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Pozzuoli, pusher sorpreso in casa con stupefacenti e munizioni: arrestato

Pozzuoli – Un’importante operazione della Polizia di Stato ha portato all’arresto di un giovane di 22 anni a Pozzuoli. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine, è stato trovato in possesso di un significativo quantitativo di droga, denaro contante e, in modo allarmante, anche munizioni.

L’intervento si inserisce nel quadro dei servizi straordinari di controllo del territorio disposti dalla Questura di Napoli per contrastare la criminalità legata a spaccio di stupefacenti e detenzione illegale di armi.

Durante una perquisizione domiciliare, gli agenti della Squadra Mobile e del Commissariato San Paolo hanno scoperto un vero e proprio “arsenale” nascosto in casa:

22 grammi di cocaina

una dose di marijuana

49 cartucce calibro .45

1.750 euro in contanti, presumibilmente provento dell’attività di spaccio

Il 22enne, è stato arrestato con l’accusa di detenzione illecita di sostanze stupefacenti e detenzione abusiva di munizioni. L’operazione sottolinea l’impegno costante delle forze dell’ordine nel contrasto ai fenomeni criminali che minacciano la sicurezza della comunità.

Sant’Antimo, rapian un negozio: in manette un 18enne

Sant‘Antimo – Un colpo armato in pieno giorno, il volto coperto e una pistola in pugno. È la scena ripresa dalle telecamere di videosorveglianza di un esercizio commerciale di Sant’Antimo, alle porte di Napoli, il 25 gennaio scorso.

Oggi, a distanza di mesi, quella rapina ha portato all’esecuzione di una misura cautelare nei confronti di un 18enne del posto, già noto alle forze dell’ordine e sottoposto in passato ad altre restrizioni.

Gli agenti del Commissariato di polizia di Frattamaggiore, al termine di un’indagine coordinata dalla Procura presso il Tribunale per i Minorenni di Napoli, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip minorile. Nei confronti del giovane è stata disposta la misura della permanenza in casa, poiché all’epoca dei fatti contestati era ancora minorenne.

Secondo quanto ricostruito, due rapinatori fecero irruzione nel negozio, entrambi con il volto travisato e armati. Uno di loro, impugnando l’arma con la mano destra, si avvicinò alla cassa intimando al titolare di consegnare il denaro.

Con l’altra mano colpì con violenza il vetro di protezione della postazione, lasciando un’impronta. Proprio quel dettaglio si è rivelato decisivo: i rilievi tecnici hanno permesso agli investigatori di risalire all’identità del presunto autore del colpo.

L’ordinanza cautelare rappresenta un tassello importante in un’indagine che ha messo in luce non solo la dinamica del reato, ma anche il livello di spregiudicatezza con cui un minorenne avrebbe impugnato un’arma per compiere una rapina.

Castellammare, il TAR dà il via libera alla riqualificazione del rione Savorito

Castellammare – Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Campania ha respinto, nell’udienza del 18 settembre, il ricorso presentato contro l’aggiudicazione dell’appalto da 28 milioni di euro per la riqualificazione del rione Savorito, a Castellammare di Stabia.

L’appalto, vinto dal Consorzio Stabile Vitruvio Scarl, segna un passo decisivo verso la rigenerazione di uno dei quartieri più complessi della città, da anni simbolo di degrado e criminalità.

Il Comune, rappresentato in giudizio dall’avvocato Riccardo Marone, può ora procedere con il progetto.

Un progetto ambizioso per il rione Savorito

Il piano di riqualificazione, definito dal sindaco Luigi Vicinanza come “uno dei più ambiziosi del Sud Italia”, prevede l’abbattimento e la ricostruzione di 98 alloggi, con l’obiettivo di trasformare il rione Savorito in un’area moderna, funzionale e integrata nel tessuto urbano.

“Questo progetto non è solo un intervento urbanistico, ma un investimento nel futuro della nostra comunità”, ha dichiarato il sindaco.

“Vogliamo restituire dignità a un quartiere che per troppo tempo è stato abbandonato, creando spazi vivibili e opportunità per i residenti”.Il rione Savorito, situato nella periferia nord di Castellammare, è da decenni al centro di problematiche sociali, con episodi di criminalità e condizioni abitative precarie che hanno alimentato il degrado.

Il progetto, finanziato con fondi pubblici e privati, punta non solo a rinnovare l’edilizia residenziale, ma anche a migliorare le infrastrutture, i servizi e gli spazi pubblici, favorendo una maggiore coesione sociale.

La decisione del TAR e le prospettive future

La sentenza del TAR rappresenta una svolta per l’iter amministrativo, sbloccando un progetto che aveva subito rallentamenti a causa del ricorso. La bocciatura delle contestazioni mosse contro l’aggiudicazione dell’appalto conferma la correttezza delle procedure seguite dal Comune e apre la strada ai lavori, che potrebbero iniziare nei prossimi mesi.

L’intervento, che si inserisce in un più ampio piano di rigenerazione urbana della città stabiese, è visto come un modello per altre realtà del Sud Italia alle prese con situazioni di degrado.

“La riqualificazione del Savorito non sarà solo un cambiamento fisico, ma anche culturale e sociale”, ha aggiunto il sindaco Vicinanza. “Vogliamo che i cittadini del rione si sentano parte di una comunità viva e non più emarginata”.

Sfide e aspettative

Nonostante l’entusiasmo per la sentenza, il percorso verso la realizzazione del progetto resta complesso. La gestione degli abbattimenti, il trasferimento temporaneo dei residenti e la necessità di mantenere un dialogo costante con la comunità locale saranno passaggi cruciali per il successo dell’iniziativa.

Inoltre, la lotta alla criminalità, che ha radici profonde nel territorio, richiederà interventi integrati che vadano oltre il semplice rinnovamento urbanistico.La riqualificazione del rione Savorito rappresenta una scommessa per Castellammare di Stabia, un’opportunità per riscrivere la storia di un quartiere a lungo stigmatizzato. Con il via libera del TAR, la città guarda ora al futuro con rinnovata speranza, pronta a trasformare il Savorito in un simbolo di rinascita urbana e sociale.

Omicidio di Ciro Rapuano: un video inchioda Lucia Salemme

Napoli – “Bastardo finalmente sei morto”. Sarebbero le parole di Lucia Salemme, la donna che ha trucidato con 107 coltellate il marito Ciro Rapuano.

A riferirle dinanzi alle telecamere de La vita in diretta è la figlia dei coniugi Rapuano che la notte dell’omicidio era in casa con i genitori.

Il racconto della ragazza che ha sempre riferito di non aver sentito la madre uccidere il padre e di essersi alzata solo quando il delitto era già avvenuto, gettano nuova luce sulla versione dell’assassina, Lucia Salemme, ora in carcere.

A corroborare, la versione della premeditazione c’è anche un video della telecamera di sorveglianza di casa Rapuano. Due minuti di registrazione darebbero, agli inquirenti, un quadro più chiaro di quanto avvenuto nella casa di via Sant’Arcangelo a Baiano, del quartiere Forcella la notte del 4 settembre scorso.

Le immagini, trasmesse nella nota trasmissione televisiva, sono registrate alle 2,18 di quella notte.

 Le immagini trasmesse da “La vita in diretta”

La telecamera di sicurezza inquadra il salone dell’abitazione mentre una donna che sembra Lucia Salemme, attraversa la stanza e va in cucina con qualcosa in mano. In sottofondo, si sentono dei rumori come se la signora stesse cercando qualcosa nei cassetti o nei mobili.

Dopo circa un minuto e mezzo si vede la stessa donna camminare carponi nell’inquadratura della telecamera. Poi il buio, la telecamera si spegne. E la verità sul delitto di Forcella rimane oscurata. Nessuna prova di quanto sta accadendo in quella casa.

Da qui in poi cominciano le ipotesi, incrociate con la versione delle due donne protagoniste della vicenda. Madre e figlia le uniche che possono sapere la verità.

Con le telecamere al buio, Lucia Salemme – reo confessa che sostiene la versione della legittima difesa da un marito violento e pronto a ucciderla – potrebbe aver avuto tutto l’occorrente per uccidere nel sonno Ciro Rapuano con 107 coltellate.

Sono le 2 e 20 di notte. L’occhio della telecamera smette di registrare e inizia il massacro.

Lucia Salemme ha preso i coltelli dalla sua cucina? Se è così, la versione che Ciro Rapuano dormisse con due coltelli sotto al cuscino e che sarebbe stato lui per primo a colpire al braccio la moglie per ucciderla, sarebbe solo una messinscena per cercare di alleviare la posizione della donna nei confronti della giustizia e dell’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione.

La figlia dei coniugi Rapuano, colei che stando nella camera accanto ai genitori avrebbe potuto in qualche modo intervenire ed evitare la morte del padre o quantomeno fermare il massacro, oppure (nel caso la versione della legittima difesa di Salemme fosse veritiera) evitare che la lite tra i genitori si trasformasse in tragedia racconta, davanti alle telecamere, una versione in cui si auto-scagiona ma che presenta delle incongruenze.

La ragazza racconta: “Mia mamma ha progettato tutto e non lo vuole dire. Mio padre dormiva è lei che si vuole fare vittima. Se stavano litigando impossibile non sentirli, ho sentito ‘cic ciac’ come se stesse camminando in una pozza d’acqua”.

Allora, come è possibile sentire un rumore così lieve anche se strano come un ‘cic ciac’ e non percepire i rantoli di un uomo che, seppure addormentato, è stato colpito 107 volte con due coltelli diversi?

È possibile che Ciro Rapuano fosse stato tramortito ancor prima di essere ucciso?

La figlia aggiunge particolari che accusano pesantemente la madre: “Ha detto (la mamma, ndr) ‘Bastardo finalmente sei morto’. Gridava ‘ce l’ho fatta, ce l’ho fatta’”. E infine, la donna aggiunge un altro particolare importante: “Mia mamma aveva due coltelli: uno sottile, un altro doppio”.

Resta poi da capire cosa è accaduto, nell’abitazione di Via Sant’Arcangelo a Baiano, dal momento dell’uccisione – all’incirca le 2,20 di notte – fino a quando sono stati chiamati i soccorsi e le forze dell’ordine.

In quel lasso di tempo in casa c’erano due donne – Lucia Salemme e la figlia – una bimba piccola, la nipotina dei coniugi Rapuano, e la vittima in un lago di sangue, in posizione supina sul letto.

A quel punto la figlia, presumibilmente, è sveglia, completamente sveglia, ed è uscita dalla sua camera. In quel momento la ragazza assiste ad una scena impressionante: sua madre quasi trionfante (a dir suo) che infieriva verbalmente (‘Bastardo, finalmente sei morto’) sul padre, massacrato a ‘colpi’ di coltello.

“Dopo si sentiva soddisfatta, i suoi occhi, il suo viso e i suoi gesti non li dimenticherò mai più” dice la figlia davanti alle telecamere. E allora cosa ha fatto? Cosa ha detto a sua madre? E perchè sono trascorsi circa 30 interminabili minuti prima che partisse quella telefonata in cui Lucia Salemme ha detto la fatidica frase: “Venite subito, ho ucciso mio marito”?

Napoli, turista cinese scippato in pieno centro: altri due arresti

Napoli– Non era un bersaglio casuale. Lo avevano pedinato, studiato e aspettato nel momento giusto. La rapina ai danni di un turista cinese, avvenuta lo scorso 9 agosto in piazza VII Settembre, attorno alle 17, ha tutti i contorni di un colpo pianificato.

Un furto di lusso, degno di una sceneggiatura cinematografica, che si è concluso con la sottrazione di un orologio dal valore stimato di centomila euro. Dopo i primi due arresti, la Polizia ha eseguito un’ulteriore ordinanza di custodia cautelare in carcere per altre due persone, ritenute parti attive nell’organizzazione della rapina.

La vittima, un cittadino cinese in vacanza a Napoli, stava tranquillamente rientrando in albergo quando è stata avvicinata da uno dei malviventi. Ne è seguita una violenta colluttazione, al termine della quale il turista è stato derubato del prezioso orologio. Ma il peggio, per la banda, stava per arrivare.

La ricostruzione della Squadra Mobile

Gli investigatori della Squadra Mobile hanno ricostruito minuto per minuto la dinamica e l’organizzazione del colpo. Secondo l’accusa, uno dei due nuovi arrestati avrebbe avuto il ruolo di “palo”, cioè di controllore, durante l’esecuzione materiale della rapina.

Non solo: sarebbe stato anche tra gli ideatori del piano. Il suo compito, supportato dall’altro complice ora in carcere, è stato quello di pedinare la vittima per individuarne le abitudini e il momento perfetto per colpire.

La fuga su uno scooter

Subito dopo la rapina, come previsto dal copione, il ladro che aveva materialmente preso l’orologio è salito in sella a uno scooter, guidato da un complice, per dileguarsi nel traffico cittadino. Sul quel motorino, secondo le indagini, era presente anche il “palo”.

A fornire il mezzo per la fuga sarebbe stato l’altro soggetto finito in manette, che ha materialmente procurato lo scooter. Un dettaglio non da poco: il veicolo è risultato frutto di un furto.

Le prove decisive

L’efficacia delle indagini, coordinate dalla Procura di Napoli, si è basata su un incrocio di prove tradizionali e tecnologiche. Fondamentale è stata la testimonianza della vittima, ma il colpo decisivo è arrivato dall’analisi meticolosa dei filmati delle telecamere di sicurezza.

Gli investigatori hanno setacciato le riprese degli esercizi commerciali frequentati dal turista e quelle del suo albergo, riuscendo a ricostruire l’intero percorso fatto dalla vittima e, di conseguenza, quello dei suoi inseguitori.

Queste immagini, analizzate con strumenti tecnici di ultima generazione in dotazione alla Polizia Giudiziaria, hanno permesso di risalire in tempi brevi all’identità dei quattro presunti rapinatori.

I due arrestati, così come i loro complici già in carcere, sono accusati dei reati di rapina aggravata, lesioni personali aggravate e ricettazione. La città, che punta su un turismo di qualità, si scopre ancora una volta vulnerabile alla criminalità organizzata che colpisce i bersagli più redditizi.

Furto in chiesa a Vietri, l’appello del parroco: “Restituite i calici”

VIETRI SUL MARE – Un furto che ferisce nel profondo la comunità. Nella chiesa di San Giovanni Battista di Vietri sul Mare, in provincia di Salerno, lo scorso 15 settembre sono stati rubati piccoli importi in denaro dalle candele votive e due calici utilizzati nelle celebrazioni, oggetti di grande valore non solo economico ma soprattutto simbolico.

Il parroco, insieme al consiglio pastorale, ha denunciato l’accaduto alle forze dell’ordine e lanciato un accorato appello agli autori perché restituiscano quanto sottratto. “La comunità esprime profondo dolore e invita chiunque abbia informazioni a rivolgersi alle autorità competenti”, si legge in un comunicato diffuso dalla parrocchia, che annuncia anche la possibilità di rafforzare i sistemi di sicurezza del luogo sacro e, nei momenti di assenza di vigilanza, la necessità di chiudere la chiesa al pubblico.

Il sindaco di Vietri, Giovanni De Simone, ha espresso vicinanza ai fedeli, condannando “un gesto vile che offende profondamente tutti i vietresi” e manifestando fiducia nel lavoro delle forze dell’ordine. Duro anche il commento del consigliere comunale Giuseppe Giannella, delegato alla polizia municipale, che ha parlato di “atto grave che colpisce un’intera comunità nell’animo”.

Napoli, torna libero l’ex titolare della pizzeria “Dal Presidente”

Napoli – E’ tornato in libertà  da due giorni Massimiliano Di Caprio, 49 anni, imprenditore ed ex titolare della nota pizzeria “Dal Presidente” nel centro storico di Napoli, finito al centro di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia su presunti interessi del clan Contini nel cuore della città.

Il tribunale ha infatti revocato la misura degli arresti domiciliari, accogliendo le argomentazioni difensive e prendendo atto delle pronunce della Cassazione che hanno escluso ogni legame con la criminalità organizzata.

Di Caprio era stato arrestato il 14 maggio 2024 insieme alla moglie Deborah Capasso (47 anni) e al sostituto commissario della Polizia di Stato Guido Albano. Tutti e tre furono raggiunti da un’ordinanza cautelare che contestava, a vario titolo, riciclaggio, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni e aggravante mafiosa. Contestualmente scattò il sequestro di beni mobili e immobili per circa 3,5 milioni di euro, compresa la pizzeria di via dei Tribunali.

Già nei mesi successivi, però, il quadro accusatorio ha iniziato a sgretolarsi: la Cassazione ha escluso l’aggravante mafiosa e ha sancito l’insussistenza dei reati di riciclaggio e autoriciclaggio.

Per la moglie e per Albano, difesi dagli avvocati Fabio Visco, Leopoldo Perone e Vanni Cerino, erano già caduti i gravi indizi di colpevolezza, con conseguente rimessione in libertà. Ora anche per Di Caprio, assistito dagli avvocati Visco e Vittorio Giaquinto, arriva il dissequestro personale: l’imprenditore, dopo sei mesi trascorsi in carcere a Secondigliano e altri otto ai domiciliari, torna libero.

La Cassazione ha escluso  qualsiasi tipo di rapporto tra Di Caprio e il clan Contini, come invece contestato in origine dalla Dda.

La parabola giudiziaria dell’imprenditore aveva attirato grande attenzione mediatica per la notorietà del locale e per la figura del suo titolare, già apparso in programmi televisivi, film e format popolari. Un percorso improvvisamente interrotto da un’indagine che lo ha travolto anche per via di legami familiari con persone ritenute vicine al clan Contini.

 Di Caprio: “E’ stata la fine di un incubo”

“È stata la fine di un incubo” ha dichiarato Di Caprio in una intervista a Napolitoday, ricordando i 17 chili persi nei sei mesi di carcere e l’onta di un’accusa mai accettata. “Ho sempre saputo di essere innocente. Ora devo ricostruire la mia vita, la mia attività, ma soprattutto recuperare la mia dignità di uomo e di lavoratore”.

Con la revoca della misura cautelare, resta ora in piedi solo il processo per intestazione fittizia di beni, ma senza l’ombra del riciclaggio e senza l’aggravante mafiosa che avevano reso pesantissimo il quadro accusatorio iniziale.

Avellino, sequestro da 5 milioni a società di elettronica: scoperta maxi frode fiscale

AVELLINO – Un sequestro preventivo da cinque milioni di euro è stato disposto nei confronti di una società irpina attiva nel commercio di prodotti elettronici, accusata di aver orchestrato una frode fiscale milionaria. L’operazione, condotta dal Comando provinciale della Guardia di Finanza di Avellino e coordinata dalla Procura, ha permesso di smascherare un sistema complesso basato sull’emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’azienda avrebbe potuto evadere oltre venticinque milioni di euro di Iva grazie a una rete di società “cartiere” utilizzate per simulare transazioni mai avvenute. Una manovra che le avrebbe consentito di consolidare i propri affari sul mercato nazionale, operando con numerosi punti vendita sotto un marchio noto al grande pubblico.

Il provvedimento, firmato dal gip del Tribunale di Avellino, si inserisce in un più ampio contesto investigativo volto a contrastare i circuiti fraudolenti che minacciano i settori economici maggiormente esposti al rischio di evasione fiscale. La Guardia di Finanza sottolinea come questo tipo di operazioni siano fondamentali per tutelare le imprese che operano nella piena legalità e garantire equità nel sistema economico.

Mourinho torna al Benfica dopo 25 anni: è il nuovo allenatore del club portoghese

LISBONA – Venticinque anni dopo, José Mourinho torna al Benfica. È ufficiale: lo Special One è il nuovo allenatore dei lusitani. Il presidente Rui Costa lo ha scelto per rilanciare la squadra dopo la clamorosa sconfitta casalinga contro il Qarabag, costata la panchina a Bruno Lage.

Un ritorno che ha il sapore del destino. Mourinho era stato già alla guida del Benfica nel 2000, ma la sua esperienza durò appena tre mesi, interrotta da una disputa contrattuale. Ora, con un palmarès che include due Champions League e decine di trofei, l’allenatore portoghese si ripresenta al Da Luz con ben altra statura e con l’obiettivo di riportare il club ai vertici in patria e in Europa. Curiosamente, il nuovo incarico arriva dopo il suo recente licenziamento dal Fenerbahçe, eliminato proprio dal Benfica nelle qualificazioni di Champions.

E altrettanto curioso è l’incrocio con Richard Rios, giocatore a lungo corteggiato dalla Roma, ultima avventura italiana dello Special One. Per Mourinho è anche un ritorno a casa, in quel campionato portoghese che lo vide esplodere nel 2004 con il Porto, quando conquistò la Champions League entrando definitivamente nella storia del calcio mondiale.

Emicrania invisibile e invisa al lavoro, colpisce 6 mln italiani

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Milano. No, non è “solo un mal di testa”. È una malattia a tutti gli effetti e come tale deve essere curata prima che degeneri in forme croniche particolarmente dolorose. Questo il messaggio cardine che i neurologi hanno voluto trasmettere nella conferenza stampa con cui da Milano Pfizer ha annunciato la rimborsabilità di rimegepant, primo e a oggi unico anti CGRP orale approvato nel nostro Paese per il trattamento acuto e preventivo dell’emicrania episodica negli adulti che accusino almeno quattro attacchi al mese. Una malattia che, ha spiegato il professor Piero Barbanti, docente di Neurologia all’Università San Raffaele di Roma, “ha origini ereditarie e si manifesta attraverso dolore forte e disabilitante, fastidio per luci e rumori, nausea e talvolta perfino vomito. A incidere sugli attacchi sono anche fattori scatenanti come stress e insonnia”.

Con quasi sei milioni di persone colpite in Italia, l’incidenza della patologia è più alta tra le donne d’età compresa tra i 15 e i 50 anni, ma lo stigma sociale che l’emicrania si porta dietro coinvolge anche gli uomini, che anzi, subiscono di più gli effetti sociali di questa malattia invisibile. Come ha sottolineato Roberto Pancaldi, HR Director The Adecco Group Italia,  “Il pregiudizio pesa enormemente sul mondo del lavoro: quasi otto persone su dieci dichiarano che l’emicrania ha avuto un impatto negativo sulla propria carriera e molte scelgono di non parlarne per paura di essere giudicate. Si tratta di un problema culturale, oltre che sanitario”.

A confermare queste dichiarazioni è stata Alessandra Sorrentino, Presidente Associazione Alleanza Cefalalgici (Al.Ce) della Fondazione Cirna Onlus, che si è soffermata a lungo sul problema dell’invisibilità della malattia e su ciò che questo comporta. “Essere invisibili significa non poter parlare del dolore che si prova, oltre a non essere riconosciuti come malati. Ci sentiamo quindi giudicati, non compresi, e finiamo per chiuderci in noi stessi, perché abbiamo il timore di non trovare chi, dall’altra parte, è in grado di capirci e di prendersi cura di noi. Parliamo perciò di un vero e proprio diritto a smantellare lo stigma che riguarda trasversalmente donne e uomini, con questi ultimi che spesso hanno ancora più difficoltà ad aprirsi e a raccontare la loro esperienza perché culturalmente pensano di dover apparire sempre forti”.

In questo contesto si inserisce rimegepant, un nuovo farmaco che si è dimostrato efficace tanto nel trattamento sintomatico quanto in quello preventivo degli attacchi di emicrania. “Si tratta di una terapia che viene assunta a giorni alterni tramite una compressa”, ha spiegato la professoressa Cristina Tassorelli, docente di Neurologia all’Università di Pavia. “Il paziente con comorbidità può utilizzare tranquillamente questo tipo di farmaco perché ha poche interazioni con altre terapie. Rimegepant è destinato a persone dai 18 anni in su e viene prescritto o nei centri specializzati nel trattamento dell’emicrania o dai neurologi ospedalieri. Secondo le regole italiane, è rimborsabile nel trattamento acuto per chi non ha avuto beneficio da almeno due triptani e da un antinfiammatorio non steroideo o non abbia tollerato questi farmaci; nel trattamento preventivo è invece destinato a chi ha almeno otto giorni di emicrania al mese e un livello di disabilità superiore a 11 punti sulla scala Migraine-related Disability, oltre che a soggetti che abbiano provato, senza trarne giovamento, almeno tre classi di farmaci indicate per l’emicrania”.

La disabilità causata dalla malattia pesa sul mondo del lavoro perché comporta assenze e calo di produttività. Spesso si parla anche di presenteismo, ovvero il continuare a lavorare pur stando male, con rendimento ridotto e peggioramento delle condizioni di salute. In Italia tutto questo arriva a pesare 20 miliardi di euro l’anno, ma della malattia si risente anche su un piano più strettamente familiare. In questo scenario, rimegepant può davvero rappresentare una piccola svolta.

“Il farmaco può restituirci una migliore qualità della vita”, ha affermato Alessandra Sorrentino. “Questo significa poter aspirare a non dover rinunciare ai nostri sogni, alle nostre ambizioni e più semplicemente a tornare a fare le cose che riempiono la quotidianità. Resta comunque la necessità che la malattia venga guardata per ciò che è, vale a dire una patologia neurologica che attraverso il dolore ruba anni di vita ai pazienti. Per questo abbiamo bisogno di diagnosi veloci e di un tempestivo accesso alle terapie più efficaci”.

Su questo fronte Pfizer ha rinnovato il proprio impegno, che porta avanti da anni proprio nel settore delle neuroscienze. “Non ci limitiamo a sviluppare innovazioni, ma puntiamo anche a iniziative di sensibilizzazione, prevenzione e supporto affinché l’emicrania venga riconosciuta come una patologia seria e invalidante”, ha spiegato Barbara Capaccetti, Direttore Medico di Pfizer in Italia. “Vogliamo restituire tempo, serenità e qualità di vita a chi convive con questa malattia, promuovendo percorsi di diagnosi e cura più tempestivi e accessibili”.

Rapine a donne anziane tra Napoli e Caserta: arrestato 40enne

NAPOLI – Collane e anelli strappati con violenza dal collo e dalle mani di donne anziane, avvicinate all’improvviso mentre camminavano per strada. È questa la modalità con cui un 40enne italiano avrebbe messo a segno almeno cinque rapine tra aprile e giugno scorso, tra Trentola Ducenta, nel Casertano, e Grumo Nevano, in provincia di Napoli.

L’uomo, che agiva sempre con il volto coperto da un casco integrale, è stato arrestato dai carabinieri e condotto in carcere su disposizione del gip del tribunale di Napoli Nord. Le indagini, coordinate dalla Procura di Napoli Nord e condotte dalle stazioni dell’Arma di Trentola Ducenta e Grumo Nevano, hanno documentato la serialità e la spietatezza dei colpi.

Determinante per arrivare alla sua identificazione è stata l’analisi delle telecamere di videosorveglianza pubbliche e private, che hanno ripreso i suoi spostamenti nelle ore in cui venivano consumate le aggressioni. Per le vittime, tutte ultrasessantacinquenni, restano la paura e i segni lasciati da una violenza che ha colpito nel cuore della quotidianità.

Diplomifici tra Bologna, Marche e Campania: maxi-sequestro della Guardia di Finanza

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Bologna – Un vero e proprio “mercato dei diplomi” che, dietro pagamento, garantiva agli studenti il superamento dell’esame di maturità. È quanto ha scoperto la Guardia di Finanza di Bologna al termine di un’indagine coordinata dal pubblico ministero Stefano Dambruoso e sfociata oggi nell’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo disposto dal gip Andrea Romito.

Le Fiamme Gialle stanno operando nelle province di Bologna, Roma, Firenze, Fermo e Napoli, dando seguito a un’inchiesta che mette al centro l’Istituto Marconi, noto centro studi bolognese specializzato nel recupero anni scolastici.

Secondo gli inquirenti, la scuola sarebbe stata il perno di un sistema illecito che, grazie alla complicità di istituti paritari nelle Marche e in Campania, consentiva agli studenti di ottenere il diploma “facile e veloce”, previo pagamento di circa 6.000 euro.

Al momento risultano indagate dieci persone a vario titolo per associazione a delinquere, corruzione e falso ideologico. Gli investigatori hanno ricostruito un’organizzazione strutturata: da un lato i dirigenti scolastici compiacenti, dall’altro una rete di intermediari descritti come veri e propri broker dell’istruzione, incaricati di promuovere gli istituti paritari e reclutare studenti bolognesi desiderosi di un percorso abbreviato verso la maturità.

Il gip ha disposto il sequestro preventivo di due società con sede a Bologna, tra cui quella che gestisce l’Istituto Marconi, e della società che controlla un presunto “diplomificio” di Saviano, in provincia di Napoli. L’istituto paritario di Fermo, nelle Marche, era già finito sotto amministrazione giudiziaria nell’ambito della precedente inchiesta che aveva travolto la “Leonardo Da Vinci School”. Inoltre, sono stati sequestrati 90.000 euro a carico di tre indagati e delle società coinvolte.

Secondo la Guardia di Finanza, l’organizzazione non si limitava a indirizzare gli studenti verso scuole “complici”, ma produceva anche false attestazioni di percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (Pcto), requisito indispensabile per l’ammissione agli esami di Stato. Non solo: sarebbero state predisposte false autodichiarazioni di domicilio in diversi Comuni campani per simulare una frequenza regolare alle lezioni.

Il meccanismo illecito arrivava fino agli stessi esami di maturità. Agli studenti, raccontano gli inquirenti, venivano consegnati compiti scritti da redigere senza data, così da consentire agli istituti paritari di “aggiustare” la documentazione a proprio piacimento. Le pagelle, infine, venivano compilate con dichiarazioni fasulle da parte dei dirigenti scolastici coinvolti.

L’operazione della Guardia di Finanza mette così in luce un nuovo capitolo del fenomeno dei cosiddetti diplomifici, un sistema già emerso lo scorso anno con l’inchiesta sulla “Leonardo Da Vinci School”, che aveva rivelato la fragilità dei controlli e le falle di un settore particolarmente esposto alle pressioni di chi, pur di ottenere un titolo di studio, è disposto a pagare scorciatoie illegali.

Caivano, blitz in centro della polizia: arrestato pusher con cocaina e contanti

Caivano – Un altro duro colpo al traffico di droga è stato inferto dalla Poliziadi Stato nel pomeriggio di ieri, nell’ambito dei servizi straordinari disposti dalla Questura di Napoli per contrastare la detenzione abusiva di armi e lo spaccio di sostanze stupefacenti.

Un uomo di 46 anni, residente a Caivano, è stato arrestato con l’accusa di detenzione illecita di stupefacenti.Gli agenti del Commissariato di Afragola, impegnati in un’operazione di controllo del territorio, hanno notato un’auto che procedeva a bassa velocità in via Scotta, nel cuore di Caivano.

Il conducente, con un atteggiamento sospetto, sembrava in attesa di qualcuno. La prudenza degli agenti ha portato all’organizzazione di un servizio di appostamento, che si è rivelato decisivo.Pochi istanti dopo, un secondo veicolo si è avvicinato all’auto sospetta. Il 46enne ha compiuto un rapido scambio, consegnando un oggetto al passeggero dell’altro mezzo in cambio di denaro.

Un chiaro segnale di un possibile spaccio di droga. Tuttavia, i due conducenti, accortisi della presenza della polizia, hanno tentato la fuga in direzioni opposte, dando il via a un inseguimento.Grazie alla prontezza degli agenti, l’uomo alla guida del primo veicolo è stato bloccato a breve distanza.

La perquisizione ha confermato i sospetti: il 46enne è stato trovato in possesso di 13 involucri contenenti cocaina e 530 euro in contanti, suddivisi in banconote di vario taglio, presumibilmente provento dell’attività illecita.

L’arrestato è stato immediatamente condotto in custodia, mentre proseguono le indagini per identificare il secondo soggetto coinvolto nello scambio e per approfondire il contesto dell’attività di spaccio nella zona.

L’operazione della polizia  si inserisce in un più ampio piano di contrasto alla criminalità nel territorio di Caivano, area da tempo sotto la lente delle forze dell’ordine per il fenomeno del traffico di droga.

Questo ennesimo arresto conferma l’impegno costante della Questura di Napoli nel reprimere il crimine organizzato e il traffico di stupefacenti, con l’obiettivo di restituire sicurezza e legalità alla comunità locale.

“AG4IN”, il film sul quarto scudetto del Napoli

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Napoli – La magia del quarto Scudetto del Napoli approda al cinema. Dopo il successo di Sarò con te, la Filmauro torna a raccontare in pellicola le imprese azzurre con AG4IN, un’opera che ripercorre la straordinaria cavalcata della squadra guidata da Antonio Conte nella stagione 2024/25, culminata con la conquista del tricolore.

Un viaggio tra emozioni e ricordi

Il film porta sul grande schermo i momenti più intensi dell’annata: dalle partite decisive alle gioie dello spogliatoio, fino all’abbraccio con la città. Non solo cronaca sportiva, ma un racconto corale che restituisce l’entusiasmo di una tifoseria capace di trasformare ogni vittoria in un rito collettivo.

L’esperienza cinematografica promette di far rivivere ai tifosi quell’adrenalina unica che ha scandito l’intera stagione.

Le date e le prevendite

AG4IN sarà proiettato in tutti gli UCI Cinemas dal 24 settembre al 1° ottobre. I biglietti sono già disponibili in prevendita sul sito ufficiale della catena (ucicinemas.it).

Dal campo allo schermo, un fenomeno culturale

L’iniziativa conferma la crescente tendenza a trasformare le imprese calcistiche in narrazioni cinematografiche. Già nel 2023, il docu-film Sarò con te aveva registrato un grande successo di pubblico, trasformando il trionfo del Napoli in un evento condiviso anche fuori dallo stadio. Con AG4IN, la Filmauro rilancia un format che unisce sport, memoria e identità, celebrando un traguardo che entra di diritto nella storia del calcio italiano.

Tesoro di San Gennaro, al via il restauro di trenta opere

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Napoli– Trenta opere del Tesoro di San Gennaro torneranno a nuova vita grazie a un progetto di restauro che partirà nel mese di ottobre.

L’iniziativa, sostenuta dal Mulino Caputo e realizzata da Valore Italia, coinvolgerà dipinti, busti e preziosi oggetti devozionali conservati nella Cappella e nel Museo del Tesoro. Pezzi unici che custodiscono secoli di storia, fede e tradizione legati al Santo patrono di Napoli.

Il progetto presentato durante le celebrazioni

Il piano di recupero è stato presentato ufficialmente alla città in occasione delle celebrazioni per San Gennaro. “Restituire integrità e splendore a queste opere – hanno sottolineato i promotori – significa preservare un’eredità identitaria unica e riaffermare il valore della tutela del patrimonio come ponte tra passato, presente e futuro”.

Un cantiere che diventa esperienza

Elemento distintivo del progetto sarà l’allestimento di un vero e proprio laboratorio di restauro all’interno del Museo del Tesoro, visitabile dal pubblico. Un cantiere aperto che permetterà di osservare da vicino le fasi del lavoro, conoscere le tecniche impiegate e partecipare a visite guidate dedicate. L’obiettivo è trasformare un’operazione specialistica in un’esperienza culturale e didattica accessibile a tutti.

Gli esperti al lavoro

Il restauro dei dipinti sarà curato da Valentina Verzoni, restauratrice formata alla Scuola di Botticino, mentre le opere in metallo prezioso saranno affidate a Stefano Lanuti. Il coordinamento scientifico sarà invece garantito da Chiara Rostagno, storica dell’arte e direttrice di progetti museali di rilievo.

Restauri da vivere anche online

Oltre all’esperienza diretta nel Museo, il progetto avrà una dimensione digitale: video e contenuti dedicati saranno diffusi sui canali social dei partner, permettendo di seguire passo dopo passo l’avanzamento dei restauri e di ampliare la partecipazione anche a chi non potrà essere fisicamente a Napoli.

Giugliano, incendio in una fabbrica di materiali chimici in zona Asi

Giugliano– Momenti di tensione questo pomeriggio a Giugliano in Campania, dove un vasto incendio è divampato all’interno di una fabbrica di materiali chimici situata nella zona Asi (Area di sviluppo industriale).

Le fiamme, alimentate probabilmente dalla presenza di sostanze altamente infiammabili, hanno generato una colonna di fumo denso e nero, visibile a chilometri di distanza.

Sul posto sono immediatamente intervenute diverse squadre dei Vigili del fuoco, impegnate nelle operazioni di spegnimento e di messa in sicurezza dell’area, mentre i Carabinieri della Compagnia di Giugliano, sezione radiomobile, stanno coordinando i rilievi e regolando la viabilità per consentire i soccorsi.

Al momento non si registrano feriti, ma in via precauzionale alcune abitazioni e aziende vicine sono state fatte evacuare. I tecnici dell’Arpac (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania) sono stati allertati per monitorare la qualità dell’aria e verificare l’eventuale dispersione di sostanze tossiche nell’atmosfera.

L’origine del rogo è ancora da chiarire: non si esclude alcuna pista, dall’incidente sul lavoro fino al guasto tecnico o all’ipotesi dolosa. La Procura di Napoli Nord è stata informata e seguirà gli sviluppi dell’indagine.

L’incendio di Giugliano riporta l’attenzione sul tema della sicurezza nelle aree industriali del napoletano, già più volte al centro di emergenze ambientali e di cronaca negli ultimi anni.

Castel Volturno, trovato morto in mare il sub di Torre del Greco

Castel Volturno – È stato trovato senza vita il corpo di Giuseppe Izzo, il sub di 66 anni di Torre del Greco scomparso in mare lo scorso 16 settembre. Il cadavere è stato recuperato nella zona di Castel Volturno, confermando purtroppo i timori dei familiari e della comunità locale.

La notizia, appresa con profondo dolore dal sindaco di Torre del Greco, Luigi Mennella, ha scosso la città. Izzo era conosciuto come un appassionato subacqueo e si era recato a Baia Verde per una delle sue consuete immersioni. Da quel giorno, però, non si avevano più sue notizie.

Le operazioni di ricerca erano scattate immediatamente, coinvolgendo Capitaneria di Porto, Guardia Costiera e Vigili del Fuoco, ma le speranze di trovarlo in vita si erano affievolite col passare delle ore. Il ritrovamento del corpo ha messo fine a un’attesa angosciosa.

L’amministrazione comunale di Torre del Greco, per voce del sindaco, ha espresso le più sentite condoglianze alla famiglia Izzo, garantendo di seguire da vicino gli sviluppi dell’inchiesta per fare piena luce sulle circostanze che hanno portato alla morte dell’uomo. Le autorità competenti hanno avviato le indagini per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente e determinare le cause del decesso.

Aggressione a Filippo Turetta nel carcere di Montorio: tensione tra i detenuti

Verona – Filippo Turetta, il giovane detenuto nel carcere di Montorio (Verona) per il femminicidio dell’ex fidanzata Giulia Cecchettin, è stato aggredito da un altro recluso alla fine di agosto.

Secondo quanto riportato dal quotidiano L’Arena, l’episodio ha coinvolto un detenuto di 55 anni, condannato per omicidio e tentato omicidio, che avrebbe colpito Turetta, anche se non è ancora chiaro se si sia trattato di un singolo pugno o di un pestaggio più grave.

I fatti e il contesto

L’aggressione è avvenuta nella quarta sezione del carcere, destinata ai detenuti comuni, dove Turetta era stato trasferito a fine estate dalla terza sezione, riservata ai reati di genere.

Il trasferimento, dovuto al sovraffollamento delle celle (25 posti occupati da tre detenuti ciascuna), aveva già sollevato preoccupazioni da parte dei legali di Turetta, che avevano segnalato il rischio di episodi di violenza.

La direzione del carcere, tuttavia, non ha potuto accogliere la richiesta di riportare Turetta nella sezione protetta a causa della mancanza di spazio.Il responsabile dell’aggressione, che aveva manifestato apertamente il suo dissenso per la presenza di Turetta nella quarta sezione, è stato punito con 15 giorni di isolamento.

Una volta terminata la sanzione, il 55enne è stato trasferito in una cella singola danneggiata da un precedente incendio. In segno di protesta, avrebbe intrapreso uno sciopero della fame e della sete, rifiutando anche i farmaci prescritti

Le reazioni

I legali di Turetta temono che l’ostilità nei confronti del loro assistito possa intensificarsi, considerando la natura del crimine commesso e l’atteggiamento di molti detenuti verso chi si macchia di reati simili.

“La violenza non è mai la risposta”, ha dichiarato Gino Cecchettin, padre di Giulia, intervenendo alla rassegna Pordenonelegge. “Non provo soddisfazione per l’aggressione subita da Turetta, perché episodi del genere dimostrano che c’è ancora molto lavoro da fare. La violenza, anche in contesti come il carcere, va condannata.

Per Gino Cecchettin “La violenza non è mai la risposta”

Dobbiamo educare le persone a riconoscere che i sentimenti che portano a questi gesti sono sbagliati”.Un caso che scuote l’opinione pubblicaL’episodio riaccende i riflettori sulle condizioni delle carceri italiane, in particolare sul problema del sovraffollamento e sulla gestione dei detenuti coinvolti in reati di forte impatto emotivo.

La vicenda di Turetta, già al centro di un caso mediatico per l’efferato omicidio di Giulia Cecchettin, continua a generare dibattito, evidenziando le difficoltà di garantire la sicurezza all’interno degli istituti penitenziari e la necessità di interventi educativi per contrastare la cultura della violenza.

Resta alta l’attenzione sulle misure che la direzione del carcere di Montorio adotterà per prevenire ulteriori episodi e tutelare i detenuti, mentre la famiglia Cecchettin continua a lanciare un messaggio di condanna della violenza in ogni sua forma, chiedendo un cambiamento culturale profondo.

Chiaia, agguato in pieno giorno: 19enne accoltellato mentre rientrava a casa col cane

Napoli – Un agguato in in piena giorno in uno dei quartieri più eleganti della città. È accaduto oggi, poco prima delle 13.00, in via Giacomo Piscicelli, a due passi dal cuore pulsante di Chiaia.

Un giovane di 19 anni è stato ferito con un’arma da taglio. Sul posto, dopo la chiamata di allarme al 112, sono immediatamente intervenuti i carabinieri della Compagnia Napoli Centro, guidati dal maggiore Francesco Vitelli, per cercare di ricostruire la dinamica dell’assalto e rintracciare i responsabili.

Secondo una prima, sommaria ricostruzione – ancora da verificare e oggetto delle indagini – la vittima stava rientrando tranquillamente nella propria abitazione dopo una passeggiata con il suo cane. Un gesto quotidiano, abituale, trasformato in un incubo in pochi secondi.

All’altezza del civico 72, infatti, sarebbe stato avvicinato da un piccolo gruppo di coetanei. Tra parole e minacce, ancora non chiare, la situazione sarebbe degenerata. Almeno uno del gruppo, per motivi del tutto da accertare, ha estratto un coltello e ha colpito il diciannovenne.

Aggredito da una baby gang

I soccorsi sono stati immediati. Un’ambulanza del 118 ha prestato le prime cure sul posto al giovane, poi trasportato d’urgenza all’ospedale San Paolo. Fortunatamente, le sue condizioni non sembrano critiche e non sarebbe in pericolo di vita, un particolare che fa tirare un sospiro di sollievo in un episodio che poteva avere un esito ben più tragico.

Sul caso ora indagano i militari dell’Arma. Gli investigatori sono al lavoro per analizzare le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona e raccogliere eventuali testimonianze, cercando di capire le moventi dell’aggressione: una lite casuale, una questione personale o un regolamento di conti.

Il quartiere, solitamente vivace e tranquillo, è rimasto scosso da un episodio di violenza così efferata in piena luce le cronache di Napoli degli ultimi mesi sono purtroppo piene di episodi di violenza da parte delle baby gang sempre più presenti per le strade della città ma anche in provincia.

Napoli capitale della filologia: studiosi da tutto il mondo a confronto

Napoli– Per tre giorni Napoli diventa la capitale mondiale degli studi sul testo letterario. Da ieri, giovedì 18 settembre, e fino a sabato 20, la città ospita il convegno annuale della Società dei Filologi della Letteratura Italiana (SFLI), un appuntamento che per la prima volta sceglie il capoluogo campano per riunire accademici da tutta Europa, dal Giappone e dall’America Latina.

Ad accogliere l’evento, ospitato nell’Aula Magna della Scuola Superiore Meridionale in via Mezzocannone, sono stati il rettore della Federico II Matteo Lorito, il responsabile della Scuola Arturo De Vivo e il presidente della SFLI Andrea Mazzucchi.

Filologia e società: un dialogo aperto

Il tema al centro dei lavori è “Filologia e storia della letteratura”. L’obiettivo, però, va oltre l’analisi accademica. Il congresso si propone di verificare il ruolo della critica testuale nel panorama dei saperi umanistici moderni, aprendo un dialogo serrato con altre discipline: dalla storia della lingua alla teoria letteraria, dagli studi culturali e di genere fino alle sollecitazioni che arrivano dai dipartimenti internazionali.

Un confronto, quindi, non solo sulla tradizione letteraria dal Duecento a oggi, ma anche su temi di attualità ed emergenza sociale, per dimostrare come la filologia non sia una scienza polverosa ma uno strumento vitale per interpretare la realtà.

La giornata a Nisida: il congresso entra in carcere

L’aspetto più significativo e innovativo del convegno è in programma per venerdì 19 settembre. Nel pomeriggio, infatti, i professori abbandoneranno le aule universitarie per entrare nel carcere minorile di Nisida. Qui, nell’Aula Congressi dell’istituto, si terrà una delle sessioni di studio, seguita dalla cena sociale.

Non una semplice visita, ma un gesto concreto di condivisione. Grazie all’accordo con il direttore Giuseppe Guida, le attività del congresso sosterranno direttamente i giovani di Nisida attraverso l’istituzione di borse di lavoro. Una scelta che segna una rara e preziosa commistione tra il mondo accademico d’eccellenza e un’impegno sociale tangibile.

Tra biblioteche e monumenti

Oltre al lavoro scientifico, il programma prevede momenti di approfondimento culturale. I convenuti visiteranno uno dei gioielli del patrimonio napoletano: il Complesso monumentale e la Biblioteca oratoriana dei Girolamini, un tempio di sapere che custodisce volumi rari e manoscritti di inestimabile valore.

Un incontro, quindi, all’insegna dello studio approfondito, ma anche del dialogo con il territorio e le sue eccellenze, umane e culturali. Un modo per dimostrare che la filologia, l’arte di leggere e interpretare i testi, è anche l’arte di leggere e interpretare il mondo che ci circonda.

Il comitato scientifico dell’evento è composto da Andrea Mazzucchi, Luca Azzetta, Alessio Decaria, Teresa Nocita, Paolo Pellegrini, Giulia Raboni e Roberto Rea.