La Suprema Corte di Cassazione mette un punto fermo sulla custodia cautelare per uno dei presunti perni dell’economia sommersa del clan Licciardi. È stata infatti confermata la misura del carcere per un indagato accusato di associazione a delinquere finalizzata alla gestione illegale di giochi e scommesse, aggravata dal metodo mafioso. Per gli ermellini, l’impianto accusatorio del Tribunale del Riesame di Napoli è solido: il soggetto agiva come braccio operativo del gruppo di Secondigliano, gestendo un imponente flusso di denaro derivante da circuiti di gioco non autorizzati.
L’inchiesta, condotta dai Carabinieri di Castello di Cisterna, ha svelato una complessa architettura criminale attiva tra il 2023 e il 2024. Il clan avrebbe messo in piedi una vera e propria rete parallela a quella dello Stato, composta da piattaforme online con server all’estero e agenzie fisiche capillarmente diffuse nella provincia di Napoli. Un sistema che permetteva di aggirare le concessioni dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, garantendo profitti enormi direttamente nelle casse della camorra.
Al centro del procedimento, la figura del ricorrente, descritto dagli inquirenti come il “collettore” ufficiale delle somme destinate alla cosca. Figlio di uno storico affiliato dei Licciardi, l’uomo avrebbe sfruttato il suo pedigree criminale per reclamare i pagamenti. A incastrarlo sono state le intercettazioni telefoniche e ambientali: in diversi passaggi, definiti “nitidi” dai giudici, emerge chiaramente che il denaro richiesto non era frutto di debiti personali, ma proventi della gestione dei siti di scommesse di spettanza del clan.
Nelle motivazioni della sentenza, la Cassazione ha ribadito che, in fase cautelare, non serve una prova definitiva del reato, bensì una «probabilità qualificata di colpevolezza». Il ragionamento dei magistrati napoletani è stato ritenuto logico e coerente, specialmente nel delineare come l’organizzazione avesse strutturato un canale alternativo ai siti legali.
Il ricorso è stato dunque rigettato con la condanna al pagamento delle spese processuali. La decisione conferma la pericolosità di un business, quello delle scommesse “ombra”, che continua a rappresentare uno dei polmoni finanziari più redditizi per i clan dell’Alleanza di Secondigliano.
In breve
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Va bene la misura cautelare quando i rischi sociali sono,alti; pero’ bisogna non date per scontato che tutte le reti online siano immediatamente mafiose,ci sono anche gestioni ambigue e bisognerebbe capire meglio i flussi economici e le prova tecniche per giudicare tutto.
LaCassazione conferma la custodia,cautelare per un indagato; pare giusta ma non è cosi scontata. Le intercettazion son nitide dicono i giudice,ma io penso che i fatti vanno verificati molto di più,perchè spesso le prove non è definitive e i procesi cambiano.