

Nell'immagine, un dettaglio legato alla vicenda.
Napoli, – Una vasta inchiesta coordinata dalla Procura di Salerno e condotta dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (Noe) ha portato al sequestro preventivo di beni per 3,4 milioni di euro e al coinvolgimento di 11 imprenditori accusati di associazione a delinquere, traffico illecito di rifiuti e furto aggravato di materiale ferroso.
L’operazione, eseguita questa mattina in sette province (Salerno, Napoli, Bari, Potenza, L’Aquila, Latina e Frosinone), ha colpito un sistema criminale capace di trasformare lo smaltimento illegale di rifiuti e il saccheggio di cantieri ferroviari in un business milionario, con esportazioni illecite fino in Turchia e Thailandia.
Le indagini sono partite nel settembre 2022, dopo un controllo effettuato ad Albanella (Salerno) presso un’azienda attiva nel trattamento e recupero di rifiuti urbani e speciali. Attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, i militari del Noe hanno ricostruito un articolato schema illecito basato su due filoni principali: da un lato la gestione fraudolenta di rifiuti speciali e urbani, dall’altro il furto di ingenti quantitativi di rottami ferrosi prelevati prevalentemente nei cantieri della Rete ferroviaria italiana.
Il profitto illecito, quantificato in 3,4 milioni di euro, è stato sottoposto a sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta e per equivalente. Oltre ai beni finanziari, sono stati sigillati 71 conti correnti riconducibili alle persone fisiche e alle società coinvolte, otto camion di grande tonnellaggio utilizzati per il trasporto illecito e gli impianti aziendali delle società Cermental srl, Cr Metalli srl, Rafecology srl e Ricicla srl, considerati “strumenti” per la commissione dei reati.
“L’operazione di stamattina conferma quanto il business dell’ecomafia continui a rappresentare una delle principali minacce per l’ambiente e per l’economia sana della nostra regione”. Così Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania, commenta in una nota l’azione dei carabinieri coordinata dalla procura di Salerno.
“Ringraziamo la magistratura e le forze dell’ordine per un’operazione che colpisce un sistema criminale capace di trasformare i rifiuti in profitti milionari a discapito dell’ambiente, della salute delle cittadine e dei cittadini e delle imprese che rispettano le regole”.
Secondo Imparato, “ancora una volta emerge con chiarezza come il ciclo illegale dei rifiuti non sia un fenomeno marginale, ma una vera e propria economia criminale che sfrutta le debolezze del sistema dei controlli e le opacità della filiera”.
La presidente di Legambiente Campania chiede che “il contrasto alle ecomafie torni ad essere una priorità dell’agenda politica nazionale”, con “più risorse per gli organi di controllo, il rafforzamento delle attività investigative ambientali, la piena tracciabilità dei flussi di rifiuti e sanzioni certe per chi alimenta questi traffici”. “Non può esserci economia circolare senza legalità”, aggiunge.
L’ultimo rapporto Ecomafia di Legambiente fotografa un quadro allarmante: nel 2024 sono stati 253 i reati nel ciclo dei rifiuti, con 232 persone denunciate, 11 arresti e 126 sequestri. “La Campania – evidenzia Imparato – conosce bene il prezzo pagato ai traffici illeciti di rifiuti. Per questo ogni operazione di contrasto deve essere accompagnata da un impegno strutturale delle istituzioni per prevenire, controllare e colpire le filiere criminali che ancora oggi tentano di lucrare sulla gestione dei rifiuti e sulle risorse del territorio”.
Da anni Legambiente sostiene che “la legalità passa anche dall’impiantistica”. “Realizzare al più presto gli impianti necessari per chiudere il ciclo dei rifiuti in Campania significa non lasciare più aperti spazi a movimentazioni spesso lunghe e complesse che aumentano i costi per cittadini e amministrazioni e, al tempo stesso, offrono opportunità di guadagno ai circuiti illegali”.
La migliore risposta alle ecomafie, conclude la nota, “è una gestione industriale, trasparente e di prossimità dei rifiuti, fondata su impianti moderni, controlli efficaci e piena tracciabilità dei flussi”.
Undici le persone indagate, invitate a rendere interrogatorio preventivo davanti al giudice, passaggio formale che precede la decisione sulle eventuali misure cautelari personali richieste dai magistrati.
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