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Raspadori saluta il Napoli: ufficiale il passaggio all’Atletico Madrid

Giacomo Raspadori chiude il capitolo Napoli e apre quello spagnolo con l’Atletico Madrid. La notizia, diventata ufficiale con il comunicato del club azzurro, segna la fine di un’avventura iniziata nell’estate del 2022, quando l’attaccante arrivò dal Sassuolo per diventare una delle pedine più duttili dell’organico partenopeo.

All’ombra del Vesuvio, Raspadori ha collezionato 109 presenze, segnando 18 reti e servendo 10 assist. Numeri che raccontano un contributo concreto e costante, culminato nella conquista di due scudetti, traguardo che lo ha consacrato nella storia recente della squadra partenopea.

Ora il salto nella Liga, dove con la maglia dell’Atletico Madrid affronterà una nuova sfida professionale. Per Napoli resta il ricordo di un calciatore capace di adattarsi a più ruoli offensivi, di essere decisivo nei momenti chiave e di incarnare lo spirito di una squadra vincente.

Napoli, accusata di aver bloccato il pronto soccorso: “Volevamo solo assistenza”

Napoli -“Volevamo solo assistenza e un posto umanamente più adeguato alle gravi condizioni di salute di mia cugina dove poter attendere il nostro turno, invece è stata un’odissea che si è conclusa con una denuncia”. Una denuncia più veloce di un accesso alle cure.

Parla con rammarico Anna, la cugina della donna disabile di Melito che sabato scorso è stata denunciata dai carabinieri per interruzione di pubblico servizio al pronto soccorso del Cto di Napoli.

“Il nostro caso era solo un caso disperato che si è concluso a nostra insaputa con una denuncia” dice ricostruendo le fasi di ingresso in ospedale e quelle successive. La paziente – operata di tumore all’addome a febbraio scorso e successivamente costretta a subire l’amputazione della gamba sinistra – è arrivata in ospedale su indicazione del reparto oncologico del Pascale perchè aveva bisogno di una trasfusione di sangue.

“Nel weekend il Pascale non effettua trasfusioni – dice Anna – per cui dopo aver visionato l’esito delle analisi del sangue ci hanno inviato una email consigliando di andare in pronto soccorso per fare una trasfusione”.

Al triage la 47enne, malata e in sedia a rotelle per l’arto amputato, è stata registrata alle 15,49. Dopo aver guardato velocemente la cartella clinica e l’email dell’ospedale Pascale le è stato attribuito il codice giallo.

E’ a questo punto che è iniziata l’odissea. “Innanzitutto ci hanno detto che mia cugina doveva entrare in una prima sala d’attesa da sola, senza accompagnatori, ma per lei era praticamente impossibile spingere la carrozzina a causa di una trombosi della vena brachiale – racconta la cugina -, e inoltre ha bisogno di assistenza continua anche per andare in bagno. Per cui non potevo lasciarla da sola.

Ci hanno detto di aspettare in una sala dove c’erano molti altri pazienti nonostante mia cugina sia a rischio infezioni che possono essere fatali per lei”. Dopo le prime vicissitudini le due donne hanno atteso con pazienza che arrivasse il loro turno, nel frattempo, nonostante il primo accesso al triage non le sono stati misurati i parametri ed era sprovvista quindi di braccialetto.

Alle 20,30, dopo quasi cinque ore di attesa – in un pomeriggio di caldo infernale in un ambiente senza aria condizionata e senza assistenza medica – la paziente ha inscenato la protesta.

“Si è spostata con la sedie a rotelle davanti alla porta di accesso del pronto soccorso – dice la cugina – e ha minacciato di non far entrare nessuno. Era esausta dell’attesa e poco lucida. A quel punto sia le guardie giurate che gli altri pazienti in attesa hanno compreso la situazione e le hanno dato priorità nell’ingresso. Tutti si sono resi conto che era arrivata al limite ed hanno avuto pietà delle sue condizioni”.

Oltrepassata la porta la paziente ha urlato tutta la sua rabbia, quei pochi metri che avrebbe potuto percorrere cinque ore prima e che le avrebbero dato il sollievo di un ambiente più riservato e idoneo alle sue condizioni erano diventati il suo incubo.

“Non voleva la priorità su pazienti in pericolo di vita anche se le sue condizioni sono davvero gravi – racconta la cugina – voleva solo un posto riservato, protetto, come la sua situazione richiede in cui aspettare il suo turno. Ho cercato anche di calmarla ma ormai era al limite e ha avuto uno sfogo di rabbia, probabilmente era anche poco lucida visti i parametri bassi del sangue”.

Entrata nel Pronto soccorso del Cto, i medici l’hanno presa in cura e solo in quel momento le hanno misurato i parametri e messo il braccialetto.

“Stranamente quando la dottoressa l’ha visitata – racconta Anna – risultava che le avessero già misurato i parametri ma in realtà non lo hanno mai fatto tant’è che non le era stato applicato il braccialetto ospedaliero.

Alle 21 hanno cominciato ad occuparsi del suo caso. Medici e infermieri sono stati attenti e premurosi, le hanno prestato la massima attenzione e si sono resi conto della gravità della situazione”. Nel frattempo, al pronto soccorso sono arrivati anche i carabinieri allertati quando la paziente, facendosi scudo con il suo corpo martoriato, ha impedito per pochi minuti l’accesso alla sala di primo soccorso.

“I carabinieri hanno ascoltato mia cugina e il personale presente – dice Anna – poi sono andati via, ma non le hanno detto di averla denunciata per interruzione di pubblico servizio, tra l’altro in quei dieci minuti non è arrivato nessun codice rosso. Abbiamo saputo solo il giorno dopo della denuncia”.

Una situazione paradosso quella che si è verificata al Cto, con tempi di attesa lunghissimi anche per pazienti (in questo caso in codice giallo e in condizioni davvero estreme) che avrebbero bisogno di accoglienza immediata in ambienti consoni alle loro condizioni.

“Non era l’attesa la questione più critica – racconta Anna – ma le condizioni in cui era mia cugina. Era in una stanza senza aria condizionata, su una sedia a rotelle con una sindrome di ‘arto fantasma’ che le procurava dolori atroci, paziente oncologica sottoposta a chemioterapia, con un braccio che non poteva muovere per una trombosi.

Chiunque dopo cinque ore avrebbe perso la pazienza. In quelle condizioni, avremmo dovuto chiamare noi i carabinieri per farci prestare assistenza ma non è nella nostra indole creare problemi o pretendere corsie preferenziali. Mia cugina, già sopraffatta da una malattia che la sta logorando giorno per giorno, è arrivata al limite umano della sopportazione ed è andata in escandescenze”.

Alle 22, 30 quando è iniziata la trasfusione il ricordo di quelle ore infernali si è attutito. Due ore dopo, i medici le hanno dovuto somministrare potenti antidolorifici perchè la paziente era sopraffatta dai dolori per le condizioni in cui era stata dal pomeriggio.

L’odissea è finita all’alba quando – dopo circa 16 ore – è stata finalmente dimessa.

Il giorno dopo è arrivata la denuncia, più veloce di un accesso al pronto soccorso per essere visitata e curata. La vicenda della paziente di Melito riapre uno squarcio sulla questione della sanità in Campania con tempi di attesa lunghissimi nei pronto soccorso e sulla carenza di personale e posti letto. Una situazione che produce casi limite e paradossali come quello della 47enne costretta allo stremo per farsi curare e poi denunciata. Oltre il danno e la beffa.

Napoli, stretta sui monopattini elettrici: raffica di controlli e multe in centro

Napoli – La Polizia locale di Napoli dichiara guerra alle infrazioni dei monopattini elettrici, intensificando i controlli sulle strade della città.

Nelle ultime settimane, gli agenti motociclisti del Gruppo Intervento Territoriale hanno passato al setaccio le zone nevralgiche del traffico cittadino: da corso Umberto a via Toledo, da piazza Plebiscito a piazza Nazionale, fino al lungomare di via Caracciolo e via Partenope. Il bilancio parla chiaro: 49 utenti fermati, tra cui diversi minorenni, e 27 sanzioni elevate.

A farla da padrone è il mancato utilizzo del casco, ma non sono mancate multe per trasporto di passeggeri e circolazione sui marciapiedi, pratiche vietate che mettono a rischio la sicurezza di pedoni e automobilisti.

L’operazione si inserisce in un contesto di crescente allarme per gli incidenti, spesso gravi, legati alla micromobilità alternativa. La recente riforma del Codice della Strada, che introduce l’obbligo di targa e assicurazione per i monopattini, punta a regolamentare il settore, ma le nuove norme non sono ancora in vigore.

Intanto, la Polizia locale annuncia che i controlli proseguiranno nelle prossime settimane, con l’obiettivo di sensibilizzare gli utenti e garantire maggiore sicurezza in città.

Irpinia in lutto: muore d’infarto per fermare l’incendio doloso del suo terreno. Arrestato piromane

Montemiletto – Un attacco di cuore lo ha stroncato dopo una giornata di lotta contro le fiamme. Pasquale Dello Iacono, 74 anni, agricoltore irpino, è morto ieri sera nella sua casa di campagna, tra le contrade Sant’Eusebio e Bosco, stremato dallo sforzo per salvare il suo terreno dall’ennesimo rogo doloso.

Poche ore prima, insieme ai Vigili del Fuoco e ai volontari, aveva lottato per impedire che il fuoco divorasse i suoi 130 ulivi. Ma il cuore non ce l’ha fatta.

L’uomo che avrebbe appiccato le fiamme, un 58enne di Montefalcione, è stato arrestato dai Carabinieri. Le telecamere lo avrebbero ripreso mentre preparava materiale incendiario nel pomeriggio di ieri, poco prima che l’incendio divampasse. Ora è ai domiciliari, in attesa dell’udienza di convalida.

Dello Iacono, dopo ore di estenuanti tentativi per arginare il fuoco, è tornato a casa sfinito. Poi, il collasso. I familiari e i sanitari del 118 non hanno potuto fare nulla. Il suo cuore, già provato, ha ceduto.

Gli incendi hanno devastato ettari di bosco e distrutto decine di ulivi, patrimonio di una vita. La comunità è sotto choc. Le esequie si terranno domani, ma la domanda è una sola: quante altre tragedie serviranno per fermare questa strage ambientale?

Caserta, sequestro da oltre 17 milioni per truffa sui bonus edilizi

CASERTA – Sequestro da oltre 17,5 milioni di euro nei confronti di un imprenditore del Casertano, accusato di aver generato illecitamente crediti d’imposta legati al “Sismabonus” e al “Superbonus 110%”.

Il provvedimento è stato disposto dal gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta della locale procura, e riguarda crediti fiscali inesistenti per un valore di 17.545.183 euro.

Il giudice ha inoltre convalidato il sequestro preventivo d’urgenza finalizzato alla confisca obbligatoria – diretta e per equivalente – dell’illecito profitto ottenuto dall’imprenditore attraverso la cessione a terzi, in buona fede, di parte di quei crediti fittizi, per un importo di circa 1,5 milioni di euro.

L’operazione rientra in una più ampia indagine della Guardia di Finanza di Caserta, che nel solo 2025 ha già portato al sequestro di ingenti beni.

Secondo gli inquirenti, seppur nella fase iniziale delle indagini preliminari, sarebbe emersa l’esistenza di una rete organizzata composta da imprenditori edili, professionisti e prestanome, coordinata da un promotore, che avrebbe falsamente attestato il possesso dei requisiti previsti dalla normativa per accedere alle agevolazioni fiscali.

Emergenza sangue al Cardarelli: l’ospedale lancia un nuovo appello ai cittadini

Napoli – «Serve sangue al Cardarelli». L’allarme arriva dal più grande ospedale del Mezzogiorno, dove le scorte sono ormai al minimo e i medici sono costretti a razionare le trasfusioni, garantendole solo nei casi di assoluta urgenza.

Nonostante il recente successo della campagna di sensibilizzazione – che in soli venti giorni ha portato oltre 500 nuovi donatori – l’emergenza non si è placata. In questa settimana di Ferragosto, periodo critico per la disponibilità di sangue, la richiesta supera di gran lunga le donazioni.

I gruppi più richiesti

Particolarmente urgente la necessità di sangue dei gruppi 0 positivo e 0 negativo, indispensabili per molte tipologie di pazienti, soprattutto nei casi d’urgenza in pronto soccorso e in sala operatoria.

Come donare

Il Cardarelli rinnova l’appello a chiunque sia in buona salute e possa donare: è possibile recarsi al Centro Trasfusionale dell’ospedale dal lunedì al sabato, dalle 8.00 alle 12.00, oppure prenotare inviando un messaggio WhatsApp al numero 331 6702222. A tutti i donatori verrà garantito il parcheggio gratuito all’interno della struttura.

Un gesto che salva vite

«Ogni sacca di sangue può fare la differenza tra la vita e la morte» ricordano i sanitari, sottolineando come la donazione sia un atto di generosità ma anche di responsabilità civica. In un momento in cui le scorte calano e la domanda cresce, l’invito è chiaro: donare oggi significa salvare vite domani.

Caserta, schianto fatale in moto sul viale Carlo III: muore 25enne, grave il cugino

Caserta – Un tragico incidente stradale ha scosso la notte nel Casertano. Un ragazzo di 25 anni, residente a San Felice a Cancello, ha perso la vita dopo che la sua moto si è schiantata violentemente contro il guard-rail sul viale Carlo III, nel tratto compreso tra Marcianise e San Marco Evangelista, vicino allo svincolo autostradale di Caserta Sud.

Indagini in corso per ricostruire la dinamica

La vittima viaggiava in compagnia del cugino, rimasto gravemente ferito nell’impatto. Le cause dell’incidente sono ancora al vaglio della polizia stradale, intervenuta sul posto per i rilievi.

Gli agenti stanno lavorando per ricostruire l’esatta dinamica del sinistro, cercando di stabilire chi fosse alla guida del mezzo al momento dello schianto e se altri veicoli siano rimasti coinvolti.

Arzano, quasi 100mila euro per la Festa di santa Giustina: la denuncia di tre consiglieri

Arzano- Scatta la denuncia pubblica dei consiglieri Nicola Falzarano, Natale Russo e Luigi De Rosa: “L’amministrazione Aruta, con l’assessore alla cultura Guida (non residente ad Arzano), ha speso 77.630,92 euro per il cartellone dei festeggiamenti di Santa Giustina, a cui si sommano 20.000 euro stanziati dalla Regione Campania.

Il costo totale dell’evento di soli 5 giorni arriva così a 97.630,92 euro”.

“Tutto questo – precisano i consiglieri-, accade mentre il nostro Comune si trova in una situazione di pre-dissesto finanziario, con gravi difficoltà nel garantire servizi essenziali ai cittadini.

In questo contesto, una spesa simile appare ingiustificata e irresponsabile”.
“I consiglieri comunali di maggioranza – precisano Falzarano, Russo e De Rosa -, avrebbero potuto bloccare questa spesa in sede di consiglio comunale, bocciando la variazione di bilancio.

Invece, ancora una volta, hanno preferito eseguire passivamente gli ordini, assumendosi anche il rischio di rispondere personalmente davanti alla Corte dei Conti per l’uso di queste risorse pubbliche.

Questa gestione imprudente e discutibile del denaro dei cittadini si somma ad altri episodi recenti di spreco: basti pensare ai 20.000 euro spesi a Natale scorso per la rimozione e reinstallazione tardiva delle luminarie, effettuata solo il 23 dicembre.

In 4 anni di amministrazione Aruta, sono stati spesi oltre 400.000 euro in feste e iniziative senza alcun ritorno concreto, senza un vero progetto culturale, senza eventi di rilievo, e senza benefici tangibili per la cittadinanza”.

P.B.

(nella foto da sinistra Luigi De Rosa, Nicola Falzarano e Natale Russo)

Colpo Lookman: Napoli in pole, per i bookmaker sarebbe lo squadrone dell’anno

Napoli sogna in grande. Con l’Inter fuori dai giochi e Ademola Lookman sempre più lontano dall’Atalanta, il club di Antonio Conte è pronto a piazzare il colpo che infiammerebbe il mercato e l’entusiasmo dei tifosi.

Il 27enne attaccante nigeriano, reduce da stagioni di alto livello a Bergamo ma ormai in rotta con l’ambiente, è il primo obiettivo azzurro da chiudere entro l’1 settembre. E stavolta non è solo una suggestione: i bookmaker, riporta Agipronews, vedono il Napoli in pole position con una quota di 2,75 su Planetwin365.

Molto più staccata la Juventus di Igor Tudor, quotata a 8, e ancora più lontano il Milan di Massimiliano Allegri, a 15 su Snai. Stessa valutazione anche per la Roma di Gian Piero Gasperini, un’ipotesi che riporterebbe Lookman sotto la guida dell’allenatore con cui ha scritto pagine importanti all’Atalanta.

Un’arma in più per Conte

L’arrivo di Lookman, rapido, tecnico e letale negli ultimi metri, darebbe a Conte un’arma offensiva capace di cambiare volto al reparto d’attacco e di far compiere alla squadra un ulteriore salto di qualità. Con lui, il Napoli si candiderebbe di diritto a una stagione da protagonista assoluta, in Italia e in Europa.

Giugliano, nuovo orrore contro un cane: salvato con una catena conficcata nel collo.

Giugliano – Un altro caso di crudeltà sugli animali scuote Giugliano, a poche ore dal dramma del cane morto di stenti a Varcaturo.

Questa volta, i volontari sono intervenuti appena in tempo per salvare un cane trovato con una catena di ferro stretta al collo, così incastrata da conficcarsi nella carne. Come anticipato da Il Mattino, l’animale, in preda al dolore, è stato sedato da un veterinario per consentire la rimozione della catena e il trasferimento in un luogo sicuro.

Il ritrovamento segue di appena 24 ore il caso choc di una donna che, partita per le vacanze, ha abbandonato i suoi due cani, lasciandoli esposti al sole rovente. Uno dei due, legato con una catena di pochi centimetri, è morto dopo due giorni di sofferenze atroci, nel disperato tentativo di liberarsi.

“Un nuovo crimine vergognoso contro un animale indifeso”, ha dichiarato Francesco Emilio Borrelli, deputato di Alleanza Verdi-Sinistra. “Dopo la morte del cane a Varcaturo, solo l’intervento tempestivo dei volontari ha evitato un’altra tragedia. Questi atti di inaudita atrocità non possono restare impuniti.

Continueremo a vigilare finché i responsabili non saranno puniti. Rivolgo un appello ai cittadini: non giratevi dall’altra parte, segnalate ogni situazione di pericolo per i nostri amici a quattro zampe”.

Le autorità confermano che le indagini sono in corso per identificare i responsabili di questi gesti disumani, mentre la comunità locale si stringe attorno ai volontari, veri eroi di questa vicenda. I controlli proseguiranno per contrastare il fenomeno dell’abbandono e del maltrattamento animale.

Napoli, generale della NATO rincorre e blocca uno scippatore in via Chiaia

Napoli – Una serata d’agosto, una passeggiata con la moglie e, all’improvviso, l’istinto del militare che prende il sopravvento.

È accaduto sabato 9 agosto in pieno centro a Napoli, in via Chiaia, quando il Generale di Corpo d’Armata Rodolfo Sganga, Capo di Stato Maggiore del Comando Interforze Alleato di Napoli (JFC Naples), è diventato protagonista di un intervento da film.

Erano le 20.50 quando le urla di una donna hanno squarciato l’aria all’altezza di Piazza Carolina. “Mi hanno rubato!”, gridava, indicando un giovane alto oltre un metro e ottanta che fuggiva a passo spedito. Senza pensarci un istante, il generale Sganga ha mollato ogni indugio e si è lanciato all’inseguimento, dimostrando sangue freddo e determinazione.

La corsa si è conclusa a Piazza Trieste e Trento, dove l’alto ufficiale è riuscito a bloccare il fuggitivo, immobilizzandolo fino all’arrivo di una pattuglia della Polizia Municipale. Durante la perquisizione, gli agenti hanno ritrovato la catenina d’oro appena strappata alla vittima, restituendola alla legittima proprietaria.

Non solo un atto di coraggio, ma anche un messaggio forte: anche fuori dalle operazioni militari e dai contesti formali, lo spirito di servizio non va mai in licenza. L’intervento del generale Sganga ha dimostrato che prontezza, disciplina e senso del dovere possono fare la differenza anche nelle strade di tutti i giorni.

Riapre l’Arco Naturale di Palinuro: dopo anni di lavori, torna il gioiello del Cilento

Centola  – Dopo anni di chiusura e interventi di messa in sicurezza, l’Arco Naturale di Palinuro, icona del Cilento e tra i luoghi più fotografati della costa salernitana, riapre ufficialmente al pubblico questa sera.

La cerimonia, in programma alle 18:30, vedrà la partecipazione del vicepresidente della Regione Campania, Fulvio Bonavitacola, insieme a rappresentanti istituzionali, autorità civili e militari e ai sindaci del comprensorio.

Un momento atteso che restituisce al territorio un simbolo di bellezza naturale, ma che non cancella il ricordo delle tragedie che hanno segnato la sua storia.I lavori, finanziati con circa 3,5 milioni di euro di fondi pubblici, hanno riguardato la stabilizzazione dei costoni rocciosi e la tutela ambientale delle aree circostanti.

Avviati durante il precedente mandato amministrativo, gli interventi hanno incluso il ridimensionamento di strutture considerate invasive dal punto di vista paesaggistico. Il sindaco di Centola, Rosario Pirrone, ha annunciato una seconda fase di lavori, con un investimento previsto di 2,5 milioni di euro, per consolidare la parete interna e garantire una protezione duratura del sito.

L’a, però, non è solo un’attrazione turistica. La sua storia è segnata da incidenti drammatici, come il crollo parziale del 2014 che causò la morte di un giovane turista, travolto da un masso mentre si trovava in spiaggia, e altri episodi di cadute di rocce che hanno sfiorato la tragedia.

Questi eventi hanno spinto le autorità a chiudere l’area per anni, alimentando dibattiti sulla sicurezza e sulla gestione del sito. Oggi, la riapertura rappresenta un passo avanti, ma il monito resta: la natura, pur straordinaria, richiede rispetto e vigilanza.

In un’estate segnata da un calo di presenze turistiche rispetto agli anni passati, operatori locali e amministratori sperano che la rinascita dell’Arco possa rilanciare l’attrattiva del Cilento.

“Restituiamo alla comunità e ai visitatori un patrimonio inestimabile”, ha dichiarato il sindaco Pirrone. “Un passo cruciale per la tutela del territorio e per il futuro turistico della nostra terra”. La cerimonia di stasera segna un nuovo inizio, ma il ricordo delle vittime impone a tutti di non abbassare la guardia.

Fiamme tossiche dall’incendio nell’ex Macello di Napoli, Arpac allerta: “Monitoraggio in corso, rischio contaminazione”

Un rogo spettacolare divampato alle 3 di notte del 10 agosto ha trasformato l’area dell’ex Macello di Poggioreale in una bomba chimica a cielo aperto.

Tra rifiuti abbandonati e vegetazione incenerita, le fiamme hanno sprigionato un cocktail letale di diossine, furani e policlorobifenili, ora sotto la lente d’ingrandimento dei tecnici Arpac.

Mentre i Vigili del Fuoco combattevano l’incendio fino all’alba, i campionatori ad alto flusso sono entrati in azione per catturare l’aria avvelenata. Dove sono finiti i veleni? Quanto hanno già contaminato il quartiere? Le risposte arriveranno solo a laboratori chiusi, ma intanto nessuno garantisce l’aria pulita.

“Diffonderemo i dati appena li avremo”, promette l’Arpac, invitando i cittadini a tenere d’occhio il sito arpacampania.it. Ma a Poggioreale il vento ha già fatto il suo lavoro: la diossina, sostanza cancerogena e persistente, potrebbe essersi depositata su terreni, coltivazioni, persino sui balconi.

L’ex Macello, simbolo di degrado, è da anni una discarica a cielo aperto. E ora, con questo incendio sospetto, rischia di diventare l’ennesima emergenza ambientale per una Napoli già stritolata dai veleni.

C’è chi teme il disastro silenzioso. E chi, invece, aspetta solo i numeri per gridare allo scandalo. Intanto, l’odore di bruciato persiste… e con lui, l’incubo di un avvelenamento senza confini.

Lavoro da remoto, più vicino a casa: i borghi nascosti della Campania attraggono i nomadi digitali

Negli ultimi anni, la digitalizzazione ha trasformato la vita quotidiana a un ritmo sorprendente. Tutto, dal modo in cui facciamo acquisti al modo in cui comunichiamo, ora avviene su uno schermo. Lo shopping online è diventato routine, i servizi di streaming hanno sostituito la TV tradizionale per milioni di persone e persino settori come la sanità e il settore bancario si sono spostati notevolmente verso piattaforme virtuali.L’industria dell’intrattenimento, in particolare, è stata reinventata per l’era digitale. Dai concerti in streaming alle mostre d’arte virtuali, le possibilità continuano ad espandersi. È in questo contesto che anche il mondo del gioco d’azzardo e delle scommesse è fiorito, con piattaforme pensate per un pubblico specifico. Risorse come un periodico guida ai migliori casinò non AAMS del 2025 si inserisce in questa tendenza, offrendo ai giocatori di determinate regioni una panoramica accurata di opzioni di casinò online affidabili, flessibili e divertenti.Questi siti sono diventati popolari per la varietà di giochi, le interfacce intuitive e le restrizioni spesso meno restrittive rispetto ai sistemi di licenza locali. Vantaggi come pagamenti rapidi, bonus generosi e la possibilità di giocare su qualsiasi dispositivo li hanno resi una scelta preferita da molti in un mondo sempre più orientato al mobile.Questa stessa ondata di digitalizzazione ha aperto le porte al lavoro da remoto, che è diventato un’opzione diffusa. Non è più una soluzione di nicchia riservata a una manciata di liberi professionisti o professionisti del settore tecnologico. Oggi, avvocati, architetti, designer, addetti al marketing e consulenti possono svolgere la propria attività interamente online. Con una connessione internet stabile e gli strumenti giusti, la posizione geografica non è più un limite, ma un’opportunità. Molti stanno cogliendo questa opportunità per riconsiderare dove vogliono vivere, cercando destinazioni che offrono non solo costi di vita accessibili, ma anche una migliore qualità della vita.Per i nomadi digitali,i comuni minori della Campania hanno iniziato ad apparire sul radar come gemme inaspettate. La regione offre un raro mix di ricchezza culturale, bellezze naturali e ritmi più lenti, senza rinunciare alle comodità moderne. Luoghi che un tempo sarebbero stati considerati troppo lontani dai principali centri commerciali ora hanno un nuovo fascino grazie alla combinazione di una connessione internet affidabile e di uno stile di vita incentrato sulla comunità. Dalle piazze secolari ai caffè che fungono anche da spazi di coworking, queste città si stanno adattando in modi sottili ma significativi.IL fascino sta nell’equilibrio. Mentre Napoli è ancora il vivace centro del commercio ed è ancora un vivace centro turistico, i suoi vicini più tranquilli offrono un’alternativa, che sostituisce le strade affollate con vicoli acciottolati e viste sui grattacieli per i vigneti ondulati. I nomadi digitali che arrivano qui parlano spesso dell’ispirazione che traggono dall’ambiente circostante. Che si tratti di scrivere proposte da un balcone con vista sul Mar Tirreno o di programmare software in una casa in pietra restaurata, il contesto stimola la produttività in modi inaspettati.Anche le attività commerciali locali stanno iniziando a notare il cambiamento. Le pensioni pubblicizzano pacchetti per soggiorni di lunga durata, i ristoranti offrono servizi di ristorazione in abbonamento per i residenti e persino i consigli comunali stanno valutando incentivi per i lavoratori da remoto. Alcune città si sono spinte fino a creare spazi di lavoro condivisi all’interno di edifici storici, fondendo il vecchio con il nuovo in un modo tipicamente campano.Ciò che rende il trasferimento ancora più allettante è lo stile di vita che si può trovare al di là del lavoro. I pomeriggi possono essere trascorsi esplorando siti archeologici, degustando vigneti a conduzione familiare escursionismo o’fare escursioni naturalistiche nel Parco Nazionale del Cilento I fine settimana spesso portano festival gastronomici, mercati artigianali e celebrazioni culturali, ognuno dei quali offre un senso di appartenenza difficile da replicare nelle città più grandi e transitorie. Per molti lavoratori da remoto, questi elementi sono importanti quanto la velocità di internet o i prezzi degli immobili: costituiscono il tessuto di una vita ben vissuta.In definitiva, i borghi nascosti della Campania non offrono solo un posto dove lavorare; offrono anche un modo di vivere. Il passaggio al digitale ha permesso ai professionisti di scegliere dove stare, anziché essere vincolati al luogo in cui si trova il loro ufficio. Per chi cerca connessioni, cultura e una nuova prospettiva, questi angoli tranquilli del sud Italia si stanno rivelando la base perfetta per la forza lavoro moderna e mobile.

 

Allarme botulino nei friarielli: richiamati due marchi prodotti a Scafati

Indaga anche la magistratura dopo le morti in Calabria e Sardegna, sotto la lente la filiera delle conserve vegetali

Scafati – Torna l’incubo botulino. Il Ministero della Salute ha diffuso un’allerta alimentare per sospetta contaminazione in quattro lotti di friarielli alla napoletana prodotti in uno stabilimento di Scafati (Salerno): due a marchio “Bel Sapore” e due a marchio “Vittoria”, confezioni da un chilo.

L’azienda ha disposto il ritiro immediato dal mercato e invita i consumatori a non aprire né consumare le confezioni già acquistate.

L’avviso arriva in un’estate segnata da casi gravi: la scorsa settimana due persone sono morte in Calabria dopo aver consumato un panino da un food trck ad una fiera a Diamante.

Poche settimane dopo, in Sardegna, un altro decesso è stato collegato a conserve vegetali contaminate. In entrambi i casi la magistratura ha aperto fascicoli per omicidio colposo e violazione delle norme sanitarie, indagando sulla catena di produzione e sui controlli.

Ora l’attenzione degli inquirenti potrebbe estendersi anche al nuovo caso. Fonti investigative confermano che i Nas e le autorità sanitarie locali stanno tracciando la distribuzione dei lotti sospetti, verificando se i protocolli di sterilizzazione siano stati rispettati e se le materie prime siano state correttamente trattate.

Secondo gli esperti, il botulino – tossina potenzialmente letale – può svilupparsi in conserve preparate o confezionate in assenza di adeguata sterilizzazione. Un rischio noto, che impone controlli stringenti lungo tutta la filiera: dalla produzione in stabilimento fino alla vendita sugli scaffali.

Caserta e Latina piangono nuove vittime del virus West Nile: bilancio sale a 19 morti in Italia

Caserta. L’allarme per il virus West Nile si fa sempre più pressante. Un uomo di 83 anni, originario di Capua, è deceduto all’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, portando a otto il numero delle vittime nel Casertano.

L’anziano era stato ricoverato pochi giorni fa, ma le sue condizioni si sono aggravate rapidamente. A seguito del decesso, il sindaco di Capua, Adolfo Villani, ha subito attivato le procedure di monitoraggio e ha emesso un’ordinanza per la pulizia precauzionale di terreni incolti e piscine in disuso, luoghi ideali per la proliferazione delle zanzare portatrici del virus.

Nove morti nel Lazio, l’emergenza non si ferma

Il dramma si ripete nel Lazio, dove si registra la nona vittima del virus. Un uomo di 85 anni, residente a Cori, in provincia di Latina, è morto questa mattina nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Santa Maria Goretti. La Regione Lazio ha precisato che il paziente, già affetto da altre patologie, era stato ricoverato il 2 agosto scorso in condizioni critiche.

I due decessi odierni portano il bilancio totale in Italia a 19 vittime dall’inizio del 2025. Una cifra allarmante che evidenzia la necessità di una maggiore prevenzione e di un controllo capillare delle aree a rischio, specialmente in un periodo in cui il caldo favorisce la diffusione dell’insetto vettore.

Torre Annunziata, incidente in autostrada: donna muore, uomo in gravi condizioni

Torre Annunziata – Ancora sangue sulle strade della provincia di Napoli. Un ennesimo incidente mortale si è consumato questa mattina lungo l’autostrada A3 Napoli-Salerno, all’altezza dell’uscita per Torre Annunziata Scavi, aggiungendo un nuovo nome alla lunga lista di vittime della strada che negli ultimi mesi sta insanguinando il territorio.

Poco prima delle 11, un violento scontro tra un’auto e una moto ha avuto conseguenze drammatiche. Sul posto sono immediatamente intervenuti i soccorsi del 118, la Polizia Stradale di Angri e i tecnici di Autostrade per l’Italia, ma per una donna non c’è stato nulla da fare: deceduta sul colpo nonostante i tentativi di rianimazione.

Un uomo, anch’egli coinvolto nell’impatto, è stato invece trasportato d’urgenza all’Ospedale del Mare di Napoli in condizioni gravissime.

L’incidente ha provocato la chiusura temporanea del tratto autostradale in direzione Salerno, con obbligo di uscita a Torre Annunziata e deviazioni lungo le strade cittadine. Lunghe code e disagi per gli automobilisti, mentre gli agenti lavorano per ricostruire la dinamica dello scontro.

Quello di oggi è solo l’ultimo di una serie di incidenti mortali che hanno colpito Napoli e la sua provincia, riaccendendo il dibattito sulla sicurezza stradale. Troppe vite spezzate, troppe famiglie distrutte. Le istituzioni sono chiamate a risposte concrete, mentre la comunità si stringe ancora una volta attorno ai familiari delle vittime.

Sul caso indaga la Polizia Stradale: al momento non è chiaro se all’origine dello scontro ci siano state distrazioni, eccesso di velocità o altre cause. Una cosa, però, è certa: serve un cambio di rotta prima che altre tragedie si aggiungano a questa scia di dolore.

Ispani, incendio nel convento: evacuate suore e anziane ospiti, nessun ferito

La quiete serale di Capitello, frazione di Ispani, si è trasformata in allarme quando, nella serata di ieri, un incendio ha colpito il convento delle suore Elisabettiane. Le fiamme, sviluppatesi in due punti distinti, hanno coinvolto tre stanze al terzo piano, tra cui il mini appartamento dove vivevano tre religiose.

Secondo una prima ricostruzione, il rogo potrebbe essere stato causato da un corto circuito partito da una presa elettrica, ma gli accertamenti sono ancora in corso. All’interno della struttura, oltre alle suore, c’erano sei anziane ospiti, subito messe in salvo grazie all’intervento dei Vigili del Fuoco di Policastro Bussentino, con il supporto della Polizia Stradale di Sapri e dei Carabinieri di Vibonati.

Le operazioni di evacuazione si sono concluse senza feriti. Solo un’anziana donna, per precauzione, è stata trasportata in ospedale per controlli, mentre le altre ospiti sono state assistite sul posto dal 118. Le suore non hanno riportato conseguenze e, fortunatamente, l’edificio non ha subito danni strutturali. Una notte di paura, ma anche di efficienza nei soccorsi, che ha impedito che la vicenda si trasformasse in tragedia.

Incendio al Vesuvio: chiuso l’ingresso al Gran Cono

Napoli- E’ stato chiuso l’accesso al Vulcano: vigili urbani e carabinieri presidiano la strada che porta all’ingresso del Gran Cono: turisti e visitatori che hanno prenotato on line non possono accedere. Poi si stabilirà come e quando i biglietti saranno rimborsati.

Nel frattempo si pensa all’incolumità delle persone e soprattutto a spegnere le fiamme  e che non arrivino a ridosso delle abitazioni. La nottata appena trascorsa è stata drammatica per abitanti di Trecase e della zona alta di Boscotrecase.

Le fiamme sono arrivate fino a via Cifelli dove ci sono gran parte delle strutture di ristorazione del Vesuvio. C’è stato un intervento  anche presso l’ospedale Maresca perchè le fiamme hanno lambito la struttura ospedaliera.

Vigili del Fuoco e Forze dell’Ordine, hanno anche presidiato l’area per garantire la sicurezza delle abitazioni e di un’azienda pirotecnica situata nelle vicinanze.

Nel frattempo gli elicotteri della Protezione civile utilizzati per le operazioni di spegnimento per accelerare  il tutto si stanno rifornendo nella vasca che si trova nell’Osservatorio vesuviano. Vasca che viene riempita con le autobotti dei vigili del fuoco che si riforniscono su una condotta lungo la strada nei pressi dell’hotel Sakura.

 E’ migliorata la situazione sul versante di Terzigno

Dopo un’altra notte di lavoro per soccorritori e volontari, la situazione degli incendi sul Vesuvio mostra segnali di miglioramento nei comuni di Terzigno e Ottaviano. “Va meglio, assolutamente. Qui sono in corso operazioni di bonifica”, ha dichiarato il sindaco di Terzigno, Francesco Ranieri, precisando però che le criticità restano sul versante alto di Torre del Greco e Trecase, dove le squadre antincendio sono ancora impegnate nello spegnimento.

Questa mattina il Direttore delle Operazioni di Spegnimento ha segnalato la presenza di un fronte attivo di circa un chilometro nella Riserva Tirone – Alto Vesuvio. Nella Valle dell’Inferno e lungo il sentiero numero 1, invece, la situazione è sotto controllo.

Sul campo operano circa 200 uomini tra Protezione civile regionale e nazionale, Esercito, carabinieri forestali, Ente Parco, vigili del fuoco, polizie locali e tecnici dei comuni coinvolti. Proseguono i lanci d’acqua con mezzi aerei e i sopralluoghi per individuare i punti in cui l’Esercito realizzerà nuove piste tagliafuoco.

In via precauzionale, le forze dell’ordine stanno seguendo le operazioni di messa in sicurezza di materiale esplodente da un’azienda pirotecnica di Boscotrecase. Sul lato di Terzigno, le squadre di protezione civile, comprese quelle arrivate da altre regioni, sono impegnate nelle operazioni di bonifica.

Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, segue costantemente l’evolversi della situazione e nel pomeriggio, alle 15.30, presiederà un vertice al Comune di Terzigno per un aggiornamento. Al termine è previsto un punto stampa.

Appicca incendio in bosco in Irpinia, arrestato 58enne: distrutti ettari di bosco e uliveto

Ha trasformato un pomeriggio d’estate in un inferno di fumo e fiamme, distruggendo ettari di vegetazione e un uliveto privato. Un 58enne di Montefalcione è stato arrestato con l’accusa di incendio boschivo dopo che, sabato scorso, un rogo ha devastato le contrade Sant’Eusebio e Bosco di Montemiletto, in Irpinia. Il fuoco, alimentato dal vento e dal caldo, ha divorato diversi ettari di area boschiva e circa 130 piante di ulivo, prima di essere domato dalle squadre dei vigili del fuoco di Montella.

Mentre i pompieri lottavano contro le fiamme, i carabinieri hanno avviato le indagini per risalire all’autore. L’attenzione si è concentrata su un’utilitaria vista vicino a uno dei tre punti di innesco. Grazie alle immagini della videosorveglianza lungo il percorso, gli investigatori sono riusciti a identificare targa e proprietario. Alcuni fotogrammi hanno immortalato l’uomo mentre, a bordo strada, dava fuoco alle sterpaglie.

Con precedenti di lieve entità, il 58enne è stato rintracciato nella sua abitazione poche ore dopo e arrestato. Ora è in attesa dell’udienza di convalida davanti al Tribunale di Avellino, dove dovrà rispondere di un reato che, per la gravità dei danni e il rischio per l’ambiente, prevede pene fino a 15 anni di reclusione.