” Proprio il rispetto assoluto della legge argomenta Nistri nella lettera ci costringe ad attendere la definizione della vicenda penale. Come vuole la Costituzione, la responsabilita’ penale e’ personale. Abbiamo bisogno che sia accertato esattamente, dai giudici, “chi” ha fatto ” che cosa”. Nell’episodio riprovevole delle studentesse di Firenze, il contesto era definito dall’inizio. C’erano responsabilita’ dei militari sin da subito impossibili da negare, almeno nell’aver agito all’interno di un turno di servizio e con l’uso del mezzo in dotazione, quando invece avrebbero dovuto svolgere una pattuglia a tutela del territorio e dei cittadini. In questo caso, abbiamo purtroppo fatti sui quali discordano perizie, dichiarazioni, documenti. Discordanze che saranno pero’ risolte in giudizio. Le responsabilita’ dei colpevoli porteranno al dovuto rigore delle sanzioni, anche di quelle disciplinari”. “I tre accusati di omicidio preterintenzionale scrive ancora Nistri sono gia’ stati sospesi. Non sono stati rimossi, e’ vero. Ma e’ pur vero che se cio’ fosse avvenuto si sarebbe forse sbagliato. Faccio al riguardo due esempi. Oggi emerge che uno dei tre secondo quanto egli ha dichiarato accusando gli altri due potrebbe essere innocente. Erano innocenti gli agenti della Polizia Penitenziaria che pure erano stati incolpati e portati a giudizio “. “Comprendiamo l’urgenza e la necessita’ di giustizia, cosi’ come lo strazio di dover attendere ancora. Ma gli ulteriori provvedimenti, che certamente saranno presi, non potranno non tenere conto del compiuto accertamento e del grado di colpevolezza di ciascuno. Cio’ vale per il processo in corso alla Corte d’Assise. E cio’ varra’ indefettibilmente anche per la nuova inchiesta avviata dal Pubblico Ministero nella quale saranno giudicati coloro che oggi si sono avvalsi della facolta’ di non rispondere”. ” Io per primo, e con me i tanti colleghi, oltre centomila, che ogni giorno rischiano la vita – conclude Nistri – soffriamo nel pensare che la nostra uniforme sia indossata da chi commette atti con essa inconciliabili e nell’essere accostati a comportamenti che non ci appartengono. Con sinceri sentimenti. Giovanni Nistri ” . “Crediamo nella giustizia e riteniamo doveroso che ogni singola responsabilita’ nella tragica fine di una giovane vita sia chiarita, e lo sia nella sede opportuna, un’aula giudiziaria”. Cosi’ il comandante generale dell’Arma, Giovanni Nistri, in una lettera alla famiglia di Stefano Cucchi dell’11 marzo indirizzata a Ilaria Cucchi e pubblicata oggi da La Repubblica. “Gentile Signora Ilaria Cucchi e’ l’incipit ho letto con grande attenzione la lettera aperta che ha pubblicato sul suo profilo Facebook. Sabato scorso, a Firenze, nel rispondere a una domanda di una giornalista, pensavo a voi e alla vostra sofferenza, che ho richiamato anche nel nostro ultimo incontro. Pensavo alla vostra lunga attesa per conoscere la verita’ e ottenere giustizia. Mi creda, e se lo ritiene lo dica ai suoi genitori, abbiamo la vostra stessa impazienza che su ogni aspetto della morte di Suo fratello si faccia piena luce e che ci siano infine le condizioni per adottare i conseguenti provvedimenti verso chi ha mancato ai propri doveri e al giuramento di fedelta'”. “Abbiamo la vostra stessa impazienza prosegue Nistri nella lettera perche’ il vostro lutto ci addolora da persone, cittadini, nel mio caso, mi consenta di aggiungere: da padre. Lo abbiamo perche’ anche noi la stragrande maggioranza dei carabinieri, come lei stessa ha piu’ volte riconosciuto, e di cio’ la ringrazio crediamo nella giustizia e riteniamo doveroso che ogni singola responsabilita’ nella tragica fine di un giovane vita sia chiarita, e lo sia nella sede opportuna, un’aula giudiziaria”.
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