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Omicidio al Vulcano Buono per una gomma bucato: vigilante condannato a 24 anni e mezzo

La Corte d’Assise di Napoli infligge una pesante pena al 22enne per l’omicidio del 28enne Domenico Esposito, avvenuto nel 2023 nel parcheggio del Vulcano Buono a Nola. Respinta la richiesta di ergastolo della procura, ma accolte solo parzialmente le tesi della difesa

Napoli– Una banale discussione per uno pneumatico forato si è trasformata in un delitto di sangue: la Corte d’Assise di Napoli ha condannato oggi a 24 anni e 6 mesi di reclusione Emanuele Michele De Luca, il vigilante di 22 anni accusato di aver ucciso a coltellate il 28enne Domenico Esposito il 29 luglio 2023.

I fatti risalgono a quel caldo pomeriggio d’estate nel parcheggio del centro commerciale Vulcano Buono di Nola, in provincia di Napoli. Al culmine di una lite scoppiata per un pneumatico bucato – alla quale parteciparono la vittima, il padre di quest’ultimo e l’imputato – De Luca estrasse un coltello e colpì mortalmente Esposito.

La procura aveva chiesto l’ergastolo, contestando l’omicidio volontario aggravato da motivi futili e abietti. La difesa, rappresentata dall’avvocato Mario Griffo, aveva invece puntato sul riconoscimento dell’eccesso colposo di legittima difesa, sull’esclusione dell’aggravante dei futili motivi, sulle attenuanti generiche e su una riduzione di pena di un terzo.
I giudici hanno optato per una soluzione intermedia: pena pesante, ma lontana dal fine pena mai richiesto dall’accusa.

In aula, al momento della lettura del dispositivo, erano presenti la madre e la sorella della vittima, oltre al padre e al fratello dell’imputato. Un’aula carica di tensione, dove il dolore delle due famiglie si è incrociato in silenzio dopo oltre due anni dal tragico episodio.

Supercoppa, Allegri avverte il Milan: “Napoli arrabbiato, sarà una gara difficile”

Il Milan si prepara a sfidare il Napoli nella semifinale di Supercoppa italiana a Riad, e alla vigilia della gara Massimiliano Allegri ha lanciato un avvertimento chiaro: domani non sarà come la partita di campionato di fine settembre. “Sarà un Napoli molto arrabbiato. La Supercoppa è un obiettivo anche per loro”, ha detto il tecnico rossonero, sottolineando come Antonio Conte saprà motivare la squadra dopo il passo falso di Udine.

Allegri ha poi rimarcato le differenze tra le due gare: “Domani è una partita secca, dove l’obiettivo è arrivare a giocare la finale. Il Napoli è forte, ha qualità in velocità. Sarà una partita complicata e difficile”. Sul fronte infortuni, Fofana sarà a completa disposizione, mentre per Leao la decisione arriverà dopo l’allenamento odierno. Out invece Gimenez, che domani mattina sarà operato a causa della riacutizzazione del problema alla caviglia.

Seduto accanto ad Allegri, Mike Maignan ha parlato del momento della squadra e del suo approccio personale: “La cosa più importante è quello che posso fare ogni giorno. Il mio futuro fa parlare ma non mi deve disturbare, io devo restare focalizzato e dare il massimo domani sera”. Il portiere ha descritto l’ambiente rossonero come una famiglia consolidata, sottolineando la serenità portata da Allegri: “L’anno scorso vincere è stato bello, ma adesso è un’altra stagione. Ora siamo un bel gruppo e vogliamo riprodurre le stesse cose”.

Casavatore, 25enne bengalese travolto e ucciso da auto pirata mentre era in bici elettrica

Una tragedia stradale ha scosso la comunità di Casavatore nella notte: Nayem Md, 25enne originario del Bangladesh e residente nella zona, è stato investito e ucciso mentre percorreva via Marconi in sella a una bicicletta elettrica. L’auto pirata che lo ha travolto non si è fermata a prestare soccorso, dandosi alla fuga, lasciando i carabinieri della sezione radiomobile e della stazione di Casoria a ricostruire la dinamica dell’incidente.

Le forze dell’ordine hanno avviato immediatamente le ricerche per identificare e fermare il responsabile, raccogliendo testimonianze e visionando eventuali immagini di videosorveglianza della zona. La vittima, giovane e conosciuta nella comunità locale, è deceduta sul colpo, trasformando quella che doveva essere una tranquilla serata in un drammatico episodio di cronaca nera.

L’indagine è coordinata dai carabinieri, che stanno cercando di individuare ogni elemento utile per risalire all’automobilista fuggito. Nel frattempo, la comunità locale è sotto shock: l’episodio riporta all’attenzione il problema della sicurezza stradale e dei casi di pirateria della strada, fenomeni che continuano a mietere vittime innocenti.

Camorra tra Lazio e Campania: arresti per estorsione e scambio elettorale politico-mafioso

Una vasta operazione antimafia ha scosso questa mattina il Lazio e la Campania, con arresti e sequestri di beni per oltre 10 milioni di euro. I carabinieri del Comando Provinciale di Latina, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Roma, hanno dato esecuzione a un decreto del giudice per le indagini preliminari, rivolto a diversi soggetti ritenuti gravemente indiziati di estorsione aggravata dal metodo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, trasferimento fraudolento di valori e turbata libertà degli incanti.

Tra gli arrestati figura anche un presunto esponente del clan camorristico Licciardi, parte dell’alleanza di Secondigliano, coinvolto nelle dinamiche di intimidazione e controllo criminale che secondo gli investigatori avrebbero influito anche su processi elettorali e attività imprenditoriali. Contestualmente sono stati sequestrati immobili e quote societarie per un valore complessivo superiore ai 10 milioni di euro, colpendo la struttura economica messa in piedi dagli indagati.

L’operazione, condotta nelle province di Roma, Napoli, Terracina e Latina, conferma l’attenzione della magistratura e delle forze dell’ordine sul radicamento delle organizzazioni criminali nel tessuto economico e politico, e sul collegamento tra affari illeciti e condizionamento della vita istituzionale. Secondo gli inquirenti, la complessa rete di estorsioni e influenze elettorali dimostra come le organizzazioni mafiose continuino a infiltrarsi nei meccanismi economici e amministrativi del territorio, con un impatto rilevante sulla legalità e sulla concorrenza leale.

Frodi fiscali nell’Agro nocerino-sarnese: sequestri per oltre 780mila euro e misure cautelari

Un sistema articolato di frodi fiscali, fatture false e trasferimenti di denaro all’estero è stato smantellato dalla Guardia di Finanza di Scafati nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore. I finanzieri hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, diretta e per equivalente, per un importo complessivo di 781.326,60 euro, oltre all’applicazione di misure cautelari personali nei confronti dei principali indagati.

Il provvedimento, emesso dal giudice per le indagini preliminari, riguarda sei soggetti operanti nell’area dell’Agro nocerino-sarnese, ai quali vengono contestati a vario titolo reati di trasferimento fraudolento di beni e valori, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazioni fiscali fraudolente, omessa dichiarazione e autoriciclaggio. Secondo l’accusa, parte dei proventi illeciti sarebbe stata movimentata attraverso operazioni bancarie internazionali con destinazione la Repubblica Popolare Cinese.

L’indagine ha preso avvio da una verifica fiscale condotta su una società con sede a Sarno, attiva nel commercio di prodotti di panetteria, nell’ambito di un’azione mirata alla repressione delle frodi in materia di IVA e imposte dirette. Fin dalle prime fasi sono emerse gravi irregolarità, tra cui l’impiego di manodopera straniera priva di regolare permesso di soggiorno e la mancata presentazione delle dichiarazioni fiscali per le imposte sui redditi e l’IVA a partire dal 2021.

Gli approfondimenti successivi hanno consentito di ricostruire una rete di false fatturazioni, emesse e ricevute allo scopo di abbattere artificialmente il carico fiscale. Al centro del meccanismo vi erano società cartiere, intestate fittiziamente a prestanome, utilizzate per creare costi inesistenti e mascherare i reali flussi economici.

Alla luce degli elementi raccolti, il giudice ha disposto il sequestro preventivo del profitto dei reati contestati, quantificato in oltre 780mila euro. Nei confronti dei due indagati ritenuti principali responsabili sono state applicate misure cautelari personali, con l’obbligo di dimora nel comune di residenza per uno e il divieto di esercitare attività d’impresa o ricoprire incarichi direttivi per l’altro. Per gli altri coinvolti, pur in presenza di un quadro indiziario ritenuto grave, il gip ha escluso il rischio di reiterazione del reato, disponendo esclusivamente la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

Dolci e ricette antiche di Natale: dagli struffoli alle scorzette di limone candite

Il periodo delle feste è l’occasione perfetta per riscoprire i sapori autentici del passato: i veri dolci natalizi tradizionali della Campania raccontano più di una semplice ricetta, raccontano legami familiari, memorie di casa, profumi e calore. In tempi in cui tutto corre veloce, tornare alle ricette antiche di Natale significa regalarsi un momento di lentezza e di gusto, un rito che unisce generazioni attorno a un vassoio di dolci. In questo articolo ripercorriamo due protagonisti del Natale campano: i classici Struffoli e le semplici ma fragranti Scorzette di limone candite, dolcezze che uniscono gusto, tradizione e artigianalità.

Struffoli: il simbolo del Natale campano

Gli struffoli sono forse il dolce natalizio più emblematico della tradizione napoletana e campana. Piccole palline di pasta, fatte con farina, uova, burro, scorza di limone, talvolta un tocco di liquore o anice, vengono fritte, poi immerse in miele caldo e infine decorate con canditi, confettini colorati e scorze d’agrume.

Si racconta che gli struffoli abbiano origini antiche, addirittura legate ai coloni greci che fondarono l’antica Partenope: il nome deriverebbe dal greco “strongoulos”, cioè “rotondo”, in riferimento alla forma delle palline. Con il tempo, questo dolce è diventato un vero simbolo del Natale in Campania, presente sulle tavole delle famiglie e nelle cucine casalinghe, tramandato di generazione in generazione.

Prepararlo richiede un po’ di pazienza, bisogna lavorare bene l’impasto, friggere con cura, tostare il miele e decorare con mano esperta, ma il risultato è scenografico: una “montagna” dorata di struffoli, profumata e ricca, pronta a regalare sapori autentici di festa.

Scorzette di limone candite: semplicità e tradizione

Un altro grande protagonista delle tavole natalizie, e non solo, sono le scorzette di limone candite, un piccolo tesoro di profumi e sapore. Le scorze di limone (preferibilmente non trattato) vengono lavate, tagliate, bollite per eliminare l’amaro, poi cotte in uno sciroppo di acqua e zucchero fino a diventare traslucide e dolci. Infine si lasciano asciugare: il risultato è una scorza candita, aromatica e dolce, perfetta come fine pasto o per decorare altri dolci.

Questo procedimento è semplice, ma richiede attenzione e tempo, proprio la pazienza delle “ricette antiche di Natale”. Le scorzette di limone candite, grazie al loro aroma intenso e al retrogusto agrumato, rendono la tavola natalizia più fresca e leggera, offrendo un’alternativa alle preparazioni più elaborate o burrose.

In molte famiglie campane, e non solo, è tradizione prepararle in casa: così si conserva il legame con la terra, con il frutto, con la stagione e con il gusto autentico degli agrumi mediterranei.

Dolci natalizi tradizionali: tra memoria, convivialità e territorio

La preparazione di dolci come struffoli e scorzette di limone candite, e in generale di dolci natalizi tradizionali, è molto più di un gesto culinario: è un rituale che unisce passato e presente, famiglia e convivialità, territorio e identità. In Campania, ogni famiglia custodisce le sue varianti, i suoi piccoli segreti, i tempi giusti per impastare, friggere, candire.

Questi dolci raccontano storie: di suore che nei conventi regalavano struffoli a famiglie nobili; di nonne che, a Natale, dedicavano ore in cucina per preparare palline fritte dorate da mischiare a miele e canditi. Allo stesso modo, le scorzette candite raccontano della terra, del limone, del sole, dei profumi, e della cura per la materia prima.

Nelle feste, servire questi dolci significa offrire parte di una tradizione, evocare ricordi, trasmettere cultura e amore: è un modo per far sentire tutti “a casa”, intorno a un vassoio, con il profumo del miele, del limone e della convivialità.

 

Ercolano, sequestrati 13 chili di hashish: arrestata una donna incensurata

Un’operazione antidroga partita dai pusher insospettabili e conclusa con una scoperta che va oltre lo spaccio. A Ercolano i carabinieri della sezione operativa della Compagnia di Torre del Greco hanno arrestato una donna di 46 anni, incensurata e residente in città, trovata in possesso di un ingente quantitativo di hashish nascosto nella propria abitazione di via Acampora.

Nel corso della perquisizione i militari hanno rinvenuto 13 chili di hashish, suddivisi in 128 panetti, occultati all’interno di un sacco nella mansarda del sottotetto. Un carico destinato allo spaccio che ha fatto scattare immediatamente l’arresto della donna, fino a quel momento estranea a precedenti penali e dunque lontana dal profilo classico del pusher.

Le verifiche dei carabinieri non si sono però fermate a quell’appartamento. Le perquisizioni sono state estese anche ad altre abitazioni della zona, portando alla denuncia di un 34enne originario di Ponticelli. Nell’alloggio dell’uomo sono stati trovati 13mila euro in contanti e un bilancino di precisione, elementi ritenuti compatibili con un’attività di spaccio.

Durante le operazioni è emerso anche un ulteriore filone, del tutto diverso ma ugualmente rilevante dal punto di vista penale e ambientale. In una corte privata i militari hanno notato la presenza di numerose tartarughe, circostanza che ha reso necessario l’intervento dei Carabinieri Forestali del Nucleo Parco. I controlli hanno portato al sequestro di 27 esemplari, tra cui 26 tartarughe della specie protetta Testudo hermanni e una Testudo graeca.

Per la detenzione illegale degli animali, una coppia di coniugi è stata denunciata. Un epilogo inatteso che ha ampliato il perimetro dell’operazione, mostrando come in pochi isolati si intreccino traffici di droga e violazioni ambientali.

A Casavatore l’evento “In Cammino per il Diritto alla Pace”

Casavatore – In occasione della promozione e della tutela dei diritti dell’infanzia, stamattina si è svolto l’evento “In Cammino per il Diritto alla Pace”, dedicato ai diritti del fanciullo, con l’obiettivo di sensibilizzare la comunità sull’importanza della protezione, del rispetto e della valorizzazione dei diritti fondamentali dei minori nei luoghi toccati dalla distruzione della guerra, su iniziativa dell’Assessore del partito democratico Elsa Picaro.

L’iniziativa è stata realizzata grazie alla collaborazione degli uffici delle Politiche Sociali, nonché delle Assistenti Sociali, la dott.ssa Maccioni e Molino, supportate dall’Assessore alle Politiche Sociali, l’Avv. Vincenza Esposito e dall’Ufficio Cultura, Pubblica Istruzione, Sport e Folclore che hanno richiamato i principi sanciti dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

Particolare attenzione quindi è stata dedicata ai diritti dei minori in contesti di conflitto, alla protezione dei bambini da ogni forma di violenza e sfruttamento, e alla promozione della solidarietà.

“Con le scuole abbiamo celebrato la pace con canti e manifesti, per riflettere insieme sull’importanza dei diritti, della solidarietà verso tutti i popoli – ha affermato l’assessore Elsa Picaro-. Il Comune di Casavatore con apposita delibera del novembre scorso ha chiesto il riconoscimento dello Stato della Palestina e del diritto alla pace. Un ringraziamento alla polizia municipale, ai carabinieri e alla protezione civile per la riuscita del corteo”.

L’evento ha evidenziato quanto sia fondamentale garantire a ogni fanciullo un ambiente sicuro e sereno, libero dagli effetti della guerra. Grazie all’adesione dei collettivi delle scuole primarie Nicola Romeo e Antonio De Curtis, la manifestazione ha offerto un importante momento di riflessione e confronto, con la partecipazione attiva dei minori, che hanno contribuito con cartelli e cori a rappresentare il loro messaggio di pace.

Erano inoltre presenti vari ospiti, tra cui la giovane cantante emergente Carolina Comite e il parroco della città Caponetto. L’evento, inoltre, ha favorito una maggiore consapevolezza e ha stimolato un impegno condiviso da parte di istituzioni, famiglie, scuole e comunità, affinché i diritti dei fanciulli siano pienamente riconosciuti e garantiti, promuovendo una cultura della pace.

P.B.

A Casavatore l'evento “In Cammino per il Diritto alla Pace”
A Casavatore l’evento “In Cammino per il Diritto alla Pace”

 

Prato, “caccia all’uomo”: arrestato imprenditore napoletano per tentato omicidio

Prato,– Prima la perlustrazione in auto per le vie del centro, poi l’agguato alle spalle e infine un accanimento spietato. È finita con l’arresto e il trasferimento nel carcere della Dogaia la fuga dalle responsabilità di un imprenditore 50enne, titolare di alcuni locali pubblici, accusato di aver quasi ucciso un uomo la sera del 26 ottobre scorso.

L’agguato e la caccia all’uomo

Secondo la ricostruzione della Procura di Prato, guidata dal procuratore Luca Tescaroli, il 50enne (originario di Napoli ma residente a Quarrata) avrebbe organizzato una vera e propria spedizione punitiva. Ad accompagnarlo in auto nella ricerca della vittima c’era anche la sua compagna.

L’intercettazione del bersaglio è avvenuta in via Rolando Pagli: qui il 46enne è stato sorpreso alle spalle, abbattuto con dei pugni e poi preso a calci in testa mentre giaceva inerme sull’asfalto. Solo l’intervento di una donna vicina alla vittima ha evitato che il pestaggio finisse in tragedia immediata.

Un dettaglio agghiacciante emerge dalle indagini dei Carabinieri: la vittima, poco prima dell’aggressione, aveva assunto stupefacenti nei bagni dell’ “Hop and Drop”, locale riconducibile proprio all’arrestato. Una circostanza che lo avrebbe reso totalmente incapace di reagire o difendersi dalla furia del suo aggressore.

Le condizioni del 46enne restano drammatiche. Dopo un periodo di coma profondo e la necessità di intubazione per gravi lesioni al collo, l’uomo è attualmente ricoverato con una diagnosi di tetraparesi flaccida e danni permanenti alle connessioni nervose cerebrali. Un quadro clinico che i periti definiscono come conseguenza di un “pericolo di vita concreto e perdurante”.

Le indagini e i depistaggi

A incastrare l’imprenditore sono stati i filmati della videosorveglianza cittadina, le intercettazioni telefoniche e, soprattutto, gli accertamenti tecnici del Nucleo Investigativo su indumenti e calzature, che avrebbero confermato la partecipazione diretta al pestaggio.

Inizialmente, l’indagato avrebbe tentato di fornire una versione dei fatti alternativa, giudicata però del tutto inattendibile dagli inquirenti. Nei guai è finita anche la compagna dell’uomo: per lei è scattata la denuncia per false dichiarazioni al pubblico ministero.

Agguato a Secondigliano: ferito Francesco Muscariello

Napoli – Un proiettile allo stomaco, una corsa disperata nella notte e un corpo abbandonato sull’asfalto, a pochi metri dalla salvezza. Si tinge di giallo l’agguato consumatosi nelle scorse ore a ridosso del centro storico, dove il confine tra la vita e la morte è stato tracciato da una singola ogiva.

La vittima è Francesco Muscariello, 40enne originario del rione di Marianella, volto già noto negli archivi delle forze dell’ordine per un curriculum criminale che spazia dai reati contro il patrimonio allo spaccio di stupefacenti.

L’allarme è scattato intorno alle due di notte, quando i medici del pronto soccorso dell’Ospedale Cardarelli hanno attivato il codice rosso per una ferita d’arma da fuoco all’addome. Muscariello non è arrivato a bordo di un’ambulanza del 118: secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato letteralmente “scaricato” nei pressi del presidio ospedaliero da un veicolo che si è poi dileguato nel buio, facendo perdere le proprie tracce in una manciata di secondi.

Le condizioni del 40enne sono apparse subito critiche. Ricoverato in prognosi riservata, è stato stabilizzato dai sanitari e, fortunatamente, non sarebbe in pericolo di vita. Nonostante il quadro clinico delicato, gli agenti del Commissariato Arenella, a cui sono affidate le indagini, hanno tentato un primo interrogatorio a caldo direttamente nel letto d’ospedale. Il risultato, però, è stato un muro di gomma.

Muscariello ha dichiarato di non ricordare nulla della dinamica, giustificando l’amnesia con lo shock subito. Una reticenza che, nel gergo della mala, spesso suggerisce la volontà di non collaborare o il timore di ritorsioni.

Gli investigatori si trovano ora a dover ricomporre un puzzle complesso. Non è chiaro dove sia avvenuto l’agguato, né quanti fossero i sicari che hanno aperto il fuoco. La pista privilegiata dagli inquirenti porta dritta agli ambienti dello spaccio di droga, ipotizzando un regolamento di conti o uno “sgarro” punito col sangue.

Fondamentali saranno le prossime ore: la Polizia sta acquisendo i filmati delle telecamere di videosorveglianza installate sia nella zona del Cardarelli — per identificare l’auto che ha trasportato il ferito — sia nei possibili luoghi dell’agguato, per cercare di dare un volto e un nome a chi ha premuto il grilletto.

Pomigliano, pizzo da 15mila euro nel nome del clan: 2 arresti

Pomigliano – La morsa del racket si era stretta attorno a una vittima locale con una ferocia degna delle peggiori cronache criminali. Due persone sono finite in carcere all’alba di oggi, raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare eseguita dai Carabinieri della Stazione di Pomigliano d’Arco. L’accusa è pesante: tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso.

L’escalation di violenza

L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli, ha portato alla luce un mese di terrore. Nel febbraio 2025, gli indagati avrebbero preso di mira la vittima con una strategia precisa:

La richiesta: 15.000 euro in contanti

La forza intimidatrice: Per piegare la resistenza del bersaglio, i due avrebbero esplicitamente evocato il controllo dei clan camorristici egemoni sul territorio.

L’assedio: Le minacce e gli atti violenti non si sono limitati a incontri casuali, ma sono proseguiti con blitz presso l’abitazione e il luogo di lavoro della vittima, spesso davanti a testimoni, per massimizzare il potere di intimidazione.

Il provvedimento

Il GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura Distrettuale, ha disposto la massima misura cautelare per frenare la pericolosità delle condotte. Gli indagati sono stati trasferiti in penitenziario, mentre le indagini proseguono per cristallizzare il quadro probatorio.

 

Truffe agli anziani, la regia della coppia D’Errico-Mascitelli: lo zio e la zia

Napoli – C’era una coppia al vertice dell’organizzazione, una struttura collaudata, quasi industriale, capace di colpire anziani in tutta Italia con la tecnica ormai tristemente nota del “finto carabiniere”.

È questo lo scenario che emerge dalla complessa inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli, scaturita da una denuncia presentata ai carabinieri di Genova, che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 23 persone, tra cui otto donne, di età compresa tra i 22 e i 43 anni, oltre a un minorenne.

Per 21 di loro sono scattate misure cautelari. Tutti devono rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe aggravate, in particolare ai danni di persone anziane, scelte proprio per la loro condizione di maggiore fragilità e ridotta capacità di difesa. Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe agito con l’ausilio di almeno altre dieci persone non ancora identificate, mettendo a segno un numero imprecisato di colpi.

Al centro dell’indagine, firmata dal gip di Napoli Federica Colucci, le figure di Alessandro D’Errico, 36 anni, detto “lo zio”, e Antonietta Mascitelli, 40 anni, soprannominata “la zia”. Per gli investigatori erano i promotori e organizzatori della banda, con base operativa a Napoli.

I due non sono volti nuovi alle forze dell’ordine: erano già stati arrestati nel luglio scorso insieme ad altre 21 persone per una serie di truffe agli anziani messe a segno tra Genova e il Nord Italia nel giugno precedente. Per quel filone la Procura di Genova ha già disposto il processo immediato.

D’Errico e Mascitelli, ricostruiscono gli inquirenti, erano i veri punti di riferimento del sodalizio: impartivano ordini, assegnavano i ruoli, anticipavano il denaro necessario per le trasferte e curavano la logistica. In particolare si occupavano di reperire utenze telefoniche intestate fittiziamente a cittadini extracomunitari, utilizzate sia per contattare le vittime sia per mantenere i contatti con i cosiddetti “trasfertisti”, attraverso un sistema definito a circuito chiuso per evitare intercettazioni esterne.

L’organizzazione disponeva anche di locali adibiti a veri e propri call center clandestini, spesso ricavati all’interno di bed and breakfast, dove ogni giorno lavoravano stabilmente tre o quattro telefonisti. Il loro compito era quello di effettuare il maggior numero possibile di chiamate: fino a 500 contatti al giorno, in zone del Paese scelte di volta in volta dai promotori. I numeri venivano pescati dai vecchi elenchi telefonici cartacei, quelli della linea fissa, dove la probabilità di trovare persone anziane era più alta.

Il copione era sempre lo stesso. Una voce si presentava come appartenente alle forze dell’ordine: «Buongiorno, sono il maresciallo dei carabinieri». Poi la notizia shock: un incidente stradale, il figlio o la figlia coinvolti, due pedoni investiti, uno in gravi condizioni, l’arresto imminente e il rischio di due o quattro anni di carcere. In sottofondo, come emerge da un audio diffuso dagli inquirenti, si sentono voci sovrapposte, presunti familiari che piangono e chiedono aiuto, in un crescendo studiato per mandare in panico la vittima e impedirle di contattare parenti o persone di fiducia.

Una vera e propria violenza psicologica, esercitata con rapidità e insistenza, che spesso si concludeva con la consegna di denaro, gioielli e beni di valore, poi immessi nel mercato clandestino. Un sistema spietato, costruito per colpire chi aveva meno strumenti per difendersi. Ora, per quella rete, si stringe il cerchio della giustizia.

Rapina all’Eurospin di via Arzano–Grumo: caccia ai banditi

E’ caccia ai banditi che nella tarda mattinata di oggi hanno messo a segno una rapina ai danni del supermercato Eurospin situato lungo l’asse viario Arzano–Grumo. Il colpo è avvenuto durante l’orario di pranzo, quando all’interno dell’esercizio commerciale erano presenti diversi clienti.

Secondo una prima ricostruzione, ad agire sarebbero stati tre individui, armati e con il volto travisato. I rapinatori, dopo aver fatto irruzione nel punto vendita, avrebbero puntato le armi contro i dipendenti, costringendoli ad aprire le casse e a consegnare il denaro contante.

Attimi di forte tensione e paura tra i presenti, rimasti sotto choc per l’accaduto.
Conclusa l’azione, i tre si sono dileguati rapidamente. Non si esclude che all’esterno li attendesse un complice a bordo di un’autovettura, lasciata con il motore acceso per facilitare la fuga.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Tenenza di Arzano, che hanno immediatamente avviato le indagini. Non. è stato ancora quantificato l’esatto importo del bottino.

I militari hanno acquisito le immagini del sistema di videosorveglianza interno del supermercato, oltre a quelle delle telecamere pubbliche e private presenti nella zona, nel tentativo di ricostruire l’esatta dinamica della rapina e individuare il percorso di fuga dei responsabili.

Sono state inoltre raccolte sommarie informazioni da parte di clienti e dipendenti presenti al momento del colpo. Le indagini proseguono.

 P.B.

Agropoli, sei arresti per spaccio di droga: documentate cessioni anche a minorenni

Un traffico di droga che non si fermava davanti all’età degli acquirenti e che aveva trasformato lo spaccio in un’attività quotidiana e sistematica. È questo il quadro emerso dall’operazione condotta questa mattina dai carabinieri della Compagnia di Agropoli, in provincia di Salerno, che ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sei persone.

Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vallo della Lucania, su richiesta della Procura della Repubblica, che ha ravvisato gravi indizi di colpevolezza a carico degli indagati. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, gli arrestati avrebbero detenuto e ceduto, anche in concorso tra loro, sostanze stupefacenti del tipo hashish, marijuana e cocaina, rifornendo una platea di consumatori che includeva anche minorenni.

Le misure cautelari disposte sono differenziate e tengono conto delle singole posizioni: due persone sono state sottoposte agli arresti domiciliari, due all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e due al divieto di dimora nel Comune di Agropoli. Una scelta che riflette il diverso ruolo attribuito a ciascun indagato nell’organizzazione e nella gestione dello spaccio.

Le indagini, condotte sotto il coordinamento della Procura di Vallo della Lucania, hanno documentato più episodi di cessione di droga e hanno consentito in diverse occasioni il sequestro di sostanze stupefacenti destinate allo spaccio. Un’attività investigativa che ha fatto emergere un mercato attivo e radicato sul territorio, capace di intercettare anche giovanissimi clienti.

L’aspetto più allarmante dell’inchiesta resta proprio la vendita di droga a minori, elemento che ha aggravato il quadro accusatorio e che riporta al centro dell’attenzione il tema della diffusione degli stupefacenti tra i giovani. Un fenomeno che, secondo gli investigatori, richiede non solo repressione ma anche una risposta più ampia sul piano sociale e preventivo.

Curve di San Siro tra affari, violenza e mafia: nelle motivazioni il sistema criminale dietro il tifo

Le curve di San Siro non erano soltanto luoghi di tifo acceso e identità calcistica, ma veri e propri centri di potere economico e criminale. È il quadro durissimo che emerge dalle motivazioni della sentenza depositate dalla giudice per l’udienza preliminare di Milano, Rossana Mongiardo, dopo il maxi blitz “Doppia Curva” del settembre 2024. Un sistema strutturato, violento e redditizio, capace di generare oltre 100mila euro all’anno solo nella Curva Sud milanista e di intrecciarsi, sul fronte interista, con una protezione di matrice mafiosa riconducibile alla ’ndrangheta.

Affari, violenza e un patto tra curve

Nelle circa trecento pagine di motivazioni viene ricostruita una realtà nella quale la Curva Sud del Milan agiva come un’organizzazione autonoma, fondata su intimidazioni e violenze, senza condividere la gestione degli affari con altri gruppi. Un controllo ferreo che garantiva incassi costanti provenienti dal bagarinaggio dei biglietti, dal merchandising e dalla gestione dei parcheggi attorno allo stadio. Dall’altra parte, la Curva Nord dell’Inter viene descritta come un contesto funzionale agli affari illeciti, protetto da un rapporto di tipo mafioso con il clan Bellocco, con l’aggravante dell’associazione mafiosa pienamente riconosciuta. In questo quadro si inserisce anche il patto di non belligeranza tra le due tifoserie, pensato per evitare conflitti e massimizzare i profitti.

Il 17 giugno scorso la giudice ha inflitto pene complessive per quasi 90 anni di carcere a 16 imputati, accogliendo integralmente l’impianto accusatorio dei pm della Direzione distrettuale antimafia di Milano, Paolo Storari e Sara Ombra. Sono state riconosciute tutte le contestazioni, dall’omicidio del 2024 di Antonio Bellocco, rampollo dell’omonima cosca, fino alle associazioni per delinquere che governavano gli affari delle curve.

I capi ultras, la mafia e la sudditanza dei club

Le condanne più pesanti, dieci anni ciascuno, sono state inflitte ai capi delle tifoserie organizzate: Andrea Beretta per l’Inter e Luca Lucci per il Milan. Beretta, oggi collaboratore di giustizia, è stato riconosciuto come il vertice dell’associazione aggravata dal metodo mafioso e autore dell’omicidio Bellocco, beneficiando di attenuanti per il contributo decisivo alle indagini, che hanno svelato anche il delitto di Vittorio Boiocchi nel 2022. Diverso il profilo di Lucci, descritto come figura dominante e spietata, capace di esercitare potere attraverso la violenza e i legami economici, senza però offrire elementi utili all’accertamento della verità.

Le motivazioni sottolineano infine la posizione di sudditanza in cui si sono trovate le società calcistiche, in particolare l’Inter, che avrebbe finito per agevolare gli ultras pur di garantire l’ordine allo stadio. Una dinamica che ha spinto la Procura di Milano ad avviare procedimenti di prevenzione nei confronti dei club, oggi impegnati a recidere i rapporti con le frange più estreme del tifo. Sullo sfondo resta l’allarme più grave: l’ingresso strutturato della ’ndrangheta nel mondo delle curve, trasformate in un terreno di conquista dove il calcio diventa solo una copertura per affari, intimidazioni e potere mafioso.

Trasnova, la vertenza arriva in Consiglio comunale a Pomigliano: istituzioni chiamate al confronto

La vertenza Trasnova esce dai tavoli tecnici e approda nelle sedi della politica locale. Domani il Consiglio comunale di Pomigliano d’Arco dedicherà una seduta pubblica monotematica alla crisi che coinvolge la società di logistica impegnata negli stabilimenti italiani di Stellantis e quasi trecento lavoratori che, fino a poche settimane fa, rischiavano il licenziamento a fine dicembre.

Alla discussione sono stati invitati i sindacati, la Regione Campania e la Prefettura di Napoli, in un tentativo di allargare il confronto e di dare un segnale istituzionale forte in una fase ancora fragile e interlocutoria della vertenza. Al centro del dibattito c’è il destino di 288 addetti e di un’azienda con sede a Cassino, la cui continuità è strettamente legata alle scelte del colosso automobilistico.

Un primo spiraglio si è aperto lo scorso 4 dicembre al tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. In quella sede Stellantis ha comunicato la disponibilità a una proroga di quattro mesi del contratto commerciale con Trasnova, una soluzione tampone che consente di scongiurare nell’immediato i licenziamenti e di garantire respiro nel breve periodo. Una boccata d’ossigeno che, però, non scioglie i nodi strutturali e rimanda il problema a inizio 2025.

Il Ministero ha ribadito l’obiettivo della massima tutela occupazionale e la volontà di proseguire il confronto con tutte le parti coinvolte, consapevole che una proroga non può diventare l’unica risposta a una crisi che riguarda il sistema della logistica e il rapporto tra grandi committenti e aziende dell’indotto. Per questo una nuova riunione al Mimit è già fissata per il 4 febbraio, data che i lavoratori guardano come a un passaggio decisivo.

Nel frattempo Pomigliano d’Arco sceglie di non restare spettatrice. Portare la vertenza in Consiglio comunale significa riconoscere che la questione Trasnova non è solo una disputa contrattuale, ma un tema che tocca il tessuto sociale e produttivo del territorio. Dietro i numeri ci sono persone, famiglie e un futuro che, al momento, resta sospeso tra proroghe temporanee e promesse di confronto.

Ancora sangue sul lavoro a Napoli: camionista trovato senza vita durante operazioni di carico

Un altro morto sul lavoro, un altro corpo trovato in un luogo che dovrebbe essere sinonimo di attività e non di fine improvvisa. È accaduto oggi, intorno alle 12, in via Gianturco 100, nella zona orientale di Napoli, dove i carabinieri della Compagnia di Poggioreale sono intervenuti dopo una segnalazione giunta al numero di emergenza 112.

All’interno di un’area adibita a cantiere e deposito container è stato rinvenuto il cadavere di un uomo. Secondo le prime informazioni, la vittima sarebbe deceduta durante le operazioni di carico di un container sul proprio camion. Una dinamica che resta tutta da chiarire e sulla quale sono ora concentrate le indagini delle forze dell’ordine, impegnate a ricostruire quanto accaduto e a verificare eventuali responsabilità.

La vittima è Giacomo Burtone, 48 anni, nato a Cercola il 21 aprile 1976. Il suo corpo giaceva nell’area operativa del cantiere. Gli accertamenti sono in corso e al momento non viene esclusa alcuna ipotesi. I carabinieri stanno raccogliendo elementi utili, ascoltando eventuali testimoni e verificando il rispetto delle norme di sicurezza.

La Napoli barocca: capolavori artistici fuori dai percorsi turistici

Quando si pensa a Napoli molti evocano il caos dei vicoli, la pizza, il mare e quel fascino spontaneo che solo una città vissuta sa avere. Ma sotto questa superficie pulsante si estende un patrimonio artistico spesso ignorato, una vera e propria “cattedrale segreta” fatta di chiese, palazzi e cappelle dove il Barocco Napoletano dà il meglio di sé. Sono i “tesori nascosti”, angoli poco noti, fuori dai tradizionali circuiti turistici, che raccontano la grandezza e la complessità culturale di una città-capolavoro. In questo articolo proponiamo un viaggio in tre tappe, per riscoprire parte di quel patrimonio che merita più visibilità.

Il Barocco discreto: chiese poco conosciute ma ricche di arte

Tra le chiese spesso ignorate dalle guide turistiche, ma fondamentali per comprendere il gusto sontuoso del Barocco Napoletano, vale la pena segnalare alcune per la loro qualità artistica e storica:

  • Santa Maria in Portico: situata nella zona di Riviera di Chiaia, questa chiesa tardo-barocca unisce una facciata scenografica, realizzata da Arcangelo Guglielmelli, con interni decorati da stucchi barocchi e affreschi di Giovanni Battista Benaschi. Tra le opere conservate, un’“Annunciazione” di Fabrizio Santafede e un’Assunzione di Paolo de Matteis.
  • Santi Filippo e Giacomo: nascosta tra le viuzze del centro storico, questa chiesa venne ricostruita in stile barocco nel 1758. La sua facciata concavo-convessa richiama la lezione di Borromini; all’interno, statue, stucchi e affreschi di qualità ne fanno un piccolo gioiello sacrale.
  • Sant’Anna a Capuana: poco distante da Porta Capuana, questa chiesa settecentesca presenta interni eleganti e decorazioni barocche. L’altare sopraelevato, le tele nelle cappelle laterali, e l’organo settecentesco contribuiscono a farne un luogo perfetto per chi cerca un’esperienza spirituale ed estetica lontana dai flussi turistici.
  • Santa Maria della Colonna: deconsecrata e meno frequentata rispetto alle grandi chiese, questa costruzione del XVII-XVIII secolo custodisce un interno a pianta a croce greca, cupola e decorazioni in stile barocco. Non sempre aperta, ma ristrutturata recentemente grazie a fondi pubblici e dunque, quando possibile,meritevole di visita.

Questi luoghi, pur non essendo tra i “classici” delle guide, incarnano pienamente lo spirito teatrale e decorativo del Barocco Napoletano: marmi, stucchi, colori, luce e devozione si uniscono in ambienti raccolti e intensi, creando esperienze estetiche intime e profonde.

Palazzi, chiostri e architetture civili: la città oltre le chiese

Il Barocco Napoletano non si esaurisce nelle chiese: molte delle sue meraviglie si trovano in palazzi nobiliari, chiostri, complessi civili, spesso trascurati, ma ricchi di fascino e storia.

  • Palazzo dello Spagnolo: situato nel rione Sanità, è un esempio emblematico di architettura barocca civile, con scale scenografiche, facciate ornamentali e un’impronta teatrale. È un segnale di come il barocco non fosse solo religione e devozione, ma anche potere, eleganza e prestigio sociale.
  • Palazzo dell’Immacolatella: sul lungomare di Napoli, un tempo sede di una stazione di quarantena, oggi quasi dimenticato. La sua architettura tardo-barocca e la posizione sul mare lo rendono un esempio interessante di come il barocco si interfacciasse anche con la vita portuale, la salute pubblica e l’urbanistica.
  • I chiostri e complessi monastici, spesso poco valorizzati turisticamente, nascondono cortili, maioliche, porticati e decorazioni che meritano di essere riscoperti, segno di un Barocco che sapeva vivere anche nella quotidianità e nella contemplazione laica o religiosa.

Ripercorrere questi luoghi significa guardare Napoli non solo come palcoscenico urbano, ma come città di mecenati, artisti, ordini religiosi e famiglie nobiliari che hanno contribuito a definire il volto e l’anima della città.

Quando il barocco diventa “tesoro nascosto”: valorizzazione e riscoperta

Spesso, la grande ricchezza del patrimonio barocco di Napoli resta celata agli occhi dei visitatori: chiese chiuse, edifici deconsecrati, palazzi invisibili dal mare di turisti attratti dai “must” della città. Eppure, alcune realtà, poco note, ma di grande valore, stanno emergendo grazie a progetti culturali e iniziative di valorizzazione.

Un esempio è Chiesa dei S.S. Apostoli, che custodisce l’“Altare Filomarino”, un alzato barocco di grande interesse, con stucchi e affreschi settecenteschi, un pezzo di Barocco Napoletano da riscoprire.
Un altro luogo spesso ignorato è Castel Capuano: oltre alla propria storia secolare, ospita interni con testimonianze artistiche, come la cosiddetta “Sala dei Busti”, che racconta la storia dei giuristi napoletani.

Riscoprire questi “tesori nascosti” non significa solo ammirare bellezza, ma contribuire alla conservazione e valorizzazione di un’eredità culturale che rischia di essere dimenticata. Significa rendere giustizia alla complessità storica e artistica di una città unica, una città che, sotto il sole e la frenesia quotidiana, conserva la memoria di secoli di creatività, fede e ambizione.

 

L’Ercole di Civita Giuliana torna a casa: ricomposto un affresco trafugato anni fa

C’è qualcosa di profondamente narrativo, quasi da romanzo investigativo, nella vicenda dell’Ercole ritrovato di Civita Giuliana. Un frammento strappato al suo contesto, disperso oltre oceano e infine ricondotto al luogo cui appartiene, restituendo non solo un’immagine ma una storia intera. È il tassello di un affresco che raffigura Ercole bambino mentre strozza i serpenti, trafugato anni fa da uno degli ambienti di culto della villa suburbana a nord di Pompei e oggi finalmente rientrato nel patrimonio pubblico.

Il frammento proviene da una lunetta affrescata collocata nella parte alta della parete di fondo di un ambiente rituale, un sacello quasi completamente devastato dall’azione dei tombaroli. Le caratteristiche stilistiche e materiali hanno consentito di riconoscerne senza dubbi la provenienza, ma il suo percorso è stato lungo e opaco. Finito in una collezione privata negli Stati Uniti, il reperto è stato intercettato nel quadro di un procedimento penale avviato dalla Procura della Repubblica di Roma. Nel 2023, grazie alla collaborazione tra il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e le autorità statunitensi, l’opera è stata assegnata al Parco Archeologico di Pompei.

Il ritorno dell’Ercole di Civita Giuliana si inserisce in una strategia più ampia avviata dal 2017, che vede il Parco e la Procura di Torre Annunziata lavorare fianco a fianco per contrastare il saccheggio sistematico della villa romana. Una cooperazione formalizzata da un protocollo d’intesa e rinnovata nel tempo, che ha permesso non solo di portare alla luce scoperte straordinarie, ma anche di fermare un’attività criminale che per anni ha sottratto reperti e, cosa ancor più grave, ha distrutto dati scientifici irrecuperabili.

Proprio gli scavi condotti tra il 2023 e il 2024 hanno consentito di identificare l’ambiente da cui proviene l’affresco: un vano rettangolare con funzione rituale, dotato di un basamento quadrangolare probabilmente destinato a una statua e decorato originariamente con pannelli figurati. Dodici di questi pannelli e la lunetta superiore erano stati staccati illegalmente. Il frammento di Ercole, ora recuperato, si colloca con coerenza all’interno di questo programma iconografico. L’episodio rappresentato non appartiene alle canoniche dodici fatiche, ma le anticipa simbolicamente. Ercole in fasce che vince i serpenti, sotto lo sguardo di Zeus evocato dall’aquila sul globo e di Anfitrione, diventa così il presagio delle imprese future, posto in alto come segno inaugurale di un ciclo eroico.

All’atto della restituzione non era ancora possibile stabilire con certezza la collocazione originaria dell’affresco. È stato il lavoro incrociato dei funzionari del Parco, impegnati nello scavo extraurbano, insieme all’analisi di documentazione investigativa e di dati emersi dalle indagini giudiziarie, a permettere l’identificazione definitiva del sacello di Civita Giuliana come luogo di provenienza. Un risultato che rafforza il valore scientifico dell’operazione e restituisce all’opera il suo contesto narrativo.

La restituzione dell’Ercole rientra inoltre in un’operazione internazionale più ampia che ha consentito il rientro in Italia di 129 reperti, nell’ambito del protocollo tra il District Attorney della Contea di New York e il Governo italiano. Un’azione che dimostra come il contrasto al traffico illecito di beni culturali non sia solo una questione di recupero materiale, ma di giustizia storica.

Come sottolinea il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, un reperto archeologico vale soprattutto per ciò che racconta e per il legame inscindibile con il luogo in cui è stato trovato. Quando questo legame viene spezzato, l’oggetto perde gran parte del suo significato e diventa un frammento muto. Rubare un reperto, ricorda il direttore, significa sottrarre conoscenza alla collettività e cancellare una parte della storia dell’umanità.

Sulla stessa linea il procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, che definisce il recupero dell’affresco l’ennesima prova dell’efficacia di una collaborazione capace di interrompere anni di saccheggio e di restituire alla fruizione pubblica testimonianze di valore eccezionale. Un’azione che non si ferma qui, perché le indagini proseguiranno per rintracciare gli altri affreschi sottratti dal sacello.

Nel frattempo il frammento con Ercole bambino sarà esposto a partire da metà gennaio all’Antiquarium di Boscoreale, in una sala già dedicata ai rinvenimenti di Civita Giuliana. Un ritorno che non è solo un rientro fisico, ma una ricomposizione di senso, contro chi aveva provato a spezzarlo.

San Sebastiano al Vesuvio, controlli notturni dei Carabinieri: tre denunciati per arnesi da scasso

Controlli serrati nella notte tra Cercola, San Sebastiano al Vesuvio e Volla, dove i Carabinieri della Tenenza di Cercola hanno messo in campo un servizio straordinario di prevenzione e vigilanza del territorio. L’operazione, concentrata sulle principali arterie di collegamento a nord-est di Napoli, si è conclusa con la denuncia di tre persone, tutte già note alle forze dell’ordine.

I militari hanno fermato un’autovettura, una Fiat 500X, che stava transitando nel comune di San Sebastiano al Vesuvio. A bordo viaggiavano tre uomini di 40, 36 e 33 anni, tutti residenti a Cercola. Il controllo ha fatto emergere immediatamente elementi sospetti: all’interno del veicolo sono stati rinvenuti diversi arnesi atti allo scasso, circostanza che ha portato alla denuncia dei tre per il possesso ingiustificato di strumenti da effrazione.

Per uno di loro, il 36enne, la posizione si è aggravata ulteriormente. Durante la perquisizione personale, i Carabinieri hanno trovato un coltello a serramanico con una lama lunga 21 centimetri, motivo per cui è scattata anche la denuncia per porto abusivo di arma.

L’attività dell’Arma non si ferma qui. Sono in corso ulteriori accertamenti per verificare se, nel corso della notte o nei giorni precedenti, siano stati messi a segno furti o tentativi di effrazione nella zona. I controlli proseguiranno anche nei prossimi giorni per rafforzare la sicurezza e prevenire nuovi episodi di criminalità.