Sarno abbraccia Nino D’Angelo: cittadinanza onoraria tra emozione e memoria

SARNO – 5 maggio 2026. Un’aula consiliare gremita, forse anche oltre ogni previsione, ha fatto da cornice alla consegna della cittadinanza onoraria a Nino D’Angelo. Un evento sentito, partecipato, capace di trasformare una cerimonia istituzionale in un momento collettivo di memoria, identità e appartenenza.

Sarno, come molte città dell’Agro nocerino-sarnese, vive oggi una fase complessa, segnata da spopolamento e trasformazioni sociali. Una comunità che, rispetto al passato, appare più fragile, meno coesa. Eppure, proprio giornate come questa dimostrano che un senso di appartenenza può ancora emergere. Attorno a Nino D’Angelo si è ritrovata una città intera, richiamata da un simbolo di speranza.

D’Angelo, da sempre punto di riferimento per intere generazioni, ha costruito il suo percorso dando voce a chi spesso non ne ha. «Se non lo faccio io, chi lo fa?» disse in una celebre intervista: una frase che oggi trova pieno riconoscimento anche nella scelta della città di Sarno.

Il conferimento della cittadinanza onoraria premia prima di tutto l’uomo, oltre che l’artista. Un uomo che, attraverso la musica, ha saputo fotografare momenti storici difficili, trasformandoli in memoria condivisa.

Tra i momenti più intensi, l’abbraccio con Roberto Robustelli, simbolo vivente della tragedia che segnò profondamente il territorio. Un gesto che ha riportato alla memoria collettiva quei giorni drammatici, gli stessi raccontati da D’Angelo nella canzone A muntagna è caduta, diventata negli anni una testimonianza artistica potente di quel dolore e, allo stesso tempo, della capacità di resistere e andare avanti.

Visibilmente commosso, l’artista ha accolto l’affetto del pubblico con grande partecipazione. Non sono mancate però alcune criticità organizzative: la grande affluenza ha reso difficile anche il lavoro degli operatori dell’informazione, con parte della stampa rimasta fuori dall’aula consiliare.

Nel corso della cerimonia, l’amministrazione ha espresso parole importanti, ricche di speranza e di impegno verso la comunità. Parole che, però, dovranno necessariamente trovare un seguito concreto. L’auspicio è che, almeno questa volta, la politica riesca a non essere autoreferenziale, ma creda davvero nelle iniziative che promuove. Noi continueremo a raccontare ciò che accade, senza sconti: nel bene e nel male.

Dispiace constatare che sia rimasta fuori proprio quella stampa che da anni racconta le vicende locali, mentre si è preferito dare spazio ai soliti noti, accorsi non tanto per Sarno quanto per la presenza di Nino D’Angelo. A questo punto viene da pensare, con un pizzico di ironia, che magari la prossima volta saranno chiamati gli stessi “soliti noti”, certi che sapranno – altrettanto prontamente – raccontare anche un evento locale con lo stesso interesse.

Resta il valore di una giornata che va oltre la cerimonia. La speranza è che questo riconoscimento possa contribuire a ricucire il rapporto tra istituzioni e cittadini. Perché, come ricordano in molti, la speranza è davvero l’ultima a morire – e oggi, a Sarno, ha avuto il volto e la voce di Nino D’Angelo.

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Pubblicato da
Matteo Setaro

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