AGGIORNAMENTO : 14 Febbraio 2026 - 20:48
10.2 C
Napoli
AGGIORNAMENTO : 14 Febbraio 2026 - 20:48
10.2 C
Napoli
Home Blog Pagina 169

Santa Maria Capua Vetere, “Cibo senza tracciabilità e lavoro nero”: stangata da 12.500 euro

Santa Maria Capua Vetere – Tolleranza zero contro illegalità, sfruttamento e rischi per la salute pubblica. È questo il bilancio dell’operazione condotta dai Carabinieri della Compagnia di Santa Maria Capua Vetere, che hanno setacciato il territorio avvalendosi del supporto cruciale dei reparti specializzati del Nucleo Ispettorato del Lavoro (NIL) e del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (NAS) di Caserta.

Nel mirino sono finite diverse attività commerciali, con un bilancio pesante: sequestri, denunce, una sospensione di attività e sanzioni amministrative per un totale di oltre 12.000 euro.

Il blitz nel ristorante: 100 kg di cibo sequestrati

Il primo controllo ha interessato un ristorante della zona. All’arrivo dei militari del NAS, lo scenario è apparso subito critico: i locali adibiti a pizzeria presentavano gravi carenze igienico-sanitarie e strutturali, incompatibili con la preparazione di alimenti destinati al pubblico.

Non solo: i gestori avevano attivato un deposito di alimenti completamente abusivo. L’ispezione ha portato al sequestro amministrativo immediato di circa 100 chilogrammi di prodotti alimentari (carni, formaggi e altri prodotti), tutti privi della necessaria documentazione di tracciabilità, rappresentando un potenziale rischio per la salute dei clienti. Per il titolare è scattata una sanzione complessiva da 3.500 euro.

Fruttivendolo sospeso: impiegato “in nero” e senza permesso

I guai non sono finiti. I controlli si sono spostati in un’attività commerciale dedita alla vendita di frutta, dove è intervenuto il Nucleo Ispettorato del Lavoro.

Qui i Carabinieri hanno scoperto una palese situazione di sfruttamento e illegalità: il titolare è stato denunciato a piede libero (deferito in stato di libertà) per aver impiegato un lavoratore straniero completamente “in nero” e privo del permesso di soggiorno. Inoltre, il titolare aveva omesso di sottoporre i propri dipendenti alle visite mediche obbligatorie, violando le norme fondamentali sulla sicurezza sul lavoro.

Data la gravità delle violazioni, è scattata l’immediata sospensione dell’attività imprenditoriale, aggravata da sanzioni amministrative per un totale di 9.000 euro.

Parallelamente ai controlli commerciali, l’attenzione dei militari si è concentrata anche sul fronte della giustizia minorile. Durante il servizio, è stata eseguita un’ordinanza di sostituzione della misura cautelare nei confronti di un 17enne originario di Napoli.

Il giovane, che si trovava in collocamento in comunità, ha ripetutamente violato gli obblighi imposti dalla misura precedente. A seguito dell’inosservanza, il giudice ha disposto l’aggravamento, ordinando la custodia cautelare presso l’Istituto Penitenziario Minorile di Nisida, dove il ragazzo è stato trasferito.

L’operazione di controllo straordinario del territorio ha portato all’identificazione complessiva di 63 persone e al controllo di 41 veicoli, a testimonianza di un presidio capillare voluto dall’Arma per garantire legalità e sicurezza ai cittadini.

Napoli, il memoriale di Francesco Pio Valda dal carcere: “Questa tragedia mi consuma giorno dopo giorno”

Napoli- Oggi durante la seconda udienza del processo d’appello, davanti alla Corte d’Assise di Napoli, Francesco Pio Valda condannato all’ergastolo in primo grado per l’omicidio dell’innocente pizzaiolo di Pianura, Francesco Pio Maimone, ha dato lettura di una lettera scritta di suo pugno.

Oggi il giovane, che la notte del 20 marzo 2023 fece fuoco agli chalet di Mergellina contro un gruppo di giovani del Rione Traiano con i quali stava litigando perché gli avevano sporcato le costose scarpe, uccidendo l’innocente e incolpevole Francesco Pio Maimone, ha 21 anni.

Quattro pagine scritte in stampatello, senza correzioni, fitte di rimpianti, di ricordi familiari e di un dolore che, a suo dire, non gli dà tregua.

“C’è sempre stata da parte mia la volontà di chiedere scusa alla famiglia di Francesco Pio Maimone.Questa tragedia mi consuma giorno dopo giorno e confesso che, all’inizio, nemmeno potevo credere che per causa mia un ragazzo della mia età avesse perso la vita.
Non riesco a perdonarmi ciò che ho fatto.

Ogni notte ripenso a quella sera, a ciò che potevo evitare, a come una scelta assurda ha distrutto due famiglie, la loro e la mia”.

Valda poi apre uno squarcio sulla sua infanzia, segnata dall’assenza e dalla violenza:

“Ho perso mio padre da bambino, ucciso a colpi di pistola. Non ho avuto una madreaccanto.
Sono cresciuto tra strade sbagliate e persone che mi hanno insegnato che un’arma dava rispetto.Ma non ho mai conosciuto il rispetto vero, quello che si conquista con la dignità e il lavoro. Guardando oggi la famiglia di Francesco Pio, capisco cosa mi è mancato”.

Il giovane detenuto parla anche del suo presente in carcere, tra studio e consapevolezza:

“Non ho mai frequentato scuole.Nel carcere ho scoperto lo studio, e per la prima volta mi sono sentito diverso. Frequento la scuola superiore Ipsia, e mi impegno ogni giorno per cambiare. Riconosco di essere una persona diversa da quella che ero: oggi ho tanta voglia di dare un senso alla mia misera vita. So che non potrò mai restituire nulla, ma voglio almeno provare a non essere più un male per nessuno”.

Infine, la lettera si chiude con parole che oscillano tra la confessione e la richiesta di perdono:

“So che nessuna parola potrà lenire il dolore dei genitori di Francesco Pio. Ma vorrei che sapessero che ogni giorno mi pesa ciò che ho fatto. Non cerco compassione, solo la possibilità di essere, un giorno, una persona migliore”.

Un pentimento tardivo

La missiva, letta in aula dal presidente della Corte, ha scosso il silenzio dell’aula.
I presenti hanno ascoltato in religioso silenzio le parole del giovane detenuto, entrato in carcere a soli diciannove anni.

Il suo legale, l’avvocato Antonio Iavarone, ha spiegato che il suo assistito “non cerca sconti di pena, ma vuole dare voce a un percorso di presa di coscienza reale”.

Il 20 novembre, giorno della sua arringa finale, Valda rilascerà dichiarazioni spontanee in videoconferenza prima che i giudici si ritirino in camera di consiglio.

La risposta del padre della vittima: “Parole prevedibili”

La lettera, però, non ha toccato il cuore di Antonio Maimone, il padre di Francesco Pio.
Le sue parole, affidate a una nota, sono intrise di dolore, ma anche di lucidità.
“Ho ascoltato con attenzione e con dolore la lettera di Francesco Pio Valda”, scrive Maimone. “Le scuse, il pentimento, la presa di coscienza erano prevedibili. Dopo una condanna all’ergastolo, era un passo necessario.”

Poi, il padre aggiunge una riflessione amara ma ferma: “Non mi sento di giudicare l’animo umano, ma mi limito ai fatti. Mio figlio era un ragazzo perbene, lavorava, aveva sogni e amici sinceri. Valda, invece, era figlio di una famiglia criminale e ha scelto di seguire quella strada.

Il padre boss, il fratello in carcere, la nonna condannata per droga, la sorella per truffa.
Lui ha messo insieme un gruppo di giovani armati che seminavano paura, imponendo con la violenza il loro dominio su Barra. Chi sceglie il crimine non può poi chiedere pietà.”

Due destini intrecciati per sempre

Nelle aule di giustizia, le parole di Valda e quelle di Maimone restano sospese, come due verità inconciliabili.Da un lato un giovane che dice di aver compreso troppo tardi il valore della vita, dall’altro un padre che non può più concedere il lusso del perdono.

Napoli resta sullo sfondo, ferita, con le sue nottii con i sogni dei ragazzi che si infrangono troppo spesso contro la brutalità di una pallottola.E con un interrogativo che continua a bruciare: quanto pesa davvero il pentimento, quando il male è già stato fatto?

Turchia, bufera scommesse nel calcio: squalificati 102 giocatori

ISTANBUL – Il calcio turco è ancora nel pieno della tempesta. Dopo gli arbitri, è toccato ai giocatori finire sotto la lente d’ingrandimento dell’inchiesta sulle scommesse che da settimane scuote la Federazione. La Disciplinare ha infatti reso note le sanzioni a carico di 102 dei 1024 calciatori coinvolti nell’indagine: le sospensioni variano da 45 giorni fino a un anno di stop.

Tra i puniti figurano anche due tesserati del Galatasaray, Eren Elmali (45 giorni di squalifica) e Metehan Baltaci (9 mesi), penalità che si estendono anche alle competizioni europee, Champions League inclusa. L’unico straniero tra i 102 è il senegalese Alassane Ndao del Konyaspor, fermato per 12 mesi.

L’inchiesta, nata a seguito di un’indagine della procura di Istanbul avviata ad aprile e resa pubblica a fine ottobre, ha scoperchiato un sistema diffuso di scommesse illegali nel mondo del calcio turco. Ibrahim Haciosmanoglu, presidente della Federcalcio, aveva rivelato numeri inquietanti: ben 371 dei 571 arbitri professionisti risultavano intestatari di conti di gioco, e 152 di loro piazzavano scommesse in modo regolare. In dieci casi, le puntate avevano superato la soglia delle diecimila, con un arbitro che ne aveva effettuate addirittura 18.227.

Dopo la prima ondata di sospensioni che aveva colpito 149 direttori di gara e assistenti, l’inchiesta si è estesa ai club di tutte le categorie, fino alla Super Lig, con oltre 3.700 calciatori finiti sotto indagine. Sul fronte penale, la procura di Istanbul ha disposto l’arresto di 18 persone, tra cui 17 arbitri e il presidente di un club.

Circumvesuviana, domenica stop tra San Giorgio e Torre del Greco per lavori

NAPOLI – La Circumvesuviana si ferma per lavori. Domenica 16 novembre, dalle 13 alle 16, la tratta ferroviaria tra San Giorgio a Cremano e Torre del Greco sarà completamente interrotta per consentire la posa del nuovo sovrappasso della stazione di Ercolano, parte del progetto di riqualificazione inserito nel programma “Smart Station”. L’intervento, finanziato con fondi FCS 2014/2020 per un importo complessivo di 28 milioni di euro, punta a modernizzare l’intera rete e migliorare l’accessibilità delle stazioni.

La posa del sovrappasso – che sostituirà l’attuale sottopasso in uso – richiede l’impiego di macchinari di grande portata e l’esecuzione dei lavori in piena sicurezza e alla luce del giorno. Per questo motivo Eav ha deciso di concentrare l’interruzione nel primo pomeriggio, in una fascia oraria considerata a bassa domanda di mobilità.

Durante la sospensione, tutti i treni diretti a Sorrento e Torre Annunziata saranno limitati a Torre del Greco e non circoleranno sulla tratta Napoli–Torre del Greco. Le corse Napoli–Poggiomarino saranno limitate a San Giorgio, mentre quelle provenienti da Poggiomarino si fermeranno a Torre Annunziata. Cancellati anche i Campania Express delle 13:20 da Sorrento e delle 14:22 da Napoli.

Per garantire la mobilità dei passeggeri, sarà attivo un servizio di bus sostitutivi tra San Giorgio e Torre del Greco, Napoli e Torre Annunziata, e Napoli e Torre del Greco via autostrada. Il cantiere di Ercolano rappresenta uno degli interventi più significativi del piano di rinnovamento della Circumvesuviana, che punta a trasformare le principali fermate in hub moderni, accessibili e digitali. Per la stazione di Ercolano Scavi, in particolare, sono previsti lavori per un valore di circa 6,5 milioni di euro. Tutti gli aggiornamenti su orari, variazioni e fermate dei bus sostitutivi saranno disponibili sul sito ufficiale eavsrl.it.

Tragedia sui binari in Calabria: una persona investita, treni in ritardo fino a otto ore

NAPOLI – Una tragedia lungo i binari ha mandato in tilt il traffico ferroviario del Sud Italia. Questa mattina, nel tratto compreso tra Sapri e Paola, in Calabria, una persona è stata investita da un treno, provocando un blocco della circolazione e ritardi che, in alcuni casi, hanno superato le otto ore.

Le ripercussioni si sono propagate a tutta la rete dell’alta velocità, con pesanti disagi per i viaggiatori diretti verso le principali città del Nord. Il treno 8418 partito alle 5.53 da Reggio Calabria Centrale e diretto a Venezia Santa Lucia è stato quello più colpito: oltre 500 minuti di ritardo, più di otto ore di viaggio in più rispetto al previsto. Anche il convoglio 9584, in partenza da Reggio Calabria alle 6.25 e diretto a Torino Porta Nuova, ha accumulato oltre 400 minuti di ritardo, quasi sette ore.

Alla stazione di Napoli Centrale la situazione è rimasta critica per tutta la mattinata, con ritardi compresi tra i 250 e i 390 minuti segnalati sui tabelloni e centinaia di passeggeri in attesa o in cerca di informazioni. Sul luogo dell’incidente sono intervenute le forze dell’ordine e il personale ferroviario per consentire i rilievi e la rimozione della salma, mentre la circolazione è stata parzialmente ripristinata solo dopo diverse ore.

Berruto difende Conte: “I suoi metodi servono a forgiare testa e carattere, non solo i muscoli”

NAPOLI – “Antonio Conte non è uno che impone un metodo universale, ma un allenatore che sa leggere il contesto e comprendere le individualità dei suoi giocatori.” Mauro Berruto, ex commissario tecnico della Nazionale di volley maschile e oggi responsabile Sport del Partito Democratico, interviene così ai microfoni di Radio Crc sul dibattito intorno ai metodi di allenamento dell’attuale tecnico del Napoli.

Negli ultimi giorni, dopo la pausa concessa da Conte fino a lunedì, si è tornato a parlare dei suoi ritmi intensi e della sua gestione del gruppo. Ma Berruto ribalta la prospettiva: “Conte crede nel lavoro fisico, ma lo considera un mezzo per allenare anche la testa. Mettere il corpo in difficoltà serve a sviluppare resilienza, carattere, capacità di affrontare l’avversario con un’identità collettiva.”

Secondo l’autore del libro Dare tutto, chiedere tutto, la filosofia dell’allenatore salentino è chiara: “Prima si dà, poi si chiede. E questa sequenza rappresenta la responsabilità che Conte si assume in prima persona. Quando arrivò alla Juventus dal Lecce, lavorò tre volte più del necessario per dimostrare di essere all’altezza. Lui non impone nulla che non abbia prima fatto su se stesso.”

Berruto riconosce che il calcio, come tutto lo sport, è cambiato. “Oggi gli atleti hanno una capacità d’ascolto diversa, e l’attenzione va conquistata in altri modi. Ma il principio non cambia: il risultato è ancora direttamente proporzionale a quanto e come ci si allena. E Conte questo lo sa benissimo.”

I giocatori del Napoli portano sorrisi ai bambini del Policlinico Federico II

NAPOLI – Una mattinata di emozioni autentiche, sorrisi e abbracci. I calciatori del Napoli hanno fatto visita ai piccoli pazienti del reparto di Pediatria dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II, trasformando per qualche ora le corsie dell’ospedale in un piccolo stadio azzurro. Juan Jesus, David Neres, Luca Marianucci, Nikita Contini e Antonio Vergara hanno incontrato i bambini ricoverati, portando con sé la leggerezza del gioco e l’affetto di tutta la squadra.

Tra selfie, autografi e risate, i giovani pazienti hanno vissuto un momento di pura gioia, dimenticando per un attimo le difficoltà della malattia. Ma l’incontro è stato anche un’occasione di scambio: i bambini, infatti, hanno voluto ringraziare i loro beniamini con due quadri realizzati durante un laboratorio creativo organizzato apposta per l’occasione.

“È stato un dono splendido che la Società Sportiva Calcio Napoli ha voluto fare ai nostri bambini e a tutta la comunità ospedaliera – ha dichiarato il direttore generale Elvira Bianco – La presenza dei calciatori ha portato un sorriso autentico e un messaggio concreto di vicinanza ai nostri piccoli pazienti”.

L’iniziativa, nata dalla collaborazione tra il club azzurro e il Policlinico Federico II, è un esempio di come lo sport possa andare oltre il campo, diventando veicolo di solidarietà, inclusione e speranza. Un gol al cuore, che resterà impresso nella memoria dei bambini, delle loro famiglie e del personale sanitario che ogni giorno li accompagna nel loro percorso di cura.

Blitz contro abusi sul mare: sequestri e multe in Penisola Sorrentina

La Procura della Repubblica di Torre Annunziata ha intensificato i controlli sul demanio marittimo, nell’ambito di un piano distrettuale coordinato dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Napoli.

Questa nuova fase segue operazioni analoghe condotte il 24 luglio, il 12 agosto e il 16 settembre 2025, con l’obiettivo di proteggere la costa da occupazioni abusive e inquinamenti illegali, garantendo la qualità delle acque marine nel circondario del Tribunale di Torre Annunziata.

Le verifiche, eseguite in sinergia dalla Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia, dalla Guardia di Finanza di Massa Lubrense, dal Commissariato di Polizia di Stato di Sorrento e dalla Polizia Municipale di Castellammare di Stabia, hanno puntato su cantieri e stabilimenti balneari nei comuni di Castellammare di Stabia, Sorrento e Massa Lubrense. L’operazione mira a contrastare violazioni che minacciano l’ambiente costiero, un patrimonio vitale per turismo e biodiversità.

Sequestri a Castellammare: strutture abbandonate sul Demanio

A Castellammare di Stabia, nella località di Pozzano, gli agenti hanno posto sotto sequestro tre strutture balneari inattive, accusate di occupazione abusiva del demanio marittimo ai sensi degli articoli 54 e 1161 del Codice della Navigazione.

Nonostante la scadenza delle autorizzazioni comunali, i proprietari non hanno rimosso le opere entro i termini, occupando illegalmente una superficie totale di 600 metri quadrati. Le strutture e i manufatti sequestrati rappresentano un chiaro esempio di incuria che impedisce la libera fruizione della costa.

Multa a Sorrento per ritardo nello smontaggio

A Sorrento, presso Marina Piccola, il gestore di un lido balneare ha ricevuto una sanzione amministrativa di 1.032 euro per non aver completato lo sgombero e lo smontaggio delle strutture sul demanio marittimo nei tempi prescritti. L’episodio sottolinea come anche piccoli ritardi possano configurare violazioni, con conseguenze immediate per chi opera in zone sensibili.

Indagine approfondita a Massa Lubrense

A Massa Lubrense, l’operazione ha avviato un’ispezione dettagliata sulle numerose strutture balneari della spiaggia di Nerano, in collaborazione con i tecnici comunali. L’obiettivo è verificare la conformità demaniale, urbanistica e paesaggistica, tenendo conto dei rigorosi vincoli ambientali che proteggono quest’area. Le indagini sono ancora in corso e potrebbero portare a ulteriori provvedimenti.

La Procura di Torre Annunziata annuncia che le attività di monitoraggio continueranno senza sosta, coordinando le forze dell’ordine locali per assicurare legalità e sostenibilità. Queste sinergie specialistiche non solo preservano l’accesso pubblico al mare, ma difendono un ecosistema marino essenziale per la Campania.

Furto di legno nel cuore verde dell’Irpinia: 30 quintali di castagno abbattuti illegamente

Avellino, – Un’operazione mirata dei Carabinieri del Nucleo Forestale di Summonte ha smascherato un grave episodio di taglio abusivo nel territorio irpino. Protagonista un 40enne del posto, denunciato in stato di libertà alla Procura di Avellino per furto di piante e distruzione di bellezze naturali.

L’intervento è scattato durante i consueti controlli ambientali disposti dall’Arma dei Carabinieri per tutelare il patrimonio boschivo e paesaggistico della zona. I militari, pattugliando un’area boscata soggetta a vincolo paesaggistico a Ospedaletto d’Alpinolo, hanno sorpreso l’uomo sul fatto: armato di strumenti da taglio, stava depezzando e caricando circa 30 quintali di legna di castagno su un trattore con rimorchio, senza alcuna autorizzazione.

Il valore ecologico e ambientale di questi boschi di castagno è inestimabile: non solo rappresentano una risorsa per la biodiversità locale, ma contribuiscono anche alla prevenzione di dissesti idrogeologici in una regione montuosa come l’Irpinia. L’attività illecita non solo priva la comunità di un bene comune, ma rischia di alterare l’equilibrio naturale di aree protette, con potenziali conseguenze per la fauna e il paesaggio.

Immediato il sequestro del trattore, del rimorchio e dell’intera partita di legna, ora custodita a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’uomo, originario della zona, dovrà ora rispondere di reati che prevedono sanzioni severe, inclusa la possibile confisca dei mezzi utilizzati.

Questa vicenda si inserisce in una più ampia campagna di vigilanza condotta dai Carabinieri, che proseguirà nei prossimi giorni con ulteriori ispezioni nei comuni limitrofi. L’obiettivo è chiaro: preservare l’ambiente e scoraggiare comportamenti che minacciano il fragile equilibrio tra uomo e natura in Campania.

Napoli, l’avvocato Giuseppe Milazzo presenta il libro “Gli infami del passato”

Domani, venerdì 14 novembre ‘25, intorno alle 17.30, a Via Ferrante Imparato 114, a San Giovanni a Teduccio, nella sede dell’associazione Figli in famiglia (di Carmela Manco) presenteremo il libro ‘Gli infami del passato’, che ho scritto a quattro mani con Domenico Bilotti (docente di diritto ecclesiastico all’Università Magna Graecia di Catanzaro).

L’evento sarà un pretesto per confrontarci su marginalità, coscienza e ribellione, con Margherita Di Giglio (Magistrato di sorveglianza del tribunale per i minorenni di Napoli), Vincenzo Rapone (docente di filosofia del diritto all’Università Federico II di Napoli), Alessandro Gargiulo (avvocato, vicepresidente nazionale di Movimento Forense). Ad aprire le danze ci sarà il giornalista Giuseppe Manzo.

L’obiettivo del libro è quello di sviscerare la interessenza tra povertà e controllo sociale, affrontando un argomento dei giorni nostri. È purtroppo noto che il carcere è contemplato come panacea di tutti i mali. Un pensiero karmivo che va mandato in frantumi senza più dare in prestito alla storia neanche un solo secondo.

Il ricavato della vendita dei libri sarà devoluto a Figli in famiglia, per sostenerne la lotta al degrado culturale ed al disorientamento sociale in cui la zona est di Napoli versa da anni.

Ci vediamo nella mischia, per parlare e contraddirci, senza formalismo e con serenità.

Giuseppe Milazzo

Napoli, sostegno a fondazione ‘A voce d”e creature’ per nido e ludoteca

Napoli – Da roccaforte della malavita a rifugio di speranze infantili: è questa la metamorfosi che sta per compiersi in via Pepe, nel cuore pulsante e ferito del quartiere Arenaccia. Grazie a un contributo congiunto di 50mila euro da parte della Fondazione per la Scuola Italiana, Mediocredito Centrale e BdM Banca, la Fondazione “A Voce d’e Creature” – guidata dal carismatico don Luigi Merola – darà nuova vita a un immobile confiscato alla criminalità organizzata.

Lo stabile, un tempo simbolo di illegalità, verrà ristrutturato con fondi privati e trasformato in un nido d’infanzia e una ludoteca aperta a minori da 0 a 17 anni, spazi dedicati a accoglienza, educazione e socializzazione in un territorio dove la povertà e l’emarginazione morde più forte.

Nata quasi vent’anni fa come baluardo contro la dispersione scolastica, “A Voce d’e Creature” ha già teso una mano a oltre 1.200 ragazzi a rischio, intrecciando una rete solida con dirigenti scolastici e insegnanti per strappare i più vulnerabili dalle strade.

“Questo sostegno potenzierà le nostre attività quotidiane per le ‘creature’ di un rione dove accoglienza, istruzione e rispetto sono armi contro il degrado”, ha dichiarato don Merola con emozione palpabile. Il prete, noto per il suo impegno instancabile nei bassifondi napoletani, ha esteso un “pensiero di gratitudine” al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, lodandone la “straordinaria sensibilità” verso i bisogni dei bambini e il ruolo nel far conoscere l’opera della fondazione.

Il progetto si inserisce nel solco dell’iniziativa “EduCare” della Fondazione per la Scuola Italiana, un programma che eroga finanziamenti a scuole e enti con idee innovative per combattere l’abbandono scolastico nelle zone più fragili d’Italia – dal Sud al Nord, dalle periferie urbane alle province disagiate.

“È il cuore della nostra missione: arginare la dispersione dove fa più male, in linea con le priorità del Ministero”, ha sottolineato Stefano Simontacchi, presidente della Fondazione. E ha aggiunto, con un cenno al lavoro di don Merola: “Siamo fieri di appoggiare un’impresa straordinaria per i giovani e le famiglie di Napoli”.Dalla finanza etica arriva un’eco altrettanto convinta.

Ferruccio Ferranti, presidente di Mediocredito Centrale, ha definito il contributo “un doppio valore”: non solo solidarietà, ma un “gesto di rinascita” che accende speranze in chi cresce tra le ombre della criminalità. “Riqualificare un immobile confiscato significa restituire spazi alla comunità e offrire ai ragazzi un luogo per crescere in armonia”, ha spiegato.

Pasquale Casillo, presidente di BdM Banca, ha chiuso il cerchio enfatizzando il senso di comunità: “Vogliamo favorire l’integrazione e creare valore per il territorio, accompagnando famiglie in disagio verso l’autonomia attraverso educazione e buoni esempi”.In un’Italia che lotta contro le disuguaglianze, questo intervento a Napoli non è solo mattoni e fondi: è un seme di riscatto, piantato nel suolo avvelenato dalla camorra, pronto a fiorire in generazioni meno sole. L’inaugurazione è attesa nei prossimi mesi, ma il messaggio è già forte: dove c’era paura, ora c’è futuro.

Turista ferita a Palinuro: salvata della Guardia Costiera

Palinuro – Una tranquilla escursione pomeridiana si è trasformata in un’emergenza nella suggestiva cornice della costa di Palinuro. Una turista è rimasta ferita nella serata di ieri, mercoledì 12 novembre, rendendo necessario un complesso intervento di soccorso da parte della Guardia Costiera.

L’incidente è avvenuto in una zona impervia, nei pressi della rinomata Spiaggia della Molpa, un tratto costiero noto per la sua bellezza selvaggia, ma anche per la difficoltà di accesso via terra. La donna, le cui generalità non sono state rese note, stava svolgendo attività escursionistica quando si è infortunata, trovandosi nell’impossibilità di proseguire o essere raggiunta rapidamente dai mezzi di soccorso terrestri.

Su richiesta urgente del personale del 118, la macchina dei soccorsi marittimi si è immediatamente attivata. È intervenuto il personale dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Palinuro che, riconoscendo l’inaccessibilità del luogo via terra, ha schierato il battello GC B148.

Gli uomini della Guardia Costiera hanno raggiunto rapidamente l’escursionista via mare. Dopo aver stabilizzato la donna e averle fornito le prime cure essenziali sul posto, è stata imbarcata sul mezzo nautico e trasportata in sicurezza al Porto di Palinuro. Da lì, un’ambulanza l’ha trasferita d’urgenza all’Ospedale di Vallo della Lucania per le cure del caso e gli accertamenti medici necessari.

L’operazione si è conclusa con successo grazie alla prontezza e alla professionalità del personale marittimo, che ancora una volta si conferma un presidio fondamentale per la sicurezza lungo le coste salernitane.

L’Appello della Guardia Costiera: La Linea Blu della Sicurezza

A margine dell’intervento, la Guardia Costiera ha voluto ribadire l’importanza dei canali di emergenza. In caso di pericolo in mare o lungo la costa, è fondamentale non esitare a contattare il numero blu 1530, attivo 24 ore su 24 su tutto il territorio nazionale, o a stabilire un contatto radio con l’Autorità Marittima più vicina sul canale 16 VHF. Un promemoria essenziale per chiunque si avventuri in ambienti costieri e marini.

Il “Bazar dell’illegalità”: 46mila prodotti pericolosi sequestrati dai Finanzieri a Benevento

Benevento – Un intero bazar di prodotti potenzialmente pericolosi e illegali, pronto per essere messo in commercio. È quanto hanno scoperto i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Benevento durante un’ispezione in un esercizio commerciale del capoluogo sannita, che ha portato al sequestro di ben 46.000 articoli.

Il blitz ha portato alla luce un vasto assortimento di merce non conforme e potenzialmente a rischio per i consumatori. Nel mirino della Guardia di Finanza sono finiti:

Prodotti per la cura della persona: deodoranti, maschere per il viso e per le mani.
Materiale da ferramenta e fai-da-te, come set di spazzole al carbonio.
Articoli di cancelleria e scuola, tra cui pastelli e pennarelli.

Ciò che accomunava tutti questi prodotti era la totale assenza delle informazioni minime di sicurezza obbligatorie per legge. Le etichette, infatti, non riportavano in lingua italiana le indicazioni fondamentali: dal produttore o importatore al luogo d’origine, dalle istruzioni e precauzioni d’uso alla destinazione d’uso del prodotto.

In diversi casi, la violazione è apparsa ancora più grave: alcuni articoli erano addirittura sprovvisti del marchio CE, la certificazione che ne attesta la conformità agli standard di sicurezza dell’Unione Europea. Una condizione che trasformava semplici irregolarità amministrative in un potenziale pericolo per l’incolumità delle persone.

Alla luce delle gravissime irregolarità riscontrate, i militari hanno proceduto al sequestro amministrativo dell’intero lotto di merce illegale. L’esercente, denunciato all’autorità amministrativa competente, dovrà ora affrontare un pesante procedimento sanzionatorio. L’operazione, oltre a reprimere un fenomeno di concorrenza sleale ai danni degli operatori onesti, ha avuto il merito di mettere in sicurezza i consumatori, sottraendo al commercio una massa enorme di prodotti che, per la loro “anonimità”, rappresentavano un rischio silenzioso e diffuso.

Napoli, ruba la borsa a una cliente in un bar Secondigliano: arrestato 34enne

Napoli -La Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo di 34 anni, napoletano e con svariati precedenti penali, ritenuto gravemente indiziato del reato di furto aggravato.

Il provvedimento è stato emesso dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Procura della Repubblica, a conclusione delle indagini condotte dal Commissariato di Secondigliano.

L’inchiesta trae origine da un episodio avvenuto nella notte del 4 ottobre scorso, davanti a un bar di Corso Secondigliano. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il sospettato avrebbe aperto la portiera dell’auto di una cliente del locale, impossessandosi di una borsa contenente una somma di denaro consistente, per poi dileguarsi.

Determinante per gli sviluppi dell’indagine è stato l’esame delle immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza della zona, che hanno immortalato il momento del furto e permesso agli agenti di avviare un’attività investigativa sul campo. Grazie a successivi riscontri, i poliziotti sono riusciti a risalire all’identità del presunto autore. Le indagini proseguono per individuare eventuali complici.

Il provvedimento cautelare, eseguito nella fase delle indagini preliminari, è soggetto a impugnazione. È opportuno ricordare che la persona sottoposta al provvedimento è indagata e pertanto da considerarsi innocente fino a sentenza definitiva.

Smascherata la rete dei falsi incidenti: truffate assicurazioni per 200mila euro

Un’articolata rete criminale specializzata in truffe assicurative è stata smantellata dai Carabinieri di Cantalice, in provincia di Rieti. Diciassette persone dovranno rispondere di reati che vanno dalla truffa alla falsità ideologica, passando per la mutilazione fraudolenta della propria persona. Il bilancio è pesante: 26 incidenti stradali mai avvenuti o gonfiati ad arte, con un danno economico stimato in circa 200mila euro ai danni delle compagnie assicurative.

Un sistema collaudato con ruoli precisi

Il meccanismo fraudolento era perfettamente oliato. Ogni membro del gruppo aveva un compito specifico nell’ingranaggio della truffa: il titolare dell’agenzia di infortunistica gestiva la parte burocratica, medici compiacenti certificavano lesioni inesistenti, carrozzieri dichiaravano riparazioni mai eseguite. A sostegno delle richieste di risarcimento veniva creata documentazione falsa: referti medici artefatti, fatture gonfiate e certificazioni contraffatte.

Gli indagati, residenti tra le province di Rieti, Roma e Salerno, operavano su un territorio vasto grazie a una rete ben strutturata di professionisti e intermediari. La banda simulava sinistri completamente inventati oppure amplificava incidenti realmente accaduti per ottenere indebiti risarcimenti dalle compagnie assicurative.

L’indagine partita da sei casi sospetti

Le indagini, coordinate dalla Procura di Rieti, sono scattate nel 2021 dopo che sei sinistri avvenuti in provincia di Rieti erano apparsi sospetti agli inquirenti. L’analisi approfondita ha rivelato che alcuni erano completamente inventati. I militari hanno incrociato dati assicurativi, raccolto testimonianze e applicato metodi investigativi tradizionali per ricostruire l’intera catena delle frodi.

Il lavoro certosino dell’Arma ha permesso di mappare tutti i 26 falsi incidenti orchestrati dal gruppo, portando alla denuncia in stato di libertà dei 17 responsabili. Le accuse contestate includono truffa, fraudolento danneggiamento dei beni assicurati, mutilazione fraudolenta della propria persona, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e sostituzione di persona.

Napoli, brutto stop per Zambo Anguissa: lesione grave al bicipite femorale

Dopo l’infortunio rimediato in Nazionale in Camerun, Frank Zambo Anguissa si è sottoposto oggi agli esami strumentali presso il Pineta Grande Hospital.

Le diagnosi parlano chiaro: lesione di alto grado del bicipite femorale della coscia sinistra. Per il centrocampista azzurro si prospetta uno stop significativo, che potrebbe tenerlo lontano dai campi per almeno 6-8 settimane, a seconda della risposta alle terapie.

Anguissa ha già avviato il percorso riabilitativo, ma lo staff medico punta a un recupero graduale, con l’obiettivo di riaverlo a disposizione tra fine gennaio e i primi di febbraio, periodo cruciale per campionato e impegni europei. L’assenza pesante costringerà Mazzarri a trovare nuove soluzioni a centrocampo nel prossimo mese decisivo.

Dal carcere perseguita la vedova della sua vittima: scoperto “cell network” tra le celle di Avellino

Avellino – Con uno smartphone nascosto in cella, avrebbe tormentato la vedova dell’uomo che aveva ucciso. È l’inquietante risvolto emerso dalle perquisizioni effettuate dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Avellino nel carcere “Antimo Graziano”.

L’operazione, disposta dalla Procura irpina, coinvolge 18 persone accusate di aver usato illegalmente telefoni e SIM all’interno dell’istituto penitenziario.

L’indagine, avviata a febbraio 2025, mira a smantellare una rete di comunicazioni clandestine che permetteva a diversi detenuti di mantenere contatti con l’esterno, navigare sul web e frequentare i social network.

Dalle celle, attraverso apparecchi non autorizzati, alcuni riuscivano a gestire profili online, inviare messaggi e perfino minacciare conoscenti e familiari delle vittime.

Gli investigatori hanno eseguito il sequestro di dispositivi elettronici e SIM intestate a nomi fittizi o a persone inesistenti in Italia. L’analisi dei tabulati telefonici e dei rapporti digitali ha delineato un vero e proprio sistema parallelo di comunicazione, soprannominato “connected cell”. I profili social alimentati dai detenuti contenevano anche immagini e post di rilevanza investigativa.

Tra i casi più gravi, quello di un uomo condannato per omicidio che, pur dietro le sbarre, avrebbe continuato a perseguitare la moglie della sua vittima, con messaggi e chiamate carichi di odio. Per lui l’accusa si aggrava: oltre all’uso illecito di dispositivi di comunicazione, ora dovrà rispondere di atti persecutori.

L’operazione congiunta dei Carabinieri e della Polizia Penitenziaria, estesa alle celle ancora occupate dagli indagati, punta a mettere fine a un fenomeno sempre più diffuso nel sistema carcerario italiano: la comunicazione occulta, che trasforma le prigioni in centri di attività criminali con connessioni invisibili ma efficaci.

Casavatore, partiti i lavori per la prima area di sgambamento cani

Casavatore – Una novità attesa da tempo: è ufficialmente iniziata la realizzazione della prima area di sgambamento per cani sul territorio cittadino. Un luogo dove i gli amici a 4 zampe potranno correre, giocare e socializzare in tutta sicurezza.

“I lavori sono appena iniziati e saranno completati il prima possibile”, ha riferito il promo cittadino Fabrizio Celaj. “Questo spazio sarà attrezzato con tutto il necessario per garantire il benessere e la sicurezza dei nostri amici a quattro zampe.

Siamo entusiasti di offrire questo nuovo servizio alla nostra comunità e speriamo che diventi presto un punto di incontro per tutti gli amanti degli animali.

Un intervento pensato per garantire spazi dedicati al benessere degli animali e alla qualità della vita dei cittadini, in un ambiente sicuro, attrezzato e accessibile.
Un altro tassello nel percorso di crescita e cura della nostra città”.

Santa Maria a Vico, il Tribunale boccia la sorveglianza speciale per un  25enne

Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Sezione Misure di Prevenzione, ha respinto la richiesta della Procura di applicare la misura di sorveglianza speciale con divieto di soggiorno per due anni nei confronti di M.F., un 25enne di Santa Maria a Vico già noto alle cronache locali.

La decisione, emessa accogliendo le tesi dell’avvocato Vittorio Fucci, chiude una vicenda che aveva acceso l’attenzione dell’opinione pubblica e delle forze dell’ordine.

La Procura aveva avanzato la richiesta di sorveglianza speciale motivandola con la pericolosità sociale del giovane, sulla base di una serie di processi, denunce e segnalazioni per reati quali estorsione, maltrattamenti, uso improprio di telefoni in carcere, rissa, furto e spaccio di sostanze stupefacenti.

Tuttavia, il Tribunale ha ritenuto non sussistenti i presupposti per l’applicazione della misura, riconoscendo la tesi difensiva che contestava la reale pericolosità del soggetto.

La sentenza rappresenta un precedente importante nel contesto delle misure di prevenzione, sottolineando come non sempre la presenza di precedenti penali sia sufficiente a giustificare restrizioni così pesanti sulla libertà personale. Il giovane, dunque, potrà continuare a risiedere a Santa Maria a Vico senza limitazioni, almeno per i prossimi due anni.

Avellino, la badante eredita la casa dell’anziano con demenza: scatta la denuncia

Avellino – Una storia di solitudine, vulnerabilità e lucido sfruttamento. Al centro c’è lei, una 58enne originaria dell’hinterland napoletano, senza fissa dimora, già con un pesante fardello di precedenti penali.

E c’è lui, un anziano residente nella media valle del Calore, affetto da una “conclamata demenza senile”, di cui la donna era la badante.

Un rapporto di “cura” che si è rivelato, secondo le indagini dei Carabinieri della Stazione di Mirabella Eclano, un piano sistematico per depredare l’uomo indifeso. La beffa è emersa solo con la morte dell’anzino, quando i familiari, all’apertura del testamento, hanno scoperto con sgomento che l’appartamento in cui l’uomo viveva e la donna lavorava era finito in eredità proprio alla colf.

Ma la casa non era l’unico obiettivo. Nel corso dei mesi, secondo l’accusa, la 58enne avrebbe anche sottratto denaro contante e oggetti preziosi dalla dimora, approfittando dello stato di salute mentale del suo assistito, ormai incapace di intendere e di volere.

Le indagini, partite proprio dalla segnalazione della famiglia, non hanno lasciato spazio a dubbi: i militari hanno accertato le precarie condizioni cognitive dell’anziano, rendendo evidente l’impossibilità che potesse donare i suoi beni in piena lucidità.

Per la badante, già arrestata poche settimane fa per scontare una pena definitiva per un furto commesso nel 2013 – anche in quell’occasione ai danni di un’anziana coppia per cui lavorava – si apre ora un nuovo e più grave capitolo giudiziario. Dovrà rispondere di circonvenzione di persona incapace, il reato che punisce chi influenza un soggetto non in grado di autodeterminarsi per trarne vantaggio.

Il suo futuro si giocherà in tribunale, mentre i Carabinieri continuano a setacciare il suo passato nel tentativo di rintracciare almeno una parte del maltolto, restituendo alla memoria dell’anziano un po’ di quella dignità che gli era stata sottratta nell’ultimo, fragile periodo della sua vita.