

Poggioreale, sequestrati smartphone, e stupefacenti
Ancora un duro colpo ai traffici clandestini all’interno del carcere di Poggioreale. Nei giorni scorsi la Polizia Penitenziaria ha sequestrato circa due chilogrammi di materiale illecito, tra sostanze stupefacenti e telefoni cellulari, impedendo che droga e dispositivi di comunicazione finissero nella disponibilità dei detenuti.
L’operazione conferma come il tentativo di introdurre materiale vietato negli istituti penitenziari rappresenti un fenomeno costante e sempre più organizzato, che richiede controlli continui e un presidio permanente da parte degli agenti.
Secondo quanto evidenziato dal SINAPPE, le organizzazioni criminali continuano a sperimentare sistemi sempre più sofisticati per aggirare i controlli. Tra i metodi utilizzati figurano droni, colloqui e altri canali illeciti attraverso i quali vengono fatti arrivare all’interno degli istituti telefoni cellulari, sostanze stupefacenti e altro materiale proibito.
L’obiettivo è mantenere vivi i collegamenti con l’esterno e consentire ai detenuti affiliati ai clan di continuare a gestire traffici e rapporti criminali anche durante la detenzione.
Il sequestro arriva in un momento particolarmente delicato per il sistema penitenziario. L’istituto di Poggioreale, come molte carceri italiane, continua infatti a fare i conti con il sovraffollamento e con una cronica carenza di personale.
Nonostante queste difficoltà, gli agenti della Polizia Penitenziaria garantiscono controlli ventiquattr’ore su ventiquattro, sia di giorno che di notte, con un impegno che va ben oltre le ordinarie attività di vigilanza.
Ogni rinvenimento di materiale illecito comporta infatti l’avvio di un’articolata attività di polizia giudiziaria: sequestri, accertamenti, repertazione e adempimenti investigativi che impegnano numerosi operatori e finiscono inevitabilmente per rallentare anche le attività trattamentali, scolastiche, lavorative e ricreative rivolte alla popolazione detenuta.
Determinante, nell’operazione, è stato il supporto delle unità cinofile della Polizia Penitenziaria, che hanno consentito di individuare il materiale accuratamente occultato.
Per il sindacato si tratta dell’ennesima dimostrazione della necessità di investire maggiormente in tecnologie, mezzi investigativi e reparti specializzati, strumenti ritenuti indispensabili per contrastare tecniche di introduzione sempre più evolute.
Il SINAPPE ha inoltre espresso apprezzamento nei confronti della direttrice della Casa Circondariale di Poggioreale, Giulia Russo, sottolineando l’impegno nel rafforzare il trattamento penitenziario e nel garantire attenzione alle condizioni di vita dei detenuti, soprattutto durante il periodo estivo.
Secondo il sindacato, sicurezza e trattamento rappresentano due aspetti strettamente collegati: un istituto meglio organizzato e più attento alla persona è anche un carcere più sicuro.
«Ogni sequestro rappresenta una vittoria dello Stato e una sconfitta della criminalità», dichiarano il segretario nazionale del SINAPPE, Luigi Castaldo, e il segretario generale aggiunto Vincenzo Santoriello.
I due dirigenti sindacali sottolineano come dietro ogni operazione vi siano professionalità, sacrificio e un costante impegno degli uomini e delle donne della Polizia Penitenziaria, evidenziando però che in Campania permane una carenza di circa mille unità nonostante gli ultimi arruolamenti.
Da qui l’appello alle istituzioni affinché il sistema penitenziario torni al centro dell’agenda politica attraverso nuovi investimenti in personale, tecnologie e sicurezza.
Per il sindacato, ogni telefono sequestrato interrompe un collegamento con la criminalità organizzata e ogni quantitativo di droga sottratto al circuito carcerario contribuisce a tutelare la sicurezza degli istituti e il percorso rieducativo dei detenuti, ribadendo il ruolo della Polizia Penitenziaria quale primo presidio dello Stato all’interno delle carceri.
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