

Nella foto, un elemento rappresentativo della vicenda.
La gestione dell’acqua pubblica a Napoli resta al centro del dibattito politico e sindacale. La Cgil Napoli e Campania interviene sulla vicenda legata ad Abc, l’azienda speciale che gestisce il servizio idrico cittadino, ribadendo la propria contrarietà a qualsiasi ipotesi di privatizzazione.
«L’acqua è un bene pubblico essenziale, la cui gestione e proprietà devono restare pubblici», afferma la segreteria del sindacato, spiegando che la posizione nasce dalla volontà di tutelare sia i lavoratori sia l’interesse generale della collettività.
La Cgil chiarisce inoltre che l’incontro del 9 luglio con il Comune di Napoli, alla presenza del sindaco Gaetano Manfredi e degli assessori Eduardo Cosenza e Pier Paolo Baretta, non avrebbe portato ad alcun accordo per aprire alla gestione privata del servizio. «No, non è stato fatto un accordo col Comune per privatizzare l’acqua», sottolinea il sindacato, annunciando che continuerà a vigilare sul percorso di revisione dello statuto affinché siano garantiti il carattere pubblico dell’azienda e l’esclusione di quote private.
Secondo la Cgil, la priorità è completare in modo trasparente il percorso di affidamento trentennale del servizio da parte dell’Ente Idrico Campano e avviare una discussione regionale sul sistema idrico, con interventi per garantire sicurezza delle infrastrutture, continuità dell’erogazione e un sistema di depurazione efficiente in tutti i Comuni della Campania.
Il sindacato respinge anche le accuse di aver tradito il referendum sull’acqua pubblica del 2011, ricordando il proprio sostegno alla nascita di Abc Napoli come modello di gestione pubblica del servizio. «Abc Napoli è nata anche con il nostro appoggio e con la volontà consapevole delle lavoratrici e dei lavoratori», viene ribadito nella nota.
La Cgil, tuttavia, evidenzia anche le difficoltà attraversate negli anni dall’azienda, indicando problemi legati alla partecipazione, alla trasparenza, alla carenza di personale e all’esternalizzazione di alcune attività. Situazioni che, secondo il sindacato, avrebbero pesato soprattutto sui dipendenti attraverso carichi di lavoro crescenti e risorse insufficienti.
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