaborazioni fruttuose, ma occhio ai colleghi falsi.
**Salute:** Equilibrio mente-corpo fondamentale.
**Finanze:** Trattativa vantaggiosa in vista.

**♏ SCORPIONE (23/10 – 21/11)**

**Amore:** Passione alle stelle – single, un incontro fatale è possibile.
**Lavoro:** Cambiamenti improvvisi, resta flessibile.
**Salute:** Emicranie? Riduci caffeina.
**Finanze:** Investimento a lungo termine promettente.

**♐ SAGITTARIO (22/11 – 21/12)**

**Amore:** Avventura chiama – viaggio o incontro esotico in arrivo.
**Lavoro:** Idee brillanti, ma verifica i dettagli.
**Salute:** Troppa energia? Scaricala con sport.
**Finanze:** Spese per viaggi o formazione.

**♑ CAPRICORNO (22/12 – 19/1)**

**Amore:** Serietà vs passione – trova il giusto mix.
**Lavoro:** Promozione o riconoscimento lavorativo.
**Salute:** Attenzione alle ginocchia.
**Finanze:** Risparmi stabili, niente rischi.

**♒ ACQUARIO (20/1 – 18/2)**

**Amore:** Incomprensioni con il partner – chiarisci subito.
**Lavoro:** Idea innovativa potrebbe portare successo.
**Salute:** Pausa dalla tecnologia necessaria.
**Finanze:** Investi in qualcosa di futuristico.

**♓ PESCI (19/2 – 20/3)**

**Amore:** Sogni ad occhi aperti? Attenzione alle illusioni.
**Lavoro:** Creatività al massimo, ma occhio ai dettagli.
**Salute:** Troppa emotività – meditazione aiuta.
**Finanze:** Evita spese impulsive.

**📡 COMMENTO ASTROLOGICO DEL GIORNO**

Oggi **Marte in Scorpione** si scontra con **Venere in Leone**, creando un mix esplosivo di passione e conflitti. La **Luna in Scorpione** amplifica le emozioni, mentre **Mercurio retrogrado** in Gemelli continua a creare caos nelle comunicazioni.

**Transito chiave:** *Plutone in Capricorno* spinge verso trasformazioni radicali, specialmente in ambito lavorativo e relazionale.

—Una giornata **intensa e trasformativa**, dove emozioni e azioni saranno amplificate. I segni d’acqua (Cancro, Scorpione, Pesci) sentiranno particolarmente la carica emotiva, mentre i segni di terra (Toro, Vergine, Capricorno) dovranno bilanciare praticità e sentimenti.

*Consiglio delle stelle:*
“Usa l’energia di Marte per agire, ma non dimenticare la diplomazia di Venere. Le verità nascoste potrebbero emergere – sii pronto ad affrontarle con saggezza.”

 

Caserta, 15enne pestato per lo scooter nel parcheggio dell’oratorio

Caserta– Un’altra brutale aggressione tra giovanissimi, un’altra serata di festa trasformata in incubo. Un ragazzo di 15 anni è stato colpito con inaudita violenza da due giovani poco più grandi di lui, fino a riportare la frattura della mandibola.

Ora è ricoverato sotto choc nel reparto di chirurgia maxillo-facciale dell’ospedale di Caserta, in attesa di essere operato.

I fatti si sono verificati la scorsa notte nel parcheggio dell’Oratorio Salesiano di via Don Bosco, al termine della festa conclusiva dell’Estate Ragazzi, manifestazione che aveva coinvolto decine di adolescenti.

Il 15enne, arrivato per partecipare al compleanno di un’amica, è stato seguito all’interno del cortile da due ragazzi che, secondo quanto riferito dai familiari nella denuncia presentata, avrebbero avuto l’intenzione di rubargli lo scooter.

I due, dopo averlo provocato con la scusa di “fare un giro col motorino”, lo avrebbero aggredito a calci e pugni quando lui ha rifiutato. Secondo il racconto dei parenti, altri complici avrebbero aiutato a tenerlo fermo mentre veniva selvaggiamente picchiato. L’aggressione si è interrotta solo quando uno degli educatori dell’oratorio, insospettito dal rumore del motorino che cadeva, è accorso sul posto.

Gli aggressori sono subito fuggiti

“È la prima volta che accade un fatto del genere”, ha commentato don Antonio D’Angelo, profondamente addolorato. Don Giuseppe Spicciariello, direttore dell’oratorio, ha chiarito: “La festa era finita, tutti stavano andando via. È probabile che i ragazzi si siano seguiti dall’esterno e l’episodio sia avvenuto per caso nel nostro parcheggio, rimasto aperto in quel momento”.

Le forze dell’ordine hanno già acquisito le immagini della video sorveglianza per risalire agli autori dell’aggressione.

Ma questa non è una storia isolata. È solo l’ennesimo episodio di violenza giovanile che si registra nelle nostre città, un fenomeno ormai quotidiano. Solo re giorni fa, un altro ragazzo di 15 anni è stato accoltellato al termine di una partita di calcetto a Varcaturo, con il fermo di un 19enne. Una sequenza preoccupante che testimonia l’escalation di rabbia, sopraffazione e assenza di controllo che sta coinvolgendo fasce sempre più giovani della popolazione.

Mentre i numeri crescono, resta il silenzio delle istituzioni e la solitudine di vittime e famiglie. Ma anche il grido di allarme di educatori, parroci e operatori che da anni denunciano il degrado sociale e il disagio giovanile. Una ferita aperta che non può più essere ignorata.

Pomigliano, serbo ucciso in una rissa: fermato un 37enne ucraino

Un violento episodio di sangue ha sconvolto la notte di Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli, dove un uomo di nazionalità serba di 51 anni è stato ucciso durante una rissa.

I carabinieri della stazione di Pomigliano d’Arco e del Nucleo Operativo di Castello di Cisterna hanno fermato un cittadino ucraino di 37 anni, accusato di omicidio e lesioni personali aggravate.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Nola, hanno ricostruito una dinamica drammatica legata a una lite scoppiata per futili motivi.

Secondo quanto emerso, il 37enne avrebbe aggredito la vittima serba con calci e pugni ripetuti, colpendola con tale violenza da provocarne la morte.

Nella stessa circostanza, l’uomo si sarebbe reso responsabile anche di lesioni ai danni di un cittadino polacco, coinvolto nella rissa, che ha riportato la frattura di una caviglia e diverse escoriazioni. Quest’ultimo è stato soccorso dal 118 e trasportato all’ospedale di Nola per ricevere le cure necessarie.

Il fermato, dopo gli accertamenti di rito, è stato condotto nel carcere di Poggioreale, in attesa delle decisioni dell’Autorità Giudiziaria. I carabinieri stanno approfondendo le indagini per chiarire le circostanze esatte che hanno portato all’escalation di violenza, verificando eventuali testimoni e acquisendo immagini da sistemi di videosorveglianza presenti nella zona.

La tragedia ha lasciato sgomenti i residenti di Pomigliano d’Arco. La rissa, scoppiata per motivi ancora poco chiari, evidenzia la necessità di un maggiore controllo del territorio per prevenire episodi di violenza urbana.

Le indagini proseguono per ricostruire ogni dettaglio dell’accaduto e accertare eventuali responsabilità di altri soggetti coinvolti. La Procura di Nola, che guida l’inchiesta, mantiene il massimo riserbo.

Napoli, turisti e anziani bersaglio dei borseggiatori alla Stazione Centrale

Napoli – Ancora borseggi nella zona della Stazione Centrale di Napoli, dove una banda di ladri – secondo i residenti sempre la stessa da anni – colpisce turisti, anziani e famiglie, soprattutto nei fine settimana.

A denunciarlo sono alcuni cittadini che, stanchi della situazione, hanno inviato le immagini di video sorveglianza a Francesco Emilio Borrelli, deputato di Alleanza Verdi-Sinistra.

Il nuovo episodio è avvenuto in via Alessandro Poerio, dove le telecamere di un centro scommesse hanno immortalato un furto ai danni di una famiglia ungherese. Alcuni testimoni, intervenuti in soccorso delle vittime, hanno poi sporto denuncia ai carabinieri.

“Sono quattro anni che agiscono indisturbati ogni weekend. Sempre gli stessi – raccontano –. Non solo borseggiano, ma arrivano anche a minacciarci perché più volte siamo intervenuti per aiutare le persone derubate. La situazione è diventata insostenibile”.

La zona della Stazione Centrale è una delle più difficili di Napoli

Le immagini e le segnalazioni sono state trasmesse al parlamentare, che ha rilanciato l’allarme: “La zona della Stazione Centrale è una delle più difficili di Napoli. Tra risse, spaccio, senzatetto, mercatini abusivi e degrado, i residenti pagano il prezzo più alto. Ma com’è possibile che la stessa banda operi indisturbata da anni senza essere fermata?”.

Borrelli ha chiesto interventi mirati e duraturi: “Servono presidi fissi delle forze dell’ordine a Piazza Garibaldi e nelle aree limitrofe, oltre a provvedimenti severi contro chi delinque. La sicurezza e la vivibilità non sono privilegi: devono essere garantiti a tutti, cittadini e visitatori”.

La denuncia riaccende i riflettori su una delle principali porte d’accesso alla città, spesso teatro di criminalità diffusa e degrado urbano, con ricadute pesanti sull’immagine di Napoli e sul diritto alla sicurezza.

Napoli, furto al corso Umberto: arrestato giovane marocchino

Napoli – Un 25enne di nazionalità marocchina, irregolare sul territorio italiano, è stato arrestato nella notte dalla Polizia di Stato a Napoli per furto con destrezza. L’uomo è stato inoltre denunciato per ingresso e soggiorno illegale nel territorio nazionale.

L’episodio è avvenuto in Corso Umberto I, una delle arterie più frequentate del centro cittadino. Gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, impegnati in un servizio di controllo del territorio, hanno notato un uomo che inseguiva un individuo in fuga con un oggetto in mano.

Dopo un breve inseguimento, i poliziotti hanno bloccato il sospettato, accertando che, pochi istanti prima, aveva derubato un passante, sottraendogli un portafogli e un astuccio contenente occhiali da vista.

Grazie alla prontezza degli agenti, il 25enne è stato fermato e arrestato. Gli oggetti rubati sono stati recuperati e restituiti al legittimo proprietario. Le autorità hanno inoltre verificato la posizione irregolare dell’indagato sul territorio italiano, procedendo con una denuncia per violazione delle norme sull’immigrazione.

Un intervento rapido contro la microcriminalità

L’operazione si inserisce nel quadro delle attività di prevenzione e contrasto alla microcriminalità urbana condotte dalla Questura di Napoli. Corso Umberto I, zona ad alta densità di pedoni e attività commerciali, è spesso teatro di episodi di furti e borseggi, che richiedono un costante monitoraggio da parte delle forze dell’ordine.

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