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Camorra, la spedizione in clinica dei clan Licciardi e Russo e i 2,5 milioni da recuperare

Napoli  – L’ultima inchiesta sulle nuove leve della camorra dei clan Licciardi e Russo racconta una storia che sembra uscita da una serie televisiva. E invece, parola degli inquirenti, è tutto vero: un uomo ricoverato in una clinica, un commando che parte in silenzio dalla Campania, un debito milionario da riscuotere.

Perché, per i clan, nessun letto d’ospedale può diventare un rifugio: i soldi, quando sono «loro», si vanno a prendere ovunque.

Al centro della vicenda c’è il titolare di un’attività commerciale a Palma Campania e – secondo gli investigatori – protagonista di un colossale raggiro ai danni di ignari clienti Enel. Una truffa sofisticata, condotta attraverso società intestate a prestanome e sistemi informatici che caricavano micro-prelievi sulle bollette della luce: pochi euro per volta, ma moltiplicati per migliaia di utenti.

Un bottino che avrebbe fruttato circa 2,5 milioni di euro, parte dei quali destinati – dicono i magistrati – alle casse dei clan Licciardi, Contini e Di Lauro e ad alleanze parallele nei territori nolani, vesuviani e avellinesi.

Ma quei soldi, semplicemente, non arrivano. E quando i soldi non arrivano, la camorra torna alla regola più antica del suo codice: si va a prendere il debitore, ovunque si trovi.

L’incidente, il ricovero e la «missione» dei clan

È il 7 aprile 2023 quando l’imprenditore finisce fuori strada a 300 all’ora, a bordo di una Lamborghini. Sopravvive, ma rimane ricoverato in una clinica in Abruzzo. Ed è lì che, secondo l’ordinanza cautelare, convergono gli emissari dei clan.

La procura elenca nomi e ruoli: Abbatiello, Nappi, Russo Paolino, Coppola, Parisi, Sapio, Carandente Sicco, Maturo, Cava, Alfieri, Della Pietra. Una rete che unisce il Nolano ai territori di Secondigliano, Somma Vesuviana, Casoria, Avellino.

Un mosaico di uomini di riferimento dei clan Russo, Licciardi, Fabbrocino e Cava, capaci di muoversi come un’unica struttura: chi organizza, chi pianifica, chi parte, chi accompagna, chi apre le porte della clinica.

Il gruppo – scrive il giudice – agisce con metodo mafioso: una spedizione «organizzata» per intimare all’imprenditore che il conto va saldato. Subito.

A guidare i movimenti è, soprattutto, Gennaro Nappi, punto di contatto tra i “napoletani” e la rete nolana. Ed è nella sua abitazione che le microspie registrano le conversazioni decisive.

Le intercettazioni: «Questo scornacchiato… sta all’ospedale»

Il 22 maggio 2023, Nappi parla con un interlocutore non identificato. È una conversazione che gli inquirenti definiscono «illuminante». È qui che emerge tutta la dinamica dell’affare, i rapporti con i clan e la rabbia per la mancata consegna dei soldi.

«Lo sapete questo scornacchiato del caffè sta all’ospedale? Ha fatto un incidente a 300 all’ora con la Lamborghini… però sta bene, non è morto», dice Nappi. Sta parlando proprio dell’imprenditore

Poi arriva il passaggio chiave: «Questo è un …, uno scemo… con certi amici di Napoli: i Contini, i Licciardi, i Di Lauro. Ci hanno portato tre società a questo scemo… caricavano soldi dalle banche, ha messo sopra la bolletta dell’Enel… si prendeva otto euro da ogni bolletta».

Il racconto si intreccia con le tensioni tra clan e con le visite che emissari dei Licciardi e dei Cava fanno a casa del Nappi per pretendere che sia lui a mettere ordine: «Vogliamo sapere com’è la situazione, questo deve dare due milioni e mezzo», ribadiscono Coppola e Sapio in un’altra intercettazione.

L’operazione: «Andiamo a prenderlo. Ce lo portiamo qua»

Il 18 aprile 2023 la scena si fa ancora più chiara. In casa di Nappi ci sono Coppola, Sapio, Carandente Sicco ed Esposito. Parlano apertamente della missione. Coppola spiega: «Sta uno che lavora dentro da lui… ci ha detto che sta troppo bene, al novanta per cento è a casa». Devono rintracciarlo, parlargli, fargli capire che il tempo è scaduto.

Ma Nappi è diffidente: teme la moglie, «una viperetta», teme che il nipote , collaboratore di giustizia – possa rivelare qualcosa. E teme soprattutto le telecamere e i controlli.

Così nasce un piano quasi grottesco, degno di un film:entrare separati per non farsi notare;
comprare un caffè come copertura; fingere un incontro casuale e, se necessario, «prendere» l’uomo e portarlo da loro.

Il tutto mentre discutono foto della moglie, abitudini, accessi alla clinica, persone fidate che possono avvicinarlo senza destare sospetti.

È un frammento di camorra 2.0: telefoni criptati, società fittizie, flussi digitali. Ma anche leve antiche: violenza, intimidazione, controllo del territorio.

Le alleanze: Licciardi, Russo, Fabbrocino, Cava

Le conversazioni rivelano un mosaico criminale che va oltre la singola estorsione. Coppola viene descritto come vicino al clan Cava, ma in contatto con i Fabbrocino e con gli uomini dei Licciardi, di cui si fa portavoce.

Russo assume l’impegno diretto di “risolvere la situazione” con l’imprenditore, a conferma dei rapporti stretti tra le famiglie mafiose dell’area nolana e la storica Alleanza di Secondigliano.

I soldi – spiegano gli investigatori – sarebbero finiti in cassa comune, per sostenere affiliati liberi e detenuti. La spedizione in clinica non è solo una riscossione: è un modo per affermare l’egemonia dei clan sui territori, tra Palma Campania, Secondigliano, Casoria, Somma Vesuviana e Avellino.

La macchina del terrore non riesce a completare l’estorsione: l’imprenditore non pagherà mai quei 2,5 milioni. Ma le intercettazioni, gli incontri e la spedizione verso la clinica diventano il cuore dell’inchiesta che oggi ha portato la procura a contestare a più indagati l’aggravante mafiosa, l’estorsione tentata e la partecipazione a organizzazioni camorristiche.

Resta l’immagine più forte, quella che apre l’ordinanza: uomini dei clan che varcano la porta di una clinica per ricordare alla loro vittima che nessun luogo è abbastanza sicuro quando si ha un debito con la camorra.

Mugnano, il mistero del 18enne incensurato con l’arsenale nel box

Mugnano di Napoli – A volte, il destino si gioca in un attimo, nell’istante in cui un controllo di routine incrocia uno sguardo sfuggente. È accaduto in un bar di via Chiesa, a Mugnano, dove la serata ordinaria di una pattuglia dei Carabinieri della Compagnia di Marano si è trasformata in un’indagine che scava in uno dei misteri più inquietanti della criminalità: il reclutamento dei giovani “puliti”.

L’atmosfera si è gelata non appena le uniformi hanno varcato la soglia. Tra gli avventori, due ragazzi hanno mostrato un’insofferenza palpabile. Poi, il dettaglio che ha cambiato tutto: dalla tasca dei jeans del 18enne, spuntava inconfondibile il profilo di un caricatore, pieno di proiettili.

Le manette sono scattate immediatamente. Ma era solo l’inizio, il primo indizio di un puzzle molto più grande. La perquisizione della sua auto ha portato alla luce un passamontagna e una chiave mimetizzata con una lama di coltello. Elementi da “toolkit” del rapinatore.

È stato però il box auto dell’abitazione del giovane a riservare lo choc maggiore: un vero e proprio arsenale. Tre fucili semi-automatici da caccia, calibro 12, tutti funzionanti e “pronti all’uso”, provenienti da un furto denunciato a Foggia lo scorso ottobre. Accanto alle armi, altro passamontagna e un berretto con visiera. L’equipaggiamento completo per un assalto.

L’interrogativo che pesa: custode o complice?

Ora, il caso si arena su un dilemma che tiene in sospese le indagini e scuote la comunità. Il ragazzo è incensurato. Un profilo “pulito” che non era mai finito nel radar delle forze dell’ordine. Cosa spinge un diciottenne senza precedenti penali a diventare il custode di un arsenale del genere?

Le ipotesi degli investigatori si dividono su due fronti principali.
Era un semplice “magazziniere”, pagato per custodire armi ingombranti e pericolose per conto della camorra locale, sfruttando proprio la sua “credibilità” di incensurato? Una pedina inconsapevole in un gioco più grande, o una scelta calcolata?

Oppure, quell’arsenale e quel passamontagna raccontano una verità più oscura? Il ragazzo faceva già parte di una banda di rapinatori? Il box non era un deposito casuale, ma la base operativa di un gruppo pronto a colpire? L’assenza di precedenti non sarebbe dunque la storia di un ragazzo perbene, ma la prova di un’abilità criminale finora rimasta nell’ombra.

L’arresto per detenzione abusiva di armi e ricettazione è solo l’inizio. Per il 18enne, ora in carcere, si spalancano le porte di un futuro giudiziario complesso. Per gli investigatori, invece, inizia la caccia alla verità: chi c’è dietro quel giovane volto?

Arzano, scoperto market della droga in via Zanardelli

Arzano- Operazione della sezione radiomobile dei carabinieri della compagnia di Casoria in via Zanardelli, zona sotto il controllo del clan della 167.

Qui i militari hanno notato un movimento sospetto: un uomo che si allontanava a passo svelto dall’abitazione di Giuliano Pane, 27enne pregiudicato della zona. Alla vista della “gazzella” dell’Arma, Pane ha tentato di chiudere frettolosamente la finestra, un gesto che ha insospettito ulteriormente gli operanti.

Il controllo è scattato immediato. Il passante, rivelatosi un cliente, è stato trovato in possesso di una dose di cocaina appena acquistata. È stato il segnale per il blitz: i Carabinieri hanno fatto irruzione nell’appartamento del 27enne, bloccandolo proprio mentre tentava di disfarsi delle prove.

Nascosti all’interno di un contenitore di plastica, tipo ovetto, i militari hanno rinvenuto e sequestrato 33 dosi di cocaina pronte per lo smercio. Pane è stato arrestato per detenzione di sostanza stupefacente a fini di spaccio ed è ora in attesa di giudizio.

 

Napoli, parla ancora Francesco Pio Valda: “Non vado fiero di quello che ho fatto”

Francesco Pio Valda, condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio del 18enne innocente Francesco Pio Maimone, legge in aula dichiarazioni di scuse dopo aver cosnegnato ai giudici, nella scorsa udienza un memoriale di quattro pagina scritto di suo pugno.

Tra lacrime, parole di pentimento e il racconto del carcere, resta l’interrogativo: consapevolezza maturata o strategia processuale?

“Voglio dare un messaggio a tutti i miei coetanei: non vado fiero di quello che ho fatto”. Nell’aula 318 del Nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli, la voce di Francesco Pio Valda rompe il silenzio del processo di secondo grado. Il baby boss, condannato in primo grado all’ergastolo, chiede nuovamente scusa per l’omicidio del 18enne pizzaiolo innocente Francesco Pio Maimone, ucciso sul lungomare di Napoli nella notte in cui una banale rissa degenerò in tragedia.

Valda prende la parola per rendere dichiarazioni spontanee davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Napoli. “Non avevo il coraggio di chiedere scusa ai genitori, questo era il mio messaggio e chiedo ancora scusa”, dice rivolgendosi idealmente alla famiglia Maimone e ai ragazzi della sua età.

Parole che sembrano segnare una cesura con l’immagine del giovane spavaldo, arruolato troppo presto nel sottobosco criminale e trasformato in simbolo di quella deriva giovanile che a Napoli spesso si intreccia con la violenza armata.

Il memoriale presentato nella scorsa udienza

Dietro le frasi lette in aula c’è un memoriale scritto di suo pugno, consegnato  alla Corte. Quattro pagine nelle quali Valda ha messo nero su bianco i suoi pensieri dal carcere, racconta le notti insonni, la difficoltà di reggere la vita dietro le sbarre e, soprattutto, la consapevolezza di avere spezzato per sempre la vita di un ragazzo che non aveva alcuna colpa.

Quel documento, già letto nella scorsa udienza, è diventato un tassello centrale nel dibattito processuale e nell’opinione pubblica.

Per la giustizia, Valda resta l’autore del colpo fatale partito durante una rissa nata per un futile motivo: un “pestone” che avrebbe rovinato le sue scarpe griffate. Da un gesto insignificante, un’escalation di violenza che ha tolto la vita a Maimone, 18 anni, pizzaiolo, estraneo al regolamento di conti.

Un omicidio che la stessa accusa ha definito “assurdo” e “inspiegabile”, ma che racconta con crudezza la fragilità di un contesto dove l’orgoglio, le apparenze e le armi si mescolano in una miscela micidiale.

La domanda che oggi accompagna il processo di appello è inevitabile: Francesco Pio Valda sta davvero cambiando? Il carcere – soprattutto per un ragazzo che si è affacciato alla maggiore età già segnato da un omicidio – può essere diventato lo spazio in cui misura il peso delle proprie azioni, comprende la sproporzione tra un paio di scarpe sporche e una vita spezzata, riconosce l’abisso tra la spavalderia di strada e la realtà di una cella.

Le sue parole, il memoriale, il tono con cui pronuncia il suo “non vado fiero di quello che ho fatto” sembrano, per alcuni, il segnale di una presa di coscienza.

Ma in un’aula di tribunale, il confine tra pentimento e strategia è sottile. Altre voci, più scettiche, leggono in questo memoriale un estremo tentativo di ammorbidire il giudizio dei giudici d’appello, di allontanare lo spettro dell’ergastolo, di presentarsi come un giovane smarrito piuttosto che come un baby boss freddo e irredimibile.

Il processo, infatti, non è solo il luogo della verità giudiziaria, ma anche del racconto che ogni imputato costruisce di sé: chi si vuole essere agli occhi dei giudici, dell’opinione pubblica, delle stesse vittime.

Per la famiglia Maimone, le scuse – per quanto ripetute – non potranno cancellare la perdita. Restano il dolore irreparabile, la rabbia per una morte senza senso, la ferita di un lutto che nessuna sentenza e nessun pentimento potranno mai sanare.

E tuttavia, anche per loro, la domanda è inevitabile: è preferibile un colpevole che resta ancorato alla propria arroganza criminale, o un ragazzo che, dentro il carcere, comincia almeno a prendere atto del male compiuto?

Il caso Valda diventa così uno specchio di una questione più ampia: quanto è possibile credere al cambiamento di un giovane cresciuto nella cultura del branco e delle armi? La vita in carcere per un diciottenne, anche se spavaldo, logora, mette alla prova, costringe a fare i conti con sé stessi.

Che questa sofferenza diventi davvero coscienza morale o rimanga solo un calcolo difensivo, lo dirà il tempo, più ancora che la sentenza d’appello.

In attesa del verdetto, restano quelle pagine scritte a mano e quelle parole in aula: “Non vado fiero di quello che ho fatto”. Un messaggio indirizzato ai coetanei, ma anche un appello alla pietà dei giudici.

Casoria, tenta di strangolare la madre per i soldi della droga: arrestato

Casoria – È stata una notte movimentata quella appena trascorsa a Casoria dove si è sfiorata la tragedia.

I militari della locale stazione, supportati dalla sezione radiomobile, sono intervenuti d’urgenza in un’abitazione privata per fermare una violenta lite familiare. Protagonista un 43enne del posto, già noto alle forze dell’ordine, che in preda a una crisi d’astinenza ha aggredito la madre 75enne.

La dinamica ricostruita dagli inquirenti è agghiacciante: l’anziana si era rifiutata di consegnare al figlio il denaro necessario per l’acquisto di stupefacenti. Un “no” che ha scatenato la furia cieca dell’uomo, il quale ha prima picchiato la donna e poi ha tentato di strangolarla. Solo un improvviso ritorno alla lucidità ha evitato il peggio, con l’aggressore che si è poi dato alla fuga.

I Carabinieri, dopo aver soccorso la vittima e affidata alle cure del 118, si sono messi sulle tracce del 43enne, rintracciandolo poco dopo nei pressi dell’abitazione. L’uomo è stato arrestato e dovrà ora rispondere dell’accusa di maltrattamenti in famiglia.

 

Napoli, sgombero degli abusivi in via Brin

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Napoli – Operazione straordinaria della Polizia di Stato in via Benedetto Brin, dove le forze dell’ordine hanno messo in campo un dispositivo imponente per contrastare degrado urbano e situazioni di illegalità.

L’intervento si inserisce nel piano di intensificazione dei controlli predisposto dalla Questura di Napoli per ripristinare condizioni di sicurezza e decoro nella zona.

Al blitz hanno partecipato gli agenti dei Commissariati Vasto-Arenaccia e Dante, le volanti e i Nibbio dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, affiancati dal Reparto Prevenzione Crimine Campania e dal Reparto Mobile di Napoli. Un’operazione coordinata che ha puntato a verificare capillarmente l’intera area interessata.

I numeri del controllo

Durante il servizio sono state identificate 67 persone, di cui 25 risultate avere precedenti di polizia. Gli agenti hanno inoltre sottoposto a verifica 33 veicoli. L’aspetto più critico emerso riguarda la situazione di degrado ambientale: numerose tende occupavano abusivamente i marciapiedi, trasformate in ricoveri di fortuna e circondate da accumuli di rifiuti che compromettevano l’igiene e la vivibilità della zona.

Tre stranieri accompagnati al Centro di Permanenza

Al termine delle verifiche, tre cittadini extracomunitari sono stati accompagnati al Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), in attesa delle procedure previste dalla normativa sull’immigrazione. L’operazione conferma la volontà delle autorità di mantenere alta l’attenzione su un’area che necessita di interventi costanti per garantire sicurezza e legalità.

Napoli, sequestrato ristorante di Agnano: sigilli violati e video cancellati

Napoli – I militari del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale del Gruppo Carabinieri Forestale di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale e un decreto di sequestro preventivo emessi dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura partenopea, nei confronti di un cittadino italiano.

L’uomo è indagato per i reati di violazione di sigilli e frode processuale, contestati per fatti avvenuti a Napoli nell’ottobre 2024.

L’inchiesta trae origine da una precedente attività investigativa, coordinata dalla V Sezione Tutela ambiente e territorio della Procura di Napoli, relativa a un incendio boschivo dell’agosto 2022 che aveva interessato l’area protetta dell’Oasi degli Astroni.

In quell’occasione, al centro degli accertamenti vi era l’uso improprio di fuochi pirotecnici in aree sottoposte a sequestro e collegate a una struttura ricettiva di Agnano, gestita dallo stesso indagato, nominato nel frattempo custode giudiziario delle aree scoperte.

Nel corso di un successivo controllo di polizia giudiziaria, finalizzato proprio a verificare una possibile violazione dei sigilli, il gestore avrebbe cancellato furtivamente le registrazioni del sistema di videosorveglianza privato a servizio del ristorante. Un’azione che, secondo l’accusa, mirava a ostacolare le indagini, integrando così l’ipotesi di frode processuale.

Il dispositivo di registrazione video è stato sottoposto a sequestro e, grazie a una consulenza tecnica, gli inquirenti sono riusciti a ricostruire quanto avvenuto. L’analisi forense ha consentito di contestare all’indagato multiple e recenti violazioni aggravate di sigilli, per avere continuato a utilizzare alcune delle aree sottoposte a sequestro durante eventi e attività organizzate nella struttura ricettiva di Agnano.

Con il provvedimento eseguito dal Nucleo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale di Napoli, è stato disposto il divieto di dimora per l’indagato sull’intero territorio delle province di Napoli e Caserta. Contestualmente è scattato il sequestro dell’intero compendio immobiliare adibito a ristorante, con finalità di sgombero da persone e cose, al fine di impedire ulteriori utilizzi illeciti delle aree sotto vincolo giudiziario.

Secondigliano, caccia ai fornitori di Gennaro Esposito

Napoli – Chi ha fornito quell’ingente quantità di droga, oppure per conto di chi la custodiva davvero e, soprattutto, a chi era diretta? Sono le domande alle quali dovrà rispondere in aula Gennaro Esposito, 29 anni, di Secondigliano, arrestato ieri dai carabinieri e in attesa dell’udienza di convalida nel carcere di Secondigliano.

Per gli inquirenti si tratta dell’anello di una catena più ampia, ancora tutta da ricostruire: fornitori, grossisti e clienti finali.

Il blitz è scattato nelle ultime ore in un appartamento di Secondigliano, dove Esposito vive con la famiglia. I militari dell’Arma, in divisa e in borghese, hanno bussato fingendo un normale controllo, poi sono entrati in azione con una perquisizione meticolosa. L’obiettivo iniziale erano armi, che non sono state trovate.

Al loro posto, però, è emerso un vero e proprio “tesoro” di stupefacenti: 15 chili di hashish, quasi 2 chili di eroina e 810 grammi di cocaina, per un totale di circa 18 chili di droga pronta, secondo gli investigatori, per essere immessa sul mercato.

Il nascondiglio scelto dal 29enne racconta da solo il livello di spregiudicatezza: la droga era stipata nell’armadio della cameretta, accanto alla culla del figlio neonato. Un luogo che Esposito riteneva evidentemente “sicuro” in caso di perquisizioni, ma che non è bastato a evitargli le manette.

Tutto il materiale è stato sequestrato. Secondo una prima stima, una volta “tagliata” e rivenduta al dettaglio, quella partita di droga avrebbe potuto fruttare fino a 100 mila euro.

Ad arrestare Esposito sono stati i carabinieri della stazione di Secondigliano. Il giovane è già noto alle forze dell’ordine, ma non risultano a suo carico condanne o arresti per camorra. L’accusa ora è pesante: detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio.

Il figlio di Kojak davanti al gip

Sarà il giudice per le indagini preliminari, nelle prossime ore, a valutare la convalida dell’arresto e le misure cautelari da applicare, mentre gli investigatori cercano di risalire alla filiera: chi riforniva un deposito tanto consistente? Si trattava di droga destinata al solo mercato locale o anche a piazze di spaccio più ampie?

L’ombra della camorra, intanto, si allunga sul cognome Esposito. Gennaro è figlio di Pietro Esposito, detto “Kojak”, nome noto alle cronache della prima faida di Scampia e Secondigliano. “Kojak” ebbe un ruolo nell’omicidio di Gelsomina Verde, la 22enne impegnata nel sociale rapita, torturata, picchiata e poi uccisa con tre colpi di pistola il 27 novembre 2004, nel pieno della guerra tra il clan Di Lauro e gli “scissionisti” Amato-Pagano. Il corpo di “Mina” venne poi bruciato e abbandonato in una campagna alla periferia nord di Napoli.

Pietro Esposito si pentì il giorno dopo il suo arresto, raccontando ai magistrati retroscena, dinamiche e nomi dei partecipanti a quel delitto che sconvolse l’opinione pubblica. Proprio per la scelta di collaborare con la giustizia gli fu inflitta una condanna considerata relativamente lieve rispetto all’efferatezza del crimine.

In quelle stesse vicende spunta anche la figura di Gennaro Notturno, boss di peso del clan Di Lauro, oggi collaboratore di giustizia, noto anche per il tatuaggio sul polso con il nome “Mina” e per i racconti agghiaccianti resi ai pm, come quello in cui riferisce che “un boss giocò a pallone con la testa di un morto”.

Il peso di quel passato ora torna a gravare sul presente del figlio di “Kojak”. Gli inquirenti, però, al momento tengono distinto il profilo giudiziario di Gennaro Esposito da quello del padre pentito e si concentrano sul traffico di droga scoperto in casa.

Toccherà al 29enne spiegare, davanti al giudice, da dove arrivassero quei 18 chili di stupefacenti, chi fosse il proprietario vero della partita e chi ne attendeva la distribuzione sulle piazze di spaccio di Napoli e dell’hinterland.

Napoli, agguato al Rione Berlingieri: gambizzato 17enne

Napoli  – Notte di tensione nel Rione Berlingieri, dove un 17enne è rimasto ferito da un colpo di pistola in circostanze ancora tutte da chiarire. Il giovane è stato soccorso poco dopo le 2 e trasferito d’urgenza all’ospedale Cto, dove è arrivato in codice rosso ma non in pericolo di vita.

I medici stanno preparando un intervento chirurgico per rimuovere l’ogiva rimasta conficcata nella gamba.

Sul caso indaga la Polizia di Stato. Gli agenti del Commissariato San Carlo, ascoltato il ragazzo nel reparto dell’ospedale, stanno cercando di ricostruire quanto accaduto in viale delle Dolomiti, nel cuore del quartiere.

Il 17enne avrebbe detto di essere stato colpito mentre si trovava in strada, ma non avrebbe saputo fornire dettagli utili per chiarire la dinamica del ferimento.

Gli investigatori vagliano diverse ipotesi: dal colpo partito accidentalmente fino a un possibile avvertimento o a un episodio legato a tensioni locali. Sul luogo indicato dal giovane sono in corso accertamenti per verificare eventuali tracce, testimonianze o immagini di videosorveglianza.

Il quadro resta al momento poco chiaro, ma le indagini proseguono senza sosta per fare luce sull’ennesimo episodio di criminalità nella zona a Nord di Napoli

Arzano, nascondeva armi clandestine in camera da letto: arrestato

Armi Clandestine in Camera da Letto: Colpo di Scena ad Arzano
Domiciliari ‘interrotti’ per un 52enne: scoperto l’arsenale grazie a una visita sospetta. Una 357 Magnum rubata e un colombiano espulso nel blitz dei Carabinieri.

Arzano – Una visita apparentemente innocua che ha fatto scoprire un arsenale illegale, portando dritto in carcere un 52enne che avrebbe dovuto trovarsi ai domiciliari.

È accaduto ad Arzano, dove l’occhio attento dei Carabinieri della locale Tenenza ha trasformato un sospetto in un arresto eccellente per detenzione di armi clandestine e ricettazione.

L’attenzione dei militari si è concentrata su una palazzina dopo aver notato due presenze insolite e ritenute sospette: una tossicodipendente e un cittadino colombiano, entrambi in qualche modo collegati all’uomo sottoposto a misura cautelare.

Ritenendo che i due potessero rappresentare un anomalo canale di comunicazione o un’attività illecita in corso, i Carabinieri hanno fatto scattare immediatamente la perquisizione nell’abitazione del 52enne.

L’arsenale nascosto in camera da letto

Il colpo di scena si è consumato nella camera da letto del detenuto: qui i militari hanno rinvenuto un vero e proprio arsenale nascosto. In particolare, sono state sequestrate:

Una pistola calibro 45 con matricola abrasa, caricata con 7 proiettili.

Una pistola 357 Magnum risultata provento di un furto commesso lo scorso anno in provincia di Caserta.

Il 52enne è stato immediatamente arrestato. Dovrà rispondere delle gravi accuse di detenzione abusiva di armi clandestine e ricettazione e, dopo le formalità di rito, è stato trasferito in carcere.

Non meno rilevante è stata la posizione del cittadino colombiano, sorpreso dai militari sul pianerottolo dell’abitazione. L’uomo è stato denunciato per aver fornito false generalità e, a suo carico, pendeva un decreto di espulsione dal territorio nazionale. Le indagini sono in corso per chiarire il ruolo esatto del colombiano e della donna nell’intera vicenda.

Casa più intelligente, meno faccende: cosa cercare nel 2025

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Tra lavoro, famiglia e il semplice piacere di una serata tranquilla, non vuoi che le faccende domestiche ti rubino tempo. Eppure pavimenti misti, tappeti, animali domestici e oggetti in giro possono mettere in difficoltà i dispositivi che promettono di aiutarti. In più, le schede tecniche possono sembrare un labirinto—pressione in Pa da una parte, air watt dall’altra, norme e acronimi ovunque—rendendo difficile capire cosa conti davvero. Questa guida semplifica il panorama così che tu possa scegliere con sicurezza e tornare a ciò che ti sta a cuore; e in un mercato in rapido cambiamento, dove realtà come MOVA Italy propongono soluzioni sempre nuove, è facile sentirsi disorientato senza una bussola affidabile.

Come MOVA Italy si inserisce nel mix per la smart home

Vedrai molti nomi nel retail della smart home, ma MOVA Italia si distingue per ampiezza: robot aspirapolvere e robot lava-aspirapolvere, lavasciuga per pavimenti, scope senza filo, elettrodomestici da cucina, dispositivi per l’igiene orale, robot tagliaerba e pet-tech. Per te questa ampiezza conta perché significa un’unica app, un unico linguaggio di design e una logica di manutenzione simile tra le categorie—meno da imparare, meno sorprese. Se valorizzi l’autonomia pratica (svuotamento, lavaggio e asciugatura automatizzati) e una navigazione solida, tenere d’occhio la roadmap di questo marchio ti aiuta a comprare una volta e usare più a lungo.

Panoramica del mercato: che cosa comprende oggi la smart home

La smart home ormai va oltre luci e speaker. Troverai soluzioni per pulizia e cura dei pavimenti, cucina e trattamento dell’aria, cura personale, automazione del giardino e igiene per gli animali. Con l’avvicinarsi delle categorie, aspettati basi multifunzione più evolute, una mappatura migliore e funzioni di manutenzione più intelligenti.

Tipologie di dispositivi trasversali disponibili in Italia

  • Pulizia e cura dei pavimenti: robot aspirapolvere e robot lava-aspirapolvere, lavasciuga per pavimenti, scope senza filo. 
  • Cucina e lifestyle: friggitrice ad aria compatta e altri piccoli elettrodomestici. 
  • Cura personale: spazzolini elettrici con controllo della pressione e guida via app. 
  • Esterni: robot tagliaerba per giardini da piccoli a medio-piccoli. 
  • Pet-tech: soluzioni autopulenti per la lettiera. 

Dove ti inserisci in questo panorama

Parti dalla realtà di casa tua: tipologie di pavimento, soglie tra i locali, tappeti, animali domestici e quanto tempo vuoi dedicare alla manutenzione. Poi abbina le funzioni ai problemi—navigazione per layout complessi, auto-manutenzione se non ami le incombenze ricorrenti, e prestazioni basate su standard se vuoi risultati comparabili.

Capacità fondamentali da valutare nei dispositivi

Autonomia, navigazione e gestione degli ostacoli

Cerca mappatura con LiDAR o videocamere (o sistemi ibridi), pulizia per stanze e zone e rilevamento ostacoli ottimizzato per cavi, giocattoli e ciotole. Se prevedi di pulire di notte o in scarsa luce, la mappatura laser è una scelta più sicura. Mappe multi-piano e “no-go” affidabili fanno risparmiare tempo e riducono i blocchi.

Metriche di prestazione nella pulizia

Per gli aspirapolvere, concentrati su raccolta della polvere ed efficacia sui bordi, non solo sui numeri di potenza. Test allineati agli standard (per esempio metodi IEC) ti offrono dati comparabili. Nella pratica, il progetto del flusso d’aria, il tipo di spazzola e la tenuta spesso contano più dei watt. Per le lavasciuga, confronta il volume dei serbatoi pulito/sporco, i cicli di autopulizia e l’asciugatura.

Automazione della cura dei pavimenti interni (robot aspirapolvere e robot lava-aspirapolvere)

Dotazioni per navigazione e mappatura

Dai priorità a mappatura precisa, stanze e zone personalizzabili, evitamento intelligente di fili e “incidenti” degli animali, e riconoscimento dei tappeti che sollevi o sospenda il lavaggio. Se hai abitazioni su più livelli, conferma il supporto a mappe separate.

Transizioni tra pavimenti e copertura

Le case italiane spesso mescolano piastrelle, parquet e tappeti con profili di passaggio. Controlla l’altezza massima delle soglie superabili e se il robot si ricarica e riprende da solo per finire un intero piano. Batterie più capienti aiutano, ma una pianificazione dei percorsi intelligente può contare più della capacità in sé.

Raccolta, manutenzione e consumabili

Basi tutto-in-uno che svuotano la polvere, lavano i panni del mop e li asciugano con aria calda riducono drasticamente il tempo “a mano”. Valuta anche la capienza del sacchetto, i giorni tra uno svuotamento e l’altro, la cura dei panni per evitare odori e i promemoria in app per filtri e spazzole.

Lavasciuga per pavimenti

Cosa aggiunge questa categoria oltre alla semplice aspirazione

Questi apparecchi aspirano e lavano in un’unica passata—ideali per cucine, ingressi e macchie appiccicose. Per te i vantaggi principali sono cicli di autopulizia (spesso con asciugatura riscaldata) e un’autonomia sufficiente per le zone più trafficate. Usa un robot aspirapolvere per le briciole quotidiane; tira fuori la lavasciuga quando la vita si fa “disordinata”.

Scope senza filo a scopa

Quando è preferibile un dispositivo manuale

Vorrai comunque il controllo manuale per scale, imbottiti, ripiani e auto. Confronta air watt o Pa con la spazzola motorizzata inserita, gli stadi di filtrazione per le polveri fini e se l’aspirapolvere regola in automatico la potenza in base allo sporco. Le luci sulla testa del pavimento aiutano a vedere ciò che altrimenti sfuggirebbe.

Elettrodomestici per cucina e cura personale

Piccoli elettrodomestici affini alla smart home

Le friggitrici ad aria e i piccoli forni non sono sempre IoT, ma rispondono all’obiettivo della smart home: risultati più rapidi con meno complicazioni. I modelli validi puntano su calore uniforme, finestre chiare e preset realmente utili.

Dispositivi per l’igiene orale

Gli spazzolini elettrici mostrano costantemente una migliore riduzione di placca e gengivite rispetto al manuale, se usati correttamente. Dai priorità al controllo della pressione, ai timer e alle testine facilmente reperibili; la guida via app può aiutarti a mantenere due minuti, due volte al giorno.

Automazione per esterni (robot tagliaerba)

Casi d’uso in giardini e cortili italiani

Se hai un prato compatto o un giardino “spezzato”, un robot tagliaerba può tenerlo in ordine con una programmazione fissa, così i weekend restano liberi. Controlla copertura dell’area (per esempio 600–1.000 m²), gestione delle pendenze e livelli di rumorosità se hai vicini a ridosso.

Ambiti di funzionalità da valutare

Le norme di sicurezza per i robot tagliaerba guidano il progetto; cerca sensori che arrestino le lame vicino a persone o animali, controllo affidabile dei confini, rilevamento pioggia e opzioni antifurto. La gestione multi-zona nell’app è particolarmente utile per aree verdi separate.

Pet-tech per l’igiene indoor

Gestione automatizzata della lettiera

I sistemi autopulenti separano i rifiuti, controllano gli odori e tracciano l’uso nell’app—utile se alterni viaggi o giornate lunghe. Un tamburo più ampio e funzioni di deodorazione riducono la manutenzione e mantengono gli ambienti più freschi.

In sintesi: abbina gli obiettivi alle categorie

Se il tuo obiettivo è… La scelta migliore Perché aiuta
Briciole quotidiane con minimo sforzo Robot aspirapolvere / lava-aspirapolvere Pulizia programmata e mappata; evita ostacoli; le basi auto-manutentive riducono le incombenze.
Macchie appiccicose sui duri Lavasciuga per pavimenti Aspira e lava in un’unica passata; l’autopulizia mantiene l’apparecchio in efficienza.
Scale e interventi rapidi Scopa senza filo Alta potenza con accessori; pieno controllo manuale.
Prato curato e silenzioso Robot tagliaerba Taglio programmato; sicurezza a sensori e zone gestite dall’app.
Migliori abitudini di spazzolamento Spazzolino elettrico Timer, controllo della pressione e guida rafforzano la tecnica.

Modi discreti in cui l’ecosistema aiuta

Anche se mescoli marchi, apprezzerai quando i dispositivi parlano la stessa lingua: un’unica app per mappe e orari, promemoria coerenti per filtri e panni e basi che gestiscono le parti “spiacevoli”. Ecco perché un approccio di ecosistema—che copre cura dei pavimenti, giardino e igiene per gli animali—può semplificarti la settimana senza trasformare la casa in un laboratorio. Se sei pronto al confronto tra modelli, parti dai tuoi punti dolenti e fai una shortlist delle funzioni che li risolvono direttamente. Per una visione ampia con controlli coerenti, puoi sfogliare la gamma completa.

Conclusione

Vuoi meno faccende, non più impostazioni. Parti dalle tue realtà—pavimenti misti, animali, soglie e tempo—e scegli funzioni che rimuovono direttamente gli attriti: mappatura affidabile, evitamento degli ostacoli e auto-manutenzione. Usa metriche allineate agli standard per oltrepassare l’hype e preferisci dispositivi che lavorano insieme tra stanze e stagioni. Con scelte ponderate—incluse una o due ancore di MOVA Italy—passerai meno tempo a pulire e più tempo a vivere.

 

Castellammare, “l’ummarell del clan”: così i D’Alessandro controllavano i cantieri e riscuotevano il pizzo

Per cinquant’anni il clan D’Alessandro ha esercitato un controllo quasi militare su Castellammare di Stabia. Un potere capillare, fatto di “occhi e orecchie” disseminati sul territorio e di una rete di fidati che monitorava ogni attività economica della città. Compresi i cantieri edili, diventati negli anni una delle principali fonti di estorsione.

Tra questi fedelissimi, gli investigatori individuano quello che definiscono il loro “ummarell”: non un anziano curioso che osserva i lavori, ma un uomo di fiducia incaricato di sorvegliare l’apertura dei cantieri, segnalare subito l’installazione di nuove impalcature e procedere alla riscossione del pizzo.

Secondo la DDA, quel ruolo era ricoperto da Antonio Salvato, uno degli undici destinatari dell’ordinanza cautelare firmata la scorsa settimana dal gip Maria Luisa Miranda.

Il monitor dei cantieri: segnalazioni, riscossioni e la cassaforte del clan

Le carte dell’inchiesta delineano Salvato come una figura chiave nella gestione economica del gruppo criminale.
È lui – si legge negli atti – che: monitorava i cantieri edili in allestimento, segnalando in tempo reale ogni nuova impalcatura; stabiliva il primo contatto con gli imprenditori per poi avanzare la richiesta estorsiva; raccoglieva i proventi delle estorsioni;custodiva il denaro del clan, tra cui la somma di 155.610 euro sequestrata il 16 ottobre 2024, insieme a una pistola calibro 7.65; distribuiva gli “stipendi” agli affiliati, compresi i detenuti.

Un ruolo che ne fa, agli occhi degli inquirenti, un componente operativo e affidabile dell’organizzazione.

Le estorsioni: 1.500 euro versati tramite bonifico “pilotato”

La prima contestazione riguarda un tangente a un geometra titolare di una impresa edile di Vico Equense. Secondo l’accusa, sfruttando la “valenza intimidatoria” derivante dalla loro appartenenza al clan, gli indagati avrebbero costretto l’imprenditore a versare 1.500 euro.
La somma sarebbe stata bonificata sul conto di Catello Iaccarino presso una filiale BPER di Castellammare.

È lo stesso Iaccarino – sostengono gli investigatori – che avrebbe prelevato il denaro il 13 agosto 2024, consegnandolo poi direttamente a Salvato.

Un’altra estorsione contestata riguarda una ditta impegnata in lavori in via Roma a Castellammare. Il copione, secondo la DDA, è sempre lo stesso: prima la richiesta, poi l’intimidazione implicita legata al nome dei D’Alessandro.

Il delegato alla riscossione sarebbe stato Massimo Mirano, mentre Salvato e Michele Abbruzzese agivano come istigatori.

La cifra iniziale di 3.000 euro sarebbe stata successivamente aumentata fino a 4.000 euro, incassati da un altro sodale non meglio identificato.

Ultimo episodio contestato, in forma tentata, riguarda il titolare di una ditta individuale
Secondo l’accusa, Salvato e Giuseppe Oscurato avrebbero tentato di costringerlo a versare 5.000 euro.L’incontro con gli emissari del clan sarebbe avvenuto il 28 settembre 2024 al “Bar City” di Castellammare.

L’uomo avrebbe cercato di sottrarsi indicando un suo debitore,  come possibile fonte dei soldi. L’uomo però – sempre secondo gli atti – avrebbe prima offerto 2.500 euro, poi si sarebbe impegnato a pagare l’intero importo in due rate, a dicembre 2024 e gennaio 2025.
Il pagamento però non è mai avvenuto, per cause indipendenti dagli indagati.

In tutti gli episodi contestati, l’aggravante è la stessa:l’utilizzo del metodo mafioso e la finalità di agevolare l’organizzazione camorristica D’Alessandro, storicamente radicata nel territorio stabiese.

Secondo la DDA, la struttura del clan D’Alessandro era talmente organizzata da trasformare ogni nuova impalcatura in un potenziale introito criminale.
E Salvato, con il suo ruolo di “sentinella” dei cantieri, era un ingranaggio fondamentale di questo meccanismo.

Tangentopoli a Sorrento: processo immediato per l’ex sindaco

Sorrento – Il 20 febbraio 2026 segnerà l’inizio del procedimento penale che accenderà i riflettori su uno dei filoni più scottanti dell’inchiesta che ha portato al commissariamento della Città di Sorrento: il “Sistema Sorrento”.

Su richiesta della Procura di Torre Annunziata, guidata dal procuratore Nunzio Fragliasso con il PM Giuliano Schioppi, l’ex sindaco Massimo Coppola e il suo “staffista” Francesco Di Maio dovranno affrontare il giudizio immediato.

Questa procedura speciale, che salta l’udienza preliminare, viene concessa quando i pubblici ministeri ritengono sussistere l’evidenza della prova, garantendo un accesso più rapido al dibattimento.

L’arresto in flagranza per la “Mazzetta della Cena”

Il processo che si aprirà a febbraio si concentrerà sull’accusa di induzione indebita collegata a una specifica dazione di denaro: una tangente di 6.000 euro ricevuta dall’imprenditore della refezione scolastica Michele De Angelis.

La consegna del denaro avvenne la sera del 20 maggio scorso durante una cena sui colli di Casarlano. Subito dopo, Coppola e Di Maio furono arrestati in flagranza di reato dalle fiamme gialle della compagnia di Massa Lubrense e del gruppo di Torre Annunziata, che trovarono 4.500 euro nello zaino dell’ex sindaco (ora ai domiciliari nel Lazio) e i restanti 1.500 euro trattenuti da Di Maio.

L’arresto, che portò entrambi nel carcere di Poggioreale, provocò un terremoto politico: sei giorni dopo, sindaco, giunta e consiglio comunale si dimisero in blocco, lasciando la città in mano a un commissario prefettizio.

L’imprenditore De Angelis, la cui posizione è stata stralciata, avrebbe già versato decine di migliaia di euro in tangenti pregresse per assicurarsi gli appalti della refezione scolastica e dell’asilo Benzoni, come ricostruito dettagliatamente nell’ordinanza di convalida degli arresti di maggio.

Il procedimento sulle mense è solo una tessera del mosaico. L’inchiesta del “Sistema Sorrento” prosegue senza sosta, focalizzandosi su altri presunti appalti truccati. Tra questi, sono sotto la lente della Procura i lavori per il Parco Ibsen e le forniture di poltroncine per il Teatro Tasso.

Per questi filoni, Coppola risponde di corruzione insieme a Raffaele Guida, noto come ‘Lello il Sensitivo’. I due furono nuovamente arrestati a luglio, nomi di spicco tra le 16 misure cautelari eseguite nel cuore dell’estate, a conferma dell’ampiezza dell’indagine.

Un elemento cruciale per gli sviluppi futuri è la posizione dell’ex sindaco. Tra il 2 e il 17 settembre, Coppola è stato ascoltato dai PM per ben quattro volte: secondo fonti investigative, l’ex primo cittadino sta collaborando con la giustizia. Le sue dichiarazioni potrebbero rivelarsi fondamentali per svelare l’intera rete di presunta corruzione e per l’esito finale dell’inchiesta.

Oroscopo di oggi 20 novembre 2025 segno per segno

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Il 20 novembre 2025 si presenta come un giorno di transizione e bilanciamento. Da un lato, abbiamo segni come Scorpione, Vergine e Capricorno che sperimentano un picco di energia costruttiva, armonia e fortuna, specialmente nel lavoro. Dall’altro, segni come Pesci, Gemelli e Acquario navigano in acque più agitate, dominate dall’umore altalenante e da tensioni familiari o private.

ARIETE
Amore: Una tensione con una cara amicizia si placa. Sarà proprio l’amico a chiedere scusa per il suo comportamento, permettendovi di riconnettervi.
Lavoro: Avvertite un forte bisogno di ritagliarvi uno spazio vostro. L’invadenza dei colleghi vi infastidisce; cercate un momento di solitudine per ricaricarvi.
Salute: Il nervosismo lavorativo può accumularsi. Un po’ di tempo da soli sarà il miglior ricostituente.
Finanze: Giornata neutra. Nessuna spesa imprevista, ma neppure grandi entrate. Ideale per organizzare le risorse.
Consiglio di Paolo Tedesco: La vostra indipendenza è sacra, ma oggi l’amicizia vi offre un dono. Accettate le scuse con la stessa generosità con cui avreste lottato.

TORO
Amore: Il vostro entusiasmo improvviso e le vostre idee stravaganti potrebbero risultare difficili da condividere, persino per chi vi è più vicino. Cercate di essere pazienti.
Lavoro: La vostra visione è originale, ma forse troppo avanti per i tempi. Non forzate la mano; lasciate che gli altri assimilino.
Salute: Pieno di energia mentale, ma attenti a non sovraccaricare il sistema con troppi stimoli.
Finanze: Idee geniali ma forse premature. Valutatele con freddezza prima di investire.
Consiglio di Paolo Tedesco: La vostra terra sta germogliando idee bizzarre. Non estirpatele, ma non pretendete che fioriscano in un giorno.

GEMELLI
Amore: L’umore è scuro per via di contrarietà familiari, ma i prossimi giorni promettono meraviglie. Il posto libero nel vostro cuore sarà presto occupato.
Lavoro: Attenzione a discussioni o tensioni in casa che potrebbero distrarvi.
Salute: L’umore influisce sull’energia. Cercate di non farvi travolgere dalla negatività.
Finanze: Non fatevi guidare dall’intuito. In materia di contratti e soldi, solo ragione e documenti. Evitate decisioni finanziarie.
Consiglio di Paolo Tedesco: La comunicazione è il vostro dono, ma oggi la mente è in tempesta. Aspettate che si calmi prima di parlare o decidere.

CANCRO*
Amore: Cercate sicurezza nella routine e nei gesti affettuosi. La stabilità emotiva è più importante dei grandi colpi di scena.
Lavoro: Andate cauti, non è il momento di lanciarsi in nuovi progetti che richiedano investimenti.
Salute: L’incertezza finanziaria può creare ansia. Contrastatela con attività rilassanti e rassicuranti.
Finanze: Situazione incerta. Rimandate scelte importanti che impegneranno il vostro capitale. Controllate l’impulso di spendere e attenetevi alle spese ordinarie.
Consiglio di Paolo Tedesco: La vostra corazza oggi è fatta di prudenza. È una scelta saggia, non una ritirata. Proteggete il vostro nido.

LEONE
Amore: Vi mostrate al mondo in forma smagliante, nascondendo con successo le piccole nuvole che minacciano il vostro ottimismo. Il vostro fascino è intatto.
Lavoro: Un’iniziativa interessante richiede impegno, ostinazione e una buona dose di furbizia. Siate strategici, non solo potenti.
Salute: L’equilibrio tra l’energia da palcoscenico e la stanchezza interiore è delicato. Non sforzatevi troppo.
Finanze: Opportunità in vista, ma richiede un approccio calcolato, non impulsivo.
Consiglio di Paolo Tedesco: Anche il Sole, a volte, ha le sue macchie. Mostrare la vostra luce non significa dover negare le ombre. Usatele per dare profondità.

VERGINE
Amore: La vostra sicurezza, rafforzata dai successi professionali, vi rende più attraenti e interessanti.
Lavoro: Giornata eccellente. Gli astri vi aiutano a mettere in luce le vostre qualità migliori, consolidando il vostro ruolo. Attirerete l’attenzione di persone influenti e avrete una mano preziosa.
Salute: La soddisfazione professionale è un ottimo tonico per il benessere generale.
Finanze: Il consolidamento della vostra posizione lavorativa è la base per una futura stabilità finanziaria.
Consiglio di Paolo Tedesco: Il riconoscimento che ricevete oggi è il frutto di un metodo impeccabile. Godetevelo senza analizzarlo all’eccesso.

BILANCIA
Amore: Socializzate più che potete. Mettendo in luce le vostre qualità, attirerete l’attenzione anche in ambito sentimentale.
Lavoro: Qualcuno potrebbe offrirvi un’opportunità attesa. Per coglierla, sarà indispensabile dimostrare competenza e professionalità.
Salute: L’equilibrio si trova nella connessione con gli altri. Le serate sociali sono un toccasana.
Finanze: La fortuna arriva attraverso il networking e la vostra capacità di mostrarvi al meglio.
Consiglio di Paolo Tedesco: La Bilancia cerca armonia, ma oggi l’opportunità arriva grazie al vostro merito. Pesatelo con orgoglio.

SCORPIONE*
Amore: La vita sociale è favoritissima, e questo si riflette positivamente anche sulle opportunità di incontri piacevoli e passionale.
Lavoro: Giornata eccezionale. La fortuna non vi abbandona. Tre pianeti nel segno vi spianano la strada, permettendovi di raggiungere risultati mirabili con facilità.
Salute: Energia e carica alle stelle. Siete al top della forma.
Finanze: Periodo molto favorevole. I successi lavorativi si traducono in benefici economici.
Consiglio di Paolo Tedesco: Siete un magnete per le energie positive. Dirigete questo potere non solo verso l’affermazione, ma anche verso trasformazioni interiori profonde.

SAGITTARIO*
Amore: Riuscite ad attirare l’attenzione della persona che vi interessa con qualche occhiata di fuoco. Attenzione a non pavoneggiarvi troppo, dando un’immagine falsata. Nella serata, seguite le intuizioni.
Lavoro: Mantenete un profilo autentico. L’eccessiva spacconata potrebbe essere controproducente.
Salute: Buona l’energia, ma attenti a non disperderla in mille direzioni.
Finanze: Nulla di rilevante. Meglio concentrarsi sulla pianificazione.
Consiglio di Paolo Tedesco: La vostra freccia colpisce il bersaglio quando è scoccata con verità, non con vanteria. Siate il viaggiatore, non il pagliaccio.

CAPRICORNO
Amore: Una migliore intesa con il partner vi farà provare il piacere della vita di coppia. Giornata di armonia e affetto condiviso.
Lavoro: Puntate decisi sull’obiettivo che vi interessa. Sarete in perfetta armonia con voi stessi e i rapporti con gli altri procederanno senza intoppi.
Salute: La stabilità emotiva e professionale si riflette in un ottimo benessere.
Finanze: La situazione è solida e sotto controllo. Potete permettervi di godervi i frutti del vostro lavoro.
Consiglio di Paolo Tedesco: Anche la montagna più impervia ha i suoi dolci pendii. Oggi è il giorno di camminarvi, apprezzando il panorama della vostra costanza.

ACQUARIO
Amore: Un chiarimento con la persona amata durante la serata fugherà incertezze e malintesi accumulati durante il giorno.
Lavoro: L’agitazione lunare potrebbe rendervi distratti. Cercate di non portare il nervosismo domestico in ufficio.
Salute: La Luna contrasta il vostro sistema nervoso. Agitazione in agguato. Evitate la caffeina e cercate attività calmanti.
Finanze: Non prendete decisioni finanziarie dettate dall’ansia.
Consiglio di Paolo Tedesco: La vostra mente geniale oggi è come un radar in tempesta. Non fidatevi dei segnali finché non si saranno calmati. La chiarezza arriverà con la calma.

PESCI
Amore: Le persone vicine vi faranno ritrovare il sorriso. Appoggiatevi a loro nei momenti grigi.
Lavoro: Qualche problema o imprevisto è in agguato, ma non sarà nulla di irrisolvibile. L’umore altalenante è la vera sfida.
Salute: Giornata di alti e bassi. I momenti di vivacità si alterneranno a cali di energia e malumori.
Finanze: Situazione mista. Eventi gradevoli e imprevisti spiacevoli potrebbero avere un risvolto economico. Tenete le finanze al sicuro.
Consiglio di Paolo Tedesco: Nuotate tra le correnti contrastanti delle emozioni senza identificarvi con nessuna. Siete l’oceano, non le singole onde.

Commento Finale di Paolo Tedesco

Il filo rosso è la ricerca di autenticità e stabilità. Per molti (Sagittario, Leone, Toro) la sfida è comunicare la propria essenza senza maschere o forzature. Per altri (Cancro, Bilancia) la priorità è la sicurezza, sia emotiva che finanziaria.

La lezione cosmica di oggi ci invita a gestire le energie contrastanti: accettare le scuse (Ariete), controllare gli impulsi di spesa (Cancro), e trasformare l’agitazione in chiarezza (Acquario). Per i favoriti dalla sorte, è un giorno di raccolta; per gli altri, un giorno di paziente semina, confidando che il sostegno delle persone care (Pesci) sia il miglior tesoro. Ricordate che anche nei giorni più grigi, un raggio di luce può arrivare da un amico o da una serata di chiarimenti.

Maxi-processo alla holding della droga del clan Amato-Pagano: 250 anni di carcere

Napoli – Raffica di condanne, ma senza la “stangata” auspicata dall’accusa, nel processo alla holding della droga che, all’ombra del clan Amato-Pagano, aveva invaso di stupefacenti l’area Nord di Napoli. Il giudice per le indagini preliminari Ivana Salvatore ha chiuso ieri mattina il primo grado con rito abbreviato: 29 condanne e due assoluzioni, per un totale di quasi 250 anni di reclusione.

Un verdetto importante ma che, in molti casi, si discosta sensibilmente dalle richieste formulate dalla Procura nel corso della requisitoria.

Per la gran parte degli imputati, infatti, le pene inflitte sono risultate più basse rispetto a quanto domandato dai pubblici ministeri, a testimonianza di un bilanciamento operato dal giudice fra la gravità del quadro accusatorio e gli sconti derivanti dal rito abbreviato e dalle singole posizioni processuali.

Alla sbarra, secondo l’impianto accusatorio, la “holding” del narcotraffico che, sotto la protezione degli “Scissionisti” di Secondigliano, avrebbe garantito un flusso costante di droga nei comuni dell’hinterland settentrionale di Napoli.

L’indagine, coordinata dalla Dda e condotta dai carabinieri, era sfociata in un maxi-blitz con 33 arresti, che aveva consentito di decapitare due distinte organizzazioni dedite al traffico di stupefacenti. Strutture autonome sul piano operativo, ma accomunate – secondo gli inquirenti – dallo stesso canale di approvvigionamento internazionale.

Il cuore dell’inchiesta porta in Spagna, dove sarebbe stato localizzato il polo di comando per l’importazione della droga, gestito dal gruppo riconducibile a Simone Bartiromo. Da lì, secondo gli investigatori, partivano i carichi destinati alle piazze di spaccio dell’area Nord, presidiate dagli uomini legati al clan Amato-Pagano, storici antagonisti dei Di Lauro nella faida di Scampia.

Le attività tecniche, le intercettazioni e i pedinamenti avevano inoltre fatto emergere un ulteriore tassello della presunta organizzazione criminale: una struttura centralizzata per garantire assistenza legale immediata ai sodali arrestati in flagranza di reato, con difese coordinate e avvocati di riferimento messi a disposizione dal gruppo.

In parallelo, l’indagine aveva svelato anche un sofisticato sistema di riciclaggio dei proventi del narcotraffico, realizzato attraverso la collaborazione di operatori cinesi, incaricati di far “girare” il denaro e di ripulirlo in cambio di una commissione del 2,4 per cento sulle somme movimentate.

Nel capo d’imputazione, per alcuni degli imputati, compare anche la contestazione della disponibilità di armi, considerate dagli inquirenti parte integrante dell’arsenale del clan degli Scissionisti, a garanzia del controllo del territorio e della difesa dei traffici illeciti.

Il dispositivo letto in aula dal gip Salvatore è stato accolto con soddisfazione dal nutrito collegio difensivo, che in molti casi ha ottenuto una significativa riduzione delle pene rispetto alle richieste del pubblico ministero.

Le motivazioni della sentenza, che chiariranno in dettaglio la valutazione del giudice su ogni singola posizione e sugli elementi raccolti nel corso dell’indagine, saranno depositate entro novanta giorni. Solo allora si potrà comprendere appieno il bilanciamento operato tra le contestazioni mosse dalla Direzione distrettuale antimafia e la ricostruzione accolta dal gip, in vista dell’eventuale battaglia di appello che si annuncia già ora particolarmente combattuta.

Elenco delle condanne (dalla più alta alla più bassa)

  1. Antonio Marrone – 15 anni e 5 mesi

  2. Salvatore Mari – 14 anni

  3. Raffaele Marrone – 14 anni e 7 mesi

  4. Luigi Diano – 13 anni e 4 mesi

  5. Francesco Tessitore – 11 anni

  6. Giuliano Tessitore – 11 anni

  7. Domenico Stefanelli – 10 anni

  8. Pasquale Diglio – 10 anni e 1 mese

  9. Raffaele Maisto – 8 anni e 11 mesi (richiesti 14 anni)

  10. Carlo Troncone – 6 anni e 10 mesi

  11. Vincenzo Mangiapili – 8 anni e 2 mesi

  12. Enrico Bocchetti – 8 anni (richiesti 18 anni)

  13. Domenico Guerra – 8 anni (richiesti 18 anni)

  14. Emanuele Cicalese – 7 anni e 6 mesi (richiesti 18 anni e 4 mesi)

  15. Salvatore D’Aria – 7 anni e 6 mesi

  16. Arturo Vastarelli – 7 anni e 8 mesi

  17. Luigi Ascione – 7 anni e 4 mesi

  18. Carlone Calzone – 7 anni e 4 mesi

  19. Massimo Dannier – 7 anni e 4 mesi

  20. Maurizio Errichelli – 7 anni e 4 mesi

  21. Antonio Pandolfi – 7 anni e 4 mesi

  22. Francesco Fiengo – 6 anni e 8 mesi (richiesti 18 anni)

  23. Gennaro Diano – 6 anni e 8 mesi

  24. Gaetano Pezzella – 6 anni e 8 mesi

  25. Patrizio Pone – 6 anni e 8 mesi

  26. Vincenzo Sinacra – 6 anni e 8 mesi

  27. Nicola Di Casola – 4 anni e 6 mesi

  28. Massimo D’Onofrio – 4 anni e 4 mesi

  29. Salvatore Sansone – 4 anni e 4 mesi (richiesti 16 anni)

Assolti:

  • Salvatore Ruocco

  • Mirko Russo

(nella foto da sinistra in alto Enrico Bocchetti, Luigi Diano, Raffaele Maisto, Salvatore Mari, Arturo Vastarelli e Antonio Pandolfi; in basso sempre da sinistra Maurizio Errichelli, Gaetano Pezzella, Antonio Marrone, Carlo Calzone,  Carlo Troncone ed Emanuele Cicalese)

Portici, denunciato dal sindaco Cuomo: assolto Pino Grazioli

Portici – I fatti risalgono all’aprile 2020, durante la prima ondata del Covid, e il giornalista, impegnato negli aiuti umanitari, ritrovò’ un senza tetto ai confini tra il comune di Portici e di Ercolano, che qualche giorno prima aveva dato voce nei pressi di Secondigliano.

Furono tre giorni di dirette, stressanti, ove intervenirono i carabinieri e i vigili di Portici, ma non i servizi sociali. Quell’anziano rimase in strada per giorni e Grazioli iniziò’ una vera e propria campagna di sensibilizzazione volta a tutelare il Clochard.

Arrivarono denunce, una delle quali autorevoli, da parte del Sindaco di Portici Cuomo, che riteneva diffamatorio il contegno tenuto dal giornalista.

Da qui un lunghissimo processo, che ha visto testimonianze illustri come quelle del Deputato 5 stelle Caramiello, il Sindaco Cuomo, oltre agli agenti verbalizzanti.

Oggi, a distanza di ben 5 anni, cala il sipario su una storia triste: a seguito dell’arringa dell’Avvocato Massimo Viscusi, che minuziosamente ha ribaltato quello che era l’architettura accusatoria degli inquirenti, chiedendo l’assoluzione piena, il Tribunale di Napoli, sesta Sezione, ha accolto a pieno le sue richieste. La Procura e la parte civile avevano chiesto 6 mesi di reclusione.

San Paolo Belsito, i ragazzi erano seguiti dal centro di salute mentale. I vicini: “una tragedia annunciata”

San Paolo Belsito – Una lite, l’ennesima tra le mura domestiche, è sfociata in una tragedia di sangue e follia che ha sconvolto la piccola comunità di San Paolo Belsito, in provincia di Napoli.

Vincenzo Riccardi, 25 anni, ha ucciso la sorella minore, Noemi Riccardi, di appena 23 anni, colpendola con una serie di fendenti inferti con un coltello da cucina.

La dinamica e la confessione choc

L’omicidio si è consumato in un appartamento in Via San Paolo Belsito, dove i due fratelli disoccupati vivevano insieme alla madre. La donna era fuori casa per lavoro al momento del delitto. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i due ragazzi avrebbero iniziato a litigare, un’abitudine, a quanto pare, che li vedeva spesso protagonisti di accesi diverbi.

Questa volta, però, la discussione ha preso una piega fatale: Vincenzo ha afferrato un coltello e si è scagliato contro Noemi, colpendola con almeno sei o sette coltellate in diverse parti del corpo. L’autopsia, disposta dalla Procura di Nola, chiarirà il numero esatto dei colpi.

Ciò che ha reso l’atto ancora più agghiacciante è stato il gesto compiuto dal ragazzo subito dopo. Con una freddezza glaciale, Vincenzo ha impugnato il cellulare e ha chiamato la madre assente, mostrandole in videocall il corpo senza vita di Noemi.

A seguire, l’aggressore ha contattato i Carabinieri, confessando l’omicidio: “Ho ucciso mia sorella a coltellate, venite, non ce la facevo più. Mi esasperava”, avrebbe detto agli uomini dell’Arma.

Trattati in un centro di salute mentale

All’arrivo dei militari, il 25enne si è detto esasperato dalla sorella e ha giustificato il suo gesto parlando di un “raptus di follia”. Un elemento cruciale emerso dalle indagini è che sia Vincenzo che Noemi erano entrambi seguiti e in cura presso un centro di salute mentale a Nola, città dove si erano trasferiti da qualche tempo.

Le forze dell’ordine, coordinate dalla PM della Procura locale, Antonella Vitagliano, stanno indagando per ricostruire il movente e il contesto familiare. Sebbene non risultino denunce formali precedenti, le testimonianze dei vicini di casa dipingono un quadro di alta tensione.

“Una morte annunciata”: la lite iniziata la notte precedente

I vicini, sentiti dai Carabinieri e dai media, hanno infatti parlato di litigi frequenti e molto animati che si consumavano nella palazzina. Alcuni residenti non hanno usato mezzi termini per definire la tragedia, parlando di una “morte annunciata” data la costante conflittualità tra i due fratelli. La lite seconda una testimone era iniziata già nella notte precedente all’omicidio.

Vincenzo Riccardi è stato condotto presso gli uffici della compagnia dei Carabinieri per gli accertamenti. L’arma del delitto, ancora sporca di sangue, è stata repertata nell’appartamento. La giovane età dei due fratelli e il tragico epilogo hanno suscitato profondo sgomento nella cittadina.

Blitz anti-droga a Napoli: in manette 2 spacciatori stranieri

La Questura di Napoli intensifica i servizi straordinari sul territorio cittadino, dando un segnale forte e continuo al contrasto del traffico di sostanze stupefacenti. L’ultima tornata di operazioni ha portato all’arresto di due soggetti, entrambi fermati in flagranza di reato in aree nevralgiche della città.

Nelle ultime ventiquattro ore, la Polizia di Stato ha tratto in arresto un 29enne del Ghana e un 42enne dell’Algeria, quest’ultimo già noto alle forze dell’ordine e con precedenti specifici per spaccio e resistenza a Pubblico Ufficiale.

Il primo arresto in Via Albanese

Il primo intervento si è consumato nel pomeriggio di ieri in Via Albanese. Gli agenti del Commissariato Vicaria-Mercato, durante un mirato servizio di pattugliamento, hanno notato il 29enne mentre effettuava uno scambio lampo: una banconota in cambio di un involucro, ceduto a un soggetto che si è immediatamente dileguato.

Alla vista dei poliziotti, il pusher ha tentato la fuga, rendendo difficile il suo blocco. Dopo un inseguimento e non poche difficoltà, il giovane è stato fermato. La perquisizione ha rivelato il possesso di:

3 stecche di hashish (peso totale di 5,5 grammi).

3 involucri di marijuana (peso totale di 3,5 grammi).

220 euro in contanti, provento dell’attività illecita.

Viale della Costituzione: il secondo pusher in manette

Contemporaneamente, il Commissariato Vasto-Arenaccia era impegnato in un’operazione analoga in Viale della Costituzione. Qui, gli agenti in servizio di controllo hanno osservato il 42enne algerino – già schedato per spaccio e resistenza – mentre cedeva droga in cambio di denaro.

Anche in questo caso, alla vista della pattuglia, il pusher ha tentato una precipitosa fuga, ma è stato raggiunto e bloccato dai poliziotti non senza difficoltà. Addosso gli sono state trovate 5 stecche di hashish per un peso complessivo di circa 12 grammi.

Per entrambi gli indagati è scattato l’arresto per detenzione illecita di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. I servizi di controllo e contrasto della Questura di Napoli proseguiranno senza sosta.

Napoli, ladro ruba un paio di scarpe, messo in fuga dalla proprietaria: arrestato

Napoli – Un arresto a opera di un poliziotto con il “fiuto” della prevenzione, anche quando è in borghese. È finita in manette per un 31enne nigeriano, già noto alle forze dell’ordine e irregolare in Italia, sorpreso ieri pomeriggio mentre usciva frettolosamente da un palazzo in via Rua Catalana dopo un tentativo di furto in appartamento.

La dinamica è ricostruita dagli investigatori. L’uomo si era intrufolato in un’abitazione con l’intenzione di rubare. Scoperto dalla donna che si trovava in casa, per sfuggire ha prima spintonato violentemente la vittima, per poi darsi alla fuga. Nel panico, è riuscito a impadronirsi solo di un paio di scarpe, che si era messo nello zaino.

La fuga, però, si è interrotta dopo pochi metri. A incrociare il suo cammino è stato per caso un agente dell’Uppsg (Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico), che sebbene non in servizio, transitava in quella strada. L’attenzione dell’agente è stata catturata dalle urla disperate di una donna, che dalla finestra cercava di avvertire un’amica in strada, indicando proprio l’uomo con lo zaino.

Il poliziotto ha così bloccato il sospettato. L’intervento non è stato semplice: l’uomo ha opposto resistenza, dando vita a una colluttazione. Solo con il tempestivo arrivo di una pattuglia della Guardia di Finanza è stato possibile neutralizzarlo e condurlo all’arresto.

Il 31enne è stato quindi trattenuto in caserma per i reati di rapina impropria (furto con violenza sulle cose), lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Le scarpe sono state immediatamente restituite alla legittima proprietaria.

Il dott. Antonio Monaco vincitore della VI Edizione del Concorso Letterario Internazionale “Ecce Homo” 2025

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Rende (CS), 15 novembre 2025 – Importante riconoscimento per il dott. Antonio Monaco, originario di Napoli, premiato come Vincitore della VI Edizione del Concorso Letterario Internazionale “ECCE HOMO” per la sezione dedicata a Religione, Spiritualità e Ricerca Interiore. Il suo libro, “Gesù Teandrico” (Tgbook Editore), si è distinto tra le opere in concorso, ottenendo il primo posto nella categoria Testi su Religione e Spiritualità. La premiazione si è svolta a Rende (Cosenza), durante l’evento ufficiale organizzato dall’Associazione Socio-Culturale “Club della Poesia” di Cosenza, promotrice del prestigioso concorso internazionale. 

Un riconoscimento di rilievo nel panorama spirituale e culturale 

Il Concorso “Ecce Homo”, giunto alla sua sesta edizione, rappresenta oggi uno dei punti di riferimento per autori, poeti e studiosi che si confrontano con i temi della spiritualità, della ricerca interiore e della dimensione religiosa nella letteratura contemporanea. Quest’anno la scadenza iniziale del bando (31 maggio 2025) era stata prorogata al 30 giugno, registrando un numero particolarmente elevato di partecipanti provenienti da tutta Italia e dall’estero. La giuria, presieduta dal dirigente scolastico e saggista Rolando Perri, era composta da autorevoli figure del panorama letterario: Ciro Cianni, Elvira Dodaro, Teresa Esposito, Maria Gabriella Gallo, Valentina Iusi, Concetta Natoli e Gioconda Oliano. Dopo mesi di valutazioni, la giuria ha pubblicato gli esiti ufficiali, confermando Antonio Monaco come Vincitore assoluto della Sezione C – Testi su Religione e Spiritualità. 

“Gesù Teandrico”: un’opera che esplora l’unione tra umano e divino 

Il volume “Gesù Teandrico” ha colpito la giuria per l’approfondita analisi teologica e simbolica della natura teandrica di Cristo, ovvero dell’unione tra l’uomo e Dio. Secondo quanto emerso dalle schede di valutazione, l’opera è stata premiata per la ricchezza della ricerca storica e spirituale, la chiarezza divulgativa con cui affronta temi complessi, l’originalità della prospettiva proposta dall’autore e la profondità del percorso interiore che invita il lettore a compiere. Il premio è stato consegnato a Monaco nel corso della cerimonia ufficiale, alla presenza di autori, poeti e rappresentanti del mondo culturale calabrese. 

Il concorso e i nomi premiati nelle altre categorie 

La VI Edizione del Concorso “Ecce Homo” ha premiato decine di autori nelle diverse sezioni dedicate a poesia italiana, poesia in vernacolo, testi spirituali e componimenti ispirati al Cantico delle Creature. Tra i vincitori figurano, ad esempio, Vittorio Di Ruocco (Sezione Poesia in Italiano), Savino Morelli (Sezione Poesia in Vernacolo) e Ida Procopio (Sezione Tema – Il Cantico delle Creature). Sono state conferite inoltre numerose menzioni d’onore, premi della critica e riconoscimenti speciali anche ad autori provenienti da Spagna, Argentina, Romania, India, Brasile, Messico e Uruguay, confermando il carattere internazionale del concorso. 

Una giornata di festa per la cultura e la spiritualità 

Il Presidente del Premio, Andrea Fabiani, ha definito la VI edizione “una celebrazione della parola come strumento di dialogo spirituale e di ricerca dell’essenza umana”. La premiazione del dott. Antonio Monaco rappresenta, in questo contesto, un riconoscimento al suo lavoro di studio e divulgazione sul significato del divino nell’esperienza dell’uomo contemporaneo. L’elenco completo degli esiti della giuria e il bando ufficiale sono disponibili sulle piattaforme dedicate al Concorso Letterario Internazionale “Ecce Homo – Religione, Spiritualità, Ricerca Interiore”.