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L'ASILO DEI SOSPETTI

Castellammare, il bluff dell’asilo di via Fratte finito nel mirino dei commissari prefettizi

I commissari prefettizi hanno passato al setaccio l'appalto da 2,16 milioni di euro per l'asilo nido di via Fratte: cambi lampo nella commissione giudicatrice senza traccia documentale, l'assenza di terzietà dei controllori e un'unica ditta in gara.

Castellammare – L’inquadratura televisiva ha restituito per mesi la fotografia perfetta della macchina pubblica che funziona: il nastro tricolore tagliato di fresco, il vocio di circostanza delle autorità, il sorriso di chi rivendica il compimento di una missione e i riflettori puntati su quello che doveva essere il simbolo della rinascita sociale per le periferie collinari.

Ma spenti i proiettori delle cerimonie ufficiali, il cantiere dell’asilo nido di via Fratte, nella frazione alta di Castellammare di Stabia, ha smesso di essere un fiore all’occhiello della programmazione europea ed è diventato una delle tessere più critiche dell’indagine amministrativa che ha portato allo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni della criminalità organizzata.

Finanziata con ben 2,16 milioni di euro, l’opera — formalmente una ristrutturazione con riqualificazione ed efficientamento energetico — avrebbe dovuto rappresentare una risposta concreta alle esigenze dell’infanzia, con l’avvio teorico del servizio proiettato sull’anno scolastico 2027/2028. Tuttavia, la realtà materiale del plesso e la genesi burocratica dell’appalto raccontano una storia del tutto difforme dalle narrazioni di facciata.

La cattedrale nel deserto: scalinate, arredi assenti e gare senza offerte

Oltre la facciata tirata a lucido del fabbricato, le anomalie e i paradossi strutturali sono visibili a occhio nudo. L’asilo sorge in un punto di non facile accesso, servito da un’imponente e ripida scalinata che rappresenta una barriera architettonica e logistica invalicabile per i genitori chiamati ogni mattina a trasportare bambini di poche settimane o pochi anni, destreggiandosi tra passeggini, borse e intemperie. Accanto alla struttura principale figura ancora l’ex casa del custode, concessa in locazione a un canone agevolato su cui i tecnici hanno riacceso i riflettori.

Ma è all’interno della struttura che la discrepanza tra la cerimonia d’inaugurazione e lo stato di fatto si fa macroscopica: al netto degli interventi murari ed edilizi, l’asilo è un guscio vuoto. Mancano integralmente gli arredi pedagogici, i moduli ludici, le attrezzature da cucina e i presidi sanitari minimi per rendere gli ambienti realmente atti ad accogliere la prima infanzia.

A questo deficit materiale si aggiunge un vuoto gestionale altrettanto paralizzante. Negli ambienti di settore si apprende che, nonostante i primi contatti preliminari avviati dalla macchina comunale, nessuna cooperativa o soggetto del terzo settore ha finora manifestato interesse formale per l’affidamento dei servizi didattici e integrativi. Senza gestori e senza arredi, il rischio concreto è che la struttura di via Fratte finisca per trasformarsi nell’ennesima cattedrale nel deserto costata milioni di euro di fondi pubblici, una scatola vuota da archiviare tra le incompiute dell’area stabiese.

Quei sette giorni che hanno cambiato la gara: la sostituzione senza memoria

Se il quadro logistico presenta vistose criticità operative, è nell’analisi dei fascicoli amministrativi che gli ispettori inviati dal Prefetto hanno riscontrato le anomalie procedurali più marcate. Al centro dei rilievi della Commissione d’accesso c’è la gestione dell’appalto integrato e, nello specifico, le modalità con cui è stata costituita la commissione aggiudicatrice dell’opera da 2,16 milioni di euro.

La cronologia degli eventi appare al riguardo particolarmente contratta. Il collegio dei commissari di gara viene inizialmente nominato l’11 novembre 2024. Tuttavia, appena sette giorni dopo, il 18 novembre, l’assetto dell’organismo viene radicalmente modificato. Escono di scena due dei componenti originari, il dottor Luca Paolino e il geometra Carlo Cuomo, e al loro posto subentrano l’ingegnere Vincenzo Matrone e il geometra Luigi Nappi.

È la tempistica stessa della sostituzione ad aver destato il forte sospetto degli investigatori prefettizi: sette giorni solari rappresentano una finestra temporale incredibilmente ristretta per certificare l’impossibilità oggettiva di far funzionare un collegio. Tanto più che la scadenza tassativa fissata dal Ministero per la chiusura del procedimento cadeva il successivo 10 dicembre 2024. Al momento del cambio d’abito dell’organismo, dunque, restavano oltre tre settimane di tempo per portare a termine i lavori con la commissione d’origine.

Incalzato su questa repentina sostituzione durante l’audizione ufficiale del 20 marzo 2026, il dirigente del Settore, l’ingegnere Gargiulo, ha fornito risposte che la Commissione di indagine definisce incerte e contraddittorie. Nel corso dell’interrogatorio verbale, il dirigente ha motivato il cambio con formule quali: «Forse per ferie o perché Paolino stava andando via dall’ente; andavamo di fretta. Non ricordo con precisione».

Solo successivamente, attraverso una memoria scritta inviata all’organo ispettivo, il dirigente ha formalizzato una ricostruzione del tutto diversa, adducendo «ripetuti rinvii della seduta di commissione» e una «ennesima manifestazione di indisponibilità» da parte dei commissari rimossi, quadro che avrebbe imposto la sostituzione urgente per non perdere i contributi comunitari.

Carte assenti e corto circuito sulla terzietà dei controllori

Un cortocircuito argomentativo che non ha convinto gli ispettori prefettizi per un motivo ben preciso: l’assenza assoluta di riscontri oggettivi negli atti. Passando al vaglio i protocolli, i server di posta elettronica e i registri dell’ente, la Commissione ha messo a verbale di non aver rintracciato alcun documento capace di supportare la versione fornita a posteriori dal dirigente. Non vi è traccia di email di rinuncia, di note ufficiali, di convocazioni andate deserte né di verbali attestanti le asserite “reiterate indisponibilità” dei tecnici sostituiti.

La diversa versione resa a voce rispetto a quella scritta e la totale mancanza di pezze d’appoggio documentali hanno spinto la Commissione a valutare quel passaggio non come una semplice svista burocratica o una prassi organizzativa accelerata, bensì come un’anomalia procedurale destinata a incidere sulla trasparenza della gara.

Ad appesantire il giudizio dell’organo di controllo ispettivo interviene poi un fattore d’ordine strutturale: la potenziale violazione del principio di terzietà. I due nuovi commissari subentrati, l’ingegnere Matrone e il geometra Nappi, risultano essere entrambi funzionari incardinati proprio all’interno del “Settore IV” del Comune. Un ufficio diretto e presieduto dallo stesso ingegner Gargiulo, il quale rivestiva contestualmente la carica di presidente della commissione di gara.

L’organismo chiamato a valutare le offerte economiche e tecniche dell’appalto si è trovato così composto interamente da figure dipendenti e subordinate rispetto al vertice burocratico della gara. Una sovrapposizione d’ruoli che, secondo la relazione prefettizia, ha azzerato ogni garanzia di terzietà e imparzialità dell’organismo di valutazione. Il nome del funzionario Matrone, peraltro, ricorre nella medesima relazione d’accesso quale membro del ristretto manipolo di quattro dipendenti comunali ai quali è stata affidata la gestione diretta di complessivi 4,23 milioni di euro in procedure d’affidamento senza gara.

L’unico concorrente e il nodo dei requisiti d’impresa

A chiudere il cerchio delle criticità sollevate sull’opera di via Fratte si aggiungono la dinamica concorrenziale e le verifiche sulle qualificazioni dell’impresa esecutrice.

L’appalto è stato infatti aggiudicato alla La Hercolanum Posatori srl, società con sede legale ad Ercolano, emersa come l’unico operatore economico ad aver presentato un’offerta nell’ambito della procedura negoziata. L’assenza di competitor e la presenza di un solo offerente — pur non costituendo di per sé una violazione di legge — rappresenta un modello ricorrente registrato dagli ispettori in numerose altre gare finite sotto la lente della Prefettura nel medesimo periodo amministrativo.

Ancora più problematico è apparso il capitolo relativo alle verifiche antimafia e di qualificazione tecnica. Durante le audizioni, gli ispettori hanno contestato al dirigente la circostanza secondo cui la La Hercolanum Posatori srl non risultava in possesso dell’attestazione SOA OG1 (necessaria per la categoria d’opere generali di edilizia civile) all’interno del portale dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC).

A fronte di tale specifica eccezione, la dirigenza comunale si è limitata a difendere l’operato dell’ente richiamando gli automatismi della piattaforma informatica in uso (TuttoGare), spiegando che il sistema digitale esegue uno screening preventivo a cadenza semestrale e che l’amministrazione si era attenuta ai flussi standard del Codice dei contratti.

Una spiegazione rispedita al mittente dai commissari straordinari. Nelle conclusioni della loro relazione, gli ispettori hanno censurato la scelta della burocrazia comunale di demandare in maniera passiva ed esclusiva a un software informatico la verifica di requisiti essenziali per la partecipazione a un bando pubblico da oltre due milioni di euro finanziato dal PNRR.

Per la Commissione d’accesso, il mancato riscontro diretto e autonomo sui titoli di qualificazione dell’impresa rappresenta un caso di vera e propria «abdicazione della funzione di controllo da parte dell’ente». Un quadro di opacità formale, cedimenti strutturali nei controlli ed elusione dei principi di terzietà che ha finito per costituire uno dei pilastri probatori dell’ipotesi di condizionamento dell’azione amministrativa, culminata con la rimozione degli organi elettivi dell’ente stabiese.

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