La voce dall’altro capo del filo chiedeva con garbo alcune sciarpe di seta bianca. Una conversazione di dieci minuti tra cliente e negoziante, fino alla rivelazione inaspettata: «Maurizio, ma non mi hai riconosciuto? Io sono Mina».
A svelare il retroscena è Maurizio Marinella, amministratore unico della storica maison partenopea di cravatte fondata nel 1914. Intervenuto in collegamento da Napoli alla terza edizione del talk “Riscriviamo il futuro” al Fermo Forum, l’imprenditore ha aperto il cassetto dei ricordi per illustrare il legame tra tradizione sartoriale, cura artigiana e relazioni personali costruite in 112 anni di storia.
La sorpresa di Mina nella bottega di Chiaia
«Per me Mina rappresenta da sempre un sogno», ha confidato Marinella durante l’incontro. Definiti i dettagli della fornitura di sciarpe bianche, la giornata ha preso una piega memorabile poche ore dopo, intorno alle diciotto, davanti alla storica sede di Riviera di Chiaia.
«Davanti al nostro negozio, che misura appena venti metri quadrati, è comparsa una pianta monumentale. Stavo quasi per protestare con il fioraio perché non avevamo fisicamente lo spazio per sistemarla», ha ricordato col sorriso l’imprenditore. A chiarire l’omaggio è stato il biglietto allegato: «Grazie del tuo affetto, Mina». Da quel gesto e dalla successiva telefonata di ringraziamento è nato un rapporto di stima e amicizia che prosegue ancora oggi.
Le commesse record e la trattativa con Berlusconi
Il racconto si è poi spostato su Silvio Berlusconi, ricordato da Marinella come uno dei clienti più assidui ed esigenti della maison: «Per circa tre anni e mezzo abbiamo lavorato senza sosta per lui. Ordinava 400 cravatte al mese, destinate ai suoi omaggi istituzionali e personali». Dettaglio irrinunciabile delle confezioni era la classica fantasia a microdisegni con la caratteristica spilla blu e bianca.
Tra gli episodi più emblematici spicca una trasferta a Roma a ridosso del Natale, durante il secondo mandato del Cavaliere a Palazzo Chigi. «Mi convocò a Palazzo Grazioli il 17 dicembre dicendomi: “Maurizio, per dopodomani mi servono 2.500 cravatte”. Gli feci presente che con i nostri ritmi di taglio manuale era tecnicamente impossibile. La sua replica immediata fu: “E allora mandamene 2.400”. Ne nacque una lunga trattativa commerciale: alla fine riuscimmo ad accordarci su 600 pezzi».



