Palinuro, uccise il ladro che gli aveva sparato: assolto per legittima difesa

Centola – Ha agito per salvare la propria vita mentre la sua casa veniva assaltata. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vallo della Lucania ha messo un punto fermo sulla drammatica notte del 22 giugno 2025 a Foria di Centola, archiviando definitivamente le accuse di omicidio volontario e lesioni personali a carico di Aurelio Valiante.

Per la magistratura non ci sono dubbi: le fucilate esplose dall’imprenditore salernitano contro la banda di rapinatori rientrano a pieno titolo nella legittima difesa domiciliare.

I colpi in giardino e la perizia decisiva

La vicenda trae origine dall’irruzione di un commando composto da tre malviventi di nazionalità albanese all’interno della villetta di Valiante. Dopo aver fatto razzia di gioielli e aver rubato una pistola regolarmente detenuta dall’imprenditore, i tre avevano tentato la fuga attraverso il giardino.

È in quel momento che uno dei malviventi aveva aperto il fuoco contro il padrone di casa. Valiante avevaa risposto all’agguato imbracciando un fucile da caccia: un conflitto a fuoco fulmineo nel quale rimase ucciso il 26enne Rivaldo Rusi e rimase ferito un secondo complice.

A fare la differenza nel percorso giudiziario sono state le perizie balistiche disposte dalla Procura, che hanno ricostruito la dinamica esatta dei fatti confermando punto per punto il racconto dell’uomo: la reazione è stata contestuale, necessaria e proporzionata all’offesa subita.

I dubbi e l’ombra dell’occultamento

Se il capitolo relativo alla sparatoria si chiude con il riconoscimento della legittima difesa, rimane aperta la ferita processuale sul fronte della gestione dell’emergenza. Valiante, infatti, dovrà affrontare il giudizio insieme al fratello con l’accusa di occultamento di cadavere. Subito dopo gli spari, presi dal panico, i due avevano trascinato il corpo di Rusi gettandolo in un dirupo adiacente alla proprietà.

Soltanto in un secondo momento, dopo aver chiamato i carabinieri denunciando inizialmente il solo ferimento di un fuggitivo, l’imprenditore aveva fatto crollare il muro di reticenza, ammettendo l’uccisione e guidando i militari al recupero della salma.

Il confronto con il caso Roggero

La decisione del Tribunale di Vallo della Lucania si inserisce nel delicato e perenne dibattito sui confini dell’autodifesa, richiamando inevitabilmente alla memoria il noto e controverso caso di Mario Roggero, il gioielliere piemontese di Grinzane Cavour condannato a 17 anni di reclusione per l’uccisione di due rapinatori nel 2021.

Se in quel caso i giudici avevano ravvisato un’azione punitiva ed esecutiva — avvenuta in strada quando i malviventi non rappresentavano più una minaccia immediata —, la parabola di Valiante individua invece la fattispecie “pura” della norma sulla difesa domiciliare: la reazione armata è avvenuta mentre l’aggressione era ancora in corso e la vita della vittima direttamente a rischio.

“Un dramma umano che lascia amarezze”

“C’è grande soddisfazione sul piano strettamente giuridico per il riconoscimento della verità, ma resta una profonda amarezza sul piano umano”, ha commentato l’avvocato Antonello Natale, legale dell’imprenditore. “Resta il dolore per la tragica perdita di una giovane vita umana, verso i cui familiari esprimiamo la più sincera e profonda vicinanza”.

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Pubblicato da
Rosaria Federico

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