

Arrestato il cognato del boss Troncone
Napoli – «Ti brucio nell’acido, ammazzo te e pure loro se voglio perché qua comando io». E ancora: «Ti taglio la gola, io sono quella che comanda, ti sparo». Minacce brutali, esplicite, pronunciate con la sicumera di chi si sente padrone assoluto del quartiere.
Con l’accusa di atti persecutori, lesioni, minacce e rapina – reati tutti aggravati dal metodo mafioso – i Carabinieri del Nucleo Operativo di Napoli Bagnoli hanno arrestato il 47enne Luca Troncone. L’uomo è un nome pesante nelle dinamiche criminali della zona: è infatti il cognato del boss Vitale Troncone, storico capoclan di Fuorigrotta attualmente detenuto al regime di carcere duro del 41bis.
Dietro la violenza cieca che ha portato all’arresto non ci sono dinamiche di spaccio o estorsioni, ma il controllo ossessivo della vita privata delle persone del quartiere. La colpa della vittima, un uomo incensurato, è stata quella di aver avuto una relazione occasionale con una donna legata a un elemento di vertice del clan Troncone. Un “affronto” che, secondo i codici d’onore della camorra locale, andava punito con l’allontanamento immediato.
L’incubo per l’uomo è iniziato nel 2023 ed è proseguito senza sosta fino all’aprile dello scorso anno. Un lungo periodo caratterizzato da ripetute aggressioni fisiche e continue minacce di morte, tutte finalizzate a un unico obiettivo: costringere l’incensurato ad abbandonare definitivamente Fuorigrotta.
L’escalation di violenza ha toccato il culmine prima all’esterno di una nota discoteca di
Varcaturo, sul litorale giuglianese, dove la vittima è stata selvaggiamente picchiata. Poco tempo dopo, un secondo raid analogo: in quell’occasione Troncone ha rapinato l’uomo del suo casco da moto, un gesto simbolico e intimidatorio che ha fatto scattare il panico. Terrorizzato e rimasto senza protezione, l’uomo è stato costretto a scappare dall’Italia, rifugiandosi in Francia per due settimane pur di salvare la pelle.
A chiudere il cerchio sulla vicenda sono stati i militari dell’Arma, coordinati dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Napoli. Gli investigatori sono riusciti a ricostruire minuziosamente i tre anni di persecuzione incrociando i dettagliati racconti dei testimoni presenti ai raid con le immagini dei sistemi di videosorveglianza installati nelle zone dei passati agguati. Fotogrammi blindati che hanno trasformato le accuse in un’ordinanza di custodia cautelare, interrompendo lo stalking mafioso.
A maghgio scorso era stato arrestato dalla polizia dopo aver tentato un furto in un negozio di cosmetici in Viale Augusto a Fuorigrotta e dopo essere stato scoperto dal vigilante lo aveva aggredito e picchiato. Aveva anche tentato la fuga ma era stato raggiunto dagli agenti del commissraiato saan Paolo e. arrestato. Era a piede libero in attesa del processo
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