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Napoli, assolti i 4 “scafisti”: “Erano migranti in fuga, non trafficanti”

Non erano scafisti al soldo delle organizzazioni criminali, ma migranti costretti a mettersi alla guida del barcone per salvarsi la vita. Si è chiuso con quattro assoluzioni il processo di primo grado celebrato a Napoli a carico di quattro rifugiati, provenienti da Sudan e Ciad, arrivati in Italia nel luglio 2024 e accusati di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare.

Secondo l’accusa, i quattro sarebbero stati identificati come i “capitani” delle due imbarcazioni con a bordo in totale 55 persone, soccorse nel Mediterraneo centrale dalla nave umanitaria Ocean Viking.

Appena sbarcati nel porto di Napoli furono fermati e trasferiti in carcere, dove sono rimasti in custodia cautelare per oltre 17 mesi, fino alla sentenza di assoluzione emessa dal giudice partenopeo.

Nel dispositivo, il tribunale ha riconosciuto la sussistenza dello “stato di necessità”, ritenendo che la condotta dei quattro imputati fosse dettata dall’urgenza di salvare la propria vita e quella degli altri migranti a bordo, e non dall’intento di trarre profitto dall’attraversamento irregolare dei confini.

Per le avvocate Tatiana Montella e Martina Stefanile, componenti del collegio difensivo, la decisione rappresenta «una vittoria importante». «Da un lato – spiegano – scardina il paradigma, sin troppo spesso applicato nei tribunali, che equipara il capitano a colui che organizza e lucra sulle traversate, riconoscendo invece le condizioni di necessità che caratterizzano il percorso di ogni migrante in fuga.

Dall’altro lato afferma con chiarezza che i capitani altro non sono che migranti che esercitano la propria libertà di movimento e riconosce la supremazia del bene giuridico “vita e libertà di movimento” rispetto alla mera tutela dei confini».

Sulla sentenza è intervenuta anche una rete di realtà impegnate nella tutela dei diritti dei migranti: Asgi Campania, Clinica legale dell’immigrazione e della cittadinanza di Roma, Clinica legale dell’Università di Parma e Mediterranea Saving Humans.

In una nota congiunta ricordano come i quattro rifugiati avessero già alle spalle un percorso segnato da violenze e privazioni: «Detenuti in Sudan perché si rifiutavano di arruolarsi come soldati bambini, detenuti e torturati in Libia, hanno attraversato il mar Mediterraneo e, dopo essere sopravvissuti a quello che è un luogo di morte per tantissimi profughi, una volta giunti in Italia hanno conosciuto solo il carcere di Poggioreale».

Secondo le organizzazioni, l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare è stata utilizzata in questi anni come «grimaldello per reprimere il fenomeno migratorio», producendo oltre 1300 detenuti nelle carceri italiane, «frutto della repressione della libertà di movimento» e di «politiche repressive e di criminalizzazione».

Nella nota si parla di «indagini piene di falle, spesso figlie di un paradigma accusatorio per cui chi guida perde il proprio percorso individuale e diventa strumento e capro espiatorio di politiche criminali sui confini».

Un approccio, denunciano, che ha trasformato il diritto penale in una «calotta interpretativa» capace di oscurare le cause strutturali delle migrazioni. «Il riconoscimento dello stato di necessità in questa vicenda giudiziaria – sostengono – rappresenta un punto di svolta per superare l’utilizzo di questo reato per colpire la libertà: la libertà di scegliere il proprio destino e la libertà di movimento».

Camorra, chiesti 3 secoli di carcere per i clan di Pomigliano

Napoli – Una richiesta pesantissima, che fotografa la dimensione del potere criminale esercitato sul territorio di Pomigliano d’Arco. Il pubblico ministero antimafia Henry John Woodcock ha chiesto 306 anni di carcere e multe per complessivi 260mila euro nei confronti di 22 imputati, presunti appartenenti ai clan rivali Ferretti e Cipolletta, ritenuti da anni protagonisti di una faida per il controllo delle attività illecite.

La requisitoria si è conclusa davanti al giudice per l’udienza preliminare Michela Sapio, nell’ambito del processo celebrato con rito abbreviato. Un’udienza segnata dalle lunghe dichiarazioni spontanee del collaboratore di giustizia Salvatore Ferretti, figura centrale dell’indagine, che ha ricostruito dinamiche, affiliazioni, ordini e retroscena delle attività criminali dei due gruppi.

L’inchiesta che ha portato al maxiprocesso nasce dagli arresti del 25 febbraio scorso: in quella data i carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna eseguirono 23 custodie cautelari in carcere e 4 ai domiciliari, su ordinanza del gip di Napoli Enrico Campoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

Il quadro accusatorio è esteso e aggravato dal metodo mafioso. Le imputazioni comprendono:
associazione di tipo mafioso,
estorsione e tentata estorsione,
detenzione e porto illegale di armi,
pubblica intimidazione con uso di armi,
incendio,
tentato omicidio,
ricettazione,
associazione finalizzata al traffico di stupefacenti,
detenzione di droga ai fini di spaccio,
accesso indebito a dispositivi di comunicazione per detenuti,
rapina,
usura,
sequestro di persona.

Un elenco che, secondo gli inquirenti, racconta anni di dominio sul territorio, scanditi da intimidazioni, violenze e traffici illeciti.

La decisione del gup arriverà nei prossimi mesi, al termine delle discussioni della difesa. Ma la richiesta della procura segna già un capitolo decisivo di uno dei procedimenti più rilevanti degli ultimi anni nella lotta ai clan dell’hinterland napoletano.

A Napoli la Natività monumentale illumina piazza Municipio

Piazza Municipio torna a essere il centro simbolico del Natale napoletano con l’inaugurazione della Natività a grandezza naturale, realizzata dai maestri artigiani di San Gregorio Armeno e presentata al pubblico nel pomeriggio di oggi. La cerimonia, aperta dalla benedizione di monsignor Gennaro Matino, ha riunito istituzioni e protagonisti della tradizione presepiale: il sindaco Gaetano Manfredi, l’assessora al Turismo e alle Attività produttive Teresa Armato, il prefetto Michele di Bari, i rappresentanti delle realtà artigiane coinvolte e gli artigiani stessi che hanno dato corpo a un progetto destinato a restare in piazza fino all’8 gennaio 2026.

La Natività nasce dall’iniziativa dell’associazione delle Botteghe di San Gregorio Armeno Aps, che raccoglie la maggior parte dei maestri della celebre strada del centro storico. Il lavoro è stato arricchito dal contributo di altre eccellenze cittadine: i sarti dell’associazione Le Mani di Napoli hanno confezionato gli abiti della Sacra Famiglia, mentre i ceramisti hanno realizzato anfore e dettagli scenografici. I doni esposti provengono dal Borgo Orefici e dai maestri ceramisti in collaborazione con l’Istituto Palizzi. Le figure principali, modellate secondo lo stile presepiale del Settecento e caratterizzate da anime impagliate, teste e arti in legno e occhi in vetro, sono custodite in una grande scarabattola lignea e vetrata che permette la visione dell’opera da ogni lato.

«Con questa Natività a grandezza naturale celebriamo una delle tradizioni più autentiche della nostra città, frutto del talento e della creatività degli artigiani di San Gregorio Armeno e di altre eccellenze napoletane», ha dichiarato Manfredi, sottolineando il valore culturale dell’iniziativa e la sua capacità di attrarre visitatori. Armato ha ricordato che l’opera «riproduce lo stile della nostra scuola del Settecento a beneficio di tanti napoletani e diventa un potente attrattore turistico per chi viene a visitare la città».

La collocazione scenografica nel cuore della piazza non è casuale. La Natività si erge come baricentro tra Palazzo San Giacomo, il Maschio Angioino e il porto, con il Vesuvio sullo sfondo a chiudere il quadro. Un posizionamento che riecheggia la volontà di rendere visibile, anzi centrale, il legame profondo tra la città e l’arte presepiale, trasformando uno degli spazi più attraversati di Napoli in una teca a cielo aperto dedicata alla sua storia e alla sua identità.

Blitz a San Giovanni, 20enne arrestato: il cane antidroga scopre 220 grammi di hashish

A San Giovanni a Teduccio il pomeriggio di ieri si è trasformato in un nuovo capitolo della lotta allo spaccio. Gli agenti del Commissariato San Giovanni-Barra, affiancati dalle unità cinofile della Questura, hanno fatto irruzione in un appartamento sorprendendo un ventenne napoletano già noto alle forze dell’ordine. A chiudere ogni via di fuga è stato il fiuto del cane antidroga, che ha individuato l’odore dell’hashish nascosto tra le mura domestiche. All’interno dell’abitazione sono stati rinvenuti circa 220 grammi di sostanza, parte già suddivisa in dosi, insieme a bilancini di precisione, bustine e materiale riconducibile allo spaccio al dettaglio.

L’intervento si inserisce in una più ampia strategia della Questura di Napoli, che nelle ultime settimane sta intensificando i controlli nei quartieri orientali per frenare l’attività dei piccoli nuclei di distribuzione. Il giovane, colto di sorpresa, non ha opposto resistenza ed è stato immediatamente arrestato per detenzione ai fini di spaccio. Dopo le formalità di rito è stato trasferito nel carcere di Poggioreale, dove attende la convalida del giudice. Le indagini continuano per chiarire la provenienza dello stupefacente e verificare l’esistenza di una rete che possa aver alimentato il rifornimento.

Conte contro Spalletti per la prima volta. E i tifosi si dividono sull’accoglienza al grande ex

A Napoli la partita contro la Juventus è solo una parte del racconto. Al Maradona andrà in scena la prima sfida tra Antonio Conte e Luciano Spalletti, due tecnici che hanno segnato la storia recente della città in modo diverso e che ora tornano uno davanti all’altro in un contesto carico di attese, emozioni e contraddizioni. Il ritorno del tecnico toscano, che in due anni ha trasformato la squadra restituendole identità, gioco e un legame profondo con la gente, è vissuto con un misto di affetto e rabbia. Molti ricordano ancora il suo impegno fuori dal campo, l’aiuto ai bambini in difficoltà, la capacità di costruire un rapporto quasi familiare con il pubblico, fino a tatuarsi sul braccio lo scudetto conquistato dopo 33 anni. Ma quel patrimonio emotivo si è incrinato il 30 ottobre, quando Spalletti ha firmato per la Juventus. Una decisione che una parte del tifo ha percepito come una frattura insanabile, quasi un tradimento.

Nel frattempo la città ha abbracciato Conte, protagonista del nuovo scudetto e capace di modellare il gruppo sin dal primo giorno, ribaltando il percorso del suo predecessore: dove Spalletti aveva seminato nel primo anno per poi dominare nel secondo, Conte ha imposto il suo ritmo subito, vincendo il titolo al termine di una corsa risolta all’ultima giornata contro l’Inter. Il destino aggiunge un ulteriore intreccio, riportando al Maradona un tecnico che ha costruito una parte enorme della sua carriera proprio alla Juventus, tra trofei, stagioni vincenti e un legame professionale profondo.

Domenica le emozioni si mescoleranno: una parte dello stadio sembra pronta a fischiare Spalletti, mentre altri tifosi non vogliono rinnegare chi ha riportato il tricolore in città dopo oltre tre decenni. Nel mezzo c’è la squadra che Conte prepara con la consueta intensità, forte del primo posto condiviso con il Milan e di quattro vittorie consecutive tra campionato e coppe. L’allenatore lavora a una soluzione per sostituire l’infortunato Lobotka e il candidato principale è Elmas, favorito nel ballottaggio con Vergara.

Diffamazione social al Garante dei detenuti: scontro totale tra Borrelli e Ciambriello

Napoli – È scontro aperto, nelle aule di tribunale e a colpi di note stampa, tra il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, e il Garante dei detenuti della Regione Campania, Samuele Ciambriello.

Al centro della disputa un’indagine per diffamazione aggravata che vede il parlamentare iscritto nel registro degli indagati per alcune dichiarazioni diffuse attraverso i social network, ritenute lesive dalla parte offesa.

La vicenda giudiziaria ha vissuto oggi un passaggio interlocutorio ma politicamente incandescente. Davanti al giudice per le indagini preliminari si è discusso della richiesta di archiviazione avanzata dal Pubblico Ministero, il quale non ha ravvisato elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio.

Una conclusione che non ha soddisfatto il Garante Ciambriello, che tramite il suo legale, l’avvocato Carla Maruzzelli, ha formalizzato l’opposizione alla richiesta della Procura, depositando i file che documenterebbero le condotte diffamatorie.

L’udienza, tuttavia, si è conclusa con un nulla di fatto procedurale: tutto rinviato al prossimo 19 febbraio a causa di un’irregolarità nella notifica degli atti. Ma è fuori dall’aula che si è consumato il vero duello.

L’avvocato Maruzzelli ha lanciato una stoccata diretta al deputato: «La difesa auspica che alla prossima udienza la vicenda venga trattata nel merito e che l’indagato abbia il coraggio di non invocare – come è accaduto in altri procedimenti a suo carico – lo strumento dell’immunità parlamentare». Una dichiarazione che punta a trasformare il caso giudiziario in una questione di opportunità politica.

Non si è fatta attendere la replica della difesa di Borrelli, affidata all’avvocato Stefano Paparella, che ha respinto al mittente le insinuazioni sull’uso strumentale delle prerogative parlamentari.

«Apprendo con stupore che la collega si auspichi che il mio assistito ‘abbia il coraggio’ di non invocare l’immunità», ha dichiarato il penalista. Paparella ha poi sottolineato un dato statistico a favore del deputato: «Sono decine i procedimenti affrontati dal mio assistito senza invocare l’immunità, l’ultimo definito favorevolmente solo lo scorso 23 ottobre».

Il legale ha infine ricordato che l’articolo 68 della Costituzione, che sancisce l’insindacabilità delle opinioni espresse dai parlamentari nell’esercizio delle loro funzioni, non è un privilegio personale ma una garanzia democratica. La palla passa ora nuovamente al giudice, che a febbraio dovrà decidere se accogliere la richiesta del pm e archiviare tutto, o se dare seguito all’opposizione di Ciambriello.

Torre Annunziata, il bandito delle spaccate era scappato a L’Aquila: arrestato

L’Aquila/Torre Annunziata – Cala il sipario sulla breve ma intensa carriera criminale di un uomo, identificato come il presunto responsabile di una sequenza di reati predatori che, in poco meno di un mese, hanno seminato il panico tra commercianti e residenti di Torre Annunziata.

Nel pomeriggio di ieri, 5 dicembre 2025, la Squadra Mobile della Questura dell’Aquila ha dato esecuzione a un provvedimento restrittivo, ponendo fine alla sua latitanza. I reati contestati si sono consumati in un arco temporale ristretto, tra il 26 marzo e il 24 aprile scorsi, e hanno visto come bersagli esercizi commerciali, abitazioni private e, con particolare accanimento, un Liceo Musicale della città vesuviana.

Il raid al Liceo Musicale

Proprio l’istituto scolastico ha rappresentato l’obiettivo privilegiato del malvivente, che, in una vera e propria escalation di audacia, vi si è recato per quattro giorni consecutivi. L’azione delittuosa non si è limitata al solo furto: l’uomo ha causato notevoli danni alla struttura e ha asportato diversi beni di valore, inclusi strumenti musicali, sottraendo così risorse preziose alla didattica e alla comunità studentesca.

Le attività investigative, avviate nell’immediatezza dal personale del Commissariato di Torre Annunziata e coordinate dalla Procura della Repubblica, sono state determinanti. Grazie a una “certosina analisi” dei filmati estrapolati dai sistemi di videosorveglianza sia pubblici che privati, la Polizia di Stato è riuscita a raccogliere gravi indizi di colpevolezza che hanno condotto, con “ragionevole certezza”, all’identificazione del reo.

Le indagini hanno fatto luce anche su un’altra figura: un complice, attivo in una rapina perpetrata ai danni di un esercizio commerciale.

A seguito delle formalità di rito, il soggetto principale, arrestato in esecuzione del provvedimento, è stato immediatamente associato alla Casa Circondariale dell’Aquila. Per il complice, invece, l’Autorità Giudiziaria ha disposto una misura meno afflittiva ma comunque significativa: l’obbligo di presentazione quotidiana alla Polizia Giudiziaria.

Il blitz segna un punto a favore delle forze dell’ordine e della Procura, riportando un senso di sicurezza tra i cittadini di Torre Annunziata e chiudendo il capitolo di un’allarmante ondata di criminalità predatoria.

Rione Alto scippo choc, 17enne trascina anziana sull’asfalto: bloccato da agente fuori servizio

Napoli – Una scena di una violenza inaudita ha scosso il Rione Alto nel tardo pomeriggio di ieri. In via Onofrio Fragnito, una tranquilla passeggiata per un’anziana signora si è trasformata in un incubo.

Un ragazzo di soli 17 anni in sella  a uno scooter, l’ha affiancata e, con fredda determinazione, le ha strappato la borsa. La donna, nel disperato tentativo di resistere, è stata trascinata per diversi metri sull’asfalto, prima che la presa cedesse.

Ad assistere alla scena, però, c’era un poliziotto del Reparto Mobile di Napoli, in quel momento libero dal servizio. Senza pensarci due volte, l’agente ha allertato la Sala Operativa della Questura e si è lanciato all’inseguimento del fuggitivo, che tentava di dileguarsi tra le strade del quartiere. La sua prontezza e il suo coraggio sono stati decisivi.

L’inseguimento si è concluso poco dopo, grazie anche al tempestivo arrivo di una volante dell’Ufficio Prevenzione Generale. Gli agenti, guidati dalle indicazioni del collega, hanno bloccato il 17enne, ponendo fine alla sua fuga. Il giovane è stato dichiarato in arresto per tentata rapina, mentre l’anziana, visibilmente sotto shock ma fortunatamente non in gravi condizioni, ha potuto riavere la sua borsa.

Demanio, via al nuovo maxi–bando: 14 immobili pubblici in cerca di futuro

L’Agenzia del Demanio apre una nuova finestra sulle opportunità di recupero e rilancio del patrimonio pubblico. È online la seconda tranche dei bandi di concessione per il 2025: un pacchetto di 14 immobili statali distribuiti in diverse regioni, messi a disposizione tramite differenti formule di gestione — uso temporaneo, concessione di valorizzazione e concessione agevolata per gli Enti del Terzo Settore (ETS).

I bandi, pubblicati sul sito dell’Agenzia, riguardano sei immobili destinati all’uso temporaneo (concessioni da 6 mesi a 6 anni), sette edifici per progetti di valorizzazione e un bene riservato agli ETS con durata fino a 50 anni. L’obiettivo: trasformare spazi inutilizzati in luoghi vivi, aperti alla comunità o attrattivi per investitori privati.

Gli immobili per l’uso temporaneo

La scadenza per presentare le offerte è fissata al 12:00 dell’8 aprile 2026. Questi beni, spiegano dal Demanio, potranno ospitare iniziative civiche, attività sociali, culturali e di partecipazione pubblica. In elenco:

Ex Caserma Palestro – Monza

Ex Arsenale (porzione) – Pavia

Manifattura Tabacchi – Benevento

Ex Caserma Gherzi (porzione) – Novara

Ex Carcere di San Sebastiano – Sassari

Fondo Pisani – Casina dell’Orologio – Palermo

I beni per la valorizzazione e il Terzo Settore

Per questi immobili il termine è fissato al 4 giugno 2026, ore 12. L’interesse è rivolto sia a investitori che puntano alla rigenerazione urbana, sia agli enti del Terzo Settore che intendono sviluppare iniziative sociali, culturali o assistenziali attraverso la concessione agevolata.

Gli edifici oggetto di bando sono:

Ex Deposito Munizioni di Forte Catona – Reggio Calabria

Ex Carcere Mandamentale di Gallina – Reggio Calabria

Palazzo Costa Ferrari – Piacenza

Ex Assistenza Sanitaria – Sermoneta (Latina)

Ex Deposito Fulmicotone – Genova

Ex Batteria Forte dei Centri – Messina

Torre Conche (o Pietra della Nave) – Pollina, Palermo

Ex Casa del Fascio di Corso Garibaldi – Serradifalco (Caltanissetta)

Con questa nuova tranche, il Demanio prosegue nella strategia di riuso del patrimonio immobiliare dello Stato, puntando sulla collaborazione tra pubblico, privato e Terzo Settore per dare nuova vita a strutture storiche e spesso simboliche delle comunità locali.

Frode sui crediti d’imposta per il Sud: confermate 8 misure cautelari a Salerno

Salerno – Otto misure cautelari personali sono state confermate nei confronti di altrettanti indagati accusati di far parte di un’associazione per delinquere specializzata in frodi fiscali sui crediti d’imposta. L’operazione è stata eseguita nei giorni scorsi dalla Guardia di finanza di Salerno, all’esito di una complessa indagine sui presunti crediti agevolati per investimenti nel Mezzogiorno.

La misura era già stata disposta dal Tribunale di Salerno – sezione Riesame – ed è diventata esecutiva dopo la pronuncia della Corte di Cassazione, che ha rigettato i ricorsi presentati dagli indagati. Per tre di loro viene contestata anche l’aggravante di aver commesso i fatti nell’esercizio dell’attività di consulenza fiscale.

Secondo l’ipotesi accusatoria, ritenuta allo stato dei fatti dai giudici del Riesame e dalla Cassazione, al vertice del gruppo vi sarebbero tre soggetti – tra cui un avvocato e un latitante – indicati come promotori di una struttura organizzata e stabile. Questa avrebbe messo a disposizione di un numero indeterminato di imprese l’intero pacchetto di documenti necessario per far risultare fittizi investimenti agevolabili nel Mezzogiorno.

Lo schema, ricostruito dagli investigatori, ruotava attorno all’acquisto di software basati su tecnologia blockchain. Attraverso tali strumenti sarebbe stata simulata la realizzazione di investimenti in beni innovativi, facendo apparire che le imprese avessero sostenuto costi mai effettuati. Sulla base di tali operazioni fittizie venivano poi generati crediti d’imposta inesistenti, successivamente utilizzati in compensazione per ridurre o azzerare i debiti fiscali.

Le Fiamme gialle sono arrivate a delineare il quadro accusatorio attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, analisi di documentazione bancaria e contabile e l’esame del contenuto di dispositivi elettronici, sottoposti a copia forense. Approfondimenti che hanno consentito di ricostruire i ruoli dei singoli indagati all’interno dell’associazione e il contributo fornito da ciascuno alla presunta frode.

Le indagini hanno inoltre fatto emergere il coinvolgimento di numerose aziende operative su tutto il territorio nazionale. Queste, utilizzando il software e il “format” predisposti dall’organizzazione, avrebbero contabilizzato ingenti investimenti in tecnologia blockchain, beneficiando dei crediti d’imposta, sebbene – secondo l’accusa – tali investimenti non fossero reali.

Raptus di gelosia nel Beneventano: irruzione nella casa dell’ex, pestati lei e il nuovo compagno

Napoli – Un’esplosione di gelosia ha trasformato una tranquilla serata in Val Fortore, provincia di Benevento, in una scena da film thriller. Intorno alle 9.44 di venerdì 5 dicembre, un uomo over 30, già con un curriculum criminale, ha fatto irruzione nell’abitazione della sua ex compagna armato di un palo di legno.

Sfondata la porta, l’aggressore si è scagliato contro la donna e il suo attuale compagno, anch’egli over 30, innescando una violenta colluttazione. Non contento, ha persino infranto i vetri dell’auto del “rivale”, seminando panico e distruzione.

I carabinieri della Stazione di Montefalcone di Val Fortore, coordinati dalla Compagnia di San Bartolomeo in Galdo, sono intervenuti tempestivamente. L’uomo è stato arrestato con l’accusa di lesioni personali e violazione di domicilio. Il palo usato per l’irruzione è stato sequestrato.

Tutti i coinvolti – aggressore, vittima e compagno – hanno riportato solo lievi contusioni e ferite, curate dai sanitari allertati dai militari sul posto. L’arrestato è stato trasferito direttamente nel carcere di Benevento, dove attenderà il processo.

Un episodio che riaccende i riflettori sulla violenza domestica e sugli effetti devastanti della gelosia patologica, con le forze dell’ordine che confermano: “Interventi rapidi salvano vite”.

Orrore nella casa di riposo di Capri: operatore sanitario arrestato per violenze sugli anziani

È scattata alle prime ore di oggi l’operazione dei Carabinieri della Stazione di Capri che ha portato all’esecuzione di una misura cautelare agli arresti domiciliari, con braccialetto elettronico, nei confronti di un operatore socio-sanitario in servizio in una casa di riposo dell’isola.

L’ordinanza è stata emessa dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura partenopea – IV Sezione “Fasce Deboli” – che coordina l’inchiesta.
L’uomo, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe responsabile di una serie di violenze sessuali e maltrattamenti ai danni di anziani ospiti della struttura. Abusi aggravati dall’evidente stato di inferiorità fisica e psichica delle vittime e dal ruolo pubblico ricoperto dall’indagato, chiamato proprio a prendersi cura di persone fragili.

Le indagini, condotte dalla metà di ottobre alla fine di novembre 2025 dai Carabinieri della Stazione di Capri con il supporto del Nucleo Operativo della Compagnia di Sorrento, hanno tracciato un quadro ritenuto “grave e sistematico”. Secondo gli inquirenti, l’OSS avrebbe approfittato dei momenti in cui restava solo con gli anziani – durante l’assistenza quotidiana o le operazioni di igiene personale – per costringerli a rapporti sessuali, oltre a sottoporli a ripetute aggressioni fisiche e verbali.

A incastrarlo, una corposa attività tecnica di videoregistrazione durata circa tre settimane. Le immagini, ritenute dagli investigatori “inequivocabili”, mostrerebbero numerosi episodi di violenza carnale e abuso, consumati sempre durante i turni di servizio dell’uomo. Almeno quattro le vittime accertate: tre donne e un uomo, tutti anziani e affetti da gravi patologie psichiatriche che ne compromettevano la capacità di difendersi.

Nonostante il periodo relativamente breve di osservazione, l’attività investigativa ha permesso di raccogliere un quadro di indizi definito “elevato e solido”. Contestate all’indagato anche le aggravanti dello sfruttamento delle condizioni di minorata difesa e dell’abuso del rapporto di autorità, radicato nel ruolo che ricopriva all’interno della struttura.

Al termine delle procedure di rito, l’operatore sanitario è stato accompagnato presso la propria abitazione, dove resterà ai domiciliari con braccialetto elettronico, come disposto dal Giudice per le Indagini Preliminari di Napoli.

Alessandro Siani sbarca sul palco con “Fake News”: satira e riflessione sul virus della disinformazione

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Alessandro Siani, maestro indiscusso della comicità italiana, torna in scena con un nuovo spettacolo che promette di lasciare il segno: “Fake News”, scritto, diretto e interpretato dallo stesso artista. Dopo il trionfo di “Fiesta”, che ha celebrato vent’anni di carriera con numeri da capogiro, Siani affronta ora un tema che incide profondamente sulla vita di tutti: la disinformazione.

Lo spettacolo, ispirato anche alla recente esperienza televisiva “Off Line” su Amazon Prime, si presenta come un monologo teatrale denso di satira, ironia e momenti di profonda riflessione.

Il debutto di “Fake News” è già un fenomeno: a Napoli sono stati venduti oltre 30.000 biglietti, con ben 36 repliche in soli 30 giorni – spesso due spettacoli nella stessa giornata. La richiesta del pubblico ha spinto ad aggiungere nuove date e a triplicare gli show a Bari, Roma, Bologna, Milano e Avellino, mentre a Zurigo è stato raddoppiato il numero degli appuntamenti. Un successo che conferma Siani come uno degli artisti più attesi della stagione teatrale italiana.

“Viviamo immersi in un flusso continuo di notizie false che condizionano comportamenti, relazioni e scelte quotidiane”, ha dichiarato Siani, spiegando la genesi dello spettacolo. “Fake News” indaga le contraddizioni del nostro tempo, tra social network, telegiornali e conversazioni di ogni giorno, mostrando come la disinformazione si sia ormai insinuata nel tessuto sociale, influenzando persino i rapporti personali.

Dal monologo emergono le mille sfumature delle bugie quotidiane: dalle truffe online alle falsità di coppia, dall’illusione dell’intelligenza artificiale alle offerte low cost per le vacanze. Siani non si limita alla comicità: il suo sguardo pungente abbraccia anche attualità e politica, alternando satira e momenti di riflessione in un flusso incalzante che tiene il pubblico incollato al palco.

“Fake News” è così il nuovo capitolo artistico di Alessandro Siani, che torna a far ridere e riflettere su uno dei fenomeni più complessi del nostro tempo, nel luogo dove la finzione diventa realtà: il teatro.

Calendario aggiornato di “Fake News”:

19, 20, 21 dicembre: Avellino, Teatro Gesualdo

25-30 dicembre, 1-6, 8-11, 13-18, 20-25 dicembre: Napoli, Teatro Diana

31 gennaio, 1 febbraio: Ancona, Teatro delle Muse

2, 3, 14 febbraio: Milano, Arcimboldi

1 marzo: Zurigo, Volkhouse

7, 8, 9 marzo: Roma, Conciliazione

12 marzo: Lecce, Teatro Politeama

13, 14, 15 marzo: Bari, Teatro Team

20, 21, 22 marzo: Torino, Teatro Alfieri

28 marzo: Palermo, Teatro Golden

17 aprile: Firenze, Teatro Verdi

18, 19 aprile: Bologna, Teatro Europa

Napoli, caduta dalla barella, poi l’infezione: una morte annunciata. La CTU: ‘Omissioni a catena’

Napoli – Una valutazione inadeguata al Pronto Soccorso, una caduta evitabile dalla barella, un ricovero “nomade” per la mancanza di posti letto in ortopedia, un’infezione nosocomiale, un intervento chirurgico eseguito in ritardo e in condizioni già critiche. È la drammatica sequenza di eventi – ricostruita da una Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) disposta dal giudice – che ha portato al decesso di una paziente ricoverata in una struttura sanitaria napoletana. Un ennesimo, grave caso di malasanità che si appresta ora a diventare una battaglia legale in tribunale.

A denunciare tutto è lo Studio Associato Maior di Napoli, che assiste i familiari della vittima. Gli avvocati Michele Francesco Sorrentino, Pierlorenzo Catalano e Filippo Castaldo hanno depositato il ricorso di merito dopo che la struttura ha respinto ogni tentativo di accordo stragiudiziale. L’udienza è fissata per marzo.

La paziente, una donna giunta in PS in “evidente stato confusionale”, dopo appena tre ore dal ricovero è caduta dalla barella, riportando la frattura del femore. L’incidente, secondo gli avvocati, era il primo segnale di una gestione critica. La degenza si è poi trasformata in un calvario: impossibilitata a essere ricoverata in ortopedia per carenza di posti, la donna è rimasta per circa una settimana in un altro reparto, dove ha contratto un’infezione nosocomiale. L’intervento chirurgico per la frattura è stato eseguito solo sette giorni dopo il trauma, nonostante l’infezione fosse ormai in atto. Le complicanze post-operatorie hanno avuto, purtroppo, esito fatale.

Il rapporto dei consulenti tecnici del tribunale – spiegano gli avvocati – è stato spietato e ha confermato integralmente le tesi della difesa. Le responsabilità della struttura e dei medici coinvolti sono state individuate in una serie di omissioni a catena:

Valutazione inadeguata dello stato confusionale all’ingresso, primo campanello d’allarme ignorato.
Mancata prevenzione del rischio caduta, nonostante la condizione evidente della paziente.
Gestione carente del rischio infettivo durante il ricovero prolungato fuori dal reporto adeguato.
Ritardo diagnostico nell’individuare l’infezione contratta in ospedale.
Scelta chirurgica discutibile, ovvero l’operazione eseguita in costanza di infezione e in condizioni cliniche già gravi.
“Alla luce di conclusioni così nette, sussistevano tutti i presupposti per una definizione conciliativa della controversia”, sottolineano gli legali. “La struttura, nonostante ciò, ha rifiutato ogni possibilità di transazione. Siamo quindi costretti a chiedere giustizia in sede giudiziaria”.

Per gli avvocati dello Studio Maior, il caso va oltre il singolo risarcimento. “Riuscire a sostenere e dimostrare la nostra tesi è entusiasmante, ripaga di tutto l’impegno”, affermano Sorrentino, Catalano e Castaldo. “La giurisprudenza ha un valore altissimo, è il presupposto delle libertà della persona. Per noi tutelare i clienti è un lavoro svolto con profonda dedizione e senso di missione”.

Ora la palla passa al tribunale. A marzo, con il conforto della perizia che ha già stabilito le responsabilità mediche, si aprirà il processo per cercare una verità giudiziaria su una morte che, secondo gli atti, poteva e doveva essere evitata.

Santa Maria Capua Vetere, droga per i detenuti nascosta nella carne sottovuoto

Santa Maria Capua Vetere – Una soffiata? No, solo la professionalità e l’occhio clinico degli agenti. La Polizia Penitenziaria del carcere di Santa Maria Capua Vetere ha messo a segno un nuovo e significativo colpo al traffico di droga interno, intercettando quasi mezzo chilo di hashish abilmente occultato in un pacco destinato a un detenuto.

L’operazione, avvenuta nella mattinata di ieri, 4 dicembre 2025, ha impedito che un ingente quantitativo di stupefacente inondasse il circuito detentivo, con evidenti ricadute sulla sicurezza e l’ordine interno.

Il trucco del sottovuoto

L’episodio si è verificato durante il regolare orario dei colloqui. La moglie di un recluso, presentatasi per la visita, ha tentato di far arrivare al congiunto un pacco contenente, tra le altre cose, nove confezioni di carne cruda sottovuoto.

È stato proprio quel dettaglio, un’anomalia nel confezionamento o un particolare che ha destato il sospetto del personale addetto al controllo della “Ruota Pacchi”, a far scattare l’ispezione più accurata. L’abilità dell’occultamento era notevole: la sostanza stupefacente, risultata essere hashish per un peso complessivo di quasi 500 grammi, era stata piazzata con meticolosa cura all’interno della carne, sigillata poi nuovamente nel sottovuoto. Solo la profonda esperienza e l’intuito degli agenti hanno permesso di scovare il carico illecito, che è stato immediatamente sequestrato.

Il plauso dei sindacati: “Siamo il baluardo”

L’operazione ha raccolto il plauso incondizionato delle rappresentanze sindacali, che non mancano di sottolineare il valore del Corpo in un contesto di crescenti difficoltà.

Il Si.N.A.P.Pe ha espresso profonda riconoscenza ai due Sovrintendenti capo responsabili del reparto e ai colleghi del settore Colloqui, insieme al funzionario di Polizia Penitenziaria responsabile e al Comandante di Reparto per il coordinamento puntuale.

«Quanto accaduto dimostra, ancora una volta, come la sicurezza degli istituti poggi soprattutto sulla professionalità, sull’esperienza e sull’intuito operativo delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria» – ha dichiarato il Segretario Generale Aggiunto del Si.N.A.P.Pe, Luigi Vargas. Ha poi aggiunto: «In un contesto in cui si sperimentano continuamente nuove e più sofisticate modalità per introdurre droga e oggetti non consentiti in carcere, il Corpo continua a rappresentare il baluardo più efficace a tutela della legalità».

Pasquale Gallo, Segretario Nazionale Si.N.A.P.Pe, ha rincarato la dose, sottolineando come l’operazione sia avvenuta «nonostante la cronica carenza di personale e le difficoltà operative quotidiane».

L’appello: riconoscimento e investimenti

La vicenda si chiude con un forte appello all’Amministrazione penitenziaria. I sindacati, per voce del dirigente Giuseppe Del Gaudio, chiedono che episodi come questo non restino nel silenzio, ma si traducano in un concreto riconoscimento per il personale coinvolto, sia sul piano istituzionale che organizzativo.

L’esigenza è chiara: «investimenti in formazione, tecnologie di controllo e potenziamento degli organici, perché il contrasto all’ingresso di stupefacenti in carcere non può essere lasciato solo al sacrificio e alla buona volontà dei singoli operatori».

Il Si.N.A.P.Pe auspica un segnale che valorizzi l’altissimo senso del dovere della Polizia Penitenziaria, specialmente alla luce della grave carenza di organico e delle pesanti criticità che il personale affronta quotidianamente nelle carceri italiane.

Terra dei fuochi, videosorveglianza integrata su 56 comuni

Napoli – Un’autentica svolta nella lotta agli ecomostri della Terra dei Fuochi. Il Prefetto di Napoli, Michele Di Bari, ha impresso un’accelerazione decisiva al piano di prevenzione contro gli sversamenti abusivi e i roghi tossici, riunendo, nel pomeriggio del 4 dicembre scorso, i sindaci dei 56 Comuni dell’area metropolitana più colpita dal fenomeno.

L’obiettivo è ambizioso: coprire le aree più a rischio con un sistema dedicato e integrato di videosorveglianza, trasformando di fatto il territorio in una “rete invisibile” di controllo h24. Non si tratta di semplici telecamere, ma di un’infrastruttura pensata per dialogare in tempo reale.

L’Architettura del Nuovo Controllo

Il cuore operativo di questa nuova progettualità sarà la control room interforze già attiva da ottobre scorso presso il Comando Carabinieri Forestale Campania. La nuova rete di videosorveglianza comunale sarà integralmente collegata a questo centro nevralgico, garantendo una visione d’insieme e una risposta immediata da parte di tutte le forze in campo.

Durante l’incontro, il Prefetto ha chiesto ai Comuni un impegno concreto e celere:

Verifica degli impianti esistenti: Valutare la funzionalità delle telecamere già operative.

Connessione alla rete unificata: Fornire i dati tecnici per la connessione alla control room interforze.

Progettualità mirate: Indirizzare i nuovi investimenti e i progetti in corso verso l’obiettivo di rafforzare la prevenzione degli illeciti ambientali.

Formazione e Normativa: L’Omogeneità degli Interventi

L’integrazione tecnologica sarà affiancata da un piano di formazione comune in materia ambientale. L’iniziativa è cruciale per diffondere strumenti e modalità di intervento omogenee, assicurando che ogni ente operi con la stessa efficacia. Particolare attenzione sarà data alle novità introdotte dal recente d.l. 8 agosto 2025 n. 116, che ha inasprito le sanzioni e i meccanismi di contrasto agli ecoreati.

A supporto dell’azione sul campo, l’Arma dei Carabinieri curerà la distribuzione di appositi vademecum, fornendo una guida pratica e aggiornata per gli interventi.

Alla riunione, che ha sancito la ripartenza di un fronte comune, erano presenti tutte le principali autorità di sicurezza e controllo: il Comandante regionale dei Carabinieri forestali, i rappresentanti della Questura, dei Comandi provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza, della Polizia Stradale, il Comandante dell’Esercito (II Raggruppamento Campania – Operazione Strade Sicure) e i referenti del Commissario Straordinario alle periferie e dell’Incaricato per la Terra dei Fuochi. L’unione di intenti tra istituzioni centrali, forze dell’ordine ed enti locali sembra finalmente pronta per dare il colpo di grazia al fenomeno dei roghi tossici.

Tragedia a Houston: papà travolto davanti alla scuola dei figli. Il Cilento piange Nino Ruocco

Una vita spezzata davanti agli occhi dei propri figli. Nino Ruocco, 42 anni, chimico originario di Orria ma residente da anni a Houston, in Texas, è morto investito mentre attendeva i suoi bambini all’uscita da scuola. Un attimo, una distrazione fatale, e quella che doveva essere una giornata normale si è trasformata in tragedia.

La dinamica dell’incidente è ancora al vaglio delle autorità locali di Harris County, ma il dolore ha già attraversato l’oceano Atlantico, raggiungendo la piccola comunità del Cilento che oggi piange uno dei suoi figli migliori.

Dal Cilento al Texas: una carriera brillante

Nato ad Agropoli nel 1983 e cresciuto a Orria, Nino aveva costruito un percorso professionale di tutto rispetto. Dopo la laurea in Chimica, aveva intrapreso una carriera internazionale: prima la Germania, poi, dal 2016, il grande salto negli Stati Uniti. A Houston lavorava per una prestigiosa azienda americana, dove si era fatto apprezzare per competenza e dedizione.

Ma il suo successo più grande lo aveva costruito in famiglia: la moglie Jarvis Maria Isabel e i due figli, Pantaleon di 8 anni e Carmen Alicia di 5, erano il suo orgoglio. Proprio loro, che ora dovranno crescere senza il loro papà.

Il viaggio dei genitori verso l’abisso del dolore

Questa mattina Pantaleo e Felicia, i genitori di Nino, originari di Salento ma da anni punto di riferimento nella comunità di Orria, sono partiti alla volta degli Stati Uniti. Un viaggio che nessun genitore dovrebbe mai fare: quello per abbracciare una nuora rimasta vedova e due nipotini rimasti orfani.

A Orria, intanto, lo sgomento si mescola ai ricordi. Tanti lo descrivono come un giovane brillante ma umile, rispettoso, capace di lasciare il segno ovunque andasse. “Era uno di quelli che ce l’avevano fatta, ma senza mai dimenticare le proprie radici”, racconta chi lo ha conosciuto.

Mentre le indagini cercano di fare chiarezza su un incidente tanto assurdo quanto devastante, resta il vuoto. Quello di una famiglia spezzata, di una comunità che perde un figlio, di due bambini che dovranno imparare a convivere con un’assenza troppo grande per essere accettata.

Il Cilento oggi è più piccolo. E Houston, quella città texana che Nino aveva scelto come casa, porta ora il peso di una tragedia che non dimenticherà.

Vomero,“La Strada della Vergogna”: Voragini e degrado mettono a rischio bambini e mezzi di soccorso

Napoli  – Da tempo, gli assi viari della città sono vittime di un degrado che ormai rasenta l’inaccettabile. Via Luigia Sanfelice al Vomero è solo l’ultimo, clamoroso esempio di una gestione superficiale e negligente delle infrastrutture urbane. Una strada ridotta a un campo di crateri, dove automobilisti, motociclisti e ciclisti sono costretti ogni giorno a una pericolosa gincana per evitare le voragini che solcano il manto stradale.

Le immagini inviate da un cittadino al deputato Francesco Emilio Borrelli raccontano una realtà allarmante: asfalto sbriciolato, buche profonde, avvallamenti estesi e pozzetti fuori sede. Un vero e proprio paesaggio lunare, che nulla ha da invidiare ai crateri cosmici, ma che in realtà è frutto di lavori approssimati e di una manutenzione pressoché inesistente.

L’eco delle proteste

La denuncia di Borrelli, affiancato dai consiglieri municipali di Europa Verde Rino Nasti e Luca Bonetti, è netta: “La situazione di Via Luigia Sanfelice è inaccettabile. Il dissesto si è aggravato dopo i recenti lavori di rifacimento degli impianti dell’ABC, eseguiti con una tale superficialità da generare nuove e più ampie voragini. Questo non è manutenzione, è incuria”.

A rendere ancora più grave la situazione, la presenza di una scuola materna proprio nel tratto più colpito dal degrado. “Bambini, genitori e personale scolastico sono costretti a transitare ogni giorno in un contesto di pericolo inaccettabile”, denunciano i rappresentanti verdi. “Inoltre, le condizioni del manto stradale ostacolano il passaggio di ambulanze e mezzi di soccorso, vanificando la rapidità richiesta in situazioni di emergenza”.

Appello e richiesta di responsabilità

“Non possiamo tollerare che i cittadini paghino le conseguenze di lavori eseguiti con tale approssimazione”, prosegue Borrelli. “Denunceremo formalmente quanto accaduto e chiederemo che la ditta responsabile dei ripristini ABC intervenga immediatamente. Chi non ha vigilato e chi ha eseguito lavori di tale squallore deve rispondere di questa inerzia criminale che mette in serio pericolo l’incolumità pubblica”.

L’appello è chiaro: serve un intervento risolutivo e immediato per restituire dignità e sicurezza a Via Luigia Sanfelice, restituendo una strada vivibile ai residenti, ai bambini e ai mezzi di soccorso che ne hanno bisogno.

Sorpreso con il kit del ladro: 45enne bloccato e denunciato a Barra

Napoli – Nuovo colpo all’illegalità nell’ambito dei servizi straordinari di controllo del territorio disposti dalla Questura di Napoli per contrastare la microcriminalità e la detenzione abusiva di arnesi atti allo scasso.Nella notte appena trascorsa, la prontezza degli agenti del Commissariato San Giovanni-Barra ha portato alla denuncia di un 45enne napoletano, già noto alle forze dell’ordine, per possesso ingiustificato di chiavi alterate o di grimaldelli.

L’episodio si è verificato in via Gerardo Chiaromonte. I poliziotti, impegnati nel pattugliamento, hanno notato un uomo con un atteggiamento sospetto aggirarsi nei pressi del complesso scolastico Rodinò. Non appena si è accorto della presenza della Volante, il 45enne ha tentato di darsi alla fuga con passo frettoloso, cercando di eludere il controllo.La reazione degli agenti è stata immediata: l’uomo è stato raggiunto e bloccato dopo un breve inseguimento.

La successiva perquisizione ha confermato i sospetti. Il 45enne è stato trovato in possesso di un vero e proprio kit da scasso: un paio di forbici, un’asta in metallo e due cacciaviti.

La Polizia di Stato sta ora compiendo ulteriori e approfondite verifiche. Gli strumenti rinvenuti e la posizione del fermato, intercettato proprio vicino alla scuola, hanno fatto scattare un’indagine per accertare eventuali collegamenti tra il 45enne e i recenti episodi di furto che hanno interessato lo stesso complesso scolastico.

Le indagini mirano a stabilire se l’uomo sia l’autore dei precedenti raid delittuosi. L’operazione rientra nel più ampio piano di contrasto ai fenomeni criminosi voluti dalla Questura per garantire maggiore sicurezza ai cittadini.

Pedane abusive, gare pilotate e pressioni sui tecnici: sei interdizioni al Comune di Torre del Greco

Pedane abusive e pressioni sugli uffici: scatta la stretta di Carabinieri e Municipale -Nella mattinata odierna i Carabinieri della Compagnia di Torre del Greco e la Polizia Municipale hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari interdittive emessa dal GIP di Torre Annunziata su richiesta della Procura. Sei gli indagati — tra dirigenti, professionisti e imprenditori — gravemente indiziati di falso ideologico in atto pubblico, truffa ai danni della Pubblica Amministrazione e tentata concussione.

La misura cautelare ruota attorno a tre filoni investigativi, tutti legati alla gestione delle aree demaniali della zona di via Principal Marina e ai rapporti tra uffici comunali e imprenditori del settore della ristorazione.

Le tre vicende sotto la lente degli inquirenti

1. Le pedane abusive del 2021
Secondo gli investigatori, nell’estate 2021 sarebbero state realizzate due pedane in area demaniale marittima da parte delle società ATI Gusto e Voce del Mare (ristorante Yachting Club). Strutture ritenute abusive, poi sottoposte a sequestro: formalmente installazioni amovibili, ma in realtà ancorate stabilmente agli scogli tramite pali metallici. Opere eseguite senza titolo edilizio, sulla base di una semplice SCIA priva di autorizzazione paesaggistica, inizialmente dichiarata improcedibile e poi “salvata” dalla dirigente del SUAP.

2. La gara del 2016 per la concessione demaniale
Le indagini avrebbero inoltre fatto emergere anomalie nella procedura di gara del 2016 per l’assegnazione di un’area destinata alla ristorazione. L’ATI Gusto, pur formalmente società distinta, sarebbe risultata comunque riconducibile allo stesso imprenditore titolare della srl Voce del Mare, in violazione del divieto di partecipare con più soggetti allo stesso bando. Secondo la Procura, la seconda società sarebbe stata acquistata tramite prestanome proprio per eludere le regole.

3. Tentata concussione per il dissequestro dello Yachting Club
Il terzo episodio riguarda la dirigente del Servizio Antiabusivismo del Comune, accusata di aver esercitato pressioni sui suoi funzionari affinché attestassero falsamente la completa eliminazione degli abusi edilizi all’interno dello Yachting Club. Una relazione che, se inviata al GIP, avrebbe comportato il rigetto dell’istanza di dissequestro. Al diniego dei tecnici, la dirigente avrebbe avocato a sé il fascicolo, redigendo una relazione ritenuta mendace.

Le misure interdittive e i destinatari

Il GIP ha disposto misure interdittive per periodi da 6 a 12 mesi nei confronti di:
Antonio Sarnello, dirigente UTC – interdizione dai pubblici uffici (6 mesi) per falso.
Claudia Sacco, ex dirigente SUAP – interdizione dai pubblici uffici (12 mesi) per falso.
Maria Gabriella Camera, dirigente Antiabusivismo – interdizione dai pubblici uffici (12 mesi) per tentata concussione e falso.

Pietro Paolo Palumbo, avvocato – divieto di esercitare la professione (12 mesi) per truffa ai danni del Comune. Giovanni Salerno, ingegnere ed ex dirigente UTC – divieto di esercitare la professione (12 mesi) per falso. Giuseppe Fornito, imprenditore – divieto di esercitare attività d’impresa (12 mesi) per truffa.

Le valutazioni del GIP: “Capacità di condizionare gli uffici”

L’ordinanza descrive un quadro definito “particolarmente grave” dal giudice:
Giuseppe Fornito è indicato come beneficiario e promotore delle condotte illecite, capace di condizionare l’azione amministrativa.

Giovanni Salerno è descritto come un professionista con una forte influenza sugli uffici, al punto da “indirizzare” l’azione amministrativa secondo interessi privati, arrivando a stigmatizzare l’operato del SUAP per ottenere l’esito desiderato.

L’avvocato Palumbo, cognato di Fornito, avrebbe svolto un ruolo attivo nell’operazione di acquisizione dell’ATI Gusto tramite prestanomi.

Claudia Sacco, ex dirigente SUAP, avrebbe asservito l’azione amministrativa alle esigenze dell’imprenditore, avocando a sé pratiche che i funzionari ritenevano prive dei requisiti.
Maria Gabriella Camera avrebbe esercitato pressioni intimidatorie sui tecnici, causando — secondo il GIP — lo svuotamento del servizio e il burnout del responsabile, costretto a chiedere il demansionamento pur di non firmare atti ritenuti falsi.

Antonio Sarnello viene accusato di aver minimizzato irregolarità sostanziali, sostenendo in una relazione che le anomalie riscontrate sulle pedane rientrassero nella “tolleranza di cantiere”, senza rilevare gli ancoraggi abusivi agli scogli.

L’integrità dei funzionari che si sono opposti

Il GIP sottolinea anche la condotta esemplare del responsabile del servizio antiabusivismo e di due tecnici comunali: malgrado pressioni e timori di azioni disciplinari, si sarebbero rifiutati di redigere relazioni compiacenti sul caso Yachting Club, arrivando a chiedere il trasferimento o accettare il demansionamento pur di non attestare il falso.