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Pompei, accordo Ales-Scuola Botticino: formazione sul campo per studenti restauratori

Pompei si apre ai giovani restauratori e si trasforma in un grande laboratorio a cielo aperto. Una convenzione firmata tra il Parco Archeologico, Ales S.p.A. e la Scuola di Restauro Botticino permetterà a quattordici studenti del corso di laurea in Restauro dei Beni Culturali di svolgere un tirocinio sul campo, con cicli di sette settimane e un impegno complessivo di 250 ore ciascuno.

I ragazzi saranno affiancati dagli esperti di Ales, la società in house del Ministero della Cultura, che da anni opera a Pompei nella conservazione e nella manutenzione programmata del sito. Un team multidisciplinare fatto di archeologi, architetti, restauratori, ingegneri e operai, in costante confronto con i funzionari del Parco, lavorerà fianco a fianco con gli studenti, offrendo loro un’esperienza unica di formazione sul patrimonio archeologico.

Il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, ha sottolineato il valore dell’iniziativa: «Una delle mission principali del Parco è la tutela e la conservazione del patrimonio. Formare professionalità che si occuperanno della cura quotidiana di Pompei è fondamentale, e il sito rappresenta un campo sperimentale d’eccezione dove ogni giorno si mettono in pratica competenze di altissimo livello».

Per i futuri restauratori, sarà un’occasione irripetibile per osservare da vicino mosaici, affreschi e strutture murarie, e contribuire a mantenerli intatti per le generazioni future.

Truffa da 15mila euro a professionista mantovana: quattro denunciati per frode informatica

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Mantova– Una professionista di Mantova è caduta nella rete di un sofisticato raggiro informatico, perdendo oltre 15 mila euro a seguito di unPolizia Postalea truffa orchestrata tramite SMS e telefonate ingannevoli.

Quattro uomini, tutti residenti nella provincia di Napoli, sono stati denunciati dalla Polizia Postale per truffa informatica, grazie a un’indagine che ha permesso di recuperare parte del denaro sottratto.L’inganno: un falso agente di polizia

Tutto è iniziato con un SMS apparentemente inviato da “Poste Info”, che segnalava un presunto trasferimento fraudolento di 980 euro sul conto della vittima. Poco dopo, la donna è stata contattata telefonicamente da un sedicente agente della Polizia, che con toni convincenti l’ha persuasa che il suo conto fosse a rischio.

Seguendo le istruzioni dell’interlocutore, la professionista ha effettuato una serie di operazioni finanziarie – tra ricariche Postepay, bonifici bancari e ricariche Money – trasferendo i fondi su conti indicati come “sicuri”. In realtà, il denaro è finito direttamente nelle mani dei truffatori.

La prontezza della vittima nel segnalare l’accaduto ha permesso alla Polizia Postale di Mantova, in collaborazione con Poste Italiane e gli istituti di credito coinvolti, di bloccare alcuni bonifici, evitando la perdita di oltre 9 mila euro.

Le indagini condotte dalla Sezione Operativa per la Sicurezza Cibernetica hanno portato all’identificazione dei quattro responsabili, tutti originari della provincia di Napoli, ora denunciati per truffa informatica.

L’episodio, che evidenzia l’audacia e la complessità delle frodi online, ha spinto la Polizia di Stato a rinnovare l’appello alla prudenza. “Nessuna banca, Poste Italiane o forza di polizia contatta i cittadini per richiedere codici, dati personali o operazioni finanziarie”, sottolineano le autorità.

Gli esperti invitano a verificare sempre l’autenticità di messaggi e chiamate, evitando di fornire informazioni sensibili o di effettuare trasferimenti di denaro sotto pressione.Questo ennesimo caso di truffa informatica, che ha colpito una professionista nella tranquilla provincia mantovana, sottolinea l’importanza di mantenere alta la guardia contro le insidie del web.

Le indagini proseguono per accertare eventuali collegamenti con altre frodi simili, mentre la vittima, pur avendo recuperato parte del denaro, rimane scossa dall’esperienza. La Polizia Postale invita chiunque riceva comunicazioni sospette a segnalarle immediatamente, per contrastare un fenomeno criminale in preoccupante crescita.

Processo al clan Moccia, accelerata del Tribunale: monta la protesta degli avvocati

Napoli – L’accelerazione imposta dal Tribunale di Napoli al processo che vede imputati esponenti di spicco del clan Moccia di Afragola — una delle organizzazioni camorristiche più potenti e radicate della Campania — sta provocando un duro scontro tra magistratura e avvocatura.

Se da un lato la decisione del Tribunale del Riesame di confermare la libertà per i 15 imputati scarcerati il mese scorso per decorrenza dei termini di custodia cautelare sembra aver parzialmente allentato le tensioni, dall’altro la scelta di concentrare il calendario dibattimentale scatena la protesta di penalisti e Ordine degli avvocati.

Il calendario contestato

Il nuovo programma processuale prevede, a partire dalla prossima settimana, 3-4 udienze settimanali fino a novembre, con giornate in cui saranno ascoltati anche 20-30 testimoni. Una maratona giudiziaria che, secondo i legali, rischia di comprimere il diritto di difesa.

“Un’accelerazione del genere — si legge in una nota congiunta del presidente della Camera penale di Napoli Marco Muscariello e del presidente dell’Ordine degli avvocati partenopei Carmine Foreste — compromette in modo irreparabile l’attività difensiva, mortificando il ruolo dell’avvocato che rappresenta il primo baluardo delle libertà in uno Stato di diritto”.

I ritardi che hanno rallentato il processo

La vicenda giudiziaria è complessa. Il dibattimento, in corso da circa tre anni, ha subito continui rallentamenti che hanno portato, nel luglio scorso, alla scarcerazione di 15 imputati per decorrenza dei termini.

Secondo l’avvocatura, le cause principali sono:
l’errore di competenza territoriale: il processo fu inizialmente assegnato al Tribunale di Napoli Nord, per poi essere trasferito a Napoli, con inevitabile perdita di tempo;
l’esame dei testimoni: l’audizione di un solo testimone dell’accusa ha richiesto quasi due anni e decine di udienze;
l’enorme mole di atti: oltre 66mila pagine di intercettazioni e 15mila verbali di collaboratori di giustizia, documenti che hanno rallentato inevitabilmente l’acquisizione e l’analisi.
Gli avvocati ricordano inoltre di aver agevolato il procedimento accettando l’acquisizione di gran parte dei verbali dei collaboratori, a dimostrazione della volontà di accelerare.

“Disparità tra accusa e difesa”

Il punto critico, secondo penalisti e Ordine, è il confronto tra i tempi concessi all’accusa e quelli oggi imposti alla difesa.
“Per anni — sottolineano Muscariello e Foreste — la pubblica accusa ha avuto a disposizione tempi lunghissimi per raccogliere le prove. Ora, in nome della necessità di evitare un ennesimo cambio di collegio giudicante, si impone un ritmo che rende impossibile per i difensori esercitare in modo efficace il proprio mandato. È una disparità che viola il principio del giusto processo e del contraddittorio effettivo”.

L’ombra del clan Moccia

Il processo coinvolge esponenti del clan Moccia di Afragola, storicamente considerata una delle formazioni criminali più potenti del panorama camorristico campano, capace di intrecciare affari illeciti con settori legali dell’economia e con una proiezione ben oltre i confini regionali.

È proprio la rilevanza del procedimento a rendere ancora più teso il clima in aula: da una parte la necessità di garantire tempi certi e celeri, dall’altra la rivendicazione del ruolo della difesa come presidio imprescindibile di legalità.

Eboli, caccia all’aggressore dell’ex vice sindaco Daniele Petrone

Eboli – I carabinieri sono sulle tracce dell’aggressore di nazionalità straniera che l’altro pomeriggio ha accoltellato  L’ex vice sindaco di Eboli, Daniele Petrone di 67 anni, accoltellato mentre si trovava sulla spiaggia per una battuta di pesca.

Aggredito da un uomo di nazionalità straniera per motivi ancora ignoti, l’ex politico è stato soccorso e trasportato d’urgenza all’ospedale “Ruggi d’Aragona” di Salerno. Le sue condizioni sono gravi: i medici lo hanno ricoverato in prognosi riservata a causa delle profonde lesioni riportate al fegato, con il rischio di perforazione.

Anche in questo caso, i Carabinierihanno avviato le indagini, raccogliendo la testimonianza della vittima e mettendosi sulle tracce dell’aggressore.

Quel che è certo è che la tranquillità del litorale di Eboli è stata seriamente minata da una serie di fatti che richiedono risposte rapide e concrete da parte delle forze dell’ordine.

Strage di Ercolano, ammesse tutte le parti civili: si va al processo

Napoli – È stata una giornata cruciale per il processo sulla strage di Ercolano, con il GIP del Tribunale penale di Napoli che ha ammesso la costituzione di tutte e dodici le parti civili. La decisione apre ufficialmente il procedimento a carico di Pasquale Punzo, Vincenzo D’Anna e Raffaele Boccia, accusati del triplice omicidio.

La seduta di oggi, come previsto, è stata teatro di accese discussioni legali. La difesa di Punzo e D’Angelo, in particolare, aveva sollevato una decisa obiezione sulla legittimità della costituzione di parte civile per i familiari di Samuel Tafciu, la vittima di 18 anni, e della sua compagna Rosita Giorgetti e della loro figlia, una bambina di appena un anno e tre mesi. La motivazione addotta era la presunta mancanza di una documentazione ufficiale che attestasse il legame di filiazione.

Tuttavia, il Giudice per le indagini preliminari ha rigettato la loro opposizione, accogliendo in pieno la tesi dell’avvocato Massimo Viscusi, difensore delle vittime. Già durante la fase investigativa, Viscusi aveva ottenuto l’autorizzazione per un test di paternità, che ha definitivamente confermato il legame biologico tra Samuel e la piccola.

A dimostrazione della loro convivenza, inoltre, è stata acquisita documentazione ufficiale rilasciata dal Comune di residenza. Anche l’opposizione alla costituzione di parte civile della sorellastra di Rosita Giorgetti, Luisa Cappai, è stata respinta.

Pure l’imputato Raffaele Boccia, attraverso i suoi avvocati, si era opposto alla costituzione delle parti civili, sostenendo di non essere imputato per il reato di omicidio. Anche in questo caso, però, la sua richiesta è stata respinta, in quanto il Giudice ha riconosciuto una chiara connessione tra i reati a lui ascritti e il triplice omicidio.

Il processo proseguirà ora con i riti alternativi. È stato autorizzato il rito abbreviato secco per Punzo e D’Angelo, mentre per Boccia è stato ammesso il rito abbreviato “condizionato” all’acquisizione di una consulenza tecnica. Le discussioni inizieranno il 30 ottobre con la requisitoria del Pubblico Ministero.

La tragedia, che risale al 18 novembre 2024, ha scosso profondamente l’intera comunità di Ercolano. Le vittime, Sara e Aurora Esposito, gemelle di 26 anni, e Samuel Tafciu, 18 anni, morirono in seguito all’esplosione di un laboratorio clandestino di fuochi d’artificio.

I tre, come è emerso dalle indagini, lavoravano in nero e percepivano una paga misera per turni estenuanti e in condizioni di totale insicurezza. La Procura di Napoli ha ipotizzato il reato di omicidio volontario plurimo con dolo eventuale, sottolineando come gli imputati fossero consapevoli dei rischi a cui esponevano i lavoratori.

per le parti civili si sono costituiti gli avvocati Massimo Viscusi, Nicoletta Verlezza, Angelo Melone,  Alessandra Cassandra,   Francesco Pepe e Ferdinando Letizia.

 

Cure palliative, il 26 settembre a Scafati il convegno promosso dall’Avo

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Scafati si prepara a ospitare un convegno fondamentale sulle cure palliative, intitolato “Le cure palliative: perché è importante conoscerle, promuoverle e diffonderle”. L’evento, promosso dall’Avo (Associazione Volontari Ospedalieri) Scafati Odv, si terrà venerdì 26 settembre dalle ore 16 nella Sala Don Bosco, in piazza Vittorio Veneto.

Relatori d’eccezione guideranno il dibattito, tra cui la dott.ssa Rosaria Lombardi, oncologa palliativista, Gennaro Di Paola, infermiere esperto in cure domiciliari, e Maria Rosaria Flauto, presidente di Avo Noi per Te. I lavori, moderati dal prof. Giovanni Savarese, docente di Storia all’Università di Salerno, saranno aperti dai saluti della presidente Avo Scafati, Elisabetta Russo, e vedranno la partecipazione di autorità civili e religiose locali, tra cui il vescovo di Nola mons. Francesco Marino e il sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti.

L’iniziativa punta a fare luce su un tema cruciale: le cure palliative non riguardano solo la fase terminale della malattia, ma sono strumenti essenziali per alleviare dolore, affrontare sintomi complessi e sostenere psicologicamente, socialmente e spiritualmente i pazienti e le loro famiglie. L’obiettivo è garantire la miglior qualità di vita possibile anche quando la malattia non può essere curata con la medicina tradizionale, grazie alla collaborazione tra medici, volontari ed esperti del settore.

Napoli ricorda Giancarlo Siani: una serata tra memoria e impegno civile

Napoli – Quarant’anni senza Giancarlo Siani. Quarant’anni da quel 23 settembre 1985 in cui la camorra decise di mettere a tacere la voce di un giovane cronista che, a soli 26 anni, aveva scelto di raccontare senza paura i legami oscuri tra politica, affari e criminalità organizzata.

Domani, martedì 23 settembre, il Comune di Napoli lo ricorderà con una serata-evento al Complesso monumentale di San Domenico Maggiore (ore 20), nel segno della memoria e dell’impegno civile.

Due prime proiezioni per raccontare il coraggio e le ferite

Il programma prevede una doppia proiezione in anteprima pubblica. Il docufilm “Quaranta anni senza Giancarlo Siani”, diretto da Filippo Soldi e prodotto da Combo International con Rai Documentari, con la partecipazione di Toni Servillo, ripercorre la vita e il lavoro del giornalista, ma anche l’inchiesta giudiziaria che, anni dopo, portò a identificare mandanti ed esecutori del suo omicidio.

Il cortometraggio “Il compleanno di Ciro”, di Marta Esposito, porta invece sullo schermo la storia di un’altra vittima innocente della camorra: Ciro Colonna, ucciso a soli 19 anni nel 2016, a Ponticelli, per un tragico scambio di persona. L’ingresso alla serata è libero fino a esaurimento dei posti.

Una platea di voci per non dimenticare

Sul palco interverranno esponenti delle istituzioni, del giornalismo e dell’associazionismo: il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi; il delegato all’audiovisivo Ferdinando Tozzi; il referente di Libera Campania Mariano Di Palma; Paolo Siani, fratello di Giancarlo; il magistrato Armando D’Alterio, che guidò le indagini sull’omicidio; il giornalista Pietro Perone, autore del volume “Giancarlo Siani. Terra nemica”; il regista Filippo Soldi; la famiglia Colonna; la regista Marta Esposito e l’attrice Marianna Mercurio, protagonisti del corto su Ciro.

La Méhari verde e le inchieste scomode

Siani non era un semplice cronista di nera. Indagava, collegava, denunciava. La sua firma divenne scomoda quando rivelò le connessioni tra politica e clan, soprattutto nel business della ricostruzione dopo il terremoto del 1980. Fu quella serie di articoli a decretarne la condanna: il 23 settembre 1985, mentre rientrava a casa nel quartiere Arenella, fu ucciso sotto la sua Citroën Méhari verde.

Il docufilm di Soldi ricostruisce non solo quella tragica giornata, ma anche il lavoro del cosiddetto “Pool Siani”, un gruppo di giornalisti che dal 1993 contribuì a riaprire le indagini, fino a far emergere verità e responsabilità sull’omicidio.

Il compleanno che non ci fu

Prima della proiezione principale, sarà mostrato “Il compleanno di Ciro”, presentato in anteprima al 55° Giffoni Film Festival. Un racconto poetico e struggente: la madre Adelaide immagina il ritorno a casa del figlio dopo anni all’estero, in una festa che non si celebrerà mai.

Il corto è nato da un laboratorio creativo ospitato nello Spazio Metamorfosi di Ponticelli, nell’ambito del progetto “La voce dei giovani”, promosso dal Comune di Napoli con Giffoni Innovation Hub. Dieci ragazzi, tra i 13 e i 18 anni, hanno preso parte a un percorso di educazione al linguaggio audiovisivo, in collaborazione con Libera e con l’Istituto Comprensivo 83° Porchiano Bordiga.

Prodotto da Giffoni Innovation Hub, Mad Entertainment e Gabbianella, con il patrocinio di Libera e il sostegno del Comune, il cortometraggio diventa così un tassello di un percorso più ampio di educazione alla legalità e alla memoria condivisa.

Un’eredità viva

La serata al San Domenico Maggiore non sarà soltanto un ricordo. Sarà l’occasione per riaffermare, a quarant’anni dall’omicidio, che la voce di Giancarlo Siani non è stata spenta. Vive nel lavoro dei cronisti che oggi continuano a raccontare le mafie, nei giovani che imparano a riconoscere i linguaggi della verità e nella memoria collettiva che Napoli rinnova, anno dopo anno, nel segno della giustizia e della dignità.

Napoli, pusher catturato dalla polizia ai Ponti Rossi

Napoli – Un uomo di 30 anni, già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato sabato pomeriggio a Napoli dagli agenti della Poliziadi Stato. L’uomo è stato fermato nella zona dei Ponti Rossi, in via Giovanni Lombardi, mentre era in sella uno scooter senza patente e in possesso di un cospicuo quantitativo di stupefacenti.

L’arresto è avvenuto nell’ambito dei servizi straordinari di controllo del territorio disposti dalla Questura di Napoli per contrastare il traffico di droga. Durante un normale pattugliamento, gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico hanno notato e fermato uno scooter.

Dalle verifiche, è emerso che il conducente, un 30enne napoletano, non solo non aveva la patente di guida, ma era anche in possesso di 25 involucri di cocaina, pronti per essere spacciati.

L’uomo, che aveva già precedenti penali specifici, è stato immediatamente tratto in arresto per detenzione illecita di sostanze stupefacenti. Inoltre, è stato denunciato per guida senza patente, reato che aveva già commesso in passato.

Maltrattamenti in famiglia ad Avellino, arrestato un 40enne. La condanna a 2 anni per ex marito perseguitato.

Avellino– Non è stato un episodio isolato, ma l’epilogo giudiziario di una lunga scia di soprusi. I Carabinieridella Stazione di Baiano hanno eseguito ieri, 22 settembre, un ordine di carcerazione ai danni di un 40enne di Sirignano, condannato in via definitiva a 2 anni di reclusione per il reato di maltrattamenti in famiglia.

L’uomo, le cui generalità sono protette dalla legge sulla privacy ma noto alle forze dell’ordine per precedenti denunce, ha perseguitato per lungo tempo la sua ex coniuge, trasformando l’intimità domestica in un luogo di paura.

Le indagini, culminate nella condanna, hanno dimostrato la natura sistematica e continuativa delle violenze, un pattern tipico in questi casi, dove la sopraffazione psicologica e fisica diventa una prassi.

Un reato “sommerso” che emerge solo quando è troppo tardi.

L’arresto, sebbene rappresenti un atto di giustizia per la vittima, è la punta di un iceberg di un fenomeno drammaticamente diffuso. Secondo i più recenti dati Istat e del Ministero dell’Interno, i maltrattamenti in famiglia sono uno dei reati più comuni e, al contempo, più sotto-segnalati. Le vittime, spesso donne, faticano a trovare la forza di denunciare a causa della paura, della dipendenza economica o emotiva, e del timore di ritorsioni.

“Questo caso specifico è emblematico”, commenta informalmente una fonte vicina all’indagine. “La donna ha avuto il coraggio di denunciare più volte, rompendo il muro del silenzio. Purtroppo, non è la norma. Molte soffrono in silenzio per anni”.

Dalle denunce alla condanna: un percorso a ostacoli

Il fatto che l’uomo fosse “già denunciato in più occasioni” prima di arrivare a una condanna definitiva evidenzia le difficoltà del percorso giudiziario per le vittime di violenza domestica. Un iter che richiede prove solide, perseveranza e un supporto costante, spesso fornito dai Centri Antiviolenza, associazioni fondamentali nel sostenere le donne nel loro cammino verso la libertà.

Al termine delle formalità di rito, il 40enne è stato trasferito in carcere per scontare la pena. Per la sua ex moglie, invece, inizia un altro tipo di “espiazione”: quella del tentativo di ricostruire una vita spezzata dalla violenza. Un caso che, al di là della cronaca nera, impone una riflessione collettiva su come prevenire, riconoscere e combattere un male che si consuma troppo spesso tra le mura di casa, lontano dagli sguardi di tutti.

Marcianise, marcia contro le morti bianche dopo la strage all’Ecopartenope

Marcianise – Una marcia silenziosa, un grido collettivo di dolore e indignazione. Domani alle 18 le strade di Marcianise si riempiranno di cittadini, associazioni e istituzioni per dire “basta” alle morti sul lavoro.

L’iniziativa, promossa dal Comune, arriva a pochi giorni dalla tragedia che venerdì 19 settembre ha sconvolto l’area industriale della città: l’esplosione nello stabilimento Ecopartenope, specializzato nello smaltimento di rifiuti, che è costata la vita a tre lavoratori.

Le vittime hanno nomi e storie: Pasquale De Vita, 51 anni, titolare dell’azienda; Ciro Minopoli, 50 anni, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza; Antonio Donadeo, 64 anni, operaio esperto. Tre vite spezzate in pochi istanti da una deflagrazione che ha dilaniato i loro corpi e gettato nello sconforto un’intera comunità.

“Non possiamo più tollerare simili tragedie – ha dichiarato il sindaco Antonio Trombetta –. Siamo nel 2025 e non si può continuare a morire di lavoro. Servono controlli più stringenti e un impegno serio delle istituzioni. La marcia sarà il simbolo della nostra indignazione e della nostra richiesta di giustizia”.

Le indagini: scintilla fatale e dubbi sulla formazione

Lo stabilimento Ecopartenope è ora sotto sequestro. Intanto si attende l’autopsia sui corpi dei tre operai, mentre proseguono gli accertamenti di Vigili del Fuoco, Asl e Polizia di Stato. Gli investigatori stanno ricostruendo la dinamica: l’ipotesi principale è che durante un’operazione di saldatura di una sonda, destinata a misurare il livello di riempimento di un silo contenente oli esausti, una scintilla abbia innescato i vapori infiammabili, causando l’esplosione.

Un dettaglio cruciale riguarda la preparazione tecnica necessaria: l’intervento non era di routine, ma richiedeva competenze specialistiche proprio perché implicava la manipolazione di sostanze altamente infiammabili. Le indagini punteranno a chiarire se i tre lavoratori fossero stati adeguatamente formati e se fossero state adottate tutte le misure di sicurezza previste.

L’Italia delle morti sul lavoro

Il dramma di Marcianisesi inserisce in un quadro nazionale preoccupante. Ogni anno in Italia centinaia di lavoratori perdono la vita in incidenti che spesso avvengono per carenze di sicurezza, mancanza di formazione o controlli insufficienti. La morte dei tre uomini dell’Ecopartenope diventa così l’ennesimo monito: dietro i numeri ci sono persone, famiglie, comunità che chiedono risposte e tutele concrete.

Domani, con la marcia, Marcianise proverà a trasformare il lutto in una richiesta di cambiamento. Perché quella che doveva essere una normale giornata di lavoro non si trasformi mai più in una strage.

Clan Moccia, il Riesame conferma le scarcerazioni: restano liberi boss e affiliati

NapoliI – Restano liberi i componenti della famiglia Moccia e gli altri imputati del maxi-processo al clan di Afragola. La decima sezione del tribunale del Riesame di Napoli, presieduta dal giudice Gallo, ha rigettato l’appello presentato dalla Procura contro le scarcerazioni già disposte nei mesi scorsi per decorrenza dei termini di custodia cautelare.

Il provvedimento riguarda 15 imputati, tra cui i fratelli Antonio, Luigi e Gennaro Moccia, figure centrali della cosca che per decenni ha esercitato influenza sul territorio campano e non solo. Alcuni di loro restano comunque sottoposti a misure meno afflittive, come il divieto di residenza in Campania e Lazio, regioni considerate nevralgiche per gli interessi economici della famiglia.

Tre anni di processo senza sentenza

Il processo, iniziato tre anni fa, conta 48 imputati e circa 60 udienze celebrate, ma non è ancora giunto a una sentenza di primo grado. L’andamento delle udienze è stato segnato da ritardi e stop che hanno inciso pesantemente sul calendario. Basti pensare che solo per l’esame del comandante del Ros, Andrea Manti – che aveva coordinato le indagini culminate negli arresti – è servito un anno e mezzo di udienze.

In precedenza, il procedimento aveva subito un ulteriore stop di quasi sei mesi, dovuto a un conflitto di competenza: dopo il rinvio a giudizio, il fascicolo era stato assegnato al tribunale di Napoli Nord, con sede ad Aversa, che però si era dichiarato incompetente, rimandando tutto al tribunale di Napoli. Una rimpallo che ha contribuito ad allungare i tempi.

L’allarme della Procura

Già a marzo 2023 i pm Ivana Fulco e Ida Teresi avevano lanciato un segnale di allarme, paventando il rischio di scarcerazioni di massa per l’eccessiva durata del processo. Un anno dopo, nel 2024, i magistrati hanno sollecitato la celebrazione di un maggior numero di udienze per accelerare i tempi, ma il collegio giudicante non ha potuto accogliere la richiesta a causa del sovraccarico di procedimenti pendenti.

Il risultato è che, uno dopo l’altro, i principali imputati hanno lasciato il carcere, facendo scattare la polemica sul funzionamento della macchina giudiziaria e sulla capacità dello Stato di portare a termine processi di questa portata senza incorrere in lungaggini che favoriscono gli imputati.

Le reazioni

La decisione del Riesame, che ha confermato le scarcerazioni rigettando l’appello della Procura, rischia ora di alimentare nuove polemiche. La vicenda diventa un caso emblematico del problema cronico della giustizia italiana: tempi processuali troppo lunghi e difficoltà a gestire maxi-processi con decine di imputati.

Il processo al clan Moccia, che avrebbe dovuto segnare un colpo decisivo contro una delle organizzazioni camorristiche storiche più radicate in Campania, si trova oggi impantanato tra rinvii, conflitti di competenza e rallentamenti. E intanto, i vertici del clan sono tornati in libertà.

Avellino, esplode il Postamat: nuovo colpo nella notte nell’Avellinese

Un altro assalto ai danni di un Postamat ha scosso la tranquillità della provincia di Avellino. Questa volta il bersaglio è stato lo sportello automatico dell’ufficio postale di Trevico, fatto esplodere poco prima delle cinque di stamattina con la tecnica della “marmotta”, un ordigno artigianale utilizzato per scardinare i dispositivi bancomat.

Il boato, che ha squarciato il silenzio della notte in piazza Garibaldi, ha svegliato i residenti, gettando nel panico il piccolo comune irpino.Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Stazione di Flumeri, che hanno immediatamente avviato le indagini per risalire ai responsabili.

Gli artificieri dell’Arma sono stati chiamati per analizzare i resti dell’esplosione e mettere in sicurezza l’area, mentre i militari stanno acquisendo le immagini delle telecamere di sorveglianza e raccogliendo eventuali testimonianze per ricostruire la dinamica dell’assalto. Al momento, non sono stati resi noti dettagli sull’eventuale bottino dei malviventi.

Il sindaco di Trevico, Nicolino Rossi, ha espresso preoccupazione per l’ennesimo episodio di criminalità che colpisce i servizi essenziali del territorio. “Questo attacco non solo danneggia un’infrastruttura importante, ma crea gravi disagi ai cittadini, in particolare agli anziani, che dipendono dal Postamat per le loro necessità quotidiane”, ha dichiarato il primo cittadino.

Rossi si è già messo in contatto con la Direzione provinciale di Poste Italiane per sollecitare un rapido ripristino del servizio, indispensabile in un comune dove le alternative per prelievi e operazioni bancarie sono limitate.L’assalto di Trevico si inserisce in una preoccupante serie di colpi ai danni dei Postamat nell’Avellinese, dove la tecnica della “marmotta” si conferma il metodo prediletto da bande specializzate.

Le forze dell’ordine intensificano i controlli, ma la frequenza di questi episodi alimenta l’allarme tra la popolazione e le istituzioni locali, che chiedono misure più incisive per contrastare il fenomeno. Intanto, i residenti di Trevico, ancora scossi, attendono risposte e il ritorno alla normalità per un servizio essenziale messo a dura prova.

Capaccio, sparatoria all’Hotel Ariston: nuova ordinanza per uno dei fratelli Ciccarelli

Salerno – Si aggrava la posizione di Gaetano Ciccarelli, uno dei due fratelli accusati della sparatoria di Capaccio Paestum, costata la vita a due persone e il ferimento di una terza. I carabinieridel Comando provinciale di Salerno hanno eseguito una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale del Riesame, su richiesta della Procura salernitana, dopo il ricorso presentato dai suoi legali.

L’episodio risale al 14 luglio scorso, durante il Deaf International Festival. All’esterno dell’Hotel Ariston, i fratelli Gaetano e Raffaele Ciccarelli affrontarono un gruppo di bikers: undici colpi di pistola calibro 9×21 furono esplosi, centrando tre uomini. Due di loro morirono nelle ore successive per le gravi ferite riportate.

Arrestati il giorno dopo dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Salerno e della Compagnia di Agropoli, i due fratelli erano finiti subito dietro le sbarre. Ma le difese avevano impugnato l’ordinanza cautelare. La Cassazione, nel pronunciarsi sul caso, ha ribadito la gravità delle accuse nei confronti di Gaetano, ritenuto “istigatore, determinatore e concorrente morale” della spedizione punitiva.

Secondo gli inquirenti, la scintilla della strage affonda le radici in questioni sentimentali: un risentimento personale, coltivato da tempo e mai sopito, che Gaetano avrebbe persino anticipato con post e messaggi pubblicati sui social. Non a caso, il Riesame ha sottolineato come le condotte siano state caratterizzate da “particolare efferatezza, pervicacia e spregiudicatezza, nonché da una personalità violenta”.

Quella notte, davanti all’hotel di Capaccio, Gaetano avrebbe dapprima aggredito i bikers con schiaffi e spintoni, per poi richiamare il fratello Raffaele che, armato di pistola, fece fuoco a ripetizione. Una sequenza che i giudici hanno definito senza mezzi termini “una spedizione punitiva largamente preannunciata”.

Le indagini proseguono per definire ogni dettaglio del movente e le responsabilità precise dei due fratelli, che restano in carcere con accuse gravissime a loro carico.

Gragnano, altarino per pregiudicato rimosso dai Carabinieri

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Gragnano – Un altarino abusivo, eretto in memoria di un pregiudicato ucciso a colpi di pistola lo scorso agosto, è stato rimosso dai Carabinieria Gragnano. L’intervento, scattato nelle ultime ore, è avvenuto con il supporto tecnico del Comune e su disposizione del sindaco.

La vicenda ha suscitato la reazione del Prefetto di Napoli, Michele di Bari, che ha espresso una ferma condanna per quella che ha definito “una manifestazione di illegalità”. Al tempo stesso, il rappresentante del Governo ha rivolto un plauso all’Arma per la tempestività dell’operazione.

Il Prefetto ha ribadito che “ogni forma di esaltazione criminale” sarà contrastata con decisione, annunciando un piano di censimento e rimozione di manufatti, murales e scritte inneggianti a figure legate alla criminalità, presenti non solo a Napoli ma anche nei comuni dell’area metropolitana. L’iniziativa, deliberata in seno al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, punta a restituire legalità agli spazi urbani e a rafforzare la percezione della presenza delle istituzioni sul territorio.

Ai sindaci è stato chiesto di garantire un monitoraggio costante attraverso la Polizia municipale, così da prevenire nuove installazioni abusive e intervenire in tempi rapidi laddove emergano episodi analoghi.

“L’obiettivo – ha sottolineato il Prefetto – è ripristinare le regole della civile convivenza e impedire che simboli o monumenti illegali diventino strumenti di propaganda criminale”.

Il programma proseguirà nelle prossime settimane, con interventi mirati per smantellare quei segni visibili che, in alcuni quartieri, sono diventati simboli di potere e memoria distorta.

Maltempo, domani allerta gialla in Campania: attesi temporali improvvisi e intensi

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Napoli– La Protezione Civileregionale ha diramato per la Campania un’allerta meteo di livello Giallo valida per l’intera giornata di domani, lunedì 23 settembre. L’avviso scatterà dalla mezzanotte e resterà in vigore fino alle 23:59, interessando tutto il territorio regionale ad eccezione delle zone del Tanagro e del Basso Cilento.

Secondo le valutazioni del Centro Funzionale, la perturbazione sarà caratterizzata da temporali improvvisi e intensi, con rapida evoluzione e forte variabilità locale. Non si escludono fenomeni violenti come grandinate, fulmini e raffiche di vento.

L’allerta riguarda soprattutto il rischio idrogeologico: le conseguenze più probabili sono allagamenti, innalzamento dei livelli dei corsi d’acqua, scorrimento delle acque piovane lungo le strade, caduta di massi e frane. Le raffiche di vento e i fulmini, inoltre, potrebbero causare danni a coperture, strutture esposte e al verde pubblico.

La Regione invita i Comuni a attivare i Coc (Centri Operativi Comunali) e ad adottare tutte le misure previste dai piani di emergenza locale per prevenire e mitigare i rischi. Particolare attenzione dovrà essere posta al monitoraggio delle aree fragili e alla manutenzione del verde urbano.

La popolazione è invitata a prestare prudenza, evitando di sostare in prossimità di alberi, impalcature e strutture esposte al vento, di percorrere sottopassi o strade soggette ad allagamenti e di tenersi aggiornata attraverso i canali ufficiali della Protezione Civile e della Sala Operativa Regionale.

Mondragone, aggredisce il padre e gli estorce 200 euro: denunciato 50enne

Momenti di paura ieri mattina a Mondragone, in via Ticino, quando un 50enne ha aggredito il padre, un pensionato di 88 anni, estorcendogli circa 200 euro. La segnalazione al “112” ha permesso ai Carabinieri del Reparto Territoriale di intervenire tempestivamente.

All’arrivo delle forze dell’ordine, la scena in casa era drammatica: sedie rovesciate e cocci di vetro ovunque. L’anziano, visibilmente scosso, ha raccontato di essere da tempo vittima di maltrattamenti e richieste di denaro da parte del figlio. Dopo l’aggressione, il 50enne si era allontanato, ma è stato raggiunto e bloccato dai militari, non senza difficoltà, a causa del suo stato di alterazione psicofisica.

Sul posto è intervenuto anche il 118, che ha prestato assistenza al pensionato, il quale ha però rifiutato il trasporto in ospedale. I Carabinieri, dopo aver ricostruito l’accaduto e raccolto testimonianze, hanno denunciato il figlio alla Procura di Santa Maria Capua Vetere per estorsione, danneggiamento e maltrattamenti in famiglia.

Napoli, cordoglio per la scomparsa del giudice Sergio Carnevale

Napoli – Nel tardo pomeriggio di ieri, domenica 21 settembre 2025, si e spento nella sua casa al Vomero, all’eta di 93 anni, il giudice Sergio Carnevale.

Nato a Carinola nel 1932, entrò in Magistratura nel 1958, con il primo incarico presso il Tribunale di Lecco. Negli anni successivi, presto’ la sua opera al Tribunale di Napoli come giudice istruttore per poi divenire Presidente della 1° Sezione Penale del Tribunale della città partenopea.

Ebbe poi l’incarico di Presidente di Sezione della Corte d’Appello Penale del Tribunale di Napoli. Ha seguito, nel corso della sua carriera, processi importanti e delicati. Arrivo alla pensione con il titolo di Presidente Aggiunto della Suprema Corte di Cassazione.
Il funerale avrà luogo oggi alle 17,00 presso la Chiesa dell’ Immacolata sita in Piazza Immacolata al Vomero.

P.M.

Mariglianella, festa patronale sfiorata la tragedia: 14enne armato bloccato dai carabinieri

Mariglianella – Doveva essere un sabato di spensieratezza, tra luci, bancarelle e musica dal vivo per i festeggiamenti in onore di San Giovanni Evangelista. Invece, la serata della festa patronale di Mariglianella, piccolo comune a nord della città metropolitana di Napoli, si è trasformata in un potenziale teatro di sangue.

Mentre in piazza la folla attendeva il concerto, in via Napoli improvvisamente le urla hanno squarciato l’aria. Due ragazzini, entrambi appena 14enni, sono venuti alle mani. Uno dei due, in preda all’ira, ha estratto un coltello a farfalla, pronto a colpire l’avversario. A scongiurare il peggio ci hanno pensato i carabinieri, già presenti per i servizi di ordine pubblico previsti in occasione dei festeggiamenti.

Il giovanissimo è stato immediatamente bloccato, disarmato e perquisito. Addosso gli sono stati trovati non solo l’arma con cui minacciava il coetaneo, ma anche un coltello a serramanico e una dose di hashish. Il materiale è stato sequestrato e per il 14enne è scattata la denuncia. Restano ora da chiarire le cause che hanno scatenato l’aggressione.

Feste patronali e rischio devianze giovanili

Episodi come questo non sono isolati. Sempre più spesso, le feste patronali diventano terreno fertile per risse, regolamenti di conti e prove di forza tra bande di adolescenti. Occasioni pensate per unire la comunità e custodire le tradizioni finiscono per trasformarsi in palcoscenici di violenza giovanile.

Secondo le forze dell’ordine, l’attrazione esercitata dalla folla e dall’assenza di controlli familiari rende queste serate particolarmente delicate: le baby gang approfittano del caos per ostentare armi, consumare droga o regolare vecchi rancori.

La risposta delle istituzioni

La prontezza dei carabinieri a Mariglianella ha evitato che una lite tra adolescenti degenerasse in tragedia. Ma l’episodio rilancia un tema cruciale: come prevenire la deriva violenta delle nuove generazioni e restituire alle feste di paese il loro autentico significato, fatto di socialità, memoria e devozione.

Addio estate, arriva l’autunno: perturbazione porta pioggia e crollo delle temperature

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L’autunno fa il suo ingresso sull’Italia, portando con sé una perturbazione di origine atlantica che trasformerà in poche ore il clima estivo in un contesto più autunnale. Le temperature caleranno fino a 10 gradi rispetto ai giorni precedenti, costringendo gli italiani a rispolverare felpe e giacche.

Il peggioramento sarà più evidente al Nord e sulle regioni tirreniche, con temporali, rovesci intensi e grandinate, soprattutto in Liguria di Levante, alto Piemonte e alta Lombardia. Anche il Centro sarà coinvolto, con piogge e temporali sulle coste toscane, umbre e laziali. Al Sud e sulle isole maggiori il maltempo arriverà a partire da domani, dopo un lunedì ancora estivo.

I meteorologi segnalano che nelle prossime 48 ore l’Italia vedrà un cambiamento netto: mentre al Nord continueranno precipitazioni e fresco, al Centro il maltempo sarà diffuso sulle regioni tirreniche e al Sud i primi temporali interesseranno la Campania settentrionale. La tendenza per i giorni successivi rimane caratterizzata da clima variabile e fresco, con possibili episodi improvvisi di pioggia. Non è escluso, inoltre, che sulle Alpi si registrino le prime nevicate a quota 2.000 metri.

Pomigliano, 16enne aggredisce 3 vigili urbani per sfuggire a un controllo

Pomigliano  – Tensione nella serata di ieri nella movida di Pomigliano d’Arco, dove un sedicenne ha aggredito tre agenti della polizia municipale per evitare un controllo. Il giovane, trovato in possesso di hashish, denaro contante e un cellulare, ha reagito con violenza, colpendo a calci gli agenti che hanno riportato contusioni guaribili in sette giorni.

Denunciato, è stato poi affidato ai familiari.L’episodio si è verificato durante un pattugliamento di routine nella zona della movida, frequentata da giovani e caratterizzata da un’intensa attività serale.

Gli agenti, insospettiti dal comportamento del sedicenne, che armeggiava nervosamente con una borsa in compagnia di un altro ragazzo, hanno deciso di procedere con un controllo. Alla richiesta di identificazione, il giovane ha opposto una reazione violenta, colpendo i vigili con calci nel tentativo di darsi alla fuga.

L’aggressione durante i controlli nella Movida

L’altro ragazzo presente è riuscito a scappare, mentre il sedicenne è stato immobilizzato dopo una breve colluttazione.La successiva perquisizione ha confermato i sospetti degli agenti: nella borsa del giovane sono stati rinvenuti una pallina di hashish, 202 euro in contanti e un telefono cellulare.

Il materiale è stato sequestrato, e il sedicenne è stato denunciato per detenzione di sostanze stupefacenti, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Le indagini proseguono per identificare il complice fuggito e chiarire eventuali ulteriori responsabilità.

L’episodio ha riacceso il dibattito sulla sicurezza nelle aree della movida e sul fenomeno dello spaccio tra i giovanissimi, un problema che le forze dell’ordine stanno affrontando con controlli sempre più serrati. I tre agenti, nonostante le contusioni, hanno ripreso regolarmente il servizio, mentre la comunità locale si interroga su come prevenire simili episodi di violenza.