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Nuove scoiperte nelle Grotte dell’Angelo a Pertosa

Pertosa – Un lembo di storia millenaria, custodito dal buio e dall’acqua, torna alla luce. Una campagna di scavi nelle Grotte dell’Angelo di Pertosa-Auletta (Salerno) sta rivelando nuovi, straordinari tasselli di un insediamento umano che percorre oltre ottomila anni. La scoperta più rilevante: un’area sacra, un santuario ipogeo utilizzato ininterrottamente per cinque secoli, dall’età ellenistica al primo periodo romano-imperiale.

LUCI NELLE TENEBRE: IL SANTUARIO IPOGEO

Le ricerche, condotte lungo il tratto d’ingresso della cavità, hanno restituito un tesoretto votivo che attesta intense pratiche cultuali. Tra i reperti, lucerne in terracotta spesso decorate, databili al I-II secolo d.C., monete di epoca ellenistica e romana e piccoli ornamenti personali. La disposizione concentrata dei materiali indica che gruppi locali o viaggiatori scelsero proprio l’ingresso della grotta – luogo di passaggio tra la superficie e l’oscurità del mondo sotterraneo – per venerare le proprie divinità. “Un luogo di culto per chi, probabilmente, si accingeva a entrare o usciva dalla grotta, un ambiente dal fortissimo carattere simbolico”, ipotizzano gli archeologi.

PALI E PIATTAFORME: L’OMBRA DEL VILLAGGIO PREISTORICO

Accanto alle testimonianze storiche, affiorano nuove strutture della protostoria. Sono state identificate palificazioni lignee e un piano di calpestio che riconducono al Bronzo finale (circa XII-XI secolo a.C.), ampliando la conoscenza del già noto villaggio palafitticolo. Le acque del fiume sotterraneo hanno preservato parti dell’originaria struttura, che si estendeva nella zona prossima alla luce esterna, dipingendo un quadro complesso di una comunità che viveva sull’acqua, all’interno della caverna.

SCAVARE PER IMPARARE: IL CANTIERE APERTO ALLA SCUOLA

Per la prima volta, il cantiere archeologico è stato aperto agli studenti grazie al progetto di Formazione Scuola-Lavoro promosso dalla Fondazione MIdA con Eduiren (Gruppo Iren). Ragazze e ragazzi hanno potuto seguire da vicino il lavoro degli archeologi, confrontandosi con un patrimonio unico nel panorama europeo, sia per continuità di frequentazione che per contesto ambientale.

LA SFIDA DELLA RICERCA IN UN AMBIENTE ESTREMO

“Questi risultati confermano l’enorme valore scientifico delle Grotte di Pertosa-Auletta”, dichiara Maria Rosaria Carfagna, presidente della Fondazione MIdA. “Garantire continuità alle ricerche in un contesto ipogeo complesso, attraversato da un corso d’acqua attivo, è una sfida e una priorità”. La presidente ringrazia il Gruppo Iren per il sostegno al progetto.

UN PROGETTO DI RETE

La campagna 2025 si inserisce nella concessione triennale (2025-2027) del Ministero della Cultura alla Fondazione MIdA, realizzata in collaborazione con l’Istituto Centrale per l’Archeologia (ICA-MiC), la Soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino, il Centro di ricerca speleo-archeologica ‘Enzo dei Medici’ e con il supporto del Gruppo Iren.

PROSSIME TAPPE

Il lavoro è solo all’inizio. Le prossime fasi prevedono l’ampliamento degli scavi, analisi specialistiche dei reperti organici e dei legni, e la documentazione scientifica completa. Ogni strato di terra rimossa promette di aggiungere nuove righe a una storia millenaria scritta nel cuore della montagna.

Sequestrate all’aeroporto di Linate oltre 20.000 carte collezionabili dei Pokemon importate in contrabbando

Milano – Oltre 20.000 carte collezionabili di elevato valore commerciale sono finite sotto sequestro all’aeroporto di Linate, in un’operazione congiunta che rafforza la sinergia tra l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) e il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Milano.

Il blitz ha portato alla luce un tentativo di contrabbando, bloccando una partita di merce il cui valore di mercato è stato stimato in oltre 90.000 euro.L’attenzione delle Fiamme Gialle del Gruppo di Linate e del personale dell’UADM Lombardia 2 si è concentrata su un passeggero sbarcato da un volo proveniente da Tokyo, con scalo intermedio a Parigi. L’uomo, giunto all’aeroporto milanese, aveva scelto di percorrere il corridoio doganale “verde”, un segnale che indica l’assenza di beni o valori da dichiarare alle autorità.

Tuttavia, il controllo ispettivo congiunto sui bagagli ha rivelato ben altro: l’ingente quantità di oltre 20.000 carte da gioco collezionabili, acquistate in Giappone.

L’oro dei collezionisti

A destare particolare interesse nelle Forze dell’Ordine non è stata solo la quantità, ma anche la qualità della merce: si tratta infatti di carte, molte delle quali, secondo quanto emerso, non sono ancora disponibili sui mercati europei. Questa esclusività le rende un bersaglio di alto interesse per la platea dei collezionisti, con un conseguente elevatissimo valore commerciale, che giustifica l’ingente stima.

Il passeggero è stato immediatamente sanzionato per l’importazione in contrabbando dei beni. La violazione comporterà una salata sanzione amministrativa che, in base alla normativa, può oscillare tra il 100 e il 200 per cento dei diritti di confine evasi. Nel caso specifico, i diritti non dichiarati sono stati quantificati in oltre 22.000 euro, prospettando una multa che potrebbe superare i 44.000 euro.

L’operazione si inserisce nel quadro del costante presidio degli interessi economico-finanziari dello Stato e dell’Unione Europea presso lo scalo aeroportuale di Linate. La sinergia tra Guardia di Finanza e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, rinsaldata dal protocollo d’intesa rinnovato lo scorso 28 maggio, si conferma cruciale nella lotta contro le frodi e il contrabbando.

Qatargate, colpo di scena a Bruxelles: arrestato il capo dell’anticorruzione

Napoli – Il castello accusatorio del Qatargate trema dalle fondamenta. A tre anni dallo scandalo che ha scosso le istituzioni europee, un nuovo terremoto giudiziario rischia di riscrivere la storia dell’inchiesta.

L’arresto del capo dell’anticorruzione di Bruxelles, accusato di violazione del segreto istruttorio, diventa l’assist decisivo per la difesa dell’ex europarlamentare Andrea Cozzolino, che ora chiede a gran voce la declaratoria di inutilizzabilità degli atti.

La controffensiva dei legali

Gli avvocati Dezio Ferraro, Federico Conte e Dimitri Debeco, che assistono l’ex esponente del PD, non usano mezzi termini. Impegnati in questi giorni presso la Corte di Appello di Bruxelles, i legali puntano il dito contro quelle che definiscono “anomalie sistemiche” che avrebbero inquinato l’indagine sin dai suoi primi passi.

Il punto nodale della strategia difensiva riguarda l’origine delle prove. Secondo l’avvocato Ferraro, l’inchiesta soffre di un vizio genetico: “Tali atti sono stati realizzati principalmente dai servizi segreti i quali, preventivamente e abusivamente, cercavano indizi in danno di diversi parlamentari europei”.

Una modalità operativa che, sottolineano i difensori, viola frontalmente le normative vigenti sia in Italia che in Belgio sulla titolarità del potere investigativo, scavalcando le garanzie costituzionali riservate ai parlamentari.

L’arresto che cambia tutto

A dare forza alla tesi del “complotto” o quantomeno della gestione opaca del fascicolo, c’è il recente arresto del funzionario di polizia belga. L’uomo, figura chiave dell’anticorruzione, è accusato di essere la “gola profonda” che anticipava sistematicamente le mosse della procura a un ristretto cerchio di giornalisti, trasformando l’indagine in uno spettacolo mediatico pilotato.

“Un’anomalia recentemente conclamata”, spiegano Ferraro, Conte e Debeco. Il funzionario avrebbe avvisato preventivamente gli organi di stampa di perquisizioni e arresti che sarebbero scattati di lì a pochi giorni, creando un cortocircuito tra giustizia e informazione che avrebbe pregiudicato la serenità del procedimento.

Diritti della difesa a rischio

La conclusione del collegio difensivo è drastica: il processo non può essere considerato equo. Oltre all’uso improprio dell’intelligence e alle fughe di notizie, i legali denunciano l’impossibilità di accedere alla totalità degli atti investigativi. “Queste circostanze hanno compromesso qualsivoglia diritto di difesa oltre che la possibilità di celebrare un processo giusto”, concludono gli avvocati.

Se la Corte d’Appello di Bruxelles dovesse accogliere l’eccezione di inutilizzabilità, l’intero impianto del Qatargate, che ha visto coinvolti diversi europarlamentari italiani, potrebbe sgretolarsi, trasformando uno dei più grandi scandali di corruzione dell’UE in un caso da manuale sui limiti del potere giudiziario e dei servizi segreti.

Pomigliano d’Arco, passeggiata antiracket tra i commercianti: “Non siete più soli”

Pomigliano – La lotta al racket e all’usura non si ferma, nemmeno durante le festività natalizie. Anzi, proprio in questo periodo dell’anno, quando le richieste estorsive si fanno più pressanti, la Federazione Antiracket e Usura Campania (FAI) intensifica la sua presenza sul territorio con le passeggiate di solidarietà tra i commercianti. Dopo le tappe di Porta Capuana e Secondigliano, venerdì mattina è stata la volta di Pomigliano d’Arco.

L’iniziativa ha portato alla scoperta di due nuove insegne di esercizi commerciali che hanno deciso di dire no al pizzo, andando ad arricchire la rete di attività che hanno scelto la strada della legalità. Le targhe sono state svelate nel corso della camminata, simbolo concreto di una ribellione che cresce grazie al sostegno delle istituzioni e delle forze dell’ordine.

“Non siete più soli”: questo lo slogan che ha accompagnato la manifestazione, un messaggio chiaro rivolto agli imprenditori del territorio. A sottolineare l’importanza dell’evento, la presenza del vice sindaco Domenico Leone, del presidente nazionale della FAI Luigi Ferrucci e del responsabile FAI locale Salvatore Cantone. Significativa anche la partecipazione di una folta rappresentanza delle forze dell’ordine: Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza e Polizia Municipale hanno sfilato accanto ai commercianti, dimostrando che lo Stato è presente e determinato a contrastare il fenomeno estorsivo.

Le passeggiate antiracket rappresentano uno strumento fondamentale per spezzare l’isolamento delle vittime e creare una rete di solidarietà. La FAI Campania punta a far capire che la denuncia non è un gesto solitario e disperato, ma l’inizio di un percorso protetto e condiviso verso la libertà dalle organizzazioni criminali.

Natale di Corte e Monarchia Borbonica: l’eredità di Re Carlo di Borbone nella capitale

Nel corso del Settecento, grazie al ruolo centrale svolto da Carlo di Borbone, il Natale si trasformò nella capitale del Regno in un’occasione di splendore – non più solo religioso o popolare, ma di corte, arte e potere. Con la sua sensibilità verso le arti, Carlo di Borbone, insieme alla corte, elevò la tradizione natalizia a rituale simbolico del prestigio e dell’identità borbonica. Attraverso sontuose celebrazioni, allestimenti di presepi, e l’appropriazione delle feste nel cuore delle residenze reali, la monarchia borbonica imprimé un marchio indelebile alla memoria culturale di Napoli e del Sud.

Carlo di Borbone: un re riformatore e mecenate

Quando, nel 1734, Carlo di Borbone conquistò il Regno di Napoli, pose le basi di una rinascita politica, culturale e simbolica che avrebbe ridefinito il ruolo della corte.
Sotto il suo regno, Napoli divenne una vera capitale europea, e molte delle grandi opere architettoniche e istituzionali che ancor oggi definiscono il volto della città e del suo regno, dalla costruzione della Reggia di Caserta alla promozione della manifattura, fino alla creazione della Real Fabbrica di porcellane di Capodimonte, videro la luce grazie al suo impulso.
Questa visione riformatrice e mecenatistica rese la corte un centro di gusto, cultura e innovazione, condizioni ideali per far del Natale qualcosa di molto più che una ricorrenza religiosa o popolare.

Il Natale di Corte: quando la tradizione diventa spettacolo

Con Carlo di Borbone alla guida della monarchia, le festività natalizie mutarono profondamente: la celebrazione del Natale non restò più relegata a chiese o conventi, ma entrò nelle sale reali, diventando patrimonio della corte e, indirettamente, della città intera.
Il cuore di questa trasformazione fu l’allestimento del presepe, non un semplice oggetto devozionale, ma vera opera d’arte: statue in terracotta, abiti ricamati in seta, metalli preziosi, scenografie complesse e scenari che raffiguravano una Napoli cosmopolita, con botteghe, osterie, tempietti classici, animali esotici, tutto disposto su intricati “scogli” di sughero.
Carlo di Borbone stesso sarebbe intervenuto nel disegno e nella modellazione di alcuni pastori, mentre la regina e le dame di corte si dedicavano alla confezione degli abiti delle statuine, un impegno che durava mesi, rendendo il presepe un’esperienza collettiva e familiare di lusso.

Questo capolavoro, spesso definito “presepe di corte”, non era un semplice addobbo: era un messaggio di potere, ricchezza e identità. Sebbene la tradizione fosse antica (l’arte del presepe risale al Medioevo, e a Napoli si diffuse già dal Cinquecento), fu con la corte borbonica che il presepe passò dalle chiese alle sale di rappresentanza, acquisendo un nuovo valore simbolico e aristocratico.

L’eredità della monarchia borbonica e del Natale di corte

Il lascito di questa stagione è ancora visibile: il presepe che una volta abbelliva le sale reali oggi è conservato nella Reggia di Caserta, visitabile nella Sala Ellittica come “Presepe dei Borbone”.
Quel gesto, trasformare il Natale in corte, arte e spettacolo, ha avuto un impatto profondo sulla cultura partenopea e meridionale: ha contribuito a far del presepe non solo una tradizione popolare, ma un simbolo identitario, estetico e sociale.
Inoltre, grazie alla protezione e promozione della corte borbonica, la Napoli del Settecento si impose come centro culturale e artistico di riferimento, un’eredità che nei suoi palazzi, musei e monumenti possiamo ancora oggi toccare con mano.

 

810 Mila euro per “Strade in Gioco”: 27 comuni finanziati per riportare i ragazzi in piazza

Roma – Un investimento da 810 mila euro per strappare bambini e adolescenti dagli schermi e riportarli a giocare liberamente nelle strade e nelle piazze delle città. È l’obiettivo dell’iniziativa “Strade in gioco”, promossa dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia), che ha selezionato e finanziato 27 comuni italiani con contributi da 30 mila euro ciascuno.

Lanciato lo scorso settembre, il bando si ispira alle “play streets” inglesi, ovvero aree urbane temporaneamente chiuse al traffico per favorire attività ludiche spontanee e non strutturate.”L’idea è offrire ai minorenni occasioni di socialità offline, alternative concrete alla dipendenza dagli ambienti virtuali e alle dinamiche negative del web”, ha spiegato Marina Terragni, Autorità garante.

“Abbiamo sostenuto progetti che possano moltiplicarsi in altre città, creando esperienze di gioco libero e spontaneo su scala nazionale”. L’iniziativa punta a contrastare l’isolamento digitale post-pandemia, incoraggiando interazioni reali tra coetanei, famiglie e comunità locali.

I progetti approvati prevedono interventi creativi e inclusivi: dalla realizzazione di giochi giganti come scacchiere, campane, labirinti e spirali dipinti sull’asfalto, fino a opere collettive come murales e street art realizzati con la partecipazione di bambini, genitori e artisti.

Molti comuni installeranno arredi urbani dedicati, segnaletica specifica, angoli tematici con strumenti musicali, casette per book crossing e giochi all’aperto. Tutti gli spazi coinvolti saranno chiusi al traffico in modo stabile o periodico, per garantire sicurezza e libertà di movimento.I beneficiari sono comuni con popolazione tra i 10 mila e i 200 mila abitanti e densità abitativa di almeno 1.500 residenti per chilometro quadrato.

Ecco l’elenco, ordinato per regione:

Abruzzo: Pescara.
Campania: Cardito (Napoli), Casoria (Napoli), Ercolano (Napoli), Gragnano (Napoli), Monte di Procida (Napoli), Nocera Inferiore (Salerno), Nocera Superiore (Salerno), Pozzuoli (Napoli), Quarto (Napoli), San Marcellino (Caserta), Santa Maria Capua Vetere (Caserta), Santa Maria La Carità (Napoli).
Friuli-Venezia Giulia: Monfalcone (Gorizia), Udine.
Lazio: Marino (Roma).
Liguria: Chiavari (Genova), La Spezia.
Lombardia: Brescia, Cassano Magnago (Varese), Cesano Boscone (Milano), Malnate (Varese), Ospitaletto (Brescia), Saronno (Varese).
Marche: Porto San Giorgio (Fermo).
Sicilia: Aci Catena (Catania).
Toscana: Viareggio (Lucca).

L’Agia auspica che questi esempi ispirino altre amministrazioni locali a replicare il modello, ampliando le opportunità di crescita sana per i giovani in un’epoca dominata dal digitale. I progetti dovranno essere realizzati entro i prossimi mesi, con monitoraggio sull’impatto sociale e sulla partecipazione comunitaria.

Torre del Greco, inseguimento nel traffico: arrestato 57enne con rame e argento rubati

Tra le strade trafficate di Torre del Greco, una normale mattinata di controlli si è trasformata in un inseguimento che ha portato all’arresto di Rolando Gallo, 57 anni, già noto alle forze dell’ordine. I carabinieri della sezione radiomobile lo hanno notato sfrecciare tra le auto, impegnato in manovre pericolose mentre tentava di farsi largo nel traffico cittadino. Quando i militari gli hanno imposto l’alt, l’uomo non si è fermato, innescando una breve fuga terminata in via Nazionale delle Puglie, dove ha perso il controllo della moto e si è schiantato senza riportare conseguenze.

Una volta bloccato e perquisito, nella sella della Honda è saltata fuori la ragione della fuga: materiale elettrico appena sottratto alla filiera di produzione di una nota azienda per la quale lo stesso Gallo lavorava. Diciotto chili di rame e otto chili e mezzo di argento, custoditi con l’evidente intento di farli sparire rapidamente, hanno confermato il sospetto dei militari e ricostruito la dinamica di un furto consumato poco prima.

L’uomo è stato arrestato con l’accusa di rapina impropria e resistenza a pubblico ufficiale e ora attende il giudizio. Un episodio che riporta l’attenzione sul ruolo dei controlli sul territorio e sulla rapidità delle pattuglie, decisive nel trasformare una fuga tra le auto in un’operazione portata a termine con successo.

Alberto Angela a Napoli: in scena il Cesare epico, tra storia, kolossal e intelligenza artificiale

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Napoli – Dopo tre anni di assenza dalle librerie, Alberto Angela torna con una missione: riscattare il De Bello Gallico dal ricordo ostico delle versioni scolastiche e restituirlo al pubblico come la più avvincente delle epopee.

Lo farà dal palco del Teatro Bellini di Napoli lunedì 15 dicembre, alle 17, in una lectio speciale intitolata “Cesare. La conquista dell’eternità”, evento promosso da Feltrinelli Librerie in occasione dell’uscita del suo nuovo saggio per Mondadori.

«È un viaggio nell’opera che tanti ricordano dal liceo, ma di cui nessuno ci ha mai svelato la vera bellezza – anticipa Angela –. È un grande racconto d’avventura, ricco di scoperte archeologiche, antropologiche e geografiche».

Il libro, e quindi l’incontro, immergono nel 58 a.C., seguendo Cesare e le sue legioni in una Gallia misteriosa e bellicosa: marce nella neve, battaglie sanguinose, foreste ritenute stregate, santuari di scheletri decapitati. «Le pagine hanno il ritmo dei kolossal: luoghi da Indiana Jones, battaglie da Il Gladiatore, intrighi da Game of Thrones. Ma qui, la differenza è che tutto è vero».

La grande novità metodologica è l’uso dell’intelligenza artificiale come strumento di divulgazione storica. Ricostruzioni di volti, scene di battaglia e vita quotidiana, sia nei video che nel volume, sono state generate da IA, guidate però da rigorosa ricerca. «Abbiamo trasformato le parole in immagini – spiega Angela –, per rivedere, quasi fossero scatti di un fotoreporter, pezzi di vita perduti. La tecnologia aiuta la divulgazione, ma il principio è chiaro: si usa lo spettacolo per fare scienza, non il contrario».

Il risultato è un’opera che intreccia narrazione televisiva e scrittura, per mostrare un Cesare umano e moderno: comandante, politico, uomo di passioni e debolezze. «Il De Bello Gallico è la sceneggiatura ideale di una grande serie – conclude Angela –. È il racconto del momento in cui Cesare conquista la Gallia e, simbolicamente, l’eternità». Un viaggio nel passato per riflettere sul presente: dalla guerra per comprendere la pace, dalle radici dell’Europa per interpretarne il futuro.

PARTECIPAZIONE
L’ingresso alla lectio è garantito dall’acquisto del libro presso la Feltrinelli di Piazza dei Martiri a Napoli (un pass prioritario per copia, fino a esaurimento). Un’occasione per incontrare l’autore e scoprire, attraverso la sua voce, l’epica senza tempo della conquista della Gallia.

Napoli, spari nella notte a due passi da piazza del Plebiscito: la Polizia ritrova un bossolo in via Chiaia

Napoli – Notte di tensione nel cuore della città. Intorno alle 2, diverse segnalazioni hanno allertato la Polizia di Stato per presunti spari in piazza Carolina, a pochi metri da piazza del Plebiscito. Sul posto sono intervenute le pattuglie dell’Upgsp della Questura di Napoli, che hanno avviato immediatamente i controlli nell’area.

Gli agenti, dopo aver perlustrato la zona, hanno rinvenuto un bossolo a terra in via Chiaia, la strada che collega la piazza ai principali percorsi pedonali del centro. Non sono stati individuati ulteriori indizi: nessun foro, nessun danneggiamento e soprattutto nessun ferito.

La Polizia ha avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica dell’episodio e verificare se si tratti di un colpo esploso in aria, di un gesto intimidatorio o di un atto isolato. Gli investigatori stanno analizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona, particolarmente affollata anche nelle ore serali per la vicinanza ai locali e ai percorsi turistici.

Al momento, gli inquirenti non escludono alcuna pista. Le verifiche proseguiranno nelle prossime ore.

Overdose a Rebibbia: muore una detenuta, il sindacato denuncia l’emergenza droga nelle carceri

Roma – Una detenuta di 59 anni è morta per overdose nel carcere femminile di Rebibbia a Roma. Un’altra detenuta è stata ricoverata in ospedale in gravi condizioni. L’episodio, avvenuto nelle scorse ore, riaccende i riflettori su un’emergenza che il sindacato della Polizia Penitenziaria denuncia da tempo: la diffusione incontrollata di stupefacenti negli istituti di pena italiani.

Aldo Di Giacomo, segretario del Sindacato Polizia Penitenziaria, non ha dubbi: “Siamo all’ennesimo caso di diffusione di stupefacenti che solo negli ultimi mesi dell’anno registra due morti a San Vittore-Milano e tre ricoverati in gravi condizioni, sempre a Rebibbia reparto maschile un decesso, uno a Sassari, uno a Gorizia, uno a Reggio Emilia e uno a Firenze”. Un bollettino di guerra che descrive una situazione fuori controllo.

Nel corso del 2024, i sequestri effettuati negli istituti penitenziari ammontano a 65 kg di sostanze stupefacenti di ogni tipo. Ma la quantità non racconta tutta la storia. “Anche se più recente molto pericoloso è l’ingresso nelle celle di ‘Blu Punisher’ e di altri tipi di pasticche”, avverte Di Giacomo.

Il mercato della droga in carcere ha subito una vera e propria evoluzione: pastiglie di farmaci tritati o sniffati (Orudis 200, Contramal, Stinox, Lentomil – farmaci dati per terapia – e persino la tachipirina), cerotti alla morfina, francobolli con colla ricavata da stupefacenti. Metodi sempre più sofisticati che il personale penitenziario fatica a riconoscere e contrastare.

Dietro a questo traffico c’è la criminalità organizzata. “Intorno al traffico e all’uso di droga è sempre la criminalità organizzata a fare affari, controllando, come dimostrano numerose inchieste, le più grandi piazze di spaccio dentro e con l’uso dei telefonini fuori”, spiega Di Giacomo.

Il segretario del sindacato parla apertamente di “Mafia 2.0”, un fenomeno che non si combatte con l’assunzione di poche decine di agenti penitenziari, avvenuta con grande enfasi nelle scorse settimane. “Restano insufficienti perché a mala pena e non in tutti gli istituti riescono a rimpiazzare i posti degli agenti in pensione”.

La critica è diretta all’Amministrazione Penitenziaria, al Governo e alla politica. “Si preferisce fare come le ‘tre scimmiette’ (non vedo, non sento, non parlo)”, accusa Di Giacomo.

In questa situazione, “è ancora più irresponsabile negare l’evidenza dei fatti e ripetere come una liturgia che ‘tutto va bene’, mentre i servitori dello Stato si sentono abbandonati ed umiliati dal datore di lavoro che dovrebbe dimostrare profonda riconoscenza per il loro sacrificio”. Il sindacato annuncia battaglia: “Noi non lo permetteremo”.

Maxisequestro di droga a Scampia: 14 chili di hashish nascosti in un locale abusivo

Napoli -Un’importante operazione antidroga è stata condotta dai Carabinieri, supportati dal Nucleo Cinofili di Sarno, nel quartiere di via Galimberti. L’attività ha portato sia a una denuncia per detenzione a fini di spaccio che al ritrovamento di un ingente quantitativo di stupefacenti nascosti in un locale fatiscente.

Il blitz si è concentrato inizialmente sul Lotto K di via Galimberti. Qui, i militari hanno eseguito una perquisizione nell’abitazione di un uomo di 42 anni. Le unità cinofile, fondamentali nell’individuazione degli stupefacenti, hanno permesso ai Carabinieri di rinvenire la droga nascosta sia all’interno dell’appartamento che nella corte di pertinenza esclusiva dell’uomo.

Il bilancio della perquisizione a suo carico è stato:

Hashish: 16 grammi

Cocaina: 8 grammi

Sostanza da taglio: diversi grammi, che fanno presumere l’attività di preparazione delle dosi per lo spaccio.

Il 42enne è stato immediatamente denunciato a piede libero con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio.

Il maxisequestro di 14 chili

L’operazione ha avuto un risvolto ben più consistente poco distante. Durante le perquisizioni e i controlli estesi nell’area, i Carabinieri hanno focalizzato l’attenzione su un locale abusivo situato sempre in via Galimberti, all’altezza del civico 582.

All’interno della struttura, probabilmente utilizzata come deposito da una rete criminale, è stato effettuato un sequestro eccezionale:

Sono stati rinvenuti e sequestrati 141 panetti di hashish.

Il peso complessivo dello stupefacente ammonta a ben 14 chili.

La droga è stata sequestrata a carico di ignoti, e le indagini sono ora in corso per risalire ai responsabili dell’ingente traffico e per comprendere chi avesse la disponibilità del locale abusivo utilizzato come “magazzino” della droga.

Napoli, crede che la moglie lo tradisca, litiga e poi va dai carabinieri con la droga e si fa arrestare

Napoli, nella notte il crollo di un uomo:la crisi coniugale e il gesto inatteso. Un matrimonio in frantumi, la mente offuscata dalla rabbia e dalla gelosia, e un pensiero ricorrente: andarsene da quella casa a qualsiasi costo.

È il quadro che emerge dalla vicenda che ieri sera ha avuto come protagonista un 46enne del Rione Traiano, già noto alle forze dell’ordine, travolto – a suo dire – dai continui tradimenti della moglie.

Secondo quanto ricostruito, l’uomo sarebbe uscito di casa dopo l’ennesimo litigio, in uno stato emotivo alterato e incapace di gestire l’ondata di pensieri di vendetta che lo tormentavano. La decisione più assurda e insieme più lucida, nella sua logica disperata, l’ha presa pochi minuti dopo.

La scena in caserma

Alle 22.15 il 46enne si è presentato alla stazione dei Carabinieri del Rione Traiano. Ha bussato alla porta e, rivolgendosi al militare di servizio, ha detto: «Brigadié, altrimenti passo un guaio!». Era evidente il suo stato di confusione: voce tremante, sudorazione abbondante, colorito pallido, un fiume di parole.

Mentre raccontava di aver scoperto i tradimenti della moglie, l’uomo ha estratto dalla tasca un involucro. Dentro, poco meno di 50 grammi di cocaina. Il carabiniere, incredulo, ha effettuato immediatamente un narcotest: esito positivo.

Nella borsa a tracolla, ulteriori 5 grammi della stessa sostanza e 260 euro in contanti, suddivisi in banconote di vario taglio. A quel punto il 46enne ha confessato tutto: la droga era destinata allo spaccio e il denaro era il ricavato delle ultime cessioni.

“Voglio andare in galera”

Nella sua esposizione confusa, l’uomo ha ribadito più volte di non voler tornare a casa, di non voler vedere più la moglie. Tanto da chiedere esplicitamente l’arresto, spiegando di preferire il carcere piuttosto che affrontare un’altra notte sotto lo stesso tetto.

Per i Carabinieri non c’è stata alternativa: il 46enne è stato arrestato per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. È stato trattenuto in camera di sicurezza in attesa di giudizio. Non sono stati concessi gli arresti domiciliari, proprio in considerazione del contesto personale e del rischio di nuove tensioni familiari.

La vicenda, dai contorni tanto drammatici quanto surreali, mette ancora una volta in luce come situazioni di fragilità emotiva possano intrecciarsi con attività illecite, producendo esiti imprevedibili e, in questo caso, paradossalmente auto-incriminanti.

Appartamento fantasma a Scampia: assegnatario crea alloggio abusivo e nasconde 24mila euro

Napoli – I carabinieri della compagnia Napoli Stella hanno smantellato un caso di abusivismo edilizio nel cuore di Scampia, nel lotto T/A di via Federico Fellini.

Durante rutinarii controlli, i militari hanno notato una porta d’ingresso mai vista prima, che ha portato alla scoperta di un appartamento completamente abusivo, creato modificando le pertinenze di un alloggio di edilizia residenziale pubblica di proprietà del Comune di Napoli.

L’autore dei lavori edili illegali è un 36enne operaio, legittimo assegnatario dell’appartamento adiacente e finora incensurato. Grazie alle modifiche non autorizzate, ha realizzato un nuovo immobile “fantasma” dove viveva una donna di 38 anni, già nota alle forze dell’ordine.

Durante la perquisizione dell’alloggio abusivo, i carabinieri hanno rinvenuto 24.500 euro in contanti, somma che la 38enne non ha saputo giustificare. La donna è stata denunciata per ricettazione, violazioni al Testo unico sull’edilizia e abusivismo edilizio.

Denunciato anche il 36enne per i reati connessi alle opere illegali.L’appartamento abusivo e il denaro sono stati posti sotto sequestro. L’operazione evidenzia come, anche in contesti di edilizia popolare, persistano fenomeni di illegalità che minano il patrimonio pubblico.

Napoli, blitz antidroga a Capodimonte: presi 2 gemelli 18enni

Napoli – Intervento ad alta tensione nel quartiere di Capodimonte, dove un’operazione dei Carabinieri della locale Stazione si è conclusa con l’arresto di due fratelli gemelli, resisi protagonisti di una violenta resistenza.

Durante una perquisizione domiciliare, i militari hanno individuato e sequestrato un quantitativo di droga, una pistola scenica priva del tappo rosso e un coltello a serramanico.

I due giovani, identificati come Diego e Francesco Pio De Stefano, entrambi classe 2007, nascondevano diverse stecche di hashish su una scarpiera e su un tavolo in cucina. All’interno di una poltrona nel salone, i Carabinieri hanno poi rinvenuto una replica della pistola Beretta 92FS e il coltellino.

Aggressione ai militari e danni allo scooter

Il blitz ha preso una piega drammatica quando i due fratelli hanno tentato di sottrarsi all’arresto, ingaggiando una violenta aggressione contro i militari. Uno dei gemelli avrebbe impugnato un martello e, nel tentativo di impedire il sequestro del proprio scooter, ha iniziato a colpirlo ripetutamente. L’altro, invece, ha sferrato pugni a un carabiniere, causandogli lesioni che i sanitari hanno giudicato guaribili in 10 giorni.

I gemelli sono stati immediatamente bloccati e condotti in caserma. Sono stati posti agli arresti domiciliari in attesa di giudizio e dovranno rispondere delle gravi accuse di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate.

Non è il primo caso del 2025

Il singolare arresto dei gemelli De Stefano è la seconda operazione di cronaca nera che coinvolge una coppia di fratelli identici nel 2025. Un precedente risale allo scorso febbraio, quando due sedicenni furono fermati a Caivano e trovati in possesso di 39 dosi di cocaina, occultate nell’auto che guidavano, una Smart e non una microcar per minorenni.

Droga in carcere, blitz al “Francesco Uccella”: fermata parente con 300 grammi di stupefacenti

Santa Maria Capua Vetere – Un vero e proprio bazar della droga pronto ad essere smerciato tra le sezioni detentive. È questo lo scenario sventato nelle scorse ore dagli uomini della Polizia Penitenziaria del carcere “Francesco Uccella” di Santa Maria Capua Vetere.

Un’operazione chirurgica, frutto di intelligence interna e osservazione scrupolosa, ha permesso di intercettare un carico ingente: quasi trecento grammi di sostanza stupefacente che stavano per varcare i cancelli della casa circondariale sammaritana.

il blitz nell’area colloqui

Il blitz è scattato nell’area colloqui, il punto nevralgico e più vulnerabile per lo scambio tra l'”interno” e l'”esterno”. Sotto la lente degli agenti, coordinati direttamente dal Comandante del Reparto e dal funzionario responsabile del settore, è finito un soggetto esterno, parente di un detenuto.

L’individuo, già noto alle forze dell’ordine per precedenti specifici, tentava di introdurre un pacchetto “scottante”: circa 250 grammi di hashish e 30 grammi di cocaina. Un quantitativo ben superiore al consumo personale, chiaro segnale di un tentativo di alimentare lo spaccio intramurario. L’uomo è stato immediatamente fermato.

Il plauso sindacale

L’episodio ha acceso i riflettori sulla costante pressione criminale che assedia gli istituti di pena campani. Il Si.N.A.P.Pe (Sindacato Nazionale Autonomo Polizia Penitenziaria) ha espresso un vivo plauso per la brillante operazione di sicurezza.

«Questa operazione conferma che la Polizia Penitenziaria rappresenta una barriera insostituibile nella lotta alla criminalità», ha tuonato Luigi Vargas, Segretario Generale Aggiunto. Vargas non usa mezzi termini nel denunciare il contesto difficile in cui operano i baschi azzurri: «Gli agenti svolgono un lavoro straordinario nonostante carenze strutturali che non possono più essere ignorate. L’Amministrazione investa seriamente in risorse e sicurezza».

Sulla stessa linea il Segretario Nazionale, Pasquale Gallo, che sottolinea la gravità del tentativo sventato: «Il tentativo di far entrare un quantitativo così rilevante di stupefacenti testimonia la pressione criminale che le carceri subiscono quotidianamente. È indispensabile rafforzare organici, formazione e strumenti tecnologici».

A chiudere il cerchio delle reazioni sindacali è Giuseppe Del Gaudio, dirigente sindacale, che pone l’accento sulla sinergia operativa: «Il grande lavoro svolto dagli agenti, supportati da una dirigenza presente e competente, deve essere riconosciuto pienamente. Quando organizzazione ed esperienza si incontrano, i risultati arrivano nonostante le difficoltà operative».

Il sindacato ora chiede un riconoscimento formale per il personale coinvolto, uomini e donne che, nel silenzio delle mura carcerarie, continuano a garantire la legalità contro chi cerca di trasformare la detenzione in un business illecito.

Sequestro da oltre 1,5 milioni nel Casertano: nel mirino imprenditori di hotel e discoteche

Napoli – I militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Caserta, su delega della Procura, hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP del Tribunale nei confronti di tre imprenditori attivi nella gestione di alberghi e discoteche. Il provvedimento riguarda beni per un valore stimato superiore a 1,5 milioni di euro.

La misura reale, richiesta al termine di una complessa attività investigativa, nasce da accertamenti che coinvolgerebbero in particolare due imprenditori casertani legati a una società poi dichiarata fallita.

Secondo l’impostazione accusatoria, ancora nella fase iniziale delle indagini preliminari, i due avrebbero sottratto l’intero compendio aziendale alla massa fallimentare, trasferendolo e reimpiegandolo in una nuova società costituita ad hoc. Una manovra che, sempre secondo gli inquirenti, avrebbe arrecato un danno al ceto creditorio.

Le indagini avrebbero inoltre evidenziato una condotta ritenuta sistematica e reiterata di omissione dei versamenti fiscali e dei contributi previdenziali, con un aggravamento dell’esposizione debitoria della società fino al fallimento. Il mancato adempimento delle obbligazioni tributarie avrebbe generato un indebito vantaggio economico che sarebbe stato poi distratto dagli indagati.

Le contestazioni ipotizzate sono bancarotta fraudolenta e documentale, oltre alla sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Il sequestro preventivo ha riguardato i beni ritenuti riconducibili alla dotazione aziendale, fino alla concorrenza del valore indicato nel decreto.

Si precisa che il provvedimento è stato adottato nella fase delle indagini preliminari: gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva e gli accertamenti sin qui svolti si sono svolti senza contraddittorio. Sarà il giudice del processo a valutare, all’esito del confronto tra le parti, l’eventuale insussistenza di responsabilità.

Napoli, la “faccia pulita” del narcotraffico: gli insospettabili al servizio dei clan: 2 arresti

Napoli– È una metamorfosi silenziosa, tattica, necessaria alla sopravvivenza del business. Mentre i grandi carichi di stupefacenti continuano a viaggiare sulle rotte “classiche” – dai container nei porti ai tir sulle autostrade – l’ultimo miglio della droga, quello che porta il denaro contante nelle casse della criminalità organizzata, ha cambiato volto

. I clan non si affidano più esclusivamente ai veterani del crimine, i cui nomi e volti sono ormai stampati nella memoria delle forze dell’ordine. La nuova frontiera del narcotraffico partenopeo è l’arruolamento degli “insospettabili”.

Incensurati, persone comuni, figure invisibili ai radar delle indagini fino al momento dell’errore fatale. Una strategia che permette al “Sistema” di parcellizzare il rischio: se un carico viene intercettato in mano a un incensurato, la perdita economica è gestibile e l’organigramma del clan resta intatto.

Eppure, la rete dei controlli dell’Arma dei Carabinieri si sta stringendo proprio attorno a queste nuove figure, come dimostrano i due arresti eseguiti la scorsa notte tra la zona orientale di Napoli e l’area flegrea.

Ponticelli: il “circolo” della cocaina in via Miranda

Il primo colpo è stato messo a segno a Ponticelli, quartiere da sempre crocevia di tensioni criminali. È quasi l’una di notte quando una gazzella dei Carabinieri della locale stazione percorre via Carlo Miranda. L’attenzione dei militari viene attirata da un gruppo di giovani che staziona davanti a un locale adibito a deposito. Alla vista dei lampeggianti, il fuggi fuggi generale è il segnale che qualcosa non va.

All’interno del locale, che un 25enne del posto aveva trasformato in un circolo ricreativo abusivo, l’aria è satura di fumo e tensione. Il giovane, incensurato, pensava di aver trovato il modo per sbarcare il lunario in vista delle festività natalizie. Tra vecchie valigie accatastate, i militari hanno rinvenuto 40 confezioni di cocaina termosaldate, pronte per la vendita. Nel cassetto di una scrivania, il kit del perfetto pusher: 175 euro in contanti, rotoli di plastica e bustine autosigillanti. Il sogno di un Natale “ricco” si è infranto con il tintinnio delle manette: il 25enne è stato trasferito in carcere in attesa di giudizio.

Pozzuoli: hashish “griffato” a casa del pensionato

Contemporaneamente, a chilometri di distanza, nel Rione Toiano a Pozzuoli, andava in scena una storia dai contorni cinematografici, che ricorda vagamente le trame di Breaking Bad. I Carabinieri della compagnia puteolana hanno bussato alla porta di un 51enne, pensionato e malato oncologico. Un profilo, sulla carta, lontanissimo da quello del trafficante.

Lo scenario che si è parato davanti ai militari, illuminato solo dalla luce fioca di un’abat-jour nella camera da letto, raccontava però un’altra verità. Su un tavolino giacevano 10 tocchetti di hashish e mezzo panetto della stessa sostanza. Accanto al letto, il resto del deposito: altri 10 panetti integri.

Un dettaglio inquietante emerge dall’analisi dello stupefacente: i panetti riportavano etichette di note griffe dell’alta moda, un marchio di fabbrica sempre più diffuso per indicare la “qualità” e la provenienza della merce nelle piazze di spaccio.

In totale, è stato sequestrato 1 chilo e 130 grammi di droga, oltre a 130 euro in contanti e uno smartphone ricco di conversazioni compromettenti legate all’attività di spaccio. Per il 51enne sono scattati gli arresti domiciliari, in considerazione delle sue condizioni di salute.

Due storie diverse, un unico denominatore: l’illusione del guadagno facile e la capacità pervasiva della criminalità di infiltrare ogni strato sociale, sfruttando la disperazione o l’avidità di chi, fino a ieri, era un fantasma per la giustizia.

Napoli, peculato e danno erariale: blitz della Finanza al San Carlo

Napoli – Blitz delle Fiamme Gialle al Teatro San Carlo. I militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Napoli si sono presentati negli uffici del Massimo partenopeo per acquisire documentazione relativa alla gestione finanziaria della Fondazione, con particolare riferimento al periodo precedente all’insediamento dell’attuale sovrintendente Fulvio Macciardi.

Le acquisizioni sono state eseguite dai finanzieri guidati dal comandante Paolo Consiglio su delega di una doppia autorità inquirente: da un lato la Procura di Napoli, con il procuratore aggiunto Giuseppina Loreto; dall’altro la Procura regionale della Corte dei conti, con il pubblico ministero contabile Davide Vitale.

Due filoni paralleli, dunque, che si muovono rispettivamente sul piano penale e su quello contabile, con l’obiettivo di verificare eventuali responsabilità e possibili profili di danno erariale.

Secondo quanto emerge, gli investigatori passeranno al setaccio i faldoni prelevati per ricostruire atti, procedure e passaggi amministrativi della gestione. L’attenzione è puntata sulla massa di risorse che alimenta l’ente lirico: circa
40
40 milioni di euro l’anno destinati allo svolgimento delle attività della Fondazione, una cifra che rende particolarmente sensibili i capitoli di spesa e i percorsi decisionali legati ad affidamenti, incarichi, consulenze e servizi.

Sul versante penale, il fascicolo risulta aperto per peculato e, allo stato, a carico di ignoti. Una formula che fotografa una fase iniziale dell’indagine: gli accertamenti mirano prima a verificare se vi siano state irregolarità e in che modo si siano eventualmente consumate, per poi risalire ai responsabili. In ambienti investigativi non si esclude che, già nelle prossime settimane, possano emergere elementi utili a circoscrivere posizioni specifiche.

Intanto, il materiale acquisito rappresenta il primo snodo operativo di un’inchiesta che, per dimensione delle risorse pubbliche in gioco e per il peso istituzionale del Teatro, potrebbe avere sviluppi rapidi. Gli uffici giudiziari e contabili lavorano in parallelo: da una parte l’ipotesi di reato, dall’altra la possibile quantificazione di un pregiudizio per le casse pubbliche, qualora venissero accertate condotte non conformi.

Pianura, maxi-condanna ai babyras: quasi cento anni di carcere per i clan in guerra

Napoli – Una nuova stangata giudiziaria si abbatte sui giovanissimi ras che, per mesi, hanno alimentato un clima di violenza, intimidazioni e traffici illeciti nelle strade di Pianura.

Nel tardo pomeriggio di ieri, al termine del rito abbreviato, il giudice per le indagini preliminari De Bellis ha pronunciato nove condanne nei confronti di altrettanti imputati ritenuti contigui ai due gruppi criminali contrapposti: da un lato il clan Calone-Esposito-Marsicano, dall’altro il sodalizio Carillo-Perfetto-Cuffaro.

Il dispositivo segna un nuovo passaggio nella guerra sotterranea che da anni insanguina il quartiere, una guerra combattuta da giovanissimi aspiranti boss – spesso appena maggiorenni, talvolta minori – decisi a imporre il proprio dominio sulle piazze di spaccio e sull’arsenale del quartiere.

Una scelta definita “coerente con la pericolosità del contesto” da fonti giudiziarie, che evidenziano la struttura piramidale dei gruppi e la capacità dei giovanissimi ras di gestire armi, denaro e piazze di spaccio con metodi sempre più aggressivi.

La condanna più pesante – 16 anni di reclusione – è stata inflitta ad Antonio Campagna, ritenuto un elemento di vertice del cartello legato alla famiglia Perfetto-Cuffaro. Subito dietro nel computo delle pene figura Emanuele Marsicano, condannato a 12 anni e 4 mesi, considerato dagli investigatori l’erede designato della componente Marsicano, il gruppo dei cosiddetti “messicani”.

Un territorio conteso, un quartiere in ostaggio

Pianura, da oltre un decennio, vive la contrapposizione tra i due blocchi criminali. Una guerra sotterranea che esplode ciclicamente in agguati, stese e atti intimidatori, in cui la componente anagrafica è una costante inquietante: molti degli affiliati o dei gregari hanno meno di vent’anni, talvolta appena maggiorenni.

A testimoniare la fluidità dei ruoli è l’omicidio di Antonio Gaetano, detto “Biscotto”, assassinato a Mergellina il 23 marzo 2023. Aveva solo vent’anni ma, secondo la DDA, era già reggente della fazione Marsicano. Per quell’omicidio è indagato, in un procedimento separato, Emanuele Bruno, anch’egli oggi condannato nel troncone sulle armi e sul traffico di droga.

Il processo conclusosi ieri è uno dei tasselli del mosaico repressivo messo in campo negli ultimi mesi. Il quartiere vive un equilibrio instabile: una sorta di tregua armata dettata non dalla pacificazione, ma dalle operazioni di polizia che hanno decimato le fila dei giovani ras.

L’indagine: armi, droga e un’infiltrazione capillare sul territorio

L’inchiesta portata avanti dagli investigatori della Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile ha ricostruito un sistema consolidato di gestione della droga, dei rifornimenti e della sicurezza armata. Gli agenti sono arrivati ai responsabili attraverso un lungo lavoro di intercettazioni, pedinamenti e acquisizione di immagini da sistemi di videosorveglianza.

Secondo l’accusa, gli imputati avevano a disposizione: un fucile con munizioni, una pistola calibro 45, trasportata in concorso da più soggetti, diversi quantitativi di hashish, un arsenale rotante utilizzato sia per difesa sia per azioni dimostrative.

Le attività tecniche hanno documentato anche una richiesta di pizzo al gestore di una piazza di spaccio, a conferma di una dinamica estorsiva interna al mercato degli stupefacenti: una sorta di “tassazione criminale” tra gruppi per l’uso del territorio.

Inoltre, agli imputati viene contestata una stesa in via Padula, un’azione dimostrativa attuata con esplosioni a scopo intimidatorio, tipica dei momenti in cui i gruppi cercano di riaffermare la supremazia sulla strada.

Le responsabilità contestate ai gruppi

Gli inquirenti ritengono che la struttura dei due clan fosse in parte sovrapponibile nelle dinamiche operative, ma distinta nella catena di comando.
Il fronte Carillo-Perfetto-Cuffaro
Secondo la DDA, il capo del gruppo era Patrizio Cuffaro, con un riferimento certo nella base operativa per lo spaccio in via Evangelista Torricelli. Ne avrebbero fatto parte, in posizione subordinata o collaterale:
Roberto Allocca,
Beniamino Ambra,
Antonio Campagna,
Giuseppe Ambrosio,
Emanuele Bruno,
Giuseppe Ceci,
tutti accusati di traffico di droga con l’aggravante del metodo mafioso.
Il fronte Marsicano-Calone-Esposito
Sull’altro versante, gli investigatori collocano:
Emanuele Marsicano,
Gennaro Gaetano,
Luca Improta,
Vincenzo Cuciniello,
ritenuti responsabili della disponibilità delle armi e di una gestione autonoma della piazza di spaccio, in concorrenza con il gruppo rivale.

Un segnale della magistratura: “Stop alla deriva giovanile”

La decisione del gip arriva in un momento delicato, nel quale magistratura e forze di polizia stanno concentrando l’attenzione sull’escalation generazionale all’interno dei clan. Una nuova leva di giovanissimi sta tentando di imporsi con regole proprie, spesso più spregiudicate e meno prevedibili rispetto alla vecchia guardia.
In questo senso, la sentenza rappresenta – sostengono ambienti inquirenti – un messaggio chiaro: la giovane età non attenua la responsabilità penale, soprattutto in uno scenario di conflittualità armata che rischia di degenerare in nuovi omicidi.

Elenco delle condanne

Antonio Campagna – 16 anni
Emanuele Marsicano – 12 anni e 4 mesi
Beniamino Ambra – 12 anni
Emanuele Bruno – 12 anni
Luca Improta – 10 anni e 8 mesi
Emanuele Marotta – 10 anni e 8 mesi
Giuseppe Ambrosio – 10 anni
Vincenzo Cuciniello – 10 anni
Gennaro Gaetano – 5 anni

(nella foto i nove condannati partendo da sinistra in alto da Antonio Campagna a Gennaro Gaetano)

Casalnuovo, ferito gravemente dopo aver fatto una rapina, Mario Vrilli ottiene l’affidamento in prova

Il Magistrato di Sorveglianza di Napoli ha concesso l’ammissione provvisoria all’affidamento in prova al servizio sociale per Mario Vrilli, 21 anni, detenuto agli arresti domiciliari e condannato a 4 anni e 6 mesi per una rapina commessa nel luglio 2022 a Casalnuovo.

Con Vrilli è stato condannato anche il complice Biagio Auletta. I due quella sera furono autori di una doppia rapina di scooter ai danni di due giovani. Ma durante la fuga, in strade separate Mario Vrilli fu inseguito dagli occupanti di una T Roc e ferito a colpi di pistola in maniera grave.

E’ stato ricoverato in gravi condizioni per alcune settimane. Viaggiando ad alta velocità con il casco integrale era stato scambiato da un affiliato a un clan avverso e ferito a colpi di pistola da alcuni camorristi di Casalnuovo. Sulla vicenda è ancora in corso l’indagine della Dda per risalire agli autori.

La decisione dell’affidamento in prova,  arriva a poche settimane dall’inizio della sua carcerazione — avvenuta il 23 ottobre — e dovrà ora essere confermata dal Tribunale di Sorveglianza.

Il reato e la condanna

Vrilli era stato riconosciuto colpevole del reato di rapina aggravata dal GIP di Nola il 13 febbraio 2025. La sentenza era stata poi confermata dalla Corte d’Appello di Napoli il 4 luglio e divenuta definitiva il 2 ottobre. Fine pena prevista: 12 giugno 2029.

Per lui ìnel giro di poche settimane è arrivata la decisione del giudice di sorveglianza maria Picardi. Nel provvedimento, il Magistrato analizza una serie di elementi ritenuti favorevoli: “Giovanissima età e percorso positivo” ma anche condotta regolare sia in carcere sia durante i precedenti arresti domiciliari e poi assenza di collegamenti con la criminalità organizzata, e infineassenza di ulteriori carichi pendenti o altre condanne.

Ma i due punti fondamentali che hanno portato alla decisione sono stati l’idoneità del domicilio familiare a Volla e disponibilità ad accoglierlo da parte del padre e laproposta concreta di lavoro, ritenuta un tassello fondamentale del percorso di reinserimento

L’opportunità occupazionale offerta dalla ditta edile “Nan Costruzioni”, con sede operativa in via Rossi a Volla, ha infatti pesato in modo rilevante nella valutazione. La titolare, si è detta disponibile ad assumere il giovane come operaio con orario dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 17.

Secondo il giudice, protrarre ulteriormente la detenzione rischierebbe di “arrecare un grave pregiudizio all’interessato, compromettendo il percorso di recupero sociale”. Le prescrizioni: orari rigorosi e divieto di frequentare pregiudicati

L’affidamento in prova è stato concesso “in via provvisoria” fino alla decisione del Tribunale di Sorveglianza. Le prescrizioni imposte sono stringenti:

divieto di allontanarsi dal Comune di domicilio, salvo autorizzazioni per motivi di lavoro, salute o convocazioni giudiziarie

obbligo di rientro in casa entro le 19 e divieto di uscire prima delle 7

obbligo di svolgere regolarmente l’attività lavorativa presso la ditta edile

presentazione settimanale alla Polizia per i controlli

divieto di frequentare persone pregiudicate

dovere di mantenere i rapporti con l’UEPE e rispettare il percorso trattamentale

obblighi di assistenza familiare

In caso di andamento positivo, l’UEPE potrà autorizzare spostamenti anche fuori dal Comune, ma sempre con comunicazione al giudice.

Il quadro: una misura che punta al reinserimento

L’affidamento in prova, previsto dall’articolo 47 dell’Ordinamento Penitenziario, consente al condannato di scontare la pena nel proprio ambiente sociale, sotto controllo costante e con un programma strutturato di rieducazione.

Nel caso di Vrilli, difeso dall’avvocato Giuseppe Gallo, il magistrato ha ritenuto che tutti i requisiti fossero soddisfatti, sottolineando la “giovanissima età” del ragazzo e la presenza di una concreta possibilità lavorativa, considerata cruciale per il suo percorso di reintegrazione. Ora sarà il Tribunale di Sorveglianza a decidere se confermare la misura.

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