Le streghe del Sannio: tra storia e mito delle Janare di Benevento

Quando si parla di misteri e leggende del Sud Italia, poche storie riescono ad affascinare quanto quella delle Janare di Benevento, le celebri streghe del Sannio. Da secoli, il loro nome è legato a racconti di sabba notturni, formule magiche e antichi culti pagani. Tuttavia, dietro la leggenda si nasconde una storia molto più complessa, fatta di tradizioni popolari, influenze religiose e trasformazioni culturali che hanno attraversato oltre mille anni di storia.Ancora oggi Benevento è conosciuta come la “città delle streghe”, un appellativo che affonda le sue radici in un patrimonio di miti e credenze tramandati di generazione in generazione. La leggenda delle Janare rappresenta infatti uno degli esempi più affascinanti di come storia, religione e folklore possano fondersi fino a diventare parte integrante dell’identità di un territorio.

Le origini delle Janare: tra culti pagani, Iside e Longobardi

Comprendere chi fossero realmente le Janare di Benevento significa fare un viaggio nel passato più remoto del Sannio. Molti studiosi ritengono che il mito derivi dalla sovrapposizione di diverse tradizioni religiose sviluppatesi nel corso dei secoli.Già in epoca romana, Benevento ospitava un importante culto dedicato a Iside, la dea egizia associata alla magia, alla fertilità e al mondo dell’occulto. L’imperatore Domiziano fece costruire in città un tempio dedicato alla divinità, testimonianza dell’importanza che questo culto rivestiva nell’area sannita. Nel tempo, Iside venne associata anche alle figure di Diana ed Ecate, divinità legate alla notte, alla natura e alla magia. Secondo una delle teorie più accreditate, proprio da Diana deriverebbe il termine “Janara”, interpretato come “seguace” o “sacerdotessa di Diana”.Un altro elemento fondamentale nella nascita della leggenda è rappresentato dall’arrivo dei Longobardi nel VII secolo. Presso le rive del fiume Sabato, questi popoli germanici praticavano riti pagani attorno a un albero sacro, durante i quali venivano celebrate cerimonie propiziatorie dedicate a Wotan, il padre degli dèi nordici. Con la progressiva cristianizzazione del territorio, quei rituali furono reinterpretati dalla popolazione locale come pratiche demoniache, contribuendo alla nascita del mito delle streghe di Benevento.

Il misterioso Noce di Benevento e i racconti sui sabba

Il simbolo per eccellenza delle streghe del Sannio è senza dubbio il leggendario Noce di Benevento. Secondo la tradizione, durante le notti più buie dell’anno le Janare si riunivano sotto questo albero monumentale per celebrare sabba, danze e rituali magici.La leggenda racconta che le streghe raggiungessero il noce dopo essersi cosparse di particolari unguenti ottenuti da erbe medicinali e piante dalle proprietà allucinogene. Prima di spiccare il volo pronunciavano una formula rimasta famosa nella cultura popolare:“Unguento, unguento, portami al Noce di Benevento, sopra l’acqua e sopra il vento.”Naturalmente non esistono prove storiche che attestino l’esistenza di tali pratiche, ma è interessante osservare come molti elementi del racconto possano essere collegati alla conoscenza delle erbe officinali posseduta dalle donne delle comunità rurali. Le Janare erano infatti spesso considerate guaritrici, levatrici o esperte di medicina popolare, figure che nel Medioevo vennero frequentemente guardate con sospetto dalle autorità religiose.Alcuni studiosi ritengono inoltre che le descrizioni dei voli notturni e degli incontri con esseri soprannaturali possano essere state influenzate dagli effetti di sostanze vegetali utilizzate nella medicina tradizionale. Questa interpretazione contribuirebbe a spiegare la diffusione di racconti che, col passare del tempo, si trasformarono in vere e proprie storie di stregoneria.

Superstizioni, caccia alle streghe e l’eredità culturale delle Janare

Come molte altre figure del folklore europeo, anche le Janare furono vittime della demonizzazione avvenuta tra il tardo Medioevo e l’età moderna. In un periodo caratterizzato dalla diffusione della paura della stregoneria, donne indipendenti, guaritrici o semplicemente considerate diverse potevano essere accusate di praticare arti oscure.Nella tradizione popolare beneventana si credeva che le Janare fossero in grado di provocare incubi, entrare nelle case durante la notte o intrecciare le criniere dei cavalli. Per difendersi da loro, si adottavano curiosi rimedi apotropaici: lasciare una scopa dietro la porta o spargere del sale sulla soglia. Secondo la credenza, la Janara sarebbe stata costretta a contare tutti i fili della scopa o tutti i granelli di sale, perdendo così l’intera notte fino all’arrivo dell’alba.Queste superstizioni raccontano molto della mentalità delle comunità contadine del passato, dove fenomeni naturali, malattie o eventi inspiegabili trovavano spesso una spiegazione nel soprannaturale. Nel tempo, però, la figura della Janara ha perso la sua connotazione esclusivamente negativa ed è diventata un simbolo culturale del territorio.Oggi la leggenda delle Janare rappresenta una delle principali attrazioni turistiche e culturali di Benevento. Eventi tematici, percorsi storici, musei e manifestazioni dedicate alle streghe consentono ai visitatori di immergersi in un patrimonio unico, dove il confine tra storia e mito continua ad alimentare fascino e curiosità. Le streghe di Benevento non sono più soltanto protagoniste di racconti popolari, ma testimonianze viventi di un’identità collettiva che affonda le proprie radici nei secoli.

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Pubblicato da
Mario Granato

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