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Maxi-processo alla holding della droga del clan Amato-Pagano: 250 anni di carcere

Napoli – Raffica di condanne, ma senza la “stangata” auspicata dall’accusa, nel processo alla holding della droga che, all’ombra del clan Amato-Pagano, aveva invaso di stupefacenti l’area Nord di Napoli. Il giudice per le indagini preliminari Ivana Salvatore ha chiuso ieri mattina il primo grado con rito abbreviato: 29 condanne e due assoluzioni, per un totale di quasi 250 anni di reclusione.

Un verdetto importante ma che, in molti casi, si discosta sensibilmente dalle richieste formulate dalla Procura nel corso della requisitoria.

Per la gran parte degli imputati, infatti, le pene inflitte sono risultate più basse rispetto a quanto domandato dai pubblici ministeri, a testimonianza di un bilanciamento operato dal giudice fra la gravità del quadro accusatorio e gli sconti derivanti dal rito abbreviato e dalle singole posizioni processuali.

Alla sbarra, secondo l’impianto accusatorio, la “holding” del narcotraffico che, sotto la protezione degli “Scissionisti” di Secondigliano, avrebbe garantito un flusso costante di droga nei comuni dell’hinterland settentrionale di Napoli.

L’indagine, coordinata dalla Dda e condotta dai carabinieri, era sfociata in un maxi-blitz con 33 arresti, che aveva consentito di decapitare due distinte organizzazioni dedite al traffico di stupefacenti. Strutture autonome sul piano operativo, ma accomunate – secondo gli inquirenti – dallo stesso canale di approvvigionamento internazionale.

Il cuore dell’inchiesta porta in Spagna, dove sarebbe stato localizzato il polo di comando per l’importazione della droga, gestito dal gruppo riconducibile a Simone Bartiromo. Da lì, secondo gli investigatori, partivano i carichi destinati alle piazze di spaccio dell’area Nord, presidiate dagli uomini legati al clan Amato-Pagano, storici antagonisti dei Di Lauro nella faida di Scampia.

Le attività tecniche, le intercettazioni e i pedinamenti avevano inoltre fatto emergere un ulteriore tassello della presunta organizzazione criminale: una struttura centralizzata per garantire assistenza legale immediata ai sodali arrestati in flagranza di reato, con difese coordinate e avvocati di riferimento messi a disposizione dal gruppo.

In parallelo, l’indagine aveva svelato anche un sofisticato sistema di riciclaggio dei proventi del narcotraffico, realizzato attraverso la collaborazione di operatori cinesi, incaricati di far “girare” il denaro e di ripulirlo in cambio di una commissione del 2,4 per cento sulle somme movimentate.

Nel capo d’imputazione, per alcuni degli imputati, compare anche la contestazione della disponibilità di armi, considerate dagli inquirenti parte integrante dell’arsenale del clan degli Scissionisti, a garanzia del controllo del territorio e della difesa dei traffici illeciti.

Il dispositivo letto in aula dal gip Salvatore è stato accolto con soddisfazione dal nutrito collegio difensivo, che in molti casi ha ottenuto una significativa riduzione delle pene rispetto alle richieste del pubblico ministero.

Le motivazioni della sentenza, che chiariranno in dettaglio la valutazione del giudice su ogni singola posizione e sugli elementi raccolti nel corso dell’indagine, saranno depositate entro novanta giorni. Solo allora si potrà comprendere appieno il bilanciamento operato tra le contestazioni mosse dalla Direzione distrettuale antimafia e la ricostruzione accolta dal gip, in vista dell’eventuale battaglia di appello che si annuncia già ora particolarmente combattuta.

Elenco delle condanne (dalla più alta alla più bassa)

  1. Antonio Marrone – 15 anni e 5 mesi

  2. Salvatore Mari – 14 anni

  3. Raffaele Marrone – 14 anni e 7 mesi

  4. Luigi Diano – 13 anni e 4 mesi

  5. Francesco Tessitore – 11 anni

  6. Giuliano Tessitore – 11 anni

  7. Domenico Stefanelli – 10 anni

  8. Pasquale Diglio – 10 anni e 1 mese

  9. Raffaele Maisto – 8 anni e 11 mesi (richiesti 14 anni)

  10. Carlo Troncone – 6 anni e 10 mesi

  11. Vincenzo Mangiapili – 8 anni e 2 mesi

  12. Enrico Bocchetti – 8 anni (richiesti 18 anni)

  13. Domenico Guerra – 8 anni (richiesti 18 anni)

  14. Emanuele Cicalese – 7 anni e 6 mesi (richiesti 18 anni e 4 mesi)

  15. Salvatore D’Aria – 7 anni e 6 mesi

  16. Arturo Vastarelli – 7 anni e 8 mesi

  17. Luigi Ascione – 7 anni e 4 mesi

  18. Carlone Calzone – 7 anni e 4 mesi

  19. Massimo Dannier – 7 anni e 4 mesi

  20. Maurizio Errichelli – 7 anni e 4 mesi

  21. Antonio Pandolfi – 7 anni e 4 mesi

  22. Francesco Fiengo – 6 anni e 8 mesi (richiesti 18 anni)

  23. Gennaro Diano – 6 anni e 8 mesi

  24. Gaetano Pezzella – 6 anni e 8 mesi

  25. Patrizio Pone – 6 anni e 8 mesi

  26. Vincenzo Sinacra – 6 anni e 8 mesi

  27. Nicola Di Casola – 4 anni e 6 mesi

  28. Massimo D’Onofrio – 4 anni e 4 mesi

  29. Salvatore Sansone – 4 anni e 4 mesi (richiesti 16 anni)

Assolti:

  • Salvatore Ruocco

  • Mirko Russo

(nella foto da sinistra in alto Enrico Bocchetti, Luigi Diano, Raffaele Maisto, Salvatore Mari, Arturo Vastarelli e Antonio Pandolfi; in basso sempre da sinistra Maurizio Errichelli, Gaetano Pezzella, Antonio Marrone, Carlo Calzone,  Carlo Troncone ed Emanuele Cicalese)

Portici, denunciato dal sindaco Cuomo: assolto Pino Grazioli

Portici – I fatti risalgono all’aprile 2020, durante la prima ondata del Covid, e il giornalista, impegnato negli aiuti umanitari, ritrovò’ un senza tetto ai confini tra il comune di Portici e di Ercolano, che qualche giorno prima aveva dato voce nei pressi di Secondigliano.

Furono tre giorni di dirette, stressanti, ove intervenirono i carabinieri e i vigili di Portici, ma non i servizi sociali. Quell’anziano rimase in strada per giorni e Grazioli iniziò’ una vera e propria campagna di sensibilizzazione volta a tutelare il Clochard.

Arrivarono denunce, una delle quali autorevoli, da parte del Sindaco di Portici Cuomo, che riteneva diffamatorio il contegno tenuto dal giornalista.

Da qui un lunghissimo processo, che ha visto testimonianze illustri come quelle del Deputato 5 stelle Caramiello, il Sindaco Cuomo, oltre agli agenti verbalizzanti.

Oggi, a distanza di ben 5 anni, cala il sipario su una storia triste: a seguito dell’arringa dell’Avvocato Massimo Viscusi, che minuziosamente ha ribaltato quello che era l’architettura accusatoria degli inquirenti, chiedendo l’assoluzione piena, il Tribunale di Napoli, sesta Sezione, ha accolto a pieno le sue richieste. La Procura e la parte civile avevano chiesto 6 mesi di reclusione.

San Paolo Belsito, i ragazzi erano seguiti dal centro di salute mentale. I vicini: “una tragedia annunciata”

San Paolo Belsito – Una lite, l’ennesima tra le mura domestiche, è sfociata in una tragedia di sangue e follia che ha sconvolto la piccola comunità di San Paolo Belsito, in provincia di Napoli.

Vincenzo Riccardi, 25 anni, ha ucciso la sorella minore, Noemi Riccardi, di appena 23 anni, colpendola con una serie di fendenti inferti con un coltello da cucina.

La dinamica e la confessione choc

L’omicidio si è consumato in un appartamento in Via San Paolo Belsito, dove i due fratelli disoccupati vivevano insieme alla madre. La donna era fuori casa per lavoro al momento del delitto. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i due ragazzi avrebbero iniziato a litigare, un’abitudine, a quanto pare, che li vedeva spesso protagonisti di accesi diverbi.

Questa volta, però, la discussione ha preso una piega fatale: Vincenzo ha afferrato un coltello e si è scagliato contro Noemi, colpendola con almeno sei o sette coltellate in diverse parti del corpo. L’autopsia, disposta dalla Procura di Nola, chiarirà il numero esatto dei colpi.

Ciò che ha reso l’atto ancora più agghiacciante è stato il gesto compiuto dal ragazzo subito dopo. Con una freddezza glaciale, Vincenzo ha impugnato il cellulare e ha chiamato la madre assente, mostrandole in videocall il corpo senza vita di Noemi.

A seguire, l’aggressore ha contattato i Carabinieri, confessando l’omicidio: “Ho ucciso mia sorella a coltellate, venite, non ce la facevo più. Mi esasperava”, avrebbe detto agli uomini dell’Arma.

Trattati in un centro di salute mentale

All’arrivo dei militari, il 25enne si è detto esasperato dalla sorella e ha giustificato il suo gesto parlando di un “raptus di follia”. Un elemento cruciale emerso dalle indagini è che sia Vincenzo che Noemi erano entrambi seguiti e in cura presso un centro di salute mentale a Nola, città dove si erano trasferiti da qualche tempo.

Le forze dell’ordine, coordinate dalla PM della Procura locale, Antonella Vitagliano, stanno indagando per ricostruire il movente e il contesto familiare. Sebbene non risultino denunce formali precedenti, le testimonianze dei vicini di casa dipingono un quadro di alta tensione.

“Una morte annunciata”: la lite iniziata la notte precedente

I vicini, sentiti dai Carabinieri e dai media, hanno infatti parlato di litigi frequenti e molto animati che si consumavano nella palazzina. Alcuni residenti non hanno usato mezzi termini per definire la tragedia, parlando di una “morte annunciata” data la costante conflittualità tra i due fratelli. La lite seconda una testimone era iniziata già nella notte precedente all’omicidio.

Vincenzo Riccardi è stato condotto presso gli uffici della compagnia dei Carabinieri per gli accertamenti. L’arma del delitto, ancora sporca di sangue, è stata repertata nell’appartamento. La giovane età dei due fratelli e il tragico epilogo hanno suscitato profondo sgomento nella cittadina.

Blitz anti-droga a Napoli: in manette 2 spacciatori stranieri

La Questura di Napoli intensifica i servizi straordinari sul territorio cittadino, dando un segnale forte e continuo al contrasto del traffico di sostanze stupefacenti. L’ultima tornata di operazioni ha portato all’arresto di due soggetti, entrambi fermati in flagranza di reato in aree nevralgiche della città.

Nelle ultime ventiquattro ore, la Polizia di Stato ha tratto in arresto un 29enne del Ghana e un 42enne dell’Algeria, quest’ultimo già noto alle forze dell’ordine e con precedenti specifici per spaccio e resistenza a Pubblico Ufficiale.

Il primo arresto in Via Albanese

Il primo intervento si è consumato nel pomeriggio di ieri in Via Albanese. Gli agenti del Commissariato Vicaria-Mercato, durante un mirato servizio di pattugliamento, hanno notato il 29enne mentre effettuava uno scambio lampo: una banconota in cambio di un involucro, ceduto a un soggetto che si è immediatamente dileguato.

Alla vista dei poliziotti, il pusher ha tentato la fuga, rendendo difficile il suo blocco. Dopo un inseguimento e non poche difficoltà, il giovane è stato fermato. La perquisizione ha rivelato il possesso di:

3 stecche di hashish (peso totale di 5,5 grammi).

3 involucri di marijuana (peso totale di 3,5 grammi).

220 euro in contanti, provento dell’attività illecita.

Viale della Costituzione: il secondo pusher in manette

Contemporaneamente, il Commissariato Vasto-Arenaccia era impegnato in un’operazione analoga in Viale della Costituzione. Qui, gli agenti in servizio di controllo hanno osservato il 42enne algerino – già schedato per spaccio e resistenza – mentre cedeva droga in cambio di denaro.

Anche in questo caso, alla vista della pattuglia, il pusher ha tentato una precipitosa fuga, ma è stato raggiunto e bloccato dai poliziotti non senza difficoltà. Addosso gli sono state trovate 5 stecche di hashish per un peso complessivo di circa 12 grammi.

Per entrambi gli indagati è scattato l’arresto per detenzione illecita di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. I servizi di controllo e contrasto della Questura di Napoli proseguiranno senza sosta.

Napoli, ladro ruba un paio di scarpe, messo in fuga dalla proprietaria: arrestato

Napoli – Un arresto a opera di un poliziotto con il “fiuto” della prevenzione, anche quando è in borghese. È finita in manette per un 31enne nigeriano, già noto alle forze dell’ordine e irregolare in Italia, sorpreso ieri pomeriggio mentre usciva frettolosamente da un palazzo in via Rua Catalana dopo un tentativo di furto in appartamento.

La dinamica è ricostruita dagli investigatori. L’uomo si era intrufolato in un’abitazione con l’intenzione di rubare. Scoperto dalla donna che si trovava in casa, per sfuggire ha prima spintonato violentemente la vittima, per poi darsi alla fuga. Nel panico, è riuscito a impadronirsi solo di un paio di scarpe, che si era messo nello zaino.

La fuga, però, si è interrotta dopo pochi metri. A incrociare il suo cammino è stato per caso un agente dell’Uppsg (Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico), che sebbene non in servizio, transitava in quella strada. L’attenzione dell’agente è stata catturata dalle urla disperate di una donna, che dalla finestra cercava di avvertire un’amica in strada, indicando proprio l’uomo con lo zaino.

Il poliziotto ha così bloccato il sospettato. L’intervento non è stato semplice: l’uomo ha opposto resistenza, dando vita a una colluttazione. Solo con il tempestivo arrivo di una pattuglia della Guardia di Finanza è stato possibile neutralizzarlo e condurlo all’arresto.

Il 31enne è stato quindi trattenuto in caserma per i reati di rapina impropria (furto con violenza sulle cose), lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Le scarpe sono state immediatamente restituite alla legittima proprietaria.

Il dott. Antonio Monaco vincitore della VI Edizione del Concorso Letterario Internazionale “Ecce Homo” 2025

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Rende (CS), 15 novembre 2025 – Importante riconoscimento per il dott. Antonio Monaco, originario di Napoli, premiato come Vincitore della VI Edizione del Concorso Letterario Internazionale “ECCE HOMO” per la sezione dedicata a Religione, Spiritualità e Ricerca Interiore. Il suo libro, “Gesù Teandrico” (Tgbook Editore), si è distinto tra le opere in concorso, ottenendo il primo posto nella categoria Testi su Religione e Spiritualità. La premiazione si è svolta a Rende (Cosenza), durante l’evento ufficiale organizzato dall’Associazione Socio-Culturale “Club della Poesia” di Cosenza, promotrice del prestigioso concorso internazionale. 

Un riconoscimento di rilievo nel panorama spirituale e culturale 

Il Concorso “Ecce Homo”, giunto alla sua sesta edizione, rappresenta oggi uno dei punti di riferimento per autori, poeti e studiosi che si confrontano con i temi della spiritualità, della ricerca interiore e della dimensione religiosa nella letteratura contemporanea. Quest’anno la scadenza iniziale del bando (31 maggio 2025) era stata prorogata al 30 giugno, registrando un numero particolarmente elevato di partecipanti provenienti da tutta Italia e dall’estero. La giuria, presieduta dal dirigente scolastico e saggista Rolando Perri, era composta da autorevoli figure del panorama letterario: Ciro Cianni, Elvira Dodaro, Teresa Esposito, Maria Gabriella Gallo, Valentina Iusi, Concetta Natoli e Gioconda Oliano. Dopo mesi di valutazioni, la giuria ha pubblicato gli esiti ufficiali, confermando Antonio Monaco come Vincitore assoluto della Sezione C – Testi su Religione e Spiritualità. 

“Gesù Teandrico”: un’opera che esplora l’unione tra umano e divino 

Il volume “Gesù Teandrico” ha colpito la giuria per l’approfondita analisi teologica e simbolica della natura teandrica di Cristo, ovvero dell’unione tra l’uomo e Dio. Secondo quanto emerso dalle schede di valutazione, l’opera è stata premiata per la ricchezza della ricerca storica e spirituale, la chiarezza divulgativa con cui affronta temi complessi, l’originalità della prospettiva proposta dall’autore e la profondità del percorso interiore che invita il lettore a compiere. Il premio è stato consegnato a Monaco nel corso della cerimonia ufficiale, alla presenza di autori, poeti e rappresentanti del mondo culturale calabrese. 

Il concorso e i nomi premiati nelle altre categorie 

La VI Edizione del Concorso “Ecce Homo” ha premiato decine di autori nelle diverse sezioni dedicate a poesia italiana, poesia in vernacolo, testi spirituali e componimenti ispirati al Cantico delle Creature. Tra i vincitori figurano, ad esempio, Vittorio Di Ruocco (Sezione Poesia in Italiano), Savino Morelli (Sezione Poesia in Vernacolo) e Ida Procopio (Sezione Tema – Il Cantico delle Creature). Sono state conferite inoltre numerose menzioni d’onore, premi della critica e riconoscimenti speciali anche ad autori provenienti da Spagna, Argentina, Romania, India, Brasile, Messico e Uruguay, confermando il carattere internazionale del concorso. 

Una giornata di festa per la cultura e la spiritualità 

Il Presidente del Premio, Andrea Fabiani, ha definito la VI edizione “una celebrazione della parola come strumento di dialogo spirituale e di ricerca dell’essenza umana”. La premiazione del dott. Antonio Monaco rappresenta, in questo contesto, un riconoscimento al suo lavoro di studio e divulgazione sul significato del divino nell’esperienza dell’uomo contemporaneo. L’elenco completo degli esiti della giuria e il bando ufficiale sono disponibili sulle piattaforme dedicate al Concorso Letterario Internazionale “Ecce Homo – Religione, Spiritualità, Ricerca Interiore”.

 

Napoli, la maxi-truffa da 5 milioni a Poste Italiane: 6 arresti anche”talpe” interne

Napoli – Una vasta operazione della Polizia Postale, denominata “Insider”, ha smantellato nella giornata di oggi un’articolata organizzazione criminale specializzata nel prosciugare i risparmi accumulati nelle polizze assicurative del Ramo Vita di Poste Italiane.

L’indagine, coordinata dalla Procura di Napoli, ha portato all’esecuzione di 6 ordinanze di custodia cautelare tra carcere e arresti domiciliari, colpendo un gruppo attivo principalmente tra Campania e Lazio.

L’operazione odierna è il culmine di una complessa attività investigativa condotta dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica – Polizia Postale Lazio. Il bilancio complessivo è di 6 arresti su misura cautelare, 3 arresti in flagranza di reato eseguiti durante le indagini, 39 persone indagate in stato di libertà e 48 perquisizioni.

Le accuse vanno dall’associazione per delinquere al riciclaggio. L’indagine è stata diretta dai Sostituti Procuratori Ciro Capasso e Claudio Orazio Onorati, con il coordinamento di Vincenzo Piscitelli.

Il ruolo cruciale degli “Insider”

Il nome dell’operazione, “Insider”, deriva dal coinvolgimento determinante di 4 dipendenti infedeli di Poste Italiane. Queste “talpe”, accedendo abusivamente agli archivi informatici aziendali, fornivano all’organizzazione informazioni cruciali: dati sensibili dei clienti, consistenza delle polizze e strategie più efficaci per riscuoterle fraudolentemente.

Grazie a queste informazioni, la banda è riuscita a sottrarre 1,5 milioni di euro. La stretta collaborazione con l’ufficio Fraud Management di Poste Italiane ha inoltre permesso di bloccare ulteriori tentativi di frode per un valore di ben 3,5 milioni di euro.

Le indagini: tra pedinamenti e tecnologia

Per oltre sette mesi, gli investigatori hanno unito metodi tradizionali a strumenti all’avanguardia. Intercettazioni telefoniche, pedinamenti e appostamenti hanno permesso di identificare il vertice dell’organizzazione: un pregiudicato napoletano che supervisionava ogni fase del piano, dall’aggressione dei titoli fino al riciclaggio dei proventi illeciti.

Parallelamente, l’analisi dei dispositivi informatici sequestrati ha consentito di mappare l’intera rete, delineando i ruoli dei singoli affiliati, da chi si presentava fisicamente agli sportelli a chi si occupava di ripulire il denaro sporco.

L’operazione conclusiva ha visto la partecipazione dei Centri Operativi della Polizia Postale di Roma, Bologna, Napoli, Reggio Calabria e Torino, smantellando di fatto l’intera struttura criminale e mettendo in sicurezza un ingente patrimonio di risparmi.

Europei 2032, Abodi: “Comune e Napoli distanti sul Maradona, serve convergenza”

Il futuro dello stadio Diego Armando Maradona nel contesto dei campionati europei del 2032 resta incerto. Intervenuto nella trasmissione Campania24 su Canale 9, il ministro dello Sport Andrea Abodi ha evidenziato come le posizioni del Comune di Napoli e del club partenopeo appaiano “distanti” e in fase di ulteriore allontanamento, una situazione che potrebbe compromettere la candidatura dell’impianto tra i cinque stadi italiani scelti per ospitare la competizione continentale.

“Lo sto dicendo da mesi – ha spiegato Abodi – la scelta degli stadi è una competizione tra 12-13 città. Se Napoli e il Maradona saranno del lotto dipende dall’amministrazione comunale e dal club”.

Il ministro ha poi sottolineato l’urgenza di una strategia condivisa, ricordando che la lista finale dovrà essere pronta entro settembre 2026: “Occorre dotare Napoli di uno stadio compatibile e sostenibile. Nei limiti del mio ruolo, proverò a favorire un incontro per discutere delle rispettive posizioni”.

Stalker minacciava e controllava l’ex con uno spyware: condannato a Napoli

Una persecuzione incessante, digitale e fisica, che per mesi ha trasformato la vita di una giovane donna in una trappola. Il tribunale penale di Napoli ha condannato a due anni e otto mesi di reclusione un 32enne ritenuto responsabile di aver perseguitato l’ex fidanzata utilizzando anche uno spyware installato di nascosto sul suo cellulare. Il processo, celebrato con il rito abbreviato, ha confermato le accuse della Procura partenopea, che gli contestava atti persecutori e accesso abusivo a un sistema informatico.

Le indagini hanno ricostruito un quadro agghiacciante. La vittima, una 26enne, era costretta a convivere con un controllo costante: pedinamenti sotto casa, una pioggia di messaggi provenienti da profili social creati ad hoc e minacce esplicite inviate via chat. In una videochiamata l’uomo le mostrò un coltello, preannunciando che l’avrebbe raggiunta ovunque si trovasse. Pochi minuti dopo si presentò realmente all’esterno del teatro in cui la ragazza stava trascorrendo la serata con alcuni amici.

La gravità della situazione portò i magistrati della IV sezione “Fasce deboli” ad applicare fin da subito la custodia cautelare in carcere, un intervento che – sottolinea l’avvocato della giovane, Sergio Pisani – ha evitato esiti ben più drammatici. Con il rito ordinario la condanna sarebbe stata di quattro anni, ma la sentenza arrivata oggi chiude comunque una vicenda che ha sfiorato la tragedia.

San Paolo Belsito, l’orrore in diretta: fa videochiamata alla madre dopo aver ucciso la sorella

San Paolo Bel Sito – Sembra l’incipit di un film americano intriso di violenza domestica, rancori antichi e drammi familiari mai risolti, e invece è una storia vera, consumata in pochi minuti tra le pareti di una casa qualunque. San Paolo Bel Sito, paese tranquillo della provincia di Napoli, si è trovato travolto da un incubo: una ragazza di 23 anni, Noemi Riccardi, uccisa a coltellate, e il fratello maggiore, Vincenzo, 25 anni, fermato dai carabinieri con l’accusa di omicidio.​

Dietro la porta di quell’abitazione, nella normalità di un pomeriggio come tanti, qualcosa si spezza. Tra i due fratelli, secondo le prime ricostruzioni, esplode una lite, l’ennesima forse, di quelle che lasciano nell’aria parole pesanti e silenzi lunghi. Stavolta però la tensione non rientra: la discussione degenera, la voce si alza, il gesto oltrepassa il limite.​

In cucina – o forse nel corridoio, sarà l’indagine a definirlo – compare un coltello. L’arma che in pochi istanti trasforma un contrasto familiare in una tragedia irreparabile. I fendenti raggiungono Noemi al corpo, più di una volta, con una violenza che racconta meglio di qualsiasi parola la furia di quei secondi. Quando tutto si ferma, la ragazza è a terra, esanime.​

È a questo punto che la storia prende una piega ancora più agghiacciante. Vincenzo, con il corpo della sorella davanti agli occhi, non scappa, non tenta di cancellare le tracce. Afferra il telefono e compone il numero della madre, che in quel momento non è in casa. Avvia una videochiamata: dall’altro lato dello schermo, la donna si ritrova davanti l’immagine che nessun genitore dovrebbe mai vedere, quella della figlia riversa a terra, senza vita.​

In quel collegamento improvvisato, tra singhiozzi, frasi spezzate, forse accuse e implorazioni, si consuma un altro pezzo del dramma. Non ci sono testimoni esterni, solo la memoria di chi ha visto, che diventerà parte del racconto agli inquirenti. Per la madre, ogni secondo di quella chiamata resterà una ferita incisa nella mente.​

Chiusa la videochiamata, il giovane compone il 112. La voce all’altro capo del filo sente poche parole, ma chiarissime: Vincenzo dice di aver “accoltellato a morte” la sorella. Non ci sono giri di frase, non c’è un tentativo di negare o minimizzare. La macchina dei soccorsi e delle forze dell’ordine si mette subito in moto.​

Quando i carabinieri della compagnia di Nola arrivano sul posto, la scena è ferma, immobile, come un fotogramma. Noemi è ancora lì, a terra, il corpo senza vita, mentre il fratello è nell’abitazione, ad attenderli. Non tenta di fuggire, non si barrica, non oppone resistenza. Ai militari conferma quello che ha già detto al telefono: “Sono stato io”.​

Parla di un “raptus di follia”, di un momento in cui la ragione si sarebbe spenta, lasciando spazio solo all’impulso. Ma dietro quella formula, così spesso evocata nelle storie di sangue, gli investigatori sanno che potrebbero nascondersi dinamiche più complesse: fratture che covano da tempo, incomprensioni, fragilità psicologiche.

Toccherà agli inquirenti stabilire se si sia trattato davvero di un gesto improvviso o dell’epilogo di un conflitto familiare più lungo e sotterraneo.​

Nell’appartamento scattano i rilievi: l’arma del delitto viene repertata, ogni traccia fotografata, ogni dettaglio fissato per diventare prova. Ogni macchia, ogni oggetto fuori posto contribuisce a ricomporre la sequenza esatta di ciò che è accaduto. Ogni minuto di quella giornata, dal primo litigio all’ultima telefonata, sarà passato al setaccio.​

Vincenzo viene accompagnato negli uffici della compagnia dei carabinieri di Nola. Lì lo attende il pubblico ministero, che dovrà ascoltare il suo racconto, confrontarlo con i dati oggettivi, con le testimonianze, con il referto del medico legale. In quelle stanze si decide il suo futuro, mentre in un’altra stanza, poco distante, il corpo di Noemi viene affidato alle procedure di rito, in un silenzio che pesa più di qualunque urlo.​

La Procura di Nola coordina le indagini, i magistrati dovranno anche decidere se disporre accertamenti psichiatrici sul giovane, per capire se dietro le sue parole sul “raptus” ci sia una reale fragilità mentale o solo il tentativo di spiegare l’inspiegabile.​

Fuori da quella casa, intanto, il paese osserva in silenzio. I vicini raccontano di urla, di sirene, di lampeggianti nella notte, e poi di un brusio continuo di domande a cui è difficile dare risposta. A San Paolo Bel Sito tutti sanno chi erano Noemi e Vincenzo, li hanno visti crescere, li hanno incrociati per strada, al bar, in piazza. Oggi quei volti noti si trasformano, nella memoria collettiva, nelle figure di una tragedia che nessuno avrebbe mai immaginato così vicina.​

In poche ore una famiglia è stata distrutta: una figlia morta, un figlio accusato di averla uccisa, due genitori travolti da un dolore doppio e inconciliabile. Da una parte il lutto per la perdita di Noemi, dall’altra lo smarrimento per il gesto di Vincenzo, che resterà per sempre il loro ragazzo e, allo stesso tempo, il presunto assassino della sorella.

Campi Flegrei, scossa di magnitudo 2,7: avvertita anche a Napoli

Napoli– I Campi Flegrei tornano a farsi sentire con un’intensa attività sismica che ha interrotto la quiete di martedì pomeriggio. Secondo l’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv, lo sciame è iniziato alle 11:36 di questa mattina, con una serie di scosse che hanno colpito l’area flegrea.

L’evento più significativo si è verificato alle 13:49: un terremoto di magnitudo 2.7, con epicentro a pochi metri dalla Solfatara, nel territorio di Pozzuoli, a una profondità di soli 3 chilometri. La scossa è stata nettamente avvertita non solo dai residenti di Pozzuoli e delle zone limitrofe, ma anche in diverse aree di Napoli, dove molti hanno descritto un boato seguito da un tremore prolungato.

Da stamattina, lo sciame ha generato oltre 15 eventi sismici, l’ultimo di magnitudo 2.0 registrato poco dopo le 14:00. I social media pullulano di testimonianze: da “Ho sentito la casa vibrare” a “Paura per i bambini”, le segnalazioni si susseguono in tempo reale, alimentando un clima di preoccupazione diffusa.

Tuttavia, gli esperti dell’Osservatorio Vesuviano intervengono per tranquillizzare la popolazione. “Si tratta di un fenomeno tipico della bradisismo flegreo, senza indicazioni di un’escalation pericolosa”, spiegano. Il monitoraggio continua 24 ore su 24, con inviti ai cittadini a seguire le linee guida di sicurezza e a evitare allarmismi.

 

Telese Terme: locale chiuso dopo risse tra giovani e schiamazzi notturni

Telese Terme– Il questore di Benevento ha fatto scattare il “catenaccio” su un locale del centro di Telese Terme, sospendendo la licenza di somministrazione di alimenti e bevande dopo una serie di episodi di violenza e disturbo della quiete pubblica.

Il provvedimento, deciso sulla base di un’accurata attività investigativa condotta dalla Divisione di polizia amministrativa della Questura, è stato motivato da una sequenza di eventi che hanno tenuto in allerta le forze dell’ordine negli ultimi mesi.

Tutto è iniziato il 26 aprile scorso, quando i Carabinieri della compagnia di Cerreto Sannita sono intervenuti per sedare una violenta rissa tra giovani proprio all’interno del locale. L’episodio, che ha visto coinvolti numerosi ragazzi, ha destato grande preoccupazione tra residenti e autorità locali. Ma non è stato un caso isolato: il 25 maggio, nello stesso esercizio, si è verificata un’altra lite tra giovani, confermando una tendenza all’escalation di tensioni.

A questi episodi si aggiungono ripetuti interventi delle forze dell’ordine per schiamazzi notturni e musica ad alto volume, spesso oltre l’orario consentito dall’ordinanza sindacale. La situazione è diventata insostenibile per la comunità, che ha chiesto maggiore controllo e sicurezza sul territorio.

Con la sospensione della licenza, il locale resterà chiuso per un periodo determinato, in attesa di ulteriori verifiche e di eventuali provvedimenti definitivi. Il questore ha sottolineato che si tratta di una misura necessaria per tutelare l’ordine pubblico e la tranquillità dei cittadini, soprattutto in un periodo in cui la presenza di giovani nei locali notturni richiede una maggiore attenzione da parte delle istituzioni.

Napoli, via Consalvo la Strada della paura: investito denuncia l’inerzia: “Aspettiamo il morto?” 

napoli – La città è scossa da un nuovo, gravissimo episodio che riaccende i riflettori sulla pericolosa follia della velocità e sulla drammatica assenza di deterrenza stradale. L’ennesima vittima, la scorsa settimana, è stata colpita in Via Consalvo, arteria cruciale e quotidianamente percorsa da una moltitudine di pedoni, inclusi numerosi bambini diretti a scuola.

Un cittadino è stato investito con violenza da un motociclista che sfrecciava a velocità sconsiderata. Nonostante le serie lesioni, l’uomo ha evitato il peggio, ma la sua denuncia è un grido di allarme che gela: “Se al mio posto ci fosse stato un passeggino o una persona anziana, l’avrebbe uccisa.” La dinamica del sinistro è documentata grazie all’intervento della Polizia Municipale e alle riprese disponibili.

Ciò che rende questo incidente ancor più inaccettabile è la sconcertante pregressa: la richiesta di installazione di dossi rallentatori, misure essenziali per moderare la velocità in un tratto così sensibile, è stata precedentemente bocciata dalla Municipalità.

L’investito, esasperato e sotto shock, si è rivolto al Deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, ponendo un interrogativo che suona come una condanna: “Che aspettiamo, che sia un morto?”

La risposta del parlamentare, affiancato dal membro dell’esecutivo regionale di Europa Verde Carlo Ceparano, è stata netta e perentoria.

“Non è più tollerabile che l’incolumità dei pedoni, specialmente in aree adiacenti alle scuole, venga ignorata. È urgente non solo installare immediatamente dossi e strisce pedonali rialzate a Via Consalvo, ma anche prevedere pene più stringenti per chi mette a repentaglio la vita altrui con imprudenza criminale.”

Borrelli ha puntato il dito anche contro la recente riforma: “L’attuale Nuovo Codice della Strada, voluto dal Ministro Salvini, si è dimostrato insufficiente a contrastare i comportamenti più pericolosi e inadeguato a proteggere i cittadini più vulnerabili. Ci impegnamo a utilizzare ogni strumento istituzionale per garantire che Via Consalvo e le altre strade a rischio ricevano gli interventi di messa in sicurezza necessari per scongiurare la prossima tragedia.”

L’appello delle forze politiche è chiaro: la sicurezza stradale non può più attendere decisioni burocratiche o l’aggravarsi del bilancio delle vittime. Le istituzioni devono agire ora per trasformare Via Consalvo, da “strada della paura” a luogo sicuro per tutti i cittadini.

Tre imprenditori ai domiciliari per bancarotta fraudolenta nel Cilento

I finanzieri del Comando provinciale di Salerno hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di tre imprenditori del settore farmaceutico, accusati di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale.​

Il provvedimento è stato emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vallo della Lucania, al termine di un’articolata indagine di polizia giudiziaria coordinata dalla procura cilentana.​

Secondo gli inquirenti, i tre indagati avrebbero gestito, quali amministratori di fatto e – per uno di loro – anche di diritto, una società attiva nella rivendita all’ingrosso di farmaci, conducendola al dissesto attraverso una serie di operazioni dolose.​
Il passivo della società avrebbe superato i quattro milioni di euro, con debiti accumulati sia nei confronti dell’Erario sia verso numerosi fornitori del comparto farmaceutico.​

Gli accertamenti contabili hanno fatto emergere una gestione dei libri in violazione dei principi di trasparenza e veridicità, al punto da renderne l’affidabilità sostanzialmente compromessa.​

Le verifiche hanno inoltre documentato una rilevante distrazione di rimanenze di magazzino, per un valore non inferiore a quattro milioni di euro in medicinali sottratti al patrimonio della società.​

Uno degli imprenditori, prima della dichiarazione della liquidazione giudiziale, avrebbe disposto bonifici direttamente dal conto corrente della società ormai avviata al fallimento verso il proprio conto personale.​

Queste movimentazioni, avvenute nella fase immediatamente precedente al tracollo dell’azienda, sono state qualificate dagli investigatori come ulteriori condotte distrattive a danno dei creditori.​

Le indagini hanno ricostruito un flusso anomalo di approvvigionamenti: la società acquistava medicinali in quantità enormemente superiori al proprio fabbisogno commerciale reale.​

I prodotti venivano poi rivenduti all’ingrosso, senza le necessarie autorizzazioni, ad altre farmacie e parafarmacie riconducibili agli stessi imprenditori, spesso senza che venisse effettuato alcun pagamento.​

Nel complesso, l’ipotesi investigativa delinea un sistema in cui la società sarebbe stata utilizzata come veicolo per drenare beni e risorse, scaricando su fisco e fornitori il peso di un indebitamento milionario.​

I tre indagati rispondono a vario titolo di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, reati per i quali resta fermo il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Uomo chiama il 112: “Ho ucciso mia sorella”

Un dramma familiare si è consumato questa mattina in via San Paolo Bel Sito 150, nel comune omonimo, all’interno del noto Palazzo Cassese, al quinto piano.

Un uomo ha composto il 112 e, con voce agitata, ha dichiarato di aver ucciso la sorella accoltellandola.

La centrale operativa ha immediatamente inviato sul posto i carabinieri della Compagnia di Nola e un equipaggio del 118, che sono entrati nell’edificio nel giro di pochi minuti. Una volta raggiunto l’appartamento indicato, i militari hanno trovato l’uomo ancora all’interno, in forte stato di agitazione.

Secondo le prime informazioni, il sospetto omicida è ora sotto il controllo dei carabinieri, mentre i sanitari stanno effettuando le verifiche del caso. Non è ancora chiaro cosa sia accaduto nei minuti precedenti alla telefonata, né quali siano le condizioni della vittima.

I militari stanno procedendo con i rilievi e gli accertamenti all’interno dell’abitazione, mentre la zona è stata transennata per consentire l’intervento degli investigatori.
Le indagini sono in corso per ricostruire l’esatta dinamica e il movente dell’accaduto.

Eav lancia un nuovo treno sulla linea Piscinola-Aversa

Napoli– Un colpo di acceleratore per i pendolari campani: entra in servizio il secondo treno T-Rainbow sulla linea metropolitana Piscinola-Aversa, potenziando la flotta Eav con tecnologia spagnola all’avanguardia.

Con un investimento da 100 milioni di euro, l’Ente Autonomo Volturno mira a triplicare la capacità di trasporto, riducendo il caos viario e integrando le reti con Anm per un futuro senza intoppi.

Il nuovo convoglio, realizzato dalla casa costruttrice spagnola Caf, rappresenta il secondo dei dieci treni acquistati grazie al finanziamento della Regione Campania. Il primo era già operativo dal 25 settembre, mentre altri due sono sbarcati a Napoli e diventeranno attivi entro gennaio 2026. Gli ultimi sei completeranno la fornitura entro la fine dell’anno prossimo, trasformando radicalmente la mobilità locale.

Questi T-Rainbow, identici a quelli in uso sulla Linea 1 gestita da Anm, sono veri e propri giganti su rotaie: ogni treno conta sei carrozze intercomunicanti, per una lunghezza di 108 metri e una capienza di circa 1.200 passeggeri, inclusi oltre 130 posti a sedere. “Triplichiamo la capacità attuale per treno”, sottolineano da Eav, evidenziando come l’arrivo di questi mezzi non solo elevi comfort e sicurezza – con spazi più ampi e sistemi moderni – ma aumenti pure i collegamenti verso Aversa, alleggerendo il traffico sulle strade provinciali.

L’integrazione con la rete Anm diventa realtà con la futura chiusura dell’anello e il nodo di Piscinola, puntando a un servizio unificato che colleghi seamless le due aziende di trasporti. In un contesto di pendolarismo sempre più pressante, questo potenziamento non è solo un upgrade infrastrutturale, ma un’arma strategica contro l’affollamento e le emissioni, favorendo una Campania più green e connessa.

Porto di Agropoli, 2 milioni per il rilancio

Il porto di Agropoli si prepara a una nuova stagione. Due milioni di euro in arrivo dall’Unione Europea per trasformare lo scalo salernitano in un hub moderno e competitivo, capace di attrarre turisti e diportisti da tutta Italia.

Il Comune cilentano ha messo a segno un colpo importante: il finanziamento, ottenuto nell’ambito del PR FESR Campania 2021/2027, sarà destinato al primo lotto funzionale del progetto di riqualificazione dell’infrastruttura portuale. Un investimento strategico che punta a valorizzare uno dei motori dell’economia locale.

Un’opportunità per il territorio

Lo scalo marittimo di Agropoli rappresenta molto più di un semplice approdo. È il cuore pulsante della mobilità via mare, un punto di riferimento per il diportismo nautico, la pesca professionale e lo sviluppo turistico dell’intero territorio cilentano. Gli interventi previsti mirano a potenziare queste vocazioni, con opere mirate al miglioramento delle strutture esistenti.

Il progetto si inserisce in una visione più ampia di modernizzazione delle infrastrutture portuali campane. L’obiettivo è chiaro: rendere il porto all’altezza delle aspettative di un turismo sempre più esigente e di un settore nautico in costante crescita.

Entusiasmo in Comune

“Un passo importante per rendere il porto più moderno e competitivo”. Con queste parole il sindaco Roberto Mutalipassi e l’assessore al Porto Giuseppe Di Filippo hanno accolto la notizia del finanziamento. L’amministrazione comunale vede in questi fondi europei un’occasione concreta per rilanciare uno degli asset strategici della città.

I lavori del primo lotto funzionale dovrebbero partire nei prossimi mesi, dando il via a una trasformazione che promette di cambiare il volto dello scalo agropolese e di rafforzarne il ruolo nel panorama turistico del Cilento.

Napoli, bloccati i pendolari del crimine della zona vesuviana

Napoli – Si chiude il cerchio su una serie impressionante di rapine a mano armata e furti che hanno segnato la tarda primavera tra Casalnuovo di Napoli e i comuni del Vesuviano. I Carabinieri hanno dato esecuzione ieri a due misure cautelari – un arresto in carcere e un obbligo di dimora – nei confronti di due persone ritenute responsabili a vario titolo di reati che spaziano dalla rapina aggravata al furto con strappo, fino alla ricettazione.

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Nola e delegata alla Stazione Carabinieri di Sant’Anastasia, è partita da un arresto in flagranza avvenuto lo scorso 21 giugno. Quell’episodio ha fatto da miccia per un’indagine meticolosa, condotta con le tradizionali tecniche investigative, che ha permesso di ricostruire la fitta rete criminale.

Il risultato è eclatante: al principale indagato viene contestata l’esecuzione di ben otto rapine consumate nell’arco di appena due mesi, tra maggio e giugno 2025. Un vero e proprio raid criminale che ha toccato diversi comuni, tra cui Casalnuovo di Napoli, Pomigliano d’Arco, Marigliano, Castello di Cisterna, Mariglianella e Sant’Anastasia.

Il secondo indagato, colpito dalla misura dell’obbligo di dimora nel comune di Casalnuovo, è invece coinvolto in concorso in altri episodi. Nello specifico, l’attività investigativa ha permesso di attribuirgli:

Una tentata rapina commessa a Sant’Anastasia il 25 maggio 2025.

Un furto con strappo (scippo) messo a segno a Somma Vesuviana il 20 giugno 2025.

Il reato di ricettazione di un’autovettura.

Le ordinanze di custodia cautelare, emesse dal G.I.P. (Giudice per le Indagini Preliminari) del Tribunale di Nola, sono state eseguite ieri dai militari della stazione di Sant’Anastasia nei comuni di Napoli e Casalnuovo. L’operazione ha permesso di mettere la parola fine a una sequenza di reati che aveva generato notevole allarme sociale nelle aree interessate.

Napoli, 130 aziende sotto sequestro. Prefetto Di Bari: “Edilizia e ristoranti settori più infiltrati”

Napoli – La camorra non si ferma, e il prefetto Michele di Bari moltiplica i colpi. Con cinque nuove interdittive antimafia, salgono a 130 i provvedimenti emessi dall’inizio dell’anno per strappare dalle grinfie della criminalità imprese della Città Metropolitana.

Un’operazione di “pulizia” a tutto campo che svela la mappa dei business preferiti dai clan: dall’edilizia, storico settore di conquista, alla ristorazione, nuova frontiera del riciclaggio.

Il numero più alto di “stop” ha colpito il comparto delle costruzioni, confermato come il settore più “sensibile” e appetibile per le cosche. Ma è il boom dei locali e delle pizzerie in mano ai clan a destare allarme. Un settore, quello della ristorazione, che per sua natura è un magnete per il denaro sporco.

Perché i ristoranti piacciono alla camorra? I motivi sono strutturali: si basa su pagamenti in contante, spesso sfugge ai controlli con l’uso di manodopera irregolare e permette di nascondere i veri proprietari delle attività. Aprire un locale è un investimento perfetto: garantisce introiti costanti, una presenza capillare sul territorio e, soprattutto, un canale ideale per “lavare” ingenti somme di denaro illegale, trasformandolo in profitti legali da un’attività di cui c’è sempre richiesta.

Le 130 aziende “osservate speciali” operano in settori cruciali per l’economia napoletana: oltre a edilizia e ristorazione, anche il commercio (incluso quello alimentare), la gestione dei rifiuti, i trasporti e le agenzie di pratiche auto. Un attacco a 360 gradi all’economia legale, che il prefetto contrasta con un’azione continua e mirata.

Due donne puhser arrestate a Santa Maria a Vico

Santa Maria a Vico – Un’operazione lampo dei carabinieri ha portato all’arresto di due giovani donne, rispettivamente di 21 e 25 anni, originarie del Casertano e del Napoletano, sorprese con dosi di droga e tutto l’occorrente per lo spaccio.

L’episodio è avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri, lunedì 18 novembre 2025, durante un normale servizio di pattugliamento del territorio.

I militari della Stazione di Santa Maria a Vico, insospettiti dal comportamento delle due ragazze a bordo di un’auto, hanno deciso di effettuare una perquisizione. L’ispezione ha permesso di rinvenire circa 40 grammi di sostanze stupefacenti tra cocaina, marijuana e crack, suddivise in 29 dosi pronte per essere vendute al dettaglio.

Ma non è finita qui: le perquisizioni nelle abitazioni delle indagate hanno portato al sequestro di un bilancino di precisione, bustine termosaldabili, una macchina per il sottovuoto, sei telefoni cellulari e 85 euro in banconote di piccolo taglio, ritenuti provento dell’attività illecita.

Le due donne sono state arrestate in flagranza di reato e, dopo le formalità di rito, sono state poste agli arresti domiciliari su disposizione dell’autorità giudiziaria. L’indagine, coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, è ancora in corso per approfondire eventuali collegamenti con altri soggetti coinvolti nello spaccio.

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